lunedì, maggio 23, 2022

La manifestazione del Potere

 


La fase terminale del marxismo è una società di uguali con pari dignità.
Un concetto ardito che cozza contro l'egoismo dell'uomo.
Stalin si è mosso verso questo risultato e quando la realtà ha sconfitto l'idea ha cercato di raggiungerla con la forza. Questa filosofia ha partorito una dittatura tra le più feroci mai esistite nel mondo. Milioni di persone ammazzate nella lotta politica tra le diverse anime del comunismo.
Amici mi raccontano che una sera andarono al ristorante del "Castello" di Praga. Erano circa le nove. Dopo mezz'ora arrivò una frotta di giovani. Furono colpiti dal fatto che rimasero lì fino alla chiusura del locale, ognuno davanti al suo boccale di birra, in silenzio. Non avevano nulla da dirsi. Era l'indice del clima umano di quel Paese.
Il ponte Carlo è uno storico ponte in pietra sulla Moldava, situato nella città di Praga, e collega la Città Vecchia al quartiere di Malá Strana: è il più famoso monumento della capitale della Repubblica Ceca. Misura 515 metri di lunghezza e 20 metri di larghezza.
L'Autorità si esprime attraverso la politica che è stata sconfitta proprio per l'abbandono dei giovani delusi dalla corruzione e dal luogo comune: i partiti sono tutti uguali.
Anche se così fosse i partiti si possono cambiare solo partecipando alla loro vita. Dici che tutti sono succubi del Potere ed è questo il problema principale, perché se fossero solo i deboli a cedere non ci sarebbe problema.
Rileggo con attenzione i libri di Hannah Arendt e lo faccio lentamente perché in qualche modo mi sorprende.
Mi interessa molto la discussione su violenza e potere, due termini quasi sempre associati tanto che è diventato un luogo comune affermarne la intrinseca connessione.
Non so se ho capito bene quello che la Arendt sostiene, ma mi sembra che operi un rovesciamento di questo postulato sostenendo appunto che la violenza è solo uno strumento.
La Arendt nota come ci sia sempre stata una generale riluttanza ad occuparsi della violenza in sé, difatti esiste un consenso generalizzato fra i politologi sulla affermazione che la violenza è "la più flagrante manifestazione del potere" e Max Weber ha definito lo stato come "il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima o quanto meno ritenuta legittima".
E considera strano questo consenso a meno di non rifarsi alla valutazione data da Marx dello Stato come strumento di oppressione nelle mani della classe dominante.

sabato, maggio 21, 2022

Dice Kant

 



Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Anche se il cielo stellato è un dato di fatto, una meraviglia inamovibile, la morale che ci anima è soggetta a - chiamiamoli - sbalzi d'umore.
Riuscire a tener fede all'intenzione immune da dubbi, tentazioni ed eventi e molto difficile.
Sempre più spesso la vita ci sottopone a prove di ogni genere senza dimenticare che dietro ogni angolo c'è sempre una sorpresa più o meno gradita ma ogni essere umano deve necessariamente superarla per continuare il proprio percorso.
Bisogna scegliere la porta stretta dove si entra facilmente. Invece la porta larga è affollatissima e la gente si accalca e sentiranno una voce: " Chi siete? Io non vi conosco".
Io a questo discorso kantiano contrappongo e propongo la visione delle cose di un altro filosofo che apprezzo molto, Gadamer.
Se Kant metteva l'ordine morale come unicum, Gadamer usa invece l'ermeneutica e il giudizio invitandoci a osservare il mondo cercando di liberare la mente dai pregiudizi storici e soggettivi fino a ottenere una fusione totale dell'orizzonte interiore con quello universale.
Penso che questi due filosofi, in epoche distinte e con parole diverse, abbiano comunque espresso lo stesso messaggio.
"Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto."
Ecco, sono i pregiudizi e soprattutto i giudizi che falsano i rapporti e l'impossibilità di comprensione.
La Critica della ragion pratica risponde all'interrogativo sulle possibilità della conoscenza e ne stabilisce l'ambito. Ma l'uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed è sul suo comportamento che si rende necessaria un'altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa è la critica della ragion pratica (CRP). Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontà di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale è frutto della decisione immediata dell'uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell'uomo che produce le norme di comportamento al di fuori della causalità deterministica del mondo sensibile.


mercoledì, maggio 18, 2022

Affidarsi a Pandora

 


Pandora, un giorno scoperchiò il vaso, liberando così tutti i mali del mondo, che erano gli spiriti maligni della vecchiaia, gelosia, malattia, pazzia e il vizio. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza, che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale simile ad un deserto, finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, ed il mondo riprese a vivere.
Io sono una persona che si fida e dà sempre fiducia e prendo anche delle grandi cantonate, ma non smetto di aver fiducia nel mio prossimo, perché se novantanove persone si approfittano della mia fiducia e mi deludono, la centesima non lo fa, mi offre il suo cuore donandomi speranza e forza, e non è poco. Gli amici sinceri, quelli che ti restano accanto nel bene e nel male, che sono pronti a sostenerti, sono il sale della vita, ci rendono migliori e dobbiamo essere grati di averli nella nostra vita.
Non devo sforzarmi per fidarmi delle persone e generalmente anche se mi deludono difficilmente ne faccio un dramma, forse perché parto dal presupposto che non devo aspettarmi nulla dagli altri per cui tutto ciò che mi danno è sempre superiore a ciò che mi aspetto.
La diffidenza usata come strumento aprioristico nel rapportarsi col prossimo secondo me è oltre che un elemento capace di creare una probabilissima aridità dell'anima anche paradossalmente poi un potenziale rischio di fidarsi poi proprio e di nuovo della persona sbagliata.
*Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio* è un proverbio stupido, contrario a quanto c'è di più evidente.
La capacità di fidarsi è propria dell'uomo grande e adulto, dell'uomo che ha conosciuto molte cose, che ha riflettuto su tutto: egli sa immediatamente quando l'altro gli parla se deve dubitare o se l'altro parla schiettamente.
Quanto uno è più ricco di umanità, quanto più uno è critico di se stesso, è cosciente dei limiti del suo andare umano, è cosciente della sua realtà, tanto più che sa quando e come fidarsi.
Sapersi fidare è genialità.


lunedì, maggio 16, 2022

It's just my reflection

 




Meditare significa situare le cose al loro posto. Ecco allora la grandezza ultima dell'uomo profilarsi all'orizzonte: essa risiede nel riconoscere alle cose il loro 
posto, cioè il loro significato.
Diceva Luigi Giussani: "In una società come la nostra non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. E’ solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto". Viviamo in un mondo, in una società che esalta l’autonomia dell’uomo. Se da un lato quest’autonomia è fortemente minacciata dalla negazione dei diritti dell’uomo, dall’altro si esprime come forte domanda sulla soggettività e di rispetto dell’uomo visto nella sua globalità. Non è più sentita la responsabilità individuale, perché ci si appoggia quella collettiva. L’uomo di fatto ha perso la percezione del peccato. E’ indispensabile imparare a convivere con gli altri, essere solidali, assumersi responsabilità comuni per realizzare un progetto umano. Dare il giusto valore a sentimenti che dentro di noi proviamo, i sentimenti sbagliati, che ci inducono ad azioni sbagliate: noia, prepotenza, indifferenza, gelosia, invidia, odio, maldicenza, orgoglio, presunzione. Scoprire dentro di noi la nostra “nudità” e aver voglia di rivestirci di sentimenti buoni e accoglierli con umiltà. Madre Teresa di Calcutta racconta di quando era una giovane suora e s'imbatté in un povero moribondo abbandonato in mezzo alla strada. Lo accolse in casa sua, lo medicò, si prese cura di lui (Pare la parabola del buon Samaritano...ma è storia dei nostri giorni). Poco dopo l'uomo morì, ma prima di morire pronunciò queste parole: "Ho vissuto tutta la vita come un cane e muoio come un re". Cosa aveva visto quell'uomo negli occhi della Santa? Ciò che io non cerco negli occhi del mio prossimo. La vita è anche una splendida lunga confessione! Da quanto tempo non pulisco e rinfresco la stanza della mia anima per farla diventare più ampia e lucente?




sabato, maggio 14, 2022

Il Mistero nella presenza di Cristo





Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, dice: «L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio, ma l’uomo non conosce la propria formula». Se non c’è risposta a queste domande, perché allora le domande esistono? O come più pacatamente accenna Pavese, ne Il mestiere di vivere, «E allora perché attendiamo?». Ad un uomo, per riconoscere con certezza il significato di tutto, della sua vita e perfino della storia, occorre che quel significato si comunichi, e questo a me è accaduto. Auguro a tutti di incontrare quell'uomo che mi ha detto: «Che ti importa se prendi tutto il mondo e poi perdi te stesso?». Io sono il punto di coscienza del reale perché se io non fossi è come se non esistesse nulla, tutto esiste perché io me ne accorga. Il senso del sacro si è perduto per i colpi violenti del razionalismo. Non è raro sentire qualcuno che afferma che lo scopo della Chiesa è aiutare la società civile ad individuare e sorreggere una piattaforma di valori comuni. Ma anche i pagani possono sostenere i valori comuni. Ma qual è il significato della parola valore?
Che cosa è un valore? E' ciò per cui vale la pena, in fondo, vivere.
Ciò per cui veramente val la pena vivere è qualcosa che connette quello che un uomo sta facendo al Tutto.
Senza questo nesso con la totalità ogni cosa vale la pena per cinque minuti, oppure, che è lo stesso per cinque anni.
Per poter vivere il valore bisogna avere una percezione acuta e viva del Tutto.
Ma il senso del Tutto è Mistero: noi lo chiamiamo Dio, ma l'essenza della parola Dio è assoluto Mistero.
Di fronte al Mistero l'uomo resta come confuso, ricorre all'immaginazione, cerca cioè di interpretare il suo rapporto col Tutto, e interpretandolo inevitabilmente lo riduce, e rimpicciolisce perciò il valore.
A Firenze Dostoevskij iniziò a scrivere "l'Idiota" e buttò giù molte delle riflessioni e degli appunti che lo portarono a "I Fratelli Karamazov" e al suo incompiuto disegno di grande romanzo.
Dostoevskij supera l'ipotesi che sorge in Nietzsche di un nichilismo lieve, o gaio, propagandato come modo di vivere da "turista", un po' distaccato e scettico tra le cose belle e le difficoltà del mondo.
Dostoevskij comprende che l'abisso dell'animo umano non si risolve nell'individuare una buona idea o una norma giusta, ma nell'accoglienza di Cristo.



giovedì, maggio 12, 2022

Non sono ottimista

 




È un mondo confuso soprattutto sul suo procedere. Sta rotolando indietro senza che se ne accorga. Rinnega speranze e ne crea altre fittizie, in cui finisce col crederci.
Il giovani d'oggi dobbiamo aiutarli a crescere e maturare. Renderli capaci di fare scelte ragionevoli.
Privilegiare l'osservazione nei confronti dell'ideologia.
L'ideologia ci lascia sospesi in una tensione al futuro stolidamente senza volto. Una speranza anonima e senza consistenza.
Manca anche l’attesa, sembra una sciocchezza ma in realtà il saper attendere favorisce l’immaginazione, la fantasia, l’introspezione, la riflessione, la speranza.
Oggigiorno, abituati fin da piccoli a veder realizzato immediatamente ogni più piccolo desiderio/richiesta, non ci si allena a questo bellissimo e utile stato dell’animo.
Saper attendere è una di quelle qualità che stanno scomparendo fra le nuove generazioni, peccato.
L'attesa aumenta il desiderio di un qualcosa da raggiungere e dà uno scopo al tuo vivere, diverso dal consumo del fatuo o dell'inutile. Il Potere vuole ragazzi angosciati che cercano la soddisfazione nel cellulare ultimo tipo o nel vestito alla moda.
La conclamazione di valori ideologici strumentalizzati dal Potere finisce per stordire i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza del loro cammino e l'impaccio nell'identificare una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati all'interno di un bisogno dominante che sembra quello immediatistico che si consuma giorno dopo giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.
Manca oggi completamente la partecipazione, la condivisione, ci si agita in una totale confusione alimentata e ingabbiata dalla strumentalizzazione del potere a discapito di una propria identità.


lunedì, maggio 09, 2022

Vento di libeccio

 



Afferma il teologo Luigi Giussani che l'amore all'altro non è una cosa generica, come un gran vento caldo che all'improvviso in certe giornate primaverili fa dire: "Toh, è già estate".
La dedizione di sé all'altro è una cosa molto concreta. Perché l'Io vive, non come un nuvolone astratto, vive come atto.
La legge dell'io è darsi, è l'amore come darsi all'altro. Darsi all'altro significa muoversi verso un altro, ascoltare, comprendere ed esaudire le esigenze dell'altro.
C'è una mamma che vuol bene al suo bambino, ma se il bambino si ammala, lei non fa neanche un passo perché lei è un po' pigra.
Il bambino può crepare con la madre che gli vuole benissimo.
Ha scritto Seneca:" Se vuoi vivere per te stesso, devi vivere per un altro, devi darti ad un altro, commosso, non per forza".
Si tratta di un'intuizione vera di un pagano.
Forse a volte ci muoviamo in modo sbagliato.
Forse siamo troppo presi dal nostro punto di vista.
Troppo spesso diciamo: "se fossi stato io non avrei fatto così", magari offesi da qualcosa che ha fatto l'altro.
Ma l'altro non è come noi.
Il senso è che senza sacrificio non può esserci l'amore.
Si tratta di una pigrizia mentale. L'incapacità si assumersi le proprie responsabilità, di donarsi.
L'amore non è un vento di libeccio che sbuca all'improvviso e fa impennare le temperature. Una scintilla c'è sempre, sia chiaro, probabilmente innesca questo meccanismo di darsi all'altro che è il motore di un rapporto sentimentale. Ascoltare l'altro, comprenderlo; la condivisione delle cose che piacciono all'uno e all'altra. Esperienza personale, spesso l'attrazione fisica-sessuale emerge successivamente. Quello ti dà indicazione, secondo me, che il rapporto è piuttosto solido. L'amore è una cosa piuttosto complicata, soprattutto perché di mezzo ci sono i difetti; se c'è solo attrazione sessuale-fisica, allora presto i difetti porteranno alla rottura. In un rapporto sentimentale, i difetti vengono accettati e i loro effetti smorzati.
Donarsi è meraviglioso ma bisogna trovare il tipo di persona che sappia recepire lo sforzo ed accoglierlo nel modo giusto. Ovviamente, noi, dovremo fare altrettanto.
L'amore è una costruzione quotidiana, un continuo assistersi, assestarsi. Una dedizione giornaliera, una lotta tra caratteri. Ed è anche compromesso, ma di quelli che fai perché senti che glielo devi e te lo devi.
Chi pensa che l'amore sia sempre un cielo azzurro senza nuvole perirà al primo ostacolo.


venerdì, maggio 06, 2022

Migliorarci è un'esigenza

 


Sicuramente l’amicizia nasce dall’amore. Se uno però non ama se stesso non può neanche amare un altro, perché l’amore verso il prossimo si costruisce sul modello dell’amore che ha per sé. Ma non si ama l'uomo  che esige per sé e si propone qualcosa di turpe e di disonesto.
Il primo passo dunque consiste nel purificare se stessi, non indulgendo a niente che sia indegno, né togliendo nulla di quanto può essere utile.
Chi ama se stesso in questo modo, può amare anche il prossimo, seguendo la stessa regola.
Ma dal momento che questo amore abbraccia molte persone, dobbiamo scegliere tra queste chi possiamo ammettere con un vincolo più familiare nell’intimità dell’amicizia riversando abbondantemente il nostro affetto, aprendo il nostro cuore fino a mettere a nudo, i suoi pensieri e i suoi desideri più profondi.
La scelta va fatta però non dietro l’impulso instabile del sentimento ma con l’acutezza della ragione, in base alla somiglianza dei temperamenti e tenendo conto delle virtù.
Offriamoci generosamente per l’amico quindi, evitando ogni superficialità. Tutto deve portare alla gioia, né devono mancare l’aiuto, il rispetto e la cortesia che nascono da una benevolenza e da una carità ben ordinate.




mercoledì, maggio 04, 2022

La dittatura del singolo pensiero

 



La verità è un meccanismo di simbiosi con il reale che ti permette di avere una tua idea simile se non uguale a ciò che accade o è accaduto realmente. Naturalmente, di persona in persona, la verità cambia, poiché questa è soggettiva per cui, ognuno, di un episodio accaduto ha una sua versione, che può essere considerata falsa da alcuni e accettata come vera da altri. In Rashomon, capolavoro assoluto, senza età e senza censure del grandissimo autore giapponese Akira Kurosawa, la verità è il tema centrale, da cui partono i numerosi rami cinematografici che innesca l’autore in un interessante e difficile meccanismo a catena.
Il film Rashomon è un classico sempre citato quale esempio. La trama è nota: un samurai viene assassinato e le tre testimonianze appaiono al tempo stesso vere e false. Perché ognuna è dominata dagli interessi di chi le racconta. Gli angoli visuali incidono in modo determinante sulla rappresentazione, sulle derivate narrazioni e conseguente stessa costruzione, o creazione, della “realtà”. Vista come appare a soggetti diversi. Ciò che si riporta con le parole, pure da conoscenze approfondite e da testimonianze davanti a realtà in apparenza non ambigue, è solo interpretazione.
La verità riguarda soprattutto chi afferma un qualcosa in perfetta onestà, sia in una posizione di laico che in quella di religioso.
La verità diventa maligna quando nell'affermazione c'è la tendenza a incanalarla nel proprio percorso preferito.
Lo scrittore G. Carofiglio dedica una riflessione alla difficile arte, secondo lui creativa, di porre le domande giuste, e solo essenziali, durante gli interrogatori. Tra l'altro esamina il problema del rapporto tra comunicazione e realtà. Non sotto aspetti filosofici o metafisici, scientifici o fantascientifici, spesso oziosi, ma più significativamente comunicativi.
La traduzione in parole condiziona la struttura stessa dei fatti, della conoscenza, di quella che per tradizione convenzionale – e illudendoci – chiamiamo “realtà?” Ci s'inganna specialmente sulla fiducia che ne esista una sola, quando ne possiamo mettere a confronto molte versioni, di cui alcune contraddittorie. Tutte risultano dalla comunicazione, spesso distorcente , e non da impossibili riflessi di verità oggettive ed eterne.
In realtà siamo governati dalla dittatura del singolo pensiero, in assenza di intelligenza emotiva multifocale, la stessa ripetizione di un modo di pensare ci rende sonnambuli. Penso che ci sia un effetto collaterale su Internet, esattamente la ripetizione del collegato senza ulteriori analisi elimina l'effetto cognitivo per l'evoluzione del pensiero.


lunedì, maggio 02, 2022

Srotolando la matassa

 




Gorgia, filosofo dei filosofi, fu il primo a sapere che non si deve credere nemmeno a ciò che si vede. Ed espone i tre capisaldi che orienteranno lo spirito che deve animare la filosofia, fino ai nostri giorni. Il cui scopo è infatti imparare a vedere dietro le apparenze, e chiedersi cosa è come si può conoscere, spiegare e comunicare. Spesso dimentichiamo che la psicologia è figlia della filosofia, di cui conserva alcuni concetti base, ma i termini non vi corrispondono molto. Escluderei comunque le capziosità sofistiche.
I postulati sono: nulla esiste; se qualcosa esiste non è comprensibile all'uomo; se pure è comprensibile, è certo incomunicabile e inspiegabile agli altri. Includerei nell'ultimo postulato anche l’inspiegabilità per quelli che non vogliono capire, se non ciò che fa loro comodo e che corrisponde alla loro visione della vita. Sono più numerosi di quanto si creda. A tanti secoli di distanza, Severino affermava che, se le certezze appartengono alla mente, mentre la verità è appannaggio di uno stato che appartiene alle cose.
Ma prima di affermare che nulla esiste si dovrebbe dare una definizione dell'esistenza.
Ammesso che essa sia il modo d'essere di ciò che è reale, in opposizione a ciò che è ideale o fantastico, poiché noi viviamo nell'immaginario delle nostre certezze, l'esistenza stessa è un'illusione. Malgrado tutto, poiché è la nostra illusione, essa esiste insieme a noi, nel nostro sogno.
Quindi il sogno esiste, quello che non esiste è il reale.
D'altra parte, siamo strutturati, come specie, per comunicare e i neuroni specchio fanno in modo che i nostri comportamenti si adeguino a quelli degli altri, cioè alle illusioni altrui.


venerdì, aprile 29, 2022

Il leone ruggente

 



L'Io di una persona ha meccanismi antagonisti alle necessità disposte dall'esercizio del potere. Il desiderio intimo di ogni essere umano è vivere di cuore, di animo, di calore, di scambio. Ma dato che il potere è esercitato da esseri umani la dissociazione conseguente innesca un meccanismo che vuole spersonalizzati (anche se in maniera opposta) sia i detentori del potere sia i poveri fruitori. E così tutti ci ritroviamo privati della nostra intima libertà.
Nel tentativo di aggrapparsi ad un sistema ideologico che funzioni come ancora di sicurezza l'uomo delega inerme il proprio stanco consenso a chi ha più salvagenti da offrire.
Accade anche un'altra cosa. L'accesso al potere sembra vicino, tangibile così da indurre una visione piramidale distorta in cui l'esercizio del potere avviene esercitando pressione su quello più debole, sul basso. E così l'italiano lo esercita sullo straniero, il maschio sulla femmina, l'adulto sul minore e così via degradando.
Il Potere che ci circonda, come un leone ruggente alla ricerca di chi divorare, tenta di ridurre la persona. Questo è oggi il programma del potere. Per raggiungere l’obiettivo prefissato il potere cerca il consenso della persona. Per ottenerlo è però necessario che la persona non conosca se stessa. Tutto lo sforzo del potere si concentra nel ridurre e soffocare i desideri costitutivi dell'io attraverso una opportuna atrofizzazione, che provoca realmente un eunuchismo. Il potere cerca di tagliare alla radice la possibilità dei desideri, atrofizzarne la sorgente, ridurli, dando all'uomo l'osso su cui farlo rodere.
Mi è venuto in mente uno dei capolavori di De André. L'impiegato che "al ballo mascherato" usa la bomba per distruggere i simboli del potere opprimente per chi è nelle parti basse della piramide.
Invece quella bomba serve solo al potere per "rinnovare i volti del potere".
Oggi il potere usa bombe metaforiche e quando non bastano non ha nessuna remora di usare quelle che ammazzano fisicamente. Tutto ciò avviene per aumentare ancora il proprio potere.
L'infelicità esistenziale si presenta nella persona matura che sente la mancanza di qualcosa che non è nemmeno in grado di definire. Il disagio giovanile è una caratteristica della nostra società. Una situazione che crescendo diventa insostenibile.
A 13/14 anni si dovrebbe giocare con le bambole, invece i ragazzi perdono la spensieratezza con i primi incontri che non sono d'amore ma si basano esclusivamente sul sesso. Ogni sei mesi un'amicizia. Si arriva a 40 anni completamente stanchi e incapaci di un amore vero.
Credo che la ricerca di alcune cose dipenda dal fatto che ormai siamo incapaci di essere felici con noi stessi e pensiamo di compensare le nostre paure con qualcosa di materiale e lo facciamo senza capire cosa realmente ci manca.  


martedì, aprile 26, 2022

Ci nascondono la verità





L'agorà, secondo Guy Debord, è la comunità generale. E' sparita confondendosi con le comunità limitate a enti intermedi o a istituzioni indipendenti, al bar o ritrovi, o a lavoratori di un' azienda.
Non esiste più un luogo dove la gente possa discutere della realtà che la riguarda perché non riesce mai a liberarsi in modo duraturo dalla presenza opprimente del discorso dei mass media e dalle varie forze organizzate per erogarlo.
 Ciò che è falso crea il gusto e si rafforza eliminando consapevolmente qualsiasi riferimento possibile all'autentico.
 E ciò che è autentico viene ricostruito più rapidamente possibile perché assomigli al falso.
Non credo che la gente goda di questo “plagio” anche se ben mimetizzato , nascosto tra le righe dei media, ma è semplicemente indifferente, indifferenza derivante dalla stanchezza di non trovare una giustizia certa, dalle frodi operate da chi dovrebbe garantire e difendere la vita di tutti, dalle promesse fasulle, dalle parole…parole…parole.
Nell’Agorà un tempo si confrontavano filosofi e dibattevano seriamente su tematiche della vita atte al miglioramento spirituale e sociale, ora abbiamo dei “commedianti, dei ciarlatani, dei ladri”.
Ma ciò non toglie che non dobbiamo mai farci cadere le braccia!
Il bar è il sito più vicino, oggi, al concetto di Agorà.
Ma la gente non sa più discutere senza eccedere in volgarità e gli argomenti sono scesi così in basso che il livello della moderna Agorà è paragonabile ad un sottopasso come quelli che si trovano nei Metro e portano alle varie linee che conducono a tante piccole cellule.
E' venuto il momento di riconquistare la profondità della ragione, resa oggi pericolosamente superficiale. La ragione è quell'originale apertura con cui l'uomo percepisce il senso del reale. E non si conosce una realtà se non cogliendone il senso. Se ho una macchina e la esamino pezzo per pezzo, fino ai più minuti componenti e non ne capisco il senso, cioè a cosa serve, la sua funzione nella totalità, non posso dire di conoscerla. Inversamente, posso dire di conoscere la macchina anche se non so analizzarla, ma ne colgo il senso. Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè la corrispondenza tra quello che è proposto e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue e la natura originale della propria persona. E' venuto anche il momento di riscoprire la libertà, di non essere più definiti dalla paura dei propri limiti e del proprio male. Dobbiamo diventare creativi, da non confondere con l'esuberanza immaginativa, cioè riuscire ad abbracciare la realtà secondo l'impeto ultimo e l'ideale del cuore, cioè secondo il giudizio.

lunedì, aprile 25, 2022

La Liberazione

 


Piazzale Loreto fra corso Buenos Aires e viale Monza a Milano dovrebbe chiamarsi piazza Guerra civile, luogo della Milano popolare prescelto per mostrarne la ferocia e il dolore, prima usata per le fucilazioni in massa di partigiani, con i passanti obbligati dai fascisti a fermarsi davanti ai cadaveri. Poi il 29 aprile del ' 45 per la famosa esposizione dei cadaveri dei capi fascisti, Mussolini e la Petacci fucilati dal comunista Audisio a Giulino di Mezzegra, un villaggio vicino al lago Maggiore portati a Milano con gli altri fucilati a Dongo, Pavolini, Zerbino, Mezzasoma, Romano, Liverani, Porta, Coppola, Darquanno, Stefani, Nudi, Casalinuovo Calistri, Untimperghe e un fratello della Petacci. Le cronache delle giornate della Liberazione di Milano sono caotiche e rese più contraddittorie dalle speculazioni di parte e dalle leggende successive. Cerchiamo di fare un minuto di chiarezza. La fucilazione di Mussolini e dei gerarchi era una conclusione inevitabile dei venti mesi di una guerra senza prigionieri? No, ancora il 24 aprile si pensava a un arresto e a un processo di Mussolini. Riccardo Lombardi, designato prefetto di Milano dal comitato di liberazione lo conferma: «Avevo preparato una prigione a San Vittore e una guardia di partigiani fidati capaci di tenere i nervi a posto. Gli alleati angloamericani erano d' accordo che fossimo noi a occuparcene». Sono ore concitate in cui tutti i comandi decidono senza informarsi a vicenda. Al comando dell' esercito partigiano la decisione è un' altra. Ricorda Fermo Solari, l' uomo del Partito d' azione che condivide il comando con il comunista Luigi Longo: «Telefonarono da Musso che il Duce era prigioniero. Longo uscì per dare ordini e poi mi disse: ho trovato solo Audisio, ho mandato su lui perché ce lo porti a Milano. Quando si seppe che Mussolini e i gerarchi erano stati fucilati noi ci adattammo al fatto compiuto che del resto approvavamo in pieno». Lo approvavano in pieno anche perché da uomini politici sapevano che la fucilazione di Mussolini sarebbe stata una responsabilità destinata a pesare negli anni. Altro punto da chiarire: l' esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, appesi a testa in giù a un distributore di benzina, non fu la «bassa macelleria» che i fascisti superstiti ma anche parte della pubblica opinione considerò incivile. No, l' esposizione dei cadaveri non fu un atto di sadismo e di vendetta impietosa, fu una necessità. Si è saputo da chi comandava la guardia partigiana che la folla accorsa a vedere il fascismo morto continuava a crescere e a premere contro l' esile cordone partigiano talché fu necessario alzare i cadaveri perché li potessero vedere anche da lontano. Il caso e le protezioni di classe decidono la sorte degli altri gerarchi. Il maresciallo Graziani viene salvato dal generale Cadorna, comandante militare dell' esercito partigiano e consegnato agli alleati a cui chiede «l' onore di conservare l' arma individuale». Muoiono casualmente Arpinati e Starace. Il primo da anni in rotta con il Partito fascista ucciso da una squadra di partigiani che passano per la sua campagna sulla collina di Bologna. Achille Starace, il segretario del partito, quello che nelle cerimonie del regime ordinava il «saluto al Duce fondatore dell' impero» è arrestato a Porta Genova. Si è salvato fin lì in un appartamentino in affitto, se ci stesse chiuso scamperebbe ma gli vien voglia di prendere un caffè in un bar vicino, ci va in tuta sportiva e pantofole. Lo portano a piazzale Loreto dove è esposto il cadavere del Duce. Lui mormora «fate presto». L' uomo più odiato del regime, Roberto Farinacci, è bloccato e giustiziato a Vimercate mentre fugge la sera del 25 in auto con l' amica Claudia Medici del Vascello. Si è ucciso gettandosi da una finestra con la moglie l' ideologo del razzismo Giovanni Preziosi. Piazzale Loreto e la sua tragica esposizione non sono casuali e non sono solo vendetta. Sono un macabro segnale per abbreviare la guerra. L' Hitler assediato nella cancelleria a Berlino si decide al suicidio quando viene informato di come è morto Mussolini. Lo sentono mormorare: «Non mi avranno vivo, non andrò a fare il mostro in qualche circo sovietico». Il Terzo Reich si chiude con un macabro ballo della corte nazista che brinda a Champagne e si ubriaca mentre il capo e la sua amante, sposata nel bunker, si tolgono la vita. La caduta del fascismo è meno nibelungica. Prima di fuggire da Milano i principali gerarchi hanno intascato grosse somme, il comandante della Guardia nazionale Ricci ha fatto in tempo a incassare in banca un assegno di quattro miliardi e il ministero degli Esteri ha spartito con i ministri le divise pregiate, ma a piazzale Loreto e al Comitato di liberazione di quel denaro non arriverà una lira, in parte finito a un partito come il famoso «oro di Dongo» in parte nelle tasche degli ignoti che in quelle ore drammatiche riuscirono a unire l' utile al patriottico.




Giorgio Bocca







venerdì, aprile 22, 2022

Moravia, la noia e noi



Ci sono diverse situazioni che portano alla noia. Moravia ne parla ampiamente:


«Mi farebbe molto più piacere sapere che sei mia non soltanto sotto e sopra, ma anche dentro.»


«Dentro dove?»


«Dentro.»


La vidi ridere, con quel suo riso un po’ infantile che le sollevava le labbra sui canini aguzzi: «Dentro non sono di nessuno. Dentro ci sono i polmoni, il cuore, il fegato, gli intestini. Che te ne faresti?

La frase della conoscenza sopra sotto e non dentro svela il disagio del protagonista Dino, trentacinquenne che si è annoiato anche del sesso per quel dentro insipido della bellissima Cecilia che ha 17 anni.

Dino era ricco. Abitava in via Margutta.

Cecilia aveva un viso dalla carnagione pallida, incorniciato da una folta chioma mora e crespa, una bocca infantile, due piccole rughe e due grandi occhi scuri, che tradivano l’infantilità nascosta invece dal suo corpo.

Da quello che ho capito Dino vince la noia, attraverso la gelosia.

Io non mi annoio, cerco però momenti di ozio..sono la parte migliore di me perché sono i miei spazi, quelli in cui inventi tutto oppure fissi un punto nel vuoto..adoro lo sbadiglio è come una pennellata che cancella tutto e ti senti subito meglio.

La noia è, a mio avviso, sinonimo di pigrizia mentale e fisica.

La noia è una sensazione di vuoto momentaneo, provocato dal fatto che la nostra mente è alla continua ricerca di stimoli. Più siamo allenati a tenere attiva la nostra mente, più raccogliamo informazioni ,più siamo propensi all'azione, alla progettazione del nostro presente e futuro, più siamo ricchi di idee, interessi, voglia di conoscere imparare o e voglia di vivere in tutti i sensi, meno saranno le probabilità che la noia ci faccia precipitare nel senso di vuoto, d'impotenza, di tempo perso.

La noia è collegata al tempo, pensiamo quando siamo in coda ad un semaforo, o in un ufficio postale, diventiamo subito impazienti ,perché annoiandoci pensiamo sia tempo perso. Ma si possono combattere anche i momenti più stupidi di noia, guardandoci intorno, a volte basta guardare i movimenti di una formica. Si possono annoiare i giovani, per carenza di idee e di stimoli e si possono annoiare gli anziani, ai quali tutto può sembrare un film già visto. In realtà la vita offre a qualsiasi età un numero enorme di stimoli e di occasioni d'interesse. Sta solo a noi saperli cogliere per superare brillantemente i brevi o lunghi periodi in cui siamo costretti a lasciar scorrere il tempo inutilmente.

Per allontanare la noia basta fare una passeggiata, camminare fa bene alla salute e distrae la mente, leggere un libro, lasciare internet.





lunedì, aprile 18, 2022

Cruz e Banderas

 



Il buio e il miele è un romanzo di Giovanni Arpino del 1969. Protagonista del romanzo è un militare divenuto invalido a causa di un incidente durante un'esercitazione. Da questo romanzo furono tratti due film: Profumo di donna del 1974, di Dino Risi con Vittorio Gassman nella parte del protagonista, e Scent of a Woman del 1992, di Martin Brest interpretato da Al Pacino.
Il libro, nonostante il finale improntato all'ottimismo, è attraversato da «un tono desolato, che lascia un senso di profonda amarezza - e di turbamento - nel lettore». Il protagonista è stato visto come uno degli emblemi della solitudine moderna.
Film: "Profumo di donna"

Il colonnello Frank Slade (Al Pacino):

Le donne... sai cosa ti dico? Chi le ha create... dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai: hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognanti? Di addormentartici sopra? O le labbra, quando toccano le tue come il primo sorso di vino dopo che hai attraversato il deserto... le tette, belle tettone, tettine, capezzoli, capezzoli che ti puntano addosso come baionette innestate.
Il Colonnello è cieco, ma balla splendidamente un tango con una ragazza bruna. La descrive nei minimi particolari senza vederla, conosce il nome del suo profumo.

Io vivo solo, quasi eremita, ma i pensieri che si rincorrono lo fanno con una certa armonia e gioiosità divertita. Del resto sono i miei pensieri: tutto ciò è soltanto ovvio, consequenzialmente logico.
Sono un appassionato di cinema. Ho visto praticamente tutto quello che era disponibile. 

Ah! il posto delle fragole.

Scorre come una cantilena in bianconero dentro le mie tenere, fragili vene...ogni tanto cerca uno sbocco, trovandolo in una piccola, silenziosa immagine che si presenta improvvisamente allo sguardo, e mi perdo, senza aver mai smarrito alcuna sensazione e piena consapevolezza. 


mercoledì, aprile 13, 2022

Il sogno e l'ideale



L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.
Si delega la gestione delle emozioni alla spettacolarizzazione mediatica e alle commozioni artificiosamente indotte. Non rappresentano il vissuto di una persona e certi eventi esistono solo perché rappresentati in TV, metafora di una cultura standardizzata e di attività ripetitive e demotivate.
La poesia, la letteratura, l’arte, se rispecchiano la condizione umana o se sono espressione di propri spontanei sentimenti possono salvarci e contrastano il pragmatismo frettoloso, l’ottica del profitto, ecc. Per vedere il mondo con occhi diversi, per risvegliare, riconoscere, rivivere certe emozioni.
Recuperiamo l’eccellenza dell’anima come suggerito dagli antichi affinché l’ottundimento contemporaneo non ci faccia rinunciare allo sviluppo di un’autentica personalità individuale (l'individuazione junghiana).
Il concetto di individuazione ha nella nostra psicologia una parte tutt’altro che trascurabile. L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. Quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale.
La televisione è 'pericolosa' perché spesso induce delle emozioni costruite a tavolino. E' come se ci iniettasse queste emozioni in vena, attraverso una siringa. Ma un'opera televisiva (diciamo un film ad esempio) può trasmettere emozioni positive come una poesia, una canzone, se si innesca un processo fatto di assimilazione, di immedesimazione e di coinvolgimento vero.
Questa società moderna cerca di appiattire e di conformare le persone attraverso regole sociali. Alcune sono necessarie per evitare anarchia pura. Altre sono 'costruite' e chi non le rispetta è visto come un peso per la società. Ed è con queste finte regole sociali indispensabili che si smarrisce l'io individuale.
Ovviamente televisione e media sono fondamentali per dare potenza a queste finte regole sociali indispensabili.


 

lunedì, aprile 11, 2022

I luoghi comuni sono i più affollati

 


I grandi pensatori dovrebbero insegnarci che occorre osservare, indagare e cercare di capire prima di esprimere un qualsiasi tipo di giudizio.
Giudizio che poi, occorre essere consapevoli di questo, non è mai universale e non è mai giusto al 100% se non dal nostro punto di vista (ergo, bisogna essere aperti al confronto nel rispetto reciproco).
Oggi però qualcosa in questo meccanismo si è rotto perché tante persone sembra che ragionino con una strana coscienza collettiva fatta di mass media e di social.
Il luogo comune ha una caratteristica assimilabile alla sentenza o massima per il fatto che affermi l'universale sul particolare. E' proprio questa universalità che rende l'affermazione vera o almeno veritiera e in qualche modo condivisibile dai più. Il luogo comune non ha però , almeno secondo me, il carattere etico che Aristotele riconosceva alla massima o sentenza il carattere etico deve essere ricercato in una sorta di trasmissione di un proposito di chi usa la massima, per essere più chiari... il luogo comune tende a descrivere superficialmente una certa cosa, la massima o la sentenza ha uno scopo didattico ha una finalità trasmissiva di sapere e di conoscenza. la sentenza o massima era importante perché consentiva di guardare in una prospettiva non allineata, dove la perspicacia , il colpo d'occhio doveva essere forte ed imponente perché fulmineo, spesso espressione della saggezza del vecchio o del buon senso popolare indicava una strada obliqua. Funzionava da apertura da cui guardare non da chiusura allo sguardo.
E' da chiarire questa cosa, perché è importante. Oggi noi abbiamo luoghi comuni che sostituiscono le massime e le sentenze che abbiamo ridotto d'importanza tracciandole solo come semplici aforismi o proverbi. C'è un distacco netto tra il senso delle nostre parole e le loro.
Il luogo comune non è una dimostrazione, ma una affermazione ritenuta vera, “a prescindere” dal suo contenuto di verità, capace di nutrire la vanità. Dunque, esso evita la fatica critica di dubitarne.
“L’ha detto il telegiornale”, dunque è vero.
L’efficacia del luogo comune spiega (ce l’hanno spiegato gli antichi) il successo di certi politici che del luogo comune hanno fatto il loro instrumentum regni.

giovedì, aprile 07, 2022

Gli scheletri nell'armadio



 

Chi non ha scheletri negli armadi o nei cassetti?
Io di tanto in tanto mi alzo di prima mattina per aprire tutti gli armadi e controllare se ci sono gli spettri. La mia casa è grande. Quando l'ho comprata eravamo in sei. Ognuno con la propria stanza. Nessun divano che diventava giaciglio. E' uno snobismo. Lo so che non posso trovare fantasmi. L'armadio con gli spettri è un luogo comune. Non è quella la loro dimora. Se ci sono stanno dentro di te e quando hai una palpitazione, una tachicardia, un attacco di panico immotivato, eh eh, sono loro che vogliono uscire dall'oscurità dell'inconscio dove li hai spinti con un obiettivo preciso: sputarti in faccia.
Ora le stanze sono vuote, esclusa la mia, ma quelle pronte ad accogliere i viventi stanno solo aspettando. Le altre sono anch'esse abitate perché la memoria è più presenza della realtà. La realtà è un impasto di buono e di cattivo, di bello e di brutto. La memoria taglia i rami secchi, imputriditi, le cattiverie. Resta solo un tronco d'albero con tante foglioline fresche per la brina mattutina. Profumano di pulito.
Nella via dove abito, luogo di periferia, ma dove si transita per arrivare a svincoli strategici per raggiungere la superstrada, e poi autostrade, non c’è silenzio, per lo meno non prima delle tre di notte.
La notte mi piace silenziosa, infatti l'apprezzo più ora con le finestre chiuse di quando, in estate, bisogna tenerle aperte per forza.
L'armadio è l'inconscio. Lì sonnecchiano gli spettri. A volte si svegliano e per difenderti servirebbe casco e armatura.
Quando ti sembra che il silenzio sia totale si comincia a sentire il rumore di fondo del mondo detta anche radiazione di fondo, abbreviata in CMBR (dall'inglese Cosmic Microwave Background Radiation), è la radiazione elettromagnetica che permea l'universo, dopo il Big Bang.
Tutti noi dobbiamo convivere con uno o più fantasmi, che ogni tanto si presentano nella nostra mente. Sono le assenze, le persone che non ci sono più, talvolta persone che sono semplicemente uscite dalla nostra vita, a seguito di nostre scelte. Li sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà e rendono ancora più difficile tenere dritta la barra del timone. Molti scacciano i fantasmi rifugiandosi in cose pericolose come l'alcol.
Scherzo, ma credo sia bene tenerli presenti, per evitare che ne entrino altri.
Nel nostro cammino su questa terra sperimentiamo cose belle e cose meno belle, l’importante è farne tesoro e volere migliorarci.
Riguardo il “silenzio” vi assicuro che fa benissimo al nostro equilibrio. Serve per ascoltarci!
Ho sempre pensato alla vita come a un albero rigoglioso che man mano il tempo procede si spoglia di tutto e rimane solo tronco, tronco forte, essenziale. La vita è questa, man mano che si va avanti rimane solo l’essenziale, tutto il resto non ha più importanza.
C'è una differenza enorme tra memoria e ricordo. La memoria è qualcosa che è accaduta e seguita ad essere presenza, mentre il ricordo è pure qualcosa accaduta nel passato, ma non è  presenza. E' come un vestito dismesso che sta appeso nella gruccia di un armadio e condannato a non essere più indossato.
"Fate questo in memoria di me» e la prima Grande memoria, ma anche la persona amata che è morta, se ci pensi ogni giorno, è una presenza, è viva, abita solo in un altro luogo.

martedì, aprile 05, 2022

Ritorno al passato

 


Nell'aprile 1989 è stata fondata "Associazione per la Fiamma di Hiroshima e Nagasaki illuminata a UenoToshogu" con il contributo di persone di vari ceti sociali.
Migliaia di persone hanno preso parte alla raccolta dei fondi necessari e la costruzione del memoriale è stata completata il 21 luglio 1990. Per la commemorazione del 45° anniversario dello sgancio della bomba atomica, una fiamma di Hiroshima è stata prelevata da Hoshino-mura e destinata a bruciare nel monumento.
Il 6 agosto ed è stata aggiunta anche una fiamma di Nagasaki (illuminata da piastrelle). La finalità della celebrazione era di mantenere vive le fiamme della bomba atomica e rafforzare il movimento globale contro le armi nucleari e portare alla pace, che è il compito più urgente per le persone di tutte le nazionalità.
Fra i capi di Stati e di governo inviati alla cerimonia , assieme a cento sopravvissuti, non era presente il russo Vladimir Putin, nonostante il fatto che proprio i soldati dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del lager. Il governo polacco non ha voluto il leader del Cremlino in segno di protesta per «l’aggressione all’Ucraina» e Varsavia, con il ministro degli Esteri Grzegorz Schetyna, si è spinta fino a contestare la paternità della liberazione affermando che «furono le truppe ucraine a liberare il lager». E Kiev ha rincarato la dose: «La maggioranza dei soldati che aprirono i cancelli erano ucraini». La risposta del ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, è stata fra Storia e politica: «Tutti sanno che a liberare Auschwitz fu l’Armata Rossa, composta da soldati di più etnie, sfruttare il lager a fini nazionalisti è molto cinico». Le polemiche divampano a livello di storici perché, da Varsavia e Gerusalemme, sono molti a rimproverare all’Urss di aver taciuto sulla liberazione di Auschwitz fino al termine del conflitto e di aver celato, per quasi mezzo secolo, che la maggior parte delle vittime erano ebrei. Se a ciò si aggiunge che la tv russa accusa Kiev di «neonazismo» è facile comprendere perché le lacerazioni inter-europee sono tali da incrinare la solidarietà collettiva del ricordo delle vittime.



 

venerdì, aprile 01, 2022

Mancano le donne protagoniste

 


La pubblicità trasmessa dai Media è quasi sempre diretta verso il maschio che decide l'acquisto, mentre le donne donne svolgono il ruolo di attrici: quindi vanno bene vallette, veline, ecc. Il potenziale di acquisto è sempre maschile, cioè quello che prevalentemente ha reddito e che caccia i soldi per il frigorifero più moderno. E dato che il sistema ha un congegno anestetizzante così ben fatto che nessuno si accorge di essere funzionale al mero denaro. Mi chiedo: le donne quando inizieremo seriamente a protestare?
Non mi stancherò mai di dire che ormai viviamo in una società dove conta solo l'apparire, non la sostanza, e il corpo nudo è il simbolo stesso della mercificazione che ormai si fa anche dell'essere umano.
Le donne non fanno nulla per invertire questa tendenza: anzi si preoccupano sempre più del loro aspetto e si mettono in competizione tra di loro, anziché rivendicare il diritto ad essere considerate persone e non oggetti.
MotoGP, superbike e tutte le gare in genere ci hanno abituato fin troppo allo stereotipo della “donna ombrellina” che protegge i piloti dal sole prima dell’inizio della gara e le fiere di settore presentano le moto su piedistalli girevoli cavalcate da bombe sexy in abiti succinti.
Guardando il MotoGP mi chiedevo per quale ragione quelle belle ragazze dovessero reggere l'ombrello a quegli ometti bassi sulla moto.
Penso che la ribellione femminile sia molto lontana. Sono pochi i soggetti che la praticano veramente e non a caso vengono visti come alieni sbarcati dalla Luna.
Tutte le altre accettano questo gioco perverso. Qualcuna comprende che è sbagliato, qualche altra ci si adatta alla perfezione. Queste ultime sono forse coloro che più ricavano da questa mercificazione. Dicono: "Se nasco molto bella e col mio corpo posso ottenere vantaggi, mi va bene e non mi faccio troppe domande" . Diverso è se oltre che donna nasci pure poco avvenente. La società le guarderà sempre come se a queste ragazze mancasse qualcosa: "Si è simpatica, peccato la faccia. Si è studiosa, ma la bella presenza le manca. Si ha un viso carino ma dovrebbe curare di più il corpo." Tutto questo è avvilente.
Purtroppo sono lontani gli anni della liberazione della donna, il settantasette è passato da tanti anni e la donna è ritornata là dove era partita con l' aggiunta di molti di quegli aspetti negativi propri di certi "maschi": la volgarità di linguaggio, di pensiero, di azione, di atteggiamento, di calcolo ed egoismo. Certo non tutte sono così, mancherebbe, ma sempre di più si evidenziano donne che pensano che il possedere e l' apparire sia preferibile a essere.
Il movimento femminista è morto e qualcuno (Salvini?) ha già pronto un disegno di legge per istituzionalizzare la prostituzione (lavoratrici del sesso).
La prostituzione diventa una professione riconosciuta dallo stato. Verrà stilato un albo professionale. Le case del sesso potranno essere gestite dallo stato oppure verranno date licenze ai privati. Intanto si stima che il 35 per cento delle donne in tutto il mondo abbia sperimentato violenza domestica fisica o sessuale da parte del partner o violenza sessuale da parte di estranei a un certo punto della propria vita e quando si pensa di lasciare il violento, quello lì ti ammazza in pezzetti che infila nel frigorifero. Limitando l’analisi ai casi di abusi dal proprio compagno, alcuni studi mostrano che la percentuale sale al 70 per cento.


mercoledì, marzo 30, 2022

Una lettura del conflitto

 


«Il problema sono gli Stati Uniti: perché l’Amministrazione Biden si è imbarcata in una strategia che punta a prolungare a la guerra, nella convinzione che questo porterà a un cambio di regime in Russia. La cosiddetta gaffe di Biden non era affatto una gaffe: membri dell’Amministrazione hanno più volte indicato quella che chiamo la strategia cinica ma ottimista di prolungare la guerra e aspettare che le sanzioni facciano cadere Putin. Trovo però questa strategia straordinariamente rischiosa e pensata male. Se gli Usa adoperassero la loro influenza sia su Ucraina che Russia per spingere a un cessate il fuoco, allora accadrebbe: e tuttavia l’Amministrazione Biden non sembra coinvolta nella diplomazia. È un grave errore: e i rischi di prolungare la guerra sono molto maggiori di quanto Biden non sembri comprendere. Potrebbe essere fortunato e magari Putin viene davvero rovesciato: ma se scommetti il futuro dell’Ucraina su questo esito, le chance mi sembrano terribili».


Quali sono i rischi più gravi?


«Quello ovvio è che l’Ucraina venga distrutta al punto da non essere è più una nazione sostenibile, magari con dieci milioni di profughi. Inoltre, se minacci Putin con un cambio di regime, le probabilità che ricorra a misure disperate per evitare la sconfitta crescono: e quelle misure disperate includono l’uso di armi nucleari. Lui non è Saddam o Gheddafi: ha un arsenale nucleare più vasto di chiunque al mondo ed è incredibilmente irresponsabile parlare apertamente di cambio di regime in queste circostanze. Putin deve essere portato al tavolo dei negoziati: dobbiamo sfruttare il fatto che è in difficoltà, non incoraggiarlo a prendere misure disperate».


Ma finché Putin è al potere non resta un problema per la stabilità mondiale?


«E cosa otterremmo con un cambio di regime in Russia? Anche assumendo che il risultato fosse di nostro gradimento, a beneficiarne sarebbe la Cina. Tutta la strategia americana è basata su un profondo e strategico errore di calcolo che mi rende molto nervoso per le prossime settimane».


(Lo storico Niall Ferguson: «Biden ora punta a far cadere il regime di Putin. È un grave errore

di Luigi Ippolito corrispondente da Londra del Corsera)

lunedì, marzo 28, 2022

La religione non è l'etica

 





                Scavare su terreni, soprattutto rocciosi ,è molto faticoso;

                lo è anche scavare in noi stessi, sotto tante incrostazioni

                fatte d'abitudini e forse di vizi ormai consolidati.

                Credo sia un esercizio necessario a tutte le latitudini,

                ma sicuramente indispensabile oggi, così spesso protesi

                verso l'esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze.

                I Padri della Chiesa dicevano: scava dentro di te.

                E' lì la fonte del bene, ed essa può sempre

                continuare a zampillare, se tu scavi sempre.

                Ci sono due tranelli che al fondo ci trattengono dal chiederci:

                "Cosa sto cercando?" o ci impediscono anche solo

                di avvicinarci alla risposta, seppure ci siamo fatti la domanda:


                1) il mondo moderno ha ridotto la religione a sentimento e a etica.

                2) Il mondo moderno ha rinunciato alla possibilità di conoscere la                            verità.



                La curiosità di una domanda allarga la ragione

                perché dilata l'orizzonte del conoscibile.

                Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio

                di quanto il mondo oggi affermi.

                La nostra capacità di indagare le cose con la ragione

                è ispirata dal presentimento del cuore che esista qualcosa di più                            grande.



                                Si chiama esigenza di infinito.







sabato, marzo 26, 2022

L'origine dell'errore

 



La donna non è fatta a immagine e somiglianza di Dio. È nell'ordine della natura che le mogli servano i loro mariti e i figli i loro genitori (S.Agostino) «E' un pensiero che deriva dalle teorie di Piatone, che Sant'Agostino riprende parlando della donna come della parte irrazionale e malata del genere umano, quella che deve essere limitata affinché non commetta danni. Piatone credeva nella metempsicosi, nella reincarnazione; diceva che gli uomini che si comportavano male nella vita si sarebbero reincarnati in una donna, ovvero in un essere inferiore, irrazionale, privo di doti filosofiche come ragione, buon senso e saggezza, che invece appartengono all'uomo».

Prima lettera di san Paolo ai Corinzi (1Cor 11,1-6.13-16)

Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo. Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l`uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l`uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.

Il maschilismo è partito dai dottori della Chiesa?

Sembrerebbe di sì.

Io dico che gli uomini psicologicamente sono più fragili, vulnerabili, e hanno cominciato a capire che, anche dal punto di vista del "comando io" dove abitualmente si autocelebravano, le donne hanno fatto più strada nelle strategie più vincenti: sono diventate più... furbe. Forse perché non si creano, essendo per natura più delicate, delle competizioni troppo logoranti, stressanti, ma bensì agiscono in modo più intuitivo, più intelligente, empatico soprattutto. Credo che l'empatia femminile riesca a sfruttare l'uomo più arrogante e presuntuoso. E anche la storia parla...

 Anche dal punto emozionale della relazione si dice, appunto, che le donne per un dato biologico, essendo madri hanno una capacità di lettura delle emozioni, quindi anche del potere oggettivamente migliore.

Confido che col tempo emergeranno anche le differenze di qualità che già ci sono, ma che l'uomo di oggi ancora non vuole credere né cedere.


venerdì, marzo 25, 2022

Traffico di organi

 


 Il traffico d’organi.



La rete del commercio illegale è l'ultima frontiera dello sfruttamento, che segue anche il flusso dei migranti. Chi compra appartiene a quella parte del mondo che si può permettere tutto, compreso il silenzio connivente. Eppure non si può accettare che chi ha di più cancelli ogni legge morale, sfruttando altri esseri umani per il proprio benessere personale.
In parallelo a tanti sforzi positivi si è sviluppata purtroppo la rete del commercio illegale: il sistema sempre più organizzato ed efficiente del traffico di organi. Sono coinvolti broker internazionali che fanno da tramite tra le strutture clandestine dove si eseguono i trapianti, i pazienti che intendono acquistare un organo e chi è disperatamente povero al punto di venderlo. L’ultima frontiera dello sfruttamento dei diseredati segue anche il flusso dei migranti. In Libia i broker lavorano con sedicenti ONG per avvicinare persone che non hanno il denaro per pagare un passaggio in mare e propongono loro di vendere un rene in cambio di un posto su un barcone.
Di fronte a tutto ciò non è ammissibile l’indifferenza. Ma come spezzare la catena che rende possibile questo crimine contro l’umanità?

Di Ignazio Marino

Io mi chiedo e chiediamocelo tutti, dove sono finiti centinaia e centinaia di bambini che sono arrivati con i barconi?
Che non sono registrati, che non sanno neanche il loro nome?
Cosa ne pensate: la donazione degli organi a fine vita dovrebbe essere obbligatoria, e lo credo anch’io.
A che serve, lasciare imputridire la carne, quando qualcuno anela a vivere, come è giusto che sia?
Il gesto più bello del mondo, un atto di generosità estrema tra un essere umano che perde la vita e un altro, ammalato, che la riacquista grazie alla donazione di organo. Quando si salva un bambino con una malformazione cardiaca o una ragazza con un’epatite fulminante grazie alla donazione accade qualcosa di meraviglioso. E i progressi medici sono ormai così consolidati da rendere il trapianto un intervento salvavita ma soprattutto duraturo nel tempo.


giovedì, marzo 24, 2022

Arduo non si contrappone a semplice










Arduo, dice Luigi Giussani,  non si contrappone a semplice. Semplice indica la modalità con cui affrontare l'arduo.
Se tu guardi l'arduo senza semplicità, dici: " Ma, se, però, forse, chissà" , che sono le parole più sordidamente nemiche della percezione del vero.
Perché uno può trovarsi davanti una faccia bella, ma se non la ama trova tutti i pretesti per dire: "Qui, ma, però, ha il puntino qui, ha il puntino nero lì, ha il puntino giallo là, ha il naso leggermente spostato a sinistra, leggermente spostato a destra".
Poi ci sono quelli che pensano di vedere meglio avvicinandosi non sapendo che più restano distinti soggetto e oggetto tanto più è potentemente unitario il rapporto tra l'uno e l'altro.
Di fronte all'altro che non hai mai conosciuto oppure che prediligi, i due estremi, quanto più è distinta la coscienza, quanto più capisci che lui è l'altro, tanto più è profondo il nesso che si stabilisce, tanto più i terminali del tuo sguardo colgono i particolari dell'altro.
Quanto meno hai questa percezione della distinzione, tanto più è come se l'altro si sfocasse.
Tant'è vero che giungi fino a dire: "Chissà se è una mia fantasia o se è vero".
E' esattamente la posizione di tutta la filosofia contemporanea.
La ragione debole di Vattimo, i sofismi di Eco e l'ultimo nichilismo di Severino sono così.
Tu tra la folla noti un bellissimo volto femminile e ti avvicini per guardarlo meglio,
fino a sfiorare quel viso che è così vicino che vedi solo il naso o il padiglione auricolare.
E' capitato a Vattimo che partendo dal Movimento Studenti di Azione Cattolica è precipitato nel nichilismo ateo che nega non solo un determinato sistema di valori ma anche della stessa esistenza di una realtà oggettiva.
Anche un diamante visto da vicino, perde splendore, si riempie di imperfezioni. Ma resta un diamante. Così le persone.
Per assurdo sarebbe meglio non conoscere mai la propria musa oppure conoscerla tanto affondo da andare altre, proprio per non perdere ispirazione e fascino.
Avvicinandoci troppo, non per amore ma per indagare, è inevitabile a scoprire i puntini neri, qualcosina nel naso, oppure nella bocca.
Dice Luigi Giussani, l’ideologia sviluppa un fattore dell’esperienza della vita, del cosmo e della società umana, facendolo esorbitare dai suoi limiti, e lo sostituisce al Mistero che ha fatto tutte le cose, proclamando qualche suo aspetto a regola di vita o giustizia per l’uomo.
Nella misura in cui l’ideologia è generata come punto di vista ultimo cui l’uomo giunge, investe sentimenti e criteri dell’uomo, determinandone la mentalità sì che diventa sempre di più un pregiudizio universale.



lunedì, marzo 21, 2022

Amori malati e deboli




La costruzione di un rapporto è una storia di crescita condivisa: nel matrimonio si condividono il progetto di vita, la prole, la socialità e molte altre cose. Credo che l'elemento cardine resti comunque la condivisione... anche o forse soprattutto delle responsabilità. Quando questo manca i rapporti sono squilibrati e possono finire, ma la separazione in sé non è il male assoluto: c'è di molto peggio in effetti. La crescita è comunque una storia di separazioni a partire dalla nascita, quando ci si separa dal corpo della madre. La conflittualità che di solito accompagna una separazione coniugale è la cosa più nociva, la stigmatizzazione sociale della donna separata e dei figli di coppie separate produce danni: queste cose sono qualcosa di molto peggio della separazione in sé.
Ho visto coppie stare insieme senza amarsi, perché le loro idee glielo imponevano. Le coppie innamorate si riconoscono subito, si guardano, si cercano, non riescono a stare l'uno senza l'altro. Perché senza, niente avrebbe più senso.
La superficialità e l'indifferenza sono alla base di amori malati e deboli, incapaci di superare le difficoltà che la vita impone. Bisogna essere consapevoli sin dall'inizio che non è tutto rose e fiori.
La nostra società è impaziente e allo stesso tempo pretenziosa.
Dopo la fase del corteggiamento, dei fuochi di inizio rapporto, poi c'è chi non riesce ad accettare quella che possiamo definire routine; ma la routine non è per forza negativa, anzi.
In genere subentra la nuova fase del rapporto amoroso, che porta alla nascita di un figlio (e quindi a convogliare il grosso dell'affetto e delle attenzioni verso di lui); ma non necessariamente, perché una coppia può anche vivere insieme per 70 anni anche senza figli.
Invece ci sono 50enni che sfasciano i matrimoni perché si mettono con una 20enne. Questo perché il 50enne si sente ancora un 30enne e vuole vivere la vita di un 30enne.
Oggi purtroppo vanno di moda questi rapporti dall'età sbilanciata che scompigliano molto le carte.

sabato, marzo 19, 2022

Mio padre



 

La gelosia è una brutta bestia. Io sono una vittima della gelosia. Quella di mio padre verso la moglie.

Era geloso anche di uno sguardo. Non dico di un sorriso perché mia madre non regalava agli uomini nemmeno quello, tanto era riservata e pudica.

Mia madre era una donna bellissima.

Somigliava a Greta Garbo. Maestra ,come del resto mio padre.

A casa mia c'era costantemente la guerra. Sempre per l'assurda gelosia di mio padre.

Urla e accuse irrispettose che mio padre indirizzava a mia madre che non riusciva mai a tranquillizzarlo.

Mio padre non usava le mani. Non lo ha fatto nemmeno con mia sorella e mio fratello. Io ero il cocco di casa. L'ultimo nato dei figli. Dodici anni dopo mia sorella ed esattamente dieci, dopo mio fratello.

Da bambino ero terrorizzato dalle scenate di gelosia di mio padre.

Quando tornavo a casa ero sempre angosciato da un pensiero. Trovare mia madre uccisa.

La paura era immotivata perché, come ho detto, non ho visto mai mio padre dare uno schiaffo a mamma.

Quando mio padre, un siciliano duro, passava qualche settimana in Sicilia, nella nostra casa era una festa.

E’ morto il dieci agosto di un anno che non ricordo.

Un po’ alla volta ho cominciato ad amare mio padre.

Ho capito perché era così aggressivo.

Il fatto è che mia madre non lo amava abbastanza.

Si conobbero grazie ad un concorso a cattedre per maestri.

Nella graduatoria mio padre era tra i primi tre e mia madre una delle ultime.

La casualità. Mio padre era di Petralia Soprana un paese delle Madonie dove è stato girato il film "Cento passi", dedicato a Impastato.

Mio padre guardò tutte le sedi disponibili e scelse quella con altitudine maggiore, Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo.

Mia madre, da ultima fu costretta a scegliere l'unica sede rimasta disponibile, cioè Pescasseroli. La località non è come oggi. Allora i lupi, di notte, venivano a raschiare porte e finestre delle abitazioni. Mia madre si sentì sperduta e trovò l'unico appoggio in mio padre. Poi si sposarono, ma mia madre non amava il siciliano duro e sanguigno.

Mamma si sentiva sola in quel paesino abitato da lupi che la notte raspavano sulle finestre. Papà era un bell'uomo, elegante e colto. La conquistò come compagnia e non come passione. Lei sempre riservata, mai una carezza, un bacetto e bloccava sul nascere ogni affettuosità. Io ero l'ultimo, nato per dispetto, come mi ha raccontato mia madre e papà mi voleva un gran bene.

Trovavo sotto il mio cuscino sempre qualche cioccolatino al liquore. Quel 10 agosto cominciò ad avere le vertigini, chiamai l'ambulanza che venne subito. Mio padre russava, era già in coma. Morì verso le cinque del mattino all'Ospedale civile di Pescara.


venerdì, marzo 18, 2022

Riassunto

 


L’Aja avverte Putin: “Sui crimini di guerra in Ucraina nessuna immunità”.
Il procuratore della Corte penale internazionale vede “motivi fondati” per credere nelle brutalità dei russi contro i civili. Usa e G7 sulla stessa linea.
Ci sono "motivi fondati" per credere che la Russia abbia commesso crimini di guerra in Ucraina. A dirlo da Leopoli, dove è arrivato ieri, è il procuratore capo della Corte penale internazionale dell'Aia, Karim Khan, spiegando di essersi recato in territorio ucraino per raccogliere maggiori informazioni nell'ambito dell'indagine che ha aperto il 3 marzo. Le sue parole seguono di 24 ore la dichiarazione di Joe Biden - e ribadite ieri - che ha definito Vladimir Putin "un criminale di guerra": un commento giudicato "inaccettabile e imperdonabile retorica" dal portavoce del Cremlino, ma che ora trova sostegno nell'inchiesta del tribunale internazionale.
Non soltanto il presidente americano, del resto, rivolge un'accusa del genere a Mosca: "Gli autori dei crimini di guerra perpetrati in Ucraina - afferma il comunicato congiunto dei ministri degli Esteri del G7 che si sono incontrati nel corso della giornata a Bruxelles - dovranno renderne conto davanti alla giustizia internazionale".
Sottolineando in particolare "l'uso di armi contro civili", di cui la Russia è stata ripetutamente accusata durante l'invasione, i responsabili della diplomazia delle sette maggiori democrazie industrializzate, tra cui l'Italia, si sono felicitati dell'indagine condotta dalla Corte dell'Aia. Ancora più esplicito è stato uno dei sette plenipotenziari, la ministra degli Esteri britannica Liz Truss: "Ci sono prove molto, molto forti che sono stati commessi crimini di guerra e che dietro questi crimini c'è Vladimir Putin", ha detto alla Bbc. "Alla fine spetterà alla Corte decidere chi è un criminale di guerra, ma intanto spetta a noi fornire le prove".
In un'intervista alla rete televisiva americana Cnn, il procuratore Khan, a lungo un avvocato britannico specializzato in diritti umani prima di assumere l'incarico di capo della Corte penale internazionale, ha spiegato cosa intende per crimini di guerra riferiti al conflitto in Ucraina: "La legge è molto chiara su questo punto. Colpire intenzionalmente civili è un crimine. Colpire intenzionalmente edifici abitati da civili è un crimine. Naturalmente sono necessarie ulteriori indagini, per esempio per stabilire se quegli edifici civili sono stati usati per lanciare attacchi che li rendono un bersaglio legittimo. Ma anche in quei casi non c'è la licenza di usare bombe a grappolo o di fare uso sproporzionato della forza in aree civili". Il procuratore ha aggiunto che in questi casi "non c'è immunità per nessuno, vale per un soldato che uccide, terrorizza o stupra civili, vale per un comandante che ordina bombardamenti, vale per i suoi superiori civili": possibile allusione allo stesso Putin.
Mentre il segretario di Stato americano Antony Blinken cita il "serio timore che la Russia usi armi chimiche in Ucraina", altra azione che rientrerebbe nella categoria dei crimini di guerra, la Casa Bianca precisa che mercoledì Biden ha definito Putin "criminale di guerra" parlando spontaneamente, non come messaggio politico preparato. Ma ieri il presidente ha di nuovo alzato i toni, descrivendo Putin come "un dittatore omicida, un puro criminale che conduce una guerra immorale contro il popolo ucraino, autore di una brutalità semplicemente disumana". E la vicepresidente Kamala Harris ha affermato che l'Onu dovrebbe investigare la Russia per crimini di guerra per le "atrocità" compiute in Ucraina.
Tra gli episodi su cui il giudice Khan e altri stanno raccogliendo prove ci sarebbero una strage di civili a Chernihiv il 4 marzo, quando i razzi russi hanno colpito un complesso di appartamenti in cui sono morte 33 persone, e il recente bombardamento dell'ospedale e del teatro di Mariupol.  Putin sarà portato sul banco degli imputati all'Aia e condannato come "criminale di guerra" .
Le immagini dallo stadio Luzniki che non avremmo mai voluto vedere: una folla che canta e ascolta le menzogne di Vladimir Putin. La propaganda, le folle osannanti, l’adesione che Putin ancora trova nella sua popolazione non cancellano però alcuni elementi chiarissimi, dati di fatto: il primo che il genocidio lo sta realizzando Putin colpendo la popolazione civile dell’Ucraina con il chiaro intento di terrorizzare il popolo e costringerlo alla resa. Il secondo punto è il martirio della città di Mariupol: Putin vuole impedire all’Ucraina qualsiasi sbocco al mare. Il terzo è l’attacco a Leopoli, in una zona vicino all’aeroporto, ovvero le linee di rifornimento militare dell’Occidente che rallentano l’avanzata di Mosca.