mercoledì, marzo 30, 2022

Una lettura del conflitto

 


«Il problema sono gli Stati Uniti: perché l’Amministrazione Biden si è imbarcata in una strategia che punta a prolungare a la guerra, nella convinzione che questo porterà a un cambio di regime in Russia. La cosiddetta gaffe di Biden non era affatto una gaffe: membri dell’Amministrazione hanno più volte indicato quella che chiamo la strategia cinica ma ottimista di prolungare la guerra e aspettare che le sanzioni facciano cadere Putin. Trovo però questa strategia straordinariamente rischiosa e pensata male. Se gli Usa adoperassero la loro influenza sia su Ucraina che Russia per spingere a un cessate il fuoco, allora accadrebbe: e tuttavia l’Amministrazione Biden non sembra coinvolta nella diplomazia. È un grave errore: e i rischi di prolungare la guerra sono molto maggiori di quanto Biden non sembri comprendere. Potrebbe essere fortunato e magari Putin viene davvero rovesciato: ma se scommetti il futuro dell’Ucraina su questo esito, le chance mi sembrano terribili».


Quali sono i rischi più gravi?


«Quello ovvio è che l’Ucraina venga distrutta al punto da non essere è più una nazione sostenibile, magari con dieci milioni di profughi. Inoltre, se minacci Putin con un cambio di regime, le probabilità che ricorra a misure disperate per evitare la sconfitta crescono: e quelle misure disperate includono l’uso di armi nucleari. Lui non è Saddam o Gheddafi: ha un arsenale nucleare più vasto di chiunque al mondo ed è incredibilmente irresponsabile parlare apertamente di cambio di regime in queste circostanze. Putin deve essere portato al tavolo dei negoziati: dobbiamo sfruttare il fatto che è in difficoltà, non incoraggiarlo a prendere misure disperate».


Ma finché Putin è al potere non resta un problema per la stabilità mondiale?


«E cosa otterremmo con un cambio di regime in Russia? Anche assumendo che il risultato fosse di nostro gradimento, a beneficiarne sarebbe la Cina. Tutta la strategia americana è basata su un profondo e strategico errore di calcolo che mi rende molto nervoso per le prossime settimane».


(Lo storico Niall Ferguson: «Biden ora punta a far cadere il regime di Putin. È un grave errore

di Luigi Ippolito corrispondente da Londra del Corsera)

lunedì, marzo 28, 2022

La religione non è l'etica

 





                Scavare su terreni, soprattutto rocciosi ,è molto faticoso;

                lo è anche scavare in noi stessi, sotto tante incrostazioni

                fatte d'abitudini e forse di vizi ormai consolidati.

                Credo sia un esercizio necessario a tutte le latitudini,

                ma sicuramente indispensabile oggi, così spesso protesi

                verso l'esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze.

                I Padri della Chiesa dicevano: scava dentro di te.

                E' lì la fonte del bene, ed essa può sempre

                continuare a zampillare, se tu scavi sempre.

                Ci sono due tranelli che al fondo ci trattengono dal chiederci:

                "Cosa sto cercando?" o ci impediscono anche solo

                di avvicinarci alla risposta, seppure ci siamo fatti la domanda:


                1) il mondo moderno ha ridotto la religione a sentimento e a etica.

                2) Il mondo moderno ha rinunciato alla possibilità di conoscere la                            verità.



                La curiosità di una domanda allarga la ragione

                perché dilata l'orizzonte del conoscibile.

                Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio

                di quanto il mondo oggi affermi.

                La nostra capacità di indagare le cose con la ragione

                è ispirata dal presentimento del cuore che esista qualcosa di più                            grande.



                                Si chiama esigenza di infinito.







sabato, marzo 26, 2022

L'origine dell'errore

 



Meno male che Gesù ha dimostrato quanto valgano le donne, rovesciando le leggi del suo tempo. Solo per citare alcuni episodi:

Le nozze a Cana di Galilea.

La samaritana.

La Maddalena.

Le pie donne.

Le donne sotto la croce.

Il messaggio della risurrezione consegnato a una donna

e in primis una donna Madre del Figlio di Dio.

venerdì, marzo 25, 2022

Traffico di organi

 


 Il traffico d’organi.



La rete del commercio illegale è l'ultima frontiera dello sfruttamento, che segue anche il flusso dei migranti. Chi compra appartiene a quella parte del mondo che si può permettere tutto, compreso il silenzio connivente. Eppure non si può accettare che chi ha di più cancelli ogni legge morale, sfruttando altri esseri umani per il proprio benessere personale.
In parallelo a tanti sforzi positivi si è sviluppata purtroppo la rete del commercio illegale: il sistema sempre più organizzato ed efficiente del traffico di organi. Sono coinvolti broker internazionali che fanno da tramite tra le strutture clandestine dove si eseguono i trapianti, i pazienti che intendono acquistare un organo e chi è disperatamente povero al punto di venderlo. L’ultima frontiera dello sfruttamento dei diseredati segue anche il flusso dei migranti. In Libia i broker lavorano con sedicenti ONG per avvicinare persone che non hanno il denaro per pagare un passaggio in mare e propongono loro di vendere un rene in cambio di un posto su un barcone.
Di fronte a tutto ciò non è ammissibile l’indifferenza. Ma come spezzare la catena che rende possibile questo crimine contro l’umanità?

Di Ignazio Marino

Io mi chiedo e chiediamocelo tutti, dove sono finiti centinaia e centinaia di bambini che sono arrivati con i barconi?
Che non sono registrati, che non sanno neanche il loro nome?
Cosa ne pensate: la donazione degli organi a fine vita dovrebbe essere obbligatoria, e lo credo anch’io.
A che serve, lasciare imputridire la carne, quando qualcuno anela a vivere, come è giusto che sia?
Il gesto più bello del mondo, un atto di generosità estrema tra un essere umano che perde la vita e un altro, ammalato, che la riacquista grazie alla donazione di organo. Quando si salva un bambino con una malformazione cardiaca o una ragazza con un’epatite fulminante grazie alla donazione accade qualcosa di meraviglioso. E i progressi medici sono ormai così consolidati da rendere il trapianto un intervento salvavita ma soprattutto duraturo nel tempo.


giovedì, marzo 24, 2022

Arduo non si contrappone a semplice










Arduo, dice Luigi Giussani,  non si contrappone a semplice. Semplice indica la modalità con cui affrontare l'arduo.
Se tu guardi l'arduo senza semplicità, dici: " Ma, se, però, forse, chissà" , che sono le parole più sordidamente nemiche della percezione del vero.
Perché uno può trovarsi davanti una faccia bella, ma se non la ama trova tutti i pretesti per dire: "Qui, ma, però, ha il puntino qui, ha il puntino nero lì, ha il puntino giallo là, ha il naso leggermente spostato a sinistra, leggermente spostato a destra".
Poi ci sono quelli che pensano di vedere meglio avvicinandosi non sapendo che più restano distinti soggetto e oggetto tanto più è potentemente unitario il rapporto tra l'uno e l'altro.
Di fronte all'altro che non hai mai conosciuto oppure che prediligi, i due estremi, quanto più è distinta la coscienza, quanto più capisci che lui è l'altro, tanto più è profondo il nesso che si stabilisce, tanto più i terminali del tuo sguardo colgono i particolari dell'altro.
Quanto meno hai questa percezione della distinzione, tanto più è come se l'altro si sfocasse.
Tant'è vero che giungi fino a dire: "Chissà se è una mia fantasia o se è vero".
E' esattamente la posizione di tutta la filosofia contemporanea.
La ragione debole di Vattimo, i sofismi di Eco e l'ultimo nichilismo di Severino sono così.
Tu tra la folla noti un bellissimo volto femminile e ti avvicini per guardarlo meglio,
fino a sfiorare quel viso che è così vicino che vedi solo il naso o il padiglione auricolare.
E' capitato a Vattimo che partendo dal Movimento Studenti di Azione Cattolica è precipitato nel nichilismo ateo che nega non solo un determinato sistema di valori ma anche della stessa esistenza di una realtà oggettiva.
Anche un diamante visto da vicino, perde splendore, si riempie di imperfezioni. Ma resta un diamante. Così le persone.
Per assurdo sarebbe meglio non conoscere mai la propria musa oppure conoscerla tanto affondo da andare altre, proprio per non perdere ispirazione e fascino.
Avvicinandoci troppo, non per amore ma per indagare, è inevitabile a scoprire i puntini neri, qualcosina nel naso, oppure nella bocca.
Dice Luigi Giussani, l’ideologia sviluppa un fattore dell’esperienza della vita, del cosmo e della società umana, facendolo esorbitare dai suoi limiti, e lo sostituisce al Mistero che ha fatto tutte le cose, proclamando qualche suo aspetto a regola di vita o giustizia per l’uomo.
Nella misura in cui l’ideologia è generata come punto di vista ultimo cui l’uomo giunge, investe sentimenti e criteri dell’uomo, determinandone la mentalità sì che diventa sempre di più un pregiudizio universale.



lunedì, marzo 21, 2022

Amori malati e deboli




La costruzione di un rapporto è una storia di crescita condivisa: nel matrimonio si condividono il progetto di vita, la prole, la socialità e molte altre cose. Credo che l'elemento cardine resti comunque la condivisione... anche o forse soprattutto delle responsabilità. Quando questo manca i rapporti sono squilibrati e possono finire, ma la separazione in sé non è il male assoluto: c'è di molto peggio in effetti. La crescita è comunque una storia di separazioni a partire dalla nascita, quando ci si separa dal corpo della madre. La conflittualità che di solito accompagna una separazione coniugale è la cosa più nociva, la stigmatizzazione sociale della donna separata e dei figli di coppie separate produce danni: queste cose sono qualcosa di molto peggio della separazione in sé.
Ho visto coppie stare insieme senza amarsi, perché le loro idee glielo imponevano. Le coppie innamorate si riconoscono subito, si guardano, si cercano, non riescono a stare l'uno senza l'altro. Perché senza, niente avrebbe più senso.
La superficialità e l'indifferenza sono alla base di amori malati e deboli, incapaci di superare le difficoltà che la vita impone. Bisogna essere consapevoli sin dall'inizio che non è tutto rose e fiori.
La nostra società è impaziente e allo stesso tempo pretenziosa.
Dopo la fase del corteggiamento, dei fuochi di inizio rapporto, poi c'è chi non riesce ad accettare quella che possiamo definire routine; ma la routine non è per forza negativa, anzi.
In genere subentra la nuova fase del rapporto amoroso, che porta alla nascita di un figlio (e quindi a convogliare il grosso dell'affetto e delle attenzioni verso di lui); ma non necessariamente, perché una coppia può anche vivere insieme per 70 anni anche senza figli.
Invece ci sono 50enni che sfasciano i matrimoni perché si mettono con una 20enne. Questo perché il 50enne si sente ancora un 30enne e vuole vivere la vita di un 30enne.
Oggi purtroppo vanno di moda questi rapporti dall'età sbilanciata che scompigliano molto le carte.

sabato, marzo 19, 2022

Mio padre



 

La gelosia è una brutta bestia. Io sono una vittima della gelosia. Quella di mio padre verso la moglie.

Era geloso anche di uno sguardo. Non dico di un sorriso perché mia madre non regalava agli uomini nemmeno quello, tanto era riservata e pudica.

Mia madre era una donna bellissima.

Somigliava a Greta Garbo. Maestra ,come del resto mio padre.

A casa mia c'era costantemente la guerra. Sempre per l'assurda gelosia di mio padre.

Urla e accuse irrispettose che mio padre indirizzava a mia madre che non riusciva mai a tranquillizzarlo.

Mio padre non usava le mani. Non lo ha fatto nemmeno con mia sorella e mio fratello. Io ero il cocco di casa. L'ultimo nato dei figli. Dodici anni dopo mia sorella ed esattamente dieci, dopo mio fratello.

Da bambino ero terrorizzato dalle scenate di gelosia di mio padre.

Quando tornavo a casa ero sempre angosciato da un pensiero. Trovare mia madre uccisa.

La paura era immotivata perché, come ho detto, non ho visto mai mio padre dare uno schiaffo a mamma.

Quando mio padre, un siciliano duro, passava qualche settimana in Sicilia, nella nostra casa era una festa.

E’ morto il dieci agosto di un anno che non ricordo.

Un po’ alla volta ho cominciato ad amare mio padre.

Ho capito perché era così aggressivo.

Il fatto è che mia madre non lo amava abbastanza.

Si conobbero grazie ad un concorso a cattedre per maestri.

Nella graduatoria mio padre era tra i primi tre e mia madre una delle ultime.

La casualità. Mio padre era di Petralia Soprana un paese delle Madonie dove è stato girato il film "Cento passi", dedicato a Impastato.

Mio padre guardò tutte le sedi disponibili e scelse quella con altitudine maggiore, Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo.

Mia madre, da ultima fu costretta a scegliere l'unica sede rimasta disponibile, cioè Pescasseroli. La località non è come oggi. Allora i lupi, di notte, venivano a raschiare porte e finestre delle abitazioni. Mia madre si sentì sperduta e trovò l'unico appoggio in mio padre. Poi si sposarono, ma mia madre non amava il siciliano duro e sanguigno.

Mamma si sentiva sola in quel paesino abitato da lupi che la notte raspavano sulle finestre. Papà era un bell'uomo, elegante e colto. La conquistò come compagnia e non come passione. Lei sempre riservata, mai una carezza, un bacetto e bloccava sul nascere ogni affettuosità. Io ero l'ultimo, nato per dispetto, come mi ha raccontato mia madre e papà mi voleva un gran bene.

Trovavo sotto il mio cuscino sempre qualche cioccolatino al liquore. Quel 10 agosto cominciò ad avere le vertigini, chiamai l'ambulanza che venne subito. Mio padre russava, era già in coma. Morì verso le cinque del mattino all'Ospedale civile di Pescara.


venerdì, marzo 18, 2022

Riassunto

 


L’Aja avverte Putin: “Sui crimini di guerra in Ucraina nessuna immunità”.
Il procuratore della Corte penale internazionale vede “motivi fondati” per credere nelle brutalità dei russi contro i civili. Usa e G7 sulla stessa linea.
Ci sono "motivi fondati" per credere che la Russia abbia commesso crimini di guerra in Ucraina. A dirlo da Leopoli, dove è arrivato ieri, è il procuratore capo della Corte penale internazionale dell'Aia, Karim Khan, spiegando di essersi recato in territorio ucraino per raccogliere maggiori informazioni nell'ambito dell'indagine che ha aperto il 3 marzo. Le sue parole seguono di 24 ore la dichiarazione di Joe Biden - e ribadite ieri - che ha definito Vladimir Putin "un criminale di guerra": un commento giudicato "inaccettabile e imperdonabile retorica" dal portavoce del Cremlino, ma che ora trova sostegno nell'inchiesta del tribunale internazionale.
Non soltanto il presidente americano, del resto, rivolge un'accusa del genere a Mosca: "Gli autori dei crimini di guerra perpetrati in Ucraina - afferma il comunicato congiunto dei ministri degli Esteri del G7 che si sono incontrati nel corso della giornata a Bruxelles - dovranno renderne conto davanti alla giustizia internazionale".
Sottolineando in particolare "l'uso di armi contro civili", di cui la Russia è stata ripetutamente accusata durante l'invasione, i responsabili della diplomazia delle sette maggiori democrazie industrializzate, tra cui l'Italia, si sono felicitati dell'indagine condotta dalla Corte dell'Aia. Ancora più esplicito è stato uno dei sette plenipotenziari, la ministra degli Esteri britannica Liz Truss: "Ci sono prove molto, molto forti che sono stati commessi crimini di guerra e che dietro questi crimini c'è Vladimir Putin", ha detto alla Bbc. "Alla fine spetterà alla Corte decidere chi è un criminale di guerra, ma intanto spetta a noi fornire le prove".
In un'intervista alla rete televisiva americana Cnn, il procuratore Khan, a lungo un avvocato britannico specializzato in diritti umani prima di assumere l'incarico di capo della Corte penale internazionale, ha spiegato cosa intende per crimini di guerra riferiti al conflitto in Ucraina: "La legge è molto chiara su questo punto. Colpire intenzionalmente civili è un crimine. Colpire intenzionalmente edifici abitati da civili è un crimine. Naturalmente sono necessarie ulteriori indagini, per esempio per stabilire se quegli edifici civili sono stati usati per lanciare attacchi che li rendono un bersaglio legittimo. Ma anche in quei casi non c'è la licenza di usare bombe a grappolo o di fare uso sproporzionato della forza in aree civili". Il procuratore ha aggiunto che in questi casi "non c'è immunità per nessuno, vale per un soldato che uccide, terrorizza o stupra civili, vale per un comandante che ordina bombardamenti, vale per i suoi superiori civili": possibile allusione allo stesso Putin.
Mentre il segretario di Stato americano Antony Blinken cita il "serio timore che la Russia usi armi chimiche in Ucraina", altra azione che rientrerebbe nella categoria dei crimini di guerra, la Casa Bianca precisa che mercoledì Biden ha definito Putin "criminale di guerra" parlando spontaneamente, non come messaggio politico preparato. Ma ieri il presidente ha di nuovo alzato i toni, descrivendo Putin come "un dittatore omicida, un puro criminale che conduce una guerra immorale contro il popolo ucraino, autore di una brutalità semplicemente disumana". E la vicepresidente Kamala Harris ha affermato che l'Onu dovrebbe investigare la Russia per crimini di guerra per le "atrocità" compiute in Ucraina.
Tra gli episodi su cui il giudice Khan e altri stanno raccogliendo prove ci sarebbero una strage di civili a Chernihiv il 4 marzo, quando i razzi russi hanno colpito un complesso di appartamenti in cui sono morte 33 persone, e il recente bombardamento dell'ospedale e del teatro di Mariupol.  Putin sarà portato sul banco degli imputati all'Aia e condannato come "criminale di guerra" .
Le immagini dallo stadio Luzniki che non avremmo mai voluto vedere: una folla che canta e ascolta le menzogne di Vladimir Putin. La propaganda, le folle osannanti, l’adesione che Putin ancora trova nella sua popolazione non cancellano però alcuni elementi chiarissimi, dati di fatto: il primo che il genocidio lo sta realizzando Putin colpendo la popolazione civile dell’Ucraina con il chiaro intento di terrorizzare il popolo e costringerlo alla resa. Il secondo punto è il martirio della città di Mariupol: Putin vuole impedire all’Ucraina qualsiasi sbocco al mare. Il terzo è l’attacco a Leopoli, in una zona vicino all’aeroporto, ovvero le linee di rifornimento militare dell’Occidente che rallentano l’avanzata di Mosca.

martedì, marzo 15, 2022

Videogiochi violenti

 



L'atmosfera è satura di anidride carbonica causata dalle industrie. Si producono beni inutili in grande quantità tutti destinati a rendere l'uomo un essere orribile e incapace di ragionare. Il desiderio di vita, di amore, di bellezza viene sostituito con la menzogna dell'appagamento dell'affettività mediante una vittoria virtuale su simboli creati artificiosamente.
Il linguaggio si riduce a suoni animaleschi, la capacità di ascolto e di dialogo sono azzerati anche per colpa di un sviluppo in modo incontrollato della tecnologia. Il tutto porta all'isolamento del genere umano. La società non è più una collettività di persone, ma un agglomerato di individui in lotta fra di loro.
Io  vedo  un progressivo impoverimento della cultura, italiana ed estera, e dei valori morali dell'uomo moderno. E non sto parlando solo dell'ascesa delle destre estremiste al potere, ma proprio di un menefreghismo estremo alla vera intelligenza e alla riflessione, che poi è quello che ci renderebbe animali più evoluti degli altri. Basta farsi un giretto sul web: la politica vuole che la gente abbia paura, e che trascuri il lato umano per farsi una gretta risata davanti a un video (che banalizza gli aspetti più sinceri dell'esistenza umana), o che schiacci la riflessione e il senso etico davanti a un videogioco. Sui videogiochi, hanno successo soprattutto quelli horror e d'azione, dove sei un serial killer che deve sterminare una popolazione di zombie o di mostri o persino di esseri umani. Ho visto gente che ci mette tutta l'anima, e gode come una bestia ad ogni cadavere "virtuale" che colleziona. Mero intrattenimento non è, perché vuole puntare a rendere la gente sempre più piena di rabbia e odio, fornendole in apparenza uno strumento di "sfogo" che ha lo scopo di lasciarle una sensazione di "potere, gloria e vittoria che possono essere ottenuti solo con la violenza". Questa è la società occidentale di oggi. Nella nostra Europa, che non ha più niente della raffinatezza mondo dell'antichità ellenica, nell'America e anche in estremo oriente.
Il mito dell’America funzionò presso la grande massa di gente povera e diseredata, la cui sopravvivenza era impossibile nell’Italia del tempo. Per tutti costoro l’idea stessa dell’America, per dirla tutta con la Arendt, era un’idea rivoluzionaria: perché dietro l’immagine della Statua della Libertà v’era una possibilità di salvezza. E così fu. In ciò consiste la frattura che il mito americano operò nell’Italia dei primi anni del secolo: una provinciale sottovalutazione delle potenzialità del modello americano da parte delle classi ricche e di gran parte del mondo politico, sia conservatore che liberale; un’accettazione incondizionata, perché imposta dai fatti e soprattutto dal desiderio di riscatto, da parte delle massa di gente umile e povera.
Così era prima cosi è oggi, anche se l'America non è più l'America e gli italiani si sono venduti a basso prezzo. Ora sia in Italia che in America c è la .. miseria che è la peggiore delle povertà.

domenica, marzo 13, 2022

Un alibi per non aderire mai

 



Leggendo i Vangeli ho avuto la certezza che il miracolo più grande, da cui i discepoli erano colpiti tutti i giorni, non era quello delle gambe raddrizzate, della pelle mondata, della vista riacquistata.

Il miracolo più grande era quello di uno sguardo rivelatore dell'umano cui non ci si poteva sottrarre. Non c'è nulla che convinca l'uomo come uno sguardo che afferri e riconosca ciò che esso è, che scopra l'uomo a se stesso.

Gesù vedeva dentro l'uomo. Una donna di Samaria che in una conversazione al pozzo sentì raccontarsi la sua vita, e proprio questo riferì agli amici: " Mi ha detto tutto quello che ho fatto!".

A Matteo, il gabelliere, Gesù passando disse semplicemente: " Vieni".

La capacità di cogliere il cuore dell'uomo è il miracolo più grande, il più persuasivo.

Gesù si impone alle coscienze. Egli è a casa sua nell'interiorità degli altri.

Non si limita a dichiarare una dottrina che sa per scienza o che ha appreso per Rivelazione.

Egli tratta, si può dire, di una faccenda personale.

Se la Chiesa dice di sé: io sono una realtà fatta da uomini, che veicola qualcosa di eccezionale, cioè il divino, non la si può giudicare nel suo valore profondo elencando i delitti e le ristrettezze degli uomini che fanno parte della Chiesa stessa. Al contrario, se nella definizione di Chiesa entra l'umano come veicolo scelto dal divino per manifestarsi, in tale definizione potenzialmente entrano anche quei delitti.

Ciò che intendo dire è che nefandezze e angustie non costituiscono materiale di giudizio sulla verità della Chiesa.

La Chiesa, secondo i Vangeli, è stata voluta da Cristo che ha indicato in Pietro l'uomo designato. Cristo conosceva i difetti di Pietro. Sapeva anche che lo avrebbe rinnegato per viltà.

I difetti ci saranno sempre e comunque. Allora scegliere di fissare lo sguardo su di essi è un modo fatale per scegliere di non guardare i valori.

Un alibi per non aderire mai, per non dover mai cambiare se stessi.

San Francesco per esempio non si è scandalizzato e non lo ha fatto nemmeno Caterina da Siena

che indirizzava lettere di fuoco contro la mafia di Avignone e a Gregorio XI che era il papa.

Ancora oggi essere tesi alla ricerca dei difetti di chi annuncia il cristianesimo, o essere pronti a scandalizzarsene, non è altro che un alibi per non aderire mai, per non dover mai cambiare se stessi.

Molti non sanno che la Chiesa siamo noi e quando glielo dici, cadono dalle nuvole.

E' necessario che ci siano cristiani formati che sappiano rendere ragione della loro fede, perché l'ignoranza crea molti pregiudizi.


sabato, marzo 12, 2022

L' amore va oltre la morte

 



Navigando senza meta incontro una frase: "L'amore eterno esiste e non può spezzarlo neanche la morte. Lo rivela uno studio dell'Università dell'Arizona, pubblicato sulla rivista americana 'Psychological Science': il benessere di un partner continua ad essere influenzato dall'altro anche dopo la morte di uno dei due, con la stessa intensità di quando era in vita".
Per alcuni innamorarsi è questione di un momento, per altri invece è un processo più lento, graduale. Spesso capita di intrattenere un' amicizia per mesi, se non addirittura anni e poi un bel giorno ci si rende conto all'improvviso di essere innamorati di una persona, che vediamo con occhi diversi, che è diventata speciale. Ma perché ci si sente così bene quando si è innamorati?
E' un mistero e non va indagato.
Ognuno di noi ha un modo diverso di vivere l'amore. Qualcuno vuole benissimo alla moglie ma va anche con le prostitute. Dice che è come fumarsi una sigaretta e non riguarda il suo amore vero.
A me è bastato un suo sguardo per innamorarmi, ma l'amore è cresciuto perché lo "sguardo" si è confermato giorno dopo giorno. Io adoravo i piccoli difetti di mia moglie.
Provavo una grande tenerezza per qualche sua impuntatura. Le piaceva l'insegnamento e gli studenti li chiamava "figlioli".
Quando è andata in pensione i ragazzi della sua classe le hanno regalato una targa con questa scritta:
"Perché la mamma è sempre la mamma".
Io sono convinto che l'amore non è che finisca,  ma si trasforma in altro, continuamente… Ci sono molte fasi. Così come la fase del corteggiamento passa, passano anche le altre.
Poi diventa una sorta di routine, ma non negativa (a meno che le cose non prendano una piega noiosa), intendo una routine positiva del sentimento. E l'amore va oltre la morte. Resta per sempre.

venerdì, marzo 11, 2022

L'Italia al buio

 





Il governo Rumor, classica coalizione di un centrosinistra declinante, varò i provvedimenti contro la crisi petrolifera il 22 novembre 1973, un mese e mezzo dopo lo scoppio della guerra arabo-israeliana. Era come se un' immane saracinesca dovesse scendere sul paese del sole: un oscuramento, anzi, un autentico "effetto notte" come nel film di Truffaut uscito quell' anno. Con l' illuminazione pubblica ridotta del 40 per cento, ai colori di un autunno desolato si sarebbe aggiunto il buio precoce determinato dalla chiusura dei cinema e dei teatri alle 23, così come prescritto per bar e ristoranti, mentre l' orario limite per i negozi fu fissato alle 19, con l' obbligo di spegnere le insegne e di oscurare le vetrine. Il tg del primo canale, che era sempre andato in onda alle 20.30, un tipico orario mediterraneo, fu anticipato di mezz' ora. La crisi petrolifera era precipitata su un' Italia vagamente attonita, sospesa, impreparata: sono gli anni Settanta, «gli anni della maturità che non sapemmo avere», secondo Giuliano Amato. Il paese aveva accusato la crisi sorda del centrosinistra "storico", e la sua incapacità di fare le riforme che la società e l' establishment attendevano. Il Sessantotto e l' autunno caldo avevano spazzato via le ultime illusioni. In numerose frange della sinistra, non soltanto quella extraparlamentare, si era formata la convinzione che il modello di sviluppo capitalistico fosse arrivato al capolinea. Anziché perseguire la crescita e la formazione della ricchezza, il paradigma più in voga predicava di distribuire equamente la povertà. Sotto questo aspetto il petrolio era qualcosa di oscuramente simbolico: era l' oro nero, il sangue minerale sottratto ai paesi derelitti, ai «dannati della terra» dell' ideologo terzomondista Franz Fanon, il prodotto della grande rapina dei ricchi ai danni poveri. O perlomeno un agente malefico del degrado ambientale. E se dunque la guerra del Ramadan, o del Kippur, secondo i punti di vista, minacciava di lasciare a secco il capitalismo avanzato, tanto peggio per il capitalismo: e per la società dei consumi. Al posto del progresso, totem tradizionale della sinistra, aveva preso forma la concezione di un mondo tristemente stazionario, con il salario "variabile indipendente", e il pensiero messianico del "nuovo modo di fare l' automobile". Metà moderno e metà drammaticamente arretrato, il paese era effettivamente in bilico. E non soltanto perché alcune fazioni della sinistra avevano sottoscritto l' idea che esistesse una condizione rivoluzionaria, e che dunque alle avanguardie operaie fosse consentito far partire l' esperimento sovversivo. Ma era l' intero paese a trovarsi in una condizione irreale, nel guado fra la modernità e la disperazione civile: tanto per dire, nell' estate del 1973 c' era stata la devastazione morale dell' epidemia di colera a Napoli, il segno di un tragico fallimento sanitario e di governo, un caso di folklore noir come piaga infamante su un' Italia inguaribile. Lo shock petrolifero sembrò rappresentare un colpo mortale all' Italia dell' industrializzazione precaria, afflitta da un' inflazione "non europea", superiore al 10 per cento e dalla prospettiva di una situazione politica paralizzata. L' embargo dell' Opec diede la sensazione che la catastrofe ventura fosse l' unica realtà con cui fare i conti. Certo, il pessimismo aveva le sue ragioni. La tragedia cilena di Salvador Allende, avvenuta l' 11 settembre, aveva lasciato uno strascico emotivo fortissimo, inutilmente ribaltato nel paradosso dal canto sentimental-politico degli Inti Illimani: «El pueblo unido jamas sera vencido». Non c' era in fondo da stupirsi se l' Italia era considerata "l' homme malade" del continente: ne fa fede una copertina di Time, con l' immagine di Enrico Berlinguer su uno sfondo rosso e lo strillo "The Red Threat", la minaccia rossa. Ma in quel ' 73 la minaccia era economica prima che politica. Con il prezzo del barile alle stelle, e con la benzina che avrebbe toccato un prezzo vicino agli attuali due euro al litro, e non c' è dubbio che la crisi era autentica, di portata mondiale, ineludibile. Eppure la terapia fu davvero italiana, basata sulla certezza che a una malattia reale si potesse rispondere con una cura figurativa. Certo, anche gli altri paesi occidentali reagirono alla crisi con misure che toccavano lo stile di vita collettivo: ma qui da noi ci si mise un sovrappiù di paternalismo, come se si trattasse di una giusta punizione per gli sprechi del passato, per le irresponsabilità di chi si era fatto travolgere dalla motorizzazione e irretire dal consumismo. Il bianco e nero della televisione di Stato appariva perfetto per restituire il colore dell' epoca, una sfumatura di grigi, un clima psicologico moralistico, quasi punitivo. Si trattava del trionfo inaspettato dell' "austerity", un termine che era stato ripescato da Aldo Moro ai tempi della "congiuntura" di dieci anni prima, allorché il duo Carli-Colombo aveva imposto una dura stretta finanziaria a un paese troppo allegro, e che adesso ridiventava parola corrente. Pronunciata all' inglese, l' austerità aveva un che di churchilliano e di inevitabile, con tracce doverose di sangue, sudore, lacrime e patriottismo. L' austerity era l' ineluttabile. Non una scelta governativa, bensì un obbligo imposto dalla durezza delle circostanze. Tuttavia era anche in sintonia con il clima generale del paese: se gli anni Sessanta sono testimoniati dall' euforia artificiale de La dolce vita o del Sorpasso, i Settanta, anni di piombo e al momento anni di (scarso) petrolio producono un capolavoro come Amarcord, in cui Federico Fellini guarda a ritroso, a una Rimini trasognata e nebbiosa, provinciale ed eterna, oppure l' epopea funebre realizzata da Luchino Visconti con Ludwig, che fissa la trilogia decadente, anzi mortuaria, composta da La caduta degli dei e Morte a Venezia. 

di EDMONDO BERSELLI

Repubblica.it


lunedì, marzo 07, 2022

L'individualismo deteriorato








È un po' come quando arriva un nuovo paziente e se ne redige per prima cosa l'anamnesi. L'anamnesi altro non è che ascoltare il paziente stesso. La sua storia, i motivi che lo hanno spinto a rivolgersi al sanitario, i desideri, i timori, le abitudini.
Comunicare è, prima di tutto, essere disposti ad ascoltare.
Ci sono delle persone con cui il colloquio diventa gradevole, mi piace leggere, imparare e dissentire, mettere in tavola concetti anche fastidiosi, perché comprendo che ci sarà dibattito, spiegazione, ascolto e costruzione.
Perché conosco la storia dell'interlocutore che non si nasconde come tanti, troppi, altri; e conoscendo le persone viene voglia di aprirsi, confidarsi, colloquiare senza pregiudizi e senza paura di scoprire le proprie debolezze.
Se non dai alla persona l'attenzione che merita, non la aiuti, non la inciti a guardarsi dentro.
Stiamo subendo un individualismo deteriorato che non così libero come si crede ed è poco responsabile, dall'altra parte siamo in difficoltà trovare momenti autenticamente comunitari.
La caratteristica di un Valore è un credere condiviso da tante persone. Mancando questo tipo di valore ognuno di noi ha valori personali e non condivisi dagli altri. Questa è la frammentazione che favorisce il nichilismo.
Qualcuno parte dal vecchio scartando il nuovo che è solo un "diverso", toglie il superfluo e aggiunge la parte costruttiva dell'etica. Sa che deve trasmettere tutto per evitare che scompaia.
Questo compito è riservato innanzitutto a genitori e scuola, ma forse tutti dobbiamo diventare educatori.
I valori dovrebbero valere in primis per gli adulti per essere trasmissibili in maniera adeguata e proficua. I figli si accorgono delle contraddizioni.
Per questo sono smarriti e trasgressivi perché non c'è trasgressione più grande della doppiezza, pure se inconsapevole.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo. E il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.

sabato, marzo 05, 2022

Cyrano di Guccini

 





Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un'altra vita
Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito
Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo
Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego, di queste mie parole
Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono.
Cyrano (Guccini)





Interessante la dittatura del singolo pensiero. Oggi attribuisco un significato preciso a questa affermazione: singolo pensiero è quello di chi non si evolve nel suo modo di pensare, non si arricchisce confrontandosi sulle idee con gli altri.
Oggi è tutto un "bianco" o "nero", non c'è mai una via di mezzo che invece spesso è la via migliore. Anche perché ogni cosa ha mille sfumature. E' chiaro che una sedia  è una sedia. Ma ci sono cose che non possono essere inquadrate con certezza.
"Si arriva alla conoscenza con la parola o attraverso l'esperienza?".
In linea di massima, con l'esperienza. Ma lì dove non abbiamo esperienza diretta, allora le parole servono a trasmetterci un'esperienza. Dobbiamo selezionare con attenzione la fonte da cui traiamo le parole. Scegliere più una fonte. Poi attraverso la ragione, fare una sintesi. Ecco la conoscenza.
Poi la conoscenza si perfeziona e si migliora con un costante confronto con gli altri.
La conoscenza da un post di antonypoe.


mercoledì, marzo 02, 2022

Biden e Kennedy

 




La Russia vuole «cancellare» l'Ucraina e la sua storia. Lo ha denunciato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo ultimo video messaggio. «Hanno l'ordine di cancellare la nostra storia, cancellare il nostro Paese, cancellare tutti noi», ha continuato Zelensky, esortando i Paesi di tutto il mondo a «non rimanere neutrali». 

Mi sembra un appello onesto. Ormai i generali russi stanno per occupare Kiev, e dar vita a un governo provvisorio in attesa di creare una nuova Ucraina neutrale, senza armi e senza Europa.

Per fare nuove elezioni bisogna ricostruire tutto quello che è stato distrutto, permettere agli ucraini di tornare nella loro patria. Praticamente le elezioni potrebbero svolgersi da dieci anni.

Tutto questo accade perché il Presidente USA, sig. Biden, ha deciso il non intervento dell'America per evitare la terza guerra  mondiale.

Gli stati europei di sono allineati per timori sulla fornitura del metano da parte della Russia. 

Certo, in Ucraina arrivano soldi che permettono l'acquisto di armi, ma per contrastare un esercito di 200 mila soldati  servono militari per utilizzare le armi.

I soldati non si possono comprare, quindi il destino dell'Ucraina è segnato, come ha giustamente detto  Volodymyr Zelensky.

Tempo fa il Presidente degli Usa era Kennedy e il capo del governo russo si chiamava  Khruscev. Il russo iniziò a installare una base missilistica nel territorio di Cuba, alleato fedele. Cuba è vicinissima alla Florida. 

Kennedy, prima con buone, poi con le cattive costrinse , anche con bombardamenti sulle basi missilistiche di Cuba, ma il Presidente americano non ebbe paura delle reazioni di  Khruscev che fece smantellare i missili con testata nucleare.

La politica di Joe mi sembra diversa. Praticamente con le sanzioni causerà sacrifici e indebolimento economico della Russia, ma prima l'Ucraina e poi gli Stati  slavi saranno conquistati rientrando nell'orbita sovietica. 

Mi sembra  che il prezzo per questa strategia poco ortodossa sarà pagata dallo Stato Ucraino. Joe non è sicuramente forte e coraggioso come Kennedy.