giovedì, febbraio 28, 2019

La Scienza sa tutto?











L'evoluzione delle donne di mafia: «Droga, estorsioni e cda, ora sono protagoniste degli affari»
I dati Transcrime: un terzo degli azionisti di società confiscate alle mafie è donna, il doppio rispetto alla media delle aziende italiane legali. Eppure tra i condannati per associazione di stampo mafioso solo il 2,5% è donna

mercoledì, febbraio 27, 2019

Malena di Tornatore






1940. Nell’immaginaria Castelcutò (Sicilia) il tredicenne Renato cova una passione ossessiva per la bellissima Malèna (Maddalena) Scorodìa di cui, con il marito lontano sotto le armi, tutto il paese sparla.
Malèna è bellissima, desideratissima, chiacchieratissima. Le storie di Renato —voce narrante del film— che si trasforma da ragazzo in adulto e di Malèna che da moglie si trasforma in vedova, e successivamente in prostituta, per tornare poi a occupare di nuovo il ruolo di moglie, corrono parallele alla storia della seconda guerra mondiale, dalla dichiarazione di guerra il 10 giugno 1940 allo sbarco americano del 1943.
Malèna, è una donna sola. Prima perché suo marito è al fronte, poi perché il marito è caduto (si crede che lo sia, mentre alla fine tornerà dalla prigionia). Sia da sposa che da vedova di guerra, attrae su di sé —specularmente alle inconfessate voglie maschili— l’ostilità, l’invidia, l’odio e la disapprovazione soprattutto femminile. Sola perché non ha aiuti per difendersi dall’onda gigantesca di odio invidioso che finirà col travolgerla dopo che anche il padre e il possibile prossimo fidanzato l’avranno abbandonata.
A nulla valgono i suoi tentativi di difendere la propria rispettabilità, e, dopo essere stata abbandonata e tradita, cade, si arrende al nuovo ruolo di prostituta, diventato per lei un destino inevitabile. Il contenuto di ciò che era stato un’offesa da cui aveva saputo proteggersi con onore, diventa, a seguito del tradimento del padre e del "fidanzato", il suo programma di vita. Da quel momento l’odio aspetterà solo di entrare in azione e nell’occasione dello sbarco americano Malèna verrà linciata pubblicamente. Così con la liberazione dell’isola inizia anche la liberazione dell’odio e laddove sembra che la guerra stia per finire troviamo invece l’inizio della vera guerra, la guerra civile, quella dell’odio che esplode contro la donna.
L’apparente redenzione finale dovuta al ritorno del marito e al suo rientro nei ranghi di moglie e di comare, è invece l’ennesima caduta di Malèna che pur di recuperare, non più la sua rispettabilità, ma la Rispettabiltà sancita da altri, accetta di rientrare nel gruppo delle donne che la odia, rinunciando al giudizio.
Questo film, altamente drammatico, permette alcune osservazioni. Innanzitutto è ben rappresentata l’invidia nella sua vera natura: non si tratta di desiderare qualcosa che qualcun altro ha, e infatti nessuna donna accenna al voler essere come Malèna, ma si tratta di un contro-desiderio: non vogliono che lei abbia quello che loro non possono avere. Tutte le maldicenze, gli sguardi incattiviti, tutti i pettegolezzi hanno la finalità di rovinarla, ovvero che non abbia ciò che pensano di non poter avere: il desiderio dell’uomo. Scopo dell’invidia è che diventi indesiderabile come loro stesse lo sono.
L’invidia altro non è che odio per il soggetto che sta bene e, appena può, passa all’azione per farlo star male, fino al punto di esplodere in tutta la sua furia distruttiva, rappresentata dalle terribili sequenze del linciaggio. Non è però solo l’odio per Malèna, per quella singola donna, ma è l’odio per la donna, rappresentante il soggetto che sa (competenza) ricevere beneficio.
A questa distruzione che il film propone come tragicamente riuscita e che nessuno può contrastare, collaborano anche gli uomini. Di lei sparlano e la disprezzano come le donne, (i pensieri di uomini e donne sono rappresentati nel film come speculari). Anche se dicono che è bella, non la sanno apprezzare, non la sanno desiderare. In realtà neppure la vedono, neppure la conoscono. La Malèna reale è solo il catalizzatore di fantasie morbose di cui diviene una sorta di personaggio virtuale. Ed è proprio secondo le sembianze di questo personaggio morbosamente fantasticato che gli uomini vogliono la trasformazione della Malèna reale. Per questo, quando lei capitolerà diventando prostituta cesserà di essere determinabile il confine tra realtà e fantasia morbosa: finalmente Malèna è un oggetto del loro mondo fantastico perfettamente aderente al copione.
Ridotta al ruolo di prostituta, Malèna è degradata da soggetto desiderante a oggetto di godimento di presunte voglie sessuali. Da che rimane sola, senza aiuti, Malena non riesce più a difendersi efficacemente come invece aveva saputo fare fino alla sua citazione in tribunale. I suoi ultimi tentativi di difesa cercano di far leva sul ruolo —prostituta prima, moglie poi— nel disperato tentativo di utilizzare a suo favore, l’arma dei suoi nemici, ma a questo punto si tratterà di una difesa impossibile.
La scena del taglio dei capelli, e ancor più quella del suo rientro nei ranghi della Rispettabilità nelle ultime sequenze al mercato, rappresentano bene la resa all’invidia che la circonda: rinuncia e si allea con gli invidiosi, nel punto in cui loro —uomini e donne— la volevano.
Malèna è un soggetto tragico: l’innocente insidiato dall’invidia che la fa preda nella sua trappola mortale. C’è un punto però nel quale Malèna è soggettivamente imputabile: non aver saputo giudicare il proprio desiderio, il suo esser donna, l’invidia e l’odio altrui. Nell’epilogo, quando risponde al saluto delle sue carnefici, è evidente la scelta di rinunciare alla donna per rifugiarsi nel ruolo della moglie rispettabile, e della comare di paese, con tutta la tristezza melanconica che il finale del film lascia ben intuire.

*Tratto dal libro di Luigi Campagner "L’avventira di essere donna. Appunti di cinema e psicoanalisi" APPENDICE 2, pp.64-67, edizioni Odon

 


martedì, febbraio 26, 2019

La genialità dell'arte



(Londra)




La versione della Pinacoteca di Brera della Cena in Emmaus, è dipinta da Caravaggio circa quattro anni dopo la Cena di Londra. L'artista sceglie di ritrarre un momento immediatamente successivo a quello rappresentato nella versione precedente: il pane è già stato spezzato e Gesù benedice i discepoli congedandoli. In questa scena più essenziale e immersa nel buio, l'unica fonte di luce, fortemente laterale, sottolinea in maniera selettiva e puntuale l'intensità dei gesti, più semplici e naturali, e le espressioni concentrate degli astanti, rivelando un cambiamento di linguaggio che caratterizzerà tutte le opere seguenti. Tanti anni fa lessi un preziosissimo libretto di Cantalamessa 'Obbedienza' dove spiegava che l'autorevolezza di Gesù nasceva dalla sua profonda sottomissione alla volontà del Padre e gli altri lo percepivano,  e le sue non erano parole ma frutto di un'obbedienza reale alle parole pronunciate, vita vera, insomma.
Nello stesso secolo e periodo, dipingeva Annibale Carracci, lui era la tradizione e il Caravaggio è l'innovazione.
Ecco l'arte cos'è, non sempre la tradizione, il bel "disegnare" porta ad essere immortali.
Del Carracci ci si ricorda poco, Caravaggio è inconfondibile.
Nell'arte moderna è la stessa cosa.






(Milano)

domenica, febbraio 24, 2019

Le automobili non funzionano







Il cambio automatico una grande invenzione?
Nooooo :D.
Il cambio è ciò che rende la guida divertente. Senza contare che quando uno impara a usare il cambio, ha imparato a capire bene l'auto, a sentirla bene. E' un buon guidatore.
L'auto con il cambio automatico è solo un freni e accelera, che noia :D.

venerdì, febbraio 22, 2019

Mai a Kibera







L'homo sapiens non ha cominciato la sua vita nel mondo come una creatura urbana. Campagne, foreste e coste sono state il suo vero habitat per oltre centomila anni.
Solo undicimila anni fa l'uomo ha cominciato a costruire qualcosa che assomigli a un villaggio. Ci sono voluti altre seimila anni per città superiori ai centomila abitanti. Quindi, un lungo cammino ha portato l'uomo verso le città. Oggi, nel 2019, la metà della popolazione mondiale si trova concentrata nelle metropoli. E sappiamo tutti che le grandi città ospitano immense baraccopoli.
La domanda che mi pongo è perché gli uomini preferiscano lo squallore terrificante delle bidonville alla "sana" miseria della campagna.
Provo a rispondermi: "Niente come la metropoli alimenta l'idea che "farcela" è possibile".
Se si esamina bene l'homo urbanus si vedrà in maniera evidente la natura della malattia da transumanza. A rendere la falsità di veduta così universale è il fatto che le nostre qualità sono incerte e sempre più spesso confuse , come nelle nostre vedute non vediamo mai le cose come esattamente sono, le stimiamo più o meno di quanto valgono ma non le rapportiamo mai a noi e nel modo che si addice al nostro stato di benessere. Del resto l'immondizia fa gola a tutti.
Kibera è la più grande baraccopoli di Nairobi e una delle più estese al mondo. A Kibera vivono circa 800 mila persone (ma molti dicono che si sia superato il milione) in baracche di fango e lamiera. Ci sono fogne a cielo aperto e nessun servizio sanitario e sociale. È una distesa impressionante di lamiere arrugginite, fino ai grattacieli del centro che s’intravedono tra la foschia e lo smog di questa città infinita. Nella bidonville il tasso di AIDS è elevatissimo, si pensa sia intorno all’85%, ed entrare nello slum di Kibera è come entrare in un tunnel senza uscita.
L'AIDS perché? La gente non ha i soldi per comprarsi il profilattico.

giovedì, febbraio 21, 2019

Strane percezioni








Parliamo dei risultati di una ricerca scientifica fatta da Peter Fenwick, neuropsichiatra londinese, e Sam Parnia, ricercatore clinico all'ospedale di Southampton. Per un anno i due hanno studiato 63 casi di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Alcuni hanno parlato di sensazioni di pace e gioia, tempo accelerato, perdita di percezione del corpo, di una luce brillante e dell'ingresso in un altro mondo.
Esperienze che per gli scienziati non potrebbero spiegarsi con un collasso delle funzioni cerebrali causato da mancanza di ossigeno o con combinazioni di medicinali (che in casi del genere sono uguali per tutti).
" Queste persone erano in una condizione in cui il cervello non avrebbe dovuto essere in grado di sostenere processi lucidi o consentire di avere ricordi duraturi", ha dichiarato Parnia al Sunday Telegraph. A meno che il cervello non sia l' intermediario di una mente indipendente. Quindi hanno dichiarato l'esistenza dell'anima.
Con l'analisi delle cartelle cliniche è stata altresì esclusa la possibilità che l'accaduto sia riconducibile a combinazioni di medicinali dato che le tecniche di rianimazione praticate in ospedale sono uguali per ogni paziente.

 

mercoledì, febbraio 20, 2019

Vivere Cristo alla radice








Mi rivolgo ai cattolici facendo presente che il nostro essere borghesi si vede a occhio nudo. Il borghesismo è infatti la non radicalità con cui percepiamo il rapporto con Cristo.
Se lo percepissimo con radicalità (vivere alla radice da non confondere con fondamentalismo) il nostro rapporto con Cristo giudicherebbe tutto. Quello che siamo, quello che facciamo, la vita comunitaria, la notizia del giornale, l'ambiente del lavoro. E lo giudicherebbe come l'aratro che ferisce la terra perché il seme vi penetri e dia frutto: il giudizio di Dio è il rinnovamento generato dallo Spirito.
E' necessario che cominciamo a prendere sul serio la fede come reagente sulla
vita concreta, in modo tale che siamo condotti a vedere l'identità tra la fede e l'umano più vero.
Così, ad esempio, il rapporto uomo-donna vissuto nella radicalità del rapporto
con Cristo viene a galla con la sua esigenza di verità e unità, di fedeltà e di
permanenza nel tempo (Giussani).
Anche l'atteggiamento di fronte alla vita secondo la radicalità della fede diventa rispettoso della persona e della dignità del suo destino.
La fede non è un’ideologia ma una scelta di fatti concreti che il cuore e la ragione ti portano a fare come conseguenza di un incontro con la persona di Gesù Cristo.
La fede non è statica, ma un cammino con lo sguardo al cielo, ma le mani tese per accogliere ciò che il Signore ci prepara.


lunedì, febbraio 18, 2019

Ieri era no oggi è sì








Sarebbe possibile parlare di morale se ci fosse un solo uomo sulla terra? Di morale dico, non di etica.
Se la risposta è no, come credo, forse possiamo chiarire un po’ meglio cosa è la morale togliendola da quell'empireo astratto, da quel limbo nebuloso in cui si tende a collocarla.
La morale è la mia individuale responsabilità, quella che io sento di avere di fronte a me in rapporto agli altri.
Questa mia individuale responsabilità, che possiamo chiamare coscienza, non dipende in nessun modo dall'etica e cioè da quel complesso di codici o di norme che in un dato momento storico e in una certa area geografica regola il comportamento dell'individuo nell'ambito della comunità di cui fa parte.
Nella responsabilità io rispondo all'altro. E rispondo all'altro perché non ne posso fare a meno, perché dall'altro non posso prescindere, da solo non posso vivere. E allora la dimensione in cui si realizza la morale è quella dell'assunzione della reciproca responsabilità.
Per una certa etica la pena di morte è codificata e accettata, per la morale e cioè il mio rapporto con me la pena capitale costituisce qualcosa che si pone al di fuori e contro.
La morale ha come fondamento primo il riconoscimento dell'altro come se stesso. Il riconoscimento dell'altro da sé come se stesso è stato alla base del processo evolutivo dell'uomo, della sua conoscenza, il passaggio dalla condizione primitiva a quella della civiltà.




domenica, febbraio 17, 2019

La fantasia è carente








Quali sarebbero, a vostro modo di vedere, o nel vostro comune sentire, i 

parametri per definire la crescita di un Paese? Il reddito? L'occupazione? Il PIL? 

La soddisfazione personale? Quella collettiva? La capacità di ricerca? Il numero 

dei giovani? Il numero di abitanti in rapporto al territorio? Lo sviluppo 

tecnologico? La mera statistica? La fantasia? La malavita? La salute? Metto 

ovviamente degli esempi, alcuni reali, altri fittizi, altri improbabili, perché mi 

rendo conto che il sistema economico cui siamo sottoposti, non solo ha fatto 

acqua da tutte le parti e lo si sta artificialmente mantenendo in vita, perché 

alcuni ritengono che le alternative siano peggiori, o che non esistano alternative, 
ma soprattutto perché non è facile umanamente cercare o creare degli 

"standard" che rendano la soggettività della vita misurabile. Io mi accontenterei, 
ad esempio, 
della fantasia.

venerdì, febbraio 15, 2019

Allegria!










In questi giorni, dalla mattina alla sera, leggo in continuazione ciò che sta accadendo nella mia terra con molta molta preoccupazione. Finalmente un post rilassante.

giovedì, febbraio 14, 2019

Le ombrelline








Il capitalismo è maschio e fa del mercato il suo dirigibile e sistemizza l'induzione al consumo tramite i media (tutti diretti da maschi). Risultato: una merce materiale ed immateriale vendibile ai maschi in cui le donne trovano azione da attrici: quindi vanno bene vallette, veline, ecc. Il potenziale di acquisto è sempre maschile, cioè quello che prevalentemente ha reddito e che caccia i soldi per l'acquisto del frigo. E dato che il sistema ha un congegno anestetizzante così ben fatto che nessuno si accorge di essere funzionale al mero denaro. Mi chiedo: le donne quando inizieremo seriamente a protestare?
Non mi stancherò mai di dire che ormai viviamo in una società dove conta solo l'apparire, non la sostanza, e il corpo nudo è il simbolo stesso della mercificazione che ormai si fa anche dell'essere umano.
Le donne non fanno nulla per invertire questa tendenza: anzi si preoccupano sempre più del loro aspetto e si mettono in competizione tra di loro, anziché rivendicare il diritto ad essere considerate persone e non oggetti.
Motogp, superbike e tutte le gare in genere ci hanno abituato fin troppo allo stereotipo della “donna ombrellina” che protegge i piloti dal sole prima dell’inizio della gara e le fiere di settore presentano le moto su piedistalli girevoli cavalcate da bombe sexy in abiti succinti.
Guardando il motogp mi chiedevo per quale ragione quelle belle ragazze dovessero reggere l'ombrello a quegli ometti bassi sulla moto.
Penso che la ribellione femminile sia molto lontana. Sono pochi i soggetti che la praticano veramente e non a caso vengono visti come alieni sbarcati dalla Luna.
 Tutte le altre accettano questo gioco perverso. Qualcuna comprende che è sbagliato, qualche altra ci si adatta alla perfezione. Queste ultime sono forse coloro che più ricavano da questa mercificazione. Dicono: "Se nasco molto bella e col mio corpo posso ottenere vantaggi, mi va bene e non mi faccio troppe domande" . Diverso è se oltre che donna nasci pure poco avvenente. La società  le guarderà sempre come se a queste ragazze mancasse qualcosa: "Si è simpatica, peccato la faccia. Si è studiosa, ma la bella presenza le manca. Si ha un viso carino ma dovrebbe curare di più il corpo." Tutto questo è avvilente.
Purtroppo sono lontani gli anni della liberazione della donna, il settantasette è passato da quarant'anni e la donna è ritornata là dove era partita con l' aggiunta di molti di quegli aspetti negativi propri di certi "maschi": la volgarità di linguaggio, di pensiero, di azione, di atteggiamento, di calcolo ed egoismo. Certo non tutte sono così, mancherebbe, ma sempre di più si evidenziano donne che pensano che  il possedere e l' apparire sia preferibile a essere.


martedì, febbraio 12, 2019

Può anche succedere









Proprio in questi giorni, pensavo a situazioni reali vissute: ho visto persone che cambiando radicalmente la loro vita si sono riscattate dal male commesso in passato.  Pensavo a tutte le lamentele di essere umani calpestati dal cinismo di questa società, pensavo al bisogno di rispetto e verità nelle storie personali. E pensavo ai bollini che la gente ti lascia addosso, e nonostante il bene compiuto continua a vedere quello che ha nella propria testa, pensavo a quanti incontrano finalmente persone giuste e buone, ma accorgendosi che forse sono migliori di loro, iniziano competizioni senza fine per sminuire il ‘buono’, e se proprio non ci riescono, partono con le calunnie e la divulgazione di cose false difficilmente recuperabili, pensavo che il primo rispetto che si deve a sé e agli altri è la verità, quella verità che solo il silenzio nel cuore del Mistero può svelarti impedendoti di arrenderti alla logica della menzogna. E che pochissimi, in realtà, lo desiderano, perché è comodo non togliersi maschere e infingimenti che pochi vogliono riconoscere anche di fronte ai fratelli.
Pensavo al bene fatto anche da Madre Teresa per anni e spesso, a causa del male altrui, quante volte abbia dovuto ricominciare da capo, senza mai arrendersi alla logica del male.
E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso o il valore delle cose che sono dentro di me; mentre chi ascolta, inevitabilmente, non le comprende a causa di una visione distorta della vita?
E' più facile trovare il male nell'altro, così noi ci sentiamo sicuramente più buoni e ciò è gratificante. Lo sforzo che dobbiamo fare è guardarci dentro con onestà e umiltà, forse troveremo l'altro migliore. Siamo capaci di farlo?


lunedì, febbraio 11, 2019

Spioni famosi








A me Facebook  dà l'idea di un serbatoio pieno di informazioni da vendere.
E Mark lo sa fare benissimo. Posso anche sbagliare perché non conosco il social e mi piacerebbe saper da chi leggerà questo post cosa trovano di accattivante all'interno di F.B.
Pare che il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, abbia deciso di acquistare tutte le case nei pressi della propria villa, per impedire l'arrivo di nuovi vicini nel suo quartiere e proteggere così la propria privacy.
A riportare la notizia è il Corriere della Sera e sono ben quattro le abitazioni in questione: tutte adiacenti alla villa di Zuckerberg, che si trova a Palo Alto, in California. Le case pare dovessero essere vendute ad un costruttore, che aveva tutta l'intenzione di pubblicizzarle, successivamente, proprio per la vicinanza con la casa del fondatore di uno dei social network più diffusi al mondo.
Il Corriere della Sera fa sapere che il nome del 29enne, in realtà, non compare nei contratti di acquisto delle quattro ville, ma che la notizia sarebbe stata resa nota da una fonte anonima tramite il San Jose Mercury News.
Una delle quattro abitazioni ha un valore di 4,8 milioni di dollari, mentre le restanti tre superano, complessivamente, i 30 milioni di dollari. La cifra di acquisto pare sia altissima, anche per un quartiere di lusso come quello in cui il miliardario vive da tempo con la moglie Priscilla Chan.
Nonostante non vi siano conferme al riguardo, sembra che Zuckerberg abbia comunque affittato le ville alle famiglie che vi abitavano precedentemente e che già conosceva, impedendo così che potessero essere vendute a sconosciuti e tutelando la propria privacy. Il colmo se si pensa che Facebook – sua creatura – è, invece, la tomba della privacy per circa un miliardo e duecentomila persone in tutto il mondo.

sabato, febbraio 09, 2019

La fede ha bisogno di testimonianze







La vita la si impara seguendo chi vive: non perché sia migliore di te!
Può essere un miliardo di volte peggiore di te! Ma come metodo, come
atteggiamento di vita, come comportamento è un esempio.
Perché il discorso è alla mercé della propria interpretazione, mentre seguire
un esempio sfida il nostro modo di fare.
C'è un solo mezzo per essere educati a questa presenza,
per essere sostenuti nella fede fino a diventare testimonianza
e non agitatori o agitati come in un associazione: questo
modo in cui possiamo imparare la presenza è la sequela.
Seguire vuol dire immedesimarsi con persone che vivono con più
maturità la fede, coinvolgersi in un'esperienza viva, che passa il suo
dinamismo e il suo gusto dentro di noi.
Questo dinamismo in noi non attraverso i nostri ragionamenti, non al
termine di una logica.
E' un cuore nuovo che si comunica al nostro, è il cuore di un Altro
che comincia a muoversi dentro la nostra vita.
Non mi limito ad ascoltare e ripetere un discorso, ma partecipo
alla vita di quella persona.
La gente non abbandona la fede perché abbia un problema con
il dogma della Trinità, ma perché non facendo questa esperienza
nella vita, la fede a un certo momento perde la sua ragionevolezza.
Estremismo e bigottismo sono i pericoli di una religione.
L'estremismo è violento oppure cade nel ridicolo come i farisei 
che reputavano peccato i miracoli di Cristo nel giorno di sabato 
perché infrangeva il riposo previsto dal vecchio testamento, 
mentre il bigottismo è fine a se stesso e non 
trasmette il cuore della religione agli altri.
 

giovedì, febbraio 07, 2019

Siamo sicuri che l'amore esiste?









E se l'amore fosse una complessa costruzione della nostra mente per ammantare di fascino e mistero cose molto triviali come il desiderio fisico, il bisogno di compagnia e di protezione, il bisogno di conferme, propri di ogni animale? Insomma una gigantesca suggestione collettiva per nobilitare pulsioni peraltro del tutto sane e legittime, ma banali?
 Detto in volgare: e se ce la stessimo raccontando?
 Il fatto che molte persone abbiano una visione favolistica e quasi soprannaturale dell'amore secondo me è un segno, in questo senso.
L'amore è qualcosa di misterioso. E' il più profondo dei desideri umani.
Si può fare a meno dell'amore?
Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?"
Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva, vuol dire rinunciare all'umano in sé?
Ma se "ce la stessimo raccontando" anche di un sacco di altre cose? Saperlo cosa cambierebbe? Tutto quello che ci raccontiamo per bene è vita e convincimento, diviene coscienza ed apre autostrade a infinite possibilità altrimenti sepolte nel timore.
In genere il "mascheramento" fa parte di ogni aspetto della nostra vita.
L'amore c'è, ma l'etichetta che porta scritta la scadenza lo ridimensiona di molto.
Da parte del Potere c'è l'impegno di ridurlo a oggetto di consumo. Ci si lascia facilmente e il cambiamento comporta doppia casa, doppia automobile, avvocati, figli sparsi e il capitalismo si ingrassa.
L'amore spesso lo rendiamo difficile dove è facile, o vogliamo cose frutto della nostra immaginazione o lo fermiamo per timore paura dubbi o pensiamo di amare e invece è infatuazione ?
Porsi domande è lecito , imbrigliarle è solo confusione che non porta a nulla. Sono comunque convinto che senza l'amore non si vive completamente.


lunedì, febbraio 04, 2019

Frantz


i miei segreti















Io non vado tanto d'accordo con gli animali ma

penso che le zanzare femmine hanno

preso una cotta tremenda per il bel Gus.

Non so né il perché, né il per come,

ma il fatto è che le zanzare femmine si sono

innamorate di me.

Un amore violento fatto di morsi e succhiamento di

i sangue.

Mi andrebbe anche bene, in fondo è un donarsi,

ma l'esagerazione , anche se è frutto dell'amore

può anche scocciare.

Ho acquistato un prodotto della Bayer, un prodotto

umanitario. Nebulizzato stordisce le mie amiche

che svolazzano ma non hanno la forza di pungere.

Una tristezza.

Ieri sera mi sono commosso.

Ho allungato il braccio e la zanzarina più bella

si è adagiata sul mio polso.

Con le forse residue che le erano rimaste

è riuscita a pizzicare.

Ora ho un ponfetto simpatico.

Pizzica pure, ma cosa non si fa per l'amata.

La zanzarina ha ringraziato e mi ha promesso

che tornerà a baciarmi.






















































domenica, febbraio 03, 2019

Chi ha capito tutto








In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

venerdì, febbraio 01, 2019

Dialogare senza imporre







Io sono cattolico. L'elemento caratterizzante di questa religione è il libero arbitrio. Nessuno deve cercare di imporre un dio.
La tua libertà sceglie che un dio non può interferire sulla tua vita.
La mia libertà, invece, leggendo i Vangeli che parlano di Cristo, mi indirizza a fare entrare nella mia vita la proposta di vita del Figlio dell'uomo.
Io scrivo le motivazioni della mia scelta e mi relaziono con tutti attraverso il Dialogo.
Il Dialogo è proposta all'altro di quello che io vedo e attenzione a quello che l'altro vive, per un amore a lui che non implica affatto un dubbio di me che non implica affatto il compromesso in ciò che io sono. Questa è l'apertura fatta propria dalla coscienza cristiana, che parte dalla affermata unità dell'umana natura, al di là di ogni ideologia, e che proclama come legge l'affermazione della persona, e quindi l'affermazione della sua libertà.
Gesù è venuto sulla terra per uscire da un insieme di leggi e regole e parlare con l'uomo, vivendo da uomo.
Gesù piange quando sa della morte del suo amico Lazzaro, Gesù salva l'adultera dalla lapidazione, Gesù dimostra che amare il prossimo non è esclusiva prerogativa del cristiano ( parabola del samaritano),Gesù piange nell'Orto degli Ulivi, Gesù dice al Padre: "Perché mi hai abbandonato!"
Un ragionamento è sempre riferito al generale e non al caso soggettivo. Io vado in parrocchia anche la sera. Tempo fa il mio lavoro doveva proprio essere illuminato dallo Spirito Santo. Non avevo tempo per andare la sera e allora la domenica ero attentissimo nel partecipare alla Messa perché pensavo: "Quello che mi illumina oggi mi deve bastare una settimana".
Il problema dei giovani è che la loro vita affettiva per la Chiesa scivola nel peccato.
Il messaggio di Cristo deve creare stupore, entrare nei cuori delle persone. Difficile che accada con il dito puntato contro.