lunedì 30 marzo 2015

Una persona che vive la fede









Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza e, perciò, essere ragionevoli: la ragionevolezza è affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi e il proprio cuore. Per negare occorre un preconcetto: occorre essere attaccati a qualcosa che si vuoi difendere; se si ha da difendere qualcosa di fronte all'evidenza e alla verità, non si vede più l'evidenza, non si vede più la verità, si è accanitamente tesi a salvare quello che si vuoi salvare. Per esempio, uno degli scienziati che hanno capovolto il corso della storia umana, Pasteur, che ha scoperto i microbi (la scoperta più rivoluzionaria della storia della medicina), è stato osteggiato fino a volerlo fare mettere in manicomio - adesso l'avrebbero ucciso! - da chi? Dagli scienziati dell'Accademia delle Scienze di Parigi, quelli che per sé avrebbero dovuto capire più facilmente degli altri l'evidenza delle sue scoperte. Invece, cari miei, se le sue scoperte erano vere, la mia cattedra, il mio emolumento al 27 del mese, la mia fama... addio tutto! L'indomani sarei dovuto salire in cattedra e dire: «Ragazzi, vi ho contato balle fino ad ora!», sarebbe umiliante. Ecco, per fuggire da questa umiliazione, quegli scienziati sono stati gli ultimi a cedere, perché erano attaccati a qualcosa di precedente, a un preconcetto. Ma io ho usato una parola che serve per tutto, la parola «scandalo», che viene dalla parola greca scandalon che vuoi dire «inciampo". come un sasso che in montagna cada sulla strada: devi correre in paese a prendere la gru, se ci riesci. Scandalo è l'obiezione che deriva da un interesse affermato non in nome della verità, non come ricerca della verità.


mercoledì 25 marzo 2015

L'intuizione creativa

 
 
 

 
 

Al fondo di ogni vera grande cultura umana,

come al fondo di ogni vera opera d'arte

o di ogni vera filosofia, c'è sempre una

intuizione creativa, che si sottopone al rigore di un 

metodo.

Un affronto che dimentichi l'importanza del rigore

è sentimentale, ma una cultura che censuri

programmaticamente l'intuizione originaria è

astratta.

In qualche modo l'inizio dell'atteggiamento culturale

dei cristiani è delineato dalla esortazione di

San Pietro a "rendere ragione della speranza che è in voi".

Questo suppone una interrogazione che parte dal mondo 

e raggiunge il cristiano.

Per "rendere ragione" è necessario

prima di tutto che la speranza sia così evidente

da colpire gli osservatori,

costituire per essi un incontro e costringerli a

domandare.

 

 


lunedì 23 marzo 2015

Il tempo e le sue complicazioni










Il presente è lento, oppure veloce a seconda della situazioni che stiamo vivendo. Il presente può essere gustabile o meno.

domenica 22 marzo 2015

Un pensiero di Rino Cammilleri



Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

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martedì 17 marzo 2015

L'attaccamento al vero




L'amicizia è quel luogo dove l'attaccamento al vero, l'aiuto agli altri che vivono il vero, ma soprattutto la purità totale per cui ti interessi degli altri, li trovi proclamati contro tutte le obiezioni. L'amicizia non trae la sua consistenza dal fatto che tutti conoscano la verità, dal fatto che tutti  riconoscano anche loro questa verità, ma è fatta dall'amore al destino dell'altro, dall'amore al destino degli uomini. Quindi l'amicizia è il luogo dove l'amore al destino dell'altro è costitutivo del vivere insieme. "Perché siete insieme?"
"Perché desideriamo che ognuno raggiunga il destino" Questo realizza una purità umana che vibra già nel contenuto nuovo di avviso, di instancabilità, di generosità, di bellezza e di fascino che è nella compagnia dei voluti da Dio.


lunedì 16 marzo 2015

L'amicizia vera tra A e B





L’amicizia vera è anche tra A e B se A desidera il destino di B e B desidera il destino di A. Questa è amicizia, perché è corrispondenza.
L’amicizia è la verità di un rapporto perché stabilisce un desiderio e una corrispondenza, un’affermazione carica di domanda e una corrispondenza che aiuta la domanda nel suo farsi.
L’amicizia è là dove uno ama un altro veramente, cioè lo ama nel suo destino, e l’altro corrisponde al primo, altrimenti c’è solo un amore, non amicizia. Se uno solo desidera il destino tuo e tu non lo guardassi nemmeno in faccia, quello lì è uno che ti ama, ma non c’è amicizia tra te e lui. Ma l’amicizia tra e B non può che implicare C, D, E, F, G… …………... Tutto l’alfabeto! Fino agli estremi confini del mondo.


venerdì 13 marzo 2015

Il crepuscolo è una cosa strana













L'imprevisto incomincia a delinearsi a livello semplicemente umano come un crepuscolo per chi non avesse mai visto il sole. Il crepuscolo è una cosa strana. Uno che vedesse la prima volta la luce senza aver visto la luce intera, cioè il sole per l'uomo, rimane stupefatto. Prima la forma delle cose era nota a lui per tatto, invece lì no, si vedono le cose, le cose diventano forme ancora nere. E non può immaginarsi il sole, ma capisce che quello che è avvenuto è l'inizio di qualcosa d'altro. E non sa, non sa dove va a finire. Per chi è vissuto sempre nell'ombra della notte, è così imprevisto il crepuscolo che incomincia a capire che la realtà chissà dove va a finire, che la realtà non si può comporre nella sicurezza delle forme che lui tastava di notte. L'uomo conosce l'Essere come a tastoni nella notte.

lunedì 9 marzo 2015

Io non sono del mondo





“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre". Gli dicono i suoi discepoli: "Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio". Rispose loro Gesù: "Adesso credete? Ecco, verrà l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me” (Gv. 16, 28-32).
Noi crediamo fino ad un certo punto. Camminiamo sulle acque per raggiungere Cristo, ma poi l'egoismo e la paura di non farcela rischiano di farci affogare. Gesù sa queste cose e ci porge la sua mano per salvarci. La preghiera è il nostro modo di chiedere.
Gesù conosce la debolezza dell'uomo perché lui ha vissuto da uomo, ma supportato da una fede divina. Eppure nel momento decisivo, quando doveva salire sulla Croce, ha tentennato. Sudava sangue e il Padre gli ha mandato un angelo per confortarlo. E' accaduto nell'Orto degli ulivi.



 



sabato 7 marzo 2015

Battere la logica del Potere




Sembra talvolta che la logica del potere vinca: era l'impressione che avevano anche gli apostoli. Ma la vittoria del potere è apparente ed effimera: non cedendo alla mentalità dominante noi facciamo diventare la nostra vita funzione permanente, funzione di ciò che dura nella storia, la verità, la giustizia l'amore. Dice Anna Vercors nell’Annuncio a Maria di Paul Claudel. Dobbiamo essere attenti, perché la vittoria del potere cerca il suo spazio nella nostra quotidianità, non quando andiamo facendo discorsi, prendendo posizioni o analizzando. Il potere cerca di farsi spazio in noi travolgendo la nostra fragilità. Il valore e la consistenza dell'uomo si esprime di fronte alla realtà in un modo nuovo di usare il tempo, di attraversare la fatica, di amare, di superare l'estraneità. E' questa la rivalsa della persona sull'alienazione voluta dal potere.


giovedì 5 marzo 2015

Dove vanno i giovani




La mia proposta di un argomento deve essere sviluppata dagli utenti. Non sono il depositario della verità.
Il post comprende una considerazione sui nostri ragazzi e un fatto di cronaca. Sviluppare un argomento non significa dire l'esatto contrario di chi ha scritto il post.

mercoledì 4 marzo 2015

Parliamo del cristianesimo




Chi vive il cristianesimo, vive soprattutto nella fede del Figlio di Dio. La fede è affermare una Presenza. Cioè che io vivo ogni rapporto, ogni attimo affermando la presenza di un Altro. Così che ogni cosa, ogni azione, diventa grande.
Il cristianesimo ha un inconveniente: che è un avvenimento: cioè è una cosa nuova che penetra. Cioè ti entra nel cuore, nella vita.
Cristo, guardando san Pietro, ha detto: "Pietro, Simone, mi ami tu?" Immaginiamo la faccia di Pietro, immaginiamo la nostra faccia. E questa frase ce la dobbiamo ripetere tutti i giorni. E un momento che vale per tutti.


lunedì 2 marzo 2015

Alla ricerca della Speranza



Riprendo con un testo di Giussani (Una presenza che cambia) "Per sperare bisogna aver ricevuto una grazia" (Pavese)Ma che grazia avrà ricevuto per poter sperare come vita? E' solo di fronte all'annuncio che Dio si è fatto uomo che questa speranza diventa ragionevole." «Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia», dice il poeta francese Charles Péguy (Il portico del mistero della seconda virtù) (Nelle virtù, Peguy afferma che la speranza è una piccina, la sorella più piccola e ne spiega le ragioni) (io in questo brano, che vale la pena di leggere, io vedo Valeria) . Con questa affermazione Péguy si situa agli antipodi di qualsiasi atteggiamento presuntuoso, perché riconosce che la possibilità della speranza si fonda non in qualcosa di costruito da noi, ma in una grazia, vale a dire, in qualcosa di dato, di donato. È questa grazia che rende ragionevole la speranza