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domenica, dicembre 12, 2021

Sharon

 


                      Daniele dice:

La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021, escluso novembre con un post in più nel giorno del 24 del mese, dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.

                                            Femminicidio


Violentata e ammazzata di botte dal compagno della madre. Aveva solo 18 mesi la piccola Sharon, ma Gabriel Robert Marincat, operaio romeno di 25 anni, fidanzato di Silvia Barni, 24 anni, non ha avuto nessuna pietà. Silvia, barista in un locale di Cabiate, piccola cittadina comense, è uscita per andare al lavoro affidando Sharon, avuta da una precedente relazione, al suo nuovo compagno. I tre convivono sotto lo stesso tetto da qualche mese ma è la prima volta che Robert e Sharon restano da soli in casa. Durante la breve assenza, Silvia chiama il compagno per sincerarsi che la bimba stia bene. Lui la rassicura mostrandole le foto della piccina che, all'apparenza, sembra stia dormendo. Ma qualcosa non convince la giovane mamma, che chiede a sua madre di andare ad accertarsi delle condizioni della piccina. Marincat manda un'altra foto della bimba, in cui è sporca di vomito e si vedono lividi sul volto. Marincat parla di un «incidente domestico», la bambina sarebbe rimasta schiacciata dal peso di una stufetta elettrica che le sarebbe rovinata addosso. Trasportata in elisoccorso all'ospedale di Bergamo per un gravissimo trauma cranico, i medici non riescono a salvarle la vita: Sharon muore nel giro di poche ore. Ma la verità, raccapricciante, svelata dall'autopsia, è un'altra. Sharon è stata violentata e poi picchiata fino alla morte, come ha confessato il suo assassino: «Sì, ho abusato di lei e poi l'ho picchiata fino a ucciderla». Due ore di percosse e agonia oltre ogni immaginazione. A due settimane dalla tragedia, l'assassino è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale ai danni di una bambina. Il legale di Marincat ha annunciato che chiederà una perizia psichiatrica sul suo assistito tossicodipendente. Ma perché l'ha uccisa? La procura sosterrà che il movente è la violenza sessuale. Ma una bambina di un anno e mezzo, pur volendo, non avrebbe potuto parlare».


Crediti

Testi e ricerche Laura Zangarini

Sviluppo grafico Grafici Corriere Online



La Corte d'Assise di Como ha condannato all'ergastolo Gabriel Robert Marincat, romeno di 26 anni, per l'omicidio della piccola Sharon Barni, di soli 18 mesi, figlia della compagna, uccisa a botte e seviziata l'11 gennaio scorso a Cabiate (Como), nell'appartamento della donna. La corte ha condannato l'imputato a risarcire il danno, fissando una provvisionale di 200 mila euro a favore della mamma della bambina e di 50 mila euro al padre. La pm Antonia Pavan nella sua requisitoria aveva chiesto l'ergastolo.


da Republica it


La serie di storie sul femminicidio, ideata da Daniele Verzetti e che ha visto la partecipazione di altri utenti, per me finisce con il racconto di questo episodio di straordinaria violenza.

Ringrazio Daniele Verzetti che mi ha permesso di vedere da vicino e con il cuore frantumato una realtà orrenda, trascurata dalle Istituzioni e dimenticata dai politici impegnati in qualche colossale pasticcio relativo all'elezione del Presidente della Repubblica


mercoledì, novembre 24, 2021

Lucrezia





 

                                               Daniele dice:


La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021, escluso novembre con un post in più nel giorno del 24 del mese, dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.


                                                Femminicidio



Lucrezia partecipava ad attività di volontariato, dal gruppo comunale della Protezione Civile alle attività in parrocchia. La sua famiglia, molto benvoluta in paese, era molto attiva nella vita di comunità. Così, quando si è diffusa la notizia della sua scomparsa, in molti si sono dati da fare sui social per diffondere elementi utili al suo ritrovamento. Lucrezia era però già morta. A ucciderla è stato il fratello Giovanni Francesco, 22 anni, diplomato all'istituto tecnico industriale e con esperienze all'estero. Voleva, così ha riferito agli investigatori, «"liberare" i genitori dal peso delle richieste di somme di denaro avanzate da Lucrezia per ristrutturare una abitazione in cui sarebbe dovuta andare a vivere con il fidanzato». Approfittando quindi dell'assenza dei genitori, il giovane, dopo essersi appostato tra la camera di Lucrezia e il bagno, le ha sferrato tre fendenti con un coltello da caccia che l'hanno uccisa sul colpo. In seguito l'assassino ha avvolto il corpo della sorella in un lenzuolo bianco e in teli di plastica e, dopo aver trascinato il cadavere per le scale dei tre piani della villetta sino al garage, l'ha caricato sul sedile posteriore della sua Fiat Panda per poi nasconderlo sotto due vecchi materassi nella zona di campagna dove è stato ritrovato. I rilievi effettuati dalla sezione investigazioni scientifiche mediante il luminol all'interno dell'abitazione familiare e sull'auto hanno confermato tutto. Sotto un mobile del garage è stato trovato il coltello da caccia. Giovanni Francesco è accusato di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.




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Testi e ricerche Laura Zangarini

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giovedì, novembre 11, 2021

Elena


 



                                      Daniele scrive: 

 



La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.



                                        Femminicidio




La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.


Elena, mamma di una ragazza di 17, operaia all'Iveco in città, è stata uccisa a martellate dall'ex compagno Ezio Galesi, 59 anni, che ha confessato il femminicidio. I due si sono incrociati in un negozio nel tardo pomeriggio. Dopodiché Galesi ha aspettato Elena fuori casa, le ha bloccato ogni via di fuga parcheggiando la sua auto dietro a quella dell'ex compagna. Ha infranto il finestrino, trascinato a forza Elena fuori dalla macchina e poi l'ha colpita, stando agli esiti dell'autopsia, con almeno 16 martellate che le hanno sfondato la teca cranica. Uno dei testimoni del delitto è stato tra i primi a intervenire: «Elena era a terra, Galesi era davanti a lei, fermo, la guardava. Mi ha detto: ho fatto quello che dovevo fare». Elena aveva lasciato Galesi un anno fa e aveva trovato un nuovo compagno. Ma l'ex, già separato e con due figli adulti, la stalkerizzava da mesi. «Mi sentivo preso in giro da lei», ha detto subito dopo l'arresto, facendo riferimento a un credito di mille euro che a suo dire Elena gli doveva per alcuni lavori di giardinaggio da lui effettuati. Il conto, in parte, era già stato saldato, ma Galesi voleva l'intera somma e per sollecitare la ex aveva usato le maniere forti. Prima la scritta sul muro vicino a casa, «Goditela mille euro», e poi «a gennaio le ho bucato le gomme dell'auto». Elena non aveva però mai denunciato Galesi. Pochi minuti dopo la tragedia, sono arrivati in strada anche l'ex marito di Elena e la figlia 17enne. Hanno visto tutto. «Elena era a terra, lui era lì accanto, fermo immobile, fumava una sigaretta. Ho capito che era successo qualcosa di grave, ho pensato solo a portare via mia figlia» ha raccontato l'ex marito di Elena. I colleghi di lavoro all'Iveco di Brescia hanno avviato una raccolta fondi per aiutare la giovane rimasta orfana della madre.


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Testi e ricerche Laura Zangarini

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domenica, ottobre 10, 2021

Rita

 



                                              Daniele scrive: 



La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.

                                       

                                               Femminicidio


A uccidere Rita -31 anni- (10/09/2021) sono stati tre colpi di pistola, uno alla schiena e due al volto, sparati da suo marito, Pierangelo Pellizzari, 61 anni, disoccupato, separato con due figli ormai grandi. Lei lo aveva lasciato, era ospite a casa di un'amica, non era disposta a tollerare oltre il controllo ossessivo del coniuge, che peraltro lei manteneva. Pellizzari non sopportava l'idea che lei lo avesse lasciato per cominciare una nuova vita. In cui lui non era contemplato e di cui non avrebbe fatto parte. Così ha deciso di ammazzarla. Le ha teso un agguato alle 7 di mattina nel parcheggio della «Meneghello funghi» l'azienda che si occupa di coltivazione e confezionamento champignon presso cui Rita era impiegata da quattro anni. Quando l'ha vista scendere dall'auto con cui le colleghe da qualche giorno la accompagnavano al lavoro, è sceso dalla sua jeep e le è andato in contro con la semiautomatica spianata e, senza dire una parola, ha premuto il grilletto. Poi le ha rubato il portafoglio e, senza fretta, è risalito a bordo della vettura e si è dato alla fuga facendo perdere le sue tracce. È rimasto nascosto per una trentina di ore prima che i carabinieri lo scovassero in un pollaio. Rita era cresciuta a Benin City, in Nigeria, dove aveva avuto tre figli da una precedente relazione, ai quali mandava i risparmi che riusciva faticosamente a mettere da parte: sognava di poterli portare un giorno in Italia. Nel nostro Paese era dal 2017, l'anno dopo aveva sposato l'uomo che sarebbe diventato il suo carnefice. Pellizzari aveva già usato violenza contro un'ex convivente romena, incassando nel 2018 una condanna per minacce aggravate e lesioni. Ora per lui l'accusa è di omicidio aggravato, porto abusivo di arma e minaccia aggravata. A cui si aggiunge anche il reato di rapina per aver sottratto il portafoglio dopo aver lasciato a terra, nel sangue, il corpo senza vita della moglie.



Testi e ricerche Laura Zangarini

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giovedì, settembre 09, 2021

Chiara

 



                                            Daniele dice:


La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.



                                             Femminicidio




Chiara Ugolini aveva 27 anni , era laureata in Scienze politiche , giocava a pallavolo e lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento. Lo scorso anno era andata a vivere con Daniel Bongiovanni , il suo fidanzato , in un appartamento a Bardolino, a due passi dalle sponde veronesi del lago di Garda. «Erano due anime gemelle e progettavano di sposarsi alle Maldive, in un giorno non troppo lontano», racconta Alice Arduini, una delle migliori amiche della ragazza. Invece domenica sera tutti quei sogni sono spariti per sempre . A uccidere Chiara è stato il vicino del piano di sotto, Emanuele Impellizzeri, 38 anni, originario di Catania e uscito di galera tre mesi fa, dopo aver scontato una condanna per due rapine commesse il 28 luglio del 2006 a Mantova e a Montichiari.
Da allora, era «in prova»: poteva uscire per andare in officina, dove lavorava come carrozziere, ma doveva trascorrere le notti chiuso in casa, assieme alla moglie e alla figlioletta. Su Facebook postava foto del Duce e di lui a torso nudo, intento a sfoggiare il fisico palestrato. L’ha ammazzata tra le 16 e le 19 di domenica, quando lei è rincasata dopo la mattinata nella boutique in centro a Garda, che è di proprietà del padre di Daniel. Chiara doveva riprendere a lavorare intorno alle 17 ma, non vedendola, il titolare ha avvisato il figlio, che è corso a controllare. «Quando sono entrato saranno state le 19 e la porta era chiusa — ha raccontato il compagno della vittima ai carabinieri — sembrava tutto in ordine: in salotto Chiara non c’era, e allora sono andato in cucina. È lì che l’ho vista, a terra».
Era già morta. Quando sono arrivati i soccorsi, Chiara indossava la biancheria intima e questo fa pensare che sia stata aggredita mentre si cambiava per andare al lavoro. I carabinieri di Verona non hanno impiegato molto a scoprire che il pregiudicato del piano di sotto non era in casa e che dal garage era sparita la sua potente Yamaha R6. Intorno alle 20, Impellizzeri ha fatto tappa in un centro commerciale ad Affi, dove ha prelevato 200 euro. Poi, sempre in sella alla motocicletta, si è diretto verso il Sud Italia, dove probabilmente pensava di nascondersi. La caccia all’uomo è finita a notte fonda: la polizia stradale di Firenze l’ha bloccato vicino al casello di Impruneta, lungo la A1. Era agitato, aveva gli abiti sporchi di sangue e dei graffi sul volto. «Stavo cercando di sparire» ha subito ammesso. Portato in caserma ha confessato il delitto. «L’ho vista sul terrazzo e ho perso la testa: non so cosa mi sia scattato, perché sono andato lì... Non ho resistito...» avrebbe raccontato agli inquirenti.
Il carrozziere ha spiegato di essere uscito da una finestra che si affaccia sulla rampa delle scale e di essersi arrampicato da lì sul terrazzo della vittima. «La vetrata che dà sulla cucina era aperta, ma lei mi ha visto e io ho avuto paura...». Forse Chiara ha urlato e Impellizzeri, a quel punto, ha perso il controllo e l’ha uccisa. «Mi ha graffiato, io l’ho soltanto spinta ed è caduta a terra», ha dichiarato. Impellizzeri è stato in effetti trovato con graffi al volto e al collo, segno che con la ragazza avrebbe ingaggiato una vera colluttazione. In seguito, è emerso che Chiara aveva uno straccio imbevuto di candeggina (o un’altra sostanzia corrosiva) in bocca. Ciò renderebbe meno solida l’ipotesi di una spinta.
Il corpo non presentava ferite evidenti e questo fa pensare che la commessa sia morta per una emorragia interna: i carabinieri non escludono che l’abbia colpita con qualcosa, e sono in corso verifiche su un oggetto da cucina rinvenuto a poca distanza dal cadavere. Che cosa volesse fare alla ragazza, il trentottenne non l’ha detto ma tra gli inquirenti si fa largo l’ipotesi che volesse violentarla.
Di sicuro non c’è riuscito, proprio perché Chiara l’ha scoperto mentre entrava in casa e ha tentato di ribellarsi. Emanuele Impellizzeri ora è in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. «È un periodo che non sto bene — ha detto — e adesso ho rovinato la mia famiglia. Lo so che queste parole non valgono niente, ma giuro che mi dispiace». Intanto, Daniel lotta con il ricordo della fidanzata senza vita: «Ho perso tutto».


di Annamaria Schiano del Corsera (07/09/2021)


domenica, agosto 08, 2021

Neha Paswan

 



                                         Daniele scrive: 


La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.




                                          Femminicidio



Neha Paswan amava vestirsi in modo moderno e il padre aveva fatto di tutto per farla studiare. L’hanno trovata che penzolava da un ponte nel distretto di Deoria, una delle regioni meno sviluppate dell’Uttar Pradesh.
Neha Paswan sognava di diventare una poliziotta. Il padre, Amarnath Paswansi, era spezzato la schiena nei cantieri edili a Ludhiana, una cittadina del Punjab, per mandarla a scuola e farle avere un futuro. Invece è stata ammazzata per un paio di jeans. Accade ancora questo alle ragazze in India che non possono sentirsi al sicuro neanche all’interno delle loro case.
A Neha piaceva vestirsi in modo moderno, ci racconta oggi la Bbc, così spesso indossava un paio di jeans e un top, un abbigliamento inusuale nel villaggio di Savreji Kharg, dove viveva, nel distretto di Deoria, una delle regioni meno sviluppate dell’Uttar Pradesh. La scorsa settimana la giovane aveva osservato un giorno di digiuno religioso e si era messa a pregare in jeans quando è stata ripresa dai nonni paterni . Lei si è ribellata, ha replicato che non si sarebbe cambiata e la discussione è degenerata. I suoi parenti l’hanno picchiata con dei bastoni fino a renderla incosciente. La madre Shakuntala Devi Paswan ha raccontato alla Bbc che i suoi suoceri hanno chiamato un taxi e hanno assicurato che l’avrebbero portata in ospedale. «Ma non mi hanno permesso di accompagnarli — ha detto la donna — così ho chiesto ai miei parenti di cercare Neha in corsia ma non l’hanno trovata».
Il ritrovamento del corpo
Neha non è mai arrivata in ospedale, il suo corpo è stato trovato appeso sul ponte che passa sopra il fiume Gandak. Il video della folla intorno al cadavere è agghiacciante. La polizia ha arrestato quattro persone: i nonni, uno zio e l’autista dell’auto. Ma altri parenti potrebbero essere coinvolti nell’omicidio.
La madre della ragazza ha raccontato agli agenti che i suoceri stavano facendo pressioni su Neha affinché lasciasse i suoi studi in una scuola locale e spesso la rimproverava per aver indossato qualcosa di diverso dai tradizionali abiti indiani.
Le ragazze e le donne in India vivono in costante stato di pericolo: rischiano di essere abortite a causa della preferenza per i figli maschi e vivono in luoghi dove la vita è scandita da rigide regole patriarcali. Ogni gesto di ribellione deve essere punito. La violenza domestica è dilagante in India e in media 20 donne vengono uccise ogni giorno per aver portato doti insufficienti.
Per questo il caso di Neha è solo una goccia nel mare. Lo scorso mese è diventato virale un video che mostrava una giovane di 20 anni, a Alirajpur nello Stato di Madhya Pradesh, picchiata dal padre e dei tre fratelli perché era scappata dal marito maltrattante. Qualche giorno prima nel vicino distretto di Dahr due ragazzine sono state prese a calci e pugni per aver parlato al telefono con un cugino. 

Monica Ricci Sargentini.


mercoledì, luglio 07, 2021

Figlio uccide la madre

 


                                           Daniele scrive: 



La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.




                                             Femminicidio



Generalmente il femminicidio è la tragica conclusione di una storia d'amore che finisce. Quando capita alla donna di chiudere un rapporto che ha perso ogni significato, a volte, avviene che l'uomo si senta offeso nel suo orgoglio e per  vendicarsi della sua sofferenza uccide la donna. Ma abbiamo visto che anche i genitori possono arrivare al femminicidio di una figlia e un figlio fuori di testa uccida la madre.
Ultimamente è successo a una parrucchiera che è stata uccisa a coltellate nella sua villetta di San Benigno Canavese (Torino). Il figlio, Renato, 44 anni, ha confessato il delitto. È stato lui a usare un coltello per ammazzare la madre, che giustamente non voleva dargli denaro che lui usava per acquistare la droga.  A dare l'allarme è stata la sorella della parrucchiera: ha telefonato a casa, e il nipote le ha risposto: «La mamma non c'è, è in cortile, richiama più tardi». La donna, insospettita, ha allertato i carabinieri che si sono recati sul posto. La donna è stata colpita al torace, in cucina, con un grosso coltello trovato non lontano dal suo corpo senza vita. 

domenica, giugno 06, 2021

Duplice femminicidio

 



Daniele scrive: 




La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.


                           Cronaca di un femmincidio 




Lorenza Addolorata Carano e Carolina Bruno


Sgozzata dal genero - Massafra - TA  - Morta: 15/03/2021

Lorenza è stata uccisa da suo genero Antonio Granata, potatore, per motivi economici. Granata ha poi ucciso anche sua moglie Carolina Bruno, figlia di Lorenza, nella cui casa i due coniugi vivevano dopo aver perso all'asta, un anno fa, il loro appartamento. La prima a essere uccisa è stata proprio Lorenza: il suo corpo è stato trovato sul pavimento della cucina, di fianco alla porta d'ingresso. A ucciderla un fendente, probabilmente sferrato con un paio di forbici o di cesoie, gli attrezzi da lavoro di Granata, che ha aperto una vasta e profonda ferita alla gola. L'anziana è crollata sul pavimento in un lago di sangue. In quei terribili istanti, Carolina ha probabilmente tentato di nascondersi nello sgabuzzino provando a chiudere a chiave la porta. Senza riuscirci. L'omicida l'ha raggiunta e le ha assestato un colpo letale, simile a quello che ha ucciso la suocera. A quel punto il killer ha chiamato i carabinieri. Ai militari ha raccontato tutto: un colloquio drammatico, concluso con l'annuncio che si sarebbe suicidato. Al loro arrivo, però, di Carano non c'era traccia. Sono scattate le ricerche. Il giorno dopo, il suo corpo, seminudo e con gli abiti bagnati, il corpo del killer è stato trovato in un agrumeto poco distante dall'abitazione teatro del massacro.


Corsera

24 ORE

a cura di Laura Zangarini



mercoledì, maggio 05, 2021

Storia di una tredicenne

 


Daniele scrive: 


La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.




                           Cronaca di una violenza sessuale



La prima volta che gli inquirenti la sentirono come testimone aveva 13 anni. L’altro giorno, a 22 anni, era di nuovo lì, davanti alla Corte, a raccontare come andò quand’era ragazzina. Lei è la vittima, il reato è violenza sessuale e lo sfondo è Genova.
Per nove anni - nove - le complicazioni del processo sono cresciute assieme a lei in una specie di gioco dell’oca dove un passo avanti non è mai stato definitivo. Ne sono sempre seguiti due indietro, poi uno stop, poi un passaggio dal via, e ancora avanti temendo di retrocedere. E di tanto in tanto il sistema Giustizia ha preteso che lei si presentasse in aula a testimoniare. Anche se lo aveva già fatto altre volte, anche se agli atti c’era una prova audio che lei stessa aveva registrato per incastrare l’autore degli abusi. Niente è sembrato bastare nemmeno nell’ultima tappa della sua storia processuale: l’hanno richiamata di nuovo in aula. E lei, con la pazienza di Giobbe, ha spiegato una volta ancora dettagli che vorrebbe soltanto dimenticare.
Nel 2012, quando a scuola e a casa si accorsero che non era più la stessa, il danno era ormai fatto; il papà di una sua compagna di scuola, si scoprì, aveva a lungo abusato di lei e quella ragazzetta di 13 anni riuscì a registrare un audio nel quale lui, in sostanza, ammetteva gli abusi. In primo grado l’uomo fu condannato per una parte dei reati e assolto per un’altra, così il pubblico ministero fece ricorso per ottenere la condanna piena e ci riuscì. Ma a quel punto fu la difesa a fare ricorso in Cassazione: «C’è un difetto di motivazione», dissero gli avvocati di lui. La Cassazione decise che stavolta avevano ragione loro, il processo tornò in aula e lei fu chiamata di nuovo a testimoniare. Finì che lo condannarono anche stavolta «ma il giudice ha fatto domande suggestive», lamentarono fra le altre cose i legali dell’uomo. Altro ricorso in Cassazione che confermò: domande suggestive. Tutto annullato e ritorno in Corte d’appello.
Solo che, appunto, fra un passo avanti e uno indietro lei è diventata pellegrina delle aule di Giustizia e a 22 anni ha ricevuto un’altra convocazione: presentarsi in aula, prego. Ed eccola lì, di nuovo, a raccontare tutto daccapo. L’hanno condannato (è la terza volta) ma siamo ancora in appello ed è scontato un nuovo ricorso in Cassazione. Quindi nulla è detto, salvo una cosa: lei non ne può più.



Storia letta sul Corsera
Giusi Fasano | 02 maggio 2021

domenica, aprile 04, 2021

Cronaca (E.I.T.R.D.)

 



Daniele scrive: 




La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.



Brugherio (Monza Brianza) - Un uomo di 46 anni di Brugherio, in Brianza, è stato arrestato dai carabinieri di Monza dopo aver sequestrato e violentato ripetutamente una donna conosciuta da appena un mese.
Tutto ha inizio con una chiamata al 118: la donna, 51 anni, lamenta un'intossicazione per una cospicua assunzione di farmaci e calmanti. I militari indagano e la donna, visitata al Pronto soccorso dell'ospedale San Gerardo di Monza, racconta i continui abusi: farmaci narcotizzanti, violenze e videoriprese di rapporti sessuali consumati con un uomo appena conosciuto. Lunedì scorso i carabinieri hanno bussato alla porta del 46enne e hanno trovato una situazione drammatica: la donna completamente stordita dai farmaci, impossibilitata a muoversi, che poco prima aveva subito una violenza sessuale. Gli uomini dell'Arma hanno arrestato l'uomo per sequestro di persona, violenza sessuale e revenge porn, portando la donna alla Mangiagalli di Milano. Le indagini lampo, attivato il codice rosso con la Procura della Repubblica di Monza, hanno appurato che la donna era tornata nell'appartamento dell'uomo proprio per chiedergli di impedire la diffusione di un filmato che la ritraeva dal contenuto esplicitamente sessuale e una volta dentro casa è rimasta nuovamente vittima del 46enne che ha approfittato di lei dopo averla narcotizzata. Nella casa è stato sequestrato materiale informatico su cui sono in corso approfondimenti investigativi, corde, manette e collari a uso erotico. All'uomo, già in carcere, è stata anche notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere per maltrattamenti e violenza sessuale in seguito alla denuncia presentata dalla ex moglie anche lei vittima di violenze psicologiche, fisiche e di revenge porn con diffusione di materiale sessuale che la ritraeva.


mercoledì, marzo 03, 2021

EITRD




Daniele scrive: 


La mia idea parte proprio dalla considerazione che spesso tutti facciamo e cioè che di un tema non se ne deve parlare solo il giorno a lui dedicato. Allora ho pensato che per il femminicidio  o la violenza psicologica o cmq ogni forma di violenza ed abuso sulle donne, potremmo fare con altri blogger  ossia altri di voi che mi seguono :-))) e che spero aderiranno alla proposta, un giorno al mese per tutto il 2021 dove ciascuno dei blogger partecipanti, pubblicherà un post su questo tema.

EITRD

E' la storia di una violenza a una donna, una maestra che si chiamava Italia Donati. 

Arrivata in un paesino del meridione, iniziò a insegnare e affittò una stanza nella casa del sindaco, non essendoci molta scelta. Il problema nacque dal fatto che lei era molto bella ed il sindaco, benché sposato, noto come “sciupafemmine”.

Inutile dire che a quei tempi un’insegnante doveva essere al di sopra di ogni sospetto, dare il buon esempio, ed essere di comprovata moralità. Insomma, passare per amante di un uomo sposato, cosa terribile, diventava una tragedia. Per evitare le continue maldicenze e la fuga degli alunni, si sottopose a visita ginecologica che la confermò vergine. Già questa era, a quei tempi, un’esperienza traumatica. Chiese ed ottenne il trasferimento in un altro paese ma non le fu permesso neppure l’accesso con la scusante che non volevano i rifiuti dell’altro paese. Obbligata quindi a ritornare nel primo, angariata ulteriormente dalle tue amate “chiacchiere”, si tolse la vita.