venerdì, agosto 28, 2020

Io non piango






Il pianto diminuisce crescendo in età. I bambini piangono e piangono e piangono: beati loro. Non tutti i bambini però piangono e purtroppo sono quei bambini che in un certo qual modo sono cresciuti come adulti in miniatura o per vicissitudini personali/ambientali o a causa di genitori che li hanno troppo responsabilizzati e così trattengono il pianto e con lui tutte quelle emozioni che lo coinvolgono, sì, perché col pianto si sprigionano un'infinità di emozioni. Ci sono un'infinità di pianti. C'è il pianto disperato a causa di un malessere fisico, psicologico o morale, c'è il pianto stizzoso del capriccio, c'è il pianto sommesso di colui che teme di non essere accettato o amato, c'è il pianto di chi ha quella paura che sfocia in angoscia, c'è il pianto di chi è consapevole di aver perso una persona cara, c'è il pianto senza lacrime di chi non ha più lacrime da versare. 

Quante tipologie di pianto.
Meccanismo fisiologico del pianto:
E' una conseguenza diretta dell'aumentata produzione di adrenalina che accompagna i forti stress e che determina anche aumento della frequenza e forza di contrazione cardiaca, sudorazione, midriasi (allargamento della pupilla), aumento della frequenza respiratoria.
Nel caso mio sono certo che non aumenta l'adrenalina.
Io non blocco il processo fisiologico perché non si sviluppa. 
Non so niente degli altri che piangono e non conosco i 
motivi per cui lo fanno. Poi non tutti affrontano le situazioni 
nello stesso modo, cioè piangendo, ci sono anche coloro 
che di piangere proprio non sono capaci, ma potrebbero
provare un dolore interno che gli altri non hanno
perché lo scaricano con le lacrime.
Io sono fatto così. Non piango.
Come padre e marito ho affrontato situazioni molto difficili. 
Mia moglie e i miei figli non mi hanno visto 
piangere su fatti gravi che accadevano ma si sono
appoggiati alla mia spalla. 
Nel frattempo io sono cresciuto 
tanto e i miei figli vedono in me una 
persona forte che sa ascoltare, perdonare, abbracciare.

lunedì, agosto 24, 2020

Una vita bruciata












Le responsabilità della famiglia sono evidenti, ma il degrado è colpa del capitalismo. Leggi P.P.P.

Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

giovedì, agosto 20, 2020

Roma di notte







Due anni vissuti a Roma

Nel quartiere, allegro, caciarone, misto, c'era un po' di tutto, dalla vecchia contessa esile come una canna di bambù alla molto decorosa insegnante di scuola elementare, dal ladro di biciclette al venditore ambulante e al sussiegoso funzionario delle imposte. I grandi sì, così distanti e un po' misteriosi per me. Pensandoci dopo come tutto era "falso", false le persone, falso il posto. Eppure come tutto era vero, i ruoli erano più veri della verità delle persone .E poi tanti ragazzini e ragazzine scatenati con le gambe arrossate dal freddo in inverno e ginocchia perennemente sbucciate. La Garbatella, rivalutatissima oggi (tipo i Navigli a Milano) è un centro vitale di vita e spettacoli, le sue casette ad alveare, con i cortili collettivi alberati (da una vecchia idea di city garden inglese), e la fascinosa aria da "barocchetto romano", rendono oggi Garbatella un quartiere ambito con prezzi al metro quadro da capogiro. Tempo fa ogni sabato andavo a Roma per il fine settimana. Da Villa Borghese ancora frequentata dalle ultime donne allegre cominciavo a salire incontrando i ragazzi che scendevano per andare a scuola e mi mettevano molta allegria. Salendo si trova la Casina Valadier e poi il Pincio. Si scende verso la Scalinata di Trinità dei Monti, Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Via Margutta. In primavera, con il sole, è un incanto. Seguitando a camminare si incontrano i luoghi più belli di Roma.




martedì, agosto 18, 2020

Chiacchiere e numeri






Non voglio dire che altri Papi siano stati cattivi amministratori, ma è vero che ci sono state irregolarità durante alcuni pontificati, che, lungi dal generare ricchezza, hanno indebitato il Vaticano. Per questa ragione papa Francesco ha avviato una nuova politica di amministrazione per alleviare il deficit. L’austero stile di vita di papa Francesco non è semplice retorica; ha permeato il portafoglio del Vaticano e il modo di gestire le finanze di mese in mese. Per lui la gestione delle finanze è un pilastro della sua missione per aiutare i poveri e i disagiati. Papa Francesco ha detto che vuole una amministrazione del Vaticano più agile, più efficiente e più autosufficiente. Questo potrà rendere disponibili più risorse per le sue opere di carità. “Il messaggio del Papa è stato chiarissimo: Facciamo soldi perché vadano ai poveri” ricorda José Zahara, membro del COSEA, una commissione pontificia incaricata della riorganizzazione economica del Vaticano. Papa Francesco è considerato dalla rivista Fortune un manager di primo piano. Nel 2013, sotto di lui, il Vaticano ha avuto un piccolo attivo di 11,5 milioni di dollari, dimostrando che, sebbene si creda che il Vaticano sia una potenza economica a livello mondiale, se fosse un’azienda non farebbe mai parte della lista Fortune 500.Nonostante la prudenza della sua amministrazione, nel 2013 la Santa Sede ha registrato entrate per 315 milioni di dollari, e uscite per 348 milioni di dollari, con un deficit di 33 milioni, per cui l’attivo serve a riempire un po’ di buchi, e nessuno sta nuotando nell’oro.

sabato, agosto 15, 2020

Maria







Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. 


Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.  Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.


Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

«Ora si è compiuta

la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio

e la potenza del suo Cristo,

poiché è stato precipitato

l'accusatore dei nostri fratelli,

colui che li accusava davanti al nostro Dio

giorno e notte.

Ma essi lo hanno vinto

per mezzo del sangue dell'Agnello

e grazie alla testimonianza del loro martirio;

poiché hanno disprezzato la vita

fino a morire.

Esultate, dunque, o cieli,

e voi che abitate in essi.

Ma guai a voi, terra e mare,

perché il diavolo è precipitato sopra di voi

pieno di grande furore,

sapendo che gli resta poco tempo».

Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

E si fermò sulla spiaggia del mare.

giovedì, agosto 13, 2020

Pensieri sull'amore




La donna in particolare ama le piccole attenzioni. Sono piccole cose che unite assieme fanno qualcosa di grande, come le gocce fanno un oceano. In particolare è importante la premura, che può concretizzarsi in una telefonata anche veloce, ma per far sentire la propria presenza, oppure nella faccenda domestica fatta al suo posto. Eppure tanti mariti e fidanzati faticano a ricordarsi anche il giorno del compleanno della loro moglie e fidanzata. Molte persone seguono la filosofia del Formalismo attraverso schemi precostituiti degli aspetti formali come preponderanti rispetto a quelli materiali o sostanziali della realtà. Alla base dell'amore che dura c'è un'onestà di fondo nei sentimenti e nelle parole che si dicono. L'amore si trova anche nell'amicizia, nell'aiuto che portiamo al prossimo (persona oppure no, è indifferente perché è amore lo stesso), nell'esserci per fare una differenza in positivo. Per questo credo che l'amore debba essere fatto di piccole attenzioni, di gesti, sguardi, parole e silenzi, presenze costanti e in continua costruzione. Come diceva John Lennon: "l'amore è la risposta". Amare totalmente non chiede risposte, ma una radicale vicinanza dall'esistenza altrui in base alla propria, un’autentica pre-disposizione a gioire con sensazioni sane in grado di attivare una sensibilità ulteriore a quella vitale, e quindi valutare bene il valore di altre vite oltre la propria. Penso che in questa società non ci sia più spazio per l'amore. Resta il sesso che è ben visto dal capitalismo e indottrinato con i film e i media. Un po' alla volta ti fanno girare la testa da un'altra parte, che purtroppo è quella sbagliata. 

martedì, agosto 11, 2020

Senza entusiasmo



Credo che forse tutti noi abbiamo una luce dentro, e non sempre si riesce a farla splendere.

domenica, agosto 09, 2020

Una modella


Daul Kim è una modella sudcoreana che inizia una folgorante carriera posando per l’edizione sudcoreana di Vogue. Da lì l’ascesa e le sfilate per le più grandi firme, da Chanel a Dries Van Note, passando per Alexander McQueen. E ancora una campagna per la catena di abbigliamento britannica Topshop.
Nel momento migliore della sua affermazione un amico l’ha trovata impiccata nel suo appartamento del X arrondissement di Parigi.
Per me il suicidio ha qualcosa di misterioso.
Aveva un blog. (iliketoforkmyself.blogspot.com). Ha lasciato scritto come ultimo post: “Dì buongiorno all'eternità”.
Misterioso perché è un percorso univoco e assolutamente personale, e pertanto incomprensibile. Credo che anche se il suicida lascia uno scritto, resta sempre il motivo vero che l'ha portato a quel gesto. A mio parere la rinuncia alla vita si compie in un attimo ma è frutto di un percorso lungo e doloroso, il motivo vero non è mai solo l'ultimo. Resta lo sgomento di chi resta e non ha saputo o potuto capire. Il senso d'impotenza per quanto siamo vicini e lontani allo stesso tempo.
Non si sta parlando di sfortuna ma di un atto estremo.
Il suicidio è solo la sintesi di un percorso che parte da lontano e che giunge a compimento laddove nella vita non si ha avuto la forza necessaria per trovare ancore. Impedimenti all'abbandono.
Quello che c'era scritto nel suo blog evidenzia il suo non amore per se stessa, il malevolo dualismo protratto fino a quel che si è compiuto.
Daul era per me un'estranea, eppure mi ha causato una sofferenza forte.
Penso che il suicidio sia un qualcosa di totalmente incomprensibile per chi resta. Forse le avvisaglie c'erano e nessuno le ha comprese. Oppure erano così ben sommerse che nessuno ne ha mai avuto sentore.
Certamente l'epilogo è stato il frutto di un percorso lungo e doloroso.
Il mondo della moda è squallido, cattivo ed effimero.
un giorno qua e uno là.
Di hotel in hotel.
I piaceri della vita negati, a parte il dissolutismo che vi regna sovrano.
È un brutto mondo quello della moda.
Questo è un mio pensiero, ovviamente.
La mia fascinazione al dolore di Dual è provocata da un dolore mio ormai cronico.
Lo comprendo perché so come ci si può sentire, lo comprendi talmente tanto che diventi quasi lei.
Questo è l'unico sentimento (il dolore vivo) che mi è permesso di avere. È una scelta quasi obbligata all'oblio del nulla dentro me.
Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. Data la sua importanza, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana.

giovedì, agosto 06, 2020

Salme non reclamate





Non sarà un normale «recupero alloggio» quello che dovrà fare Mm (società pubblica che gestisce la case popolari del Comune) al civico 6 di via Fleming, primo piano, alloggio del signor Giovanni D. S., milanese, 72 anni, morto solo nel suo appartamento e malato di Covid-19, trovato ieri dai vigili del fuoco dopo le telefonate dei vicini che sentivano quell’odore pesante filtrare dalla porta e dalle finestre. La casa portava tutti i segni dell’esistenza difficile dell’anziano, l’accumulo di cose inutili, le immondizie lasciate in giro, le condizioni igieniche disastrose, e in quel disordine i soccorritori del 118 ieri mattina, intorno alle 9, hanno trovato anche la documentazione medica di un recente e lungo ricovero all’ospedale San Carlo, avvenuto per vecchie patologie, e in quei referti c’erano anche le indicazioni della positività al coronavirus. Oltre ai vigili del fuoco e all’ambulanza, nella traversa di via Novara sono arrivati anche i carabinieri del Radiomobile, che hanno gestito l’intervento, e decine di inquilini si sono resi conto di quel che stava accadendo, perché per l’ispezione dell’appartamento soccorritori e forze dell’ordine hanno indossato tute, guanti e tutte le protezioni per evitare il contagio.

La diagnosi
L’uomo potrebbe essere sepolto al «Campo 87», l’area del cimitero Maggiore dedicata alle salme «non reclamate», ai deceduti per coronavirus che non hanno neppure un familiare che possa dare indicazioni per la sepoltura (anche se al momento l’emergenza è rientrata). Perché il signor Giovanni D. M. non aveva famiglia, non aveva parenti, molti lo conoscevano nel palazzo, almeno di vista, ma pochi avevano rapporti stretti o di consuetudine con lui, soprattutto negli ultimi anni.Stando ai racconti degli inquilini, dopo lo scorso inverno l’uomo avrebbe passato in ospedale qualche mese, un periodo comunque lungo, e ne sarebbe uscito perché lui stesso aveva preteso di essere dimesso e tornare a casa; dunque, con tutta probabilità, si accerterà nei prossimi giorni quale sia stato il decorso dell’infezione da coronavirus e quanto sia stata grave. Era seguito dai servizi sociali del Comune, e anche qui si cercherà di capire per quale motivo alla fine l’uomo sia stato perso dalle reti sia sociali, sia sanitarie: perché il cadavere era in decomposizione; difficile al momento stabilire da quanto fosse morto, ma di certo da molti giorni, dato che sarebbe stato visto per l’ultima volta all’inizio della settimana scorsa. Qualcuno aveva provato a contattarlo (sia sul versante dell’assistenza, sia per il controllo sanitario)?

L’assistenza
Se questo è accaduto, di fronte all’assenza di risposte non si è però attivato nessun meccanismo di ulteriore controllo, dato quel che poi è accaduto: «L’odore si sentiva da qualche giorno — racconta un’inquilina dello stabile — poi è diventato sempre più forte, fino a non essere quasi più sopportabile, e allora abbiamo chiesto alla custode di chiamare i soccorsi». Nessuno però nel condominio, pur sapendo che l’uomo fosse in complicate condizioni di salute, sospettava che negli ultimi tempi avesse contratto il Covid-19. Pare che il signor Giovanni D. S. sia rimasto quasi chiuso in casa per tutto il tempo successivo alle dimissioni dall’ospedale, o che comunque sia uscito pochissimo, motivo per il quale non dovrebbero esserci preoccupazioni dal punto di vista epidemiologico per un’eventuale diffusione del contagio. I tecnici di Metropolitana milanese ieri hanno chiuso l’alloggio in attesa di ripulirlo, sanificarlo e ristrutturarlo, date le drammatiche condizioni di igiene e di manutenzione.

Corsera

sabato, agosto 01, 2020

La relazione virtuale





Nel cammino della storia relazionale dell'Uomo abbiamo assistito al progressivo estendersi del raggio della sua azione prima come viandante, come portatore di se stesso e delle sue merci, e anche della sua capacità di offesa, in giro per il mondo.
La contropartita era che lui stesso era costretto a lasciare a casa i propri affetti, per mesi, magari per anni...., e gli affetti non coltivati giornalmente appassiscono.
Oggi la comunicazione non rende possibile il recupero degli affetti locali, ma anzi, duplica - decuplica - centuplica le fonti di dispersione dell'interesse e ne accentua l'aspetto centrifugo, qualora si voglia pensare di affidare a questi canali un ruolo di portatori di affetto.
Il mezzo mediatico usato come fuga da se stessi, dal presente e dal locale è totalmente pericoloso, perché altro non è che un amplificatore di inessenzialità e di incertezze su di sé.
Il mezzo mediatico dovrebbe essere in grado in grado di costruire nuove consapevolezze di sé, proprio razionalizzando tutte le innumerevoli interazioni che è possibile avere con gli altri, soprattutto da quelle erronee e conflittuali.
Purtroppo manca una cultura sull'uso di questo mezzo di comunicazione. Vedi gli smartphone, i più lo possiedono ma quanti ne fanno un uso intelligente? Vedi FB dove più che condividere e passarsi notizie importanti, si litiga nei gruppi con gente che non si conosce e mai si conoscerà. Chissà forse un giorno, quanto saremo saturi di tecnologia, ritorneremo ai vecchi valori di comunicazione e torneremo alla nostra vera umanità di esseri sociali.
La comunicazione mediatica ha problematiche irrisolte.
Accanto agli iniziali entusiasmi giustificati dalle enormi potenzialità della rete, sempre più specialisti si sono interrogati sui rischi psicopatologici connessi al suo uso ed abuso.
I casi più gravi possono addirittura sfociare in gravissime forme di ritiro sociale, denominate nella società giapponese Hikikomori (letteralmente “stare in disparte, isolarsi”), che consistono nel rifiuto di uscire da casa, andare a scuola, svolgere le normali attività quotidiane (Marilena Cremaschini). In queste situazioni i giovani spesso utilizzano internet come unico strumento per entrare in contatto con il mondo esterno.
A prescindere da questa premessa, credo che niente possa surrogare un incontro dal vivo, perché nulla è più sano e proficuo della reciproca conoscenza.
Capire come gli altri ti vedono è di enorme importanza per capire come si è e soprattutto come si comunica.