sabato, gennaio 27, 2024

Analisi lemma *fede*




Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno, che si chiama appunto testimone o teste. È una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile. Io non vedo la cosa; vedo soltanto l'amico che mi dice quella cosa, e quell'amico è una persona affidabile; perciò, quello che lui ha visto è come se l'avessi visto io. Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta: di conoscenza però! La ragione è una cosa viva che, perciò, per ogni oggetto ha un suo metodo, ha un suo modo, sviluppa una caratteristica dinamica, ha anche una dinamica per conoscere cose che non vede direttamente e che non può vedere direttamente, le può conoscere attraverso la testimonianza di altri: conoscenza indiretta per mediazione."
Mia figlia torna a casa tutta emozionata e mi dice: "Papà, mentre andavo dal parrucchiere ho visto un'autovettura che ha investito un passante. È arrivata l'autoambulanza, ma ormai era morto".
Io non ho visto l'incidente, ma credo a mia figlia perché la reputo una testimone attendibile.
Questo fenomeno è una testimonianza per fede.
Cristo, nel suo lungo peregrinare parlava e la gente ascoltava.
Chi lo aveva sentito lo raccontava a un conoscente e questi a un'altra persona. Qualcuno che conosceva Cristo ha cominciato a scrivere le sue parole. Anche chi non lo conosceva, basandosi su una testimonianza credibile, ha fatto altrettanto. Così sono nati i Vangeli, le prime comunità di credenti e infine la Chiesa.
La cultura, la storia e la convivenza umana, si fondano su questo tipo di conoscenza che si chiama fede, conoscenza per fede, conoscenza indiretta, conoscenza di una realtà attraverso la mediazione di un testimone.
Tu sei certo che Napoleone sia esistito? Lo hai conosciuto? No, di certo, ma ci credi perché è scritto nei libri di storia.
Due evangelisti, Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, hanno scritto servendosi della propria personale memoria.
Gli altri due, Marco discepolo di Pietro, e Luca, discepolo di Paolo, attingendo ai ricordi e alle testimonianze.
Ognuno racconta le parole di Cristo in base alla propria sensibilità. Le discordanze possono essere casuali, come i ladroni, cioè momenti diversi dello stesso fatto o dimenticanze. Le parole di Gesù non venivano scritte perché sulle tavolette era scomodo, mentre i fogli di papiro erano costosissimi. In entrambi i casi scrivere era un procedimento estremamente laborioso, che non poteva essere usato nella vita quotidiana e nel rapporto maestro-discepoli.
I Vangeli riconosciuti dalla Chiesa sono quattro, gli altri non vengono reputati attendibili.


mercoledì, gennaio 24, 2024

Così parlò Zarathustra

 


Secondo Nietzsche, Dio è stato ucciso nell’indifferenza e nella disattenzione con la furbizia e il compiacimento dell’uomo mediocre.
Dio è morto tra uomini addomesticati e vili, senza la tragedia che l’enormità del fatto avrebbe dovuto comportare. L'uomo non fa quello che chiedi. È incapace di superare gli egoismi e il tornaconto personale. Dio è morto è una celebre frase del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, riportata nelle sue opere, *La gaia scienza e Così parlò Zarathustra*. Dio non è stato mai al centro. Pensa a Eva e Adamo. Pensa alla morte in croce di Cristo. Severino, il grande nichilista italiano, vede nella morte di dio il passaggio del potere dall'Occidente all'Oriente. Non è un post pessimista. È la realtà. Del resto, dio è stato chiaro. Si incarna in una umile fanciulla di 14 anni e nasce in una mangiatoia. Subito viene perseguitato dall'uomo e ammazzato da Roma e dalla chiesa di quel tempo. Dio non è il nostro avvocato, Dio non è responsabile dell'esistenza del campo di concentramento di Auschwitz, del Covid e delle RSA.A qualcuno potrebbe sembrare troppo pessimista questo post. Il fatto è che l'uomo tende a ritenersi onnipotente: dovrebbe riscoprire il valore della vita e anche ricordare la morte, mentre oggi la morte diventa anche guerra d'opinione con il Covid. La scienza ha dovuto giocoforza oltrepassare più di una volta Colonne d'Ercole metaforiche per arrivare agli attuali sviluppi, ma come detto un paio di "post" fa, la scienza è in mano agli uomini, ed ecco che vengono inventati ordigni sempre più distruttivi. Dio è morto e non è più centrale, come la religione. È vero che ci sono stati anni di buio anche quando Dio era al centro.
Non è colpa di Dio, è colpa degli uomini. E degli squallidi giochi di potere che spesso hanno coinvolto anche la Chiesa.
Dio ci dona vita e respiro, poi siamo noi a farne uso. Buono o cattivo. Esiste la malattia, la morte cattiva. Dio ha donato all'uomo il *libero arbitrio* Come se con una tavola con tutto il disponibile per mangiare, tu ti ingozzi e muori. È colpa di chi ha apparecchiato?
Provate a leggere S. Agostino, così ho inquadrate il tempo, il contesto e la persona. Si resta affascinati. Il teologo è estremamente moderno eppure antico. C'è sempre da imparare. Qualcuno di noi nasce con una vocazione. Pittura, canto, ballo e altro. È qualcosa di bello. Altri si ritrovano a fare lavori solo come sbocco occupazionale. Allora si trovano cattivi medici, pessimi professori. La RSA dipende dal progresso della medicina che allunga la vita. Chi ha i soldi trova una badante ucraina e riesce a evitare il ghetto. Ampliando la visione della vita possiamo verificare che i "dimenticati" sono tantissimi.


È tutto.


lunedì, gennaio 15, 2024

Muoio come un re

 



Meditare significa situare le cose al loro posto. Ecco allora la grandezza ultima dell'uomo profilarsi all'orizzonte: essa risiede nel riconoscere alle cose il loro posto, cioè il loro significato.
Diceva Luigi Giussani: "In una società come la nostra non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. È solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto". Viviamo in un mondo, in una società che esalta l’autonomia dell’uomo. Se da un lato quest’autonomia è fortemente minacciata dalla negazione dei diritti dell’uomo, dall’altro si esprime come forte domanda sulla soggettività e di rispetto dell’uomo visto nella sua globalità. Non è più sentita la responsabilità individuale, perché ci si appoggia quella collettiva. L’uomo di fatto ha perso la percezione del peccato. 
È indispensabile imparare a convivere con gli altri, essere solidali, assumersi responsabilità comuni per realizzare un progetto umano. Dare il giusto valore a sentimenti che dentro di noi proviamo, i sentimenti sbagliati, che ci inducono ad azioni sbagliate: noia, prepotenza, indifferenza, gelosia, invidia, odio, maldicenza, orgoglio, presunzione. Scoprire dentro di noi la nostra “nudità” e aver voglia di rivestirci di sentimenti buoni e accoglierli con umiltà. Madre Teresa di Calcutta racconta di quando era una giovane suora e s'imbatté in un povero moribondo abbandonato in mezzo alla strada. Lo accolse in casa sua, lo medicò, si prese cura di lui (Pare la parabola del buon Samaritano...ma è storia dei nostri giorni). Poco dopo l'uomo morì, ma prima di morire pronunciò queste parole: "Ho vissuto tutta la vita come un cane e muoio come un re". 
Cosa aveva visto quell'uomo negli occhi della Santa? Ciò che io non cerco negli occhi del mio prossimo. La vita è anche una splendida lunga confessione.


venerdì, gennaio 12, 2024

Persone terribilmente normali

 



Hannah Arendt scrisse nel libro *La banalità del male* che la normalità di Otto Adolf Eichmann era la più spaventosa di tutte le atrocità poiché implicava che “questo nuovo tipo di criminale commette i suoi crimini in circostanze che quasi gli impediscono di accorgersi o di sentire che agisce male.”
Eichmann era un funzionario e criminale di guerra tedesco considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista.
Eichmann era l’esempio di un male che andava oltre le sue forme tradizionali, non era una malvagità intenzionale, né una patologia dagli effetti malvagi, né un insieme di idee che spingessero a compiere il male, era un individuo scioccante, perché contraddiceva le loro teorie sul male, perché non ha radici in nessuna figura tradizionale, è un male che si può espandere come un fungo sulla superficie del mondo intero.
La banalità del male della Arendt è un libro che sarebbe d’obbligo leggere per conoscere le atrocità commesse, per capire l’animo umano quanto possa essere banalmente malvagio e spietato e per poter avere un’idea reale di ciò che è accaduto in quei terribili anni del Nazismo.
La banalità del male sta nel fatto che i burocrati del Reich erano in realtà tutte persone "terribilmente normali" che erano però capaci di mostruose atrocità per il semplice fatto che non si fermavano a riflettere sugli ordini a loro dati e che il loro pensiero restava limitato alle leggi di Hitler che dovevano essere eseguite.

Da: "I sommersi e i salvati" di Primo Levi".

....chi erano, di che stoffa erano fatti i nostri aguzzini. Il termine allude ai nostri ex custodi, alle SS, e a mio parere è improprio fa pensare a individui distorti, nati male, sadici, affetti da un vizio d'origine. Invece erano fatti dalla nostra stessa stoffa, erano essere umani medi, mediamente intelligenti, mediamente malvagi, salvo eccezioni, non erano mostri ma erano stati educati male. Erano in massima parte gregari e funzionari rozzi e diligenti, alcuni fanaticamente convinti del verbo nazista o paurosi di punizioni o desiderosi di fare carriera…Sia ben chiaro che responsabili, in grado maggiore o minore, erano tutti."





martedì, gennaio 09, 2024

Il blog ci rappresenta

 


È un post “aperto”, ognuno può mettere il finale che gli è più consono.
Per me la rete è una possibilità di espressione e di comunicazione, “col mondo intero”.
Non ritengo importante conoscere il “privato” delle persone e nemmeno farmi conoscere “nel privato”, anche perché la sostanza di una persona la si percepisce dalla modalità e dai “contenuti” che offre.
Come nella vita reale prendo a cuore le persone e quando “le perdo” ne sono sinceramente dispiaciuto.
Il blog è vita reale, certamente. È uno dei modi con cui diamo la nostra impronta personale al mondo. È uno dei modi con cui creiamo nuove relazioni e momenti di confronto.
Confronto che a volte può non essere agevole, sul blog, ma anche su altri social, perché il confronto può allargarsi e quindi "complicarsi".
Attraversando alcuni blog o forum mi è sembrato che ci sia una tendenza a preferire le astrattezze e la fuga evasiva dalle varie e contrastanti forme della vita. Se si tenta di esaminarne qualche aspetto concreto e quotidiano, anche in modi non complessi, risulta veramente fuori portata di comprensione, ma se viene percepito dissonante con una propria visione del mondo credo spesso si finga di non capire, si “fraintende”, si ricorre a digressioni, si disconferma, ecc. È certo più facile il gioco in cui, viceversa, si finge di capire improvvisate e incomprensibili divagazioni in conniventi rimandi con l'illusione di apparire sapienti, ma in realtà incapaci di riconoscere i punti salienti o ineludibili del tema in esame.
Penso che i blog siano molto più reali di quanto non si possa pensare. Alla fine, credo, chi lo fa con sincerità, mostra tutto sé stesso, la propria intelligenza, la propria capacità e anche la propria imperfezione. Penso che, se anche volessimo mostrare d'esser diversi da quello che siamo, bene o male, la realtà sale a galla.
Ci sono tanti modi di usare il blog, per alcuni è un'arma vera e propria, per altri è un gioco, per altri ancora, uno specchio storpiato della propria identità…io ho trovato molti amici per cui vedo un aspetto positivo.
Personalmente trovo questo strumento un'altra importante possibilità espressiva.
Nulla di virtuale quindi se non per la maggiore difficoltà di comunicare.
Inevitabilmente il blog ci rappresenta, soprattutto quando uno lo fa con passione, non può non metterci la sua anima, la sua personalità. Nei rapporti è vero che a volte si vede un po’ di *
affectation*, ma credo sia anche dovuta al fatto che il virtuale dà spesso origine ad equivoci, anche perché non è possibile inserire il tono della voce.


domenica, gennaio 07, 2024

Facciamoci il meno male possibile

 


Quando una coppia è tale si diventa una persona sola. A volte non serve chiedere a cosa stai pensando? Perché i suoi pensieri sono i tuoi. L'amore vero è quello che anche dopo mezzo secolo, quando ti dà un appuntamento e la vedi da lontano ti emozioni. Ti compiaci della sua voce del suo odore e soprattutto capisci al volo quando ha bisogno del tuo aiuto.
La costruzione di un rapporto è una storia di crescita condivisa: nel matrimonio si condividono il progetto di vita, la prole, la socialità e molte altre cose. Credo che l'elemento cardine resti comunque la condivisione... anche o forse soprattutto delle responsabilità.
Quando questo manca i rapporti sono squilibrati e possono finire, ma la separazione in sé non è il male assoluto: c'è di molto peggio in effetti. La crescita è comunque una storia di separazioni a partire dalla nascita, quando ci si separa dal corpo della madre.
La conflittualità che di solito accompagna una separazione coniugale è la cosa più nociva, la stigmatizzazione sociale della donna separata e dei figli di coppie separate produce danni: queste cose sono qualcosa di molto peggio della separazione in sé.
Ho visto coppie stare insieme senza amarsi, perché le loro idee glielo imponevano. Le coppie innamorate si riconoscono subito, si guardano, si cercano, non riescono a stare l'uno senza l'altro. Perché senza, niente avrebbe più senso.
Bisogna essere consapevoli sin dall'inizio che non è tutto rose e fiori.
La nostra società è impaziente e allo stesso tempo pretenziosa.
Dopo la fase del corteggiamento, dei fuochi di inizio rapporto, poi c'è chi non riesce ad accettare quella che possiamo definire routine; ma la routine non è per forza negativa, anzi.
In genere subentra la nuova fase del rapporto amoroso, che porta alla nascita di un figlio (e quindi a convogliare il grosso dell'affetto e delle attenzioni verso di lui); ma non necessariamente, perché una coppia può anche vivere insieme per 70 anni anche senza figli.
Invece ci sono cinquantenni che sfasciano i matrimoni perché si mettono con una ventenne. Questo perché il cinquantenne si sente ancora un trentenne e vuole vivere la vita di un trentenne.
Oggi purtroppo vanno di moda questi rapporti dall'età sbilanciata che scompigliano molto le carte.


mercoledì, gennaio 03, 2024

Nel confronto si esprimono ipotesi



 

Il dialogo è importante per la conoscenza. Non è che uno deve cambiare idea, ma capire perché l'altro ha queste idee. Si comprende subito che il confronto dovrebbe essere onesto per sapere e non per cercare di imporre la propria opinione.
Il confronto è un modo di rapportarsi per conoscere un altro e mi sembra importante quando aiuta a conoscere te stesso.
Le persone permalose sono anche in rete e cercano il confronto
per dimostrare di essere migliori e usano trucchi e menzogne per affermarsi. Meglio evitarle.
Il confronto accresce le nostre conoscenze sul piano culturale e personale, quindi è un arricchimento. Come diceva George Bernard Shaw: " Se tu hai una mela, e io ho una mela, se ce le scambiamo, allora tu e io avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un'idea, e io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora avremo entrambi due idee.
Se davvero partissimo dalla convinzione che ogni persona è portatrice di qualcosa di unico e irripetibile accoglieremmo e ci rapporteremmo agli altri con più umiltà.
Purtroppo, non c'è peggior sordo di chi non vuole ascoltare.
Esistono alcune persone con cui è inutile sprecare fiato perché non vogliono ascoltare cosa abbiamo da dire, anche se potrebbe arrecare loro un vantaggio.
Il confronto è interessante proprio perché non si propone di raggiungere certezze ma offre ipotesi.
Inoltre, il giudizio non è finalizzato a stabilire virtù e torti.
Per me il confronto, che è un aspetto importante della vita di relazione in tanti settori, ha un elemento principale da tenere in considerazione: l'ascolto e il saper ascoltare. O per meglio dire, in un confronto una persona dice ciò che pensa, spiega nel miglior modo possibile e poi l'arte e l'importanza del confronto sta, appunto, nell'ascoltare, cosa di cui oggi avremmo molto bisogno.
Quando si evita il confronto, spesso ci si trova in una situazione di elevata tensione emotiva in cui le parti coinvolte non riescono a trovare una soluzione al problema. Invece, se si cerca di affrontare la questione, si possono trovare soluzioni efficaci per ridurre la tensione e risolvere il conflitto.
Il confronto permette alle persone coinvolte di comunicare in maniera più chiara e diretta, esprimendo i propri punti di vista, emozioni e bisogni. Ciò può portare ad una maggiore comprensione reciproca e ad una comunicazione più efficace nel futuro.
Inoltre, il confronto può aiutare a prevenire ulteriori eventuali conflitti in quanto le parti coinvolte avranno appreso come comunicare in maniera più positiva e produttiva.