lunedì 25 luglio 2016

Non inciampare sul preconcetto

 
 
 


 
 
Tu, cos'è il tu umano che entra in azione? E' la libertà. Perché abbiamo visto in quella pagina terribile che, quando Gesù ha fatto il suo più grande miracolo tanti hanno detto: «E vero!» e alcuni sono andati ad accusarlo.
Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza e, perciò, essere ragionevoli: la ragionevolezza è affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi e il proprio cuore. Per negare occorre un preconcetto: occorre essere attaccati a qualcosa che si vuoi difendere; se si ha da difendere qualcosa di fronte all'evidenza e alla verità, non si vede più l'evidenza, non si vede più la verità, si è accanitamente tesi a salvare quello che si vuoi salvare. Per esempio, uno degli scienziati che hanno capovolto il corso della storia umana, Pasteur, che ha scoperto i microbi (la scoperta più rivoluzionaria della storia della medicina), è stato osteggiato fino a volerlo fare mettere in manicomio - adesso l'avrebbero ucciso! - da chi? Dagli scienziati dell'Accademia delle Scienze di Parigi, quelli che per sé avrebbero dovuto capire più facilmente degli altri l'evidenza delle sue scoperte. Invece, cari miei, se le sue scoperte erano vere, la mia cattedra, il mio emolumento al 27 del mese, la mia fama... addio tutto! L'indomani sarei dovuto salire in cattedra e dire: «Ragazzi, vi ho contato balle fino ad ora!», sarebbe umiliante. Ecco, per fuggire da questa umiliazione, quegli scienziati sono stati gli ultimi a cedere, perché erano attaccati a qualcosa di precedente, a un preconcetto. Ma io ho usato una parola che serve per tutto, la parola «scandalo», che viene dalla parola greca scandalon che vuoi dire "inciampo". Come un sasso che in montagna cada sulla strada: devi correre in paese a prendere la gru, se ci riesci. Scandalo è l'obiezione che deriva da un interesse affermato non in nome della verità, non come ricerca della verità.



giovedì 21 luglio 2016

Un giudizio che nasce dall'osservazione









La parola Profeta mi ha indirizzato verso il Battista.
Giovanni Battista predica la conversione e l'amore del prossimo perché è vicino il regno dei cieli e impartisce ai discepoli il battesimo di conversione in remissione dei peccati. La nascita è annunciata, e il nome imposto dall'angelo Gabriele al vecchio sacerdote Zaccaria che perde la favella e la riacquista alla circoncisione del figlio, per intonare il Benedictus; quando la madre Elisabetta è visitata dalla parente, Maria Vergine, G. si scuote nel seno materno, sentendo vicino Gesù. E come precursore appunto di lui, dopo il voto di nazireato e la vita, probabilmente nomade, "nei deserti", G., vestito d'un rozzo tessuto di pelo di cammello e d'una fascia (perizoma) di pelle intorno ai fianchi, incomincia in età matura la sua predicazione come profeta.

lunedì 18 luglio 2016

Comprendere e accogliere



Non si fa quello che fa male a noi o agli altri. E' un errore che in teologia è stato tradotto in peccato, e non ci sono modi diversi per trasformare il peccato in un'altra cosa. C'è solo la Misericordia divina, il Perdono.

sabato 16 luglio 2016

Dall'ideale al sogno

 
 
 
 

 
 
 

L'io è quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'uomo, la struttura dell'umana natura.
Nel nostro io interagiscono la ragione e l'affettività. Il blocco di questa attività di interscambio causa la dissociazione dell'io.
La ragione corre verso l'alienazione e l'affettività si manifesta con un fascio di reazioni irragionevoli. L'uomo pensa di realizzare il proprio ideale invece asseconda il volere del Potere che dopo averlo privato dei desideri originari gli impone quelli falsi.
Le esigenze di un uomo pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza e l'intelligenza per realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno, cosa molto diversa dall’ideale che rappresenta l’oggetto di perfezione per cui il cuore dell’uomo è fatto.
Lo sguardo della ragione riconosce il vero, cioè la corrispondenza tra quello che è proposto e il proprio cuore, tra quello che si incontra e si segue e la natura originale della propria persona.
La ragione conduce l'uomo verso la libertà. La libertà è innanzitutto capacità di una percezione che nasca dentro di noi, determinata da qualcosa che suscita l'interesse dell'io: quel complesso di esigenze e di evidenze che costituiscono il volto originale dell'io, la struttura dell'umana natura. Tale percezione istituisce un paragone tra ciò in cui l'io si imbatte e ciò che lo costituisce originariamente. E' questo paragone che dà all'uomo la possibilità di cercare la soddisfazione. La percezione che coinvolge l'io è l'inizio della liberazione, perché è l'inizio della ricerca di un modo di rapporto con la realtà che soddisfi, cioè corrisponda, risponda a ciò che pre-occupa l'io, a ciò che teologicamente si chiama cuore.




giovedì 14 luglio 2016

Il pasticcio della datità oggettiva

 
 
 


 
 
Abbiamo moltissimi criteri per distinguere, in ogni scienza, ciò che vale in un certo campo e ciò che non vale ma, asserisce Heidegger in Essere e tempo, si è perso invece il senso complessivo di che cosa chiamiamo "è"; abbiamo dimenticato il senso di questo termine perché abbiamo ridotto l'essere all'oggettività. Ma allora, se identifichiamo l'essere con ciò che è oggettivamente dato e verificabile ne consegue, prima di tutto, che non possiamo più pensare alla nostra esistenza in termini di essere, perché non siamo mai un tutto già dato, siamo fatti di ricordi del passato, di esistenza nel presente e soprattutto di proiezioni verso il futuro, tutte cose che dal punto di vista della datità verificata non sono nulla.
Se non possiamo più parlare dell'essere dell'uomo, perché il nostro modello di essere è quello della datità oggettiva, ciò non ha solo delle conseguenze conoscitive preoccupanti, ma ha soprattutto conseguenze morali, politiche e sociali drammatiche. Predisponiamo cioè l'essere dell'uomo a diventare oggettività manipolabile nell'organizzazione totale della società.



martedì 12 luglio 2016

Comprendere la nostra vita



Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell'evento di Cristo con delle regole.
E' una mirabile frase di Giovanni Paolo I.
L'irruzione di qualcosa d'imprevedibile e di imprevisto desta innanzitutto stupore.
E lo stupore è l'inizio di un rispetto, di un'attenzione umile.
Come un bambino posto di fronte a una situazione nuova: in lui istintivamente si desta un senso di stupore.
Chi si sottrae allo stupore dell'avvenimento si fa inevitabilmente schiavo di regole.
Questo spiega molto bene la caratteristica del soggetto umano creato dalla mentalità moderna.
Un grumo di segmenti, di particelle e di brandelli.
Ognuno di questi brandelli sussiste e procede perché segue delle regole: le regole dell'ufficio, della famiglia, le regole anche dell'andare in parrocchia.


sabato 9 luglio 2016

Amare in funzione dell'eterno

 
 
 


 
 

Dall'appartenenza sgorga la domanda del cambiamento: "Compi , o Signore, il miracolo che io non so fare".

La coerenza infatti è un miracolo, è una grazia e non il puro esito di uno sforzo di volontà. Dall'ethos dell'appartenenza, che è l'ethos dell'uomo nuovo, nasce una trasformazione della persona secondo i suoi due fattori costituivi: intelligenza e affezione.

Il cambiamento dell'intelligenza è un mutarsi del modo di percepire e concepire una conversione per cui Cristo viene riconosciuto come principio interpretativo di tutto.

Il cambiamento dell'affettività si documenta nell'insorgere della gratuità. Gratuito è un rapporto definito nella prospettiva dell'eterno, cioè di Cristo.

Chi non ama sua moglie o marito, i figli o gli amici in funzione dell'eterno, cioè della costruzione della presenza di Cristo, non ha fatto esperienza di un amore vero.

 





giovedì 7 luglio 2016

Nascere di nuovo per il Regno di Dio

 
 
 

 
 

Un cristiano crede in Gesù
Un vero cristiano trova le risposte dentro di sé, nella pratica cristiana di tutti i giorni.

 Un cattolico crede che al di fuori della Chiesa non si sia veramente credenti.
 Un cattolico osservante si rifà a Dio, all'entità superiore, e in tal senso non ha nulla da temere. Riduce i margini di dubbio -e di errore- applicando la regola dell'ubbidienza.

 Di un laico o di un ateo è corrente il significato di nemico della fede
 perché analizza criticamente il potere temporale e
 dimentica che senza la Chiesa, il continuamento di Cristo
 nella storia, Il Figlio dell'uomo sarebbe solo un personaggio
 storico come Napoleone.

 Ma ciascuno di noi sa quanto Gesù gli sia vicino.
 Le regole è bene osservarle se ci si vuol sentire in pace.
 Ma la ricchezza spirituale trasmessa da Gesù non credo conosca luoghi ove dimostrarla.

 Il regno di Dio non viene in maniera che si possa osservare: né si dirà: "Eccolo qui", o "eccolo là": poiché, ecco, il Regno di Dio è dentro di voi

 La propria vita, le proprie scelte rinnovate ora per ora, giorno per giorno, in un senso o nell'altro, sono il terreno migliore.





lunedì 4 luglio 2016

Superare il finito

 

 
 

 
 
 

Secondo Lutero e Calvino il Destino è già deciso da Dio ( concetto di predestinazione), per i cattolici il destino invece può essere cambiato poiché esso è inerente alle caratteristiche umane anche in virtù del libero arbitrio.