martedì, aprile 28, 2020

Gorghi di stelle







Io credo che l'intelligenza si fermi dove non può. Ad esempio guardando il cielo e cercando di capire tra quei gorghi di stelle e buio dove si possa mai andare a finire. Ecco, lì l'intelligenza si ferma. Almeno per ora. Oltre quel limite noi ci andiamo col cuore, con la fede, con la speranza... sospiri, percezioni e presentimenti sono di altra sostanza, siamo su "un altro campo di gioco, e pure giocando un altro sport".
Certamente c'è altro, per carità, solo uno sciocco potrebbe negarlo.
Ma in base a cosa rinunciamo, vagando per le stelle e quel buio profondo, a figurarci altri mondi e altre costellazioni? In base a cosa, se non all'intelligenza?
Il culmine dell’intelligenza umana consiste nello sfondare, proiettandosi verso l’infinito mistero, anche gli spazi ristretti
nei quali spesso l’uomo è costretto a vivere.
Solo così la ragione “culmina nel sospiro e nel presentimento che l’infinito si riveli”.
Nel sospiro e nel presentimento che il mistero si riveli, l’intelligenza umana valica il proprio limite. Il sospiro è un modo di sentire le cose piene di attesa, di desiderio e di commozione.
Ma il sospiro non può che essere un desiderio velato di malinconia.
Il sospiro è trafitto da “gemiti inesprimibili”. Il presentimento è la facoltà positiva e liberamente impegnata di percepire che la realtà è un insieme di segni che rimandano ad altro; talvolta siamo in grado di scioglierli, ma spesso non ci è dato di farlo. Non per questo la ragione viene a soffrirne,
purché si adatti a riconoscere che oltre la realtà “c’è altro”, di cui la realtà è il segno visibile.

domenica, aprile 26, 2020

Amicizia Amore









Come si arriva all'amicizia?

Ho trovato due frasi folgoranti: la prima di Proust " L'amicizia è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano". La seconda: " L'amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni di immondizie!" ( Beckett).

Parto dalla prima frase: Ci sono stati momenti, nella mia vita in cui mi sono sentito condannato ad una solitudine senza rimedio. L'amicizia non è affatto una solitudine senza rimedio: il rimedio è proprio la possibilità di condividere con altri il cammino verso il proprio compimento. Questa per me è l'amicizia.

La seconda frase rappresenta una critica di Beckett a Proust . Certo ogni rapporto può essere vissuto con superficialità oppure con una comunione di destino così profonda che fa sentire la compagna, o il compagno, di cammino, veramente come un sostegno indispensabile: proprio un amico/a.

Sempre cercando qui e là ho trovato che un certo Aelredo di Rievaulx (1110-1167) ha scritto uno splendido trattato intitolato L'amicizia spirituale.

Aelredo è un realista, sa che "l'amicizia può essere carnale, mondana, spirituale. Quella carnale nasce dalla sintonia del vizio; quella mondana si accende per la speranza di un guadagno; quella spirituale si cementa tra coloro che sono buoni, in base a una uguaglianza di vita, abitudini, gusti, aspirazioni."

Considero quest'ultima la più realista. E aggiungo che nell'amicizia spirituale c'è un desiderio, un gusto di tenerezza di dolcezza che si potrebbe chiamare sentimento interiore, o più profondamente potremmo chiamarlo amore.

Ci sono esempi di persone che pensano che l'ideale sia vivere senza dover consolare nessuno, senza essere di peso o causa di dolore per chi hanno vicino, senza trarre gioia dal bene degli altri, stando bene attenti a non amare nessuno e a non curarsi di essere amati da qualcuno.

Questo è l'errore che impedisce la vera amicizia.



mercoledì, aprile 22, 2020

Liberarsi dalla paura







"Noi sappiamo bene che tutto il creato soffre e geme come una donna che partorisce".
Questa celebre affermazione di Paolo, che basta da sola a dar senso e spiegazione ad ogni dolore umano, non è radicata tanto su una concezione ottimistica della storia e della sua evoluzione, ma su un sapere irriducibile ad ogni scienza: quello di chi possiede già in sé un germe che anticipa e promette tutto il positivo sviluppo futuro.
Anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito gemiamo in noi stessi perché aspettiamo l'adozione a figli di Dio, la redenzione del nostro corpo".
E' questa primizia coscientemente posseduta che mette oggettivamente tutto l'universo in uno stato di impazienza.
Abbiamo così due affermazioni fondamentali.
La prima è che tutto il dolore umano e cosmico contiene in sé un'attesa impaziente di liberazione che, da un lato aggrava lo stesso dolore, ma dall'altro gli apre uno sbocco.
La seconda è che tale attesa è vissuta solo da coloro che hanno le primizie dello Spirito e perciò non ritengono più paragonabili alla gloria futura le sofferenze del momento presente.
"La gioia è causata dall’amore" (s. Tommaso d’Aquino). Gioia e amore camminano insieme. Chi non ama non può essere gioioso. La gioia è assente dove sono presenti l’egoismo e l’odio. La disperazione nasce dall’assenza dell’amore.
La gioia cristiana è una ridondanza dell’amore di Dio: non è una virtù distinta dall’amore, ma è un effetto dell’amore. Questa precisazione non è inutile ma indispensabile e fondamentale perché ci svela il motivo del fatto che molti cercano la gioia e non la trovano. Essi la cercano invano perché pensano che essa sia reperibile per se stessa. La gioia non ha consistenza in se stessa: ha la sua sorgente nell’amore, è un raggio dell’amore. 

lunedì, aprile 20, 2020

Ci spiano





E' comodo convivere con il bianco e con il nero.
Forse accade perché sono le 'scelte' a fare la differenza.
La maggior parte del mondo abituale sta con il nero e il bianco insieme, insomma un coperchio per ogni pentola pur di aver una vita tranquilla, ma l'adrenalina che distingue i giorni (spesso anche nella sofferenza) è la fedeltà a una 'scelta' che ti costringe a schierarti e a rimanere 'vivo', come diceva Oriana Fallaci, sempre con il fucile in mano alla finestra, a difesa dei tuoi valori.
Vero è che spesso le persone a sostegno delle stesse scelte, possono fare la differenza, anzi, ci sono momenti in cui sono necessari per non 'mollare' il 'passo', ma l'Amico per eccellenza è sempre uno solo e Lui non ci abbandona.
Alla fine è questione di punti di vista. Esser tracciati porta dei benefici, ma allo stesso tempo consente ad aziende private a fine di lucro di sapere molto di quel che facciamo, soprattutto se si naviga attraverso uno smartphone. E di darci risposte personalizzate che hanno un effetto collaterale non indifferente, come fa notare Pariser: "Quand'ero piccolo, sono cresciuto in un'area rurale del Maine, Internet era la finestra sul mondo. Oggi, con tutti questi sistemi di tracciamento, il web è su misura e si affaccia anche sul cortile di casa mia".

venerdì, aprile 17, 2020

Il coro dei lombardi





https://www.ilmeteo.it/notizie/coronavirus-ecco-perch-cos-tanti-morti-in-lombardia-inchiesta-corriere-della-sera

Sul Corriere.it viene pubblicata questa INCHIESTA che porta la firma di Milena Gabanelli e Simone Ravizza.
Tutto partì il 25 febbraio con 231 contagiati in Lombardia contro i 42 in Veneto e i 26 in Emilia Romagna, ma l’epidemia si è allargata esponenzialmente e a oggi si contano 11 lombardi morti ogni 10 mila abitanti, contro i 6 dell’Emilia Romagna e i 2 del Veneto. Dai dati dell’Istat emerge che a Milano la mortalità tra i residenti è esattamente il TRIPLO 90 dell’anno scorso, a Bergamo più di 5 VOLTE tanto, a Brescia 20 il QUADRUPLO!
Rianimazioni in crisi
Il sistema ospedaliero ormai diviso quasi equamente tra pubblico e privato va subito in crisi, è sufficiente pensare che a febbraio i posti letto in Terapia intensiva erano sottodimensionati (8,5 su 100 mila abitanti contro i 10 dell’Emilia e del Veneto): il sistema non regge e mentre ci si concentra nel potenziare le strutture ospedaliere, al personale medico e infermieristico non arrivano disposizioni chiare e mancano i dispositivi di protezione

martedì, aprile 14, 2020

Mancano le attrattive






Ho l'impressione che l'umanità stia correndo verso
qualcosa di sconosciuto e forse la causa è la paura di vivere.
Sta scomparendo la cultura della sostanza a favore
dell'apparenza, sia in campo professionale che umano.
Non conta più quello che si sa fare davvero o come ci si comporta,
ma solo come e quanto si appare, a qualsiasi costo,
con qualunque mezzo lecito o illecito.
Si è prodotta una cultura dell'Io a danno di quella del collettivo.
E' chiaro che nell'io tutto annega nella solitudine esistenziale,
compresi i valori effimeri che ne derivano.
I ragazzi seguono la strada che noi percorriamo davanti a loro:
deserte autostrade e cattedrali tra le dune.
Si sta diffondendo una distorsione per cui sembra
più interessante fingere ciò che non si è piuttosto che vivere
ciò che si è.
C'è una disaffezione nei confronti di noi stessi che credo
sia una conseguenza del fatto che oggi vengono
offerte milioni di sollecitazioni sulla realtà,
ma è molto difficile imbattersi nella proposta di un
significato della stessa. E senza significato la
realtà diventa arida, povera,
non provoca più alcuna attrattiva.
La ricerca dell'effimero avviene perché ai giovani abbiamo
dato tutto e non conoscono il sacrificio della conquista,
ma ciò è il risultato del boom economico periodo in
cui sono cresciuti genitori ed insegnanti che hanno
anticipato i loro desideri senza alcuna richiesta.
Così facendo si spegne il desiderio. Sì, anche della vita.

sabato, aprile 11, 2020

Credere





Lc 14,15-24

Un uomo fece una volta un grande banchetto e invitò molta gente. All'ora del pranzo mandò uno dei suoi servi a dire agli invitati: "Tutto è pronto, venite!". Ma, uno dopo l'altro, gli invitati cominciarono a scusarsi. Uno gli disse: "Ho comprato un terreno e devo andare a vederlo. Ti prego di scusarmi". Un altro gli disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e sto andando a provarli. Ti prego di scusarmi". Un terzo invitato gli disse: "Mi sono sposato da poco e perciò non posso venire".
Quel servo tornò dal suo padrone e gli riferì tutto. Il padrone di casa allora, pieno di sdegno, ordinò al suo servo: "Esci subito e va per le piazze e per le vie della città e fa' venire qui, al mio banchetto, i poveri e gli storpi, i ciechi e gli zoppi".
Più tardi il servo tornò dal padrone per dirgli: "Signore, ho eseguito il tuo ordine, ma c'è ancora posto".
Il padrone allora disse al servo: "Esci di nuovo e va' per i sentieri di campagna e lungo le siepi e spingi la gente a venire. Voglio che la mia casa sia piena di gente. Nessuno di quelli che ho invitato per primi parteciperà al mio banchetto, ve lo assicuro!".
Noi alla chiamata di Dio possiamo rispondere con un sì o con un no in base al principio del libero arbitrio. Quelli che dicono no si autoescludono. Il vangelo si riferisce ai farisei che alla fine ammazzarono Cristo portando ai limiti estremi il loro rifiuto alla chiamata di Dio.
Il perdono di Dio è in rapporto a un cambiamento di chi ha peccato. Senza questa condizione cosa dovrebbe perdonare Dio?
Gesù ci indica un modo di vivere in questo mondo per accettare l'invito di Dio. Non ci sono forzature, ma scelte. A noi viene posta la stessa domanda fatta da Cristo ai discepoli: "Chi credete che io sia?" Solo Pietro illuminato dallo Spirito Santo rispose adeguatamente: "Tu sei il Figlio del Dio vivente". Mi sembra esplicito che si diventa cristiani credendo senza riserve alla sequela: Incarnazione, Morte e Risurrezione.

martedì, aprile 07, 2020

L'inviato da Dio






Il potere della Chiesa se non è concepito e sostenuto dal contenuto della fede scade a ruolo di dominio.
Già san Paolo metteva in guardia i pastori della comunità primitiva dalla tentazione di spadroneggiare sul proprio gregge.
Esempio classico di tale dominio nella vita ecclesiastica è un certo modo di intendere ed attuare i piani pastorali stabiliti a tavolino dalle curie diocesane. Il potere, in questo caso, diventa gestione della vita altrui.
C'è anche l'assenza di una pedagogia integrale che accompagni la libertà dell'uomo nella adesione al messaggio di fede.
Si può dire che l'assenza di questo messaggio porta con sé una percezione rattrappita della pedagogia di sviluppo della fede cristiana. Pedagogia che viene così ridotta secolarissimamente ai contenuti della sociologia e della psicologia secondo un modello anglosassone.
Nello stesso tempo Il potere, non nella sua ontologia e quindi nella sua strutturale eticità, nella sua odierna realtà storico-politica, mostra una radicale inimicizia verso il senso religioso. Il potere attraverso gli strumenti d'invasione della coscienza non può non cercare di omologare il più possibile il popolo a valori che gli consentano di mantenere lo status quo e perpetrare il suo dominio.
La Chiesa ha il compito di trasmettere al mondo un annuncio che deve essere integrale e semplice. Integrale nel suo contenuto: Cristo è il Dio che si è fatto uomo. Semplice perché deve essere percepito nel suo significato, e può esserlo solo in proporzione alla corrispondenza che esso ha con i bisogni concreti della vita dell'uomo.

domenica, aprile 05, 2020

Permanere nella Verità








La coerenza molte volte scivola nella presunzione e nel continuo errore causato da pregiudizi e scelte sbagliate.
L'incoerenza è una negatività quando è l'effetto di un incapacità di permanere nelle scelte fatte che coinvolgono anche gli altri e affetti importanti.
L'incoerenza è soprattutto debolezza dell'uomo quando la nega in sé e la addita negli altri.
La forza dell'uomo non sta nella coerenza, ma nella verità che lo abita dalla quale non fugge, permettendo che venga alla luce.
La vera incoerenza, ed errore quindi, di un uomo sta nella presunzione di sapere, di controllare, di presumere la propria compiutezza, che altro non è che l'arroganza di determinare in base a quel che “tocca” di umano, finito, tangibile, circolare al proprio sé.
Come in tutte le esperienze meramente umane, quando si smette di “cercare”, allora si “trova”. quando cioè si pone limite alla propria ragione.
Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme del mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Quindi cade il concetto di coerenza. Solo la coscienza della propria identità, della propria debolezza, rende un uomo protagonista e coerente.











venerdì, aprile 03, 2020

Prima dell'alba











A volte nella solitudine c'è tristezza ma anche la felicità interiore che si trasforma in una forza unica per affrontare le sfide della vita contando solo sulle nostre forze. Ci vuole tanto coraggio ma alla fine ascoltando il cuore tutto prende vita

mercoledì, aprile 01, 2020

Momenti di felicità







Il "Sesso inutile" è il secondo libro scritto da Oriana Fallaci ed è anche uno dei miei preferiti. Pubblicato nel 1961, anche questa volta siamo di fronte ad un libro nato da un’inchiesta giornalistica che la Fallaci scrisse per L’Europeo. In quest’occasione, però, non ci sono divi né Hollywood né l’America. Questa volta ci sono semplicemente le donne. Le donne di tutto il mondo, con le loro debolezze e la loro forza, con le loro paure e i loro sogni.
Il viaggio che la Fallaci ci racconta in queste pagine è un “viaggio intorno alla donna”, come dice il sottotitolo del libro. Un viaggio che inizia in Pakistan e finisce a New York e ha come unico obiettivo quello di scoprire la ricetta della felicità delle donne. Le domande che si pone la Fallaci sono abbastanza semplici,forse scontate. Lei si chiede: quali sono le donne più felici? Le Pakistane che vivono tutta una vita dietro un velo, le giapponesi che vivono nella dedizione per il proprio marito e nel rispetto delle tradizioni o le malaysiane che vivono in un sistema matriarcale in cui sono completamente indipendenti dai loro uomini? E, soprattutto, la felicità per le donne può esistere davvero?