mercoledì 30 novembre 2016

La verità costruita sulla convenienza







Nell'inserto domenicale del Sole 24 Ore, lo scrittore G. Carofiglio dedica un articolo alla difficile arte, secondo lui creativa, di porre le domande giuste, e solo essenziali, durante gli interrogatori. Tra l'altro esamina il problema del rapporto tra comunicazione e realtà. Non sotto aspetti filosofici o metafisici, scientifici o fantascientifici, spesso oziosi, ma più significativamente comunicativi.
La traduzione in parole condiziona la struttura stessa dei fatti, della conoscenza, di quella che per tradizione convenzionale – e illudendoci – chiamiamo realtà. Ci s'inganna specialmente sulla fiducia che ne esista una sola, quando ne possiamo mettere a confronto molte versioni, di cui alcune contradditorie. Tutte risultano dalla comunicazione, spesso distorcente , e non da impossibili riflessi di verità oggettive ed eterne.
Il film Rashomon è un classico sempre citato quale esempio. La trama è nota: un samurai viene assassinato e le tre testimonianze appaiono al tempo stesso vere e false. Perché ognuna è dominata dagli interessi di chi le racconta. Gli angoli visuali incidono in modo decisivo sulla rappresentazione, sulle derivate narrazioni e conseguente stessa costruzione, o creazione della realtà. Vista come appare a soggetti diversi. Ciò che si riporta con le parole, pure da conoscenze approfondite e da testimonianze davanti a realtà in apparenza non ambigue, è solo interpretazione.




lunedì 28 novembre 2016

Il lucchetto clarinetto aperto chiuso






Metti che ti presenti a una ragazza e dici, "Suono bene il lucchetto".
Metti che lei capisce tutta un'altra cosa e ti fa subito l'occhietto.
Metti che sei un artista puro e questa cosa non fa certo un bell'effetto.
"Il lucchetto, quello che fa filù filù filù filà".
Metti che lei non è un'artista e con la musica non prova alcun diletto:
il lucchetto si butta un po' giù.
Non c'è emozione né‚ soddisfazione a suonar da soli il lucchetto.
E' uno strumento un po' particolare che ha bisogno di accompagnamento
Ma dove sta una chitarrina per suonare insieme con il lucchetto jazz
per fare qualche pezz, per fare un po' filù filù filù filà.
La cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche swing,
mentre il lucchetto sping... così nasce un bel blues.
A-hum! A-hum! A-hum!... A-hum! A-hum! A-hum!
Senza la chitarrina non puoi far manco una canzoncina un po' sveltina in do
e allora come fo per fare un po' filù filù filù filà.
La cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche swing,
mentre il lucchetto sping... così nasce un bel blues.
La cerco come la Titina questa bella chitarrina per far qualche swing,
mentre il clarinetto....






         



giovedì 24 novembre 2016

Il pasticcio della libertà







Le strutture morali cristiane non sono le leggi dei dinamismi umani individuati dall'analisi razionale, ma l'attrattiva scoperta e ragionevolmente riconosciuta di fronte a quella Presenza eccezionale.
Il motivo e il contenuto dell'azione è Cristo: questo è la moralità perché Lui è la verità.
Non basta sapere le leggi per osservarle. Lo sapeva bene san Paolo che, nella Lettera ai Romani, afferma nettamente:" C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".
La speranza dell'uomo e di un popolo non si possono poggiare sulle leggi; le leggi non sono capaci di darci la forza di aderire al bene che pur vediamo.
La morale cristiana è solo Cristo. Gesù guarda solo un istante l'adultera e da allora lei non guarderà più a se stessa, non vedrà più i rapporti con gli uomini se non dentro lo sguardo di quegli occhi.
L'inizio della moralità è quella attrattiva che perdura nel tempo, anche se la presenza fisica di Cristo non c'è più.
Il resto è sovrastruttura. A volte deleteria.
L'uomo ha la sua libertà. Può scegliere correndo il rischio di sbagliare. L'errore in teologia viene chiamato peccato.
La libertà che ti permette di scegliere è imperfetta, perché nella scelta c'è il rischio dell'errore. Solo attraverso la fede ognuno di noi trasmette la parola di Cristo. Non hai più bisogno di scegliere. Questa è la libertà perfetta.
Passare attraverso l'esperienza negativa può essere utile, ma bisogna stare attenti a non esagerare.

mercoledì 23 novembre 2016

Il carisma dell'autorevolezza









Veramente autorevoli sono le persone che ci coinvolgono con il loro cuore, con il loro dinamismo e con il loro gusto, nati dalla fede.
Ma autorevolezza reale è allora la definizione dell'amicizia.
L'amicizia vera è la compagnia profonda al nostro destino, al destino del nostro volto.
E non è questione di temperamento.
Ve ne può essere uno più effusivo e uno più discreto e cauto.
L'amicizia vera si sente nel cuore della parola e nel gesto della presenza.
Quell'autorevolezza lì, nasce dall'intima adesione alla verità ... secondo me e ci si riconosce nel silenzio della verità vera.
Tanti anni fa lessi un preziosissimo libretto di Cantalamessa 'Obbedienza' dove spiegava che l'autorevolezza di Gesù nasceva dalla sua profonda sottomissione alla volontà del Padre e gli altri lo percepivano...le sue non erano parole, ma frutto di un'obbedienza reale alle parole pronunciate...vita vera, insomma...sottomessa.
Dall'autorevolezza nasce il carisma che ti spinge a seguire una persona che vive con più maturità la fede e che ti coinvolge in un'esperienza viva, che passa il suo dinamismo e il suo gusto dentro di noi.
Gesù a Pietro e Andrea disse: "Seguitemi", vi farò pescatori di uomini, E quando i due discepoli gli chiesero: "Maestro, dove abiti?", Gesù disse loro: "Venite e vedrete".

martedì 22 novembre 2016

Le parole hanno un significato





Qualcuno ha scritto su una rivista che siamo un popolo di anoressici della lingua. La capacità di scrittura e anche di elaborazione del discorso compiuto sembrerebbero in crisi.
Le parole, le frasi, i periodi sono come degli sciancati.
Si scrive e si parla come si pensa.
Se si parla rachitico si pensa così, se si ha in bocca una lingua morta, anche il pensiero non è in buona salute.
Sarà vero?
Direi di sì perché pensare è sempre un'esperienza linguistica.
La povertà di linguaggio determina una sempre minore possibilità di colloquio sia con se stessi che, soprattutto, con gli altri.
E' uno strumento per capirsi e
come "colloquio" il linguaggio è essenziale.
Nel parlare insieme l'ascoltare è il presupposto di base e la capacità di ascoltare ha bisogno della parola.
In un tempo di linguaggio povero, stereotipato quello che viene messo in crisi è proprio la capacità di ascolto e di dialogo, la possibilità di capire; il parlare assume sempre più la struttura di un monologo e di un monologo povero in quanto non sufficientemente dotato di parole che riescano ad esprimere le proprie esperienze, i propri sentimenti i propri conflitti, la possibilità di mettersi in discussione.




giovedì 17 novembre 2016

Difendere una scelta







I cambiamenti autentici, quelli importanti, che entrano, per intenderci, nella memoria personale e comune, non si compiono in un attimo e solo per un motivo.
Il loro inizio è in un attimo, ma la loro realizzazione avviene nel tempo, nelle ore, nei giorni, nei mesi, negli anni, che per noi, formano il tempo, attraverso una consuetudine che incide lentamente, con delicatezza astuta, su di noi, dandoci una direzione, nel bene e nel male.
La scrittrice americana Flannery O'Connor, in un suo racconto " La schiena di Parker", parla di un uomo che era come un ragazzo cieco, girato con tanta delicatezza da non accorgersi che la sua destinazione era cambiata. Il cambiamento era stato positivo e lo aveva condotto a un moto di stupore per se stesso fino a fargli venire in mente che c'è qualcosa di straordinario nel fatto di esistere.
Anche il mutamento delle civiltà è esito di processi complessi e difficilmente riconducibili ad una sola causa.
Sicché si spiega come si possa considerare la divisione, il particolarismo e il rattrappimento della nostra attuale società come l'esito di un impegno costante di distrazione.

mercoledì 16 novembre 2016

Difficile schiacciare un cristiano








Sembra talvolta che la logica del potere vinca: era l'impressione che avevano anche gli apostoli. Ma la vittoria del potere è apparente ed effimera: non cedendo alla mentalità dominante noi facciamo diventare la nostra vita funzione permanente, funzione di ciò che dura nella storia, la verità, la giustizia l'amore. Dice Anna Vercors ne l'Annuncio a Maria di Paul Claudel. Dobbiamo essere attenti, perché la vittoria del potere cerca il suo spazio nella nostra quotidianità, non quando andiamo facendo discorsi, prendendo posizioni o analizzando. Il potere cerca di farsi spazio in noi travolgendo la nostra fragilità. Il valore e la consistenza dell'uomo si esprime di fronte alla realtà in un modo nuovo di usare il tempo, di attraversare la fatica, di amare, di superare l'estraneità. E' questa la rivalsa della persona sull'alienazione voluta dal potere.

lunedì 14 novembre 2016

Divergenze parallele




L´odierna discussione della «questione cattolica» è resa particolarmente difficile da una comune ma opposta disposizione d´animo diffusa sia nel mondo cattolico che in quello laico. La si potrebbe dire una sindrome da accerchiamento. È stupefacente constatare che molti cattolici, in perfetta buona fede, considerano la propria religione insidiata nella sua stessa esistenza dalla laicità, identificata con relativismo etico, edonismo, materialismo, scientismo; che per molti laici, altrettanto in buona fede, è invece l´attivismo politico della Chiesa a minacciare i principi stessi su cui il loro mondo si fonda: pluralismo di fedi, convinzioni e modi di vivere, rispetto delle coscienze, autonomia del diritto dalla morale, libertà della scienza. Per ognuna delle parti, l´altra è una minaccia. È la condizione più favorevole allo scontro e meno favorevole al dialogo. Ma il dialogo, tuttavia, per preservare le fondamenta, è tanto più necessario quanto più difficile. Benemerito chi, nell´uno e nell´altro campo, opera per tenerlo vivo.
La «questione cattolica» è una moltitudine di questioni: cristianesimo e identità, Chiesa e Stato, Chiesa e democrazia. Iniziamo dal primo binomio.
Identità è la parola magica di tutti coloro che pensano al Cristianesimo come religione civile, come strumento di governo delle società. Le discussioni sul Preambolo del fallito progetto di Costituzione europea sono state dominate dalla questione dell´identità cristiana. La stessa idea si riaffaccia ogni volta che, nel nostro Paese, si parla della posizione materiale e simbolica che è giusto assegnare alla religione nella vita pubblica. Nella controversia circa l´esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, alla libertà e uguaglianza delle coscienze si contrappone l´identità religiosa come valore nazionale. I privilegi che la Chiesa rivendica come diritti (insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, finanziamenti diretti e indiretti, agevolazioni tributarie, posti nelle più diverse istituzioni, ecc.) si vogliono giustificare con l´essenza cattolica dell´identità nazionale.
😍

mercoledì 9 novembre 2016

Secondo Pavese il sacrificio è una cosa bestiale




La parola sacrificio è incominciata, storicamente, a diventare una grande parola, da quando Dio è diventato un uomo. E' nato da una giovane donna, era stato piccolo, camminava con passetti piccoli, poi ha cominciato a parlare, e poi incominciava ad aiutare suo papà che faceva il carpentiere, poi è diventato più grande e ha incominciato ad andare via di casa senza che sua madre capisse perché.
 Da quando Dio si è fatto uomo, e poi, dopo, ha incominciato a parlare al popolo, e il popolo sembrava che gli andasse dietro quando compiva dei gesti strani ( o miracoli), ma il giorno dopo aveva dimenticato.
 Lui era là da solo, e perciò si ingrossava il numero di quelli che erano contro di Lui, finché, insomma, lo hanno preso e ammazzato, inchiodato a una croce, e ha gridato: " Padre, perché mi hai abbandonato?". E' il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell'aria della terra, e poi ha detto: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno", e poi ha gridato: " Nelle tua mani raccomando la mia vita". Da quel momento lì, da quando quell'uomo è stato messo stirato sulla croce e inchiodato, il sacrificio è diventato il centro della vita di ogni uomo, e il destino di ogni uomo dipende da quella morte.


martedì 8 novembre 2016

Fare chiarezza














Basta cliccare con il tasto destro del mouse sullo spazio del mio blog e si va a Proprietà: HyperText Transfer Protocol with Privacy, e si trova Il certificato che garantisce l'identità, Il certificato è rilasciato da Google Internet Authority G2. Nel mio blog l'unico amministratore può postare articoli. Su: Search Console il Webmaster conferma che il blog è di https://guspensiero.blogspot.com.
Chi afferma il contrario sarà querelato nei termini di legge.












lunedì 7 novembre 2016

L'incontro che è sempre Presenza

 
 
 

 
 
La memoria non è un ricordarci noi,
 ma un accordarci continuo con una Presenza che
 una volta che si è rivelata non va più via.
 Non va più via perché ci costituisce
 e si fa sentire sensibile, visibile negli altri,
 una Presenza che ci mette insieme
 con lo scopo di essere vissuta.
 Se l'esperienza si spalanca come attrattiva e tu l'accusi
 la gusti e dopo passi ad un altra,
 rendi nota una superficialità
 per la quale non è vero che il vero è vero,
 non capisci che il vero è il tuo destino e,
 nello stesso tempo  un nesso al tuo destino.
 


sabato 5 novembre 2016

Abbiamo bisogno di esempi positivi

 
 


 
 
La vita la si impara seguendo chi vive: non perché sia migliore di te!
Può essere un miliardo di volte peggiore di te! Ma come metodo, come
atteggiamento di vita, come comportamento è un esempio.
Perché il discorso è alla mercé della propria interpretazione, mentre seguire
 un esempio sfida il nostro modo di fare.
C'è un solo mezzo per essere educati a questa presenza,
per essere sostenuti nella fede fino a diventare testimonianza
e non agitatori o agitati come in un associazione: questo
modo in cui possiamo imparare la presenza è la sequela.
Seguire vuol dire immedesimarsi con persone che vivono con più
maturità la fede, coinvolgersi in un'esperienza viva, che passa il suo
dinamismo e il suo gusto dentro di noi.
Questo dinamismo in noi non attraverso i nostri ragionamenti, non al
termine di una logica.
E' un cuore nuovo che si comunica al nostro, è il cuore di un Altro
che comincia a muoversi dentro la nostra vita.
Non mi limito ad ascoltare e ripetere un discorso, ma partecipo
alla vita di quella persona.
La gente non abbandona la fede perché abbia un problema con
il dogma della Trinità, ma perché non facendo questa esperienza
nella vita, la fede a un certo momento perde la sua ragionevolezza.
 

venerdì 4 novembre 2016

Tanto per parlare d'amicizia

 
 

 
 
Le amicizie sono vere e rare, più di un vero tesoro.... l'amicizia vera è qualcosa che si riconosce dentro prima di qualsiasi evento che la definisca, poi è vero che si consolida e dimostra nel tempo con i fatti e spesso anche con le parole, difficili da esprimere.
 I miei veri e migliori amici, sono tutti morti molto giovani.
 In questo periodo penso spesso a loro, forse perché non ne ho mai trovati altri alla loro 'altezza' e sinceramente credo sia molto difficile a una 'certa età poterne trovare di vere.
 Io, da loro in poi, ho avuto solo delusioni, perché anche per me l'amicizia ha un valore più alto anche dell'amore, che poi è una forma di amore evoluta, quantomeno diversa....
 Quando si è molto delusi, risulta più difficile continuare a scegliere di fidarsi e il famoso antico canto liturgico 'sei vero amico solo Tu', la dice lunga.....
 A proposito di gatti....poche sere fa ho assistito a una lite furiosa in una piazza gremita di gente, in tre hanno immobilizzato un ragazzo enorme e uno dei tre lo faceva indietreggiare tenendogli una mano stretta intorno alla gola spingendogli il collo tutto indietro, solo io e un minuto ragazzo ci siamo preoccupati di seguirli, mentre l'intera piazza è rimasta gremita di gente in piedi che guardava tenendo in mano il proprio bicchiere.
 Al ritorno, il ragazzo atteso da tre ragazze, è stato ferocemente aggredito verbalmente da loro perché lui non c'entrava niente.
 Nessuno si era posto il problema che lo stavano praticamente ammazzando....eccetto un mio amico cattolico che ha commentato dicendo che si ammazzassero pure tra di loro!