sabato, dicembre 28, 2019

La Mente sa difendersi




     
Ho la mania di cercare sempre il buono nelle vicende della vita, escludendo tutto ciò che mi fa o mi ha fatto soffrire.
Cancello o cerco di cancellare i ricordi negativi, cosa da un lato positiva per non deprimermi e deprimere, dall'altra negativa perché vivo una specie di sdoppiamento che mi fa molto soffrire quando cade la maschera.
Ho una pessima memoria per i nomi e per le cose di poco conto, ma ottima per ciò che a caratteri di fuoco ho stampato nell'anima.

domenica, dicembre 22, 2019

La vita va vissuta







Purtroppo l'uomo fa cose buone e altre cattive.
La vita è fatta delle relazioni che sappiamo costruire, ma poi all'interno di queste relazioni finiamo spesso per ferirci l'uno con l'altro proprio per un egoismo che sembra naturale e innato all'uomo.
Questa è la visione negativa (peraltro celebrata in una famosa serie televisiva recente).
L'amore invece (non solo quello che porta al fidanzamento o al matrimonio, ma l'amore in generale) è una bella medicina perché ci fa andare oltre al nostro innato egoismo.

sabato, dicembre 21, 2019

Paula e le zanzare





Io non vado tanto d'accordo con gli animali ma
penso che le zanzare femmine hanno
preso una cotta tremenda per il bel Gus.
Non so né il perché, né il per come,
ma il fatto è che le zanzare femmine si sono
innamorate di me.
Un amore violento fatto di morsi e succhiamento di
i sangue.
Mi andrebbe anche bene, in fondo è un donarsi,
ma l'esagerazione , anche se è frutto dell'amore
può anche scocciare.
Ho acquistato un prodotto della Bayer, un prodotto
umanitario. Nebulizzato stordisce le mie amiche
che svolazzano ma non hanno la forza di pungere.
Una tristezza.
Ieri sera mi sono commosso.
Ho allungato il braccio e la zanzarina più bella
si è adagiata sul mio polso.
Con le forse residue che le erano rimaste
è riuscita a pizzicare.
Ora ho un ponfetto simpatico.
Pizzica pure, ma cosa non si fa per l'amata.
La zanzarina ha ringraziato e mi ha promesso
che tornerà a baciarmi.




martedì, dicembre 17, 2019

Una scrittrice autentica







Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.
V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci.
Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.
Come due donne, non un uomo e una donna, andavamo a comprare pantaloni per Ninetto, giubbotti per Ninetto, e tu parlavi di lui quasi fosse stato tuo figlio: partorito dal tuo ventre, e non seminato dal tuo seme. Quasi tu fossi geloso della maternità che rimproveravi a tua madre, a noi donne. Per Ninetto, in un negozio del Village, ti invaghisti di una camicia che era la copia esatta delle camicie in uso a Sing Sing. Sul taschino sinistro era scritto: "Prigione di Stato. Galeotto numero 3678". La provasti ripetendo: «Deliziosa, gli piacerà».
Poi uscimmo e per strada v’era un corteo a favore della guerra in Vietnam, ricordi? Tipi di mezza età alzavan cartelli su cui era scritto: "Bombardate Hanoi" e ci restasti male. Da una settimana ti affannavi a spiegarmi che il vero momento rivoluzionario non era in Cina né in Russia ma in America.
«Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest e avverti che lì la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l’operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista come me possa scoprire. I rivoluzionari di qui fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in essi la stessa assolutezza di Cristo. M’è venuta un’idea: trasferire in America il mio film su San Paolo».
Della cultura americana assolvevi quasi tutto, ma quanto soffristi la sera in cui due studen-tesse americane ti chiesero chi fosse il tuo poeta preferito, tu rispondesti naturalmente Rimbaud, e le due ignoravano chi fosse Rimbaud. Per questo lasciasti New York così insoddisfatto? [...]
Dicono che tu fossi capace d’essere allegro, chiassoso, e che per questo ti piacesse la compagnia della gioventù: giocare a calcio, ad esempio, coi ragazzi delle borgate. Ma io non ti ho mai visto così.
La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situa-zione umana che tu capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava. Ricordo con quale affetto, un giorno, ti chinasti su me e mi stringesti un polso e mormorasti: «Anche tu, quanto a disperazione, non scherzi!» Forse per questo il destino ci fece incontrare di nuovo, anni dopo. Fu a Rio de Janeiro, dov’eri venuto con Maria Callas: in vacanza. [...]
Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di San Francesco. Una volta mi hai parlato anche di Sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva Sant’Agostino.
È stato quando mi hai recitato a me-moria il paragrafo in cui Sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ed ho compreso in quell’occasione che cercavi il peccato per cercar la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza.
Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte. Il fegato dei cristiani che insultati e sbeffeggiati entrano nel Colosseo per farsi sbranare dai leoni.
Ventiquattr’ore prima che ti sbranassero, venni a Roma con Panagulis. Ci venni decisa a vederti, risponderti a voce su ciò che mi avevi scritto. Era un venerdì. E Panagulis ti telefonò da casa mia, alla terza cifra si inseriva una voce che scandiva: «Attenzione. A causa del sabotaggio avvenuto nei giorni scorsi alla centrale dell’Eur il servizio dei numeri che incominciano col 59 è temporaneamente sospeso». L’indomani accadde lo stesso. Ci dispiacque perché credevamo di venire a cena con te, sabato sera, ma ci consolammo pensando che saremmo riusciti a vederti domenica mattina.
Per domenica avevamo dato appuntamento a Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai in piazza Navona: prendiamo un aperitivo e poi andiamo a mangiare. Così verso le dieci ti telefonammo di nuovo. Ma, di nuovo, si inserì quella voce che scandiva: attenzione, a causa del sabotaggio il numero non funziona.
E a piazza Navona andammo senza di te. Era una bella giornata, una giornata piena di sole. Seduti al bar ‘Tre Scalini’ ci mettemmo a parlare di Franco che non muore mai, ed io pensavo: mi sarebbe piaciuto sentir Pier Paolo parlare di Franco che non muore mai. Poi si avvicinò un ragazzo che vendeva l’Unità e disse a Pajetta: «Hanno ammazzato Pasolini».
Lo disse sorridendo, quasi annunciasse la sconfitta di una squadra di calcio. Pajetta non capì. O non volle capire? Alzò una fronte aggrottata, brontolò: «Chi? Hanno ammazzato chi?» E il ragazzo: «Pasolini». E io, assurdamente: «Pasolini chi?» E il ragazzo: «Come chi? Come Pasolini chi? Pasolini Pier Paolo». E Panagulis disse: «Non è vero». E Miriam Mafai disse: «È uno scherzo». Però allo stesso tempo si alzò e corse a telefonare per chiedere se fosse uno scherzo. Tornò quasi subito col viso pallido. «È vero. L’hanno ammazzato davvero».
In mezzo alla piazza un giullare coi pantaloni verdi suonava un piffero lungo. Suonando ballava alzando in modo grottesco le gambe fasciate dai pantaloni verdi, e la gente rideva. «L’hanno ammazzato a Ostia, stanotte», aggiunse Miriam.
Qualcuno rise più forte perché il giullare ora agitava il piffero e cantava una canzone assurda. Cantava: «L’amore è morto, virgola, l’amore è morto, punto! Così io ti piango, virgola, così io ti piango, punto! »
Non andammo a mangiare. Pajetta e la Mafai si allontanarono con la testa china, io e Panagulis ci mettemmo a camminare senza sapere dove. In una strada deserta c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero? È vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?» E il giovanotto rispose: «Di Pasolini. Pasolini ammazzato». E la padrona del bar gridò: «Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! Ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?
Oriana Fallaci
Roma, novembre 1975

domenica, dicembre 15, 2019

Dio e Scienza








L’etimologia della parola “illuminismo”è fondata sulla metafora della “luce”, dopo le tenebre la luce- luce che rischiara le menti.
Caratteristica principale dell’illuminismo è la fiducia nella ragione.
Mettendo al centro gli interessi dell’uomo e le sue capacità, quindi fiducia nelle capacità razionali e nel progresso scientifico. Addirittura una corrente vedeva nell’esistenza di Dio un ostacolo al progresso.
"La filosofia può rispondere alla domanda: esiste Dio? Il vangelo risponde all'interrogativo: chi è Dio? La Rivelazione ci fa entrare all'interno, svelandocene essenza e segreti, di quel Dio di cui la ragione ha ammesso l'esistenza" (Jean Guitton)
A questo proposito mi viene alla mente il brano del Vangelo di Giovanni:
Gv,19, 8-11
All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.

venerdì, dicembre 13, 2019

Togliersi gus di torno











Descrizione di una serata in casa gus.

Per vedere un film di Gérard Depardieu ho lasciato la cucina senza sparecchiare.
La mia cena era a base di 200 grammi di filetto di vitello da cuocere con la piastra antiaderente, possibilmente al sangue, per usufruire di tutte le proteine nobili della carne. Questo tipo di cucina riscalda l'ambiente che diventa caldo come un forno crematorio ( enfatizzazione per dare l'idea di uno che cena e suda).
Purtroppo non sono bravo in cucina, e combino pasticci.
Non accetto nemmeno questa solitudine.
Quando è morta Bruna, il 28 febbraio 2011, mia figlia Lisa
che vive e lavora a Brescia è restata 15 giorni nella nostra casa
per tenermi compagnia e organizzare la mia vita da vedovo.
Il primo problema è stato quello di trovare una colf, non solo
per le pulizie di casa, ma soprattutto per la spesa e la cucina.
Da noi lavorava una signora ucraina, Zoryana, ucraina, sposata
e con un figlio di 10 anni. 
Con tanta pazienza Lisa ha preparato il menù per tutti i giorni, 
escludendo
la domenica perché mi aspettava mio figlio Giuseppe
che lavora a Padova, ma torna a Pescara, generalmente 
il venerdì.
Un lavoro certosino da dietologa.
Zoryana ha imparato abbastanza.
In questa dieta Lisa aveva escluso le carni rosse e
consigliato il petto di pollo.
Un errore grave per il fatto che vitello e manzo
hanno proteine nobili che rinforzano i polpacci
delle gambe.
In un anno sono stato male per una tendinite
nella zona achillea e per ben tre volte sono stato
colpito dalla lombo sciatalgia. Dolorosa, anche
restando a letto. 
Il mio medico mi  ha sconsigliato di usare i farmaci non
steroidi tipo Voltaren e Brufen che causano infiammazione
dello stomaco. 
Come cura il dottore ha suggerito la fisioterapia, in particolare
l'Elettroterapia e gli Ultrasuoni.
Un ciclo di cura di 12 giorni guarisce la lombo sciatalgia.
Ho ricominciato a mangiare le carni rosse come  l'Angus,
il nodino di vitello, il girello di Alessandria e la carne
più pregiata, il filetto di vitello.
Come per magia è scomparsa la lombo sciatalgia.
E' una sciocca diceria credere che le carni rosse possano
causare il cancro.










giovedì, dicembre 12, 2019

I suonatori moldavi










Mi è capitato di rivedere i suonatori ambulanti ai quali, tempo fa, regalai un libro invece che qualche euro. Venivano dalla Moldavia; lei, un violino, lui, una fisarmonica. Posai nella custodia del violino, aperta per accogliere le offerte dei passanti, un romanzo che narra gli accadimenti occorsi durante lo studio e le prove della "Grande Fuga di Beethoven". Il titolo è: “Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome.” E’ un romanzo duro di Roberto Cotroneo nel quale si muovono i personaggi del quartetto di archi: due di loro, ossessionati dalla ricerca di qualcosa che restituisse un senso alla memoria del loro passato, di qualcosa che ricomponesse i loro ricordi in un quadro mnemonico di senso compiuto. Mi piacque credere che quella coppia di moldavi, sballottolati a migliaia di chilometri dalla loro casa, potessero ritrovare il loro nome nella musica, invece di sentirsi fantasmi vaganti per le strade d’Italia. Non sapevo se avessero una conoscenza della lingua italiana che permettesse loro la lettura del libro, ma non m’importò: certamente avrebbero compreso che si trattava della Grande fuga di Beethoven. Di una musica… ma sì, forse fate prima a sentirla. Sere fa li ho rivisti ed ascoltati. Lui sempre uguale, con la sua giacca di pelle ed i jeans, suona ancora meglio di quanto facesse. Lei è diventata bella, curata, indossava una gonna alla moda, calzava stivali, si è fatta crescere i capelli e li ha tinti di scuro; ma non suona bene come qualche tempo fa. Succede. Loro erano pronti a staccare il tempo, laggiù. Li vedevo come si vede un film proiettato dagli occhi per gli occhi, sulla parete. Quella ragazza moldava non suona più bene. Perché? Perché adesso recita la musica ad un pubblico, anziché suonarla? Sente il pubblico e non sente più la musica? Succede.  Perché quando sei bambino, nemmeno capisci cosa significhino le parola “un certo talento”: credi sia un gioco e giochi. E aste e crome e aste e solfeggio e poi, all’improvviso, da quell’ammasso di ferraglia e legno, esce un suono, poi una melodia; credi si tratti di un gioco, sei piccolo, che ne sai che non sarà così? Nessuno ti spiega che non è così e aste e crome e crome ed aste e crome ed aste e ancora crome ed aste. E quello che si dice essere un “dono” è piuttosto una disgrazia, una fottuta disgrazia. Ma sei piccolo e non lo sai, e nessuno te lo dice, e tu continui a credere sia un gioco. Quella ragazza moldava non suona più bene. Succede.

martedì, dicembre 10, 2019

Memoria







Non ho mangiato troppo. Non sono nemmeno particolarmente nervoso. Ho cominciato a girare per casa, ho raddrizzato qualche quadro ( storti mi danno fastidio), ho bevuto un grosso bicchiere d'acqua fresca.
Ho intravisto dalla finestra la luna un po' appannata e qualche stella.
Con un' occhiata ho scorso i titoli dei libri ammonticchiati sul tavolino, che prima o poi leggerò.
Mi sono seduto sul divano e ho chiuso gli occhi.
Queste donne ombrelline mi sono antipatiche.
Questo pensiero è arrivato all'improvviso, non so da dove né perché.
Nessun presagio, nessun evento particolare, nessun incontro. Niente di niente.
Chissà da quanto tempo stava lì in agguato, inascoltato, disperso in mezzo a mille altre sensazioni, immagini, ricordi, suggestioni diverse.
Ma ormai è lì, indietro non si torna.
Né posso far finta che non ci sia.
Me ne assumo la responsabilità.
Viene proprio da me, nessuno me lo ha suggerito, non c'è l'ombra del risentimento né motivi di rivalsa o di frustrazione. No.
Le donne wags, le veline, mi sono " naturalmente" antipatiche.


P.S.

L'immagine del post è un regalo. 
Una foto scattata al molo di Pescara,
senza far scorrere la pellicola per
ottenere l'immagine di Bruna sfocata.
Forse un presentimento.
Lì ho qualche anno in più della
foto classica di profilo.

lunedì, dicembre 09, 2019

Manca l'educazione





Quando l'uomo comincia a cercare la libertà senza sconfina travolge tutto e la responsabilità evapora nel nulla della libertà.

giovedì, dicembre 05, 2019

Il fruscio dei campi








Ma c’è la luna a quest’ora del mattino? Abiti in un paese della fantasia? A meno che  tante sono le emozioni di ieri sera da risentirle stamani?
Anche a me succede così! Non mi soffermo nella notte per raccontare gli istanti magici, per non disturbare il sonno di chi dovrebbe dormire accanto a me, eppure si sarà alzata e non c'è.
Nella via dove abito, luogo di periferia, ma dove si transita per arrivare a svincoli strategici per raggiungere la superstrada, e poi autostrade, non c’è silenzio, per lo meno non prima delle tre di notte.
Io mi corico per meditare, pregare, ricordare. Le finestre in questa stagione non sono naturalmente aperte, ma le serrande non sono abbassate. Un lampione che mi infastidisce non poco, esattamente all’altezza dei miei occhi, l’udito inquinato dal via vai delle auto con i finestrini spalancati e con la musica a palla, i gridolini di quelli che passeggiano in bici, l’abbaiare dei cani, ovviamente disturbati dal traffico incessante.
Quando tutto intorno il silenzio, finalmente, è riuscito a scacciare il frastuono sciolgo le briglie dei miei pensieri, vago nel cielo notturno. E i ricordi danzano.
Ascolto il fruscio dei campi dove il grano non riesce a dormire. Il giorno fu pieno di lampi, ma ora il tuono è già lontano.
La luna nasconde i suoi occhi, come donna innamorata, il fiume l'aspetta nell'acqua e una notte l'ha baciata.
I rumori infastidiscono mentre nel silenzio viene favorita anche la meditazione. La notte io risolvo situazioni difficili e accetto la realtà che a volte diventa un pensiero ricorrente fastidioso. Mi piace immaginare un rapporto d'amore nel creato.


lunedì, dicembre 02, 2019

Una risposta per la propria vita






Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. 





Dal libro della Sapienza (7,7-11)




Il significato biblico di sapienza dà risalto
al sano giudizio,
basato su conoscenza e intendimento;
 per risolvere problemi, evitare o prevenire pericoli,
raggiungere certi obiettivi o dare consigli ad
altri su come farlo.
È il contrario di stupidità e stoltezza
alle quali è spesso contrapposta.




La differenza tra i Comandamenti dell'Essere e del Fare
Il nostro Fare sia espressione del nostro Essere


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».


Due Passi della parola importantissimi.
Leggendo il Vangelo si nota che Cristo al giovane ricco nomina diversi Comandamenti, ma non tutti. Si tratta dei comandamenti del “Fare”.
Non vengono nominati i Comandamenti dell'Essere (Non avrai altro Dio fuori di me, Ama il prossimo tuo come te stesso, Non nominare il nome di Dio invano, Ricordati di santificare le feste, Non desiderare la donna d'altri, Non desiderare la roba d'altri)