lunedì, novembre 30, 2020

Comprendere la differenza

 




Noi non possiamo giudicare una persona perché non la conosciamo, non sappiamo il perché dell'errore, come accade con l'adultera ( chi è senza peccato scagli la prima pietra), ma è nostro compito esprimere un giudizio di valore che nel caso di Caino è: " Caino ha ammazzato il fratello compiendo un'azione terribile".
La persona che ha commesso il reato ( il peccato è sempre un errore più o meno grave) diventa pericolosa per la collettività e nel carcere può pentirsi e tornare una persona normale. Per questo la pena di morte è una violenza verso la dignità di una persona e sappiamo che non risolve il problema degli omicidi.
Amare Dio è solo un'astrazione ideologica, mentre è Amore vero quando fai qualcosa per il prossimo e non ti adiri che uno ti schiaccia l'alluce.
Eppure nei Vangeli è scritto. Chi dà un bicchiere d'acqua all'assetato lo dà a me. Non si può stare sempre affacciati alla finestra a difendere il proprio orticello e sparare con il mitra a chi si azzarda a calpestarlo.
E' il primo comandamento in simbiosi con l'amore per Dio:
"Ama il prossimo tu come te stesso".
Il non giudicare nessuno vuol dire accogliere tutti.
Senza identificare il non giudicare con la parola accogliere, ci sarebbe un equivoco perché, quanto a giudicare, dobbiamo giudicare.
Ma non possiamo giudicare la persona, la persona viene accolta, giudichiamo un atto: "un atto così è sbagliato".
Dicendo "tu hai compiuto un atto sbagliato", perché per giudicare la persona entrano infiniti fattori a noi sconosciuti.
Certo, il mondo giudica la persona perché fissa la perfezione in valori che costituiscono il tornaconto per sé, e ha interesse, quindi, a eliminare le persone che cadono sotto i segmenti di giudizio in cui fissa la perfezione.
Giudicando esclusivamente un atto, e non la matrice che l'ha determinato, crea la scissione tra essenza ed azione.
Ma siamo esseri in evoluzione, spesso contraddittoria, quindi è giusto contemplare, ed isolarne il giudizio, anche azioni determinate non in linea retta, quindi non coerenti.
D'altra parte nessuno può contenere in sé un qualsiasi valore conquistato se prima non l'ha accolto, sperimentato, compreso e poi messo in azione. Altrimenti è un valore solo acquisito per indotto e non per “esperienza” o percorso. E l'esperienza è somma dei nostri errori.
L'incontro cristiano rende immediatamente consapevole l'uomo sincero della sproporzione tra le sue forze e i termini stessi della proposta cristiana. Consapevole della eccezionalità del problema posto da un simile messaggio.
Il senso della propria originale dipendenza, che è l'aspetto più elementare della religiosità naturale, dispone perciò l'animo semplice a riconoscere che tutta l'iniziativa può essere del Mistero di Dio, e l'atteggiamento ultimo da assumere è quello umile di chi chiede di vedere, di capire e di aderire.
E' talmente fondamentale questo atteggiamento di preghiera che esso è proprio tanto ai credenti e a chi ancora non crede, tanto a Pietro che esclama:
"Credo Signore, ma aumenta la mia fede", quanto all'Innominato che grida: "Dio, se ci sei, rivelati a me.
Saper distinguere il peccato dal peccatore è difficile da far comprendere. 
Il giudizio sull’uomo è quasi sempre un azzardo. Noi leggiamo un fatto terribile e siamo pronti a decapitare l'autore .Invece, il giudizio sulle azioni siamo chiamati a compierlo.
Ora, se io dico che sono contro la manipolazione genetica, la violenza, la disonestà, eccetera eccetera posso essere frainteso, e lo sono stato, più volte, soprattutto in rete. Perché? Perché chi legge non comprende che tra il peccato (azione) e il peccatore (soggetto che compie il peccato) c’è grande differenza.
In poche parole, non mi permetterei mai di giudicare “cattiva” “quella tal persona” che compie azioni sbagliate, ma mi sento in dovere di dire apertamente che la sua azione è un’azione “malvagia”.

 


venerdì, novembre 27, 2020

Amico o nemico

 


Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni, ecc. Per revisionare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali , per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosa sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno. La prerogativa e il dovere della forma umana è farsi domande altrimenti diventa una vita di animali che mangiano, dormono, si difendono, si accoppiano, si ammalano e muoiono con la sola differenza che gli animali lo fanno per strada e l'uomo in lussuosi appartamenti. Quando l'assurdo si fa norma e specchio della realtà che ti circonda, è difficile mantenersi integri. Si fa, certo, se si pensa, se si sente, ma si avverte una profondissima e immensa solitudine. La vera libertà qui, nel mondo virtuale non esiste, perché questo contesto non ci appartiene, ci è estraneo perché  qui tutto è perituro, anche il ricordo, anche i pensieri, anche la mente (corpo, mente, intelligenza sono vestiti che indossiamo solo per un po’, poi si cambiano). Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: amico o nemico. Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare. Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso. In questi giorni molti di noi stanno analizzando il pianeta Blog. Purtroppo gli utenti sono uno , dieci, cento, mille persone. Mi potrebbe pure andare bene se le dieci, cento, mille persone rimanessero sempre e comunque genuine, sincere e disinteressate. Poi che uno si impegni o meno a “dialogare” o al contrario preferisca tergiversare dipende molto dall’età, dalle esperienze, dalla cultura, dagli interessi, dalle motivazioni che lo hanno spinto ad aprire un blog. Ma l'aspetto più brutto nel mondo dei blog è che le persone, a volta, finiscono per disprezzarsi per liti nate da banalità, oppure per pareri diversi. E gli amici corrono a schierarsi in favore dell'uno o dell'altro non per valutazione, ma quasi per un senso di appartenenza a una certa bandiera. E come bambini capricciosi e vendicativi si rompe per sempre un dialogo che era iniziato bene e termina in malo modo. 

mercoledì, novembre 25, 2020

Evasori fiscali







Non metto in dubbio la necessità, per la mediocrità di chi ha governato e di chi non si è opposto come avrebbe dovuto, di fare sacrifici per pagare un conto salato ai "consumi" altrui (leggi sprechi, furti, corruzione, clientele, arricchimenti illeciti, evasione fiscale milionaria ecc. ecc.). Se il paese in cui vivo è sull'orlo della bancarotta non è solo amor di patria o senso del dovere ma mio precipuo interesse come interesse di tutti è fare tutto il possibile perché non si arrivi al fallimento. Però, premesso che gli autori di questo fallimento dovrebbero avere la decenza di sparire e di non impartire lezioni, come invece fanno in lungo e in largo, e questo irrita leggermente chi deve pagare il conto delle loro gozzoviglie, non vedo perché chi non si trova nelle condizioni di pura sopravvivenza non dovrebbe inquietarsi pensando ai pensionati da mille euro al mese lordi ai quali viene tolta buona parte dell’indicizzazione che anche se data per intero non copre l'aumento del costo della vita. Con l'astuta indicizzazione in vigore le pensioni negli ultimi dieci anni hanno perso il 30% del loro potere d'acquisto. Ora capisco tutto, però che il conto venga fatto pagare per il 90% a chi ha le pezze in "fronte" non mi sembra né ragionevole né accettabile e nemmeno equo. Ed io che non sono tra quelli che hanno la pensione di 100euro lordi al mese mi arrabbio tanto che non lo potete minimamente immaginare. E veniamo al discorso dell'equità: ti pare un dettaglio e non come io credo la base di una convivenza civile e democratica? Non pensate che la totale mancanza di equità alla quale siamo di fronte e non da ora sia uno dei principali motivi di degenerazione della società in cui si vive? E che si dovrebbe fare secondo voi? Pensare che l'ennesima manovra per riparare il malfatto non ha alternative quanto al modo in cui viene realizzata? Continuare ad affrontare le emergenze che non smetteranno di "accadere" con spirito di collaborazione, accettando che questa profonda iniquità e questa profonda disparità di diritti che si traducono alla fine in mancanza di libertà siano le linee guida della società in cui viviamo? Che il fisco non sia in grado di trovare i grandi evasori e farli pagare non ci credo nel modo più assoluto, che i grandi imprenditori vivono praticamente in povertà è una palla talmente colossale che non ci credono neppure gli alieni. A pagare sono sempre i soliti noti. In termini assoluti il Paese europeo con evasione fiscale più alta è di gran lunga l’Italia. Nella Penisola, secondo le stime, ogni anno i mancati pagamenti dovuti al fisco ammontano a 190,9 miliardi di euro l’anno. A seguire c’è la Germania, con 125,1 miliardi, e la Francia, con 117,9 miliardi.



lunedì, novembre 23, 2020

Il sussurro della brezza


 

Pregare per avere la Prudenza è già un inizio di Sapienza. Teresa di Calcutta prima di andare ad aiutare i malandati pregava cinque ore al mattino e fuori era scuro. Il cristiano è un uomo che vive la memoria, la percezione della presenza di Cristo, in tutto quello che fa. Il cristiano è un uomo che riconosce la sua dipendenza da Cristo nell’istante, e vive l’istante come offerta a Lui perché lo trasformi. Questo è ciò che si chiama preghiera. La preghiera non è allora un’azione tra le altre, ma lo spazio, l’orizzonte totale e la dimensione ultima di ogni azione e per questo Cristo diceva: “Bisogna pregare sempre”. La preghiera è coscienza della presenza di Cristo, cioè memoria e coincide con la prospettiva stessa di ogni espressione umana, così come il senso religioso non è un aspetto della ragione, ma l'orizzonte stesso e la dimensione ultima della ragione. In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Riconoscere la presenza di Cristo è un lavoro. Esso consiste nel prendere continuamente iniziativa per riprendere il valore di questo avvenimento per la nostra esistenza. Normalmente noi, invece di riconoscere la presenza di Cristo, ci facciamo delle immagini di come dovrebbe essere, che finiscono per essere superate e distrutte. Così chi si stanca, perché non capisce come vorrebbe, se ne va. Chi invece segue, cambia, e tutto per lui si trasfigura. Alla radice del nostro errore c'è un'idea sbagliata del trascendente che ci porta a diventare fondamentalisti. Persone che vedono il cristianesimo come una verità che si impone alla ragione dall'esterno. Invece occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto. La bellezza è il fascino del vero. L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa di più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre immagini. Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare. La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.

giovedì, novembre 19, 2020

Andata e Ritorno


Dalla morte non si ritorna ma dalla “premorte” in alcuni casi sembrerebbe di sì e il percorso a ritroso verso questo mondo cambia per sempre il viaggiatore che diventa più empatico e fiducioso nel senso ultimo della vita. Questo è almeno ciò che pensa Pim van Lommel, cardiologo olandese, che ha dedicato la vita a studiare i fenomeni di Nde (Near Death Experience), esperienza di prossimità con la morte possibili specialmente negli stati di coma temporaneo o di arresto cardiaco. Nel suo libro “La coscienza oltre la vita” (Edizioni Amrita) fa una rassegna delle varie tipologie di Nde che spesso consistono in una sensazione rinfrancante di passaggio attraverso un tunnel, in direzione di una luce, altre volte sembrano permettere di osservarsi fuori da se stessi come in un sogno. Van Lommel, insieme con alcuni colleghi, ha pubblicato su questi eventi un pionieristico e controverso studio su “Lancet” nel 2001. L’interpretazione delle esperienze al confine con l’al di là ha portato il medico olandese a formulare una concezione della realtà che attraverso vari richiami alla fisica quantistica ipotizza l’esistenza di una coscienza onnipervadente al di là dello spazio e del tempo che sorregge le nostre coscienze individuali. Van Lommel non usa toni da predicatore e ammette candidamente che la sua visione del mondo è un’ipotesi suggestiva ma indimostrata. La maggioranza dei neuroscienziati, che considera invece la coscienza come un prodotto del cervello, non giudica le sue spiegazioni scientifiche e spiega le esperienze Nde come una residua attività cerebrale non misurabile con l’elettroencefalogramma. Alcuni hanno riferito di aver visto una luce alla fine di un tunnel, mentre altri dicono di aver galleggiato sul proprio corpo, guardando i medici cercare di salvare la loro vita. Ma la verità dei racconti delle persone che hanno avuto esperienze di "quasi morte" è stata sempre discussa. Gli scienziati hanno, ora, scoperto che la coscienza di una persona continua a funzionare anche dopo che il corpo ha cessato di mostrare segni di vita, il che significa che l'individuo è consapevole della propria morte. E ci sono persone che rivelano che dopo essere "quasi morti " (ovvero che il cuore ha smesso di battere per qualche minuto) sia riuscito a sentire la propria morte annunciata dai medici. Studi dimostrano: il cervello continua a funzionare per ore dopo la morte.

lunedì, novembre 16, 2020

Il volto terrificante


 

Un velo che maschera la sostanza del reale o addirittura una patologia della modernità, l’alienazione implicita nella società dello spettacolo in cui la manipolazione e la menzogna oscurano la realtà autentica dei soggetti. Ecco il nodo da cui prende le mosse l’indagine di Barbara Carnevali, storica della filosofia, ricercatrice invitata all’ "Institut d’Etudes Avancées" di Parigi, in un saggio da poco pubblicato da Il Mulino, intitolato Le apparenze sociali. Una filosofia del prestigio (pagine 222; 20 euro). Un progetto di filosofia dell’apparire sociale a partire proprio dall’analisi delle vanità, di quel mondo effimero in cui rientrano le mode, la fama, il successo, il prestigio, le buone maniere, lo snobismo, i pettegolezzi, e che non è una forma minore di realtà ma l’assetto sensibile della società dove si giocano come uno spettacolo le immagini che le persone hanno reciprocamente di se stesse. La finzione, l'ipocrisia. Mai capito perché le persone fingano a tal punto. Come fossero dei diabetici che per consolarsi si sparassero mezzo chilo di caramelle scadenti. Mi preoccupa molto molto di più l'impreparazione delle persone. A forza di portare una maschera ben accettata da una parte della 'categoria' non si rendono conto che il presente e il futuro hanno bisogno dello studio e della gavetta. Fingono di sapere e salgono i gradini: è un controsenso ma si alimentano ugualmente in questo modo. E mi preoccupano ancora di più chi non li riconoscono. Il tassello dell'apparenza, quello più problematico che deriva dalla paura della non accettazione da parte di una società che tende e propende verso la manifestazione degli eccessi, ma sono tanti quelli che non ritengono un ostacolo assorbire i modelli vigenti, che esaltano l'apparenza e si trovano benissimo nel mostrarsi, il che andrebbe anche bene se non ci fosse il totale rifiuto e la messa al banco di chi non ha la predisposizione a farlo e se ci fosse una maggiore apertura mentale. Alla voce apparenza nel libretto delle istruzioni dovrebbe essere riservata una sezione dedicata, all'accettazione, alla libertà e al rispetto del modo di essere di ciascuno e forse le paure avrebbero meno presa su chi si sente diverso e si piega all'omologazione perché è fragile e vive il peso de giudizio. Il fatto che l'uomo percepisce che l'apparenza conta più della sostanza porta a una caduta della cultura, dei valori e dell'etica. La conseguenza è la fine del desiderio in senso esistenziale. Per te donna con gli attributi ben fatti ti chiedono di allungarti sopra un'automobile, oppure di fare l'ombrellina. Questa è la maschera e il ruolo che la società ( il Potere) ti dà, e se la togli appare un volto terrificante.


venerdì, novembre 13, 2020

La morte dei Valori


Che cosa è Bene e che cosa è Male? Boh. Cinquant'anni fa, tutti sapevano distinguere il Bene dal Male. Dio, Patria e Famiglia erano il Bene; Satana, l'Anarchia e l'Adulterio erano il Male. Poi c'è stata l'atomica della rivoluzione culturale che ha fatto esplodere la nostra cultura polverizzando i valori. Chi dice che non ci sono più valori sbaglia di grosso. I valori ci sono ancora, solo che ce ne sono a miliardi perché ogni individuo ha i suoi. La frammentazione dei valori è il vero problema, non la loro assenza. Di tutte le sfighe che contribuiscono al fallimento di un genitore, la frammentazione dei valori è quella più tremenda. Potremo mai "ricompattare" la nostra cultura attorno a un nucleo forte di valori condivisi? Secondo me, no. Siamo dunque condannati a fallire come genitori, come coniugi, come insegnanti, come predicatori.






 

mercoledì, novembre 11, 2020

Quid est veritas




                                                            

Quid est veritas? 
L'inevasa domanda di Ponzio Pilato zavorra la coscienza di tutti gli uomini, se ne accorgano o meno. 

Domandava sant'Agostino. Che cosa più potentemente l'animo desidera della verità? Anche se non ha aspettato la risposta, Pilato ha espresso il nesso inesorabile che l'uomo avverte con la sua vita. 
Non appena pensa la parola mistero ,l'uomo si trova davanti a qualcosa che non ha volto. Il Mistero, per cui il cuore dell'uomo è fatto, rimane anonimo. In qualunque sforzo di coscienza il Mistero resta anonimo. 
E se il Mistero è anonimo, la vita è anomala, senza leggi. Ma ancora sant'Agostino affermava: "Che cos'è la verità?  
Un uomo che è tra noi. Il Mistero non è più anonimo: ha il nome di Gesù Cristo il Mistero diventato uomo, nato dalla carne di Maria Gli elementi principali dello sviluppo cristologico sono preformati con particolare vigore nel Prologo di Giovanni: «Il Verbo (Logos) si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). 
Qui si vede l’unità di soggetto, il Figlio eterno di Dio identificato col Logos, ma si colgono anche le due nature di Gesù Cristo, quella divina («il Logos era Dio»: Gv 1,1) e quella umana (la “carne” come parte dell’umanità sotto l’aspetto della debolezza, sottoposta poi alla morte in croce). Il dogma cristologico della Chiesa antica trova il suo apice nel Concilio di Calcedonia del 451 d.C.: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, con anima razionale e corpo; le due nature non sono né separate tra di loro (contro Nestorio) né mescolate (contro i monofisiti), ma unite tra di loro nell’unica persona dell’unigenito Figlio di Dio e Logos. 
Tutte tematiche su cui ho riflettuto molto. 
Ovviamente non è importante arrivare a un'affermazione conclusiva. Interessante è l'indagine e continuare a formulare ipotesi. 
Forse la verità non esiste. 
E' solo un'elaborazione mentale soggettiva con tendenza di incanalarla nel proprio percorso preferito.


giovedì, novembre 05, 2020

Il Male dentro





Nel 2010, papa Benedetto XVI rilasciò una testimonianza significativa. In essa individuava un contenuto decisivo del messaggio di Fatima nella “passione della Chiesa a causa del peccato terrificante nella Chiesa”. Queste le sue parole: « Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia.
Il perdono non sostituisce la giustizia » Frère Michel de la Sainte Trinité, autore dell’imponente trilogia “Tutta la verità su Fatima”, alla luce della ricchissima documentazione raccolta, ha proposto una ricostruzione del Segreto:« Mentre in Portogallo il dogma della fede sarà sempre conservato, in molte nazioni, quasi nell’intero mondo, la fede si perderà. I pastori della Chiesa difetteranno gravemente nei doveri del loro ministero.
Per colpa loro, le anime consacrate e infedeli si lasceranno sedurre in gran numero da perniciosi errori diffusi dovunque. Questo sarà il tempo della battaglia decisiva tra la Vergine e il diavolo. Un’ondata di disorientamento diabolico dilagherà nel mondo.
Satana si introdurrà fino al più alto vertice della Chiesa; accecherà le menti e indurrà il cuore dei Pastori; poiché Dio li abbandonerà a se stessi come castigo per il loro rifiuto di obbedire alle richieste del Cuore Immacolato di Maria.
Questa sarà la grande apostasia predetta per gli ultimi tempi; il “falso Agnello” e il “falso Profeta” tradiranno la Chiesa a vantaggio della “bestia”, secondo la profezia dell’Apocalisse ».