venerdì 28 agosto 2015

La Fede dà un senso alla vita





Il nostro essere borghesi si vede a occhio nudo. Il borghesismo è infatti la non

 radicalità con cui percepiamo il rapporto con Cristo. Se lo percepissimo con

 radicalità il nostro rapporto con Cristo giudicherebbe tutto. Quello che siamo,

 quello che facciamo, la vita comunitaria, la notizia del giornale, l'ambiente del

 lavoro. E lo giudicherebbe come l'aratro che ferisce la terra perché il seme vi

 penetri e dia frutto: il giudizio di Dio è il rinnovamento generato dallo Spirito.

E' necessario che cominciamo a prendere sul serio la fede come reagente sulla

 vita concreta, in modo tale che siamo condotti a vedere l'identità tra la fede e

 l'umano più vero.

Così, ad esempio, il rapporto uomo-donna vissuto nella radicalità del rapporto

 con Cristo viene a galla con la sua esigenza di verità e unità, di fedeltà e di

 permanenza nel tempo.

Così l'atteggiamento di fronte alla vita secondo la radicalità della fede diventa

 rispettoso della persona e della dignità del suo destino.





lunedì 24 agosto 2015

La gentilezza va scomparendo dal nostro linguaggio






Perché non diciamo più "Per cortesia" ?
Questo argomento trattato dal Corriere della Sera cade proprio a fagiolo per supportare certe mie convinzioni.
Individualisti, competitivi, poco educati. La «logica efficientista» ha monopolizzato anche il nostro linguaggio. Ecco le parole dimenticate........
Contate quanti tra di voi usano spesso parole o frasi come «prudenza», «virtù», «decenza», «per cortesia», «forza d’animo» e «gratitudine». Ora invece pensate a chi frequentemente dice «io», «personalizzata», «unico», «disciplina», «posso farlo io», «io vengo prima». Secondo uno studio condotto da Google su un database di parole estratte da 5 milioni di libri pubblicati in tutto il mondo tra il 1500 e il 2008 si è scoperto come alcune parole siano lentamente state dimenticate e altre si siano invece imposte nel linguaggio comune.


lunedì 17 agosto 2015

Da una testimonianza nasce la metanoia

 
 
 

 
 

 
 



 Non esiste una morale cristiana, esiste solo una testimonianza ed una metanoia. Ancora troppi confondono la fonte con la foce inquinata da fin troppi rifiuti tossici, anche quelli aggiunti dai denigratori che però come gli altri non sanno e non vogliono andare controcorrente. La testimonianza è Cristo.
La morale cristiana non si identifica con le leggi di dinamismi più o meno scientificamente scoperti nelle mosse del divenire umano dall'analisi razionale, ma è l'attrattiva scoperta e ragionevolmente riconosciuta di fronte a quella Presenza eccezionale.
Il motivo e il contenuto dell'azione è Cristo: questa è la moralità perché Lui è la Verità.
Non basta sapere le leggi per osservarle. Lo sapeva bene san Paolo che, nella "Lettera ai Romani", afferma nettamente:" C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo. Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio".
La speranza dell'uomo e di un popolo non si possono poggiare sulle leggi; le leggi non sono capaci di darci la forza di aderire al bene che pur vediamo.
Dimenticando Cristo potrebbe avverarsi quel presagio e quell'incitamento di Nietzsche che ritiene decisivo, per superare e sconfiggere definitivamente il cristianesimo, attaccarlo non tanto sul piano della sua verità quanto su quello del valore della morale cristiana, mostrando che essa costituisce un crimine capitale contro la vita. In concreto il cristianesimo avrebbe introdotto nel mondo il sentimento e la coscienza del peccato e sarebbe il più grande avvenimento della storia dell'anima malata e il più fatale artifizio dell'interpretazione religiosa, da superare ed eliminare facendo riconquistare alla vita umana la sua innocenza, al di là del bene e del male, e così la gioia di vivere e una libertà senza confini.


domenica 9 agosto 2015

L'Amore più grande

 
 
 

 
 
 
 
Descrivendo la situazione umana attuale, dice André Malraux: "Non c'è un ideale
 
al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo le menzogne. Noi,
 
che non sappiamo che cosa sia la verità". E' la più terribile definizione del
 
cinismo che identifica l'atteggiamento dell'uomo d'oggi, e poiché non sa il nome
 
della verità, tutto gli sembra menzogna, anche l'aspirazione ultima e costitutiva
 
del cuore, anche l'esigenza profonda di certezza, anche la passione per la
 
giustizia. Ognuno pretende avere così la propria morale, ma questa è la più
 
grande e triste menzogna. Che l'uomo abbia la sua morale significa infatti che
 
ognuno è dominato dalla morale dello stato, del potere, cioè dalla morale dei
 
valori comuni, stabiliti da coloro che hanno i mezzi per farlo. Così, per una
 
pressione osmotica irresistibile, tutti coloro che pretendono di avere una loro
 
morale finiscono sotto il dominio della morale del Potere. La moralità vera è
 
quella che nasce dall'Eucarestia, cioè dal Dio non più anonimo, ma presente, cui
 
apparteniamo. E' impossibile all'uomo perdonare: l'uomo può dimenticare, può
 
ovviare, ma non perdonare. Perdonare significa infatti far rinascere da capo.
 
L'eucarestia è la memoria di un uomo che muore al nostro posto, che ci grazia,
 
che ci fa diventare colmi di essere, come se non avessimo fatto nulla di male.
 


lunedì 3 agosto 2015

Gesù nella nostra vita

 
 
 

 
 
 
 
Lentamente Gesù colloca la sua persona al centro dell'affettività e della libertà dell'uomo.
E' commovente la questione, è l'aspetto più commovente di tutto quanto il fatto cristiano, cioè la storia cristiana.
La vocazione in cui Cristo ci ha bloccati, in questo essere bloccati ha già dentro tutto.
Dove sei, dove uno vive queste cose, entrano flotti di umanità diversa. Altrimenti le cose restano immutabili, in tutti i sensi, e sembrano dar vigore e ragione alla superbia, alla pretesa, alla presunzione, al fariseismo.
La vocazione è un grido di battaglia, non come un posteggio, un posteggio in cantina.
Se si va a insegnare, se si va a lavorare in banca e si stabiliscono rapporti con gli altri compagni di lavoro, qualsiasi cosa si faccia, per quanti rapporti si tessano, questa battaglia è lo scopo. E' la battaglia del nuovo contro il vecchio. Per questo è la vera rivoluzione.
Anche ai tempi di Stalin tutti gridavano: "Rivoluzione!", e tutto sembrava rivoluzionario, animato da imperiosa volontà di rivoluzione. Son finiti negli accusati schemi dei propri avversari, identificandosi con essi.