lunedì, dicembre 05, 2022

L'amicizia è un valore

 


Come si arriva all'amicizia?

Ho trovato due frasi folgoranti: la prima di Proust " L'amicizia è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano". La seconda: " L'amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni di immondizie!" (Beckett).

Parto dalla prima frase: Ci sono stati momenti, nella mia vita in cui mi sono sentito condannato ad una solitudine senza rimedio. L'amicizia non è affatto una solitudine senza rimedio: il rimedio è proprio la possibilità di condividere con altri il cammino verso il proprio compimento. Questa per me è l'amicizia.

La seconda frase rappresenta una critica di Beckett a Proust. Certo ogni rapporto può essere vissuto con superficialità oppure con una comunione di destino così profonda che fa sentire la compagna, o il compagno, di cammino, veramente come un sostegno indispensabile: proprio un amico/a.

Sempre cercando qui e là ho trovato che un certo Aelredo di Rievaulx (1110-1167) ha scritto uno splendido trattato intitolato L'amicizia spirituale.

Aelredo è un realista, sa che "l'amicizia può essere carnale, mondana, spirituale. Quella carnale nasce dalla sintonia del vizio; quella mondana si accende per la speranza di un guadagno; quella spirituale si cementa tra coloro che sono buoni, in base a una uguaglianza di vita, abitudini, gusti, aspirazioni."

Considero quest'ultima la più realista. E aggiungo che nell'amicizia spirituale c'è un desiderio, un gusto di tenerezza di dolcezza che si potrebbe chiamare sentimento interiore, o più profondamente potremmo chiamarlo amore.

Ci sono esempi di persone che pensano che l'ideale sia vivere senza dover consolare nessuno, senza essere di peso o causa di dolore per chi hanno vicino, senza trarre gioia dal bene degli altri, stando bene attenti a non amare nessuno e a non curarsi di essere amati da qualcuno.

Questo è l'errore che impedisce la vera amicizia.


sabato, dicembre 03, 2022

Quando la poesia è vera poesia

 





Ho sceso, dandoti il braccio (Montale)



Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.


Laico per tutta la vita, assicura Carlo Bo, dando una notizia fino a oggi ignorata dai più, Montale è morto recitando il rosario. La religione, insegnatagli dalla madre, aveva lasciato in lui un segno incancellabile. Ungaretti, uomo dell'amore, ha lasciato questa vita in casa di un'amica, forse (ma nessuno lo sa con certezza) nel letto di lei. «La consuetudine giovanile con il mondo arabo gli faceva capire che non c'era contraddizione tra l'amore carnale e la fede nel giudizio "divino", sottolinea Leone Piccioni, suo amico e discepolo, riferendo che poche ore prima della morte Ungaretti aveva detto di sé "io sono un soldato della speranza!"
Né Montale, né Ungaretti erano laureati. Montale era ragioniere.
I due non amavano certamente il mondo accademico.
L'incompiutezza dell'uomo, cioè i suoi limiti, che sono invalicabili, soprattutto, anche se pensiamo alla conoscenza, è fondamentale porsi in una posizione attiva, nella vita, e cercare comunque quei limiti e superarli.
L'amore è il mezzo più nobile con cui cerchiamo di superare la nostra incompiutezza.
Montale ricorda con struggente nostalgia l'abitudine di scendere le scale dando il braccio a sua moglie.  Le “scale" sono una metafora della vita, vicissitudini e difficoltà che era solito condividere quotidianamente con lei. Rimasto solo, sente la mancanza di questo gesto di affetto che li aveva sempre uniti.


giovedì, dicembre 01, 2022

Fede e non dominio

 






Il potere della Chiesa se non è concepito e sostenuto dal contenuto della fede scade a ruolo di dominio.
Già san Paolo metteva in guardia i pastori della comunità primitiva dalla tentazione di spadroneggiare sul proprio gregge.
Esempio classico di tale dominio nella vita ecclesiastica è un certo modo di intendere ed attuare i piani pastorali stabiliti a tavolino dalle curie diocesane. Il potere, in questo caso, diventa gestione della vita altrui.
C'è anche l'assenza di una pedagogia integrale che accompagni la libertà dell'uomo nella adesione al messaggio di fede.
Si può dire che l'assenza di questo messaggio porta con sé una percezione rattrappita della pedagogia di sviluppo della fede cristiana. Pedagogia che viene così ridotta secolarissimamente ai contenuti della sociologia e della psicologia secondo un modello anglosassone.
Nello stesso tempo. Il potere, non nella sua ontologia e quindi nella sua strutturale eticità, nella sua odierna realtà storico-politica, mostra una radicale inimicizia verso il senso religioso. Il potere attraverso gli strumenti d'invasione della coscienza non può non cercare di omologare il più possibile il popolo a valori che gli consentano di mantenere lo status quo e perpetrare il suo dominio.
La Chiesa ha il compito di trasmettere al mondo un annuncio che deve essere integrale e semplice. Integrale nel suo contenuto: Cristo è il Dio che si è fatto uomo. Semplice perché deve essere percepito nel suo significato, e può esserlo solo in proporzione alla corrispondenza che esso ha con i bisogni concreti della vita dell'uomo.
Riprendendo un vecchio concetto, secondo me in quest'emergenza la Chiesa si riprenderà il suo ruolo, una predicazione più in linea con la parola di Gesù Cristo e sempre meno spostata verso i meccanismi del potere temporale.
In questo momento le persone hanno bisogno di appellarsi alla fede, di trovare sostegno e forza.
Finita l'emergenza, i sacerdoti saranno di aiuto a tante persone, ne sono sicuro.


martedì, novembre 29, 2022

Condizionare i cervelli

 


I mezzi di informazioni più importanti come le TV i giornali e internet per pagare i costi della loro attività devono ricorrere alla pubblicità.
La pubblicità è il mezzo di convinzione del Capitalismo. A cosa deve convincerci? Semplice: consumare. Il martellamento continuo causa lo svilimento dei Valori, dei Desideri. Per esempio, l'Amore viene sostituito dal sesso, la famiglia diventa un albergo con servizio di ristorante, l'Essere dall'Apparire.
Non vedo soluzioni che possano liberarci da questo tipo di Potere. Ormai la politica è stata sostituita dall'economia e l'economia è subordinata alla tecnologia.
È inevitabile che questa "spettacolarizzazione del quotidiano" cui assistiamo oggi renda il mediocre motivo di successo e perciò abbassi le pretese di eccellenza del singolo. In questo senso siamo incastrati in una prigione di mattoni. I nostri talenti vengono talmente inariditi da questo marasma di sensazionalità facile che spesso vengono completamente dimenticati, o nemmeno ci si accorge di averli.
Alla fine, diventeremo persone senza emozioni, robot che vagano alla ricerca di qualcosa che faccia pulsare più forte il nostro cuore.
I talenti sono i principali nemici del consumo sciocco e quindi vengono attaccati con violenza, fino alla distruzione.
Dal 2001 al 2014, negli Stati Uniti più di mezzo milione di persone sono morte di overdose per farmaci o droghe e di questi 165.000 a causa degli analgesici oppioidi. Gli analgesici oppioidi, da soli, sono attualmente responsabili di oltre la metà dei decessi per droghe e farmaci negli USA.
L'uomo per sua natura deve provare emozioni e avere desideri. La vita non lo permette, subentra il disagio esistenziale e per non soffrire e godere di un illusorio stato di benessere ricorre all'eroina o all'alcol.
Ho l'impressione che l'umanità stia correndo verso qualcosa di sconosciuto e forse la causa è la paura di vivere.
Sta scomparendo la cultura della sostanza a favore dell'apparenza, sia in campo professionale che umano.
Non conta più quello che si sa fare davvero o come ci si comporta, ma solo come e quanto si appare, a qualsiasi costo, con qualunque mezzo lecito o illecito.
Si è prodotta una cultura dell'Io a danno di quella del collettivo.
È chiaro che nell'io tutto annega nella solitudine esistenziale, compresi i valori effimeri che ne derivano.
I ragazzi seguono la strada che noi percorriamo davanti a loro: deserte autostrade e cattedrali tra le dune.
Si sta diffondendo una distorsione per cui sembra più interessante fingere ciò che non si è piuttosto che vivere ciò che si è.
C'è una disaffezione nei confronti di noi stessi che credo sia una conseguenza del fatto che oggi vengono offerte milioni di sollecitazioni sulla realtà, ma è molto difficile imbattersi nella proposta di un significato della stessa. E senza significato la realtà diventa arida, povera, non provoca più alcuna attrattiva.
La ricerca dell'effimero avviene perché ai giovani abbiamo dato tutto e non conoscono il sacrificio della conquista, ma ciò è il risultato del boom economico periodo in cui sono cresciuti genitori ed insegnanti che hanno anticipato i loro desideri senza alcuna richiesta.
Così facendo si spegne il desiderio. Sì, anche della vita.
La televisione da anni ha "rapito" le menti degli italiani, condizionandone la vita. Tralasciando la pubblicità...I media, anche se non schierati politicamente, finiscono per usare un linguaggio e modi che modificano la percezione della realtà dello spettatore. Tutti noi siamo soggetti a questo, chi più e chi meno.
Questo ovviamente non significa il dover buttare via il televisore, tutt'altro.
Bisogna non perdere mai il senso critico, neanche quando ci sediamo in poltrona.
Tutto quello che sentiamo in televisione va "pesato" e ponderato. Magari anche usando il web - nel suo lato migliore - per informarci in modo adeguato.
La politica ha usato giocoforza la televisione per conquistare il consenso, non solo Berlusconi, che della televisione è stato ovviamente grande protagonista. E hanno trovato una sponda ideale negli italiani che trattano la politica come una partita di calcio.

lunedì, novembre 28, 2022

La villa sullo strapiombo

 


La geologa Micla Pennetta, docente di Geomorfologia all’Università Federico II. «La colpa — dice — è del cemento». Chiarisce il suo pensiero: «Lì c’è un terreno di natura vulcanica, ovvero poco compatto. In caso di piogge abbondanti l’acqua lo gonfia e tende a portarlo a valle. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per prevenire questi fenomeni, ma ne sono stati eliminati molti per le attività antropiche. La cementificazione dei suoli ha ridotto la capacità di assorbimento delle acque, che scivolano a valle con una violenza devastante, trascinano fango ed altri materiali e creano disastri. Si è verificata una colata detritica». Non è la prima volta che accade, ricorda Pennetta: «È un fenomeno molto simile a quello del 2009, quando una colata rapida invase Piazza Bagni e morì una ragazza». Terrazzamenti con rimboschimento, vasche di laminazione, canali di drenaggio, secondo la geologa, sono gli interventi che vanno realizzati subito per evitare che si verifichino a Casamicciola nuove tragedie. Gli ambientalisti puntano il dito contro il condono-Ischia inserito nel decreto sul ponte Morandi di Genova crollato nel 2018: una sanatoria che bollano come «incostituzionale» e «con tanto di contributi concessi dallo Stato a chi ha edificato abusivamente e collegandoli alla ricostruzione post sisma del 2017». Secondo Legambiente a Ischia erano ben 28 mila le richieste ufficiali di sanatoria edilizia. Per questo, dice Gaetano Sammartino, presidente della sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale, «va posto definitivamente un freno al consumo di suolo e va adeguato il sistema drenante». Riflette: «Quella è un’area a rischio idrogeologico molto elevato perché la stratigrafia del versante è precaria. Se l’abbandoniamo, non facciamo manutenzione e magari cementifichiamo i canali di impluvio la catastrofe è garantita. Il cemento non assorbe l’acqua, che scorre rapidamente e si precipita nelle zone di fondovalle». A Ischia si è costruito troppo, insomma, e per lo più senza regole. Lo sa bene Aldo De Chiara, ex procuratore aggiunto a Napoli, che quando era magistrato si impegnò per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio sull’isola. «La storia si ripete — commenta —. Un terreno fragile non può subire edificazione senza criterio e fuori da ogni idonea programmazione. È il contesto fertile perché poi eventi atmosferici come quello della notte tra venerdì e sabato provochino danni irreversibili a cose e persone». Eppure, ricorda De Chiara, che tra il 2010 ed il 2011 subì minacce di morte quando provò a far demolire alcune case abusive nei Comuni di Forio d’Ischia e di Barano, il contrasto al consumo di suolo ed all’abusivismo edilizio non sono tra le priorità nell’agenda politica. «Basti pensare — dice — che quando nel 2018 hanno stanziato fondi per la ricostruzione per le case danneggiate dal sisma del 2017 a Casamicciola sono state previste risorse anche per quelle abusive. Un atteggiamento irresponsabile». Incalza: «Sull’isola c’è stato un forte abusivismo edilizio del quale la classe politica non ha mai voluto prendere atto o verso il quale è stata connivente per motivi di consenso. Non è un problema solo di Ischia, peraltro. Ho ascoltato in occasione della campagna elettorale per le politiche candidati che invocavano un nuovo condono edilizio con il pretesto, in verità poco condivisibile, dell’abuso edilizio di necessità».


domenica, novembre 27, 2022

L'amore senza scadenza

 


L'amore è qualcosa di misterioso. È il più profondo dei desideri umani.
È ciò che ci caratterizza in quanto uomini.
Si può fare a meno dell'amore?
Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?"
Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva, vuol dire rinunciare all'umano in sé.
Un conto è il giorno prima di innamorarsi e un conto è il giorno dopo di essersi innamorato: tutti e due i giorni possono essere uguali apparentemente nella quotidianità, ma cosa fa la differenza? Che uno è carico di una memoria che nell'altro non c'era, perché non era accaduto.
La conoscenza sarà una persuasione che avverrà lentamente e nessun passo successivo smentirà i precedenti.
Abbiamo bisogno subito di capire che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti, cui occorre dare uno spazio e un tempo perché avvengano.
Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita ad un essere umano. Bisogna superare lo scetticismo della società. Un'esperienza che la mentalità comune disistima e talvolta censura. Si ritiene che l'amore debba cessare e quindi la separazione tra gli sposi finisca per diventare inevitabile. È un modo per sfuggire ad una realtà che può essere fatta anche di sacrifici e rinunce. L'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona. Richiamo del corpo e dell'istinto, forza dell'affettività. Aspirazione dello spirito e della volontà. L'amore coniugale è un'esperienza ragionevole e piena di fascino. Dà un senso compiuto alla tua vita. Più che di eletti potrei affermare che è una vocazione.
Sì, è difficile abbandonare i propri egoismi e imparare a donarsi, muoversi verso l'altro, capire le sue esigenze e soddisfarle. È necessario un cambiamento radicale nel proprio modo di vivere.
L'amore coniugale è una forza che ti prende e ti fa stare al di sopra di tutto, ti dà il piacere della condivisione, la speranza del futuro e la sicurezza nell'affrontare giorno per giorno le difficoltà o godere delle gioie, perché tutto ciò viene condiviso 

venerdì, novembre 25, 2022

Crescere bene

 


L'affettuosità di una madre per un figlio non è un pensiero. Si esprime attraverso una realtà biologica, ma è tutta quanta determinata dalla passione per il futuro e per la prospettiva di quel bambino.
A me sembra importante che il bambino sviluppi una fiducia, un amore in sé, perché se uno non si accetta non potrà nemmeno amare gli altri.
Ma l'amore di sé e la fiducia se la costruisce se lo aiutano le figure genitoriali che ha intorno, non necessariamente i genitori biologici.
Molto si decide già nei primi sei mesi di vita, e il resto durante l'infanzia, tramite sempre le figure adulte di riferimento.
Mi ricordo che c'era uno psicologo infantile che diceva che il bimbo doveva leggere e vedere il *brillio negli occhi della mamma quando questa lo guardava*. Tutte cose che un piccolo fino ai 6 mesi percepisce anche senza razionalità di cui non è ancora dotato.
Vera anche l'importanza dei primi 6 mesi per riuscire a definire sé stessi come corpi estranei e quindi anche psichicamente autonomi rispetto al corpo originario della mamma a cui prima era fuso in un tutto unico.
L'allattamento al seno dice la Klein e il distacco da quello è il momento in cui il bimbo deve cominciare a percepire che è un'entità a sé e che deve farcela da solo a voler vivere.
Nella mia esperienza, diretta da figlio, indiretta vedendo i figli degli altri, ho sempre visto la madre come quella che "alza la voce" e il padre quello che resta più defilato o addirittura che vizia il proprio "pargolo".
I primissimi tempi dell'infanzia sono determinanti per la salute psicologica del bambino e ci si attiene alle teorie della Melanie Klein e di quelle dell'attaccamento di John Bowlby. Nel primo anno la madre deve essere gratificante, sensibile, protettiva, per un attaccamento sicuro, propedeutico all'adattamento sociale. Le prime relazioni di fiducia ed empatia suscitano i futuri valori di aiuto e accoglienza.
Per una crescita armonica il bambino ha bisogno di entrambi i codici educativi: il codice materno e quello paterno. Solo nell’equilibrio fra questi due codici passa tutto ciò di cui ha bisogno un essere umano per divenire sé stesso. Una bambina a cui fu chiesto dove fosse casa sua rispose:

“Dove c’è la mamma”

(Anonimo)

mercoledì, novembre 23, 2022

Un freno all'odio

 


Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni, ecc. Per revisionare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali, per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosa sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno. La prerogativa e il dovere della forma umana è farsi domande altrimenti diventa una vita di animali che mangiano, dormono, si difendono, si accoppiano, si ammalano e muoiono con la sola differenza che gli animali lo fanno per strada e l'uomo in lussuosi appartamenti. Quando l'assurdo si fa norma e specchio della realtà che ti circonda, è difficile mantenersi integri. Si fa, certo, se si pensa, se si sente, ma si avverte una profondissima e immensa solitudine. La vera libertà qui, nel mondo virtuale non esiste, perché questo contesto non ci appartiene, ci è estraneo perché qui tutto è perituro, anche il ricordo, anche i pensieri, anche la mente (corpo, mente, intelligenza sono vestiti che indossiamo solo per un po’, poi si cambiano). Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: amico o nemico. Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare. Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso. In questi giorni molti di noi stanno analizzando il pianeta Blog. Purtroppo, gli utenti sono uno, dieci, cento, mille persone. Mi potrebbe pure andare bene se le dieci, cento, mille persone rimanessero sempre e comunque genuine, sincere e disinteressate. Poi che uno si impegni o meno a “dialogare” o al contrario preferisca tergiversare dipende molto dall’età, dalle esperienze, dalla cultura, dagli interessi, dalle motivazioni che lo hanno spinto ad aprire un blog. Ma l'aspetto più brutto nel mondo dei blog è che le persone, a volta, finiscono per disprezzarsi per liti nate da banalità, oppure per pareri diversi. E gli amici corrono a schierarsi in favore dell'uno o dell'altro non per valutazione, ma quasi per un senso di appartenenza a una certa bandiera. E come bambini capricciosi e vendicativi si rompe per sempre un dialogo che era iniziato bene e termina in malo modo. 


lunedì, novembre 21, 2022

Troppi narcisisti

 



Sì, comunque sia, penso che il Sommo Creatore (sia Egli Dio, Allah o Cullù) ogni tanto si distragga e butti sulla Terra qualche individuo a caso, dimenticandosi poi il motivo. Un po' come quando entrate in una stanza e vi mettete a fissare il tappeto pakistano della prozia Pina nel tentativo di ricordare perché siete lì. Ecco.
Queste persone si insinuano nella vostra vita come se nulla fosse, trasformandosi poi, col tempo, in noiose tritasassi.
Tra tutte, c’è una categoria in particolare cui il rogo dovrebbe esser d’obbligo: i narcisisti. Dietro questo termine apparentemente innocuo e infantile, si nasconde un vero e proprio disturbo patologico che porta l’individuo a sviluppare una percezione distorta del proprio sé attribuendogli un’importanza e un’idealizzazione totalmente esagerate. E, nella stragrande maggioranza dei casi, infondate.
Ma noi non siamo psicologi, per cui non ce ne frega una mazza.
Il narcisista è l’amico o l’amica che reputa la Treccani un libretto per bambini e si sente quindi obbligato, dall’alto della sua sconfinata intelligenza, ad apportare correzioni e precisazioni ad ogni vostra singola parola. Nel 97% dei casi è ignorante come un lichene e disinformato quanto "Il Giornale".
Il narcisista è anche colui o colei che cerca sempre il vostro appoggio per qualsiasi cavolata; pretende conforto, ascolto e comprensione. Vi riversa addosso tutti gli avvenimenti della sua inutile giornata, magari mentre siete imbottigliati nel traffico da venti minuti, in ritardo per il prossimo appuntamento e sotto un sole degno di Dubai. Ma il “visualizzato” senza risposta della tamarra o dell'imbroglione di turno è molto, molto più importante. E lo vede spesso chi ignora.
Il narcisista è quell’organismo che si colloca a metà tra il pus e la muffa nera.
Il narcisista ama parlare di sé stesso, mostra disprezzo aperto verso gli altri,
mira ad essere oggetto di ammirazione, mostra un interesse effimero verso le persone, ricerca attenzione attraverso le emozioni negative, si percepisce come una personalità grandiosa, tende a manipolare gli altri.
I narcisisti “storici”, Oscar Wilde, Gabriele D'Annunzio, Curzio Malaparte, Lord Byron in realtà sono prima di tutto dei dandy, gran lavoratori travestiti da nullafacenti.
Il narcisista

Mostra disprezzo aperto verso gli altri.

Mira ad essere oggetto di ammirazione.

Mostra un interesse effimero verso le persone.

Ricerca attenzione attraverso le emozioni negative.

Si percepisce come una personalità grandiosa.

Tende a manipolare gli altri.



venerdì, novembre 18, 2022

Approccio al dolore

 


Tutto il dolore passa attraverso la percezione che si ha di esso e quindi passa attraverso la "mente". Ci sono persone ammalate terminali che vivevano come se "nulla fosse", sempre colme di vita, di speranza, di accettazione, nonostante tutto; altre persone sanissime fisicamente ma turbate nella mente da angosce, panico, ansie, che vivevano ingabbiate in queste loro paure che toglievano persino la voglia di vivere. Il dolore più grande, secondo me, è non trovare più un senso da dare alla vita, finché rimane quello sebbene ammalati si è vivi, al contrario sebbene viva si è morti. Il dolore, per la cultura greca, ma diciamo pure per le culture politeistiche, sta là; come le montagne, i fiori, il mare, la pianura. Il dolore sta là e capita di incontrarlo. La tragedia esistenziale greca non consiste nella ricerca di senso del dolore: i greci, ben noti cultori del limite, non si chiedevano che senso avesse il Peloponneso non meno che il meltemi agostano (tipico vento di agosto): si “limitavano” a prenderne atto. Il dolore si limitavano a incontrarlo (ed a superarlo, magari). La tragedia greca non sta nella mancanza di senso, sta nel rapporto potenzialità dell’uomo e limite alle stesse, limite, per altro, ignoto, la cui scoperta spesso ne indica pure il suo oltre passamento (con conseguenze che sappiamo). Dunque, i Greci non avevano necessità di dare senso al dolore: il loro problema esistenziale consisteva nel tenere in equilibrio Gaia e Nemesi. Gaia, rappresenta la madre terra, e Nemesi la potenza divina. Il dolore, per la cultura greca, ma diciamo pure per le culture politeistiche, sta là; come le montagne, i fiori, il mare, la pianura. Il dolore sta là e capita di incontrarlo. Esistano tante di tipologie di dolore. Bisogna stare all'erta, per non farsi trovare impreparati "perché quel ramo morente, tornerà un giorno, conficcato nel tuo petto, chiedendo se ora lo riconosci" C'è sempre un conto da pagare, alla fine. I dolori dell'animo soggettivi sono da rispettare come quelli oggettivi perché ogni persona ha una propria sensibilità. E ognuno di noi ha la propria storia e le proprie ferite dell'animo. C'è un subdolo dolore esistenziale che rinchiude un uomo dentro una gabbia e riguarda il distacco da quello che offre la vita. Una rottura insanabile con l'ordine delle cose, con il mondo che non riesce a dare quello che inconsciamente l'uomo cerca. Alcuni dolori li portiamo con noi per sempre, nascosti dentro delle piaghe che non mostreremo più a nessuno. È normale, si impara a convincerci e ad azzittirli...come quando perdiamo una persona che amiamo e però bisogna andare avanti. Poi ci sono dolori vari ed eventuali, che ci colpiscono come un ago appuntito, poi la ferita si rimargina piano, piano. Io credo che il dolore, sia fisico che psicologico, non sia né qualcosa da sottovalutare né qualcosa a cui dare eccessiva importanza. Fa parte di noi, certamente, a volte per cause naturali a volte per cause esterne: imparare a gestirlo, accettarlo e anche superarlo è uno dei nostri doveri perché se non facciamo così non possiamo imparare ad apprezzare la vita. Infatti, se ci fai caso, senza dolore non c'è gioia.


martedì, novembre 15, 2022

Le sopracciglia delle donne iraniane



 

Le donne sposate possono essere violentate a Singapore e nelle Bahamas. In India la legge riconosce che gli atti sessuali compiuti da un uomo sulla propria moglie (con più di 15 anni) non possono essere considerati "Stupro". In Libano e Malta un uomo può rapire una donna e sposarla. In Israele una donna sposata non può divorziare senza Il permesso del Marito. In Nigeria è legale picchiare una donna. In Iran la testimonianza in Tribunale di una donna non ha valore giuridico. Ci sono secoli di storia a remare contro questa splendida creatura.  Ci vorrà ancora tempo perché la donna sia ritenuta pari all'uomo, e che essa stessa, in tanti, troppi casi, non si reputi inferiore. Si è parlato, si parla e si continuerà a parlare ancora per secoli della parità. Il mio modesto parere, senza tanto disquisire, è quello che l'uomo pur mettendoci tanta buona volontà, non ammetterà mai che la donna ha le sue stesse capacità, ed aggiungo essa ha una marcia in più "La Procreazione". Non sono solo i paesi da me citati ad avere leggi assurde contro le donne, purtroppo c'è un comportamento/atteggiamento generale che va contro le donne sia a livello legislativo che sociale in tutto il mondo. Io volevo solo sapere se il fatto che un uomo prova paura verso una donna lo faccia sentire "in dovere" di farle del male. Non può essere il fatto che la donna possa dire no a dare il via alle violenze, non è assurdo? Allora si torna al mio discorso dove dico che se da una parte le donne devono lottare per sé stesse, anche gli uomini devono cambiare in meglio e lasciarsi alle spalle secoli di credenze e atteggiamenti sbagliati. L'uomo con la clava, il padre padrone devono restare nel passato. L'uomo contemporaneo deve trovare altri modi per esprimere sé stesso senza essere violento e senza prevaricare sulle donne. L'uomo e la donna si completano solo se insieme. Sono uguali e differenti. Complementari. Questa società e la storia in generale hanno sfalsato i ruoli primari e originali.


domenica, novembre 13, 2022

Fuori dal coro

 


Io penso che si possa e si debba rimanere sé stessi, e quindi magari anche essere fuori dal coro, e riuscire ugualmente a far emergere ciò che di bello e originale c’è in ciascuno, anche se in apparenza si muove nel gregge.
In realtà siamo governati dalla dittatura del singolo pensiero, in assenza di intelligenza emotiva multifocale, la stessa ripetizione di un modo di pensare ci rende sonnambuli. Penso che ci sia un effetto collaterale su Internet, esattamente la ripetizione del collegato senza ulteriori analisi elimina l'effetto cognitivo per l'evoluzione del pensiero.
Tutti intruppati nei soliti giri, incapace di autonomia consapevole, schiavi di chi dirige danze e traffico.
Ma c'è chi è fuori dal coro, chi lancia l'esempio, chi tiene blog non allineati, chi riesce addirittura a dare un senso a Facebook... non disperiamo, semmai, invece, impegniamoci affinché le distanze si riducano, anziché rinchiuderci nelle nostre torri d'avorio.
Io mi informo su Covid 19, ma è fuori della mia vita. Non esiste, non merita attenzione o paure.
Resta il dolore per le famiglie che perdono i loro cari. Riesco facilmente a sopportare le restrizioni e mi irrita chi per sfuggire da un obbligo ricorre all'inno nazionale, che è pure brutto e diversivi diversi.
Il mondo fuori di me può causarmi depressione.


giovedì, novembre 10, 2022

La nostra vita

 


L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura. Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io. La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi. Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto. Si delega la gestione delle emozioni alla spettacolarizzazione mediatica e alle commozioni artificiosamente indotte. Non rappresentano il vissuto di una persona e certi eventi esistono solo perché rappresentati in TV, metafora di una cultura standardizzata e di attività ripetitive e demotivate. La poesia, la letteratura, l’arte, se rispecchiano la condizione umana o se sono espressione di propri spontanei sentimenti possono salvarci e contrastano il pragmatismo frettoloso, l’ottica del profitto, ecc. Per vedere il mondo con occhi diversi, per risvegliare, riconoscere, rivivere certe emozioni. Recuperiamo l’eccellenza dell’anima come suggerito dagli antichi affinché l’ottundimento contemporaneo non ci faccia rinunciare allo sviluppo di un’autentica personalità individuale (l'individuazione junghiana). Il concetto di individuazione ha nella nostra psicologia una parte tutt’altro che trascurabile. L’individuazione è in generale il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui, e in particolare lo sviluppo dell’individuo psicologico come essere distinto dalla generalità, dalla psicologia collettiva. Quindi un processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale. La televisione è 'pericolosa' perché spesso induce delle emozioni costruite a tavolino. È come se ci iniettasse queste emozioni in vena, attraverso una siringa. Ma un'opera televisiva (diciamo un film ad esempio) può trasmettere emozioni positive come una poesia, una canzone, se si innesca un processo fatto di assimilazione, di immedesimazione e di coinvolgimento vero. Questa società moderna cerca di appiattire e di conformare le persone attraverso regole sociali. Alcune sono necessarie per evitare anarchia pura. Altre sono 'costruite' e chi non le rispetta è visto come un peso per la società. Ed è con queste finte regole sociali indispensabili che si smarrisce l'io individuale. Ovviamente televisione e media sono fondamentali per dare potenza a queste finte regole sociali indispensabili.


martedì, novembre 08, 2022

Consigli per gli acquisti

 


La pubblicità, se ne avessi il potere, la proibirei. È una quasi scienza che usa la suggestione psicologica per finalità condizionanti e manipolatorie. Credo che, da un punto di vista etico, sia assolutamente illecita, perché più che informare l'utente, il cittadino sui prodotti e sulle loro proprietà e caratteristiche, tende a condizionarne i comportamenti favorendo i produttori/venditori. Se poi riflettiamo che oltre alla funzione sostanzialmente induttivo-manipolatoria essa ha effetti più che concreti sulle vendite di un prodotto e sul suo costo (una vera tassa privata) pagata da chi acquista: pagare per farsi convincere ad acquistare oggetti di cui si potrebbe benissimo fare a meno, illudendosi di essere un po' più felici, è il colmo della manipolazione psicologica, ma questo è il tipo di "libertà" che non pochi intendono difendere: è una libertà di alcuni (pochi) contro altri (molti). La pubblicità spadroneggia anche nei farmaci con effetti catastrofici. Dopo la messa al bando del Vioxx e di tutti i farmaci a base dello stesso tipo di molecole, i cosiddetti Cox2, gli studiosi hanno messo sotto accusa altre due famiglie di medicinali: quelli a base di ibuprofene, come il Moment e il Buscofen, e quelli che contengono il diclofenac, come il Voltaren. Le due sostanze, infatti, aumentano le percentuali di rischio per l’infarto. La notizia è stata diffusa dal quotidiano britannico The Guardian, dopo che sull’autorevole rivista British Medical Journal è stata pubblicata una ricerca dell’Università di Nottingham sui rischi legati agli antidolorifici. Le autrici dello studio epidemiologico, Julia Hippisley-Cox e Carol Coupland, hanno identificato 9.218 pazienti in Inghilterra, Galles e Scozia, tra i 25 e i 100 anni, che hanno già sofferto di un primo infarto e li hanno tenuti sotto osservazione. Nelle valutazioni finali, naturalmente, sono stati considerati i fattori come l’età, le malattie cardiovascolari diagnosticate, il fumo e il consumo di altri farmaci, come l’Aspirina che riduce il rischio di un attacco di cuore. Il risultato è stato che con il consumo di ibuprofene il rischio infarto cresce del 24 per cento, mentre con l’assunzione di diclofenac aumenta addirittura del 55 per cento. Per quanti hanno curato il dolore con il rofecoxib, il principio attivo del Vioxx, il rischio infarto è salito del 32 per cento, contro il 21 per cento in più di un altro Cox2, il celecobix contenuto nel Celebrex. In Gran Bretagna l’attenzione si è tutta concentrata sull’ibuprofen, da sempre considerato uno dei farmaci più sicuri del mercato e usatissimo come sostituto del Vioxx. Secondo le ricercatrici, ogni 1.005 persone ultrasessantacinquenni che assumono ibuprofen, uno subirà un infarto. E per capire l’impatto dei numeri, è bene considerare che solo oltremanica i pazienti che soffrono di artrite e sono quindi potenziali consumatori di antidolorifici, sono circa 9 milioni. L’astratto pubblicitario è la condanna della nostra dignità umana. La pubblicità è ciò che elude il tuo nesso con l'infinito e tende a identificare il concreto con un formaggino che si compra, con lo shampoo per i capelli, con la pancia che fa male, col gelato che ti piace, e tutto questo è così ironicamente concreto da finire nel marcio del cestino. L’evoluzione dell'uomo è misurata dal pantalone con la vita bassa, dallo stivaletto appropriato, dall'orologio reclamizzato e perfino dall'assorbente giusto. Tutto rigorosamente alla moda. Tutto parecchio assurdo.
Assecondiamo la realizzazione imposta del bisogno artificioso.


sabato, novembre 05, 2022

Il tempo che passa

 


Tutti abbiamo vissuto per un certo periodo della nostra vita in un quartiere.
Nelle sue strade percorse migliaia di volte, nei suoi negozi popolati da personaggi dai tratti singolari che diventano maschere e stereotipi umani, con i quali si scambiano battute e veloci resoconti di vita.
Ci giochiamo nel quartiere e ci facciamo amici e nemici
Attraversiamo, veloci, marciapiedi, salite e discese.
Ci sono i vecchi, nel quartiere: di loro si sente parlare e li si vedono pure. Si fanno visita, si consolano a vicenda, si godono insieme le dolci comodità del pensionamento e delle malattie invalidanti di cui nessuno parla.
Poi ci sono i grandi, gli adulti, i coetanei dei propri genitori, nel quartiere.
Sono sodi nella carne e nello spirito, disciplinano entrate e uscite, dettano la legge e la vìolano quando vogliono, sono forti come gli dèi.
Affliggono e consolano, comminano pene e perdonano.
Lo lasciamo il quartiere, spesso.
Per un'altra casa, più bella, più grande, più propria.
A volte si torna per curiosare
I negozianti sono rimasti, almeno molti di essi. Ti chiamano con gli occhi appena attraversi la strada e tradirli, magari per il centro commerciale appena fuori città, diventa un peccato mortale.
Essere salutato e salutare ogni tre metri, ad ogni uscita, è rassicurante nei giorni in cui il mondo appare un deserto pieno solo del mio malessere.
È inquietante quando l'identità personale diventa un peso da scrollarsi di dosso.
I vecchi sono morti.
Capita di pensare ad essi come a personaggi di una favola, non sono mai realmente esistiti.
I grandi ci sono, li incontri, li saluti, abbassi gli occhi di fronte alla loro distanza dal tuo ricordo, sono più smunti, hanno le guance incavate, i loro occhi splendenti hanno perso un po' di luce. Ma conservano nei modi quella forza trascinante che ti faceva sentire minore, a quel tempo. Quasi ti giustifichi per quel che sei diventato.
Si chiude una finestra, si vede un cartello di "Vendesi", si percorre un marciapiede senza incontrare nessuno, si va dal fruttivendolo e il dottore, il professore, la signora Tina non ci sono mai.
Il quartiere si ristruttura. Impalcature grandi coprono balconi e finestre. Tinte pastello colorano i ricordi.
Al conto mi sono mancate due coppie di coniugi, morti l'uno a distanza dell'altro in un mese.
Una coppia la conoscevo, nel quartiere dell'infanzia.
Lui, panciuto medico di base, aveva il volto e il corpo immersi nella bontà e nell'arrendevolezza.
Lei, bella donna ai suoi tempi, sempre tirata a lucido e imbellettata, aveva i modi decisi della donna che rendeva il marito uno straccio utile solo a soddisfare i suoi capricci.
Hanno faticato in vecchiaia, per morire. Me l'hanno detto, soffermandosi su particolari crudi e strazianti.
Lui non ha potuto resistere, per quanto rimbambito, alla sua assenza e l'ha seguita presto.
Non ne potevo dubitare: quando erano forti entrambi, lei era sempre più tosta di lui.



giovedì, novembre 03, 2022

Manca un impegno politico

 


Che ci sia questa realtà in Italia, ma forse un po' dappertutto, è vero, però ci sono anche molti giovani che hanno la testa sulle spalle e che fin da ragazzi hanno progettato il loro futuro con studi e impegno, che non si sono lasciati "corrompere" dal tutto e subito, dalle mode, dalle droghe e dall'alcol, dalle superficialità che il mondo di oggi, qui in occidente, dilaga in ogni dove, giovani che con progettualità stanno crescendo e mettendo le basi per un futuro migliore per loro e per chi verrà dopo.
Insomma, tutto dipende dalle famiglie che hanno avuto, per cui se molti giovani sono come li hai descritti la colpa non è certo loro, ma di famiglie che a loro volta non hanno saputo comprendere i tempi ed esserne all'altezza.
Conosco famiglie che con stipendi da dipendenti non si sono mai fatte mancare soldi per parrucchieri, cinema, teatri, viaggi, vacanze, estetiste, aperitivi, tecnologia sempre più all'avanguardia, insomma "il bel vivere secondo le mode di oggi" e magari il tutto facendo debiti su debiti, ma convinti che a tutto questo non si poteva rinunciare per essere famiglie in.
Probabilmente se avessero riflettuto e investito quei soldi, e sono davvero tanti se moltiplicati per gli anni, per dare ai figli esempi di vita e istruzioni ad hoc, oggi ci sarebbero molti più giovani appagati che apatici e inconcludenti.
Bisogna far capire ai giovani che per cambiare la società è meglio fare politica, scacciando i professionisti dell'imbroglio, che ubriacarsi nei rave.

martedì, novembre 01, 2022

Una domanda

 



Si conobbero. Lui conobbe lei e sé stesso, perché in verità non sapeva chi fosse. E lei conobbe lui e sé stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così (Calvino).
Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura.
D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
Nel romanzo "Furia" Salman Rushdie definisce New York una città di mezze verità ed echi che in qualche modo domina la terra. Si può odiare questo dominio oppure si può celebrarlo, o ancora rassegnarvisi, ma resta un fatto: New York è il plesso culturale della realtà americana, in tutto il suo eclettismo, la sua emotività, la decadenza, l'intelligenza e il potere. Le mezze verità non sono sufficienti perché l'uomo occidentale, malgrado il suo sapere corre il rischio di arrendersi davanti alla questione della verità. New York è la città ideale per chiedere:" Voi cosa state cercando?" e chiedersi: "Io cosa sto cercando?". La curiosità di una domanda allarga la ragione perché dilata l'orizzonte del conoscibile. Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio di quanto il mondo oggi affermi. La nostra capacità di indagare le cose con la ragione è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande. E per questo che l'uomo non raggiunge la felicità qualsiasi cosa ottenga. Come ha scritto Montale nella poesia "Maestrale" rincorre la gioia spingendosi sempre "più in là".


sabato, ottobre 29, 2022

Premio all'evasore fiscale

 


Il dentista non fatturava ma faceva "lo sconticino".
Lo hanno preso i caraBBinieri e si è cuccato un anno di carcere. Studio chiuso e ora vive con le elemosine dei suoi ex clienti.
Medici, avvocati, imbianchini, idraulici. Una marea di gente che evade il fisco. Ruba e la pena è il carcere.
Solo il lavoratore dipendente in Italia paga le imposte, con percentuali che arrivano al 43%
Uno schifo. Nemmeno Draghi ha pensato a combattere l'evasione fiscale. Dopo aver stretto la mano a parecchia gente, accolto a bracca aperte il cavaliere di Arcore si è voltato a guardare gli amici Renzi e Braschi, e uno sguardo di scherno l'ha fatto all'uomo del Carroccio, un tipo separatista, razzista e fascista.
Amico intimo della signora Jean-Marie Le Pen e forse di Putin.
Gelmini e Carfagna detestano i fratelli e sorelle d'Italia e picchiano Il Berlusca che vuole la grande coalizione nazi-fascista.
Ora arriva il signor presidente del Consiglio e teorizza con la testa a destra. Chi ha grossi redditi significa che è bravo, quindi bisogna premiarlo con una riduzione forte dell'imposta. Via gli scaglioni e vai con la flax tax. 15% (la tassa piatta) uguale per tutti. Per i ricchi che sono grandi evasori e per i *miserelli* con redditi bassissimi.
Quando ci capita di essere ricoverati in un ospedale italiano è bene portarsi la carta igienica, perché non hanno i soldi per comprarla. L'evasione generale dei professionisti toglie al bilancio dello stato le risorse destinate alla collettività. Per non parlare delle aziende che grazie a bravi commercialisti presentano i bilanci in rosso. Nei Paesi normali l'evasione fiscale è rara e chi non paga il dovuto finisce in carcere. Al Capone fu catturato non per i delitti commessi ma per l'evasione fiscale.
Io valuto le persone dai comportamenti reali e non dalle chiacchiere che dicono. Pensate che un prete pedofilo abbia la fede, creda al cristianesimo?
Inoltre, osservando la religione cristiana, quasi tutto dovrebbe coincidere con i doveri dell'agnostico, dell'ateo, del laico.
Non rubare, non fare falsa testimonianza, non desiderare la cosa d'altri (poi finirai per rubarla) onora i genitori, non desiderare la donna/uomo dell'altro/a perché finirai per sfasciare una famiglia, non uccidere.
A volte ho avuto occasione di parlare con persone su problematiche varie.
Dove non arriva la conoscenza e l'intelligenza l'uomo s'appiglia alla furbizia che non rispetta la verità. Io mi affido solo alla mia conoscenza perché la discussione deve avere l'obiettivo della ricerca della verità.
Per questa la furbizia non è solo la scelta della scorciatoia e del compromesso, ma si appiglia anche alla menzogna.
Ora, come può un cristiano definirsi tale se poi paga in nero? Se poi è a favore della pena di morte? Se poi sul lavoro fa il furbino e non lavora responsabilmente e onestamente? Se fa la Comunione magari tutti i giorni e poi parla e sparla di questo e di quello? 


giovedì, ottobre 27, 2022

Il tempo si è fermato










La pace accompagnata dalla serenità arriva sempre da una fonte inesauribile. Un'acqua viva che sgorga limpida e purificatrice. Non conosco modalità diverse, non vedo alternative valide, facili surrogati, qualcosa che entra in te e rimane scacciando la solitudine. E poi la memoria è viva grazie agli sprazzi ripetuti di sofferenza. Solo così la morte si trasforma in una luce immensa. Amare significa aver piacere della presenza di un'altra persona. Una persona a cui raccontare le tue sensazioni, emozioni, commentare un passo del vangelo. Sono tutte cose che non puoi fare con altri, nemmeno i figli perché il rapporto non è paritario come quello marito-moglie. Tu sei il padre e non puoi esternare una tua tristezza e procurare un dolore. Io li accolgo sempre con il sorriso e le mie angosce non trovano uno sbocco relazionale. Il dolore è la mancanza di comunicazione, una parte del tuo essere vivo che è morta.
"Sia fatta la tua volontà" è il passo più importante per la vita di un cristiano. Significa che quello che mi accade è sempre per il mio bene perché io ho donato la mia vita al Signore. È questo che mi fa stare bene anche se solo attraverso il dolore posso rendere viva mia moglie. In questi momenti di sofferenza sento che mi sta accanto. È una realtà particolare, anche difficile da raccontare, perché solo chi la vive in prima persona può comprenderla. Spesso "da noi", (noi esseri umani), ci si aspetta sempre la cosa giusta. Devi fare questo, devi essere così, devi fare in quest'altro modo. La verità è che non dobbiamo niente a nessuno, se non a noi stessi e al rispetto di chi incarniamo veramente. A volte mi chiedo cosa sarebbe stato giusto dire in certe occasioni. Bisogna sempre dire la cosa giusta o farla, ma non è così! Nessuno è perfetto. Allora accettiamo di essere mortali con i nostri difetti perché in realtà nell'amore incondizionato succede qualcosa di straordinario. Chi ci ama non fa domande, chi ci ama condivide, capendo cosa stiamo pensando
La gente parla del dolore con una tale superficialità da fare impallidire, come se il dolore fosse come un segno con la matita che puoi cancellare con la gomma del tempo, ma non è così.




martedì, ottobre 25, 2022

Ricordi di fanciullesca

 




Quando ero piccolo non mi piacevano le favole solite; mi annoiavo e me ne andavo via, lasciando il narratore, chiunque fosse, con un palmo di naso.
Mi piacevano, invece, le favole paurose, quelle che mi spaventavano.
I racconti gotici, per intenderci. Una, in particolare, sicuramente inventata, se non ricordo male, raccontava in mille maniere diverse sempre lo stesso accadimento: una bambina povera, moriva, ma poiché era bellissima, diventava una stella.
Di solito me la indicavano pure nel cielo, se era possibile farlo.
Quando, dopo le mie petulanti insistenze nel sentirlo, il racconto, che pure conoscevo, si avvicinava all’epilogo, mi mettevo a piangere e mi scagliavo, con tutta la mia rabbiosa debolezza contro chi raccontava, dimentico delle mie insistenti richieste, imputandogli la colpa del mio pianto.
Ricordo che piangevo con le lacrime copiose.
Crescendo smisi di piangere. E, da allora, non ho pianto più. Mi manca il pianto, i singhiozzi, ma ormai è tardi per i rimpianti.
Che grande debolezza non piangere! Piange Achille, piange Ettore, piange Ulisse.
Forse farete fatica a crederci ma finché cadranno lacrime di commozione o compassione il mondo continuerà a girare. Sembra strano ma al pianto non si può comandare e la cosa peggiore è che i miei occhi lacrimano per il freddo o altro, ma non per un pianto, magari di commozione o di compassione.
Ma sono sicuro che da qualche parte c'è chi piange amaramente.
Ora che mi ricordo non ho mai pianto per rimorso.
Anche Gesù pianse nel vedere Lazzaro "sepolto" e vedendo Gerusalemme "tradita".
Anche Pietro pianse dopo aver rinnegato per tre volte Cristo.

sabato, ottobre 22, 2022

La decadenza dell'Occidente

 


Dice Giorgio Steiner: "Non sono antiamericano, anzi: ammiro molte cose degli Stati Uniti, dove vivono e lavorano i miei due figli. Ma bisogna sapere che il novanta per cento degli americani, parlando, usa 380 parole d' inglese, mentre nelle opere di Shakespeare ce ne sono 24.000. La lingua viene divorata dal minimalismo ossessivo dei codici elettronici, come dimostrano i messaggi sempre più compressi che si mandano i ragazzi sui cellulari». Il problema è che siamo un popolo di anoressici della lingua. La capacità di scrittura e anche di elaborazione del discorso compiuto sono in crisi. Le parole, le frasi, i periodi sono come degli sciancati.
Si scrive e si parla come si pensa.
Se si parla rachitico si pensa così, se si ha in bocca una lingua morta, anche il pensiero non è in buona salute. La povertà di linguaggio determina una sempre minore possibilità di colloquio sia con sé stessi che, soprattutto, con gli altri. In un tempo di linguaggio povero, stereotipato quello che viene messo in crisi è proprio la capacità di ascolto e di dialogo, la possibilità di capire; il parlare assume sempre più la struttura di un monologo e di un monologo povero in quanto non sufficientemente dotato di parole che riescano ad esprimere le proprie esperienze, i propri sentimenti i propri conflitti, emozioni e sensazioni. L’Europa, secondo me, aveva raggiunto il suo equilibrio fra i poli opposti del pragmatismo umanistico filosofico ateniese e la religiosità ostentata di Gerusalemme quando a governare era Roma che univa in sé tutto (pregi e difetti compresi) di queste due idee e così è stato anche dopo la caduta dell’Impero. Per esempio, là dove c’era il Papa c’era anche Leonardo da Vinci e il trionfo della scienza. Secondo me tutto è venuto a cadere quando, dopo il Primo conflitto Mondiale, è caduta la 
Mitteleuropa, ultimo baluardo della nostra cultura, ovvero Vienna che anche se si trovava nell’area era però riuscita a incarnare lo stesso i due poli opposti della questione sollevata da Steiner. Con le dittature disumanizzanti di Destra e Sinistra e il successivo asservimento ideologico all’America (un paese troppo giovane per avere una Storia) siamo diventati il continente senza idee.
Io parlo per me ma ritengo che problemi come il non leggere, il decadentismo intellettuale e l’ignoranza che spinge a fermarsi alla superficie siano un segno di questo problema.
Ciò che sta succedendo oggi in Europa era stato predetto, esattamente 100 anni fa, da Splenger con il suo "Tramonto dell'occidente". I valori massimi che abbiamo assimilato e che portiamo avanti non permettono crescita etica, morale e intellettuale.


giovedì, ottobre 20, 2022

Sono rapporti a rischio

 




La costruzione di un rapporto è una storia di crescita condivisa: nel matrimonio si condividono il progetto di vita, la prole, la socialità e molte altre cose. Credo che l'elemento cardine resti comunque la condivisione... anche o forse soprattutto delle responsabilità. Quando questo manca i rapporti sono squilibrati e possono finire, ma la separazione in sé non è il male assoluto: c'è di molto peggio in effetti. La crescita è comunque una storia di separazioni a partire dalla nascita, quando ci si separa dal corpo della madre. La conflittualità che di solito accompagna una separazione coniugale è la cosa più nociva, la stigmatizzazione sociale della donna separata e dei figli di coppie separate produce danni: queste cose sono qualcosa di molto peggio della separazione in sé.
Ho visto coppie stare insieme senza amarsi, perché le loro idee glielo imponevano. Le coppie innamorate si riconoscono subito, si guardano, si cercano, non riescono a stare l'uno senza l'altro. Perché senza, niente avrebbe più senso.
La superficialità e l'indifferenza sono alla base di amori malati e deboli, incapaci di superare le difficoltà che la vita impone. Bisogna essere consapevoli sin dall'inizio che non è tutto rose e fiori.
La nostra società è impaziente e allo stesso tempo pretenziosa.
Dopo la fase del corteggiamento, dei fuochi di inizio rapporto, poi c'è chi non riesce ad accettare quella che possiamo definire routine; ma la routine non è per forza negativa, anzi.
In genere subentra la nuova fase del rapporto amoroso, che porta alla nascita di un figlio (e quindi a convogliare il grosso dell'affetto e delle attenzioni verso di lui); ma non necessariamente, perché una coppia può anche vivere insieme per 70 anni anche senza figli.
Invece ci sono 50enni che sfasciano i matrimoni perché si mettono con una 20enne. Questo perché il 50enne si sente ancora un 30enne e vuole vivere la vita di un 30enne.
Oggi purtroppo vanno di moda questi rapporti dall'età sbilanciata che scompigliano molto le carte.


domenica, ottobre 16, 2022

La fine delle tradizioni

 



In crisi non è la società della tecnica, ma le forme della tradizione occidentale, che da tale civiltà sono portate al tramonto. Non solo la creazione di nuove tecnologie distrugge le tecnologie obsolete, ma la civiltà della tecnica, nel suo insieme, distrugge le forme tradizionali nelle quali si è via via presentata la " tecnica" occidentale: la religione, la morale, la politica, l'arte, la filosofia. Esse sono distrutte non nel senso che sono bandite, ma nel senso che vien negata la loro pretesa di guidare l'umanità, e questa negazione non consiste in un semplice atto teorico ma nella maggior " potenza" della razionalità scientifico-tecnologica rispetto a qualunque altra forma di razionalità. La crisi dei " valori tradizionali" è la loro impotenza rispetto alla potenza tecnologica. Ogni critica che nella "nostra" cultura viene rivolta alla civiltà della tecnica si fonda su quello stesso atteggiamento di cui tale civiltà è la più rigorosa realizzazione. Questo atteggiamento- che compare insieme all'uomo- consiste nella persuasione di essere padroni delle proprie azioni e di essere in grado di padroneggiare, mediante l'agire le cose del mondo. L'Oriente ha coltivato soprattutto la capacità di divenire padroni del mondo interiore, soprattutto del mondo esteriore l'Occidente. Anche i filosofi che, come Heidegger (in cui riecheggiano alcune forme tipiche della saggezza orientale), mettono in questione il rapporto mezzo-fine, contestano il modo in cui tale rapporto viene realizzato, non questo rapporto come tale. L'antica arte di fabbricare una brocca è anche per Heidegger profondamente diversa da una moderna centrale idroelettrica. Eppure, nonostante ogni indubbia diversità l'antico e il nuovo modo di fabbricare le cose hanno in comune l'essenziale e il decisivo: la persuasione (la fede) che l'uomo è capace di dominare il mondo, cioè di trasformarlo conformemente ai propri progetti. È così "naturale", questa persuasione, che in genere non si vuol perdere tempo attorno a essa. La sostanza di tale persuasione rimane immutata anche quando si rileva che gli autentici attori storici non sono gli individui, ma i gruppi, gli apparati, le istituzioni, le strutture. (si tratta della versione attuale del concetto tradizionale che l'autentico attore della storia sia il divino) è così naturale, quella persuasione, appunto perché in essa consiste la "natura" dell'uomo.

venerdì, ottobre 14, 2022

Storiella scollacciata



 

La prostata è un organo importante dell'apparato urinario e tutti sconsigliano la sua esportazione.
Il problema non è l'uccello. Dopo la morte di mia moglie ho deciso che per me il capitolo "donna" era chiuso. Da cattolico considero il matrimonio un sacramento da rispettare fino alla morte. Sono contento di questa scelta che mi fa sentire bene perché ho la prova che l'essere cristiano non è una "chiacchiera" ma un'esperienza provata con i fatti.
La vedovanza è più impegnativa del matrimonio.
Il PSA è un semplice esame del sangue, la visita all'urologo ora programmata una volta all'anno e non è un calvario. L'intervento non serve e con le tecniche attuali si fa con il Laser verde che riduce la prostata allo stato gassoso. Si entra la mattina in ospedale e ti dimettono la sera.
Io mi preoccupo di più della Juve ,che nemmeno quest'anno vincerà la Champions ,che della prostata.
E senza gioco potrebbe farsi sfuggire anche il quarto posto che serve per partecipare alla prossima Champions.
Intanto ho fatto fuori la lombo sciatalgia.
E' semplice.
Dipende dai polpacci delle gambe che se non mangi carni rosse, almeno una volta alla settimana, perdono robustezza.
Il dolore è forte e parte dal piede fino ad arrivare alla schiena.
Non servono farmaci, scegliere la fisioterapia a base di Ultrasuoni e elettroterapia (Tens). In una settimana il dolore va via completamente.
Da quando mangio il filetto alla piastra antiaderente la sciatalgia è diventata solo un ricordo.
Per carne rossa si intendono la carne di manzo, l’agnello, il montone e il vitello adulto. Consumando tagli di carne magra almeno una volta la settimana si riducono notevolmente i rischi per la salute e si fa incetta di elementi benefici per l’organismo. Sì perché la carne rossa è una miniera di minerali e vitamine importantissimi per le funzioni del nostro organismo.
Ignoro sia il nutrizionista che il dietologo.
La formula è un'altra. Niente sfiga, ma fortuna. Insomma serve un pizzico di *culo*.
Jean-Paul Sartre l’aveva capito molti anni fa dicendo: “La patria, l’onore e la libertà non sono niente. L’universo intero gira intorno a un paio di chiappe”. Una delle più grandi passioni di artisti, registi, stilisti e scrittori di fama internazionale. Honoré de Balzac nel 1830 nel suo “Traité de la vie élégante” diceva: “Camminando le donne possono mostrare tutto, senza lasciar vedere nulla”. Brigitte Bardot sussurrava in uno dei suoi film più celebri: “Tu les aimes, mes fesses?” (Tu lo ami, il mio sedere?), mentre Rimbaud e Rubens non si lasciavano sfuggire l’occasione di immortalare il loro amore per la parte posteriore del corpo femminile.

martedì, ottobre 11, 2022

La Noia



 

Ci sono diverse situazioni che portano alla noia. 
Moravia ne parla ampiamente.



«Mi farebbe molto più piacere sapere che sei mia non soltanto sotto e sopra, ma anche dentro.»

«Dentro dove?»

«Dentro.»

La vidi ridere, con quel suo riso un po’ infantile che le sollevava le labbra sui canini aguzzi: «Dentro non sono di nessuno. Dentro ci sono i polmoni, il cuore, il fegato, gli intestini. Che te ne faresti?

La frase della conoscenza sopra sotto e non dentro svela il disagio del protagonista Dino, trentacinquenne che si è annoiato anche del sesso per quel dentro insipido della bellissima Cecilia che ha 17 anni.

Dino era ricco. 

Abitava in via Margutta.

Cecilia aveva un viso dalla carnagione pallida, incorniciato da una folta chioma mora e crespa, una bocca infantile, due piccole rughe e due grandi occhi scuri, che tradivano l’infantilità nascosta invece dal suo corpo.

Da quello che ho capito Dino vince la noia, attraverso la gelosia.

Io non mi annoio, cerco però momenti di ozio..sono la parte migliore di me perché sono i miei spazi, quelli in cui inventi tutto oppure fissi un punto nel vuoto..adoro lo sbadiglio è come una pennellata che cancella tutto e ti senti subito meglio.

La noia è, a mio avviso, sinonimo di pigrizia mentale e fisica.

La noia è una sensazione di vuoto momentaneo, provocato dal fatto che la nostra mente è alla continua ricerca di stimoli.
Più siamo allenati a tenere attiva la nostra mente, più raccogliamo informazioni ,più siamo propensi all'azione, alla progettazione del nostro presente e futuro, più siamo ricchi di idee, interessi, voglia di conoscere imparare o e voglia di vivere in tutti i sensi, meno saranno le probabilità che la noia ci faccia precipitare nel senso di vuoto, d'impotenza, di tempo perso.

La noia è collegata al tempo, pensiamo quando siamo in coda ad un semaforo, o in un ufficio postale, diventiamo subito impazienti ,perché annoiandoci pensiamo sia tempo perso.

Ma si possono combattere anche i momenti più stupidi di noia, guardandoci intorno, a volte basta guardare i movimenti di una formica. 

Si possono annoiare i giovani, per carenza di idee e di stimoli e si possono annoiare gli anziani, ai quali tutto può sembrare un film già visto. 



In realtà la vita offre a qualsiasi età un numero enorme di stimoli e di occasioni d'interesse. Sta solo a noi saperli cogliere per superare brillantemente i brevi o lunghi periodi in cui siamo costretti a lasciar scorrere il tempo inutilmente.



Per allontanare la noia basta fare una passeggiata, camminare fa bene alla salute e distrae la mente, leggere un libro, lasciare internet.




Chi è “noioso”? Chi replica copioni invariati, inamovibile dalle sue idee da aggiornare, chi non distingue ciò che è importante, e infarcisce un racconto con particolari superflui o svianti, ignora l'ironia e l'umorismo, non abbandona un argomento trito e senza proporre visioni alternative. Non conosce lo stile comunicativo modulato secondo le circostanze e duttile. Potrà possedere altre doti, ma non la sensibilità per accorgersi che sta tediando


lunedì, ottobre 10, 2022

Una risonanza nuova

 


                  Sunset at Sea:Thomas Moran Hand-painted Oil Etsy Sweden

A Firenze Dostoevskij iniziò a scrivere "l'Idiota" e buttò giù molte delle riflessioni e degli appunti che lo portarono a "I Fratelli Karamazov" e al suo incompiuto disegno di grande romanzo.
Dostoevskij supera l'ipotesi che sorge in Nietzsche di un nichilismo lieve, o gaio, propagandato come modo di vivere da "turista", un po' distaccato e scettico tra le cose belle e le difficoltà del mondo.
Dostoevskij comprende che l'abisso dell'animo umano non si risolve nell'individuare una buona idea o una norma giusta, ma nel mistero della presenza di Cristo.
Dice  Péguy che un allievo non fa che ripetere non la stessa risonanza ma un miserabile ricalco del pensiero del maestro; quando l'allievo non è che un allievo, fosse pure il più grande degli allievi, non genererà mai nulla.
Un allievo comincia a creare quando introduce egli stesso una risonanza nuova, cioè nella misura in cui non è allievo.
Non che non si debba avere un maestro, ma uno deve discendere dall'altro per le vie normali della figliolanza, non per le vie scolastiche della discepolanza.
La Chiesa ha dimenticato la strada della figliolanza. Il Papa dopo aver ammesso l'incapacità della Chiesa nei confronti del fenomeno "pedofilia" doveva denunciare i colpevoli a tutte le magistrature del mondo e poi dimettersi.
Questo è un atto di figliolanza, cioè l'introduzione di una risonanza nuova.
La Chiesa veicola il divino servendosi dell'umano che è portato a commettere l'errore. E' successo con Galileo Galilei, ora dobbiamo aspettare 400 anni prima che la Chiesa consegni alla magistratura preti, vescovi e cardinali osceni.
Chi mente a sé stesso e presta ascolto alle proprie menzogne, arriva al punto di non distinguere più la verità, né in sé stesso, né intorno a sé. 

(Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov)



venerdì, ottobre 07, 2022

Aiutare i giovani

 


I giovani oggi non hanno futuro (almeno nel nostro Paese) non hanno speranze, non hanno neanche il sacro fuoco legato al desiderio di cambiare le cose perché sono già scafati e rassegnati soprattutto al fatto che le cose non possano cambiare. Molti di questi giovani provano rabbia, frustrazione, insicurezze e molti altri si adeguano alla società attuale vivacchiando, lasciandosi sedurre prima e convincere definitivamente poi, che la felicità è avere tutto e subito. La voglia di autenticità viene frustrata irrimediabilmente. Io credo che ai ragazzi vada restituito un po' di tempo. Un po' di tempo per riflettere, per pensare a se stessi, per capire gli altri. Oggi i ragazzi non hanno tempo. Devono fare tutto: studiare, sport, una disciplina (musica, danza). Colpa anche dei genitori che li devono esibire "come trofei". Restituiamo ai giovani il tempo. Diamo il tempo di crescere, ai ragazzi, diamo il tempo di maturare. Poi tutto giusto sul fatto che la nostra società sia troppo individualista (infatti il giovane oggi deve fare tutto...deve fare tutto lui, scuola, calcio, musica) e affetta da consumismo a volte sfrenato. La realtà virtuale apre nuove strade alla creatività e all’educazione, rimettendo anche in discussione le forme tradizionali di comunicazione, con serie implicazioni antropologiche. La città moderna è relativista: tutto è legittimo, e possiamo cadere nella tentazione di credere che, per non discriminare, per includere tutti, a volte dobbiamo relativizzare la Verità. Ma questo non è giusto. Dobbiamo smettere di nascondere il dolore delle nostre perdite e assumerci la responsabilità dei nostri crimini, della nostra apatia e delle nostre bugie, perché soltanto attraverso una riconciliazione riparatrice saremo uomini nuovi e, in questo modo, non avremo più paura di noi stessi. Aggiungerei che manca anche l’attesa, sembra una sciocchezza ma in realtà il saper attendere favorisce l’immaginazione, la fantasia, l’introspezione, la riflessione, la speranza. Oggigiorno, abituati fin da piccoli a veder realizzato immediatamente ogni più piccolo desiderio/richiesta, non ci si allena a questo bellissimo e utile stato dell’animo. Saper attendere è una di quelle qualità che stanno scomparendo fra le nuove generazioni, peccato. A ognuno le proprie responsabilità. I giovani di oggi non conoscono la vera dignità personale, quel filo sottile, troppo psicologico, troppo dipendente e non si ritrovano più, fanno fatica ad aggrapparsi alle responsabilità per ottenere la fiducia nelle proprie decisioni, nelle proprie capacità... in loro vive la paura di questo mondo instabile. Credere in se stessi è amarsi con coraggio affrontando il futuro che nemmeno il "potere" potrebbe distruggere guadagnando così un valore aggiunto.


martedì, ottobre 04, 2022

Crederci fino alla fine

 


"Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.”
Michael Ende fa pronunciare queste parole ad uno dei personaggi della Storia Infinita, Gmork il servo del Nulla.
Cosa fa da sempre chi vuole esercitare il potere?
Cerca di annullare tutti quelli che vuole controllare con tanti mezzi: il terrore, un’ideologia, il rimbambimento mediatico, la mancanza di idee, la violenza verbale e sociale, la perdita di punti di riferimento superiori.
Sono poche quelle persone “divergenti” che conservano nonostante tutto la capacità di pensare con la propria testa e di opporsi a questi meccanismi perversi.
Ho avuto occasione di vedere Nerve e lo trovo esempio appropriato  di come (in questo caso con i social) poche persone cercano di sottomettere e controllarne tante altre.
Tante persone che frequentano Facebook o altri social fanno questo, chi più subdolamente e chi invece in modo diretto e violento.
Ma questo non è potere.
Io sono convinto che il vero potere è essere consapevoli di se stessi e conservare la propria dignità e la libertà di scegliere sempre fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato seguendo ciò che la nostra coscienza ci dice di fare e non seguire falsi profeti.
E' complicato analizzare la complessità epistemologica, ontologica e sociologica dei termini "normale" e "patologico" e della psichiatria tout court come dispositivo teorico e istituzionale.
Mentre la "malattia mentale" è davvero indefinibile, la sua definizione è, tuttavia, critica per comprendere alcuni aspetti della divisione sociale nella modernità borghese e capitalista.