martedì 10 dicembre 2019

Memoria







Non ho mangiato troppo. Non sono nemmeno particolarmente nervoso. Ho cominciato a girare per casa, ho raddrizzato qualche quadro ( storti mi danno fastidio), ho bevuto un grosso bicchiere d'acqua fresca.
Ho intravisto dalla finestra la luna un po' appannata e qualche stella.
Con un' occhiata ho scorso i titoli dei libri ammonticchiati sul tavolino, che prima o poi leggerò.
Mi sono seduto sul divano e ho chiuso gli occhi.
Queste donne ombrelline mi sono antipatiche.
Questo pensiero è arrivato all'improvviso, non so da dove né perché.
Nessun presagio, nessun evento particolare, nessun incontro. Niente di niente.
Chissà da quanto tempo stava lì in agguato, inascoltato, disperso in mezzo a mille altre sensazioni, immagini, ricordi, suggestioni diverse.
Ma ormai è lì, indietro non si torna.
Né posso far finta che non ci sia.
Me ne assumo la responsabilità.
Viene proprio da me, nessuno me lo ha suggerito, non c'è l'ombra del risentimento né motivi di rivalsa o di frustrazione. No.
Le donne wags, le veline, mi sono " naturalmente" antipatiche.


P.S.

L'immagine del post è un regalo. 
Una foto scattata al molo di Pescara,
senza far scorrere la pellicola per
ottenere l'immagine di Bruna sfocata.
Forse un presentimento.
Lì ho qualche anno in più della
foto classica di profilo.

31 commenti:

  1. Ricerca Immagine:
    Gus e Bruna.

    RispondiElimina
  2. Per me apparenza significa mostrarsi per quello che non si è. Una violenza inaudita verso se stessi da fracassare il proprio io. Una maschera che finisce per diventare l'abito vero.
    Il "basta apparire" sostituisce valori e significati e sarà difficile, di certo anche doloroso per molti , tornare indietro, o meglio, andare avanti verso valori autentici e verità anche scomode.

    RispondiElimina
  3. E' impossibile non avere una "apparenza", non recitare in un certo senso, un ruolo sociale, non avere una immagine di se stessi il problema è quando ci si identifica troppo in un ruolo.
    Il problema nasce anche da come ci vedono gli altri e da come il loro sguardo su di noi a volte sia una prigione.
    Forse, più che interessante, io direi che è più facile, più comodo fingere di essere ciò che non si è, piuttosto che essere ciò che si è.
    I danni causati a lungo andare dalla finzione, in realtà sono incalcolabili: ma nessuno se ne avvede, o se ne preoccupa, perché tanto "ciò che non si vede, non esiste".

    RispondiElimina
  4. Ho sempre trovato ridicole, idiote e fastidiose le ragazze ombrelline a corredo dei Gran Premi di moto. Ora mi chiedo: evidentemente piacciono ad una serie consistente di imbecilli. Ergo, c'è molta idiozia attorno a questo mondo.

    RispondiElimina
  5. Non importa come ci vedono gli altri, in fondo, ciò che conta è come noi vediamo noi stessi: l'unica vera prigione che riconosco è quella creata da me stesso.
    Secondo Bauman "La memoria ci dà l'identità, ci definisce, ci aiuta a crescere in consapevolezza, ci insegna a distinguere il bene dal male, ci dà le radici da cui si svilupperà il nostro albero".
    La nostra è una società senza memoria, una società che tende a nascondere tutto ciò che ci scomoda per non rimetterlo in discussione.

    RispondiElimina
  6. Liberty Media, il nuovo padrone americano della Formula 1 che ha mandato in pensione il vecchio boss Bernie Ecclestone, nel 2018 volta pagina: «Durante l’ultimo anno abbiamo osservato diverse aree che avevano bisogno di essere aggiornate — ha detto Sean Bratches, direttore operativo delle attività commerciali —. Se le ragazze in griglia sono state impiegate per decenni nei Gran Premi, crediamo che questa abitudine non sia più in risonanza con i nostri valori, in chiaro contrasto con le norme della società d’oggi. Pensiamo, insomma, che non sia una pratica appropriata o rilevante per la F1 e i suoi tifosi».
    Nel motociclismo le ombrelline servono a Valentino Rossi come fidanzate.
    Valentino Rossi evidentemente non è un campione solo sulle due ruote. Da un po' di tempo anche le notizie relative al gossip cominciano a parlare di lui.
    Secondo indiscrezioni la nuova fidanzata del " Dottore " sarebbe la ventiquattrenne Francesca Sofia Novello. Dopo la fine della relazione durata quattro anni con Linda Morselli sembra ora il turno della bellissima modella. La conoscenza tra i due è avvenuta in pista: la ragazza, infatti, ha fatto "l'ombrellina" in diverse gare valevoli per la Moto GP.

    RispondiElimina
  7. l capitalismo è maschio e fa del mercato il suo dirigibile e sistemizza l'induzione al consumo tramite i media (tutti diretti da maschi). Risultato: una merce materiale ed immateriale vendibile ai maschi in cui le donne trovano azione da attrici: quindi vanno bene vallette, veline, ecc. Il potenziale di acquisto è sempre maschile, cioè quello che prevalentemente ha reddito e che caccia i soldi per l'acquisto del frigo. E dato che il sistema ha un congegno anestetizzante così ben fatto che nessuno si accorge di essere funzionale al mero denaro. Mi chiedo: le donne quando inizieremo seriamente a protestare?
    Non mi stancherò mai di dire che ormai viviamo in una società dove conta solo l'apparire, non la sostanza, e il corpo nudo è il simbolo stesso della mercificazione che ormai si fa anche dell'essere umano.
    Le donne non fanno nulla per invertire questa tendenza: anzi si preoccupano sempre più del loro aspetto e si mettono in competizione tra di loro, anziché rivendicare il diritto ad essere considerate persone e non oggetti.
    Motogp, superbike e tutte le gare in genere ci hanno abituato fin troppo allo stereotipo della “donna ombrellina” che protegge i piloti dal sole prima dell’inizio della gara e le fiere di settore presentano le moto su piedistalli girevoli cavalcate da bombe sexy in abiti succinti.
    Guardando il motogp mi chiedevo per quale ragione quelle belle ragazze dovessero reggere l'ombrello a quegli ometti bassi sulla moto.
    Penso che la ribellione femminile sia molto lontana. Sono pochi i soggetti che la praticano veramente e non a caso vengono visti come alieni sbarcati dalla Luna.
    Tutte le altre accettano questo gioco perverso. Qualcuna comprende che è sbagliato, qualche altra ci si adatta alla perfezione. Queste ultime sono forse coloro che più ricavano da questa mercificazione. Dicono: "Se nasco molto bella e col mio corpo posso ottenere vantaggi, mi va bene e non mi faccio troppe domande" . Diverso è se oltre che donna nasci pure poco avvenente. La società le guarderà sempre come se a queste ragazze mancasse qualcosa: "Si è simpatica, peccato la faccia. Si è studiosa, ma la bella presenza le manca. Si ha un viso carino ma dovrebbe curare di più il corpo." Tutto questo è avvilente.
    Purtroppo sono lontani gli anni della liberazione della donna, il settantasette è passato da quarant'anni e la donna è ritornata là dove era partita con l' aggiunta di molti di quegli aspetti negativi propri di certi "maschi": la volgarità di linguaggio, di pensiero, di azione, di atteggiamento, di calcolo ed egoismo. Certo non tutte sono così, mancherebbe, ma sempre di più si evidenziano donne che pensano che il possedere e l' apparire sia preferibile a essere.

    RispondiElimina
  8. Quella foto è davvero suggestiva, tua moglie ti è accanto in tutti i momenti proprio come in quello scatto, che ha catturato il suo viso sorridente e pacificante. Ciao Gus, immagino il peso quotidiano della sua assenza.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Sinforosa.
      E' bello parlare con te che hai una grande umanità.

      Elimina
  9. Non esiste un’immagine unica di noi. La rappresentazione di chi ci guarda non è mai identica alla nostra. Vitangelo Moscarda, quel personaggio pirandelliano di “Uno, nessuno e centomila”, si rende conto di apparire agli altri in maniera diversa da come egli stesso si vede. Questo è il primo punto. E poi c’è la famosa “maschera” che ognuno di noi indossa a seconda delle circostanze. Si, credo proprio che essere sé stessi sia la cosa più difficile per un essere umano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Pino, come risposta al tuo gradito commento uso quello che è scritto nel mio profilo:

      Quando ho dovuto affrontare situazioni terribili è uscito fuori il gus che mi aspettavo. Nella vita è impossibile che tutto vada liscio ma non deve mai mancare il coraggio. Io sono gus e non uno, nessuno, centomila. Forse così era Pirandello che aderì al fascismo per poi negarlo. infatti la sua frase più celebre è: «Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.»

      Elimina
  10. Le antipatie da che mondo è mondo esistono e va bene così. Alzata di spalle, si prende coscienza della cosa e si va avanti. Tanto il mio comportamento non è influenzato da simpatia/antipatia. E' la cattiveria cinica, associato alla menzogna, che mi spaventa, perché sono incapace dell'occhio per occhio e dente per dente.


    RispondiElimina
  11. Very well. Your last comment explains it all well.
    Also explain that the appearance of the triumphant problem is only yours.
    Kisses.

    RispondiElimina
  12. Mi prendo solo il bacio 'ché il resto non lo capisco.

    RispondiElimina
  13. Riapro le porte a Gù.
    Perché Gù mi sembra troppo Woody Allen in questa foto e la cosa mi fa tenerezza, mi piace.
    Passa quando vuoi.
    Sarò felice di risponderti.

    V.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora quando invecchio avrò il viso di Woody Allen. No, mi piace quello di Kirk Douglas che ha 102 anni ed è sposato da 60 anni dopo aver lasciato la prima moglie.

      Elimina
    2. In ogni caso nel motore di ricerca Bing ho messo la mia immagine e mi associa a Gregory Peck, e ci siamo. Verso i 30 anni ero la sua fotocopia😋

      Elimina
  14. A 40 anni mi chiamavano il nuovo Alain Delon.

    RispondiElimina
  15. Tu sei associata a Sara Ali Khan.

    RispondiElimina
  16. Bella foto specchiato, suggestiva. Non sono le ombre, penso dei flesh la mente e non pensiamo altre viste. Buongiorno Gus.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ero un appassionato della fotografia. A volte per fotografare un paesaggio stavo ore ad aspettare il momento migliore. Treppiedi, diaframma aperto e ho fotografato la Luna.
      Durante il viaggio di nozze avevo una montagna di foto da scaricare.
      Un attimo, al bar per un caffè, lascio la macchina aperta e rubano la Kodak, e per la rabbia ho smesso con le foto e ho buttato quelle che avevo a casa.
      Ciao Francesco.

      Elimina
    2. Peccato, dovevi "riappacificarti" con la fotografia.
      Non quella fatta con gli smartphone, ma la fotografia "slow".
      Sapersi fermare e prendersi il tempo per ritrarre la bellezza è un bell'atto di ribellione contro la nostra società così vorace nei suoi ritmi e così materialistica...

      Elimina
    3. Ormai è fatta.Quelle foto erano troppo importanti. Due ani fa mentre sistemavano il nuovo impianto termico qualcuno ha rubato le fedi di Bruna e la mia. Un'altra mazzata.

      Elimina
  17. Infastidiscono anche me per la loro superficialità (magari, anche se ne dubito, non reale ma solo "recitata") La foto è molto struggente ma non voglio aggiungere altro se non fare mie le parole di Sinforosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono tante donne che vivono a stretto contatto con calciatori,
      con i protagonisti della F1 e delle moto e purtroppo non è una recita. Cassano si vantava di aver sedotto 600 ragazze, Iannone, il motociclista, da Belen è passato a un'altra e nelle gare, poteva diventare un campionissimo, non supera mai il decimo posto.
      Queste cose mi rattristano.
      Grazie per l'apprezzamento della foto.

      Elimina
  18. Capisco e posso anche comprendere la tua antipatia verso le "veline". Proviamo a guardarla da un'altra prospettiva..alla fine è una loro scelta consapevole, quella di mettersi in tacchi e minigonna vicino a un pilota di Formula 1 e Motogp...c'è chi lo fa, magari, per pagarsi gli studi e costruirsi un futuro migliore che vada oltre quel mondo di opulente apparenza di cui fanno parte?
    Chissà.
    Magari sono troppo idealista :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema è il fatto che sia una scelta consapevole.

      Elimina
  19. Viviamo nella cultura dell'immagine, non c'è dubbio. Io pensavo che 11 anni di psicanalisi avevano decisamente alzato il velo sulla vera Antonietta.
    Per tutti quegli anni nei miei sogni comparivano coperture di ogni tipo (tappeti,tovaglie, copripoltrone, coperte...).
    Continuavo ad andare dallo psicoterapeuta per le crisi di panico che scoppiavano quando rimanevo sola.
    Con tenacia non mi arresi fino a quando non sognai una piccola tovaglia poggiata maldestramente sul prezioso marmo del tavolo della cucina non per coprirlo, ma per salvaguardarlo.
    Pensai allora che avevo buttato tutte le maschere e che non avevo più niente di cui vergognarmi.
    Poi due anni fa nel piccolo vano dell'ascensore mi specchiai e mi saltarono agli occhi le mie protesi, dagli occhiali, agli apparecchi acustici, ai denti, al busto di ferro, al deambulatore.
    I capelli erano di un bel castano dorato freschi di parrucchiera.
    Mi turbai come quando scopri quello che non avresti voluto vedere.
    Fu allora che decisi di gettare l'ultima maschera e mi feci crescere i capelli bianchi.
    Ora non mi sento più brutta, senza trucchi finalmente sono venuta alla luce!
    "La verità vi rende liberi" è scritto.
    Ciao Gus. I tuoi POST sono stimolanti.


    RispondiElimina