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domenica, dicembre 31, 2023

Dom Pérignon




Tutti abbiamo vissuto per un certo periodo della nostra vita in un quartiere.
Nelle sue strade percorse migliaia di volte, nei suoi negozi popolati da personaggi dai tratti singolari che diventano maschere e stereotipi umani, con i quali si scambiano battute e veloci resoconti di vita.
Ci giochiamo nel quartiere e ci facciamo amici e nemici
Attraversiamo, veloci, marciapiedi, salite e discese.
Ci sono i vecchi, nel quartiere: di loro si sente parlare e li si vedono pure. Si fanno visita, si consolano a vicenda, si godono insieme le dolci comodità del pensionamento e delle malattie invalidanti di cui nessuno parla.
Poi ci sono i grandi, gli adulti, i coetanei dei propri genitori, nel quartiere.
Sono sodi nella carne e nello spirito, disciplinano entrate e uscite, dettano la legge e la vìolano quando vogliono, sono forti come gli dèi.
Affliggono e consolano, comminano pene e perdonano.
Lo lasciamo il quartiere, spesso.
Per un'altra casa, più bella, più grande, più propria.
A volte si torna per curiosare
I negozianti sono rimasti, almeno molti di essi. Ti chiamano con gli occhi appena attraversi la strada e tradirli, magari per il centro commerciale appena fuori città, diventa un peccato mortale.
Essere salutato e salutare ogni tre metri, ad ogni uscita, è rassicurante nei giorni in cui il mondo appare un deserto pieno solo del mio malessere.
È inquietante quando l'identità personale diventa un peso da scrollarsi di dosso.
I vecchi sono morti.
Capita di pensare ad essi come a personaggi di una favola, non sono mai realmente esistiti.
I grandi ci sono, li incontri, li saluti, abbassi gli occhi di fronte alla loro distanza dal tuo ricordo, sono più smunti, hanno le guance incavate, i loro occhi splendenti hanno perso un po' di luce. Ma conservano nei modi quella forza trascinante che ti faceva sentire minore, a quel tempo. Quasi ti giustifichi per quel che sei diventato.
Si chiude una finestra, si vede un cartello di "Vendesi", si percorre un marciapiede senza incontrare nessuno, si va dal fruttivendolo e il dottore, il professore, la signora Tina non ci sono mai.
Il quartiere si ristruttura. Impalcature grandi coprono balconi e finestre. Tinte pastello colorano i ricordi.
Al conto mi sono mancate due coppie di coniugi, morti l'uno a distanza dell'altro in un mese.
Una coppia la conoscevo, nel quartiere dell'infanzia.
Lui, panciuto medico di base, aveva il volto e il corpo immersi nella bontà e nell'arrendevolezza.
Lei, bella donna ai suoi tempi, sempre tirata a lucido e imbellettata, aveva i modi decisi della donna che rendeva il marito uno straccio utile solo a soddisfare i suoi capricci.
Hanno faticato in vecchiaia, per morire. Me l'hanno detto, soffermandosi su particolari crudi e strazianti.
Lui non ha potuto resistere, per quanto rimbambito, alla sua assenza e l'ha seguita presto.
Non ne potevo dubitare: quando erano forti entrambi, lei era sempre più tosta di lui.

Buon Dom Pérignon


giovedì, settembre 07, 2023

La mente è una grande cattedrale

 



È scientificamente provato che c'è una parte del nostro cervello dedicata alla memoria. Come un hard disk in grande. Ma il ricordo deve essere evocato, pensato per non correre il rischio di essere eliminato. In questo caso un brandello di memoria della tua vita è come se non fosse mai accaduto. Ci sono testimonianze di persone che hanno fatto sogni con sensazioni di galleggiamento. E' incredibile ma stavano ricordando la vita nel liquido amniotico dell'utero della madre. I feti nuotano in un sacco pieno di liquido amniotico che permette loro di essere protetti da traumi ed infezioni. Inoltre, è il liquido che consente loro di crescere al caldo e di allenare l’apparato digerente e respiratorio. Va detto anche che è provvidenziale l’aiuto del liquido al momento della fuoriuscita del feto dall’utero materno. Non siamo macchine, per fortuna, non siamo costretti a tenere registrati tutti gli avvenimenti che accadono e tutti i dati che la nostra memoria immagazzina. Siamo dotati della capacità di dimenticare, rielaborare e anche di far riposare la mente quando è sovraccarica senza che per questo motivo perda le sue capacità. La più bella visione della memoria che conosco è quella fornita da Leonardo Da Vinci, il quale sosteneva che la mente fosse come una grande cattedrale, una struttura dotata di tante stanze formanti ciascuna un mondo a sé capace però di comunicare con gli altri ambienti. Come poi diceva il geniale Leonardo, è anche giusto che alcune di queste stanze restino vuote. Mi piacerebbe utilizzare tutte le nostre potenzialità cerebrali e scegliere più che di cancellare i brutti ricordi dl poterli archiviare in una cartella con scritto "file indesiderati" da aprire solo in caso servano per proteggerci da altre situazioni spiacevoli similari. La memoria umana io l'ho sempre avvertita a due facce: una quella precisa, quasi aritmetica, quella per cui ti ricordi che un anno fa alle ore 18.00 eri in quel negozio a comprare una determinata cosa o avevi sentito un tuo caro amico, e poi quella emotiva che ti fa rivivere esperienze più che altro belle e piacevoli ossia la parte dei ricordi. Quest'ultima è a volte meno precisa ma focalizza le sensazioni quasi sensoriali che il nostro "io" ricorda più decisamente. Io ho una memoria pessima. Soprattutto mi dispiace di non aver a mente molto della mia infanzia e adolescenza... ma ognuno è fatto in maniera diversa, credo però che la scienza abbia fatto passi da gigante in questa ottica, e prima o poi dovremmo poter accedere anche nella metà oscura della nostra scatola della memoria. La memoria non scarta tanto quello che per lei è irrilevante, quanto ciò che non rientra nel campo dei suoi schemi. In altre parole, ricordiamo solo quello che vogliamo ricordare. E il resto viene relegato nell'inconscio e pescato fuori con l'ipnosi regressiva. Ricordiamo persino brandelli di vita trascorsi del liquido amniotico, quindi saremmo capaci di ricordare proprio tutto, anche i dettagli più insignificanti.




martedì, maggio 30, 2023

L'oblio della mente

 


La memoria è tutto quello che ricordiamo da quando siamo sbroccati dall'utero di nostra madre fino a oggi. Si tratta di fatti, avvenimenti, emozioni, dolori, gioie che resteranno sempre con noi.
Il resto, cioè quello che abbiamo dimenticato è cancellato e irrecuperabile, ed è un bene.
Se non dimenticassimo finiremmo tutti come Seresevskji , il mnemonista di Aleksandr Romanovic Lurija ,in preda ad una memoria talmente affollata di ricordi, da creare un duplicato caleidoscopico e labirintico della realtà, impossibile da governare. Un doppione così intricato, folto, ridondante e linkato, da non permettere più di ricordare, con ordine e pertinenza, i fatti, le persone e gli oggetti della vita reale.
Dobbiamo capire se l’oblio della mente è un vuoto che non è più colmabile nonostante i nostri sforzi di recuperare il tempo perduto o se questi vuoti della memoria sono essenziali all’equilibrio psico-fisiologico della nostra vita cognitiva perché impediscono quella pienezza troppo patologica, strabordante e straripante, di Seresevskij e di altri mnemonisti, che aumenterebbe talmente il potere della nostra memoria da renderlo nemico della memoria stessa, fino a impedirci di parlare della nostra vita con ordine e precisione e addirittura di agire nel mondo da persone normali.
Gli scheletri nell'armadio non mi sono mai piaciuti, io condivido l'idea di Da Vinci per cui tutta la nostra memoria è come una cattedrale dove ricordi, persone che se ne sono andate e luoghi visti si rincorrono per creare qualcosa di unico dove possiamo vivere ogni giorno.
La memoria è sempre viva, è sempre presente. La memoria ci cammina accanto ogni giorno, ci guida e non ci fa mai sentire soli. Il ricordo invece appartiene al passato, a qualcosa di finito che ha comunque lasciato un segno indelebile.
Una volta aprivo e chiudevo spesso in notturna gli armadi, non so se per controllare gli spettri, ma vivendo vicino alla città in una zona verde, quando sentivo un piccolo rumore scendevo dal letto e aprivo un armadio. A volte vedevo le porte che si aprivano da sole (erano mal chiuse?) può anche essere, ma è bello pensare che il nostro inconscio tenti di scoprire o di liberarsi del nostro intimo che ci infastidisce o ci fa pensare anche positivo.
Devo anche dire che mi piace sentire rumori in notturna, non certo traffico di auto nella mia strada, ma chissà rumori di animali o della mia anima?

lunedì, aprile 24, 2023

Un testimone di Piazzale Loreto

 


Piazzale Loreto fra corso Buenos Aires e viale Monza a Milano dovrebbe chiamarsi piazza Guerra civile, luogo della Milano popolare prescelto per mostrarne la ferocia e il dolore, prima usata per le fucilazioni in massa di partigiani, con i passanti obbligati dai fascisti a fermarsi davanti ai cadaveri. Poi il 29 aprile del ' 45 per la famosa esposizione dei cadaveri dei capi fascisti, Mussolini e la Petacci fucilati dal comunista Audisio a Giulino di Mezzegra, un villaggio vicino al lago Maggiore portati a Milano con gli altri fucilati a Dongo, Pavolini, Zerbino, Mezzasoma, Romano, Liverani, Porta, Coppola, Darquanno, Stefani, Nudi, Casalinuovo Calistri, Untimperghe e un fratello della Petacci. Le cronache delle giornate della Liberazione di Milano sono caotiche e rese più contraddittorie dalle speculazioni di parte e dalle leggende successive. Cerchiamo di fare un minuto di chiarezza. La fucilazione di Mussolini e dei gerarchi era una conclusione inevitabile dei venti mesi di una guerra senza prigionieri? No, ancora il 24 aprile si pensava a un arresto e a un processo di Mussolini. Riccardo Lombardi, designato prefetto di Milano dal comitato di liberazione lo conferma: «Avevo preparato una prigione a San Vittore e una guardia di partigiani fidati capaci di tenere i nervi a posto. Gli alleati angloamericani erano d'accordo che fossimo noi a occuparcene». Sono ore concitate in cui tutti i comandi decidono senza informarsi a vicenda. Al comando dell' esercito partigiano la decisione è un' altra. Ricorda Fermo Solari, l' uomo del Partito d' azione che condivide il comando con il comunista Luigi Longo: «Telefonarono da Musso che il Duce era prigioniero. Longo uscì per dare ordini e poi mi disse: ho trovato solo Audisio, ho mandato su lui perché ce lo porti a Milano. Quando si seppe che Mussolini e i gerarchi erano stati fucilati noi ci adattammo al fatto compiuto che del resto approvavamo in pieno». Lo approvavano in pieno anche perché da uomini politici sapevano che la fucilazione di Mussolini sarebbe stata una responsabilità destinata a pesare negli anni. Altro punto da chiarire: l' esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, appesi a testa in giù a un distributore di benzina, non fu la «bassa macelleria» che i fascisti superstiti ma anche parte della pubblica opinione considerò incivile. No, l' esposizione dei cadaveri non fu un atto di sadismo e di vendetta impietosa, fu una necessità. Si è saputo da chi comandava la guardia partigiana che la folla accorsa a vedere il fascismo morto continuava a crescere e a premere contro l' esile cordone partigiano talché fu necessario alzare i cadaveri perché li potessero vedere anche da lontano. Il caso e le protezioni di classe decidono la sorte degli altri gerarchi. Il maresciallo Graziani viene salvato dal generale Cadorna, comandante militare dell' esercito partigiano e consegnato agli alleati a cui chiede «l' onore di conservare l' arma individuale». Muoiono casualmente Arpinati e Starace. Il primo da anni in rotta con il Partito fascista ucciso da una squadra di partigiani che passano per la sua campagna sulla collina di Bologna. Achille Starace, il segretario del partito, quello che nelle cerimonie del regime ordinava il «saluto al Duce fondatore dell' impero» è arrestato a Porta Genova. Si è salvato fin lì in un appartamentino in affitto, se ci stesse chiuso scamperebbe ma gli vien voglia di prendere un caffè in un bar vicino, ci va in tuta sportiva e pantofole. Lo portano a piazzale Loreto dove è esposto il cadavere del Duce. Lui mormora «fate presto». L' uomo più odiato del regime, Roberto Farinacci, è bloccato e giustiziato a Vimercate mentre fugge la sera del 25 in auto con l' amica Claudia Medici del Vascello. Si è ucciso gettandosi da una finestra con la moglie l' ideologo del razzismo Giovanni Preziosi. Piazzale Loreto e la sua tragica esposizione non sono casuali e non sono solo vendetta. Sono un macabro segnale per abbreviare la guerra. L'Hitler assediato nella cancelleria a Berlino si decide al suicidio quando viene informato di come è morto Mussolini. Lo sentono mormorare: «Non mi avranno vivo, non andrò a fare il mostro in qualche circo sovietico». Il Terzo Reich si chiude con un macabro ballo della corte nazista che brinda a Champagne e si ubriaca mentre il capo e la sua amante, sposata nel bunker, si tolgono la vita. La caduta del fascismo è meno nibelungica. Prima di fuggire da Milano i principali gerarchi hanno intascato grosse somme, il comandante della Guardia nazionale Ricci ha fatto in tempo a incassare in banca un assegno di quattro miliardi e il ministero degli Esteri ha spartito con i ministri le divise pregiate, ma a piazzale Loreto e al Comitato di liberazione di quel denaro non arriverà una lira, in parte finito a un partito come il famoso «oro di Dongo» in parte nelle tasche degli ignoti che in quelle ore drammatiche riuscirono a unire l' utile al patriottico.

(Giorgio Bocca)

giovedì, gennaio 26, 2023

La mamma è sempre la mamma

 




Eppure, strapparsi alla menzogna e star lontani da questa potrebbe essere proprio la via più facile e semplice per vivere un rapporto sereno (ma anche una vita serena).
Io sono convinto che l'amore non è che finisca, come vogliono farci credere, ma si trasforma in altro, continuamente... Ci sono molte fasi.
Così come la fase del corteggiamento passa, passano anche le altre.
Poi diventa una sorta di routine, ma non negativa (a meno che le cose non prendano una piega noiosa), intendo una routine positiva del sentimento.
Entrano in gioco nuove cose, nuove prospettive, e l'amore ha nuove luci e sfumature, diverse dall'inizio o dalla fase appena precedente.
È vero che oggi sempre più persone si arrendono al primo cambiamento di fase... ma forse è perché a tutti piace la fase iniziale?
La fase iniziale è una menzogna. È inficiata dall'attrazione fisica violenta ma destinata a spegnersi.
L'amore è muoversi verso l'altro, ascoltare le sue esigenze ed esaudirle. Se l'altro fa movimenti identici c'è l'abbraccio liberatorio.
In ogni caso più che una scelta è una vocazione.
Ognuno di noi ha un modo diverso di vivere l'amore. Qualcuno vuole benissimo alla moglie ma va anche con le prostitute. Dice che è come fumarsi una sigaretta e non riguarda il suo amore vero. Io adoravo i piccoli difetti di mia moglie. Provavo una grande tenerezza per qualche sua impuntatura.
Lei è andata in pensione giovanissima. I ragazzi della sua classe le hanno regalato una targa, così strutturata:



Comune di Pescara


L'Ufficiale di Anagrafe


In base alle risultanze del Registro di popolazione


Certifica che


segue la lista sei suoi studenti con nome e cognome che era quello di Bruna

.........

.........

.........


risultano essere i "FIGLIOLI" più cari del mondo.


Si rilascia per gli usi consentiti dalla legge:



"Perché la mamma è sempre la mamma"


Insegnava Ragioneria. 

Veramente un dono bellissimo. Insegnare era per lei una vocazione e non un lavoro. Evidentemente chiamava *figlioli* i suoi ragazzi. È successo che i fatti della vita richiedevano la sua presenza costante a casa per i figli. Dieci anni di insegnamento e il riscatto del corso di laurea. Si arriva a 15 anni, il minimo della pensione.


domenica, maggio 29, 2022

C'era una volta il *Che*

 



Durante la rivoluzione cubana, il Che ha condannato a morte molte persone che non erano mai state imputate e che non hanno avuto la possibilità di difendersi con un avvocato. Il New York Times ha stimato che nei primi due mesi della Rivoluzione cubana, ci sono state circa 528 esecuzioni capitali affidate al plotone d'esecuzione. Il libro nero sul comunismo menziona un totale di 14.000 esecuzioni entro la fine del 1960. Le parole di Che Guevara sono state citate nel 1962 dal direttore di “Revolucion”, Carlos Franqui: "Abbiamo eseguito molte fucilazioni senza sapere se queste persone erano completamente colpevoli. A volte, la rivoluzione non può fermarsi per condurre le indagini". I dissidenti al nuovo regime comunista, non sono stati tollerati.
Che Guevara ha spiegato il suo approccio alla giustizia così: "Non abbiamo bisogno di una prova per l'esecuzione di un uomo. Abbiamo solo bisogno della prova che è necessario giustiziarlo". Che Guevara non ha nascosto il suo disprezzo per le norme giuridiche tradizionali.
Che Guevara ha definito la prova e l'onere della prova come un "arcaico dettaglio borghese" (scimmiottando così le affermazioni dei “giuristi” bolscevichi NDR).
In un discorso davanti alle Nazioni Unite nel dicembre del 1964, Che Guevara ha confermato la reputazione sua reputazione di spietatezza dichiarando: "Sì, abbiamo eseguito, stiamo eseguendo, e continueremo ad eseguire fucilazioni".
Scrive Francesco Agnoli che il mitico Che Guevara fu un ammiratore dello sterminatore Stalin, prima di divenire un seguace entusiasta del più grande massacratore di tutti i tempi, il dittatore cinese Mao Tse Tung. Il Che fu il primo filocomunista e il primo filosovietico, ben prima di Castro, tra i ribelli cubani, e riempì l’isola di manuali e di tecnici russi; fu l’ uomo che durante la crisi dei missili di Cuba del 1962 sperò ardentemente che potesse scoppiare la guerra mondiale tra Usa e URSS, ritenendo che essa avrebbe sconfitto il nemico americano e portato automaticamente la pace e la giustizia sociale ai popoli.
Che Guevara fu un feroce sanguinario. “Era disumano, un uomo senza sentimenti che in realtà voleva fare solo ciò che aveva occupato tutto il suo tempo: la guerra di guerriglia”: così, dopo aver ricordato le fucilazioni indiscriminate ordinate dal Che a la Cabaña, Juanita Castro, la sorella di Fidel, che fu rivoluzionaria al suo fianco per alcuni anni (Juanita Castro, I miei fratelli Fidel e Raùl, Roma, 2010).


sabato, marzo 12, 2022

L' amore va oltre la morte

 



Navigando senza meta incontro una frase: "L'amore eterno esiste e non può spezzarlo neanche la morte. Lo rivela uno studio dell'Università dell'Arizona, pubblicato sulla rivista americana 'Psychological Science': il benessere di un partner continua ad essere influenzato dall'altro anche dopo la morte di uno dei due, con la stessa intensità di quando era in vita".
Per alcuni innamorarsi è questione di un momento, per altri invece è un processo più lento, graduale. Spesso capita di intrattenere un' amicizia per mesi, se non addirittura anni e poi un bel giorno ci si rende conto all'improvviso di essere innamorati di una persona, che vediamo con occhi diversi, che è diventata speciale. Ma perché ci si sente così bene quando si è innamorati?
E' un mistero e non va indagato.
Ognuno di noi ha un modo diverso di vivere l'amore. Qualcuno vuole benissimo alla moglie ma va anche con le prostitute. Dice che è come fumarsi una sigaretta e non riguarda il suo amore vero.
A me è bastato un suo sguardo per innamorarmi, ma l'amore è cresciuto perché lo "sguardo" si è confermato giorno dopo giorno. Io adoravo i piccoli difetti di mia moglie.
Provavo una grande tenerezza per qualche sua impuntatura. Le piaceva l'insegnamento e gli studenti li chiamava "figlioli".
Quando è andata in pensione i ragazzi della sua classe le hanno regalato una targa con questa scritta:
"Perché la mamma è sempre la mamma".
Io sono convinto che l'amore non è che finisca,  ma si trasforma in altro, continuamente… Ci sono molte fasi. Così come la fase del corteggiamento passa, passano anche le altre.
Poi diventa una sorta di routine, ma non negativa (a meno che le cose non prendano una piega noiosa), intendo una routine positiva del sentimento. E l'amore va oltre la morte. Resta per sempre.

mercoledì, dicembre 22, 2021

Dedicato a Lei

 



Spesso il dolore risiede proprio nella consapevolezza di non poterlo condividere con la propria metà. È fondamentale sapere che un fardello può essere portato anche con l'aiuto di chi ti ama; non necessariamente poi deve avvenire, è proprio solo la consapevolezza di poterlo fare che solleva gli animi. Di contro, affrontare la solitudine in questo senso atterra anche i più fiduciosi. È impossibile parlare d'amore senza passare per la condivisione anche del dolore. Che spesso c'è ed è incomprensibile agli altri.

giovedì, aprile 08, 2021

C'era una volta



Un politico che odiava gli indifferenti, quelli che non sanno scegliere

Questa lettera è stata inviata da Antonio Gramsci il 10 maggio 1928 alla madre, poco prima della sua condanna a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.

Nino.

Le lettere sono uno dei più grandi e sconvolgenti documenti, o inconsapevoli "pezzi" di grande letteratura del 1900.
Da Gramsci che sfida il regime e viene arrestato all'uomo cha fa un viaggio in Italia attraverso le prigioni. Dall'uomo che scopre la dimensione barbara della segregazione allo studioso che polemizza con Croce, studia Machiavelli, divora Padre Brown, guarda a Gandhi. Dal padre che affascina i figli con le immagini colorate degli animali della foresta, o coi ricordi dell'infanzia della caccia alle rane al marito, al cognato e al figlio, che cerca ragioni di amore e di vita.
Eric Hobsbawm ha scritto:" L'elenco degli autori di tutto il mondo le cui opere sono più frequentemente citate nella letteratura internazionale di arte e di umanità contiene pochi nomi italiani, di cui soltanto cinque nati dopo il XVI secolo. In questo elenco non è compreso Vico e nemmeno Machiavelli, mentre è citato Antonio Gramsci".


lunedì, ottobre 26, 2020

Le stanze della memoria




Lo psicologo Gerd Thomas Waldhauser dell’Università di Lund in Svezia ha realizzato una ricerca grazie alla quale ha scoperto che grazie alla memoria selettiva possiamo allenare la nostra mente a dimenticare gli avvenimenti difficili.
Tale ricerca dimostra che più cerchiamo di dimenticare un ricordo, più difficile sarà recuperarlo. Qualche errore spiacevole potrebbe demoralizzarci, ma avendo la certezza che saremo in grado di non ripeterlo è anche giusto dimenticarlo, a meno che uno non abbia tendenze masochiste.

domenica, settembre 20, 2020

E' morta Rossana Rossanda


 

«Un’Italia così non me la ricordavo. L’avevo lasciata nel 2005-2006 per trasferirmi a Parigi. Il clima di adesso è pieno di risentimento. Tutti ce l’hanno con tutti», sostiene Rossana Rossanda, classe 1924, un nome che dice poco ai ragazzi di oggi e che tra la fine degli anni Sessanta e nei due decenni successivi era noto a parecchi nelle università e nelle scuole. Nata a Pola, diventò comunista tra Milano e Venezia nel 1943 mentre la repressione nazifascista contro i partigiani era feroce. «Li ho visti gli impiccati, il collo storto, le membra lunghe e abbandonate», scrisse successivamente. Il viso di questa donna che adesso si muove su una sedia a rotelle sembra tuttora meno anziano di quanto è. In gran parte lo si deve a un aspetto: agli occhi di molti, li ha da sempre i capelli di un grigio argentato. Le si imbiancarono a 32 anni d’età, cambiarono di colore nel 1956. Successe durante i giorni dell’invasione sovietica dell’Ungheria. Dirigente locale del Partito comunista italiano, combattuta tra un certo spirito libertario e un’usurata fiducia per Mosca, lei rimase colpita dalla foto di un funzionario durante la rivolta ungherese. Era impiccato a un fanale.«Il povero e l’oppresso hanno sempre ragione. Ma i comunisti che si fanno odiare hanno sempre torto», affermò 50 anni più tardi Rossana Rossanda nel ricordare quel periodo e i tormenti nella sua coscienza. Con un ragionare pacato nei toni e radicale nella sostanza, ha affascinato sia studenti della «sinistra rivoluzionaria» sia intellettuali italiani e stranieri. Nel 1969 sdegnò numerosi dirigenti del Pci, partito nel quale era cresciuta e che la radiò perché con il gruppo del Manifesto aveva condannato risolutamente l’invasione sovietica di Praga. Una nuova pagina nera, quell’aggressione sferrata da Leonid Breznev contro la capitale della Cecoslovacchia, in una storia immaginata in precedenza migliore. Rossana Rossanda rimase comunista anche quando Achille Occhetto, chiudendo un’era della politica italiana, dopo il 1989 propose di trasformare in Partito democratico della Sinistra il Pci nel quale lei non era mai rientrata. Nonostante tutto, non si è arresa. Con Luciana Castellina, il mese scorso, è intervenuta a un incontro nella Casa delle Donne per la campagna elettorale de La Sinistra.Mente lucida, labbra vivide con rossetto brillante, «La ragazza del secolo scorso», come Rossana Rossanda si definì in un suo libro edito nel 2005 da Einaudi, è seduta nello studio di casa a Roma. Qualche sguardo agli scaffali della libreria permette di rintracciare ingredienti sparsi della sua formazione e dei suoi interessi: La città futura 1917-1918di Antonio Gramsci, saggi in francese e in inglese, letteratura, filosofia. Molta la storia, daI ricordidi Marco Aurelio aThe nemesis of power. The German Army in politics 1918-1945. Dunque per quanto era successo dopo il 1989, l’apertura del Muro di Berlino, e la fine dell’Unione Sovietica nel 1991. Ma tu Magri e altri, nel 1969, foste radiati dal Pci perché eravate in contrasto con il vostro partito sull’Urss e sull’invasione della Cecoslovacchia. Perché risentire fino a quel punto della sconfitta sovietica? Fosti tu tra 1977 e 1979 a promuovere i convegni del Manifesto sulle «società post-rivoluzionarie», atti d’accusa contro la dittatura di Breznev.«Fummo radiati perché eravamo in dissenso con il partito. Il nostro dissenso con l’Unione sovietica però veniva da lontano».


di Maurizio Caprara

Corriere della Sera


giovedì, maggio 14, 2020

Hard disk e memoria





Ragazza con il cellulare

Anche i meccanismi della memoria rientrano tra le meraviglie di quel mondo misterioso e in parte inesplorato della nostra mente. Ed è significativo che olfatto, gusto, odorato, tatto oltre che la 'nobile' vista' e il vispo udito concorrano a richiamare frammenti preziosi di ricordi


domenica, marzo 29, 2020

Memoria













Verso mezzogiorno sono uscito per spostare la macchina. C'era il sole che non vedevo da tanto. Una grande luminosità. L'aria pulita fino a vedere il mare. Sono risalito a casa, infilato gli occhiali da sole, ma la nitidezza restava.

La domenica senza la messa per me non è una domenica.

giovedì, marzo 26, 2020

Cinismo e politica






Il patrimonio che Antonio Gramsci ha lasciato all’Italia e alla sua cultura è veramente immenso. Era un patrimonio che avrebbe potuto andare disperso, date le condizioni politiche dell’Italia degli anni 30, in pieno fascismo e dato anche il fatto che, come è noto, Gramsci scrisse dal carcere i suoi “Quaderni”.
I “Quaderni del carcere” furono sottratti dalla cognata dalla camera della Clinica Quisisana di Roma dove Gramsci era spirato, e portati a Raffaele Mattioli che li custodì nelle ben munite casseforti della Banca Commerciale Italiana di cui era il presidente.

giovedì, gennaio 16, 2020

Il vento era gagliardo






Il mio cervello deve avere molti Giga per tornare tranquillamente nel passato. E’ grande la memoria visiva, anche quella olfattiva,  sento i profumi dei prati. Ma quello che mi fa venire i brividi   è la bora di Trieste, quando ero aggrappato alle corde che sono sulle strade. Il canale, solitamente torbido e immobile, quel giorno fremeva e scintillava. Il vento correva sull’acqua verde disegnando chiazze e strisce, mutevoli e cangianti, ora chiare, ora scure, che si spostavano imprevedibilmente da tutte le parti.
L’azzurro del cielo era assoluto. Assoluta la trasparenza. Assoluta la luminosità. Davanti i Frari, la facciata grandissima dei Frari, e, alla mia destra, la cima dell’antico cedro, strattonata dalla bora, che spuntava da chissà dove, forse da un chiostro misterioso, forse da un giardino dell’Archivio di Stato.
I mattoni della chiesa e le pietre, del ponte, del campo e della salizada, immote da sempre, sembravano aver preso vita, pareva che il tumulto d’aria di quella strana giornata le facesse vibrare. Che la gelida gloria di luce di quella chiarissima mattina le rendesse capaci di splendere.
Avevo sentito dire che la bora nasce in una steppa lontana dei Magiari, la Puszta, che corre tra montagne nevose dell’Austria e della Slovenia, cime misteriose, Kranjska Gora, Triglav, Stol, che poi scende come un demonio a Trieste, che passa come un branco di lupi sopra l’Adriatico, per venire infine a morire a Venezia, dopo aver menato i suoi ultimi, fieri colpi sulla laguna e tra le calli.
Me ne ricordai, e provai la strana, eccitante sensazione che quel vento favoloso e adirato collegasse tutto, Puszta e campo dei Frari, nevi della Kranjska Gora e acqua dei canali, pini dell’Austria e cedro segreto a destra della chiesa. Era come se tutto il mondo fosse lì, portato dal vento, oppure unito dal vento.
Vidi un mondo incredibile. Davanti, enorme, il Grappa innevato, vicinissimo da distinguerne i paesi e le valli che scendevano giù, netto nell’azzurro dell’aria tersa. A destra, molto più lontano, tuttavia chiarissimo, il Monte Cavallo, alto e massiccio.
La laguna, che sembrava piccola, tanto precisi ne apparivano i contorni di solito sfumati nella foschia. La laguna, che sembrava un gran mare in tempesta, striata di schiuma, sconvolta dalla bora, percorsa da refoli che correvano disordinatamente sull’acqua.
Notai un grosso topo a motore, stracarico, quasi affondato sotto il suo peso, che avanzava faticosamente verso Mestre sollevando con la prua alti spruzzi subito catturati e dispersi dal vento furioso. Una roba da film di pirati, sopra la barca due uomini in pesanti impermeabili neri da navigazione, dritti e immobili, fieri e sprezzanti nella loro sfida all’aria e agli schizzi gelati. Mi venne in mente una successione disordinata e rapidissima di immagini incoerenti. Monte Grappa e le roccette dove andava ad allenarsi nella dura pratica dell’arrampicata in compagnia di Prearo.
Monte Cavallo e i furlani, un po’ temuti, un po’ disprezzati, un po’ ammirati. I furlani che, si sa, costruiscono la propria casa con le proprie mani. I furlani e la loro strana lingua, il ladino, incomprensibile, esotico, strambo. La Müdada, romanzo di Cla Biert. I furlani e la graspa. Il vento e la vela. Lui nella tempesta che reggeva con mano ferma il timone della barca tra enormi ondate navigando verso chissà dove. E ancora Trieste con le corde tese lungo i marciapiedi per non svolare via, i Magiari, la Puszta, le montagne nevose dell’Austria e della Slovenia, la Kranjska Gora, il Triglav e tutto il resto.
E di nuovo la strana, eccitante sensazione che fosse il vento a portare tutte quelle cose, a metterle insieme. Il vento fatato che spazzava via la bruma torbida, faceva spazio alla luce e metteva insieme tutto il mondo.

sabato, dicembre 28, 2019

La Mente sa difendersi




     
Ho la mania di cercare sempre il buono nelle vicende della vita, escludendo tutto ciò che mi fa o mi ha fatto soffrire.
Cancello o cerco di cancellare i ricordi negativi, cosa da un lato positiva per non deprimermi e deprimere, dall'altra negativa perché vivo una specie di sdoppiamento che mi fa molto soffrire quando cade la maschera.
Ho una pessima memoria per i nomi e per le cose di poco conto, ma ottima per ciò che a caratteri di fuoco ho stampato nell'anima.

venerdì, novembre 30, 2018

Un incontro









La fede nasce da un incontro. A me è accaduto con una ragazza che sarebbe diventata mia moglie. Fondamentalmente sono una persona onesta. Non mi ero mai posto il problema dio. Lei invece era praticante. Una grande occasione per confrontare il tuo agnosticismo con una che crede. Così ho fatto e dal confronto ho capito che lei viveva meglio di me. Un rapporto affettuoso con tutti, una che donava a piene mani. Ho cominciato a seguirla alla Santa Messa e domenica dopo domenica ho conosciuto Dio e il Figlio. Loro avevano una proposta di vita che sconsigliava l'uomo dal commettere errori ( in teologia si chiamano peccati) per evitare di fare male agli altri e a se stessi. E' iniziato il mio grande cammino come scelta ragionevole fino a diventare credente, e seguito a camminare. Solo così l'Amore verso Dio aumenta. Lui lo sa e può fare di me quello che vuole.
Io aspetto la manna ( dacci oggi il nostro pane quotidiano) e ne sono felice.
L'osservazione della realtà porta alla certezza che quello che guardiamo è frutto di un'intelligenza che l'uomo ha definito secondo il suo crescere e quindi le epoche storiche in tanti modi. In effetti il cristiano chiama Dio quello che in effetti è solo Mistero impossibile a svelarsi per la differenza di intelligenza tra Lui e l'uomo. Il fatto dirompente ,unico nelle religioni ,è che questa intelligenza si incarna nel corpo di una giovane ebrea e viene ad abitare in mezzo a noi. Dare una risposta certa all'accaduto comporta la presa d'atto dell'impossibilità della risposta. Quando il nostro Io si imbatte in questo incontro può dire sì, oppure no. In effetti il cristianesimo è una proposta di vita che un uomo accetta per ragionamento, cioè che ciò che propone questa religione soddisfa le esigenze del tuo cuore. Si ha la sensazione chiara che ci troviamo di fronte alla Verità.


giovedì, novembre 01, 2018

Omaggio per chi ama la pioggia









Se piove, mi chiami accanto e mi indichi attraverso i vetri quel che succede fuori, distorto dai goccioloni sulla finestra, da quell’idea di mosso che ha la pioggia quando bagna come di virtualità tutto quello che scopre, toccandolo, appoggiandovisi sopra. – Guarda, piove, mi dici e mi convinci ci sia qualcosa da guardare, rannicchiati spalla contro spalla sul davanzale, e io ti dico – Tutte le volte la stessa storia, ma è una finestra, un po’ di pioggia! Dici – Zitto, e guarda; apri la finestra con l’acqua che rimbalza sul marmo e ci colpisce di riflesso. – Dai, che dopo ci tocca asciugare; ma dici che ti piace l’odore fertile dell’acqua, ti piacciono le persone in pantaloncini che camminano svelte, indecise tra il fastidio e il sollievo, guardi i palazzi di fronte, ti piace il nome dell’inverno pronunciato dalla bocca dell’estate, il brivido sulla pelle fuori stagione, il fatto che non si possa uscire, gli amici che chiamano per disdire la serata alla discoteca all’aperto, la televisione spenta.  E io insisto – È pioggia, è solo pioggia: non può piacerti, è una cosa stupida. Tu dici che non c’è niente di male a essere stupida. E’ che la pioggia ti piace proprio, le gocce sul naso, o su una ciglia. Io vorrei prenderti e tu non vuoi.  Il rumore delle auto sul fondo bagnato, le onde che alzano piano, ti piace quell’odore e colore di cenere che non è un fuoco spento, non è rovina, ma è una proprietà dell’acqua, è la cromatura d’una città sottomarina, ma senza i fronzoli dei coralli, è calma e bellezza, il segreto in un’ostrica. – Sei scema; ti dico all’orecchio, scrolli e ridi per togliermi la parola, il mento sulle mani, una freschezza sulla pelle. Resteresti a guardare la pioggia per ore, ne sei capace, poi fai una doccia, metti l’accappatoio, l’asciugamano attorno alla testa, e se piove ancora ti rimetti a guardala, incantata, che donna particolare che sei! – Chiudiamo?  E’ un lago qua per terra, attenta ai piedi. La chiudiamo per metà, la tua parte rimane aperta, allora io mi sposto dietro di te, ti abbraccio e poggio il mento sulla spalla, e sei contenta se me ne sto zitto e guardiamo la pioggia, le persone che corrono nelle portiere in macchina, gli ombrelli infelici, pensavano se ne riparlasse tra mesi.  Ma è possibile che non hai niente da fare, da startene a guardare la pioggia?  - È un acquazzone, una cosa passeggera; mi piace starti avvolto contro, mi piace accarezzarti le braccia, il corpo, mi piace amarti senza fare l’amore, mentre guardi la pioggia e dici che ti piace guardarla, che non ti stancheresti mai, che è una cosa stupida e che non c’è niente di male, nelle cose stupide. Mi viene male alla schiena, mi formicolano le gambe. Chiudo la finestra, prendo uno straccio dalla cucina e asciugo il pavimento, rimango a guardare mentre piove, ma se non ci sei tu a guardare la pioggia mi diventa oltre che stupida, mi diventa inutile e insulsa, e non la guardo più.





lunedì, ottobre 22, 2018

Gli scheletri nell'armadio











la notte ho bisogno di un vago sottofondo, non dico il traffico di un'autostrada, ma il silenzio totale un po' mi spaventa, devo dire la verità. Perché poi il minimo rumorino mi spaventa.





sabato, settembre 29, 2018

Il riposo della mente








Il nostro corpo rispecchia chiaramente l'intelligenza di un Creatore.
La scienza potrebbe aumentare la vita dell'uomo se riuscisse a penetrare nella dinamica della rigenerazione cellulare.