domenica 29 marzo 2020

Memoria













Verso mezzogiorno sono uscito per spostare la macchina. C'era il sole che non vedevo da tanto. Una grande luminosità. L'aria pulita fino a vedere il mare. Sono risalito a casa, infilato gli occhiali da sole, ma la nitidezza restava.

La domenica senza la messa per me non è una domenica.

venerdì 27 marzo 2020

Paure







L'incapacità di permanere nella scelta.



La paura di base è la morte che ci sfiora continuamente e potrebbe prenderci per un braccio e portarci nel Regno del nulla.

Solo chi è già morto non può temere di perdere la vita.

E' libero solo chi riesce a fare tutto senza farsi del male o farne agli altri.

E' libero chi nella sua coscienza sa come deve comportarsi, non si fa ingabbiare dal dubbio che porta quasi sempre all'errore.

giovedì 26 marzo 2020

Cinismo e politica






Il patrimonio che Antonio Gramsci ha lasciato all’Italia e alla sua cultura è veramente immenso. Era un patrimonio che avrebbe potuto andare disperso, date le condizioni politiche dell’Italia degli anni 30, in pieno fascismo e dato anche il fatto che, come è noto, Gramsci scrisse dal carcere i suoi “Quaderni”.
I “Quaderni del carcere” furono sottratti dalla cognata dalla camera della Clinica Quisisana di Roma dove Gramsci era spirato, e portati a Raffaele Mattioli che li custodì nelle ben munite casseforti della Banca Commerciale Italiana di cui era il presidente.

mercoledì 25 marzo 2020

Covid 19











È un post davvero illuminante, dovrebbero leggerlo tutti, soprattutto coloro che ancora non hanno capito la forza, la virulenza di questo killer.

Come tu sai io vivo nella prima zona-rossa da cui è partito il tutto quel famoso venerdì 21 febbraio. Pensavamo sì fosse una cosa “seria” ma non così devastante.

Sono morti uno dopo l’altro persone che si conoscevano, andati così, in fretta, in modo orrendo, soli, lontani dai propri cari. Il Cimitero non riesce a star dietro alle sepolture e le salme, che arrivano direttamente dagli ospedali già chiuse nelle bare, dopo una breve benedizione, restano nella camera mortuaria in attesa di sepoltura. Ogni giorno da oltre un mese si rincorrono notizie di morti e non solo fra “grandi” vecchi. Sono morti anche medici, sacerdoti e infermieri. Questo virus sta mandando in tilt il mondo, dopodiché chi rimarrà dovrà rassettare il tutto e ricominciare daccapo, speriamo che nel frattempo si abbia compreso quello che tu hai così ben espresso nel post.






























lunedì 23 marzo 2020

Cercare la verità





Adesso invece abbiamo anche troppo tempo per pensare.
Detto questo, il cercare la verità (una verità diciamo più oggettiva possibile) presuppone il confronto con gli altri, mettere in discussione le proprie convinzioni e soprattutto ragionare; prima del coronavirus non c'era appunto né il tempo né la voglia, mentre alcuni hanno sempre "ragionato" su slogan presi da terzi.
Temo che in effetti, finita l'emergenza, si tornerà a non cercare la verità, ma ad accontentarsi di finte verità precotte.
Spero di sbagliarmi :)

giovedì 19 marzo 2020

Er Colosseo







I miei genitori erano maestri di Scuola elementare e in particolare mio 
padre ( siciliano ) amava Roma. Si fece trasferire trascinandosi mia madre. La mia scuola era in una zona di Montesacro dove scorre l'Aniene, un affluente del Tevere. Il mio maestro si portava dietro un fiaschetto di vino e appena ubriaco io uscivo di scuola e andavo in un campetto vicino al fiume a giocare a pallone. Effettivamente Roma è bellissima e mio padre "stufarello". Dopo aver cambiato un paio di quartieri, bello il Testaccio, decise di tornare a Pescara. Il tragico fu che lui appena si accorse che io promosso in quinta era un vero "asino" mi retrocesse alla quarta. Tremendo, il mio maestro era lui. E teneva pure la bacchetta. Io a Roma avevo una fidanzatina, Liù. Ieri, rovistando in un vecchio armadio, ho trovato letterine affettuose che mi scriveva Liù.in quel posto sono ritornato una volta sola, dopo averlo lasciato, molti anni dopo. La Garbatella è  irriconoscibile, molte case allora piccole e colorate, non c'erano più, la campagna che prima era lì dietro l'angolo dell'ultima casa, scomparsa sotto una miriade di edifici costruiti ad alveare.
Era sparito anche il piccolo cinema dell'oratorio che proiettava vecchissimi film americani ( se ne potevano vedere due di seguito il sabato e la domenica per pochi soldi) e qualche film edificante in cui la bontà trionfava sempre alla fine. Il lieto fine era d'obbligo.
E si compravano anche lunghissime stringhe di liquirizia e bastoncini di legno dolce, da succhiare lentamente. Per la tristezza sono quasi scappato.
Ho percepito la sensazione acuta e dolorosa di aver perduto qualcosa per sempre.

lunedì 16 marzo 2020

Il narciso è un fiore?






Qualche individuo con personalità narcisistica l'ho conosciuto, ma con questo termine credo si possano includere persone dalle caratteristiche apparentemente molto lontane.
La categoria più innocua è quello dei narcisisti ignoranti e/o senza qualità: infatti non avendo i requisiti necessari, non possono nemmeno permettersi il loro atteggiamento: non sono cioè in grado di ammantarlo di una parvenza di fascino e invece di risultare attraenti, sono goffi e cadono nel ridicolo.
Più pericoloso è il narcisismo di chi comunque possiede un qualche carisma (capi di stato ma anche donne fatali, ad esempio).
C'è poi una forma di narcisismo patologico che si manifesta in forme verbali e comportamentali contraddittorie. Ho l'esperienza personalissima: un'amica con grossi problemi (border-line): aveva una pessima opinione di se stessa, consapevole della sua insicurezza e incapacità di avere relazioni normali con le persone, si crogiolava in questo stato e per alimentarlo, confermarlo e non metterlo in discussione (cosa che non aveva né voglia, né forza di fare) distruggeva il prossimo, lo svalutava, lo derideva, convincendosi che nessuno in fondo era migliore di lei e che lei anzi, nella sua consapevolezza di ciò che era, era migliore e più saggia degli altri. Insomma, si denigrava ma nella denigrazione si auto-celebrava.

venerdì 13 marzo 2020

Cum iudicio





Il ripetersi delle azioni donano punti di riferimento sia per i piccoli che per i grandi, tuttavia non bisogna fossilizzarsi, perché la vita muta di anno in anno, di mese in mese, di giorno in giorno, di attimo in attimo e dovremmo essere così elastici da saper accogliere il cambiamento.

mercoledì 11 marzo 2020

La crisi del linguaggio









Qualcuno ha scritto su una rivista che siamo un popolo di anoressici della lingua. La capacità di scrittura e anche di elaborazione del discorso compiuto sembrerebbero in crisi.
Le parole, le frasi, i periodi sono come degli sciancati.
Si scrive e si parla come si pensa.
Se si parla rachitico si pensa così, se si ha in bocca una lingua morta, anche il pensiero non è in buona salute.
Sarà vero?
Direi di sì perché pensare è sempre un'esperienza linguistica.
La povertà di linguaggio determina una sempre minore possibilità di colloquio sia con se stessi che, soprattutto, con gli altri.
E' uno strumento per capirsi e
come "colloquio" il linguaggio è essenziale.
Nel parlare insieme l'ascoltare è il presupposto di base e la capacità di ascoltare ha bisogno della parola.
In un tempo di linguaggio povero, stereotipato quello che viene messo in crisi è proprio la capacità di ascolto e di dialogo, la possibilità di capire; il parlare assume sempre più la struttura di un monologo e di un monologo povero in quanto non sufficientemente dotato di parole che riescano ad esprimere le proprie esperienze, i propri sentimenti i propri conflitti, la possibilità di mettersi in discussione.
Montaigne, faceva notare nei suoi saggi, che la preoccupazione principale e l’investimento degli educatori mira solo ad arredare la testa di conoscenze; si ignorano tranquillamente la capacità di giudizio e la virtù. Per questo, secondo il filosofo, è necessario modellare il pensare più che colmare il cervello di dati e di modi espressivi. L’impegnarsi a pensare bene, con rigore e sostanza, che Pascal nei suoi "Pensieri" considerava come il principio della morale.

lunedì 9 marzo 2020

La donna legge







Quelli che bruciano i libri hanno sempre qualche problema con le donne, perché sanno che i lettori più pericolosi sono le lettrici. Una mostra parigina di qualche anno fa si presentava con questo titolo: Les femmes qui lisent sont dangereuses, «Le donne che leggono sono pericolose». Nella logica dei piromani e dei censori, infatti, i libri imbottiscono di strane idee le teste di chi li legge. E se poi chi li legge è più esposto alle seduzioni della lettura, come appunto si insinua siano le donne, quelle strane idee possono diventare una polveriera ed esplodere.
E così, tra i libri «filosofici», quelli di teoria politica stavano insieme alla pornografia pura o mimetizzata, detta anche letteratura «libertina». Non dobbiamo stupirci, sostiene Darnton, se «Mirabeau, l’uomo che incarna lo spirito dell’89, è al contempo l’autore delle più volgari opere pornografiche e dei più audaci trattati politici del decennio che precede la Rivoluzione». Del resto, lo stesso Voltaire amava dire, con accostamento che parve (e forse pare tuttora, da un fronte opposto) sconveniente, che «le idee sono le mie puttane».
Ma quando quei libri «filosofici» dal fortissimo richiamo erotico cominciarono ad attirare un’ampia clientela femminile, tutto venne messo a soqquadro. I lettori maschi furono per lo più tentati dalla Rivoluzione, che si portava dietro anche una ventata trasgressiva di libertinismo. Le lettrici, invece, furono per lo più tentate dalla ribellione verso il ruolo loro assegnato dalla tradizione e dalla morale corrente.
Una blogger molto famosa, Rosemarie Urquico scrive: “Esci con una ragazza che legge. Esci con una ragazza che spende il suo denaro in libri anziché in vestiti. Lei ha problemi di spazio nell’armadio, ma perché ha troppi libri. Esci con una ragazza che ha una lista di libri che vuole leggere, che ha la tessera della biblioteca da quando aveva dodici anni. Trova una ragazza che legge. La riconoscerai perché avrà sempre un libro ancora da leggere nella borsa. È quella che scruta estasiata tra gli scaffali della libreria, e che non trattiene un grido di gioia quando trova il libro che cerca. Se la scopri ad annusare le pagine di un vecchio volume in un negozio di libri di seconda mano, è una Lettrice”.

sabato 7 marzo 2020

La Poesia è bella









Io non ho nessuna intenzione di definire la poesia, ma solo esaminare i suoi cambiamenti.
Dirò di più. Oggi la poesia è nei testi delle canzoni:

Guccini, De Gregori, Capossela, Vecchioni, Battisti, De Andrè, Graziani, Battiato, Fossati.




“Incontro” di Francesco Guccini

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei, la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.

Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante “dejà vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l’uno all’altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
“cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via”.
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste…

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri film:
come in un libro scritto male, lui s’era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto…

E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno… ”.
La poesia è dappertutto, anche quando ti fermi a margine del traffico convulso per guardare meglio un tramonto che tracima via. Poesia è un punto di vista. Certo quello più delicato. Peccato per chi ne è sprovvisto, o peggio, se ne vergogna.




Durante l'età arcaica in Grecia fiorì una vasta produzione di narrazioni epiche, oggi totalmente perdute perché tramandate oralmente. Esse raccontavano vicende riguardanti le imprese straordinarie, leggendarie o storiche, di un eroe o di un popolo, costituirono la materia a cui attinse Omero per la composizione dei suoi poemi. Fra l'VIII-VII secolo a.C. si sviluppò anche un'epica didascalica, di cui un esempio è il poema Opere e giorni di Esiodo, dedicato al lavoro umano e ai temi dell'onestà e della giustizia. Dopo il periodo classico, il genere epico conobbe nuova fortuna in epoche ellenistiche con le Argonautiche di Apollonio Rodio (ca 295-215 a.C). e in età imperiale con le Dionisiache di Nonno di Panopoli (V sec. a.C.).






giovedì 5 marzo 2020

La resilienza della flora











Di fronte alla mia abitazione, in una casetta ad un piano, racchiusa all'interno di una striscia di terra, abita un vecchietto. Quando questa parte di Pescara, quartiere Stadio, era campagna, il valore commerciale della zona era molto basso. Lui era il proprietario di diversi ettari di terreno. Poi sono arrivate le prime case, lo Stadio Adriatico, negozi e supermercati. L’anziano signore ha iniziato a vendere la sua terra. In ogni palazzo, e ne saranno almeno cinquanta, come controvalore dell’area edificabile ceduta, possiede almeno due o tre appartamenti. E’ senza dubbio un uomo ricco. Ma ha preferito restare nella sua piccola casa. Cucina quasi tutto alla brace. Sapori e odori antichi di buone pietanze arrivano a casa mia e un po’ d’invidia affiora nei miei pensieri. Ma volevo parlarvi di un’altra cosa. Un albero, il pioppo nero. Quando ho acquistato il mio appartamento, nel suo terreno lui troneggiava , altissimo. Le foglie del pioppo sono sempre agitate. Non stanno ferme un attimo. Solo quando all'anticiclone delle Azzorre, si sostituisce una situazione climatica, caratterizzata dalla presenza d’aria calda africana, le foglie del pioppo si riposano e restano immobili. Forse si addormentano. Ho l’impressione che per sorte malvagia potrebbero morire. Un po’ alla volta il pioppo ha cominciato ad inclinarsi e il proprietario ha tagliato diversi rami. Tutto questo non è stato sufficiente ad impedire che lo scorso anno diventasse necessario recidere quasi radicalmente l’albero. E’ rimasto un grosso tronco alto circa tre metri. Io, dal balcone di casa, ho assistito impotente e malinconico alla fine del pioppo. Invece, con l’avvicinarsi della primavera, stupito, ho visto che da quel moncone d’albero gigante, iniziavano a crescere le prime foglie. Ciao pioppo tremulo.











lunedì 2 marzo 2020

Il dialogo nel contrasto







Sono convinto che il mondo vada avanti anche grazie ai contrasti. Contrasti nel senso più positivo del termine, ovvero le diversità di pensiero. Certo io difendo il mio modo di vedere, ma rispetto (e chiedo rispetto a mia volta per le mie opinioni) il pensiero altrui. Posso biasimarlo in certi casi, ma alla fine credo che tra bianco e nero ci siano numerose sfumature e c'è sempre da imparare da tutti.
Mi danno fastidio quelli che preferiscono aggredire, cercando di neutralizzare con duelli di dialettica il punto di vista diverso dal loro ,come del resto ho visto succedere. Prepotenza mascherata da dialogo costruttivo. Ma non ci può essere dialogo se non c'è rispetto per l'interlocutore. Del resto però non è positiva neppure un'eccessiva accondiscendenza, o meglio deve essere davvero sentita, ci deve essere una reale affinità elettiva, non un modo per "aggregarsi" e compiacere gli altri a tutti i costi annullando la propria personalità.
Le divergenze d'opinione ci sono e ci saranno sempre, siamo unici e di conseguenza diversi.
Sono le imposizioni delle proprie idee sugli altri che non vanno bene.
A volte si sbaglia e non ce ne accorgiamo, serve sempre qualcuno pronto a correggerci, sempre nel rispetto della sensibilità altrui.


Bisogna impegnarsi a scovare la piccola parte di buono che è negli altri e procedere con cautela, anche perché noi non siamo santi.
Basta poco per farsi inimicizie. A me è capitato e mi dispiace.