venerdì 30 agosto 2019

Il delitto perfetto








Non ho molto tempo per scrivere. Solo qualche riflessione.
Ieri sera su Sky ho visto un film "Match Point", diretto da Woody Allen. Un thriller influenzato dal romanzo "Delitto e castigo" di Fëdor Dostoevskij. La protagonista è Scarlett Johannson. Indubbiamente è bella e sensuale grazie allo sguardo e alle labbra carnose. In effetti è piccolina, alta solo 1,6, ma nelle scene di sesso lo spettatore vede gambe lunghissime, mai collegate con il suo viso. E' chiaro che appartegono a altre donne.
Qual è la cosa che i fan dicono più spesso a Scarlett Johansson dopo averla conosciuta e vista dal vivo? A quanto pare, in molti le fanno notare che è molto più bassa di come appare nello schermo.
Il film racconta la tragica storia d'amore di Chris che sposa una ragazza molto ricca, ma non c'è passione verso la donna. Dall'incontro di Nola (Scarlett Johansson) nasce una storia extraconiugale, magica inizialmente ma tragica alla fine. Come liberarsi dall'amante? Incredibile. Decide di ammazzarla ideando il delitto perfetto.
Conosciamo tutti la visione pessimistica di Woody Allen. 
Il film è da vedere.

mercoledì 21 agosto 2019

Io ci sarò







Isaac Newton è uno scienziato particolare. Era mosso da una grande passione per la faccia misteriosa della realtà, quella che la scienza ha sempre bollato di 'superstizione': l'alchimia. E questa inquietudine scientifica si è accompagnata a un amore per lo studio dei testi sacri che ha fatto dello scienziato anche un discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d'Occidente.
Una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che l'ha accompagnato durante tutta la sua vita di scienziato: pare che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Una questione etica lo muoveva: l'idea che anticipare il futuro ci avrebbe consentito di evitare errori, guerre e disastri. Che la profezia avrebbe salvato il bene, insomma, almeno fino all'ultimo giorno. E così si accumulavano i fogli fitti di calcoli e congetture sulla data più probabile del giorno del Giudizio. Senza che mai, però, arrivasse a fissare un anno preciso. Ragioni di prudenza, di responsabilità o forse semplicemente di coerenza scientifica. Fatto sta che a un certo punto, proprio pochi anni prima di morire, si convinse che la data poteva essere ricostruita con esattezza a partire dalle parole del profeta Daniele.
Isaac Newton, che scoprì, casualmente, grazie ad una mela, l'esistenza della forza di gravità, aveva anche delle doti di veggente. Insomma, per farla breve, tenetevi pronti. Secondo lo scienziato il mondo finirà nel 2060.

martedì 13 agosto 2019

Il fallimento del rischio educativo








Secondo me la carenza di valori si fa sentire anche nelle scuole, luogo in cui, dopo la famiglia, si dovrebbero formare gli adulti di domani. A parte che, da quel che vedo, anche la componente prettamente nozionistica è carente, ma manca anche un collegamento con la realtà pratica, che dovrebbe stimolare l'apprendimento.
Ma, la cosa più grave è che si insegna solo, senza educare...educare non significa fare un un'ora di educazione civica, significa formare, cogliendo ogni occasione utile. Bisogna invogliare i ragazzi a interessare a ciò che li circonda, a formarsi una coscienza critica. E' vero, si lamenta la mancanza di tecnici, ma anche dietro ai tecnici ci devono essere delle persone, prima di tutto.
Forse negli anni che sono passati si è fatta un po' di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere siamo caduti in confusione sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.

 Il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare una identità, una risposta alla vita.
Un essere "veri" e profondamente se stessi.
E come si può quindi trasferire con decisione quello che si è appreso a dei giovani ormai diventati adulti?



martedì 6 agosto 2019

Il fatto nuovo







Lentamente Cristo colloca la sua persona al centro dell'affettività e della libertà dell'uomo.
E' commovente la questione, è l'aspetto più commovente di tutto quanto il fatto cristiano, cioè la storia cristiana.
La vocazione in cui Cristo ci ha bloccati, in questo essere bloccati ha già dentro tutto.
Dove sei, dove uno vive queste cose, entrano flotti di umanità diversa. Altrimenti le cose restano immutate, in tutti i sensi, e sembrano dar vigore e ragione alla superbia, alla pretesa, alla presunzione, al fariseismo.
La vocazione è un grido di battaglia, non come un posteggio, un posteggio in cantina.
Se si va a insegnare, se si va a lavorare in banca e si stabiliscono rapporti con gli altri compagni di lavoro, qualsiasi cosa si faccia, per quanti rapporti si tessano, questa battaglia è lo scopo.
E' la battaglia del nuovo contro il vecchio.
Per questo è la vera rivoluzione.
Anche ai tempi di Stalin tutti gridavano: "Rivoluzione!", e tutto sembrava rivoluzionario, animato da imperiosa volontà di rivoluzione.
Son finiti negli accusati schemi dei propri avversari, identificandosi con essi.
Nell'antico Israele Dio aveva dato al suo popolo una legge.
La legge mosaica decadde (ma non negli insegnamenti)con l'avvento e il sacrificio di Cristo Gesù.
Ora il vero credente ha una nuova legge da seguire nella propria vita: quella del Cristo, che se imitata porta al Padre, di cui siamo fatti a immagine. Secondo me non andrebbe intesa come religione ma proprio come un modo di vivere.
Questo è il passaggio che i non credenti non comprendono e perdono tempo negando Cristo inutilmente.

venerdì 2 agosto 2019

Manca la spinta propulsiva






I bisogni e i desideri di oggi sono per lo più a consumo immediato. Anche per questo si cresce e si matura poco, perché manca il senso della prospettiva, del fare le cose per poi guadagnarsi un vantaggio di qualche tipo.
Ora il vantaggio lo si ottiene subito, spesso senza alcuna fatica.