venerdì 27 ottobre 2017

Sono contrario





L’eutanasia deve essere estesa anche ai minori di 12 anni. È questa la proposta avanzata dall’Associazione dei pediatri olandesi, che durante una riunione dell’interna commissione Etica e diritto ha chiesto al Parlamento di seguire la strada già intrapresa dal Belgio.
L’eutanasia in Olanda è legale dal 2002 per chi abbia compiuto i 16 anni. Il protocollo di Groningen l’ha di fatto estesa anche ai bambini o ragazzi mentalmente in grado di fare questa scelta, cioè quelli tra 12 e i 16 anni con il consenso dei genitori. È anche possibile uccidere un bambino fino al compimento del primo anno di età se presenta gravi malattie o malformazioni.
I pediatri hanno ora chiesto che «l’eutanasia attiva» sia anche possibile per i bambini di età compresa tra 1 e 12 anni che presentino gravi patologie o handicap. Il professore Eduard Verhagen, annunciando dibattiti a settembre per arrivare a una proposta collegiale da presentare al Parlamento, ha dichiarato: «Si tratta di casi eccezionali, estremi, di bambini che sono vicini alla morte e si vorrebbe offrire ai genitori la possibilità di lasciarli morire nella dignità. Essendo un pediatra, non so mai come spiegare ai genitori che un diritto che appartiene a tutti non riguarda invece il gruppo di bambini tra gli 1 e i 12 anni».
Secondo i pediatri, l’eutanasia non necessita del consenso dei bambini ma solamente di quello dei genitori e del medico curante. Così l’Olanda raggiungerà il Belgio, anzi lo sorpasserà: perché secondo la legge controfirmata dal re Filippo il 2 marzo scorso, “solo” i minori che danno prova di essere coscienti (ma che coscienza può avere un bambino di tre anni?) di quello che stanno richiedendo possono ottenere l’iniezione letale. In Olanda, invece, basterà la volontà dei genitori: il diretto interessato non avrà voce in capitolo. Così, inoltre, si apre inevitabilmente alla legalizzazione dell’eutanasia, anche in via teorica (in concreto lo si fa già), per i dementi, che non sono in grado di fare personalmente la richiesta.
Davanti all’ennesima dimostrazione di come l’eutanasia sia inarrestabile, una volta approvata anche solo per pochi casi, non stupiscono le parole pronunciate a gennaio da uno dei padri della “buona morte”, il dottor Boudewijn Chabot: «La legge sta deragliando, ha troppi difetti, sono sorpreso dai recenti sviluppi». Come dichiarava a tempi.it monsignor Elio Sgreccia: «Quando si apre una porta, anche poco, si accetta l’idea che si spalanchi sempre di più. È un’illusione pensare di poter limitare l’eutanasia o il suicidio assistito entro confini rigidi, controllando la pratica».






mercoledì 25 ottobre 2017

L'importanza degli altri






L'altro ci completa, ci arricchisce, ci stimola, ci migliora.
Siamo fatti per la condivisione e l'accettazione, chi non risponde a tali condizioni è una persona senza futuro.

lunedì 23 ottobre 2017

la noia è contagiosa







La noia è veramente un'assenza di stimoli. Come gli "ignavi"
A volte crediamo di archiviare la realtà perché, come nel fatto cristiano, crediamo di conoscere già tutto. Ma il Tutto (cioè Cristo) lo comprendiamo solamente nell'incontro con le circostanze, con gli avvenimenti che ci donano una pienezza di letizia anche nel dolore, nella sofferenza, respirando con un sorriso la drammaticità di quello che stiamo vivendo.
Non conosco la noia, conosco la curiosità di un bisogno di sanare le ferite.

giovedì 19 ottobre 2017

La fine dell'utopia marxista









Il castello è da sempre la sede del potere ceco: qui abitarono sovrani del Regno di Boemia, imperatori del Sacro Romano Impero e dell'Impero Asburgico e successivamente i presidenti della Cecoslovacchia. Attualmente è la residenza ufficiale del presidente della Repubblica Ceca.
All'interno del complesso si trovano, fra gli altri edifici, la cattedrale di San Vito, il convento di San Giorgio (che ospita la collezione di arte ottocentesca ceca della Narodní Galerie, la Galleria Nazionale), la basilica di San Giorgio, il Palazzo Reale, il Vicolo d'Oro, la Pinacoteca del Castello di Praga, la torre Daliborka e il Belvedere.
Con una superficie di quasi 70.000 metri quadrati è il più grande castello a corpo unico del mondo.

mercoledì 18 ottobre 2017

Da ragazzo ero comunista






Avevo 19 anni. Poco prima di partire per Ancona, a chi mi consigliava di entrare nella Fuci, avevo risposto con un perentorio: "Mai!". Tuttavia nella città marchigiana, dove mi ero iscritto a Economia e Commercio, mi sentivo solo, e così per trovare amici mi ritrovai nella sede della Fuci. Lì rimasi colpito dallo sguardo di una ragazza bruna con gli occhi verdi, e il giorno dopo, pur di rivederla, mi unii ad altri in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Loreto. Tutti recitavano il Rosario. Per non fare brutta figura finsi di pregare anch'io, ma sentendomi ridicolo decisi di imparare " Il Salve Regina" e cominciai a pregare sul serio. Dopo un po' ebbi la precisa sensazione che qualcuno mi stesse ascoltando. Una Presenza che non era presente fisicamente.
Nel nostro cervello c'è una zona che è dedicata alla memoria. In sostanza un hard disk. Il vissuto resta per un certo periodo di tempo. Se non avviene qualcosa che lo risvegli si cancella per sempre. Infatti, del nostro passato ci sono tanti fatti che non ricordiamo. E' come se non fossero accaduti.
Ieri mentre facevo un po’ di pulizia nei cassetti della scrivania ho trovato il libretto dell'Università. Dal profondo dall'inconscio ho portato in superficie la Fuci, Paola e la Presenza. L'hard disk ha ripreso a girare.


martedì 17 ottobre 2017

Stavo proprio bene








A volte il silenzio diventa pesante da sopportare e il brusio di chi ci vive attorno ci dà sentore di vita, di essere immersi nel fluire della vita che scorre. È una sensazione che col passare degli anni vivo spessissimo.

sabato 14 ottobre 2017

Consapevolezza dell’individuo di un senso di sé






La coerenza è costruttiva quando si ispira al giusto, al buono e al bello. Il rischio è quando un uomo è coerente nell'errore. Lui è contento e si gonfia in un "voglio essere coerente" invece afferma solo se stesso e scivola su un errore più grave di quello che commetterebbe non essendo coerente: l'orgoglio di sé.

lunedì 9 ottobre 2017

L'etica sconfitta dalla tecnologia







«La tradizione occidentale sarà distrutta e il mondo sarà governato da una tecnica senza etica».

Così è intitolato un articolo, riportato da Newton RCS Periodici con il servizio «Scommetti sul futuro». L'autore è il filosofo Emanuele Severino, docente di ontologia fondamentale all'università vita-salute del San Raffaele. E questo di seguito è il testo relativo.
La tendenza in atto - sostiene il prof. Severino - fa intravedere sempre più radicalmente la distruzione della tradizione occidentale e siccome l'Occidente è alla testa del Pianeta, assisteremo alla disintegrazione dei valori che hanno dominato la Terra. Questa distruzione è operata dal pensiero filosofico degli ultimi due secoli, che mostra ciò che comunemente viene chiamata la morte di Dio, cioè la fine di ogni verità assoluta, di ogni fondamento, di ogni centro del mondo. Se non c'è alcun Dio, e cioè nessun limite, nessuna verità che argini e guidi l'azione dell'uomo, allora la scienza e la tecnica hanno via libera, ricevono da parte della filosofia del nostro tempo l'autorizzazione a procedere al dominio totale delle cose. Sto parlando di una tecnica e di una scienza che tendono ad avere sempre più come scopo l'incremento della capacità di produrre scopi.
Avremo un mondo regolato dalla scienza, che ha la scienza come autoreferente, ma con questa essenziale precisazione: non sarà la scienza degli scienziati che intende in modo ingenuo la tecnica come strumento. Fino a quando c'è un'ideologia, che in laboratorio dice al tecnico fermati, perché oltre un certo limite tu non puoi andare, altrimenti ti scontri con il mio messaggio cristiano o islamico, oppure umanistico, questa tecnica è debole. L'etica non è più ciò che era un tempo, cioè la guida che dice alla tecnica: “Tu puoi arrivare fin qui e non oltre”. Ma è la tecnica a servirsi dell'etica, per aumentare la sua stessa potenza».




mercoledì 4 ottobre 2017

L'intellettuale che sa commuoversi











L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra
esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole
tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

lunedì 2 ottobre 2017

La realtà è diventata un'ombra







Fintanto che si prova dolore si ha davvero la percezione di restare anche con chi non c'è più. Finché soffri sai di trattenerla a te, di non averla dimenticata.
Io spero che un giorno tu possa ricordare anche senza questo dolore di accompagnamento.