domenica, dicembre 31, 2023

Dom Pérignon




Tutti abbiamo vissuto per un certo periodo della nostra vita in un quartiere.
Nelle sue strade percorse migliaia di volte, nei suoi negozi popolati da personaggi dai tratti singolari che diventano maschere e stereotipi umani, con i quali si scambiano battute e veloci resoconti di vita.
Ci giochiamo nel quartiere e ci facciamo amici e nemici
Attraversiamo, veloci, marciapiedi, salite e discese.
Ci sono i vecchi, nel quartiere: di loro si sente parlare e li si vedono pure. Si fanno visita, si consolano a vicenda, si godono insieme le dolci comodità del pensionamento e delle malattie invalidanti di cui nessuno parla.
Poi ci sono i grandi, gli adulti, i coetanei dei propri genitori, nel quartiere.
Sono sodi nella carne e nello spirito, disciplinano entrate e uscite, dettano la legge e la vìolano quando vogliono, sono forti come gli dèi.
Affliggono e consolano, comminano pene e perdonano.
Lo lasciamo il quartiere, spesso.
Per un'altra casa, più bella, più grande, più propria.
A volte si torna per curiosare
I negozianti sono rimasti, almeno molti di essi. Ti chiamano con gli occhi appena attraversi la strada e tradirli, magari per il centro commerciale appena fuori città, diventa un peccato mortale.
Essere salutato e salutare ogni tre metri, ad ogni uscita, è rassicurante nei giorni in cui il mondo appare un deserto pieno solo del mio malessere.
È inquietante quando l'identità personale diventa un peso da scrollarsi di dosso.
I vecchi sono morti.
Capita di pensare ad essi come a personaggi di una favola, non sono mai realmente esistiti.
I grandi ci sono, li incontri, li saluti, abbassi gli occhi di fronte alla loro distanza dal tuo ricordo, sono più smunti, hanno le guance incavate, i loro occhi splendenti hanno perso un po' di luce. Ma conservano nei modi quella forza trascinante che ti faceva sentire minore, a quel tempo. Quasi ti giustifichi per quel che sei diventato.
Si chiude una finestra, si vede un cartello di "Vendesi", si percorre un marciapiede senza incontrare nessuno, si va dal fruttivendolo e il dottore, il professore, la signora Tina non ci sono mai.
Il quartiere si ristruttura. Impalcature grandi coprono balconi e finestre. Tinte pastello colorano i ricordi.
Al conto mi sono mancate due coppie di coniugi, morti l'uno a distanza dell'altro in un mese.
Una coppia la conoscevo, nel quartiere dell'infanzia.
Lui, panciuto medico di base, aveva il volto e il corpo immersi nella bontà e nell'arrendevolezza.
Lei, bella donna ai suoi tempi, sempre tirata a lucido e imbellettata, aveva i modi decisi della donna che rendeva il marito uno straccio utile solo a soddisfare i suoi capricci.
Hanno faticato in vecchiaia, per morire. Me l'hanno detto, soffermandosi su particolari crudi e strazianti.
Lui non ha potuto resistere, per quanto rimbambito, alla sua assenza e l'ha seguita presto.
Non ne potevo dubitare: quando erano forti entrambi, lei era sempre più tosta di lui.

Buon Dom Pérignon


martedì, dicembre 26, 2023

Un uomo di scarto

 


Commesse che lavorano dalle sei di mattina alle dieci di sera. Paghe da fame. Nessun diritto sindacale e frequenti abusi. Dietro le luci delle vetrine, ci sono spesso condizioni di vero sfruttamento e di illegalità.
Da quando è iniziata la recessione, sono entrati in crisi non solo i piccoli negozi ma anche i supermercati e i centri commerciali sostituiti dalle bancarelle dove si compra un maglione a tre euro. Ora vanno a fare shopping, senza vergogna, anche quelli che una volta rappresentavano il “ceto medio”
I supermercati e i centri commerciali sono luoghi terribili, le casse nei loro passaggi obbligati costringono ad interminabili attimi di stupida sospensione, così gli uomini devono guardare altri uomini. Non c'è l'attesa della fila delle Poste, o lo straniamento della metro, lì sei in un budello di terra e un treno corre veloce, le porte si aprono e l'umanità ha pensieri visibili. Alle casse dei supermercati, il tempo si spacca e la stupidità della fila ci rende abietti. Da qualche tempo non vedevo un volto così amaro, così sferzatamene rancoroso, così eloquentemente in disaccordo con il resto del mondo. Una foto d'altri tempi, in bianco e nero, la scriminatura perfetta sui capelli radi e perfettamente ordinati, il volto magro di chi si porta bellamente una grave malattia addosso e quella smorfia di disgusto nella piega della bocca che attraversava il viso come una piaga incurabile.
Quale vita avrà attraversato quell'uomo, una moglie sciocca e fedifraga? Una madre odiosa e tirannica? Una sorella spregevole e iraconda? Ho pensato a una vita rovinata dalle donne.
Ho allungato lo sguardo sul corpo, sui pantaloni marroni che dilagavano su gambe inesistenti ed il rancore del volto e la sua magrezza ha preso altre ragioni, di malattia e di morte, di sottrazione e di assenza, di fine della vita e di scarto.
Di scarto, esattamente così. Una vita passata da scarto
l’uomo diventa altresì un “cultore dello scarto”, dove per scarto intendiamo superficialità di selezione, ignoranza di pensiero, povertà interiore, banalità esistenziale. L’uomo moderno ha aperto la strada ad una cultura dello scarto dove tutto e tutti sono scarti, dove chi ha forze vive e chi non ha forze muore. L’efficienza è sempre al primo posto, il narcisismo fisico, psichico e ideale sta alla base del pensiero debole e comune. Si sta perdendo di vista il vero orizzonte della vita, il vero scopo dell’essere umano: vivere per dare senso. Chi abbraccia la cultura dello scarto diventa scarto di conseguenza. Oggi servi, domani no. Ora sei utile, importante e necessario, domani non sei più nessuno. Modernità e scarto stanno per diventare le linee guida di una società ricca materialmente ma povera interiormente.




lunedì, dicembre 18, 2023

L'amore liquido

 


L'amore affievolito permette le stravaganze più tragicamente ridicole. Nessuno se ne preoccupa. In fondo è un problema che dovranno risolvere le generazioni future. In questa società crudele non si pensa minimamente al dopo. La tentazione dell’uomo è quella di dare, piuttosto che sé stesso, altre cose a lui estranee. La superficialità dei rapporti con l’altro, non ci permette di andare in profondità: di donarsi. Ma quando si decide di lasciarci coinvolgere nella vita dell’altro, assumere una relazione, una parola, un gesto, cura, ascolto, allora ciò che ci sembrava impossibile a causa della nostra condizione di ripiegamento su noi stessi, diventa possibile, ed è fonte di gioia. Oggi tutto è "pensato" per non durare: le automobili, i frigoriferi, le stampanti, l'amore. Siamo nell'epoca del consumo e del rinnovo, non della conservazione. La fase iniziale è quella che piace a tutti..poi iniziano a subentrare doveri e responsabilità del rapporto di coppia..e qualcuno si "ritira". Viene ignorato del tutto il concetto di riparazione. Io non mi colloco tra quelli che, presi dal consumismo, preferiscono comprare una cosa nuova che riparare quella vecchia. Nell'ambito dei rapporti umani credo ancora nel valore della riparazione. Non solo nell'amore! La mia generazione è nata con il rammendo. Non era una scelta, ma una necessità. I marinai rimettevano a posto le reti usate per la pesca con molta maestria. Purtroppo, l’usa e getta si amplia sempre più anche nei rapporti interpersonali e nelle famiglie, un vero peccato perché il più delle volte basterebbe un po’ di impegno per continuare a percorrere la vita insieme. Ormai l'intelligenza naturale, quella che si muove insieme all'affettività (cuore) sta per essere sostituita da quella artificiale. C'è un aggeggio che spegne le luci, quindi la sera non serve più dare uno sguardo alle stanze e a qualche rubinetto lasciato aperto. Anche noi cambiamo modo di vivere a piccoli passi, fino a quando la nostra testa sarà girata completamente da un'altra parte. Nell'amore ci sono varie fasi ma se in ognuna di esse non ci si mette l'entusiasmo e l'amore dell'inizio, l'emozione di sempre, allora queste fasi invece che essere un'evoluzione avranno il sapore di un logorio costante del sentimento e quindi come i petali di un fiore che appassisce, qualunque amore sarà destinato a sfiorire e finire. Oggi manca il lavoro dell’artigiano nell'amore. La coppia in questa società *dell’usa e getta*, quando avviene qualche frattura, scoppia, anche se ci sono figli. Ci vuole fantasia e creatività per continuare a vivere un unico amore, ma alla base di tutto ci vuole un sentimento forte, profondo, impossibile da scalfire. Il sesso è normale e bello, ma il Potere cerca di dividerlo dall'amore. Si arriva a 40 anni con una serie di tanti falsi amori che si possono contare con tre o quattro mai. Si perde il senso dell'amore e appena il sesso vacilla si sfascia l'unione. Distrutta la spinta propulsiva resta solo un senso opprimente di amarezza. L'amore è un sentimento fatto di tante piccole cose che devono ripetersi e crescere giorno dopo giorno. Oggi manca il lavoro dell’artigiano nelle coppie. La coppia in questa società” dell’usa e getta”, un’espressione verissima, quando avviene qualche frattura, si separano, anche se ci sono figli. Gettano via, come dei calzini bucati un’unione, un sacramento, anziché con pazienza rammendare lo strappo, con buona vista ricucire ogni filo rotto, e rendere il rammendo più rinforzato di prima. Il valore del matrimonio o dell’unione, è prendersi cura l’uno dell’altro, soprattutto quando il cammino è faticoso, prendersi per mano ed essere consapevoli, che l’uno ha la responsabilità dell’altro. Mancano i valori veri nella nostra società. In Giappone, quando un vaso prezioso si rompe invece di buttare via i pezzi li rimettono insieme e tra un pezzo e l’altro mettono dell’oro fuso in modo tale che, una volta il vaso ricomposto, le “ferite” brillano. Ogni singola crepa viene valorizzata, questo procedimento si chiama “Kintsugi” (che significa riparare con l’oro). Eppure, strapparsi alla menzogna e star lontani da questa potrebbe essere proprio la via più facile e semplice per vivere un rapporto sereno (ma anche una vita serena). Io sono convinto che l'amore non è che finisca, ma si trasforma in altro, continuamente... Ci sono molte fasi. Così come la fase del corteggiamento passa, passano anche le altre. Poi diventa una sorta di routine, ma non negativa (a meno che le cose non prendano una piega noiosa), intendo una routine positiva del sentimento. Entrano in gioco nuove cose, nuove prospettive, e l'amore ha nuove luci e sfumature, diverse dall'inizio o dalla fase appena precedente. È vero che oggi sempre più persone si arrendono al primo cambiamento di fase... ma forse è perché a tutti piace la fase iniziale? Io non lo so, sinceramente...


venerdì, dicembre 15, 2023

L'illusione ottica della ragione

 



L’uomo è incline alla distruttività e alla guerra perché spinto da pulsioni istintuali? (Sigmund Freud, Konrad Lorenz)


Lo è perché è affetto da uno «shock primario inconscio» dato dalla presa di coscienza del proprio destino di morte? (Emilio De Marchi).


Oppure è dovuto a orientamenti socio-politico-culturali che certe popolazioni umane hanno imboccato nella difficile ricerca di come vivere? (Erich Fromm).


Il filosofo e matematico (Paolo Ruffin) prende in considerazione l’apporto genetico: è stato scoperto da diversi ricercatori universitari un gene che porterebbe molti uomini ad essere egoisti e quindi dimentichi di esser membri di una comunità e che solo nel benessere di tutti può veramente realizzarsi il proprio.

Certamente l'uomo nasce con certi istinti, soprattutto con quello della sopravvivenza che si manifesta nel bisogno di nutrirsi. È sicuramente presente il bisogno di amare ed essere amati. Il bambino che succhia latte nel seno della madre è certamente un'immagine anche d'amore.
L'IO di ognuno di noi cerca la gratificazione da parte degli altri e non ottenendola il malessere potrebbe trasformarsi in odio egoistico.
Oltre l'istinto di sopravvivenza ce ne sono altri dovuti alla sua struttura biologica. Mi riferisco per esempio al sesso. Il desiderio non sempre segue le vie dell'amore e a volte la non ragione sceglie l'aggressione. Avviene nello stupro e nei femminicidi, specialmente se è stata trascurata l'educazione nella famiglia e nella scuola. Anche il Potere non è influenzato da qualche gene nativo, ma si acquisisce nei contatti tra popoli. Biden dice tranquillamente che gli USA sono la guida del mondo, mentre Putin mira a un cambiamento dell'attuale assetto politico. Lo dice apertamente che l'America non riveste più il ruolo di caput mundi. Quando c'è un capo, inevitabilmente esistono i servi e attualmente 2/3 del mondo è infelice protagonista di questo ruolo.

La mia meditazione è che quasi tutto il negativo si acquisisce nella vita di tutti i giorni. 

"Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo 'universo', una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta sé stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all'affetto per le poche persone che ci sono più vicine.
Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza".


Albert Einstein



martedì, dicembre 12, 2023

Amo molto il cinema

 


Ultimamente ho visto "Insyriated", cioè ingabbiati nella Siria, paese dove da diversi anni c'è una guerra civile che vede coinvolti l'Isis, l'America e la Russia.
Molto bello è il film "Una donna fantastica" (Una mujer fantástica). È un film del 2017 diretto da Sebastián Lelio. La protagonista Daniela Vega parla di una donna che abita in un corpo di uomo. La donna racconta la sua storia reale, la vita di una trans che desidera restare quella che è e non sottoporsi a un intervento chirurgico.
Si può definire transgender (trans: oltre, al di là, e gender: genere) chiunque non si riconosca nello stereotipo maschile o femminile: tuttavia, in ambito psicologico, medico e legale il termine viene usato per indicare un transessuale non operato ai genitali.
Ci sono film che si portano in cuore e sono quelli che ci hanno regalato il riflesso di “quel qualcosa” che stavano vivendo in quel momento. L’arte cinematografica è anch’essa bellezza da scoprire e apprezzare.
Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi...perché vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran-tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, più lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l'uomo non sa far altro che lasciarsi andare (Antonin Artaud).
Purtroppo, la bellezza è a portata di tutti ma non per tutti.
Trovare dei film che siano davvero belli credo che sia diventata una impresa ardua; intendo di quelli che ti lasciano proprio il segno. Forse -e dico forse- è un po' più semplice coi libri per me (anche se ultimamente è un po' che non leggo qualcosa che mi scolpisce l'anima).
Io i film li vedo soprattutto a SKY e con la ricerca trovi quelli che sono sicuramente belli.
Si può scegliere sia il regista che il protagonista.
Giorni fa ho scelto "L'ultimo tango Parigi" Un film "sequestrato" per scene, diciamo ardite. Non è recente e ho provato a vederlo. Una grande sorpresa, oltre l'arte recitativa di Marlon Brando il film con lo stigma dell'immoralità, invece è didascalica. Il messaggio che ci manda è che un amore che si basa esclusivamente sull'attrazione sessuale è destinato a una morte a breve tempo.
Amo molto il cinema e penso che tutto debba essere filtrato e guardato con occhio anche critico. Non credo vi siano film che plagiano le menti (questa è l'anticamera della censura) ma solo cose adatte o meno a certe fasce d'età e poi film belli e brutti, anche disgustosi a volte. Io non guardo mai gli horror ad esempio: ecco quello che non piace uno non lo guarda.
Ultimamente ho rivisto tutta le serie di Al Pacino, che sarà anche un istrione, ma sicuramente è il più bravo degli ultimi trenta anni, insieme a De Niro. grandissimo nel film di Sergio Leone * C'era una volta l'America*, sicuramente il migliore di tutti i tempi.


Raccontatemi i film che vi hanno entusiasmato.


sabato, dicembre 09, 2023

L'esistenza è un'illusione

 




Gorgia, filosofo dei filosofi, fu il primo a sapere che non si deve credere nemmeno a ciò che si vede.
Ed espone i tre capisaldi che orienteranno lo spirito che deve animare la filosofia, fino ai nostri giorni. Il cui scopo è infatti imparare a vedere dietro le apparenze, e chiedersi cosa è come si può conoscere, spiegare e comunicare. Spesso dimentichiamo che la psicologia è figlia della filosofia, di cui conserva alcuni concetti base, ma i termini non vi corrispondono molto.
Escluderei comunque le capziosità sofistiche.
I postulati sono: nulla esiste; se qualcosa esiste non è comprensibile all'uomo; se pure è comprensibile, è certo incomunicabile e inspiegabile agli altri. Includerei nell'ultimo postulato anche l’inspiegabilità per quelli che non vogliono capire, se non ciò che fa loro comodo e che corrisponde alla loro visione della vita. Sono più numerosi di quanto si creda.
A tanti secoli di distanza, Severino affermava che, se le certezze appartengono alla mente, mentre la verità è appannaggio di uno stato che appartiene alle cose.
Ma prima di affermare che nulla esiste si dovrebbe dare una definizione dell'esistenza.
Ammesso che essa sia il modo d'essere di ciò che è reale, in opposizione a ciò che è ideale o fantastico, poiché noi viviamo nell'immaginario delle nostre certezze, l'esistenza stessa è un'illusione. Malgrado tutto, poiché è la nostra illusione, essa esiste insieme a noi, nel nostro sogno.
Quindi il sogno esiste, quello che non esiste è il reale.
D'altra parte, siamo strutturati, come specie, per comunicare e i neuroni a specchio fanno in modo che i nostri comportamenti si adeguino a quelli degli altri, cioè alle illusioni altrui.
È importante capire la realtà per evitare di rimanere impantanati in qualcosa che non esiste credendo di realizzare un ideale, mentre si tratta solo di un sogno.
Ci realizziamo solo liberandoci dai preconcetti e dal terribile luogo comune che violenta il reale.
Il luogo comune è insomma una falsità che, ripetuta pedissequamente dai c.d. opinion leaders, ingenera nell’opinione pubblica la convinzione (incolpevole) che quella menzogna costituisca invero una verità.




giovedì, dicembre 07, 2023

L'attività comunicativa

 



Semplificando molto, il cervello nasce come organo di regolazione e controllo del corpo. Nel corso dell’evoluzione, sviluppandosi e diventando sempre più complesso, acquisisce funzioni e competenze che esulano dalla pura e semplice coordinazione di percezioni e movimenti e dalle strategie di nutrimento, attacco e fuga. La comparsa della mano e del linguaggio verbale innesca una forte interazione col cervello e porta allo sviluppo parallelo di queste tre componenti essenziali, che si sostengono a vicenda. Nascono e si sviluppano l’attività comunicativa, la tecnica strumentale e il pensiero astratto e simbolico.
Queste funzioni estendono, ma non annullano, quelle basilari precedenti, sicché le attività cerebrali superiori, di tipo cognitivo, sono inestricabilmente intessute di funzioni più arcaiche, come le emozioni, le quali cominciano a specchiarsi nella coscienza di sé. Le emozioni, radicate nel complesso mente-corpo, provvedono all’instaurarsi rapidissimo di strategie di attacco o di fuga e sono essenziali per la sopravvivenza. Ne risulta che, nell’uomo, cervello e corpo sono inseparabili e soltanto con un’operazione mentale possiamo distinguere l’intelligenza razionale e computante dall’intelligenza affettiva e corporea.

L'uomo può costruire un mostro per poi venirne ammazzato.

Papageorgiou, C.C. et al. (2011) hanno rilevato, in presenza di Wi-Fi6, ridotta attività elettrica e livello di attenzione nei giovani.

Maganioti, A.E. et al. (2010) hanno osservato che l’attività dell’EEG in giovani donne esposte a radiazioni Wi-Fi si è modificata nel corso di test sulla abilità cognitiva.

Avendano, C. et al. (2010) hanno dimostrato danni allo sperma quando è stato posto un portatile abilitato alla connessione Wi-Fi vicino ad un soggetto.

Grigoriev, Y. (2011): dichiarazione generale sugli effetti dei dispositivi di comunicazione senza fili su bambini: in uno studio condotto su bambini di età compresa tra 7 e 12 anni si è osservata una diminuzione di segnali importanti delle loro prestazioni cerebrali.

Stephen Hawking soffriva fin da quando era giovane di sclerosi laterale e riuscì a comunicare solo grazie a un sensore a infrarossi collegato agli occhiali, che lo scienziato riusciva a controllare tramite un muscolo della guancia.

Questo è l'esempio più eclatante di intelligenza artificiale al servizio dell'uomo.



domenica, dicembre 03, 2023

P.P.P. Il Corsaro vero

 


Per arrivare all'eremo di Sant'Alberto di Butrio occorre lasciare l'automobile qualche chilometro prima ed incamminarsi tra i monti dell'Oltrepò pavese. È la primavera del 1963 quando Pier Paolo Pasolini intraprende anch'egli la lunga passeggiata per l'eremo Sta lavorando al "Vangelo secondo Matteo", e non è la prima volta che cerca ispirazioni in colloqui con uomini di fede o visitando luoghi di preghiera. Pasolini parla in particolare con Cesare Pisano e rimane stupito per l'attenzione che gli dedica il frate. Era un colloquio straordinario, diceva Pasolini, perché quel frate dialogava con naturalezza, pur nel suo linguaggio religioso, da risultare non solo rispettoso, ma affascinante. Non si stupiva dello scetticismo dell'intellettuale e aveva parole di conforto consapevole che Gesù ama i più lontani che i vicini, che non si scandalizza di niente, e che solo Lui conosce il cuore umano. Pier Paolo, di fronte al frate, un originale come lui e creativo, si sentiva a casa sua. Definiva Cesare Pisano un figlio d'arte perché riusciva a trasformare in bella e straordinaria una vita che, analizzata razionalmente, è la morte civile. Quasi una follia. Di quell'incontro restano questi versi: " E questa fu la via per cui da uomo senza umanità, da inconscio succube, o spia, o torbido cacciatore di benevolenza, ebbi tentazione di santità".


Questo era il vero Pasolini.



Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia. A Panagulis, per esempio, regalasti la prefazione ai suoi due libri di poesie. E, verso per verso, col testo greco accanto, volesti controllare perfino se fossero tradotte bene.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte.

Così lo vedeva Oriana Fallaci.



                                         Sant'Alberto di Butrio