domenica 28 febbraio 2021

Cos'è un blog

 


Il blog è uno spazio aperto e comune dove, più che altrove, si ha la possibilità/capacità di scambio di quel che si è e si ha interesse a condividere. Con «più che altrove» intendo dire che nello spazio virtuale sono annullati i conformismi, le dinamiche di ruolo, di status che la realtà spesso impone. Ma questo non vuol dire annullare correttezza e rispetto. Tutto comunque è lecito nel confronto, a patto che non si scenda nel personale. Non si dovrebbe giudicare mai un essere umano perché ognuno contiene in sé ragioni non comprensibili interamente, figuriamoci se può essere rispettoso farlo qui. Il rapporto di fiducia tra chi si relaziona è essenziale.


Perché serve la fiducia?


"Un giorno Eliseo passava per Sunem, ove c'era una donna facoltosa, che l'invitò con insistenza a tavola. In seguito, tutte le volte che passava, si fermava a mangiare da lei. Essa disse al marito: "Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Prepariamogli una piccola camera al piano di sopra, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e una lampada, sì che, venendo da noi, vi si possa ritirare".

Recatosi egli un giorno là, si ritirò nella camera e si coricò. Eliseo chiese a Giezi suo servo: "Che cosa si può fare per questa donna?". Il servo disse: "Purtroppo essa non ha figli e suo marito è vecchio". Eliseo disse: "Chiamala!". La chiamò; essa si fermò sulla porta. Allora disse: "L'anno prossimo, in questa stessa stagione, tu terrai in braccio un figlio".


E' determinante la capacità di accettare la critica sincera, non offendendosi ma replicare e anche confutare le opinioni.

Il blog non è una caserma, né un carcere, né una piazza, né una clinica, né un centro antidroga e né tanto meno un laboratorio di restauro, dove ci si preoccupa di nascondere o annullare il segni di eventuali rotture o rovine. Il blog non è una comune dove, al di là che ci sia uno spazio per tutti, ognuno si comporta in modo autonomo, bensì un luogo dove si convive, tutti insieme nel bene e nel male, amandosi, poiché non puoi fare progressi se non rendi partecipe gli altri del tuo miglioramento. Il blog è un'avventura dove ci si allena al sacrificio, alla disponibilità, al confronto onesto.





venerdì 26 febbraio 2021

Lolita a Teheran

 



                                     Prefazione dell'Editore

Nel 1995, abbandonato l'incarico all'università dove insegnava letteratura angloamericana, Azar Nafisi propone a sette delle sue migliori studentesse di trovarsi a casa sua, nel primo giorno del weekend, per discutere di letteratura. Un seminario privato: per due anni Nafisi vede le ragazze entrare nel suo salotto, "togliersi il velo e la veste e diventare di botto a colori". Il fatto è che insieme al velo "si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquistava una forma, un profilo, diventava il suo proprio inimitabile sé". In quelle mattine le otto donne leggono Nabokov, Henry James, Jane Austen. Discutono con passione di Lolita e di Daisy. "Il seminario diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi". Nel loro rifugio Nafisi e le sue ragazze guardano il mondo attraverso l'occhio magico della letteratura". Ma sono pur sempre a Teheran, e fuori da quel salotto restano grigiore e proibizioni: così, avverte Nafisi, "è di Lolita che voglio scrivere, ma ormai mi riesce impossibile farlo senza raccontare anche di Teheran".

                                                  Recensione


È questo Leggere Lolita a Teheran: il racconto di come una donna (l'autrice) attraversa la rivoluzione islamica iraniana con un bagaglio di romanzi e una gran fiducia nella letteratura, "arte della complicazione umana". Solo che non sono ammesse sottigliezze né "complicazione umana" nel mondo in cui vivono lei e le sue studentesse. È un mondo di romanzi sconsigliati, di ragazze punite se hanno le unghie dipinte, persone che hanno dovuto imparare a non esprimersi apertamente. Nafisi cita il Nabokov di Invito a una decapitazione: insopportabile "non è il vero dolore fisico o la tortura che si infligge in un regime totalitario, bensì l'incubo di una vita trascorsa in un'atmosfera di continuo terrore". Per prima cosa dunque Nafisi vuole trasmettere l'esasperazione di una vita regolata da "norme ottuse", dove un bambino si sveglia terrorizzato perché "ha fatto un sogno illegale": il senso di oppressione di un regime che "negava valore all'opera letteraria, a meno che sostenesse l'ideologia", un regime, del resto, dove il capo del comitato di censura cinematografica è un cieco... Il seminario diventa per loro "un corso di autodifesa" da tutto questo. Ancora Nabokov: "La curiosità è insubordinazione allo stato puro".
Perché Lolita? Nella storia della ragazza di dodici anni tenuta "di fatto prigioniera" dall'uomo che ne fa la sua amante, Nafisi e le sue studentesse vedono "una denuncia dell'essenza stessa di ogni totalitarismo". Ne discutono a lungo, fanno paralleli: a Lolita, dicono, "è stata sottratta non solo la vita ma anche la possibilità di raccontarla". Anche loro sentono di aver perduto qualcosa: la generazione dell'insegnante ha perduto una libertà passata, le più giovani hanno "ricordi fatti di desideri irrealizzati". Tutte hanno imparato a "mettere una strana distanza tra noi e l'esperienza quotidiana della brutalità e dell'umiliazione". Ecco l'accusa: "Il peggior crimine di un regime totalitario è costringere i cittadini, incluse le vittime, a diventare suoi complici".
Traspare un'urgenza, da queste pagine. Non solo trasmettere quel senso di soffocamento, o forse di spiegare perché l'autrice, come molte delle sue giovani amiche, cercheranno di sottrarvisi andando via. Più ancora, è la necessità di riflettere su "come siamo arrivati a questo?". Qui l'autrice torna indietro nel tempo, e offre un raro racconto "dall'interno", soggettivo e intriso di partecipazione umana, di eventi che abbiamo visto da lontano, per lo più nei loro risvolti politici. Siamo nel 1979, quando Nafisi, terminati gli studi negli Stati uniti, torna a Teheran: la rivoluzione - per cui anche lei si era battuta, come tanti studenti iraniani all'estero che avevano lottato contro lo Shah - era vittoriosa. Nafisi comincia a insegnare letteratura angloamericana all'Università statale di Teheran. L'università era allora il principale teatro di scontri ideologici tra le correnti rivoluzionarie di sinistra e quelle islamiche; Nafisi parla di Fitzgerald e di Twain tra assemblee sull'imperialismo e di denuncia della società borghese, discute di Hucklberry Finn e di Gatsby mentre gli studenti islamici occupano l'ambasciata americana. In queste pagine - forse le più appassionanti - vediamo lo scontro riassunto nello strepitoso "processo" a Gatsby istituito dalla professoressa Nafisi, con tanto di giudice, giuria, accusa e difesa. Gatsby esprime il materialismo decadente del mondo occidentale, accusano studenti che citano Khomeini e vorrebbero letture "rivoluzionarie" e moralizzatrici. Ma un romanzo è bello se riesce a mostrare la complessità degli individui, ribatte la difesa. Intanto, "sulla scena politica si assisteva a una specie di replica del nostro processo": i romanzi "decadenti" scompaiono poco a poco dalle librerie - finché scompaiono anche le librerie.
Dopo mesi di scontri, arresti, morti, le correnti islamiche prendono il controllo delle università, le correnti di sinistra sono sconfitte, le voci laiche zittite. La "normalizzazione" arriva sotto forma di "comitato per la rivoluzione culturale". Le donne sono obbligate ad abbigliarsi in modo islamico, quelle come Nafisi lasceranno l'insegnamento (ma l'ipocrisia che colpisce chi visita l'Iran oggi era già presente allora, nelle parole del giovane islamico che chiede alla prof di adeguarsi: "In fondo è solo un pezzo di stoffa").
Con la guerra poi, trionfa la retorica della morte e del martirio. Ormai ogni critica è disfattista ("Per tutta la durata del conflitto il regime islamico non perse mai di vista la sua guerra santa, quella contro i nemici interni"). Il chador diventa una cosa "fredda e minacciosa": non sarà mai più quello che portavano le nonne, "è macchiato per sempre dalla connotazione politica che ha assunto". Imperversano gli slogan. L'unico rifugio è la lettura, nelle notti insonni per gli allarmi aerei ("tra le pagine resta la sirena dell'allarme").
Non c'è una semplice risposta al "come siamo arrivati a questo". La riflessione è accennata: quando l'autrice parla dell'università "che, come l'Iran, avevamo tutti contribuito a distruggere". Dove ricorda con sgomento la violenza verbale di quelle assemblee infuocate, da parte di studenti che spesso finiranno loro stessi vittima delle purghe. O dove, avverte: "Siamo tutti perfettamente in grado di trasformarci nel censore cieco, di imporre agli altri la nostra visione".
Era necessario ripercorrere tutto questo per tornare al seminario privato della professoressa e le sue studentesse: ora conosciamo i loro percorsi, quella sopravvissuta ad anni di carcere, quella che va al seminario di nascosto, quella che vuole emigrare... Ormai in Iran sono emersi "degli islamici di tipo nuovo", meno attenti agli slogan e più alla carriera, "liberali", pragmatici. Di fronte al dilemma "stiamo al gioco e lo chiamiamo dialogo costruttivo oppure ci ritiriamo dalla vita pubblica in nome della lotta al regime", alla fine della guerra lei era tornata a insegnare, prima di ritirarsi di nuovo, scettica verso le promesse dei "liberali" ("che ora chiamano riformisti"). Nel seminario ora discutono di James e di Jane Austen e delle incertezze personali di ciascuna, di fidanzamenti, di libertà individuale e di "diritto alla felicità". Le sue ragazze, osserva, condividono il "disagio che nasceva dalla confisca da parte del regime dei loro momenti più intimi e dei loro desideri". Vista da Teheran, l'affermazione "il privato è politico" non regge: "Non è vero naturalmente. Anzi, al centro della lotta per i diritti politici c'è proprio il desiderio (...) di impedire al politico di intromettersi nella vita privata", scrive Nafisi.
Il desiderio di evadere è condiviso. Alla fine evade Nafisi: parte per gli Stati Uniti. Porta l'avvertimento delle ragazze e di un vecchio amico-consigliere: "Non potrai scrivere di Austen senza scrivere anche di noi", le dicono: "La Austen è irrimediabilmente legata a questo posto". Proprio come Lolita, o Gatsby, in un paese dove il censore è cieco"

                                             Le sette studentesse

*Manna. "Riusciva a trovare briciole di poesia anche in cose che la maggior parte della gente considera insignificanti". 
*Mashid. " Avevamo deciso di chiamarla "Milady". ... a guadagnare significato nell'accostamento, era stato il soprannome, non il nome".
*Yassi. "E 'quella vestita di giallo... riusciva a prendere garbatamente in giro non solo gli altri, ma anche se stessa."
*Azin. " La piu' alta, con i capelli biondi e una maglietta rosa... sfacciata senza peli sulla lingua...la chiamavamo "la selvaggia".
*Mitra. "Simile al colore pastello dei suoi quadri... due deliziose fossette ne rendevano meno scontata la bellezza e Mitra se ne serviva per abbindolare vittime inconsapevoli."
*Sanaz. "Oppressa dalla famiglia e dalla società, era sempre in bilico tra desiderio di indipendenza e bisogno di approvazione."
*Nassrin. "... Non ce la fece a restare fino alla fine."


giovedì 25 febbraio 2021

Colloquio intimo

 



Il blog è selettivo?
Meglio l'interrogativo.
Il blog può essere selettivo o no.
C'è chi seleziona il pubblico dei propri lettori (ciò avviene in base agli argomenti) e anche dei commentatori.
La semplicità del nostro atteggiamento può perdersi nel momento in cui puntiamo a impostare il nostro blog in maniera selettiva.
Ma non è una critica, assolutamente, è solo una constatazione.



martedì 23 febbraio 2021

Scintille in un campo di stoppie

 


Non bisogna arrendersi perché le cose peggiorano e il fondo non esiste. C'è sempre la possibilità di scavare ancora più in basso.
Sere fa ho visto un film in parte dedicato all'espianto e trapianto del cuore. Nel momento che le mani abili del chirurgo , tolto il cuore malato, impiantava quello sano, che cominciava a pulsare, ho pensato che veramente siamo nati a immagine e somiglianza di Dio. Il cuore era arrivato da un altro ospedale, dentro un contenitore con del ghiaccio.

sabato 20 febbraio 2021

Lui è come il cerino

 


Forse alla fine tutti i proverbi sono stupidi, o scioccherelli.
Purtroppo ogni singola persona fa del bene e del male. Nel fare del male può anche tradire la fiducia di una persona.
Per evitare ciò, l'unica strada sarebbe veramente quella di chiudersi in se stessi.
Oppure si prova a dare amore, a donare bellezza.
A volte donare amore e bellezza a chi ci offre uno sguardo colmo di odio e rancore è difficile, ma è importante.
La speranza del "miracolo" anzitutto, cioè di riuscire a cancellare quell'odio e quel rancore.
Nella peggiore delle ipotesi liberiamo comunque il nostro cuore da sensazioni negative. In sostanza lasciamo che sia l'altro a cuocersi nel suo brodo di odio e rancore.
L'amore e la bellezza ci rendono liberi.
Pandora, un giorno scoperchiò il vaso, liberando così tutti i mali del mondo, che erano gli spiriti maligni della vecchiaia, gelosia, malattia, pazzia e il vizio. Sul fondo del vaso rimase soltanto la speranza, che non fece in tempo ad allontanarsi prima che il vaso venisse chiuso di nuovo. Dopo l’apertura del vaso il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale simile ad un deserto, finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza, ed il mondo riprese a vivere.
Io sono una persona che si fida e dà sempre fiducia e prendo anche delle grandi cantonate, ma non smetto di aver fiducia nel mio prossimo, perché se novantanove persone si approfittano della mia fiducia e mi deludono, la centesima non lo fa, mi offre il suo cuore donandomi speranza e forza, e non è poco. Gli amici sinceri, quelli che ti restano accanto nel bene e nel male, che sono pronti a sostenerti, sono il sale della vita, ci rendono migliori e dobbiamo essere grati di averli nella nostra vita.
Il professor Jones, padre del mitico Indiana, nel film "Indiana Jones e l'ultima Crociata" sprona il figlio dicendo che la Fede ce l'hai o non ce l'hai e se ce l'hai è il più grande atto di coraggio che un uomo possa compiere.
Non fidarsi forse ti salva dal male, dalle fregature, dalla brutta gente ma ti lascia riarso e solo.
Non ne vale la pena.
Il fidarsi è un dono di natura e non si pone regole. Fidarsi è bello perché ti fa conoscere la persona schietta, decisa, vera.
Il giudizio è una violenza perché anche chi ha sbagliato ha fatto una scelta, non quella buona, ma deve essere rispettata. 


mercoledì 17 febbraio 2021

Canto pe' cantà

 



Avete presente quando tutti dicono quanto sia difficile trovare il vero amore e che invece solo l'amicizia sarà per sempre? Beh, per me è stato tutto il contrario. Non posso dire di avere molti amici, perché io per amici intendo quelli veri, non quelli con cui semplicemente puoi andare a mangiare una pizza o passare una giornata al mare. Però non mi lamento perché la qualità supera sempre la quantità. Eppure devo dirvi che ho una lunghissima lista di persone che ritenevo tali ed invece si sono rivelati tutt'altro. Potrei pensare che, se è così, allora sono io la causa; sono stato un cattivo amico per loro. Ci sono amicizie che offrono soluzioni più tra le pagine di un blog che nel contatto reale, ma fa parte della vita, fa parte di quanto e come conosci una persona che reputi amica. Di quanto puoi narrargli di te, di quanto sei disposto a sentire consigli, di quanto non vedi l'ora che te ne dia, di quanto speri di sentire quello che già pensi di fare, ma finalmente certificato da un parere esterno, e che ritieni autorevole; o di quanto ti dispiacerebbe sentire un parere diverso da quello che covi in cuore. Insomma le variabili di un'amicizia cui tieni, di cui ti fidi, sono infinite. Scopriamo col tempo chi merita il nostro rispetto, e chi faremmo meglio ad abbandonare al suo destino... spesso basta un volto sconosciuto dietro un blog, a farti capire ed apprezzare tanto. Ho letto il libro “L’amicizia spirituale”, c’è una frase che mi piace particolarmente dice: L’amicizia implica necessariamente una reciprocità, una dolcezza di sentimento, una gratificazione, ma soprattutto una «sicurezza» che avvince e lega nella fiducia reciproca coloro che, senza timori, si affidano l’uno all’altro il cuore con tutto quanto contiene. E' la conferma che l'amicizia non può esistere. Nei momenti difficili ho compreso quanto e come posso valutare il valore del silenzio amico, quando è sufficiente una presenza, ma non per sentirsi più soli bensì come valore aggiunto. La vera amicizia è davvero difficile...Non so dove ma da qualche parte alcune anime gemelle riposano tranquille, è un passaggio dove quel sentimento forte acquisisce un senso autentico. Un unico senso. Alcune persone non hanno bisogno di parole per stare insieme, i ricordi non si dimenticano e tracciano un cammino di speranza. I silenzi spesso... insegnano convivendo anche con le persone che amiamo, che ci permettono di essere più veri...anche se non ci sono più. Kant che dice: "Dallo storto legno dell'umanità, nulla di dritto potrà mai essere creato". Anche se questa non era propriamente un'espressione riguardante l'inutilità della razza umana in sé stessa, ma più una critica allo scopo ultimo della razza umana. Kant, in seguito, specificò come l'odio della razza umana possa prendere due forme distintive: l'avversione in generale per gli uomini (antropofobia) o l'animosità totale contro di essi. La condizione di misantropo può crescere parzialmente sia dal disprezzo sia dal proprio volere. Noi viviamo in un mondo nichilista che sta applicando la filosofia di Nietzsche. Con la morte di Dio tutti i valori vengono sostituiti da nuove verità. Per esempio l'amore tra un uomo e una donna ha un valore di esistenza che nel matrimonio non supera 14 anni. Questo tempo tende a diminuire e si arriverà a un amore che passa dopo un anno, un mese, una settimana, fino a scomparire, e sostituito dal sesso che inizia dai 12 ai 14 anni. Un fenomeno che cambia anche le fasi della crescita dell'uomo. Prima, seconda e terza adolescenza. Proust, nonostante fosse un brillante conversatore, non aveva una buona opinione nei confronti dell’amicizia. Egli riteneva che avrebbe potuto fare ugualmente amicizia con un divano. E che l’amicizia, alla fine, non è che una bugia che cerca di farci credere che non siamo irrimediabilmente soli. "L’amicizia, secondo Proust, è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano": direi affermazione piuttosto veritiera. Momenti di solitudine fanno bene, la solitudine totale è una condanna. L'amicizia è un rapporto che è caratterizzato da amore, che è conseguenza di stima e affetto. Spesso sentiamo dire "é una falsa amicizia", "sembrava un amico, ma era falsità". Ecco, questo è una conseguenze del nostro voler etichettare. Da evidenziare la frase "l’uomo è l’essere vivente che non può uscire fuori da sé, che conosce gli altri solo in se stesso". E' vero che è difficile uscire fuori da noi stessi: quando ci rapportiamo agli altri, dobbiamo cercare di metterci nelle loro scarpe, capirli. Ma è comunque una valutazione che facciamo rapportandoci a noi, alla nostra esperienza, a come viviamo le cose. Però l'uomo è portato a costruire rapporti, a cercare di costruire connessioni; la solitudine è una condanna, ma non è una scelta di vita dal primo momento!


sabato 13 febbraio 2021

Omaggio alla bellezza

 


Roma, 12 febbraio 2021 “Io sono fra quelli che una volta espresso il rispetto assoluto per la figura di Mario Draghi rimangono molto prudenti - e perfino un po' diffidenti. Ho visto circolare nomi che noi umani non ci saremmo mai aspettato di sentire, nomi di figure tecniche. È circolato anche il nome di una figura tecnica che io ho avuto la ventura di incontrare in qualche riunione nazionale. Qualche figura tecnica che ai tavoli di riunione io non capivo mai se fosse una figura sveglia o imbalsamata. Stava. Mi auguro sinceramente di non ritrovare in ministeri decisivi figure tecniche di questo tipo”. Così il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca in un video in diretta su Facebook. / Facebook Vincenzo De Luca.

Così la leader di FdI in una dichiarazione - Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev /CorriereTv

«Le grandi aspettative degli italiani sull'ipotesi di un governo dei migliori in risposta all'appello del capo dello Stato, per fare fronte alla drammatica situazione dell'Italia, si infrangono nella fotografia di un Esecutivo di compromesso che rispolvera buona parte dei ministri di Giuseppe Conte. Mi chiedo se i cittadini, gli imprenditori, i lavoratori e tutte le persone in difficoltà si sentano rassicurate dall'immagine che vedono. Sono convinta più che mai che all'Italia serva un'opposizione libera e responsabile». Così la leader di FdI, Giorgia Meloni.


Così il Presidente della Regione Campania in un video in diretta su Facebook - Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev /CorriereTv

Roma, 12 febbraio 2021 “C’è per tutti quanti noi un elemento di grande consolazione. Abbiamo appreso da Beppe Grillo che si realizzerà il Ministero della transizione ecologica, nulla di meno. Ministero della transizione ecologica. Dunque dovremmo aspettarci questa grande novità in Italia avremo il Ministero alle Galassie che credo sarà affidato a una persona di alto profilo - Giordano Bruno, credo, che sta aspettando a Campo dei fiori da qualche tempo di essere convocato.” Così il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca in un video in diretta su Facebook. / Facebook Vincenzo De Luca.


“Pensare Speranza alla salute, Lamorgese agli interni o cambiano marcia, cambiano modulo cambiano approccio cambiano sprint oppure se vanno avanti come sono andati avanti nell' ultimo anno e mezzo avranno bisogno di aiuto e sostegno mettiamola così” Queste le dichiarazioni di Matteo Salvini in diretta telefonica su La7. Poi aggiunge: “Noi domani cominciamo a lavorare perché il Paese ha fame di salute lavoro e riapertura il ritorno alla vita. In questo momento Italia chiama, e da italiano devo dare una mano per risolvere i problemi, anche di fianco a persone con cui non vado d' accordo su tanti altri fronti. Se c'è questa necessità io non me la sento di tirarmi indietro ci metto la faccia”.

giovedì 11 febbraio 2021

L' ansia di sentirsi migliori

 


La celebre frase: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo», a cui è legato indissolubilmente il nome di Voltaire, in realtà non fu mai pronunciata dal filosofo. Appartiene, infatti, ad una saggista (Evelyne Beatrice Hall) che scrisse e ricostruì la vita e le opere di Voltaire. Ciononostante, sicuramente le prese di posizione del filosofo in merito non scarseggiarono e, anche nella sua vita privata, soffriva profondamente delle conseguenze dell’intolleranza degli uomini. Ogni anno, infatti, dedicava un giorno al lutto e all’astensione da qualunque attività: il 24 agosto, anniversario della notte di San Bartolomeo (una strage compiuta nel 1572 dalla fazione cattolica ai danni dei calvinisti parigini), si dice che aggiornasse la sua casistica dei morti nelle persecuzioni religiose arrivando a contarne 24/25 milioni. Ma la sua personalità non fu esente da contraddizioni: si batteva contro le guerre e il pacifismo ma faceva affari lucrosi nel campo dei rifornimenti all’esercito; era un paladino della tolleranza ma intrattenne degli accesissimi diverbi con l’illuminista Rousseau che screditavano la validità di tale principio; infine, celebri furono le prese di posizione sull’inferiorità degli africani rispetto a scimmie e elefanti, oltre che all’uomo bianco.
Al di là di tutto, credo che la comunicazione abbia sempre quel pizzico di imperfezione che può anche far emergere un contrasto tra due persone.
E' vero che questa società è fortemente individualista, ma non dobbiamo dimenticare che comunque ognuno di noi è un singolo.
Talvolta è difficile capire noi stessi, figuriamoci farlo capire agli altri.
Il problema è che certe persone se subiscono un torto, presunto o vero, ti tagliano dalla loro vita, non dimenticano nemmeno i piccoli errori, non accettano scuse e non ne vogliono proprio parlare.
Non si tratta di un pizzico di imperfezione, ma di qualcosa che io non concepisco, perché sono diverso da loro.
Il conflitto, ovvero la divergenza di opinioni è naturale ed è un bene che ci sia: l'aspetto interessante è se nel contesto di un confronto gli interlocutori siano più interessati a confrontarsi sui contenuti e rispettive argomentazioni piuttosto che misurarsi sull'aspetto formale della relazione, ovvero chi ha ragione e sa discutere meglio. Dipende naturalmente dal coefficiente di narcisismo presente in ciascuno degli interlocutori o meglio ancora dal rapporto tra narcisismo e curiosità per l'altro in particolare e per la conoscenza in generale. Personalmente ritengo che può essere costruttiva ogni discussione non eccessivamente avvelenata dall'ansia di doversi dimostrare migliore ad ogni costo: si impara da tutti e tantissimo dai meno esperti, come i bambini ad esempio...
Il vero dialogo passa attraverso il vero rispetto che significa saper ascoltare, saper andare oltre le parole udite e saper accettare che una persona la pensi in modo diametralmente opposto al tuo e non per questo diventa per te meno importante. Il mondo è bello proprio perché non esiste un individuo uguale all'altro.



martedì 9 febbraio 2021

Meglio non pensare

 








Dopo il pensiero debole di Vattimo, dopo il secolo breve di Hobsbwam, ci tocca , essendo passati non indenni per la modernità liquida, il pensiero breve, quello dal respiro corto. L'eterno presente, dicono. L'atto del vivere involgarito dall'assenza di progetto, pensano. Tolto l'afflato del progetto di grandi dimensioni l'uomo è diventato l'animale dal pensiero corto. Le ragioni del pensiero corto sono sempre le stesse sulle bocche dei commentatori, pare che la perdita ci abbia costretto al risparmio. la perdita di cosa mi chiedo? a me pare che la storia e gli uomini abbiamo sempre attraversato tempi diversi dallo scorrere del tempo, tempi estensibili e restringibili a seconda della percezione collettiva .Circolare per i greci, tempo ultimativo per i millenaristi, a spirale per i vichiani. Il pensiero ha bisogno del protendersi nel tempo, necessita del suo svolgersi, del suo allungarsi, del suo riprodursi. Il tempo sempre uguale fa fermare gli orologi, sembrano dire. Tale fermata riduce il pensiero, lo taglia, lo accorcia, lo sospinge nello spazio ridotto del probabile e del certamente possibile. Il pensiero senza il tempo che scorre sembra annichilito.
C'è qualcosa che non mi convince in tutto questo. Quando il pensiero è stato lungo ? Quando ha immaginato di avere davanti a sé uno spazio ed un tempo sconfinato? Tanto che il tentativo dell'impossibile ha creato mostri che a loro volta hanno mangiato il tempo rimanente come Urano che ha divorato i suoi figli?
A me pare che il danno sia prodotto non dal tempo a venire che non viene più ma dalla frantumazione del pensiero stesso. Non esiste in giro alcun uomo, esistono :immigrati, donne, operai, precari, destri e sinistri, lavoratori dipendenti, autonomi, disoccupati, quelli del lavoro socialmente utile, ci sono i conviventi, i separati, i divorziati, i matrimoniati, i conviventi , gli omossessuali discriminati, gli islamici, gli occidentali, i globalizzati e non globalizzati.
Non è questione di tempo, ma di sopravvenienza di categorie. Certo che il pensiero non può che essere breve e corto, persino orbo a me pare. Nessun respiro che non sia asmatico sopporterebbe una tale sfilza di attimi categorizzati.



domenica 7 febbraio 2021

Pensiero attivo




 

Il vedere non vuol dire entrare in profondità alle cose, ma coinvolgere direttamente la nostra affettività (cuore) senza il filtro della ragione. Per esempio il sole che nasce dal mare con i suoi colori ci emoziona immediatamente superando la barriera della ragione. Guardare è un accurato lavoro dell'anima (Io), che comprende cosa c'è nel fondo di tutto quello che attira la nostra attenzione e se corrisponde a quello che stiamo cercando.
Quindi il vedere è qualcosa di automatico, ciò che vedo mi procura emozioni, positive o negative , ma immediate. Mentre mi soffermo a “guardare”, o meglio contemplo , ciò che entra in relazione con il mio vedere e il mio sentire, e rifletto su ciò che è, e ciò mi rimanda come messaggio.
L'osservazione è sicuramente un metodo. Dall'osservazioni scaturiscono giudizi di valore, ragionamenti, e conclusioni.
Disse una volta il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Osservo le vie, le persone, le chiese, i bar, le osterie, le ormai fatiscenti sezioni di partito... Ma dopo l'osservazione, appunto, viene il ragionamento, il giudizio, la sintesi.  Carrel (in Riflessioni sulla condotta della vita): "Nello snervante comodo della vita moderna la massima delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata...La maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità.
Per quanto a qualcuno possa sembrare paradossale, guardare ha un suo significato, vedere ha tutt’altro significato.
Infatti il ‘vedere’ non presuppone che si riesca anche a ‘guardare’! Il guardare si pone come significato la percezione della realtà attraverso l’uso della vista. Quindi vuol dire capire, scoprire ed interpretare ciò che ci circonda; molte volte chi vede non guarda, perché vedere è un’azione riflessiva come fare attenzione a qualcosa o qualcuno, ma non si va oltre! Se la gente guardasse e non si limitasse a vedere, probabilmente vivremmo in un mondo migliore.
Osserviamo poco perché andiamo di fretta e siamo assorti nei nostri pensieri e preoccupazioni. A volte bisognerebbe fermarsi appena un istante a scrutare il cielo ed aspirare i profumi dell'aria, a volte bisognerebbe ascoltare e conoscere, mentre spesso esprimiamo solo luoghi comuni e pregiudizi. Deleghiamo agli altri anche il nostro pensiero ed invece una vera crescita ha bisogno del pensiero di tutti, un pensiero attivo, non passivo.




venerdì 5 febbraio 2021

Dove sonnecchiano gli spettri




Io di tanto in tanto mi alzo di prima mattina per aprire tutti gli armadi e controllare se ci sono gli spettri. La mia casa è grande. Quando l'ho comprata eravamo in sei. Ognuno con la propria stanza. Nessun divano che diventava giaciglio. E' uno snobismo. Lo so che non posso trovare fantasmi. L'armadio con gli spettri è un luogo comune. Non è quella la loro dimora. Se ci sono stanno dentro di te e quando hai una palpitazione, una tachicardia, un attacco di panico immotivato, eh eh, sono loro che vogliono uscire dall'oscurità dell'inconscio dove li hai spinti con un obiettivo preciso: sputarti in faccia.
Ora le stanze sono vuote, esclusa la mia, ma quelle pronte ad accogliere i viventi stanno solo aspettando. Le altre sono anch'esse abitate perché la memoria è più presenza della realtà. La realtà è un impasto di buono e di cattivo, di bello e di brutto. La memoria taglia i rami secchi, imputriditi, le cattiverie. Resta solo un tronco d'albero con tante foglioline fresche per la brina mattutina. Profumano di pulito.
Nella via dove abito, luogo di periferia, ma dove si transita per arrivare a svincoli strategici per raggiungere la superstrada, e poi autostrade, non c’è silenzio, per lo meno non prima delle tre di notte.
La notte mi piace silenziosa, infatti l'apprezzo più ora con le finestre chiuse di quando, in estate, bisogna tenerle aperte per forza.
L'armadio è l'inconscio. Lì sonnecchiano gli spettri. A volte si svegliano e per difenderti servirebbe casco e armatura.
Quando ti sembra che il silenzio sia totale si comincia a sentire il rumore di fondo del mondo detta anche radiazione di fondo, abbreviata in CMBR (dall'inglese Cosmic Microwave Background Radiation), è la radiazione elettromagnetica che permea l'universo, dopo il Big Bang.
Tutti noi dobbiamo convivere con uno o più fantasmi, che ogni tanto si presentano nella nostra mente. Sono le assenze, le persone che non ci sono più, talvolta persone che sono semplicemente uscite dalla nostra vita, a seguito di nostre scelte. Li sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà e rendono ancora più difficile tenere dritta la barra del timone. Molti scacciano i fantasmi rifugiandosi in cose pericolose come l'alcol.
Chi non ha scheletri negli armadi o nei cassetti? (dipende dalla grandezza) :-)
Scherzo, ma credo sia bene tenerli presenti, per evitare che ne entrino altri.
Nel nostro cammino su questa terra sperimentiamo cose belle e cose meno belle, l’importante è farne tesoro e volere migliorarci.
Riguardo il “silenzio” vi assicuro che fa benissimo al nostro equilibrio? Serve per ascoltarci!
Ho sempre pensato alla vita come a un albero rigoglioso che man mano il tempo procede si spoglia di tutto e rimane solo tronco, tronco forte, essenziale. La vita è questa, man mano che si va avanti rimane solo l’essenziale, tutto il resto non ha più importanza.
C'è una differenza enorme tra memoria e ricordo. La memoria è qualcosa che è accaduta e seguita ad essere presenza, mentre il ricordo è pure qualcosa accaduta nel passato, ma non è  presenza. E' come un vestito dismesso che sta appeso nella gruccia di un armadio e condannato a non essere più indossato.
"Fate questo in memoria di me» e la prima Grande memoria, ma anche la persona amata che è morta, se ci pensi ogni giorno, è viva, abita solo in un altro luogo.


martedì 2 febbraio 2021

L'amore è sempre in movimento

 





Il prete-teologo per me è stato un incontro determinante per spiegarmi il senso della vita e dell'amore. Ora fa scuola, a Roma, nei centri dove si istruiscono nuovi preti. Ci sentiamo telefonicamente.
Seduti sul divano, girava la testa ,appoggiandosi e: "Quando la sera passi per la cameretta di tuo figlio, non entrare, perché così carino, ti mette voglia di dargli un bacio sulla fronte. Fermati all'ingresso della stanza e chiediti chi è, cosa vuole e dove sta andando. Quando i tuoi figli saranno grandi, non aspettarti riconoscenza. Non pretendere nulla e sarai felice. Tua moglie è una luce e non permetterà che il buio possa farti smarrire".