giovedì 31 maggio 2018

Il mondo di Albert Einstein









La visione religiosa

Benché fosse stato cresciuto come ebreo, Einstein non credeva negli aspetti religiosi dell'ebraismo ma considerava se stesso ebreo da un punto di vista etnico.
A differenza di quanto a volte sostenuto, non credeva in un dio personale. Infatti in una lettera nel 1954 scriveva:
« Io non credo in un dio personale e non l'ho mai negato, anzi, ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare. »
Alcuni storici hanno visto nelle parole che seguono una sorta di panteismo scientifico legato ai suoi studi di fisica:
« Io credo nel dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri umani. »
Einstein era associato onorario della Rationalist Press Association sin dal 1934.

Il pensiero sulla morte

Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell'eternità della vita e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura.
Ecco, è in quel percepire senza cogliere del tutto che risiede la nostra incompiutezza...ma è anche in quella percezione, seppur grossolana e fonte di dolorosi dubbi e domande assenti di risposta, che risiede il nostro potenziale mai compiuto. Ecco perché amo la vita.
Quello che mi è piaciuto di più in queste parole è ciò che concerne la ricerca di un qualcosa di più elevato, del sapere, della spiritualità (in qualsiasi forma la si voglia ricercare) e la bellezza...personalmente ricerco queste cose ogni giorno, anche solo con un volo della mente, in cose semplici, ma che elevino lo spirito dal piattume e dallo squallore di una società che ci vorrebbe sempre più appiattiti e cinici nella nostra personalità, anzi ci vorrebbe spersonalizzati e livellati in basso.


La conoscenza dell'uomo

"Se la mia teoria della relatività si dimostrerà corretta, la Germania mi rivendicherà come tedesco e la Francia dichiarerà che sono un cittadino del mondo. Se la mia teoria si dimostrerà falsa, la Francia dirà che sono tedesco e la Germania dichiarerà che sono un ebreo".


martedì 29 maggio 2018

Storie di gialli







Non ricordo quanti anni avevo quando smisi di comprare i fumetti con le loro follie.
Mi annoiavano tremendamente e fu l'inizio della ricerca del romanzo. Il giallo  imprevedibile e misterioso che ogni settimana regalava storie , detective , indagini e gratificazioni memorabili quando si scopriva a poche pagine della fine e prima che l'autore lo svelasse chi fosse l'assassino. Tanti libri sparsi, di diverso genere. La collana Medusa della Mondadori, con quella copertina verde rigida e i caratteri piccoli; e poi i tascabili di allora, i primi Oscar Mondadori. Leggi e rileggi, finisce che ti capitano tra le mani titoli come "Il velo dipinto", "La luna e sei soldi" "Il filo del rasoio" e altri. Cominciai ad apprezzare W. Somerset Maugham per la sua capacità fine di portarmi altrove, di farmi vivere una storia, di rendermi familiari personaggi che vivevano altre vite, altri mondi, altre emozioni. Maugham che rendeva così bene gli stati d'animo, i tic individuali, le appartenenze sociali, i pruriti culturali. Raccontava di atmosfere aristocratiche, di donne diverse e uomini particolari, di luoghi misteriosi e di avventure non comuni. I suoi innumerevoli personaggi, scandagliati nell'animo come mai Freud poté fare, mi fanno compagnia , m'intrigano e mi divertono. Molto bello, soprattutto, "Il filo del rasoio", romanzo che mi aprì un mondo, quello della legittimazione dell'alternativa. Il libro che leggevo da piccolo è andato perduto, ma ho comprato la nuova edizione dell'Adelphi. Mai ho cominciato un romanzo con tanta titubanza. Lo chiamo romanzo solo perché non saprei come chiamarlo altrimenti. La storia che ho da raccontare non è gran cosa, e non termina con una morte né con un matrimonio. Una storia aperta, non conclusa , affine al protagonista.  Maugham non rientra mai nelle classifiche dei più venduti, non è diventato bandiera di una età, non è mai nelle antologie della letteratura, non è mai stato abbastanza valorizzato per quello che è davvero: un grandissimo scrittore, un classico, un abilissimo psicologo.


lunedì 28 maggio 2018

Qualcosa che non si dimentica







La cosa più impressionante della mia vita è stata vedere il buco dove fu piantata la croce, il luogo in cui Cristo è morto, dove Cristo ha agonizzato. Vedendo questo posto, immaginando l'incomprensione e il non riconoscimento di tutta la folla che stava a guardare, si capisce che dev'essere una cosa terribile e grande il male del mondo se Dio ha accettato un sacrificio così, una morte del genere.
Quello che ci si porta via da quei luoghi è il desiderio, lo struggimento, che la gente si accorga di quanto è accaduto. E invece quello che è accaduto sembra sia oggi possibile cancellarlo così come si cancella con un piede una lettera sulla sabbia.
Oggi tutto il resto, la politica, l'economia, ecc, sembra più grande e più importante di questo avvenimento così facilmente e a buon mercato identificabile con una fiaba.
Ma la concretezza di quell'avvenimento è così umana che non si può tornare dalla Palestina col dubbio che il cristianesimo sia una favola.
Mettersi nelle condizioni naturali, logistiche, in cui Cristo si è venuto a trovare: il paesaggio che ha visto, le rocce che ha calpestato, le distanze che ha camminato.
Tutto collabora e costringe a capire la verità di quello che è accaduto.


venerdì 25 maggio 2018

Complicarsi la vita










Chi ha la capacità di ascoltare l'altro e non pensare a come rispondere senza aver compreso il significato delle parole dell'interlocutore avrà una vita più serena per sé e 
 gli affetti che gli sono vicini
Succede che nel rapporto di coppia il marito non riesce a capire la moglie, ed è una situazione reciproca.
Così nel lavoro, nei rapporti sociali, in politica, nei conventi, nelle osterie e anche negli spazi virtuali.
Se ognuno di noi aspetterà, seduto in un angolo, che gli altri vengano incontro alle sue esigenze, sicuramente noi rimarremo ai margini della vita e tagliati fuori da ogni colloquio.
La volontà di capire, di sentire e vivere il problema degli altri, il nostro prossimo, ci toglie dall'isolamento, spezza il guscio del nostro egoismo, ci fa scoprire amici, e non dovunque gente che ci vuole male o che ci fa del male.




giovedì 24 maggio 2018

La saggezza dell'esperienza







Io non nego. Cristo ha detto che tornerà nel giorno del giudizio per giudicare i vivi e i morti.
A me non viene il pensiero di un ritorno anticipato.
Non ci credo perché Cristo non ne ha parlato.
Non penso al futuro e nemmeno a dopo la morte. Sarebbe una sciocchezza con il cervello che ci ritroviamo.
L'importante è osservare i Comandamenti e vivere sull'esempio di Cristo come narrano i Vangeli.

mercoledì 23 maggio 2018

Il grande social








Google e Yahoo e tutte le principali organizzazioni Usa hanno costruito interfacce per l’intelligence americana”. Questo implica che i servizi segreti siano alla guida dei colossi della Rete? Non proprio. Il loro potere infatti risiede nella capacità di esercitare sulle grandi imprese del web “pressioni politiche e legali” e la struttura dei siti ha permesso di automatizzare i processi di raccolta dati.

Les Murray




Unanimemente considerato uno dei massimi poeti contemporanei di lingua inglese, Les Murray è il portavoce e l’interprete dell’anima dell’intera Australia (che così appare dalla nave agli immigrati: «Infine, un litorale basso,/antico terrore di capitani olandesi.//Dietro, ancora ignoti, strani alberi,/fattorie arse dal sole, battute indecifrabili,/e tutte le classi dell’eguaglianza»), l’appassionato custode dei suoi valori originari e più nobili (democrazia, egualitarismo, autoironico stoicismo) e, al tempo stesso, un critico pungente delle sue debolezze. Ma, come ha scritto Iosif Brodskij, «sarebbe miope considerare Les Murray un poeta australiano, così come lo sarebbe dire che Yeats è un irlandese». E il lettore non tarderà a scoprire nell’Australia di Murray uno specchio in cui riconoscere ogni mondo. Nella dedica «alla gloria di Dio», che da anni apre i suoi libri, si condensa quello che è probabilmente l’impulso primario della poesia di Murray: la celebrazione dell’esistente, nelle sue infinite particolarità, in quanto creazione di un Dio generoso «la cui immagine è diurna precisione, totale, in divenire eppure tutt’una/con l’ubiquitaria attenzione di uno che non conosce noia».
Una celebrazione affidata a un linguaggio che è una continua sfida ai cattivi usi che quotidianamente lo mortificano: impossibile non essere colpiti dalla sprezzatura con la quale Murray fa propria, improntandola della sua originalità, una straordinaria varietà di misure, forme e generi: dal verso breve a quello lungo, dall’epigramma e dal sonetto alla sequenza e al ciclo di poesie, dalla poesia lirica (ammirevole, in particolare, nelle sue inflessioni elegiache, descrittive e memoriali) a quella gnomico-meditativa, dalla poesia narrativa a quella comica e satirica, a quella che traduce nel linguaggio degli umani le voci di creature che con gli umani condividono questo mondo. A tale raffinata strumentazione si accompagna un regale dominio su una sconfinata estensione di risorse lessicali, foniche e tonali dell’inglese: come i suoi pari Seamus Heaney e Derek Walcott, Murray conferma che nella seconda metà del Novecento le aree cosiddette ‘periferiche’ della cultura letteraria inglese hanno manifestato una vitalità creativa altrettanto se non più forte di quella espressa dal suo presunto ‘centro’ britannico-americano. Per usare ancora le parole di Brodskij, «È grazie a Murray, semplicemente, che la lingua vive».






martedì 22 maggio 2018

L'intellettuale





L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

Intreccio tra coerenza e incoerenza






A volte il coerente è solo un testardo che non comprende la realtà che cambia.
Biasimo l'incoerenza quando causa guai agli altri.
A volte bisogna permanere nelle scelte anche sacrificandosi.

lunedì 21 maggio 2018

La nostra società è ingiusta













La famiglia è il modello di una società giusta, la famiglia è il luogo dove le relazioni si basano sulla solidarietà e sulla gratuità e non sulle competizioni, e sulla sopraffazione.
Così in un discorso asseriva Papa Francesco in uno dei paesi da lui visitato, per ridefinire il volto di una società “ giusta” basata sulle relazioni umane, a partire dall'esperienza della vita familiare.


sabato 19 maggio 2018

Un incontro importante

Quando si incontra una persona importante
per la propria vita,
c'è sempre un primo momento che ci fa
percepire un presentimento che qualcosa
in noi è messo alle strette dall'evidenza
di un riconoscimento ineludibile:
"Ecco, è lui, ecco, è lei.".
Ma solo lo spazio dato dal ripetersi di
questo avvenimento carica l'impressione
di peso esistenziale.
Cioè, solo la convivenza lo fa entrare
sempre più radicalmente e profondamente in noi, fino
a che, ad un certo punto è assoluto.
Ma non basta.
La conoscenza sarà una persuazione che avverrà
lentamente e nessun passo successivo
smentirà i precedenti.
Dalla convivenza deriverà una conferma di
quella eccezionalità dell'evento accaduto.
Si sperimenta ciò non come una vaga
eventualità, ma nella sua evidenza stringente.
Abbiamo bisogno subito di capire
che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti,
cui occorre dare uno spazio e un tempo
perché avvengano.
L'uomo di oggi ha fretta o inganna se stesso.
Per questo l'amore diventa solo un gioco che
prima o poi finisce per annoiarci.

venerdì 18 maggio 2018

Piove piove






A furia di invocare la pioggia, ieri notte si è presentata altera e strafottente e in buona compagnia. Tuoni fulmini e allagamenti.
Ero all'aeroporto di Pescara in attesa di un volo da Brescia. Essì, non viene solo mia figlia a trovarmi. Anche i suoceri assicurano la loro presenza. L'aereo doveva arrivare alle 23 ed è puntualmente arrivato. Ma il pilota con la pista d'atterraggio che era un pantano ha decollato scappando via. Ha gironzolato per Pescara per poi dirigersi verso Ancona.
Tornare a casa è stata un'avventura. Invece di una barca viaggiavo con la mia torpedo blu.
Sorpresa. Dimenticate le chiavi di casa. Telefonata a mia figlia con il cellulare irraggiungibile. Non mi restava che schiacciare un pisolino in auto in attesa di qualche evento positivo. Verso le tre del mattino una splendida ragazza fornita di chiavi ha spalancato le porte dell'agognata casa. Poi qualche pugno sulla porta per svegliare la bella dormiente. Un bagno caldo e un sorso di cognac.

mercoledì 16 maggio 2018

Il blocco del desiderio





I mass media, soprattutto la televisione, veicolano un certe modello di persona, cose che dobbiamo fare e dobbiamo comprare (quindi il "feticismo" delle merci non è morto affatto). Ecco sì, cercano di de-personalizzare ognuno di noi. Ma noi possiamo trovare comunque la nostra strada. E usare lo 'spettacolo' come nostro alleato per lo svago.

sabato 12 maggio 2018

L'incontro con Emanuela








Oltre cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. E' una vera e propria strage. Ai femminicidi si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.

La violenza e i femminicidi colpiscono anche le giovanissime, come dimostrano gli ultimi eclatanti casi di cronaca: quello di Noemi Durini, la sedicenne uccisa il 3 settembre dal suo fidanzato di 17 anni, e l'agghiacciante 'vendetta trasversale' nei confronti di Nicolina Pacini, 15 anni, uccisa dall'ex della mamma Donatella Rago.



giovedì 3 maggio 2018

Frantz, Anna e Adrien






La storia si svolge nel 1919 quando la guerra tra Francia e Germania è terminata. In una cittadina tedesca Anna e Frantz fidanzati erano in procinto di sposarsi ma il ragazzo muore in guerra e Anna vive la sua quotidianità di vedova non sposata.
Anna viene accolta dai genitori di Frantz e amata come una figlia.
Porta i fiori sulla tomba di Frantz e un giorno scopre che un uomo la precede , un francese, Adrien, venuto a rendere omaggio all'amico conosciuto in Francia.
Adrien va a trovare i genitori di Frantz e conosce Anna.
Tra i due nasce una simpatia che si avvicina all'amore.
Anche il padre di Franzt, prima ostile a Adrien finisce per apprezzarlo.
Sembrerebbe una storia banale, come tante, ma non è così. Adrien prima di tornare a Parigi svela che in una battaglia trova riparo in un rifugio dove incontra l'amico Frantz, armato di un fucile e impaurito spara ammazzando il ragazzo tedesco. Il portare i fiori all'amico è la ricerca di perdonarsi e farsi perdonare da Anna.
Purtroppo, ma era inevitabile, che la simpatia verso Adrien finisca per trasformarsi in rancore.
La ragazza non dice niente ai genitori di Frantz che speravano nell'unione tra Adrien e Anna e spingono la ragazza a recarsi in Francia per incontrarsi con Adrien. Anna ha perdonato il ragazzo francese, forse lo ama. Il film termina con una scena struggente. I due si baciano e Anna lo saluta dicendo che quell'amore nato da un dramma non può avere un futuro.
Straordinaria l'interpretazione di Paula Beer nel film diretto da François Ozon.


mercoledì 2 maggio 2018

Ciao, sono Rosalinda










Dipende da cosa si cerca nel web. Ammirazione, amicizia, seduzione, passare il tempo?
Io occupo il mio spazio per esprimere me stessa. Quindi perché dovrei dire: "sono bionda, alta, formosa il giusto, praticamente una modella di Victoria Secrets?". Quella non sarei io, sarebbe un'altra che nulla ha a che fare con me. Pretendere di piacere sempre a tutti, persino dietro uno schermo, è come dire: "non mi piaccio, non mi piacerò mai, tanto vale vivere almeno virtualmente una vita diversa."
Ed ecco, per fortuna in questi meccanismi non sono mai caduta.