venerdì 31 luglio 2020

Il mondo della poesia






Si dice che l'uomo prima di parlare abbia cantato, che prima di scriver prosa abbia fatto poesia.
La poesia è una espressione artistica personale , intima, sono versi che l’uomo, canta su ciò che lo affascina o su ciò che contempla, può essere la vita oppure la morte. La poesia è sogno e realtà, è raccontare qualcosa , mettendo a fuoco, ciò di cui hai paura. Primo Levi nella sua poesia “Se questo è un uomo”, sollecita i lettori a riflettere sullo sterminio dei lager nazisti. Ogni poesia ha più valore perché è potenzialmente eterna. Leopardi aveva una sua visione sulla vita, vita fragile, minata dal suo stato di salute, e un’attesa per un futuro migliore: “Tutti gli uomini sono accomunati nello stesso destino, che è quello di vivere un'esistenza caratterizzata dal fatto che l'unico piacere che l'uomo prova è figlio dell'affanno passato, che il piacere comunque non si vive mai nel presente ma o lo si è vissuto nel passato o lo si vivrà nel futuro”. Ho citato Leopardi e Primo levi, ma sono tanti i poeti che danno attraverso le loro liriche un insegnamento al mondo, e allargano la visuale della società.
La Poesia è un viaggio nell’universo interiore, è entrare in contatto con anime affini e assorbirne l’intima essenza coinvolgendo la mente e il corpo. La Poesia è conoscenza, accoglienza, condivisione, pura essenza, ma anche illusione e disillusione, morte e rinascita. La Poesia è la lingua universale del mondo, non si nutre di narcisismo, sceglie il poeta come suo tramite, lo plasma e lo rende umile.
Secondo Alberto Jess la poesia è visione dell'orizzonte: l'orizzonte è dove tutti i nostri desideri, le nostre passioni, i sogni, le sofferenze, i rimpianti, il futuro e il passato cominciano a danzare e vibrano pieni di vita e magica alchimia.
Le strette commistioni fra significato e suono rendono estremamente difficile tradurre una poesia in lingue diverse dall'originale, perché il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi e devono essere sostituiti da un adattamento nella nuova lingua, che in genere è solo un'approssimazione dell'originale.




martedì 28 luglio 2020

Un uomo e una donna







Un tempo le società erano matriarcali, ai tempi del Femminino Sacro, e c'era spazio complementare sia per le donne che per gli uomini.
Era un tipo di società basato sul reciproco scambio intellettuale, spirituale e anche fisico: le donne erano consapevoli del loro essere donne, e riconoscevano anche gli uomini come esseri a sé senza voler prevaricare.
Con l'avvento delle società patriarcali, lo schema è cambiato.
Gli uomini non hanno saputo riconoscere nella donna un essere diverso da loro ma loro pari, complementare e prezioso quanto loro e consci del fatto che avrebbero potuto sottrarsi alla loro autorità hanno attuato sistemi basati sull'ignoranza, la violenza e il terrore per schiavizzarle.
È un dato di fatto: nel mondo, sia in quello "civile" che in quello "povero" le donne sono sempre ritenute esseri inferiori, sono vittime di violenze di ogni genere, sono considerate oggetti, merce di scambio.
Le donne lottano per liberarsi? Certo, ci sono state, ci sono e ci saranno sempre tante donne che ogni giorno si battono per riappropriarsi della propria identità e per questo verranno insultate, violentate, picchiate, sfregiate, uccise.
Io credo che il cambiamento deve iniziare anche per l'uomo.
Perché, ad esempio, se una madre vuole insegnare a un figlio maschio dei valori "femminili" questo non va bene?
Perché gli uomini non si mettono mai in discussione? Perché si percepiscono sempre come quelli che stanno dalla parte della ragione?
Cosa c'è nella donna di così potente da terrorizzare l'uomo?
La strada per raggiungere la vera parità innanzitutto deve essere percorsa in due, uomini e donne insieme, e pretende un cambiamento da parte di entrambi.
La donna non deve aver paura di essere donna e affermarsi, l'uomo deve modificare il suo modo di pensare e vivere, e deve accettare la donna come sua pari e non come maschio mancato.



giovedì 23 luglio 2020

La Chiesa senza Vaticano






In Kosovo ho conosciuto sacerdoti cattolici che di fronte alle credenze tribali della popolazione ancora soggetta al codice comportamentale del kanun, dove la gente crede che i padrini e le madrine dei bambini battezzati diventino parenti di sangue (e quindi dovevano sceglierli accuratamente per evitare impossibilità future a matrimoni) ecco di fronte a queste assurdità, non se la sentivano di metterli nella verità. Quasi ogni giorno nelle omelie piangono perché il padrone mandi operai nella messe, poi buttano fuori dai conventi –ad esempio- i frati che entrano con l'idea della povertà quando non capiscono che la povertà è un distacco del cuore dalle cose. Ma non che gli venga un solo dubbio che forse sono loro ad essersi un po’ allontanati dal carisma di Francesco che poi era quello evangelico e così di seguito con il secolarismo, la ricchezza, la gloria, la difesa a suon di battaglie invece che lasciare la difesa a Dio e in un angolo la Madonna che ripete da almeno trent’anni le stesse inascoltate cose, troppo semplici, semplicistiche, impraticabili in un mondo così troppo cambiato? Le richieste di aiuto in casi di molestia, tutte inascoltate, tutte ricoperte rivestite di omertà, fino a quando non ci scappa il morto come nel caso Claps e dopo ancora lì a non voler dire a tacere e magari scandalizzarsi. Esporsi comporta critiche, persecuzioni, lotte senza fine e allora avanti a tirarsela con il patentino dei buoni cattolici dal vangelo annacquato e personalizzato che non può più salvare nessuno perché appunto non è più Vangelo. Ho sentito omelie in cui spiegavano che i miracoli di Gesù non sono da prendere alla lettera, ma sono simbolici, quindi la moltiplicazione dei pani e dei pesci, le guarigioni fisiche, gli indemoniati che vengono liberati. Dopo aver ascoltato come si fa a dire che i miracoli avvengono ancora oggi e non sono simbolici, ma reali?
Temo che sia la Chiesa in primis a dover essere ri-evangelizzata al cuore!
E per ora il Papa dice di volerlo fare.


lunedì 20 luglio 2020

Ragione e esperienza






Ragionevole è chi sottomette la ragione all'esperienza. Ma cos'è la ragione? Oggi, infatti, è come se si fosse smarrito il concetto di ragione, così che la speranza si riduce al sogno vago di un futuro avvertito allontanarsi sempre di più da un presente che non soddisfa. Su tutto sembra prevalere l'immagine tragica dell'ultimo uomo che insieme alla sua donna osserva declinare il sole per l'ultimo tramonto della storia, così come la fissa Giosuè Carducci in una sua poesia "Su Monte Mario". Noi, invece, non possiamo rassegnarci che tutto finisca nel nulla, il nichilismo. La natura stessa della ragione grida: "Esiste un significato!", ciò che anche Kafka afferma: "Esiste un punto di arrivo". L'obliterazione dell'idea di ragione come apertura positiva al reale mi desta molta preoccupazione. L'esperienza, invece, causa una sincera attenzione ai bisogni veri dell'uomo. La ragione come libertà ridotta a puro parere, opinione e istintiva, snerva nell'uomo la creatività e lo rende schiavo dell'istinto, cioè ultimamente del potere, che in ogni epoca fissa regole e valori a seconda delle sue convenienze personali. Il mio punto di arrivo non è certamente il cinismo appassionato della cultura laica che fa considerare il mondo come un grande gioco, talvolta tragico, sempre venato di un sorriso amaro. Nessuno può generare se non è stato generato.

sabato 18 luglio 2020

La massa blaterante








Se la morte non ha alcun senso, perché piangiamo quando ci muore una persona cara? Ma non solo; soffriamo pure per la morte di sconosciuti (beh, non tutti) .Perché se la morte non ha alcun senso eccetto il carattere dell'ineluttabilità? Perché per provare dolore non c'è bisogno di cercare il senso. Né la poesia dà risposte a questa ricerca di senso né nessun'altra forma di arte. E' un nostro limite quello di non accettare che la vita non abbia un senso (quale oltre a quello di vivere?) o non abbia senso il dolore. Perché ha forse "senso " la felicità che vada oltre al fatto di essere e sentirsi felici? E perché nessuno si domanda che senso abbia la felicità e invece la domanda se la pone per il dolore? Vedere la poesia o qualunque altra espressione artistica sotto questa angolatura per me è addirittura la negazione dell'espressione artistica, in qualunque forma si realizzi." La poesia procede a tentoni, affonda le sue radici nel conosciuto, nel vissuto, nel dejà vu, nel già provato o sperimentato. E ne coglie spesso le incongruenze, le smagliature, il non senso, il vuoto, la contrapposizione tra il nostro amore per la vita e la sua finitezza, e qualche volta, anche frammenti di verità. Se qualcosa può "consolare" questa è proprio la ragione che non è fatta solo di fredda razionalità.

venerdì 17 luglio 2020

Gli americani







In alcuni casi non c'è filantropia, stanno semplicemente restituendo il patrimonio altrui, mi vien da dire che stanno restituendo ciò di cui si sono appropriati. Ad es. se si sottrae un territorio con la scusa di esportare la democrazia, non posso nominarlo come un benefattore perché dona un po’ del patrimonio accumulato sfruttando il territorio altrui; oppure se si evadono le tasse la donazione a un Comune non è filantropia ma sta restituendo semplicemente quello che non ha versato. La filantropia non si può sbandierare come la pubblicità altrimenti mi viene il dubbio della genuinità del gesto.

mercoledì 15 luglio 2020

Un romanzo





Qualcosa di buono è un romanzo di Giorgia Coppari.
Tre donne, tre storie di sacrificio: questo è ciò di cui si parla in questo romanzo che sto leggendo e che mi permetto di riassumere brevemente.
"Tra le trame oscure e dolorose della vita ho sempre potuto intravvedere qualcosa di attraente, un bene, ma non l'ho mai guardato davvero. C'è forse qualcosa che potrebbe bastarmi, che potrebbe placare quella brama di possesso che mi ha fatto odiare e distruggere tutto ciò che mi è passato tra le mani? Fuggiamo dal sacrificio mentre ciò che cerchiamo è lì, dentro di noi, a quanto pare."
Con queste parole, Giulio raccoglie in un solo abbraccio le tre storie attorno alle quali si sviluppa il romanzo, divenendo il testimone finalmente persuaso di una novità di vita da cui è stato toccato.
Le tre donne, Marta, Irma e Laura, hanno conosciuto il travaglio, la povertà, la costante insoddisfazione di un vivere scarso di valori, eppure il buono che trovano nelle macerie della loro esistenza, non è il rifugio consolatorio, ma qualcosa preparato per loro.
Marta straziata da un amore tradito deve combattere con una malattia da cui il corpo non può guarire, ma che la sana dentro consentendole di vivere gli affetti vicini e l'apparente banalità del quotidiano da cui fuggiva prima. Tutto per Marta ritorna a fiorire nel suo incontro con l'Eterno.
Irma, giovane albanese sbarcata in Italia, con il problema di trovare un alloggio o semplicemente un letto in cui dormire ogni sera e che pensa a se stessa come bisognosa di tutto. Conosce finalmente il significato della gratitudine e lo stupore, grata dunque alle persone che le stanno attorno.
Laura che in giovinezza non ha saputo accettare il dono di un grande amore, nel tempo lo ritrova, non più suo, ma più forte e capace di un'accoglienza durevole che le ridà speranza e a cui può affidare chi ama.
"Solo da un Amore si può dipendere".
Non è un libro in cui le risate sgorgano come un fiume in piena, ma parla di sentimenti che possono farci scoprire o ritrovare l' Amore che, riempie sia le nostre giornate che tutta, ma proprio tutta, la nostra vita.


lunedì 13 luglio 2020

Lasciamo la filosofia





Mettiamo il caso che una mattina ti svegli con una lombo sciatalgia molto dolorosa.
Che fare? Ti trascini dal medico della mutua (Un tipo sfigato) che per prima cosa prescrive una radiografia alla schiena che serve solo per escludere un cancro alla rachide. Poi il medico sfigato consiglia anche esami delle urine e urino cultura e già che ci sei andrebbe bene anche l’emocromo per scovare glicemia, azotemia. Mi dice: “Aggiungo il PSA per sicurezza”. Io con un cenno della testa annuisco, do il consenso anche se con conosco a quale malattia l’esame è collegato.
Bene bene. L’esame radiologico esclude il grosso e forse anche il piccolo.  IL medico della mutua prescrive una borsa di medicine, io ho un’amica che ha uno studio di fisioterapia. Dieci applicazioni di ultrasuoni (bella la ragazza con la laurea breve) massaggia dove serve e cucù il dolore non c’è più.
L’amica legge i risultati delle analisi e sbotta: “Cazzo! Non hai visto i valori del PSA? Potresti avere un cancro alla prostata”. Allora, bisogna andare dall’urologo che alla fine dopo mesi e mesi decide per la biopsia. Qualcosa di terribile. Meglio non parlarne. In ogni caso l’esame istologico esclude tumori. E’ solo un ingrossamento della prostata. La curiosità è femmina è un luogo comune, infatti io decido di indagare nella rete. Un casino, mille teorie sul PSA e un sito taglia la testa al toro. Alla mia domanda sul PSA totale, PSA libero e rapporto PSA Libero/Totale risponde a modo suo. Mi presenta il culo che è l’immagine di base di questo post.

venerdì 10 luglio 2020

Torniamo alla filosofia






Kant:

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Anche se il cielo stellato è un dato di fatto, una meraviglia inamovibile, la morale che ci anima è soggetta a - chiamiamoli - sbalzi d'umore.
Riuscire a tener fede all'intenzione immune da dubbi, tentazioni ed eventi e molto difficile.
Sempre più spesso la vita ci sottopone a prove di ogni genere senza dimenticare che dietro ogni angolo c'è sempre una sorpresa più o meno gradita ma ogni essere umano deve necessariamente superarla per continuare il proprio percorso.
Bisogna scegliere la porta stretta dove si entra facilmente. Invece la porta larga è affollatissima e la gente si accalca e sentiranno una voce: " Chi siete? Io non vi conosco".
Io a questo discorso kantiano contrappongo e propongo la visione delle cose di un altro filosofo che apprezzo molto, Gadamer.
Se Kant metteva l'ordine morale come unicum, Gadamer usa invece l'ermeneutica e il giudizio invitandoci a osservare il mondo cercando di liberare la mente dai pregiudizi storici e soggettivi fino a ottenere una fusione totale dell'orizzonte interiore con quello universale.
Penso che questi due filosofi, in epoche distinte e con parole diverse, abbiano comunque espresso lo stesso messaggio.
"Relazioni falsate, basate sull'invalidamento alla fonte del senso originario; dinamiche pregiudiziali compromettenti l'autenticità di ogni rapporto."
Ecco, sono i pregiudizi e soprattutto i giudizi che falsano i rapporti e l'impossibilità di comprensione.
La Critica della ragion pratica risponde all'interrogativo sulle possibilità della conoscenza e ne stabilisce l'ambito. Ma l'uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed è sul suo comportamento che si rende necessaria un'altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa è la critica della ragion pratica (CRP). Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontà di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale è frutto della decisione immediata dell'uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell'uomo che produce le norme di comportamento al di fuori della causalità deterministica del mondo sensibile.

lunedì 6 luglio 2020

Modalità liquida









Non sempre individuare quel che va male corrisponde ad avere un'altra idea di “bene”. Ma quand'anche lo si sapesse o intuisse, per contrapporsi non bastano gli uomini di buona volontà allertati - “Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro  o allertati dall'idea benefit di comunanza. Il sistema e la sua modalità liquida ci ha corroso, intorpidito, asservito, addomesticato. E seguiterà per generazioni anche se dovessimo ripartire dalla clava da domani mattina. Identificare ciò che non va non sempre equivale ad avere chiarezza sul cosa si dovrebbe. E soprattutto comunicarselo in modo da trasformarlo in azione sovversiva. Tante anime di buona volontà non fanno in automatico un “pensiero” da cui una dottrina, da cui un'azione. E, conciati come siamo c'è un'unica speranza (che speranza non è) che scenda in campo (meglio in terra) un portatore sano di alternativa. Ma la logica vorrebbe che sorgesse dal basso mentre ormai siamo solo in condizione di sentire dall'alto. Perché il basso siamo noi. Che, muti e rassegnati, indignati solo a metà, continuiamo a digerire fino a farci scoppiare la bile. Sapere non basta. Desiderare nemmeno.