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domenica, marzo 31, 2024

Il post più bello

 


Giovanni (20,1-9)




In particolare:




....Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.




Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario- che era stato sul suo capo- non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Il corpo di Gesù, risorgendo, non si era strappato di dosso le scomode fasciature, ma egli ne era uscito senza scomporle, come se il corpo di Gesù fosse svanito dall’interno del lenzuolo (sindone) che l’avvolgeva e quindi la sindone e le fasce, non avendo più cosa avvolgere, si sono semplicemente afflosciate su sé stesse.
Pietro e Giovanni temevano che il corpo di Gesù fosse stato rubato. Giovanni, invece, constatò che gli elementi erano esattamente nella stessa posizione dove erano stati lasciati 3 giorni prima, durante la sepoltura.
Il telo di lino che avvolgeva Gesù era dove prima giaceva il suo corpo, cioè sulla pietra sepolcrale, afflosciato e non srotolato.
Poco prima vi è Maria di Magdala che giunge al sepolcro, e pensa che Gesù sia stato portato via.
I due uomini arrivano dopo, e Giovanni credette per amore. Infatti, non avevano ancora compreso la Scrittura dice l'apostolo.
A me ha sempre colpito questo passaggio, di Giovanni che arriva, si china, vede, ma non entra, per lasciare entrare Pietro, il più anziano, colui che Gesù scelse come pietra della Chiesa, lo fa entrare, e poi entra. Il significato è evidente: la priorità della Chiesa. Giovanni non entra per rispetto della figura di Pietro, il primo Papa.
Maria di Magdala vede solo la pietra rimossa.
Le donne trovano la tomba vuota e l'angelo (Vangelo secondo Luca); Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna, VI secolo.
La «tomba vuota» è un episodio riferito nei vangeli canonici, la scoperta da parte delle donne che erano andate alla tomba di Gesù per imbalsamarne il corpo con olii aromatici che la tomba era aperta e vuota; un messaggero (un giovane uomo, un angelo, due uomini o due angeli, a seconda del vangelo) rivela loro che Gesù è risuscitato.
Tutti e quattro i vangeli canonici riportano l'episodio della tomba vuota, con differenze significative tra le varie versioni, ma in ogni caso l'episodio è la prima attestazione evangelica della risurrezione di Gesù (l'unica, nella versione originale del Vangelo secondo Marco, senza cioè il «finale lungo»), precedente alle apparizioni di Gesù.


giovedì, febbraio 15, 2024

Storie strane

 


Dalla morte non si ritorna ma dalla “premorte” in alcuni casi sembrerebbe di sì e il percorso a ritroso verso questo mondo cambia per sempre il viaggiatore che diventa più empatico e fiducioso nel senso ultimo della vita. Questo è almeno ciò che pensa Pim van Lommel, cardiologo olandese, che ha dedicato la vita a studiare i fenomeni di Nde (Near Death Experience), esperienza di prossimità con la morte possibili specialmente negli stati di coma temporaneo o di arresto cardiaco. Nel suo libro “La coscienza oltre la vita” (Edizioni Amrita) fa una rassegna delle varie tipologie di Nde che spesso consistono in una sensazione rinfrancante di passaggio attraverso un tunnel, in direzione di una luce, altre volte sembrano permettere di osservarsi fuori da sé stessi come in un sogno. Van Lommel, insieme con alcuni colleghi, ha pubblicato su questi eventi un pionieristico e controverso studio su “Lancet” nel 2001. L’interpretazione delle esperienze al confine con l’al di là ha portato il medico olandese a formulare una concezione della realtà che attraverso vari richiami alla fisica quantistica ipotizza l’esistenza di una coscienza onnipervadente al di là dello spazio e del tempo che sorregge le nostre coscienze individuali. Van Lommel non usa toni da predicatore e ammette candidamente che la sua visione del mondo è un’ipotesi suggestiva ma indimostrata. La maggioranza dei neuroscienziati, che considera invece la coscienza come un prodotto del cervello, non giudica le sue spiegazioni scientifiche e spiega le esperienze Nde come una residua attività cerebrale non misurabile con l’elettroencefalogramma. Alcuni hanno riferito di aver visto una luce alla fine di un tunnel, mentre altri dicono di aver galleggiato sul proprio corpo, guardando i medici cercare di salvare la loro vita. Ma la verità dei racconti delle persone che hanno avuto esperienze di "quasi morte" è stata sempre discussa. Gli scienziati hanno, ora, scoperto che la coscienza di una persona continua a funzionare anche dopo che il corpo ha cessato di mostrare segni di vita, il che significa che l'individuo è consapevole della propria morte. E ci sono persone che rivelano che dopo essere "quasi morti " (ovvero che il cuore ha smesso di battere per qualche minuto) sia riuscito a sentire la propria morte annunciata dai medici. Studi dimostrano: il cervello continua a funzionare per ore dopo la morte.
Noi non possiamo scegliere la modalità del funzionamento della morte. Certo, sarebbe (un sacco bello) se il morire fosse come il dormire. Ti giri su un fianco, cominci a pensare, e il momento che passi dallo stato di sveglio al sonno non riesci nemmeno a percepirlo. Tutto tranquillo, nessun dolore e tunnel luminosi.
Lommel parla di quello che accade dallo stato di pre-morte, e non della morte, al ritorno alla vita.
Parliamo dei risultati di una ricerca scientifica fatta da Peter Fenwick, neuropsichiatra londinese, e Sam Parnia, ricercatore clinico all'ospedale di Southampton. Per un anno i due hanno studiato 63 casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Alcuni hanno parlato di sensazioni di pace e gioia, tempo accelerato, perdita di percezione del corpo, di una luce brillante e dell'ingresso in un altro mondo.
Questo è un post dove persone affermano fatti strani. Io credo nella loro sincerità, ma assolutamente non è possibile affermare l'esistenza dell'anima.
Per esempio, nel pieno di un infarto cardiaco il cervello potrebbe inviare segnali alla pupilla che restringendosi possa dare la sensazione di vedere un tunnel, oppure in un ictus cerebrale il sangue che esce potrebbe riportare in superfice la visione di un volto conosciuto.
Inoltre, nei miei pensieri non c'è spazio per fantasie paradisiache.



domenica, dicembre 03, 2023

P.P.P. Il Corsaro vero

 


Per arrivare all'eremo di Sant'Alberto di Butrio occorre lasciare l'automobile qualche chilometro prima ed incamminarsi tra i monti dell'Oltrepò pavese. È la primavera del 1963 quando Pier Paolo Pasolini intraprende anch'egli la lunga passeggiata per l'eremo Sta lavorando al "Vangelo secondo Matteo", e non è la prima volta che cerca ispirazioni in colloqui con uomini di fede o visitando luoghi di preghiera. Pasolini parla in particolare con Cesare Pisano e rimane stupito per l'attenzione che gli dedica il frate. Era un colloquio straordinario, diceva Pasolini, perché quel frate dialogava con naturalezza, pur nel suo linguaggio religioso, da risultare non solo rispettoso, ma affascinante. Non si stupiva dello scetticismo dell'intellettuale e aveva parole di conforto consapevole che Gesù ama i più lontani che i vicini, che non si scandalizza di niente, e che solo Lui conosce il cuore umano. Pier Paolo, di fronte al frate, un originale come lui e creativo, si sentiva a casa sua. Definiva Cesare Pisano un figlio d'arte perché riusciva a trasformare in bella e straordinaria una vita che, analizzata razionalmente, è la morte civile. Quasi una follia. Di quell'incontro restano questi versi: " E questa fu la via per cui da uomo senza umanità, da inconscio succube, o spia, o torbido cacciatore di benevolenza, ebbi tentazione di santità".


Questo era il vero Pasolini.



Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia. A Panagulis, per esempio, regalasti la prefazione ai suoi due libri di poesie. E, verso per verso, col testo greco accanto, volesti controllare perfino se fossero tradotte bene.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte.

Così lo vedeva Oriana Fallaci.



                                         Sant'Alberto di Butrio


lunedì, novembre 13, 2023

Se l'amore fosse un imbroglio?

 


E se l'amore fosse una complessa costruzione della nostra mente per ammantare di fascino e mistero cose molto triviali come il desiderio fisico, il bisogno di compagnia e di protezione, il bisogno di conferme, propri di ogni animale? Insomma, una gigantesca suggestione collettiva per nobilitare pulsioni, peraltro, del tutto sane e legittime, ma banali?
Detto in volgare: e se ce la stessimo raccontando?
Il fatto che molte persone abbiano una visione favolistica e quasi soprannaturale dell'amore secondo me è un segno, in questo senso.
L'amore è qualcosa di misterioso. È il più profondo dei desideri umani.
Si può fare a meno dell'amore?
Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?"
Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva, vuol dire rinunciare all'umano in sé?
 Ma se "ce la stessimo raccontando" anche di un sacco di altre cose? Saperlo cosa cambierebbe? Tutto quello che ci raccontiamo per bene è vita e convincimento, diviene coscienza ed apre autostrade a infinite possibilità altrimenti sepolte nel timore.
In genere il "mascheramento" fa parte di ogni aspetto della nostra vita.
L'amore c'è, ma l'etichetta che porta scritta la scadenza lo ridimensiona di molto.
Da parte del Potere c'è l'impegno di ridurlo a oggetto di consumo. Ci si lascia facilmente e il cambiamento comporta doppia casa, doppia automobile, avvocati, figli sparsi e il capitalismo si ingrassa.
L'amore spesso lo rendiamo difficile dove è facile, o vogliamo cose frutto della nostra immaginazione o lo fermiamo per timore paura dubbi o pensiamo di amare e invece è infatuazione?
Porsi domande è lecito, imbrigliarle è solo confusione che non porta a nulla. Sono comunque convinto che senza l'amore non si vive completamente.
All'amore come costruzione mentale darei un 20% di possibilità. Abbastanza alta è la percentuale per la conseguenza dell'amore che è il mezzo più importante per l'appagamento dell'affettività istintiva (giro lungo di parole per dire "sesso"). Ottima anche la percentuale della compagnia, la possibilità di rivelare a un altro/a le tue emozioni/sensazioni, stati d'animo, relazionarsi su tutto.

lunedì, ottobre 30, 2023

Il pianto è un analgesico naturale

 







Quando piangiamo, il nostro corpo produce un ormone chiamato adrenocorticotropo (ACTH), che regola la gestione dello stress, e le encefaline, un antidolorifico naturale. Anche per questo motivo spesso dopo aver pianto ci sentiamo meglio. 
Il pianto diminuisce crescendo in età. I bambini piangono e piangono e piangono: beati loro. 
Non tutti i bambini però piangono e purtroppo sono quei bambini che in un certo qual modo sono cresciuti come adulti in miniatura o per vicissitudini personali/ambientali o a causa di genitori che li hanno troppo responsabilizzati e così trattengono il pianto e con lui tutte quelle emozioni che lo coinvolgono, sì, perché col pianto si sprigionano un'infinità di emozioni.
Ci sono un'infinità di pianti. C'è il pianto disperato a causa di un malessere fisico, psicologico o morale, c'è il pianto stizzoso del capriccio, c'è il pianto sommesso di colui che teme di non essere accettato o amato, c'è il pianto di chi ha quella paura che sfocia in angoscia, c'è il pianto di chi è consapevole di aver perso una persona cara, c'è il pianto senza lacrime di chi non ha più lacrime da versare.

Quante tipologie di pianto.

Meccanismo fisiologico del pianto:

È una conseguenza diretta dell'aumentata produzione di adrenalina che accompagna i forti stress e che determina anche aumento della frequenza e forza di contrazione cardiaca, sudorazione, midriasi (allargamento della pupilla), aumento della frequenza respiratoria.
Nel caso mio sono certo che non aumenta l'adrenalina.
Io non blocco il processo fisiologico perché non si sviluppa.
Non so niente degli altri che piangono e non conosco i motivi per cui lo fanno. Poi non tutti affrontano le situazioni nello stesso modo, cioè piangendo, ci sono anche coloro che di piangere proprio non sono capaci, ma potrebbero provare un dolore interno che gli altri non hanno perché lo scaricano con le lacrime.
Io sono fatto così. Non piango.
Come padre e marito ho affrontato situazioni molto difficili.
Mia moglie e i miei figli non mi hanno visto piangere su fatti gravi che accadevano ma si sono appoggiati alla mia spalla.
Nel frattempo, io sono cresciuto tanto e i miei figli vedono in me una persona forte che sa ascoltare, perdonare, abbracciare.


giovedì, ottobre 19, 2023

Libertà all'amore




 «La consapevolezza e l'amore, forse, sono la stessa cosa, perché non conoscerete niente senza l'amore, mentre con l'amore conoscerete molto"




(Fëdor Mihajlović Dostoevskij).




L'amore non è complicato. È il piacere di stare insieme.
L'organizzazione della società capitalista non crea le condizioni per favorire l'amore.  Basta vedere un film e subito, forse il giorno dopo, il maschio e la femmina fanno sesso. Senza conoscersi, senza amarsi, spinti solo da un'attrazione frutto della chimica ormonale. Il sesso è un componente importante dell'amore ma senza l'amore lascia spazio alla "vampata" che inevitabilmente è destinata a spegnersi. Per conoscere una realtà bisogna viverla. Il Potere lo impedisce e l'uomo non sa cos'è l'amore. Quando i coniugi lavorano entrambi il marito passa il tempo con altre donne e la moglie con altri uomini. Tutto di corsa e la sera subentra la stanchezza e si vede un film. La casa è come una stazione, si parte e si arriva. Quando la donna resta a casa deve badare alla cucina, a lavare e stirare. Se c'è il marmocchio ha le sue giuste pretese. Se il sentimento non è forte, va tutto a scatafascio. E' quello che vuole il potere. Altro giro, altra coppia. Aumentano i consumi. Due case, due frigoriferi, avvocati, automobili.
L'amore al giorno d'oggi...l'orgoglio è un elemento di rottura da non trascurare. Litigare nei rapporti di coppia accade, spesso per una sciocca coerenza non si fa il passo indietro. E dal litigio si passa a creare una barriera che separa. E' vero che oggi l'amore risente della società usa e getta. Una volta un orologio rotto, prima di buttarlo via, veniva riparato. Oggi invece l'orologio si butta e si compra un orologio nuovo. Bisognerebbe cercare di ricostruire il rapporto anche dopo alcuni momenti di conflittualità. Poi è chiaro che l'orologio rotto può anche non ripararsi. Ma bisogna provarci. E poi oggi l'amore soffre perché si è perso l'ascolto. Si sono perse le piccole, grandi premure. Non c'è tempo. I ritmi scanditi dalla società sono troppo serrati. Abbiamo bisogno subito di capire che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti, cui occorre dare uno spazio e un tempo perché avvengano.
L'uomo di oggi ha fretta o inganna sé stesso. Per questo l'amore diventa solo un gioco che prima o poi finisce per annoiarci.
Penso che dall'innamoramento all'amore non esista un passaggio automatico, un automatismo. L'amore è la gioia di stare con una persona. Ci sarà una componente misteriosa, ma la felicità che ti dà una presenza non può essere casuale. Concordo sul fatto che al giorno d'oggi lo sviluppo dell'amore sia impossibile a causa di un convulso modo di vivere.

Mi diceva un mio caro amico filosofo: 


" Per caso ci si incontra e può nascere l'amore, ma poi l'amore non vive o si sviluppa per caso".


Se due persone vogliono stare insieme devono capire che è un impegno e non un gioco, che non c'è solo il bello e il buono ma che i momenti di difficoltà sono tanti e che bisogna trovare i compromessi, bisogna rispettarsi, crescere insieme e assecondare il sentimento che si trasforma.


Il matrimonio è in coma profondo.


Vogliono sposarsi e adottare figli solo coppie omosessuali:


Praticamente in Italia vogliono sposarsi solo le coppie omosessuali, ma la

Meloni non lo permetterà.

Ascoltiamo la Littizzetto:



(LaPresse) "Non puoi fermare l'amore, al massimo puoi fargli lo sgambetto. Ma lui si alza in piedi e va avanti": il toccante monologo di Luciana Littizzetto a 'Che tempo che fa' sulle famiglie arcobaleno dopo il divieto di trascrizione all'anagrafe dei figli di coppie omogenitoriali.


Littizzetto racconta la storia di Luca e Marta, l'uno cresciuto in una famiglia 'tradizionale' e l'altra con due mamme, poi fa un appello. "Non discriminate i bambini per il modo in cui sono stati concepiti o per l'identità dei genitori. Pensate ad aiutare le famiglie e non a rendergli la vita ancora più difficile. O sembrerete come chi vuole asciugare il mare con il mocio"


lunedì, settembre 25, 2023

Medusa sfortunata

 



La leggenda afferma che Medusa era una volta una bellissima sacerdotessa dichiarata di Atena che fu maledetta per aver infranto il suo voto di celibato. ... Quando Medusa ebbe una relazione con il dio del mare Poseidone, Atena la punì. Ha trasformato Medusa in un'orribile megera, trasformando i suoi capelli in serpenti che si contorcono e la sua pelle è diventata di una tonalità verdastra. Esistano tante di tipologie di dolore.
Bisogna stare all'erta, per non farsi trovare impreparati "perché quel ramo morente, tornerà un giorno, conficcato nel tuo petto, chiedendo se ora lo riconosci"
C'è sempre un conto da pagare, alla fine.
Non credo che il dolore sia una debolezza dell'uomo.
Anche Cristo ha pianto per la morte di Lazzaro.
Il mondo affettivo dell'uomo è una grande risorsa per la vita.
Quando viene attaccato la sofferenza è inevitabile.
La vita nasce nel dolore, per mamma e bambino, muore generalmente nel dolore di chi in quel momento sta abbandonando questa vita e di coloro che assistono a questo evento.
Nel corso della vita di ciascuno, lunga o breve che sia, il dolore è presente, per alcuni sempre, ogni giorno e in ogni momento della giornata, per altri si presenta di tanto in tanto.
Dolori e sofferenze fisiche dovute a privazioni essenziali come il bere, mangiare, avere una casa, un lavoro, avere diritti.
Dolori e sofferenze fisiche dovute a malattie, a mancanza di medici e medicine atte a far sopportate e supportare tali sofferenze.
Dolori e sofferenze psicologiche e sociali. Dolori e sofferenze morali.
Quanta sofferenza per l'essere umano e per ogni creatura vivente!
Alcune le causiamo noi stessi, a noi stessi, a chi ci circonda, alle persone alle creature che ci stanno intorno a causa di ignoranza, pregiudizi, egoismi, opportunismi, altre sono dovute alla "natura dell'essere creature destinate all'invecchiamento e destinate alla morte".
La sofferenza, il dolore, sono parte integrante della vita, non c'è niente da fare.


martedì, agosto 29, 2023

Cerchiamo aiuto all'inconscio

 



Il capitalismo nella sua ricerca assillante del consumo ha convogliato tutti noi verso l'acquisto appagante e per farlo ha provveduto a distruggere ogni valore che non sia collegato al denaro. È una tragedia. Non si vuol cambiare e tentare una forma umana di un nuovo sistema economico.
La famosa terza via tra capitalismo e comunismo suggerita da Enrico Berlinguer dopo lo sfascio dell'esperienza del socialismo reale nell'Unione Sovietica.
“Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo”.
Questa frase di Mirco Stefanon fa riflettere su quanto l’apparire, in questo momento storico, abbia una valenza di gran lunga maggiore rispetto all’essere.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’immagine sia la prima cosa che si usa nell’interagire con l’altro. È logico che, vivendo di relazioni, l’apparenza diventi una manifestazione necessaria.
Da sempre l’uomo, in quanto essere sociale, ha avuto bisogno di essere accettato, amato e stimato. Ma ora non staremo esagerando a proiettarci con così tanta insistenza in un mondo virtuale per il quale l’apparenza è un aspetto fondamentale? Un mondo composto nella maggior parte dei casi da persone che nemmeno conosciamo?
In Italia, oltre 39 milioni di utenti utilizzano internet e 31 milioni sono attivi sui social media, ovvero il 52% del totale. Di questi, 28 milioni accedono ai propri social preferiti tramite mobile (47% dell’intera popolazione), evidenziando come questi strumenti siano sempre più parte integrante della quotidianità.
Il desiderio, se sfruttato nel suo senso più logico, può spingere l'uomo a fare anche grandi cose. Bisogna ovviamente coltivarlo, crederci e avere tanta pazienza. In tutto. Purtroppo, il desiderio di carattere materiale e vizioso ha decisamente rovinato lo scopo che ognuno di noi dovrebbe avere. Il post spero serva da riflessione in un periodo molto difficile soprattutto come questo.
Per ogni essere umano, in principio era l’ES. Il neonato, infatti, è governato dall’energia psichica e dalle forze pulsionali dell’ES. Ma cosa sono l’es, l’io e il super io? Es, io e super io sono le tre istanze ipotizzate da Freud per spiegare la personalità. Cerchiamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.
Innanzitutto, facciamo una premessa: all’inizio del secolo scorso i teorici della personalità ritenevano che il comportamento venisse stimolato da “forze interne” di cui non siamo consapevoli (inconscio). Queste “forze interne” si sono plasmate durante le esperienze dell’infanzia. Inizialmente, lo stesso Freud distingueva nel soggetto solo due dimensioni: il conscio e l’inconscio. Per descrivere meglio la struttura della personalità, Freud si spinse oltre fino a descrivere una complessa teoria secondo la quale la personalità è composta da tre istanze separate ma interagenti tra loro: l’es ,io, super io.
Queste tre istanze possono essere rappresentate graficamente per mostrare la loro relazione con l’inconscio e il conscio, cioè con ciò che è “consapevole” e “inconsapevole”.


giovedì, agosto 10, 2023

L'immortale istinto del Bello

 



Afferma Charles Baudelaire che questo ammirevole, questo immortale istinto del Bello ci permette di considerare la terra e i suoi spettacoli come una corrispondenza del Cielo. La sete insaziabile per tutto ciò che è al di là, e che rivela la vita, è la prova più viva della nostra immortalità.
È insieme alla poesia e attraverso la poesia, con e attraverso la musica che l'anima intravede gli splendori situati oltre la tomba.
E quando una squisita poesia fa salire le lacrime agli occhi, queste lacrime non sono la prova di un eccesso di godimento, quanto invece la testimonianza di una malinconia irritata, di un postulato dei nervi, di una natura esiliata nell'imperfetto e che vorrebbe impadronirsi immediatamente, su questa terra stessa, di un paradiso rivelato.
La malinconia sale agli occhi laddove questi non sanno oltrepassare la caducità del significato permanente.
Qui ed ora. E nulla più.
Non sempre, ed è giusto sia così, si ha possibilità di scorgere varchi di quell'oltre che risana e placa gli “spiriti terreni”.
In terra si sosta in una unità il cui compito dovrebbe essere la coniugazione tra spirito e corpo. Molto spesso prevale la logica “corporea “. E quindi quello sguardo resta incapace di oltrepassare la realtà di questa Terra.




.....sotto l'azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:

"più in là!............



Così termina la poesia di Montale "Maestrale".

Bellissimi questi versi del poeta per la capacità di rendere il mare, le rocce e gli uccelli cose vere, profondamente comprensibili al nostro pensiero.

C'è profumo di infinito.

Noi siamo gli uccelli e a noi è data la possibilità di scegliere di stare appollaiati sul ramo di un albero ad ammirare le montagne e la linea dell'orizzonte, oppure di aprire le ali e svoltare dietro la montagna e varcare l'orizzonte per scoprire ciò che prima non immaginavamo.


lunedì, luglio 24, 2023

Dare un valore alla sofferenza

 


La pace accompagnata dalla serenità arriva sempre da una fonte inesauribile. Un'acqua viva che sgorga limpida e purificatrice. Non conosco modalità diverse, non vedo alternative valide, facili surrogati, qualcosa che entra in te e rimane scacciando la solitudine. E poi la memoria è viva grazie agli sprazzi ripetuti di sofferenza. Solo così la morte si trasforma in una luce immensa. Amare significa aver piacere della presenza di un'altra persona. Una persona a cui raccontare le tue sensazioni, emozioni, commentare un passo del vangelo. Sono tutte cose che non puoi fare con altri, nemmeno i figli perché il rapporto non è paritario come quello marito-moglie. Tu sei il padre e non puoi esternare una tua tristezza e procurare un dolore. Io li accolgo sempre con il sorriso e le mie angosce non trovano uno sbocco relazionale. Il dolore è la mancanza di comunicazione, una parte del tuo essere vivo che è morta.
"Sia fatta la tua volontà" è il passo più importante per la vita di un cristiano. Significa che quello che mi accade è sempre per il mio bene perché io ho donato la mia vita al Signore. È questo che mi fa stare bene anche se solo attraverso il dolore posso rendere viva mia moglie. In questi momenti di sofferenza sento che mi sta accanto. È una realtà particolare, anche difficile da raccontare, perché solo chi la vive in prima persona può comprenderla. Spesso "da noi", (noi esseri umani), ci si aspetta sempre la cosa giusta. Devi fare questo, devi essere così, devi fare in quest'altro modo. La verità è che non dobbiamo niente a nessuno, se non a noi stessi e al rispetto di chi incarniamo veramente. A volte mi chiedo cosa sarebbe stato giusto dire in certe occasioni. Bisogna sempre dire la cosa giusta o farla, ma non è così! Nessuno è perfetto. Allora accettiamo di essere mortali con i nostri difetti perché in realtà nell'amore incondizionato succede qualcosa di straordinario. Chi ci ama non fa domande, chi ci ama condivide, capendo cosa stiamo pensando
La gente parla del dolore con una tale superficialità da fare impallidire, come se il dolore fosse come un segno con la matita che puoi cancellare con la gomma del tempo, 
ma non è così.

giovedì, giugno 29, 2023

Amo Roma

 





I miei genitori erano maestri di Scuola elementare e in particolare mio padre (siciliano) amava Roma. Si fece trasferire trascinandosi mia madre. La mia scuola era in una zona di Montesacro dove scorre l'Aniene, un affluente del Tevere. Il mio maestro si portava dietro un fiaschetto di vino e appena ubriaco io uscivo di scuola e andavo in un campetto vicino al fiume a giocare a pallone. Effettivamente Roma è bellissima e mio padre "stufarello". Dopo aver cambiato un paio di quartieri, bello il Testaccio, decise di tornare a Pescara. Il tragico fu che lui appena si accorse che io promosso in quinta era un vero "asino" mi retrocesse alla quarta. Tremendo, il mio maestro era lui. E teneva pure la bacchetta. Io a Roma avevo una fidanzatina, Liù. Ieri, rovistando in un vecchio armadio, ho trovato letterine affettuose che mi scriveva Liù. In quel posto sono ritornato una volta sola, dopo averlo lasciato, molti anni dopo. La Garbatella è irriconoscibile, molte case allora piccole e colorate, non c'erano più, la campagna che prima era lì dietro l'angolo dell'ultima casa, scomparsa sotto una miriade di edifici costruiti ad alveare.
Era sparito anche il piccolo cinema dell'oratorio che proiettava vecchissimi film americani (se ne potevano vedere due di seguito il sabato e la domenica per pochi soldi) e qualche film edificante in cui la bontà trionfava sempre alla fine. Il lieto fine era d'obbligo.
E si compravano anche lunghissime stringhe di liquirizia e bastoncini di legno dolce, da succhiare lentamente. Per la tristezza sono quasi scappato.
Ho percepito la sensazione acuta e dolorosa di aver perduto qualcosa per sempre.
Nel quartiere, allegro, caciarone, misto, c'era un po' di tutto, dalla vecchia contessa esile come una canna di bambù alla molto decorosa insegnante di scuola elementare, dal ladro di biciclette al venditore ambulante e al sussiegoso funzionario delle imposte.
I grandi sì, così distanti e un po' misteriosi per me.
Pensandoci dopo come tutto era "falso", false le persone, falso il posto. Eppure, come tutto era vero, i ruoli erano più veri della verità delle persone.
E poi tanti ragazzini e ragazzine scatenati con le gambe arrossate dal freddo in inverno e ginocchia perennemente sbucciate.
Tempo fa ogni sabato andavo a Roma per il fine settimana.
Da Villa Borghese ancora frequentata dalle ultime donne allegre cominciavo a salire incontrando i ragazzi che scendevano per andare a scuola e mi mettevano molta allegria. Salendo si trova la Casina Valadier e poi il Pincio. Si scende verso la Scalinata di Trinità dei Monti, Piazza di Spagna, Fontana di Trevi, Via Margutta. In primavera, con il sole, è un incanto.     






venerdì, maggio 19, 2023

Galleggiando nell'utero della mamma

 


Fino a poco tempo fa non davo molta importanza ai ricordi, fino a quando la madre di una mia carissima amica ha perso la memoria per una grave malattia diventando un vegetale che cammina. La memoria è un dono regalato dalla natura e sta a noi conservarla in buono stato, ovviamente fino a quando non subentra la malattia che la devasta, ma sono casi limiti.
Io ho una memoria pessima. Soprattutto mi dispiace di non aver a mente molto della mia infanzia e adolescenza... ma ognuno è fatto in maniera diversa, credo però che la scienza abbia fatto passi da gigante in questa ottica, e prima o poi dovremmo poter accedere anche nella metà oscura della nostra scatola della memoria.
La memoria non scarta tanto quello che per lei è irrilevante, quanto ciò che non rientra nel campo dei suoi schemi... In altre parole, ricordiamo solo quello che vogliamo ricordare. E il resto viene relegato nell'inconscio e pescato fuori con l'ipnosi regressiva. Ricordiamo persino brandelli di vita trascorsi del liquido amniotico, quindi saremmo capaci di ricordare proprio tutto, anche i dettagli più insignificanti.
In teologia si distingue tra memoria e ricordo pur riguardando un fatto accaduto nel passato. Il ricordo è come un vestito dismesso e dimenticato su una gruccia dell'armadio. La memoria è invece qualcosa che si presenta nella tua mente in ogni momento della giornata, fino a diventare una presenza. Ci sono ricordi insignificanti cancellati e irrecuperabili, altri che se evocati riprendono forza.
Se non dimenticassimo finiremmo tutti come Seresevskji , il mnemonista di Aleksandr Romanovic Lurija ,in preda ad una memoria talmente affollata di ricordi, da creare un duplicato caleidoscopico e labirintico della realtà, impossibile da governare.
È scientificamente provato che c'è una parte del nostro cervello dedicata alla memoria. Come un hard disk in grande. Ma il ricordo deve essere evocato, pensato per non correre il rischio di essere eliminato. In questo caso un brandello di memoria della tua vita è come se non fosse mai accaduto.
Ci sono testimonianze di persone che hanno fatto sogni con sensazioni di galleggiamento. È incredibile ma stavano ricordando la vita nel liquido amniotico dell'utero della madre.
I feti nuotano in un sacco pieno di liquido amniotico che permette loro di essere protetti da traumi ed infezioni. Inoltre, è il liquido che consente loro di crescere al caldo e di allenare l’apparato digerente e respiratorio. Va detto anche che è provvidenziale l’aiuto del liquido al momento della fuoriuscita del feto dall’utero materno.

giovedì, aprile 20, 2023

Il sesso inutile

 



*Il sesso inutile* libro scritto da Oriana Fallaci è uno dei miei preferiti. Pubblicato nel 1961, nasce da un’inchiesta giornalistica scritta per L’Europeo. La scrittrice parla delle donne di tutto il mondo, con le loro debolezze e la loro forza, con le loro paure e i loro sogni.
Il viaggio che la Fallaci ci racconta inizia in Pakistan e finisce a New York e ha come unico obiettivo quello di scoprire la ricetta della felicità delle donne. Le domande che si pone la Fallaci sono abbastanza semplici, forse scontate. Lei si chiede: quali sono le donne più felici? Le Pakistane che vivono tutta una vita dietro un velo, le giapponesi che vivono nella dedizione per il proprio marito e nel rispetto delle tradizioni o le malaysiane che vivono in un sistema matriarcale in cui sono completamente indipendenti dai loro uomini? E, soprattutto, la felicità per le donne può esistere davvero?
Dice Oriana che: "Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico."  L'anno precedente, inviata de "L'Europeo", è in Oriente insieme al fotografo Duilio Pallottelli per un'inchiesta sulla condizione delle donne. È partita alla ricerca di tracce di felicità e nel libro racconta la sua esperienza: a Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all'idea delle donne velate; a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c'è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all'impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un'esistenza originaria intatta. Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne a confrontarsi con "un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi".
Partecipò giovanissima alla Resistenza italiana e fu la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Fu una grande sostenitrice della rinascita culturale ellenica e conobbe le più importanti personalità di questa, tra cui Alexandros Panagulis col quale ebbe anche una relazione. Durante gli ultimi anni di vita fecero discutere le sue dure prese di posizione contro l'Islam, in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 a New York, città dove viveva. Come scrittrice, con i suoi dodici libri ha venduto circa venti milioni di copie in tutto il mondo.

lunedì, aprile 17, 2023

Forse nel 2060

 



Isaac Newton è uno scienziato particolare. Era mosso da una grande passione per la faccia misteriosa della realtà, quella che la scienza ha sempre bollato di 'superstizione': l'alchimia. E questa inquietudine scientifica si è accompagnata a un amore per lo studio dei testi sacri che ha fatto dello scienziato anche un discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente.
Una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che l'ha accompagnato durante tutta la sua vita di scienziato: pare che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Una questione etica lo muoveva: l'idea che anticipare il futuro ci avrebbe consentito di evitare errori, guerre e disastri. Che la profezia avrebbe salvato il bene, insomma, almeno fino all'ultimo giorno. E così si accumulavano i fogli fitti di calcoli e congetture sulla data più probabile del giorno del Giudizio. Senza che mai, però, arrivasse a fissare un anno preciso. Ragioni di prudenza, di responsabilità o forse semplicemente di coerenza scientifica. Fatto sta che a un certo punto, proprio pochi anni prima di morire, si convinse che la data poteva essere ricostruita con esattezza a partire dalle parole del profeta Daniele.
Isaac Newton, che scoprì, casualmente, grazie ad una mela, l'esistenza della forza di gravità, aveva anche delle doti di veggente. Insomma, per farla breve, tenetevi pronti. Secondo lo scienziato il mondo finirà nel 2060.
In verità Isaac Newton non scoprì il concetto di forza gravitazionale perché gli cadde in testa una mela, quella è ormai una leggenda. Da quasi un secolo, se non di più, vi erano Fisici e Scienziati che avevano già iniziato a studiare (oppure si erano solo approcciati) il concetto di forza gravitazionale e il più noto a cui si ispirò Newton per trarre le fila del discorso fu Cavendish che scoprì la costante G.
Con numeri e previsioni si divertono un sacco di persone dalla notte dei tempi: sciamani, aruspici, gli ebrei con la cabala, gli auguri, Nostradamus, i druidi.
Non preoccupiamoci del domani ma dell'oggi e viviamo sereni e perché no, gioiosi.

giovedì, marzo 30, 2023

Dentro quegli occhi

 


L’uomo già per sua natura è egoista e menefreghista, però prima riusciva a porre dei limiti al suo egoismo. Oggi con la caduta di tutti i valori umani e con il trionfo del capitalismo, l’uomo concentra tutte le attenzioni su sé stesso. Non contano più gli altri nella sua visione della vita. Per quanto tempo andremo avanti così, non so, ma stiamo andando sempre peggio, questo è certo.

giovedì, marzo 09, 2023

Parliamo dell'anima

 



Il cardiologo olandese Pim Van Lommel, che da alcuni anni sta conducendo studi scientifici sui sopravvissuti ad arresto cardiaco, è noto per il primo studio mondiale sulla NDE – Near Death Experiences – (esperienze di premorte) in una intervista rilasciata all’agenzia di stampa italiana AdnKronos, è giunto alla conclusione che: «la morte non è la fine della coscienza ma solo un cambiamento di stato di coscienza».
L’attrice anglo-americana Elizabeth Taylor, in una sua intervista alla Cnn raccontò che durante un intervento chirurgico avvenuto nel 1962, aveva smesso di respirare per alcuni minuti vivendo così una esperienza di confine di morte. La sua anima aveva abbandonato il corpo, racconta di aver visto i medici che tentavano di rianimarla prima di dirigersi verso un tunnel e vedere il suo terzo marito, Mike Todd, morto in un incidente aereo quattro anni prima. La Taylor dichiarò all’intervistatore che era felice di rivedere Todd e voleva restare con lui ma Mike le disse che non poteva «devi tornare indietro. Hai ancora molte cose da fare». Ed è quindi tornata nel suo corpo e si è svegliata, mentre i dottori avevano già annunciato la sua morte. C’è da dire che l’aereo privato di Todd, il Luckj Liz, si schiantò il 22 marzo del 1958 vicino a Grants (New Mexico) per una avaria. Il velivolo precipitò causando la morte delle quattro persone a bordo tra queste lo scrittore Art Cohn che stava scrivendo la biografia di Todd dal titolo, ironia della sorte,” le nove vite di Michael Todd”.
«Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone. Socrate diceva che il compito dell'uomo è la cura dell'anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l'anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate, per esempio, non si pronunciava sull'immortalità dell'anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l'essenza dell'uomo sia la psiche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psiche è una grandiosa creazione dei greci. L'Occidente viene da qui.»


venerdì, gennaio 27, 2023

Qualcosa di magico

 




Mi piacciono i film che spiazzano, raccontando storie e personaggi surreali, anticipatori, diversi.
Ho appena finito "Non lasciarmi" di Kazuo Ishiguro, quello di "Quel che resta del giorno" (splendido romanzo e splendido film).
Mi ha lasciato una inquietante sensazione che mi piace.
La storia di un grande amore, dice il risvolto della copertina, ma è banale ridurlo a questo.
È una storia possibile che non vede gli umani protagonisti.
Protagonisti sono dei cloni, esseri chiamati sin dal loro concepimento a fungere da donatori di organi, una volta divenuti grandi.
Alcuni di loro vivono protetti in un collegio speciale che coltiva in loro la cultura, l'arte, il senso della bellezza.
Tra essi, tre diventano amici, condividono amori e destino, s'interrogano timidamente, senza avere il coraggio, se non alla fine, di saperne di più, su ciò che li attende davvero e sul senso della loro esistenza.
Sanno quel poco che basta: diventeranno donatori o assistenti di donatori; hanno un futuro programmato, sanno di essere sterili e si dedicano al sesso senza proiettare su di esso chissà quali significati e conseguenze.
Hanno degli adulti di riferimento che non spiegano loro granché, sono misteriosi e inavvicinabili.
Accettano, sostanzialmente.
E anche quando piccole e ripetute fibrillazioni sentimentali, interrogativi ricorrenti e deviazioni della normalità li spingono a chiedere e sapere di più, non si danno a lacrime, rabbie e ribellioni.
Continuano ad accettare. E a cercare di capire.
Mi è piaciuto il pudore di questi personaggi, visibile ampiamente nella scrittura controllata di Ishiguro.
Il romanzo agghiaccia per la tematica (il potere forse nullificante della scienza sull'umanità; la metafora dell'infanzia manipolata dagli adulti) ma commuove per quanto di inespresso s'intravede nei personaggi che mai usano dire e fare qualcosa di plateale, a differenza dei non cloni; il loro "spirito di servizio"; il loro timido e prudente tentativo di diventare ciò che non sono, totalmente umani.
Interessante è anche la contrapposizione tra esistenze individuali e strutture sociali e culturali.
Il libro mi ha sollecitato il ricordo dei film "Parla con me" e "Mare dentro", non so bene perché: forse l'atmosfera, l'evidente marginalità dei protagonisti, la diversità assoluta dei loro comportamenti, lo stile del racconto.
La storia d'amore promessa dal risvolto di copertina c'è, sia chiaro, ed è anche straziante in effetti, ma raccontata all'interno di una cornice più vasta diventa un rimpianto tra gli altri, un qualcosa di possibile e bello dentro ciò che esclude l'impossibile.
Leggere per credere, o per pensarla diversamente.


martedì, gennaio 10, 2023

Il Cinema

 


Per chi vive solo, purtroppo, i pensieri sono sempre gli stessi e si rincorrono in un vortice senza fine.
Il non comunicare con gli altri è angoscioso.
Ma c'è qualcosa che riesce a distrarmi, a volte piacevolmente.
È il film buono che ti pone domande continuamente e tu devi rispondere.
È un dialogo atipico ma affascinante.
Il Cinema ha delle potenzialità enormi.
Una grande forza di convincimento.
È uno strumento con cui anche a scuola si può insegnare molto.
A volte i ragazzi capiscono meglio certe cose con un film che con tanti discorsi.
Ho in mente un momento preciso: una notte guardavo *Sogni di Kurosawa* e di fronte a quei quadri sconnessi, di cui non capivo sostanzialmente niente, ma che avevano una potenza estetica incredibile, per me si è aperto un nuovo mondo.
Il mondo della bellezza.
Si può restare fissi a contemplare un ciliegio in fiore anche un'ora.
Ma il cinema può essere anche diseducativo: chi non è abituato a un certo uso della ragione può essere plagiato da una forma di comunicazione così diretta e forte.
Il film è uno strumento comunicativo più forte degli altri perché contiene una storia nella quale identificarsi.
Ma come tutta la comunicazione letteraria, o televisiva o artistica contiene rischi e potenzialità legati esclusivamente a chi ci sta dietro.
il cinema di Tarkowski o di Vanzina ha fascino uguale e contrario. Intercettano gli occhi che vogliono essere affascinati: "Chi dal messaggio di impegno chi dal disimpegno".
La fascinazione è identica perché il mezzo è potente.
Ho pensato a un film di Miyazaki dove c'è una prolungata contemplazione di un grande albero.
È il coinvolgimento che nel buio di una sala cinematografica, ti prende guardando le immagini che scorrono.
Mi sento inserito in quel paesaggio, la musica mi trascina, vivo momenti intensi. Certo è importante scegliere. Bergman: "Il posto delle fragole" "Sussurri e grida".
Un romanzo si fa apprezzare per le minuziose descrizioni. Per esempio, descrivere uno sguardo intenso potrebbe occupare una pagina intera. Il film, lo sguardo, lo inquadra nemmeno un minuto, senza aggiungere una parola, eppure lo spettatore riesce in base alla sua sensibilità a capire l'anima di quella persona.
Su ski ho scelto in base a una ricerca su registi e protagonisti.
In qualche commento, forse, ho fatto anche un elenco, ma la pigrizia mi impedisce di cercarlo.
Ieri sera ho visto: "L'uomo della pioggia ", un film del 1988, diretto da Barry Levinson ed interpretato da Tom Cruise, Dustin Hoffman e Valeria Golino.
Ora so tutto sull'autismo, disturbo del neuro sviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale e da deficit della comunicazione.


sabato, dicembre 31, 2022

Anno nuovo

 


Compro una Spitfire. Bellissima. Rossa inglese. Un capolavoro. Veramente la Spitfire era un’automobile terribile: non teneva la strada, sospensioni che, in curva, mica aiutavano, complicavano. Freni stocastici e frenatura sempre disallineata. Ma era troppo bella.
Imbocco il viale e arrivo davanti all’ingresso di casa e fiuuuu una derapata da brivido (tanto la spit derapava anche se non volevi).
Mentre sto lì a bearmi della bravata, richiamati dal chiasso che avevo fatto, appare mio padre con altre persone. Mi guarda, guarda l’automobile, alza gli occhi al cielo e borbotta:
"Ma cosa è ‘st’automobile da attore di cinematografo?". (“attore di cinematografo”) era un dispregiativo, in opposto al termine positivo “attore” con il quale s’intendeva l'attore di teatro). Un'altra novità!
 Papà vieni a fare un giretto, dai, che la proviamo, guarda quant’è bella.
 Tu sei squilibrato se credi che io entri in quel tubo. Ma non hai niente da fare, eh?
"Ma non vedi quant’è bella?"
Nel frattempo, sopraggiunge mia madre che, godendosi la scenetta, dice: rivolgendosi a mio padre: "Per piacere va a farti sto giretto, per piacere accontentalo, se no questo qua non la smette più, e non ce lo togliamo di torno".
No No No, non ci vado in quel tubo
Dai, così ce lo togliamo di torno; non per lui, ma per la quiete di casa
Mio padre si rassegna per il bene di tutti e commenta: "Tuo figlio sono due mesi che sta qua, lo capisci? Come mai? Non ti chiedi come mai? Quest’estate sta qua, fisso come un monumento… non è che si prepara quel sacco da zingaro e se ne va in vacanza? No, sta qua. E non se ne va, niente: non se ne va.
Vacanza io, papà? Io ho da fare.
Pure noi, perciò tu devi andare in vacanza.
In ogni caso, rassegnato come un martire, mio padre prende cappello e bastone e si avvicina al tubo.
La spit era bassa, quindi per entrare ci sono le prime difficoltà, una delle quali è il cappello che urta il montante e cade per terra. “Ma per entrare in quest’automobile si deve essere acrobati di un circo equestre, e pure bravi eh?”
Insomma, alla fine siamo entrambi seduti.
"Vai piano, che qui si sta seduti per terra, ma che razza di automobile è?".
Metto in moto e partiamo.
Vai piano
Ma se non sono ancora partito
Vai piano, ti ho detto!
Sta andando a 40 all’ora
Ti ho detto di andare piano …vai piano c’è traffico
Ma se siamo ancora sul viale di casa!
Finiscila di contraddirmi, scostumato; vai piano. Vai piano ‘ché ti do una bastonata.
Il fatto è che “andare piano” è una valutazione personale e, quindi, assai relativa, andavo a 50 all’ora anche meno, ma tale velocità non rientrava tra i valori paterni compatibili con il "vai piano".
Mi diede una bastonata in testa davvero! Ahia! Papàààà, ma così moriamo tutti e due
No, muori tu. Prima. E adesso riportami immediatamente a casa. Anzi no. Torno a piedi
E s’incamminò verso casa, che distava meno di trecento metri ‘ché tanto lunga era stata la gita.


lunedì, dicembre 05, 2022

L'amicizia è un valore

 


Per caso ci si incontra e si diventa amici, ma poi l'amicizia non vive o si sviluppa per caso.