giovedì 31 marzo 2016

Conservare la propria identità

 
 
 

 
 
 

I cambiamenti autentici, quelli importanti, che entrano, per intenderci, nella memoria personale e comune, non si compiono in un attimo e solo per un motivo.
Il loro inizio è in un attimo, ma la loro realizzazione avviene nel tempo, nelle ore, nei giorni, nei mesi, negli anni, che per noi, formano il tempo, attraverso una consuetudine che incide lentamente, con delicatezza astuta, su di noi, dandoci una direzione, nel bene e nel male.
La scrittrice americana Flannery O'Connor, in un suo racconto " La schiena di Parker", parla di un uomo che era come un ragazzo cieco, girato con tanta delicatezza da non accorgersi che la sua destinazione era cambiata. Il cambiamento era stato positivo e lo aveva condotto a un moto di stupore per se stesso fino a fargli venire in mente che c'è qualcosa di straordinario nel fatto di esistere.
Anche il mutamento delle civiltà è esito di processi complessi e difficilmente riconducibili ad una sola causa.
Sicché si spiega come si possa considerare la divisione, il particolarismo e il rattrappimento della nostra attuale società come l'esito di un impegno costante di distrazione.
Impegno, perché non è un caso.
Costante, cioè non sporadico, se si vuole organizzato.
Di distrazione, perché trae, poco alla volta e per piccoli passi, da un'altra parte.
Per i cambiamenti di superficie basta un'inserzione pubblicitaria, o una voce grossa, o un'idea ripetuta ossessivamente, o una convenienza pratica.
Per i cambiamenti veri, che segnano la storia di un'intera epoca, ci vuole ben altro.
Una serie di atti che mutano la direzione fino a farci trovare con la faccia che guarda da un'altra parte.



martedì 29 marzo 2016

Sempre sull'etica e la morale

 
 
 
 




Il debito incolmabile che noi abbiamo con il cristianesimo, si traduce spesso in un attacco verso una madre che nel tempo è diventata matrigna. Ancora oggi, ci dibattiamo all'interno di parole il cui senso dovrebbe essere chiaro e preciso, nitido e puntuale come una vetta di ghiaccio, visibile a tutti. E invece , per non pagare questo maledetto debito , ci trasciniamo dietro , come un figlio ancora non prodigo, un ritorno impossibile. Gli uomini, sono uomini dappertutto , capaci di far diventare male il bene e bene il male. La potenza umana non è nella creazione, ma nella semplice e condiscendente trasformazione delle cose.
Parliamo del debito da pagare.
Buona parte di ciò che è stato prodotto in occidente è opera di una trasformazione silenziosa, che ha una sovrana matrice. Che ci piaccia o no, le nostre radici affondano nel cristianesimo, la concezione dello stato, la comunità, la nascita dell'individuo, la differenza tra soggetto, individuo, persona, la solidarietà, l'individuo unico ma non identico, la necessità del ricorso al dogma, la volontà e la colpa, la responsabilità non delle azioni (come per i greci) non degli effetti (come per i popoli orientali) ma la responsabilità dello spirito che agisce, sono il prodotto di questo inestirpabile legame, la divisione tra materia e spirito, il diritto che assume il volto dell'individualità e dell'universalità, sono gli immensi debiti che ancora scontiamo, perché abbiamo dimenticato di averli accuratamente accolti e trasformati. L'uomo occidentale non può essere spiegato senza ricorrere all'imago dei, nessuno di noi credente o non credente, si è allontanato di un passo da tale punto di partenza.
Dove si può andare ,dopo aver pagato il tributo del riconoscimento?
La trasformazione, pur non producendo la rottura, che l'identità non si può rompere neanche se si volesse cambiare maschera alla vita, può portarci altrove, l'etica nasce dove finisce la morale degli "iddii" . L'etica ,come viaggio difficile della relazione nel mondo, impone l'abbandono del dogma e della fede. Ha ragione chi dice che la morale appare una ed universale perché una ed universale è la coscienza di ogni singolo uomo. Ma la coscienza è insufficiente se non è accompagnata da un dio che ne traccia la rotta. Così, pagato il tributo della riconoscenza, si può andare, fissando in ogni passo una nuova relazione. Tanto la morale è fatto dato, tanto l'etica appare paesaggio da costruire.
 
 



lunedì 28 marzo 2016

L'etica e la morale diventano optional

 
 
 


 
 
 

Ho sempre sognato di vivere in un mondo del buon senso comune salvo che il buon senso comune momentaneamente in Iraq ti mette un cappio al collo , il buon senso comune in Cina mette il progresso sopra ogni cosa , il buon senso comune in Francia legifera sul velo ,il buon senso comune in Olanda permette ai padri di ammazzare i figli , il buon senso comune in Italia ripudia la violenza degli altri dimenticandosi della propria e così via e così via il buon senso è sempre un fiume in piena del non senso.
Per me esiste e dovrebbe essere osservata l'idea di comunanza, di non violenza, di distribuzione equa dei redditi, di uno sviluppo sostenibile ecc. Con questa idea, ben lontana dal liberismo sfrenato, ci si dovrebbe un po', dico solo un po', allontanare dalle aberrazioni sottolineate. Se accade quel che accade non è per natura umana malvagia. Ci sono precisissime ragioni politiche ed economiche. Seguendo quelle ragioni di profitto sragionato l'animo umano, l'etica e la morale diventano optional.
E' molto imbarazzante che il laicismo militante si appoggi all'etica ebraico-cristiana, alla quale molto spesso si limita a togliere l'etichetta. Quando Kant scrivendo la religione entro i limiti della semplice ragione fornisce un breviario al pensiero laico, le virtù evangeliche, i principi del decalogo, gli inviti testamentari beneficiano di una nuova presentazione. Cambia la forma, resta la sostanza. La laicizzazione della morale Ebraico-Cristiana spesso corrisponde alla riscrittura immanente di un discorso trascendente. Cioè che viene dal cielo non è abolito ma riacclimatato in terra.


domenica 27 marzo 2016

Il ritorno al Padre

 
 
 

 
 
 
 
Senza la dimensione del rapporto col destino  l'uomo perde tutta la sua dignità. 

E l'alternativa in cui cade è molto semplice e terribile:  da una parte, la

meschinizzazione di sé, il nichilismo (il fare quel che pare e piace): tutto è

uguale,  perché nulla vale; dall'altra, apparentemente in contraddizione  con la

prima, una presunzione senza limite: il tentativo  di distruzione o di

sostituzione del rapporto con il Mistero.  E' come se l'uomo fosse

continuamente  fuori di sé, nel senso propriamente paranoico o psicotico del

termine: non riesce a unificare,  a incollare una dopo l'altra le cose che fa.
 
 


mercoledì 23 marzo 2016

L'ombra del peccato





Un mio problema è che nelle giornate invernali molto fredde temo che uscendo possa ammalarmi. Non ho paura della malattia ma il problema è che vivo solo e penso che se ho febbre devo stare a letto, e chi viene ad aiutarmi? Mia sorella e mio fratello sono anziani, hanno molti anni più di me e non possono farlo, mia figlia Lisa vive a Brescia e il maschietto Giuseppe lavora a Padova. Torna a Pescara la domenica e vado a pranzare a casa sua. Ti ringrazio per aver risposto alla mia riflessione. Mi piacerebbe ascoltarne altre.
Dopo una confessione il prete mi ha abbracciato, mi ha detto che se lo chiamo viene a casa mia per la Comunione. Ho preso tanto coraggio da questo prete che sto risolvendo il problema. Ci sono, Cettina, preti che hanno la fede, cioè il dono come hai scritto tu.


lunedì 21 marzo 2016

Quando la fede diventa proposta agli altri

 
 
 


 
 
 
 
Senza che la fede mostri la sua pertinenza ai nostri problemi personali, la nostra missione è presunzione.
In questi anni passati siamo stati vittime della presunzione perché se alla radice dell’osservazione l’esperienza della fede non risolve, non illumina le nostre esperienze non può essere proposta agli altri.
Se la fede non serve a noi diventiamo presuntuosamente giudici di tutti.
E’ vero che noi abbiamo un compito missionario per la Chiesa e per la società di oggi, ma è attraverso, passando attraverso il fenomeno della problematica personale, la risposta ad essa, la provocazione fatta ad essa che la missione diventa veramente una proposta sostenibile.
 
In una società come la nostra non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano.
E’ solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto.
 


venerdì 18 marzo 2016

Gesù nel deserto




 La vita di Gesù è l'esempio di cosa possa fare un uomo con una fede immensa. Ci sia di monito. Con dobbiamo svicolare con il fatto che la carne è debole.



lunedì 14 marzo 2016

L'Umanesimo integrale

 
 
 

 
 

L’Umanesimo integrale è l'espressione critica e compiuta della coscienza che la persona ha della totalità del proprio essere.
Di questa totalità vivente la dimensione comunitaria è un elemento essenziale. La comunità dunque è un fattore della persona, non è un'organizzazione né un assembramento né tanto meno un collettivo che si sostituisce alla persona. E' questo, del resto, anche il senso vero del personalismo comunitario di Mounier e di Maritain, troppe volte distorto o nel senso di un deleterio individualismo o in quello di una sottolineatura esasperata del collettivo. La communio, invece, avviene sempre a partire dalla ontologia della persona


domenica 13 marzo 2016

C'est l'amour

 
 
 
 






L'amore, secondo Jean-Luc Marion,  ha un ruolo molto speciale dal punto
di vista della filosofia e, insieme, della vita.
La stessa filosofia significa innanzitutto "amore" della sapienza.
La filosofia moderna però non considera l'amore seriamente.
Da Cartesio a Hegel, l'amore è stato relegato a un ruolo secondario,
minimo rispetto alla razionalità, alla coscienza. E' considerato
passione, malattia. L'amore invece è una parte centrale della razionalità.
Il desiderio e la promessa, l'abbandono e la fedeltà, la gelosia
e la menzogna sono tutti eventi che sfuggono a una certa definizione di
razionalità, e che rivelano figure di un'altra ragione, di una ragione
più grande, la vita umana.
L'amore è qualcosa di misterioso. E' il più profondo dei desideri umani.
Si può fare a meno dell'amore?
Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?"
Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva,
vuol dire rinunciare all'umano in sé.
 
 
 
 
 


sabato 12 marzo 2016

Il formalismo toglie lo stupore all'avvenimento

 
 
 
 


 
 

 
La dimenticanza di Cristo è un fenomeno grave. E' incredibile che Incarnazione, Morte e Risurrezione non costituiscano un avvenimento straordinario.


venerdì 11 marzo 2016

Qualcosa che resta nella tua vita

 
 



 
 
 

La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, etc., sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.
 
 


giovedì 10 marzo 2016

Le emozioni passano i sentimenti durano




Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all'infedeltà...
"Nessuno è "condannato". Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio".

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.
"L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni".
Il pensiero di Zygmunt Bauman.


martedì 8 marzo 2016

Questa è la festa delle donne

 









Non si smentisce oggi il fenomeno della violenza sulle donne, anzi il numero di casi di violenza si presenta del tutto allarmante; i dati diffusi dal Telefono Rosa segnalano 124 femminicidi nel 2012 e 128 nel 2013 e indicano come autori il marito nel 48% dei casi, l’ex partner nel 23% o il convivente nel 12%. Queste cifre non sembrano appartenere ad una società moderna ed evoluta, infatti nella nostra società la relazione tra uomo e donna appare bloccata soprattutto a causa di una inadeguata evoluzione culturale del genere maschile.
Gli esseri umani sono stati protagonisti di notevoli cambiamenti, alcuni anche incisivi sul piano dei comportamenti e dell’educazione in generale. Questi cambiamenti, però, oltre che influire sul grado di civiltà e andare a costruire un determinato sistema di valori, si sono arrestati dinnanzi ad alcuni pregiudizi e stereotipi, relativi in particolare ai ruoli di donne e uomini, all’immagine del femminile e del maschile, alla visione del potere da parte dell’umanità maschile, peraltro ancora largamente condivisa da una società connivente con il peggiore maschilismo. Il permanere di questo immaginario ha reso complesso il problema della violenza contro il genere femminile. Il maschio, ancora oggi, si sente autorizzato ad affermare la propria superiorità con atti di dominio che recano il segno di una vera e propria revanche maschile contro la libertà delle donne.
Su queste tematiche e sulla complessità della problematica, l’OGEPO – Osservatorio interdipartimentale per la diffusione degli Studi di Genere e la cultura delle Pari Opportunità dell’Università degli studi di Salerno – ha promosso un ciclo di lezioni seminariali in un arco di tempo piuttosto lungo, dal 13 novembre 2013 al 18 dicembre 2013, a ridosso del 25 Novembre (data che l’ONU ha dichiarato Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne). Il seminario, denominato La violenza spiegata ha coinvolto esperte/i, studiose/i e soprattutto studenti e studentesse uniti nel comune interesse all’argomento. Si sono svolte lezioni con una chiave di lettura interdisciplinare: dall’arte alla musica, alla storia, all’antropologia, alla sociologia, alla filosofia, alla psicologia. Ciò ha consentito di declinare il tema della violenza sulle donne all’interno dei vari percorsi disciplinari e di integrarlo nei programmi curricolari.





lunedì 7 marzo 2016

Dentro l'esperienza di Cristo

 
 
 


 
 
 

L'esperienza viva di Cristo e della nostra unità è il luogo della speranza, perciò dell'origine del gusto della vita e del fiorire possibile della gioia, che non è costretta a dimenticare o a rinnegare nulla per affermarsi. E' il luogo del recupero di una sete di cambiamento della propria vita, del desiderio che la propria vita sia coerente, muti in forza di quello che essa è al fondo, sia più degna della realtà che ha addosso. Dentro l'esperienza di Cristo e della nostra unità vive la passione del cambiamento della propria vita. Ed è il contrario del moralismo. Non una legge cui essere adeguati, ma un amore a cui aderire. Una presenza da seguire sempre di più con tutto se stessi, un fatto dentro il quale realmente naufragare. Chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, come Egli è puro.
Il desiderio del cambiamento di sé, pacato, equilibrato, e nello stesso tempo appassionato, diventa allora una realtà quotidiana, senza ombra di pietismo o moralismo. Un amore della verità del proprio essere, un desiderio bello e scomodo come una sete.



domenica 6 marzo 2016

Non pagare le tasse è rubare





 

I capitalisti italiani sono poverissimi. I dati ufficiali del fisco dicono che i due terzi di loro (cioè il 67 per cento delle grandi imprese) guadagna meno di 10 mila euro all'anno, cioè circa 800 euro al mese. Ed è su questi miseri profitti che paga le tasse. I dati ufficiali del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) però dicono una cosa diversa. Sostengono che negli ultimi 25 anni i profitti sono molto aumentati, in tutto l'occidente, e soprattutto in Italia, a danno dei salari. Dove sono finiti tutti questi profitti? E se le cose stanno così, perché Confindustria si arrabbia tanto quando si dice che il capitalismo italiano è impresentabile?
Le cifre dicono che tra tutte le grandi imprese italiane (che sono 769.386)solo il 5 per cento denuncia al fisco un guadagno annuo superiore ai 100 mila euro. Il 67 per cento (i due terzi) denuncia un guadagno inferiore ai 10 mila euro, e di queste la maggioranza (cioè il 50 per cento del totale) denuncia guadagno zero o dice di essere in perdita. Tra queste povere aziende c'è la la Ferrari, Trenitalia, l la Whirlpool, l'Arena, la Candy, la Hewlett Packard, Cisalfa, la Conad. Siccome i dati si riferiscono a due anni fa, se ne deduce che se davvero fosse così il capitalismo italiano sarebbe già fallito da un pezzo.
L'Fmi però dubita che sia così. Dice che negli ultimi 25 anni, in tutto l'occidente, i profitti sono molto aumentati e i redditi da lavoro (dipendente o autonomo) molto diminuiti. Nei paesi del G8, dal 1980 a oggi i redditi da lavoro sono scesi dal 73 al 63 per cento della ricchezza nazionale, quindi hanno perso 10 punti. I profitti, di conseguenza, sono saliti dal 27 al 37 per cento della ricchezza nazionale, e quindi sono aumentati di più di un terzo (10 punti sono più di un terzo di 27). Cioè, mediamente, ogni padrone guadagna un terzo di più, ogni lavoratore il 10 per cento di meno. Dice l'Fmi che questo processo di trasferimento di ricchezza dai lavoratori ai padroni è ancora in corso e in espansione. Dice anche che è più accentuato in Europa continentale rispetto ai paesi anglosassoni. Dice che in Italia è particolarmente forte, e che si è mangiato tutti i miglioramenti salariali ottenuti dal '45 agli anni '80. Dice infine che dentro questa redistribuzione ci sono ulteriori fenomeni: per esempio il reddito da lavoro si è concentrato nelle tasche dei dipendenti ricchi (manager, amministratori delegati, etc) a danno dei lavoratori più poveri.


sabato 5 marzo 2016

Una guarigione per sempre

 
 









Se i discepoli di Giovanni Battista "digiunano", quelli
di Gesù invece poiché sono "invitati a nozze" mangiano
e bevono suscitando meraviglia e malanimo nei farisei.
L'accusa cade poi su Gesù stesso: "E' venuto il
Figlio dell'uomo che mangia e beve ed è amico dei pubblicani
e dei peccatori" (Mt 11,19).
I banchetti di Gesù con i peccatori rappresentano la celebrazione
di un dramma la cui profondità è abissale. Coloro che Lo
disprezzano, da un lato non comprendono la sua missione,
infatti sono i malati che hanno bisogno del medico
e non i sani, dall'altro la comprendono anche
troppo bene. Davvero Cristo si lascia contaminare
 dai peccatori perché il Padre vuole che
 la loro guarigione sia
frutto della totale assimilazione alla abiezione
dei "maledetti".
Questo mangiare e bere che secondo i farisei
contaminava Gesù era solo obbedienza al Padre che
stava per offrire eucaristicamente il Figlio, affinché i peccatori
lo consumassero in sacrificio.
 


venerdì 4 marzo 2016

Diventeranno genitore uno e due

 
 
 





 

L'uomo è un essere strutturalmente aperto, definito dal compito inesauribile di "divenire ciò che è", come diceva Nietzsche.
Rispetto a tutti gli altri essere viventi ha una caratteristica del tutto particolare: ha bisogno per la propria formazione di una "educazione" eccezionalmente lunga. Mentre gli animali, in tempo breve, sono in grado di attuare autonomamente mente tutti
i comportamenti di cui geneticamente dispongono, per l'uomo vi è la necessità di una lunga traiettoria educativa,
La stabilità nella relazione generativo-educativa
è richiesta dalle caratteristiche stesse dell'itinerario di sviluppo della vita umana personale.
Tale processo non implica solo la diade madre-bambino, bensì anche la figura maschile-paterna.
L'emergenza dell'identità del soggetto umano ha un essenziale bisogno di avvalersi di differenza, complementarietà e chiarezza delle figure e dei ruoli rappresentati dall'uomo e dalla donna.


martedì 1 marzo 2016

La pace non esiste nella realtà

 
 




 
 
 
L'accordo pressoché generale che oggi si registra a riguardo

della Pace, come bene sommo e universale da realizzare

ad ogni costo, non è senza sospetto, dato che con una stessa

parola e uno stesso vago ideale si intendono comportamenti,

scelte ed esiti del tutto diversi.

Può sembrare un paradosso, ma è solo una dolorosa evidenza:

si cerca e si desidera la pace perché si avverte l'esistenza

o almeno la minaccia di un conflitto. Chi vuole costruire

la pace sa di dover condurre, lui per primo, una certa guerra.

Anche il comune modo di esprimersi, per esempio, bisogna lottare

per la pace, lo rivela non senza una certa involontaria ironia.

Coloro che vengono convocati a impegnarsi per la pace,

anche quando si tratta soltanto di partecipare a una marcia

o di gridare qualche slogan, dovrebbero essere avvertiti

che si tratta di un invito a combattere, guerra alla

guerra, se si vuole. Ma guerra tuttavia.

Tutti sanno che perfino Gesù, l'Agnello della Pace, non

temeva d'assumere il volto di chi raccomanda

la guerra, anzi la portava Lui stesso, volutamente

fin dentro quel tessuto familiare che doveva essere impregnato

solo d'amore e di concordia. "Non vogliate credere che io

sia venuto a portare la pace sulla terra. Sono venuto infatti

a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre,

la nuora dalla suocera, e i nemici dell'uomo saranno

quelli della sua casa”.