sabato, dicembre 28, 2019

La Mente sa difendersi




     
Ho la mania di cercare sempre il buono nelle vicende della vita, escludendo tutto ciò che mi fa o mi ha fatto soffrire.
Cancello o cerco di cancellare i ricordi negativi, cosa da un lato positiva per non deprimermi e deprimere, dall'altra negativa perché vivo una specie di sdoppiamento che mi fa molto soffrire quando cade la maschera.
Ho una pessima memoria per i nomi e per le cose di poco conto, ma ottima per ciò che a caratteri di fuoco ho stampato nell'anima.

domenica, dicembre 22, 2019

La vita va vissuta







Purtroppo l'uomo fa cose buone e altre cattive.
La vita è fatta delle relazioni che sappiamo costruire, ma poi all'interno di queste relazioni finiamo spesso per ferirci l'uno con l'altro proprio per un egoismo che sembra naturale e innato all'uomo.
Questa è la visione negativa (peraltro celebrata in una famosa serie televisiva recente).
L'amore invece (non solo quello che porta al fidanzamento o al matrimonio, ma l'amore in generale) è una bella medicina perché ci fa andare oltre al nostro innato egoismo.

sabato, dicembre 21, 2019

Paula e le zanzare





Io non vado tanto d'accordo con gli animali ma
penso che le zanzare femmine hanno
preso una cotta tremenda per il bel Gus.
Non so né il perché, né il per come,
ma il fatto è che le zanzare femmine si sono
innamorate di me.
Un amore violento fatto di morsi e succhiamento di
i sangue.
Mi andrebbe anche bene, in fondo è un donarsi,
ma l'esagerazione , anche se è frutto dell'amore
può anche scocciare.
Ho acquistato un prodotto della Bayer, un prodotto
umanitario. Nebulizzato stordisce le mie amiche
che svolazzano ma non hanno la forza di pungere.
Una tristezza.
Ieri sera mi sono commosso.
Ho allungato il braccio e la zanzarina più bella
si è adagiata sul mio polso.
Con le forse residue che le erano rimaste
è riuscita a pizzicare.
Ora ho un ponfetto simpatico.
Pizzica pure, ma cosa non si fa per l'amata.
La zanzarina ha ringraziato e mi ha promesso
che tornerà a baciarmi.




martedì, dicembre 17, 2019

Una scrittrice autentica







Diventammo subito amici, noi amici impossibili. Cioè io donna normale e tu uomo anormale, almeno secondo i canoni ipocriti della cosiddetta civiltà, io innamorata della vita e tu innamorato della morte. Io così dura e tu così dolce.
V’era una dolcezza femminea in te, una gentilezza femminea. Anche la tua voce del resto aveva un che di femmineo, e ciò era strano perché i tuoi lineamenti erano i lineamenti di un uomo: secchi, feroci.
Sì esisteva una nascosta ferocia sui tuoi zigomi forti, sul tuo naso da pugile, sulle tue labbra sottili, una crudeltà clandestina. Ed essa si trasmetteva al tuo corpo piccolo e magro, alla tua andatura maschia, scattante, da belva che salta addosso e morde. Però quando parlavi o sorridevi o muovevi le mani diventavi gentile come una donna, soave come una donna.
Ed io mi sentivo quasi imbarazzata a provare quel misterioso trasporto per te. Pensavo: in fondo è lo stesso che sentirsi attratta da una donna.
Come due donne, non un uomo e una donna, andavamo a comprare pantaloni per Ninetto, giubbotti per Ninetto, e tu parlavi di lui quasi fosse stato tuo figlio: partorito dal tuo ventre, e non seminato dal tuo seme. Quasi tu fossi geloso della maternità che rimproveravi a tua madre, a noi donne. Per Ninetto, in un negozio del Village, ti invaghisti di una camicia che era la copia esatta delle camicie in uso a Sing Sing. Sul taschino sinistro era scritto: "Prigione di Stato. Galeotto numero 3678". La provasti ripetendo: «Deliziosa, gli piacerà».
Poi uscimmo e per strada v’era un corteo a favore della guerra in Vietnam, ricordi? Tipi di mezza età alzavan cartelli su cui era scritto: "Bombardate Hanoi" e ci restasti male. Da una settimana ti affannavi a spiegarmi che il vero momento rivoluzionario non era in Cina né in Russia ma in America.
«Vai a Mosca, vai a Praga, vai a Budapest e avverti che lì la rivoluzione è fallita: il socialismo ha messo al potere una classe di dirigenti e l’operaio non è padrone del proprio destino. Vai in Francia, in Italia, e ti accorgi che il comunista europeo è un uomo vuoto. Vieni in America e scopri la sinistra più bella che un marxista come me possa scoprire. I rivoluzionari di qui fanno venire in mente i primi cristiani, v’è in essi la stessa assolutezza di Cristo. M’è venuta un’idea: trasferire in America il mio film su San Paolo».
Della cultura americana assolvevi quasi tutto, ma quanto soffristi la sera in cui due studen-tesse americane ti chiesero chi fosse il tuo poeta preferito, tu rispondesti naturalmente Rimbaud, e le due ignoravano chi fosse Rimbaud. Per questo lasciasti New York così insoddisfatto? [...]
Dicono che tu fossi capace d’essere allegro, chiassoso, e che per questo ti piacesse la compagnia della gioventù: giocare a calcio, ad esempio, coi ragazzi delle borgate. Ma io non ti ho mai visto così.
La malinconia te la portavi addosso come un profumo e la tragedia era l’unica situa-zione umana che tu capissi veramente. Se una persona non era infelice, non ti interessava. Ricordo con quale affetto, un giorno, ti chinasti su me e mi stringesti un polso e mormorasti: «Anche tu, quanto a disperazione, non scherzi!» Forse per questo il destino ci fece incontrare di nuovo, anni dopo. Fu a Rio de Janeiro, dov’eri venuto con Maria Callas: in vacanza. [...]
Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di San Francesco. Una volta mi hai parlato anche di Sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva Sant’Agostino.
È stato quando mi hai recitato a me-moria il paragrafo in cui Sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ed ho compreso in quell’occasione che cercavi il peccato per cercar la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza.
Però ciò che mi dicesti su Gesù Cristo e su San Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel mio libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: «Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?»
Anche tu eri fatto d’amore. La tua virtù più spontanea era la generosità. Non sapevi mai dire no. Regalavi a piene mani a chiunque chiedesse: sia che si trattasse di soldi, sia che si trattasse di lavoro, sia che si trattasse di amicizia.
Ci ritrovammo per questo, rammenti. Riprendemmo a vederci quando lui fu scarcerato e venne in esilio in Italia. Andavamo spesso a cena, tutti e tre. E mangiare con te era sempre una festa, perché a mangiare con te non ci si annoiava mai. Una sera, in quel ristorante che ti piaceva per le mozzarelle, venne anche Ninetto. Ti chiamava "babbo". E tu lo trattavi proprio come un babbo tratta suo figlio, partorito dal suo ventre e non dal suo seme.
Lasciarti dopo cena, invece, era uno strazio. Perché sapevamo dove andavi, ogni volta. E, ogni volta, era come vederti correre a un appuntamento con la morte. Ogni volta io avrei voluto agguantarti per il giubbotto, trattenerti, implorarti, ripeterti ciò che ti avevo detto a New York: «Ti farai tagliare la gola, Pier Paolo!». Avrei voluto gridarti che non ne avevi il diritto perché la tua vita non apparteneva a te e basta, alla tua sete di salvezza e basta. Apparteneva a tutti noi. E noi ne avevamo bisogno. Non esisteva nessun altro in Italia capace di svelare la verità come la svelavi tu, capace di farci pensare come ci facevi pensare tu, di educarci alla coscienza civile come ci educavi tu. E ti odiavo quando ti allontanavi su quella automobile con cui i tre teppisti t’avrebbero schiacciato il cuore. Ti maledicevo. Ma poi l’odio si spingeva in un’ammirazione pazza, ed esclamavo: «Che uomo coraggioso!» Non parlo del tuo coraggio morale, ora, cioè di quello che ti faceva scrivere in cambio di contumelie, incomprensioni, offese, vendette. Parlo del tuo coraggio fisico. Bisognava avere un gran fegato per frequentare la melma che frequentavi tu, di notte. Il fegato dei cristiani che insultati e sbeffeggiati entrano nel Colosseo per farsi sbranare dai leoni.
Ventiquattr’ore prima che ti sbranassero, venni a Roma con Panagulis. Ci venni decisa a vederti, risponderti a voce su ciò che mi avevi scritto. Era un venerdì. E Panagulis ti telefonò da casa mia, alla terza cifra si inseriva una voce che scandiva: «Attenzione. A causa del sabotaggio avvenuto nei giorni scorsi alla centrale dell’Eur il servizio dei numeri che incominciano col 59 è temporaneamente sospeso». L’indomani accadde lo stesso. Ci dispiacque perché credevamo di venire a cena con te, sabato sera, ma ci consolammo pensando che saremmo riusciti a vederti domenica mattina.
Per domenica avevamo dato appuntamento a Giancarlo Pajetta e Miriam Mafai in piazza Navona: prendiamo un aperitivo e poi andiamo a mangiare. Così verso le dieci ti telefonammo di nuovo. Ma, di nuovo, si inserì quella voce che scandiva: attenzione, a causa del sabotaggio il numero non funziona.
E a piazza Navona andammo senza di te. Era una bella giornata, una giornata piena di sole. Seduti al bar ‘Tre Scalini’ ci mettemmo a parlare di Franco che non muore mai, ed io pensavo: mi sarebbe piaciuto sentir Pier Paolo parlare di Franco che non muore mai. Poi si avvicinò un ragazzo che vendeva l’Unità e disse a Pajetta: «Hanno ammazzato Pasolini».
Lo disse sorridendo, quasi annunciasse la sconfitta di una squadra di calcio. Pajetta non capì. O non volle capire? Alzò una fronte aggrottata, brontolò: «Chi? Hanno ammazzato chi?» E il ragazzo: «Pasolini». E io, assurdamente: «Pasolini chi?» E il ragazzo: «Come chi? Come Pasolini chi? Pasolini Pier Paolo». E Panagulis disse: «Non è vero». E Miriam Mafai disse: «È uno scherzo». Però allo stesso tempo si alzò e corse a telefonare per chiedere se fosse uno scherzo. Tornò quasi subito col viso pallido. «È vero. L’hanno ammazzato davvero».
In mezzo alla piazza un giullare coi pantaloni verdi suonava un piffero lungo. Suonando ballava alzando in modo grottesco le gambe fasciate dai pantaloni verdi, e la gente rideva. «L’hanno ammazzato a Ostia, stanotte», aggiunse Miriam.
Qualcuno rise più forte perché il giullare ora agitava il piffero e cantava una canzone assurda. Cantava: «L’amore è morto, virgola, l’amore è morto, punto! Così io ti piango, virgola, così io ti piango, punto! »
Non andammo a mangiare. Pajetta e la Mafai si allontanarono con la testa china, io e Panagulis ci mettemmo a camminare senza sapere dove. In una strada deserta c’era un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero? È vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?» E il giovanotto rispose: «Di Pasolini. Pasolini ammazzato». E la padrona del bar gridò: «Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! Ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio di immondizia e solo dopo che t’ebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se dico che non eri un uomo, eri una luce, e una luce s’è spenta?
Oriana Fallaci
Roma, novembre 1975

domenica, dicembre 15, 2019

Dio e Scienza








L’etimologia della parola “illuminismo”è fondata sulla metafora della “luce”, dopo le tenebre la luce- luce che rischiara le menti.
Caratteristica principale dell’illuminismo è la fiducia nella ragione.
Mettendo al centro gli interessi dell’uomo e le sue capacità, quindi fiducia nelle capacità razionali e nel progresso scientifico. Addirittura una corrente vedeva nell’esistenza di Dio un ostacolo al progresso.
"La filosofia può rispondere alla domanda: esiste Dio? Il vangelo risponde all'interrogativo: chi è Dio? La Rivelazione ci fa entrare all'interno, svelandocene essenza e segreti, di quel Dio di cui la ragione ha ammesso l'esistenza" (Jean Guitton)
A questo proposito mi viene alla mente il brano del Vangelo di Giovanni:
Gv,19, 8-11
All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.

venerdì, dicembre 13, 2019

Togliersi gus di torno











Descrizione di una serata in casa gus.

Per vedere un film di Gérard Depardieu ho lasciato la cucina senza sparecchiare.
La mia cena era a base di 200 grammi di filetto di vitello da cuocere con la piastra antiaderente, possibilmente al sangue, per usufruire di tutte le proteine nobili della carne. Questo tipo di cucina riscalda l'ambiente che diventa caldo come un forno crematorio ( enfatizzazione per dare l'idea di uno che cena e suda).
Purtroppo non sono bravo in cucina, e combino pasticci.
Non accetto nemmeno questa solitudine.
Quando è morta Bruna, il 28 febbraio 2011, mia figlia Lisa
che vive e lavora a Brescia è restata 15 giorni nella nostra casa
per tenermi compagnia e organizzare la mia vita da vedovo.
Il primo problema è stato quello di trovare una colf, non solo
per le pulizie di casa, ma soprattutto per la spesa e la cucina.
Da noi lavorava una signora ucraina, Zoryana, ucraina, sposata
e con un figlio di 10 anni. 
Con tanta pazienza Lisa ha preparato il menù per tutti i giorni, 
escludendo
la domenica perché mi aspettava mio figlio Giuseppe
che lavora a Padova, ma torna a Pescara, generalmente 
il venerdì.
Un lavoro certosino da dietologa.
Zoryana ha imparato abbastanza.
In questa dieta Lisa aveva escluso le carni rosse e
consigliato il petto di pollo.
Un errore grave per il fatto che vitello e manzo
hanno proteine nobili che rinforzano i polpacci
delle gambe.
In un anno sono stato male per una tendinite
nella zona achillea e per ben tre volte sono stato
colpito dalla lombo sciatalgia. Dolorosa, anche
restando a letto. 
Il mio medico mi  ha sconsigliato di usare i farmaci non
steroidi tipo Voltaren e Brufen che causano infiammazione
dello stomaco. 
Come cura il dottore ha suggerito la fisioterapia, in particolare
l'Elettroterapia e gli Ultrasuoni.
Un ciclo di cura di 12 giorni guarisce la lombo sciatalgia.
Ho ricominciato a mangiare le carni rosse come  l'Angus,
il nodino di vitello, il girello di Alessandria e la carne
più pregiata, il filetto di vitello.
Come per magia è scomparsa la lombo sciatalgia.
E' una sciocca diceria credere che le carni rosse possano
causare il cancro.










martedì, dicembre 10, 2019

Memoria







Non ho mangiato troppo. Non sono nemmeno particolarmente nervoso. Ho cominciato a girare per casa, ho raddrizzato qualche quadro ( storti mi danno fastidio), ho bevuto un grosso bicchiere d'acqua fresca.
Ho intravisto dalla finestra la luna un po' appannata e qualche stella.
Con un' occhiata ho scorso i titoli dei libri ammonticchiati sul tavolino, che prima o poi leggerò.
Mi sono seduto sul divano e ho chiuso gli occhi.
Queste donne ombrelline mi sono antipatiche.
Questo pensiero è arrivato all'improvviso, non so da dove né perché.
Nessun presagio, nessun evento particolare, nessun incontro. Niente di niente.
Chissà da quanto tempo stava lì in agguato, inascoltato, disperso in mezzo a mille altre sensazioni, immagini, ricordi, suggestioni diverse.
Ma ormai è lì, indietro non si torna.
Né posso far finta che non ci sia.
Me ne assumo la responsabilità.
Viene proprio da me, nessuno me lo ha suggerito, non c'è l'ombra del risentimento né motivi di rivalsa o di frustrazione. No.
Le donne wags, le veline, mi sono " naturalmente" antipatiche.


P.S.

L'immagine del post è un regalo. 
Una foto scattata al molo di Pescara,
senza far scorrere la pellicola per
ottenere l'immagine di Bruna sfocata.
Forse un presentimento.
Lì ho qualche anno in più della
foto classica di profilo.

lunedì, dicembre 09, 2019

Manca l'educazione





Quando l'uomo comincia a cercare la libertà senza sconfina travolge tutto e la responsabilità evapora nel nulla della libertà.

giovedì, dicembre 05, 2019

Il fruscio dei campi








Ma c’è la luna a quest’ora del mattino? Abiti in un paese della fantasia? A meno che  tante sono le emozioni di ieri sera da risentirle stamani?
Anche a me succede così! Non mi soffermo nella notte per raccontare gli istanti magici, per non disturbare il sonno di chi dovrebbe dormire accanto a me, eppure si sarà alzata e non c'è.
Nella via dove abito, luogo di periferia, ma dove si transita per arrivare a svincoli strategici per raggiungere la superstrada, e poi autostrade, non c’è silenzio, per lo meno non prima delle tre di notte.
Io mi corico per meditare, pregare, ricordare. Le finestre in questa stagione non sono naturalmente aperte, ma le serrande non sono abbassate. Un lampione che mi infastidisce non poco, esattamente all’altezza dei miei occhi, l’udito inquinato dal via vai delle auto con i finestrini spalancati e con la musica a palla, i gridolini di quelli che passeggiano in bici, l’abbaiare dei cani, ovviamente disturbati dal traffico incessante.
Quando tutto intorno il silenzio, finalmente, è riuscito a scacciare il frastuono sciolgo le briglie dei miei pensieri, vago nel cielo notturno. E i ricordi danzano.
Ascolto il fruscio dei campi dove il grano non riesce a dormire. Il giorno fu pieno di lampi, ma ora il tuono è già lontano.
La luna nasconde i suoi occhi, come donna innamorata, il fiume l'aspetta nell'acqua e una notte l'ha baciata.
I rumori infastidiscono mentre nel silenzio viene favorita anche la meditazione. La notte io risolvo situazioni difficili e accetto la realtà che a volte diventa un pensiero ricorrente fastidioso. Mi piace immaginare un rapporto d'amore nel creato.


lunedì, dicembre 02, 2019

Una risposta per la propria vita






Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. 





Dal libro della Sapienza (7,7-11)




Il significato biblico di sapienza dà risalto
al sano giudizio,
basato su conoscenza e intendimento;
 per risolvere problemi, evitare o prevenire pericoli,
raggiungere certi obiettivi o dare consigli ad
altri su come farlo.
È il contrario di stupidità e stoltezza
alle quali è spesso contrapposta.




La differenza tra i Comandamenti dell'Essere e del Fare
Il nostro Fare sia espressione del nostro Essere


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».


Due Passi della parola importantissimi.
Leggendo il Vangelo si nota che Cristo al giovane ricco nomina diversi Comandamenti, ma non tutti. Si tratta dei comandamenti del “Fare”.
Non vengono nominati i Comandamenti dell'Essere (Non avrai altro Dio fuori di me, Ama il prossimo tuo come te stesso, Non nominare il nome di Dio invano, Ricordati di santificare le feste, Non desiderare la donna d'altri, Non desiderare la roba d'altri)






giovedì, novembre 28, 2019

L'ultimo tango a Parigi






Marlon Brando forse è il miglior attore mai esistito, anche se
Al Pacino e De Niro sono alla sua altezza.
Per caso su Cinema di Sky ho visto che davano il film 
"L'ultimo tango a Parigi".
Non l'avevo visto e mi ha incuriosito.
Il film è stato restaurato magnificamente e dal 2018 è
di nuovo nelle sale cinematografiche.
Sapete che per questo film qualcuno è finito in carcere.
Dopo diverse traversie l'ultimo tango è stato sdoganato.
Ebbene, devo dire che si tratta di un film didascalico.
L'incontro di un uomo e una donna che vivono
una storia esclusivamente di sesso, senza amore,
non può che finire tragicamente. 
La storia finisce con la donna che ammazza l'amante focoso.
Il film è passato alla storia. Occupa il quarantottesimo posto
nella classifica dei 100 film di tutti i tempi.

Siamo un popolo di maleducati







Parole come famiglia, collettivo, tribù, sono lentamente sfumate: il senso di comunità è stato sostituito da uno spirito competitivo che ci fa preferire i termini «auto», «mio», «personalizzata» oltre a inglesismi performanti come «standout».
La coppia di studiosi americani Pelin e Selin Kesebir hanno scoperto che l’uso di parole come «coraggio» e «forza d’animo» è diminuito del 66 per cento, quello di «gratitudine» e «apprezzamento» del 49 per cento. Nel frattempo, l’utilizzo di parole associate con la capacità di produrre, come «disciplina» e «affidabilità» è invece aumentato.
Usando un immaginario contaparole durante le nostre conversazioni quotidiane potremmo probabilmente mettere al primo posto la parola «io» (incipit di molte conversazioni), seguita da avverbi perentori come «assolutamente» (sì e no, vale in ogni direzione). Con il risultato di rimanere sorpresi quando ci imbattiamo in parole come «compassione», «gratitudine», «cortesia» e «umiltà».
«Qualche sera fa ero al concerto di Cat Power ed è stato toccante sentire il mio vicino chiedermi, prima di accendere una sigaretta: “permette?”», racconta lo scrittore Mauro Covacich mentre passa in rassegna la scomparsa di altre parole cortesi. «C’è ancora qualcuno che quando risponde al telefono dice “pronto”? Riconoscendo già il nostro interlocutore dal nome che appare sul display abbiamo abbandonato quella formula di attenzione e esclusiva disponibilità che l’essere “pronti” prevedeva».
Dietro alla scomparsa di alcuni termini e delle formule cortesi, «che fanno tanto azzimato», c’è la logica efficientista. «È come se parlassimo un linguaggio “palestrato”, tecnofunzionale, un modo di esprimersi che somiglia a un corpo costruito in laboratorio: dobbiamo mostrare i muscoli e certi modi di esprimersi sono utili a questo», osserva lo scrittore triestino.
Al punto che anche l’uso di parole sconvenienti può diventare un modo incisivo di esprimersi. È fresco di stampa il libro della studiosa britannica Melissa Mohr (una laurea in letteratura inglese e a una specializzazione su Medioevo e Rinascimento) «Holy Sh*t», in cui si cerca di capire come le oscenità si siano impossessate del nostro modo di comunicare: la conclusione è a sorpresa assolutoria, l’imprecazione ha un suo scopo sociale e insultare una persona evita di canalizzare la rabbia in modi più gravi.
La parola colorita può imporsi anche in contesti più che formali: la cancelliera Angela Merkel parlando di una polemica ha usato pubblicamente la parola «Shitstorm» (tempesta di m…), appena ammessa anche nell’autorevole dizionario Duden, che registra i mutamenti della lingua tedesca.
«L’uso in politica di termini “giovani” è uno stratagemma per sembrare meno distanti, più alla mano», osserva Covacich. «Ma in realtà, quello che in ambito letterario può essere funzionale al tratteggio di un personaggio, nel colloquio di tutti i giorni è una caduta rispetto alla proprietà di linguaggio».


sabato, novembre 23, 2019

La morte del pensiero lungo










Il precursore del pensiero corto si chiama Nietzsche ⟨nìčë⟩, Friedrich Wilhelm. - Filosofo (Röcken, presso Lützen, 1844 - Weimar 1900). Nella sua opera convivono una violenta critica distruttiva verso il passato (la tradizione filosofica, morale e religiosa dell'Occidente da Socrate in poi) e un appassionato appello al futuro, alla creazione di un uomo nuovo capace di affrontare la tragicità della vita senza bisogno di certezze filosofiche o religiose. Le sue idee antidemocratiche e l'esaltazione della volontà di potenza ne favorirono la strumentalizzazione da parte del nazismo.

martedì, novembre 19, 2019

L'obsolescenza dell'amore








Il Potere sceglie per gli altri. Con il divorzio si creano due famiglie, due case, due automobili, gli avvocati si ingrassano.
Il Potere coincide con il capitalismo che si basa sui consumi.
Malgrado questa libertà che proclami aumentano i femminicidi, stupri e violenze in casa e fuori.

giovedì, novembre 14, 2019

La nebbia del passato








Tutto quello che c'è da sapere sugli adware
Come avviene l'attacco. Durante la navigazione online con il browser fidato, a un certo punto si assiste all'assalto di finestre pubblicitarie che compaiono all'improvviso, scorrono dai lati della schermata o spuntano in altro modo interrompendo e reindirizzando l'attività. Nonostante i tentativi di chiusura, le finestre continuano a comparire.

lunedì, novembre 11, 2019

Non sono sinonimi







Nel discorso della differenza tra guardare e vedere includerei chi deliberatamente nasconde o svia per non far vedere; e quando scoprono che la natura mi ha donato il verbo "vedere" oltre a "guardare" noto una differenza tra un soggetto e l'altro, alcuni continuano col loro comportamento e allora tendo a "cucinarli" come si meritano, altri ti guardano dall'aria sospetta. 

martedì, novembre 05, 2019

Nobody friendship






Alessandro Piperno ha scritto un articolo pubblicato sul Corriere della Sera su Proust visto da Beckett di cui voglio riportare uno stralcio:
"Beckett vede in Proust un uomo che non crede nella comunicazione tra gli esseri. Che si sente immerso in un irredimibile mare di egoismo. E che vive i rapporti umani come uno sconfortante nonché beffardo succedersi di fraintendimenti". «L’amicizia, secondo Proust, è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano» scrive Beckett, e subito rincara la dose: «L’amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni delle immondizie». Come si evince dal tono della scrittura, nessuno meglio di Beckett può capire il cinismo proustiano, e il suo disincanto estremista. «Noi siamo soli. Non possiamo conoscere e non possiamo essere conosciuti», scrive Beckett interpretando la famosa asserzione di Proust secondo cui: «l’uomo è l’essere vivente che non può uscire fuori da sé, che conosce gli altri solo in se stesso». Beckett tiene a spiegarci come queste parole — come ogni discorso pronunciato da Proust — non esprimano alcun punto di vista morale. Anzi, come esse siano fuori da ogni struttura etica. Beckett sa che l’eroe tragico è oltre la moralità borghese: «Il personaggio tragico rappresenta l’espiazione del peccato originale, dell’originale ed eterno peccato di lui, e di tutti i suoi socii malorum: il peccato di essere nato». Insomma, è leggendo e interpretando Proust, che Beckett impara a essere Beckett. Che Beckett incontra se stesso. E, nel farlo, quasi per caso, ci mostra la vera faccia della Recherche: un’opera dantesca nella sua ambizione di distribuire orribili castighi ai personaggi, ma anche shakespeariana nella capacità di mettere in scena tragedie che dicono tutto ma non insegnano nulla”




martedì, ottobre 29, 2019

La profondità della Bellezza







S. Tommaso D'Aquino indicava tre requisiti della bellezza: integrità, simmetria e, così traduce Croce, chiarezza. Joyce invece, più intelligentemente, traduce la terza parola con radiosità, indicando la capacità che la bellezza ha di comunicare qualcosa che non si vede, il potere cioè di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Finalmente ho capito Tommaso quando parla del potere di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Tommaso parla del bello dentro, del bello interiore quando diventa speciale. Il bello fuori diventa inutile, ininfluente. Il bello fuori se non è illuminato dalla bellezza interiore diventa monotono, ripetitivo fino ad annoiare. Bellissima la parola radiosità che esprime infatti una continua speranza di luce nuova e di maggiore bellezza, di una bellezza che non muore mai, ma che si rinnova nel tempo. Infatti, quando vedi che una persona è radiosa, è bella e non ha età.
Domenica sera, tornando a casa dalla parrocchia, dove era stata celebrata la santa messa, ero in compagnia di una ragazza bellissima e di una persona anziana e esteriormente non bella. La ragazza parlando e commentando il brano del Vangelo mi è apparsa inadeguata, goffa, quasi brutta. L'altra ha detto delle cose a me sconosciute e mentre parlava i suoi occhi diventavano luminosi, i movimenti del corpo armoniosi, la voce calda e penetrante. Era diventata bella, anzi bellissima.
Viste esteriormente determinate pratiche penitenziali che erano comuni in epoche più antiche, appaiono impensabili ad una cultura inquinata dal pensiero psicanalitico ateo come è divenuta la nostra. Il diavolo è il miglior psicologo, peccato che non abbia alcuna intenzione di amare.
In realtà, se leggi Teresa di Gesù bambino vedrai che le massime penitenze che si "imponeva" consistevano nello star dritta a tavola senza poggiare la schiena. E le pesava la recita del rosario come preghiera personale (il rosario sarebbe eminentemente comunitaria). Questo per dire che la diversità di esigenze (e i lumi si possono avere solo pregando, e con fede) può fare apparire una penitenza "assurda" agli occhi dell'uomo moderno.
L'obiettivo della penitenza è una mera mortificazione, non l'affliggimento di un danno corporale. La mortificazione ha come unica utilità di regolare l’eccessivo attaccamento alle cose, ed accrescere la carità e le altre virtù, non quella di ricercare un dolore fine a se stesso.
Papa Wojtyla non era un “intellettuale”: era una persona più vicina al linguaggio poetico che a quello analitico, ed evidentemente trovava utile determinate penitenze, come può esserlo starsene un po’ al freddo, o in una corsia di ospedale, per sentire cosa soffre chi è senza tetto o chi vive una malattia terminale. L’importante è la carità, il resto sono mezzi.


mercoledì, ottobre 23, 2019

Una violenza terribile








Un grande avvocato si presentò in tribunale per difendere lo stupratore. Con un filo e un ago. Con la sinistra reggeva l'ago muovendo la mano e con la destra dimostrava che il filo non poteva penetrare nel forellino dell'ago in movimento.
Questa trovata fu sufficiente per far assolvere lo stupratore.
Lei è una ragazzina di appena quindici anni e come tutte le ragazzine di quell'età andava a scuola e forse sognava l'amore.
Otto cittadini italiani l'hanno stuprata ripetutamente con tutta la violenza che un simile atto comporta.
Ora sono liberi, girano tranquillamente per il paese o la città, non ricordo quale, mentre la vittima non gode di nessuna protezione.
Marinella è stata stuprata a quindici anni e l'intero paese si è schierato in difesa degli stupratori, lasciandola sola.
Non ha più messo piede a scuola, vive probabilmente nella vergogna e nel terrore che questo possa accaderle di nuovo.
I suoi stupratori se la sono sfangata con un servizio civile : se sei italiano e ti penti il tuo pentimento basta a salvarti dalla galera.
Gli stupratori italiani sono degni di un occhio di riguardo sia da parte di molta della pubblica opinione sia per quel che riguarda concessioni di sconti di pena, attenuanti ed eventuale criminalizzazione della vittima. Poi, pacificatore, scende l'oblio.
Se lo stupratore è un immigrato non si parla d'altro per mesi e le condanne sono molto più severe.
Lo stupratore di Capodanno se ne sta tranquillo a casa e la ragazza violentata è stata accusata di essersela andata a cercare perché si era ubriacata.
Poi c'è lo stupro di gruppo di Ferragosto, stesso destino.
Quello del San Valentino, invece, è finito con 11 anni di galera: gli stupratori erano rumeni.
Il Viminale ha pubblicato gli esiti di un'indagine da cui risulta che gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci.
Secondo i dati del ministero dell’Interno risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta marocchina. Le vittime, precisa il ministero dell’Interno, sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità  italiana (68,9%).


venerdì, ottobre 18, 2019

Facciamo chiarezza







Sofocle disse: Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere.
Il potere e il desiderio di grandezza, assorbono il cuore dell’uomo avido, lo ubriacano e gli causano una specie di delirio di onnipotenza, calpestando tutti i valori. Quanto più grande è il potere, tanto più cresce l’abuso degli altri uomini dimenticando che esso è il nulla, se non riconosce di essere creatura.
Non dimentichiamoci che ci sono altri abusi di potere anche nel nostro piccolo mondo domestico, causando danni irreparabili, togliendo la vita a chi si ribella alle vessazioni, e stravolgendo la vita alle piccole vittime, che vengono private dei loro diritti primari: Amore e serenità.
Quando una cultura diventa dominante il suo contenuto è così sistematicamente veicolato dai media che si innesca una veloce osmosi che riesce ad informare inconsapevolmente la mentalità di tutti.
Così che a un certo punto la fisionomia stessa del muoversi della società e dei singoli diventa totalmente riconducibile alle immagini e ai parametri mentali degli strumenti di comunicazione.
E' molto raccapricciante vedere un individuo totalmente determinato nei suoi giudizi e nelle sue movenze dal dettato comune.
L’uomo non può vivere al di là della coscienza riducendola ad un apparato anonimo come la legge o lo stato. L'irriducibilità della coscienza è minacciata dai mezzi di comunicazione di massa e dalla generale computerizzazione della società. E' molto facile per noi riuscire a immaginare istituzioni organizzate così perfettamente da imporre come legittima ogni loro azione. Basta disporre di una efficiente organizzazione per consentire qualunque cosa. Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci minaccia: gli stati programmano i cittadini, le industrie, i consumatori, le case editrici e i lettori. Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che lo stato produce. Nell'appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti. E nell'astenia generale l'alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio e un moralismo d'appoggio allo stato come ultima fonte per il flusso umano.

lunedì, ottobre 14, 2019

L'amore muove il mondo






Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


(Montale)

lunedì, ottobre 07, 2019

Il mondo di gus






Questo blog si chiama: "Il blog di gus". Prima il titolo era: "Il mondo di gus".
Sembrava un'affermazione autoreferenziale e ho cambiato titolo. Il fatto è che io mi sento diverso e scrivere il mondo di gus era giusto. Dopo tanti ani di blogging mi accorgo che la mia diversità è aumentata. Se un campo di grano è verde, io lo vedo giallo. Sarò un fottuto snob, lo ammetto, ma è così.
Il post che segue è un esempio.
Bisogna evitare gli errori ( in pratica i peccati). E' quasi per tutti normale andare dal dentista e accettare lo sconticino pagando senza regolare fattura. E' un errore grave, perché significa rubare. Io per questo dico che sono un cattolico radicale e non un tipo con la fede tascabile. Nel lavoro ho affrontato almeno duecento gare di appalti e forniture. Nemmeno un ricorso al TAR che blocca per due anni la gara. Perché vinceva chi praticava le condizioni migliori. Come direttore amministrativo diverse volte ho cacciato dalla mia stanza il Presidente, un comunista con il vizio dei berlusconiani, cioè favorire gli amici. Anche passare con l'automobile quando il semaforo è rosso è un errore-peccato: metti a rischio la tua vita e quella del tuo prossimo. La segretaria bionda e ardita la mandavo in altri uffici perché non bisogna ficcarsi nelle situazioni a rischio. Non è necessario farsi prete o chiudersi in un convento per essere onesti. Certo, vivere come San Francesco sarebbe bello, ma la mia fede non è così grande da chiedere le stimmate.


venerdì, ottobre 04, 2019

L'uomo è un animale cornuto






L'uomo è un animale e quindi come istinto dovrebbe preferire la poligamia. Infatti molti lo fanno senza rimorso alcuno. A me sembra qualcosa di schifoso. Il mentire al coniuge, accarezzare con quelle mani che nemmeno due ore fa sostavano in altri posti. Molte donne danno per scontato che l'uomo si prenda queste libertà e fanno finta di non sapere. Non è giusto.
la tendenza dell'affettività è verso la poligamia e solo la ragione cerca di ricondurla alla monogamia. Il richiamo dei sensi è determinante, non ficcarsi in situazioni a rischio è decisivo.
Insomma, l'amore diventerà un contratto a termine e per definire solo obblighi, doveri e diritti della coppia che si sfascia: praticamente il superamento del matrimonio.
Fare figli diventa un atto irresponsabile e poi creano intralci al lavoro.
Secondo Bauman, se l’uomo senza qualità è il perfetto ritratto dell’uomo moderno (leggere Musil), l’uomo senza legami è l’individuo plasmato dalla «modernità liquida», termine con cui l’autore indica quel periodo che dagli anni ’60 in poi è stato indicato da altri studiosi come postmodernità, tarda modernità, capitalismo maturo, modernità riflessiva.

lunedì, settembre 30, 2019

Dialogo sobrio





primo personaggio

Pavese ha scritto che il sacrificio era bestiale ma si riferiva a se stesso e per questo si è ammazzato.
In fondo Pavese si è sempre sentito in esilio, esule “dalla vita, dal sesso, dalla donna, dall’amore” (Fabrizio Bandini). Con il tempo la sessualità diventa il perno della vita, ma vissuta come mutilazione. In molti hanno trovato una spiegazione psicanalitica: L’infanzia di Pavese, dopo la scomparsa del padre, è sicuramente segnata dalla presenza dominante della madre, donna rigida e severa (A. Guiducci).
10 bustine di sonnifero e lascia una lettera dove si legge che perdona tutti e chiede perdono a tutti.

 secondo personaggio

eppure, (che mi si perdoni), la scelta di pavese non ha avuto nulla di brillante. un’esistenza di primissimo piano, una sensibilità non di questo mondo, una delicatezza etera tipica delle dee. l’essersi imposto la scelta di morire ha tolto qualcosa al potere dell’imposizione e, secondo me, non ha conferito nulla di più alla sua vita. il rifiuto di fernanda pivano, la madre edonistica e l’assenza del padre non sono neppure alibi ché, così non fosse, la vita sarebbe piena di morti suicidi.

primo personaggio

Esprimere un giudizio su una persona che sceglie di suicidarsi mi sembra sbagliato perché noi non possiamo conoscere l’intensità della sua sofferenza. Dall’esterno si costruiscono solo ipotesi.

secondo personaggio

non ho detto questo. rifaccio: la sacralità della vita supera ogni intenzione terrena. ho parlato di concetti, non di persone. però fai tu.
se dovessi parlare di persone, comportamenti, illazioni gratuite e giudizi sperticati, dovrei limitarmi a costatare due cose: la prima è che il giudizio lapidario e fuori tema è cosa tua, la seconda è che prendi ramazzate in ogni blog su cui lasci commenti spesso sperticati e assolutamente (a quanto pare) non graditi.
ma, così facendo, diventerei come te. e la cosa non mi piace (ora è chiaro o devo scendere ancora di livello, per farti capire?)
invece, poiché sono fatto d’altra pasta: mi chiedo – in senso generale – quanto sia opportuno andare in giro per il mondo o per il web a pontificare come se tutti fossero stupidi. ancora prima (perché questo fatto testimonia i “cosa” ma non i “perché), mi chiedo quale meccanismo possa indurre chicchessia a credere che simili atteggiamenti siano costruttivi per la propria vita e, di riflesso, per la vita di chi gli sta vicino.
il biblico “porgi l’altra guancia” (parlo di concetti, se ancora non si fosse capito) è una ca__ta pazzesca. le guance le ho finite da un po’

giovedì, settembre 26, 2019

Libertà non significa cambiare idea












Mi sembra di essere in un vortice che mi attira sempre di più: mi attira verso il raggiungimento di quella libertà che per molto tempo ho inseguito.
La società sta ripiegandosi in un egoismo, in un qualunquismo sfrenato alla ricerca solo di cose.
La grazia e la disperazione sono molto vicine perché molte volte la disperazione si trasforma in grazia e quando non si recepisce un messaggio della grazia, questo può diventare disperazione.
Qualcuno ci provoca.
E' come il fuoco che brucia, il fuoco che purifica.
Il fuoco che entra dentro può essere un fuoco distruttore come può essere un fuoco purificatore.
Serve un impegno notevole che si sviluppa nel tempo. Accumulando esperienze e interessi, lasciando filtrare quelle qualità che permettono di poter costruire una identificazione individuale significativa. La forza della libertà e la predisposizione alla relazione, nascono dalla certezza verso le proprie capacità.
Il bene dell'io, come il bene comune, è un bene relazionale fatto di scelte definitive e stabili, che mantengano la caratteristica della permanenza, di un impegno di fedeltà e di costruttività.
L'incapacità di permanere nella scelta significa l'incapacità di una effettiva responsabilità.
Illudendosi di essere libero solo perché può continuamente cambiare le sue scelte, l'uomo finisce spesso per essere condizionato dalla mentalità dominante, dal potere enorme del mass-media. In realtà, spesso il potere sceglie lui, e l'uomo non è più protagonista. Solo la coscienza della propria identità rende protagonisti.
Dice la Arendt: "L'autorità e la violenza sono opposti: dove l'una governa per il bene comune l'altro è assente. La violenza compare dove l'Autorità è scossa e lasciata a se stessa finisce per scomparire. Questo implica che non è corretto pensare all'opposto della violenza in termini di non violenza, parlare di potere non violento è di fatto una ridondanza. La violenza può distruggere l'Autorità; è assolutamente incapace di ricrearla."
L'Autorità si esprime attraverso la politica che è stata sconfitta proprio per l'abbandono dei giovani delusi dalla corruzione e dal luogo comune: i partiti sono tutti uguali.


domenica, settembre 22, 2019

Primi incontri









Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
E' una sensazione che abbiamo provato tutti.
Quasi mistica, quasi paranormale.
E certe volte queste sensazioni durano a lungo,
te le porti appresso, le cerchi di nuovo.
Non ti riesce qualcosa, sei stanco
e non ce la fai più. E d'un tratto incontri
nella folla lo sguardo di qualcuno
- uno sguardo umano - ed è come se ti
fossi accostato a un divino nascosto.
E tutto diventa improvvisamente più semplice.
Andrej da Tarkovskij.

lunedì, settembre 16, 2019

Tarquinia, capitale etrusca







La civiltà etrusca fu inizialmente identificata nel 700 A.C. quando furono scoperte iscrizioni in ceramiche nell'Etruria meridionale. La donna era famosa nell'antichità. Lei era nota per il suo look bello, affascinante ed un comportamento intrigante. Figurine in bronzo raffigurano che la donna era di status uguale all'uomo.
Durante il periodo villanoviano le donne si occupavano della casa. Il cucinare è stato fatto al fuoco su mercanzie di impasti come "argilla non purificata." Questi utensili sono stati costruiti dalle donne stesse. La donna era responsabile di fornire alla sua famiglia  cibo, acqua e stoviglie. (Haynes, 21).
Le cerimonie di sepoltura erano simili per il maschio e la femmina, tranne nei casi di un guerriero o di una donna che apparteneva a una famiglia benestante. Le donne etrusche non erano conosciute solo per la loro maestria e bellezza, ma per la quantità di libertà di cui godevano.
Plauto sostiene che le fanciulle etrusche avevano l’abitudine a prostituirsi per procurarsi la dote. Sono sicuramente giudizi distorti di chi non riusciva a comprendere un comportamento diverso da quello di cui era abituato. La realtà, come sempre, è molto meno romanzata e sicuramente la morale greca aveva l’unico scopo di non mettere in crisi il proprio rigido ordinamento sociale. Ovviamente Teopompo deve essere stato il precursore del gossip, tanto che fin dall’antichità veniva ritenuto la lingua più velenosa della letteratura greca e soprannominato “maledicentissimus”
Gli etruschi sono un popolo misterioso. Le notizie sulla loro provenienza sono piuttosto vaghe. Secondo Erodito sono sbarcati sulle coste toscane nel XIII A.C.dall'Asia Minore, loro patria.
Le loro principali città sono Arezzo, Chiusi, Tarquinia e Volterra. Erano governati da un Re con l'aiuto del Senato, che rappresentava le famiglie ricche. La società era divisa in due classi: Padroni e schiavi. Agli etruschi vengono attribuite alcune invenzioni: i dadi e la palla, l'arco in edilizia.
Gli dei degli etruschi sono più o meno gli stessi dei greci e dei romani. Tinia è Giove, Uni è Giunone, Mnerva è Minerva.
Tornando alla donna Maurice Bardèce afferma che indossavano i corpetti alla Maria Stuarda, le crinoline tipo imperatrice Eugenia, i turbanti, i cappellini a forma conica e i gioielli erano sontuosi ed enormi. La donna etrusca ama i colori vivi, i ricami e i tessuti leggeri. Calza sandali graziosi. E' affascinante, decisa e qualche volta ardita.