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martedì, marzo 12, 2024

Le quattro vele

 




Il Cristianesimo del XX secolo ha dovuto fare i conti con i fenomeni provocati dalla rivoluzione industriale, e dalle nuove forme di comunicazione che hanno prodotto individualismo, e la mancanza di relazione, impoverisce la sensibilità dell’uomo. Annulla un’etica che regoli i rapporti tra gli esseri umani. Tutto ciò ha favorito la secolarizzazione, ha messo in crisi i grandi valori etici, la solidarietà, la fratellanza. La ricerca della relazione con Dio, i laicisti negano Dio, perché negano la dipendenza dal Creatore. Eppure, l’esistenza di un Creatore è percepibile dall’intelligenza di ognuno. E quello che proprio non riescono ad accettare è che l’asse portante del Cristianesimo, quello che lo rende inassimilabile a qualunque altra fede o religione, è la Resurrezione di Cristo e quella di tutti noi alla fine dei tempi. Per loro si tratta di una vera alla morte e mettere la parola” Fine” perché, nessuna fede, nessuna filosofia, nessuna profezia umana ha mai osato parlare di resurrezione dei corpi alla fine dei tempi e il relativismo moderno, che accetta come valide tutte le posizioni speculative (per poi, di fatto per negarle tutte) non può digerire questa fede inaudita che cambia la vita di 360 gradi. Una comunità che smette di inginocchiarsi di fronte alla ricchezza, al successo e al prestigio ed è capace, al contrario, di lavare i piedi degli umili e dei bisognosi, sarà più vicina all'insegnamento di Dio di quanto lo sia l'etica della vittoria a ogni costo che purtroppo abbiamo imparato negli ultimi tempi. A volte qualcuno non ha gradito il mio parlare sul pensiero religioso: "Trovo indelicato e irrispettoso ridere di chi crede, ma altrettanto irrispettoso e indelicato fare proselitismo continuo". Ho risposto così: "Ho la certezza che un ragionamento etico non convinca nessuno. Inviti una persona a casa tua, l'accogli, gli parli e spieghi chi è un cristiano, lo porti al ragionamento. Io parlo di come vivo e lo fai anche tu. Se qualcuno vuole imitarti può farlo benissimo e non mi infastidisce. Non mi turba l'enfatizzazione della scelta dell'ateismo. Non penso che vedere e vivere in un certo modo sia proselitismo fastidioso".
Da ragazzino detestavo preti, suore e frati.
Esisteva solo gus e quello che mi piaceva lo prendevo senza curarmi se fosse cosa giusta o sbagliata.
Si diventa cattolico solo grazie a un incontro.
La fede nasce da un incontro. A me è accaduto con una ragazza che sarebbe diventata mia moglie. Fondamentalmente sono una persona onesta. Non mi ero mai posto il problema dio. Lei invece era praticante. Una grande occasione per confrontare il tuo agnosticismo con una che crede. Così ho fatto e dal confronto ho capito che lei viveva meglio di me. Un rapporto affettuoso con tutti, una che donava a piene mani. Ho cominciato a seguirla alla Santa Messa e domenica dopo domenica ho conosciuto Dio e il Figlio. Loro avevano una proposta di vita che sconsigliava l'uomo dal commettere errori (in teologia si chiamano peccati) per evitare di fare male agli altri e a sé stessi. È iniziato il mio grande cammino come scelta ragionevole fino a diventare credente, e seguito a camminare. Solo così l'Amore verso Dio aumenta. Lui lo sa e può fare di me quello che vuole. Io aspetto la manna (dacci oggi il nostro pane quotidiano) e ne sono felice.
L'osservazione della realtà porta alla certezza che quello che guardiamo è frutto di un'intelligenza che l'uomo ha definito secondo il suo crescere e quindi le epoche storiche in tanti modi. In effetti il cristiano chiama Dio quello che in effetti è solo Mistero impossibile a svelarsi per la differenza di intelligenza tra Lui e l'uomo. Il fatto dirompente, unico nelle religioni, è che questa intelligenza si incarna nel corpo di una giovane ebrea e viene ad abitare in mezzo a noi. Dare una risposta certa all'accaduto comporta la presa d'atto dell'impossibilità della risposta. Quando il nostro Io si imbatte in questo incontro può dire sì, oppure no. In effetti il cristianesimo è una proposta di vita che un uomo accetta per ragionamento, cioè che ciò che propone questa religione soddisfa le esigenze del tuo cuore. Si ha la sensazione chiara che ci troviamo di fronte alla Verità.
Io avevo visto la donna che sarebbe diventata mia moglie in uno stabilimento balneare di Pescara che si chiama "Le quattro vele".
Una ragazza con i capelli biondi. I nostri sguardi si sono incrociati e lei mi ha sorriso. Poi il vento ha scompigliato i suoi capelli coprendole il viso. È stato un attimo. E dentro di me ero convinto che non avrei dimenticato quel volto né quel giorno, né il giorno dopo e nemmeno tra centomila anni.







 

lunedì, gennaio 15, 2024

Muoio come un re

 



Meditare significa situare le cose al loro posto. Ecco allora la grandezza ultima dell'uomo profilarsi all'orizzonte: essa risiede nel riconoscere alle cose il loro posto, cioè il loro significato.
Diceva Luigi Giussani: "In una società come la nostra non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. È solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto". Viviamo in un mondo, in una società che esalta l’autonomia dell’uomo. Se da un lato quest’autonomia è fortemente minacciata dalla negazione dei diritti dell’uomo, dall’altro si esprime come forte domanda sulla soggettività e di rispetto dell’uomo visto nella sua globalità. Non è più sentita la responsabilità individuale, perché ci si appoggia quella collettiva. L’uomo di fatto ha perso la percezione del peccato. 
È indispensabile imparare a convivere con gli altri, essere solidali, assumersi responsabilità comuni per realizzare un progetto umano. Dare il giusto valore a sentimenti che dentro di noi proviamo, i sentimenti sbagliati, che ci inducono ad azioni sbagliate: noia, prepotenza, indifferenza, gelosia, invidia, odio, maldicenza, orgoglio, presunzione. Scoprire dentro di noi la nostra “nudità” e aver voglia di rivestirci di sentimenti buoni e accoglierli con umiltà. Madre Teresa di Calcutta racconta di quando era una giovane suora e s'imbatté in un povero moribondo abbandonato in mezzo alla strada. Lo accolse in casa sua, lo medicò, si prese cura di lui (Pare la parabola del buon Samaritano...ma è storia dei nostri giorni). Poco dopo l'uomo morì, ma prima di morire pronunciò queste parole: "Ho vissuto tutta la vita come un cane e muoio come un re". 
Cosa aveva visto quell'uomo negli occhi della Santa? Ciò che io non cerco negli occhi del mio prossimo. La vita è anche una splendida lunga confessione.


domenica, settembre 10, 2023

Il profumo della bora

 


Sembra, stando ad una ricerca, che le memorie indelebili che attraversano anche generazioni, siano quelle dei 5 sensi ... a quanto pare anche nel DNA si trasmettono ... il vento poi è visto in oriente come elemento meditativo che richiama gli echi della memoria... porta profumi, sapori, odori, freschezza o caldo.
Tornare indietro nel tempo grazie ad un profumo è una cosa bellissima e spaventosa allo stesso modo. A volte arriva come un pugno fortissimo in piene volto, altre ti culla dolcemente come una mamma un neonato.
In genere a me, quella sensazione arriva con le prime giornate primaverili. Quando dalle finestre si infila quel profumo di fiori, il cielo azzurro si fa strada e il mio cuore si riempie di una dolce nostalgia che oscilla tra gioia e tristezza.
La bora è un vento particolare con raffiche che possono superare la soglia dei 150–160 km/h.
Il vento è simbolo dello Spirito di Dio che soffia in ogni dove.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna…
Trieste si pronuncia con la prima "e" stretta e la seconda larga! Il mio cuore per un nuovo viaggio!
Anche il dialetto è gradevole; le belle Mule(ragazze) la città pulita....Le campane di San Giusto, Barcola e il mare.....piazza Unità ora molto illuminata. La madre di mia moglie era di Trieste. Poi venne a Pescara e sposò un pugliese.
Spesso il profumo portato dal vento mi crea sensazioni particolari mi porta lontano nel tempo, come se fossi veramente lì, altre volte mi trasporta nel futuro, come un avviso di ciò che sta per accadere.
I ricordi sono un nostro tesoro.
Lo so bene che cullarsi nei ricordi, nella nostalgia, distoglie l'attenzione dal nostro presente e da ciò che facciamo per costruirci il nostro futuro.
Ma senza memoria, cosa saremmo?
Tralasciamo l'aspetto del passato che è monito per evitare di commettere gli stessi errori. Pensiamo al solo valore del ricordo: i ricordi fissano delle nostre sensazioni in quello che è stato il nostro presente. Togliere valore al ricordo significa non dare neppure valore al presente che stiamo vivendo!
La nostra vita si ricostruisce attraverso i ricordi. La perdita di memoria è quasi sempre causata da traumi gravi o da malattie.
Ho sognato quando Bruna mi portava alla tomba della madre triestina che non ha nemmeno conosciuta. Raccontano che era una donna generosa e per fare pulizia a casa si mise a lavare le lenzuola. Non erano passati nemmeno 15 giorni dal parto e un'emorragia fatale la uccise.


lunedì, maggio 22, 2023

La gioia dell'amore

 


Non si può fare a meno dell’amore. Si nasce per amore, si ride per amore, si gioisce per amore, si soffre per amore. L’amore non va imprigionato, ma donato. Chi è incapace di amare, inaridisce, non ama neanche sé stesso. L'amore, secondo Jean-Luc Marion, ha un ruolo molto speciale dal punto di vista della filosofia e, insieme, della vita. La stessa filosofia significa innanzitutto "amore" della sapienza. La filosofia moderna però non considera l'amore seriamente. Da Cartesio a Hegel, l'amore è stato relegato a un ruolo secondario, minimo rispetto alla razionalità, alla coscienza. È considerato passione, malattia. L'amore invece è una parte centrale della razionalità. Il desiderio e la promessa, l'abbandono e la fedeltà, la gelosia sono tutti eventi che sfuggono a una certa definizione di razionalità, e che rivelano figure di un'altra ragione, di una ragione più grande, la vita umana. L'amore è qualcosa di misterioso. È il più profondo dei desideri umani. Si può fare a meno dell'amore? Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?" Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva, vuol dire rinunciare all'umano in sé. L'amore comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona. Richiamo del corpo e dell'istinto, forza dell'affettività. Aspirazione dello spirito e della volontà. L'amore è un'esperienza ragionevole e piena di fascino. Dà un senso compiuto alla tua vita. Sì, è difficile abbandonare i propri egoismi e imparare a donarsi, muoversi verso l'altro, capire le sue esigenze e soddisfarle. È necessario un cambiamento radicale nel proprio modo di vivere. L'amore in senso lato è l'emozione fondante di ogni desiderio e senza desiderio non può esservi curiosità, né conoscenza. Senza amore, dunque, non esisterebbe neanche la razionalità: senza un investimento affettivo sull'oggetto, non sarebbe possibile esplorarlo, raggiungerlo, conoscerlo o comunicare. L'amore è tutto e chi non sa amare è chi non ha conosciuto l'amore nella propria vita, chi non è stato o non si è sentito amato. I mezzi di informazioni più importanti come le TV i giornali e internet per pagare i costi della loro attività devono ricorrere alla pubblicità. La pubblicità è il mezzo di convinzione del capitalismo. A cosa deve convincerci? Semplice: consumare. Il martellamento continuo causa lo svilimento dei Valori, dei Desideri. Per esempio, l'Amore viene sostituito dal sesso, la famiglia diventa un albergo con servizio di ristorante. Non vedo soluzioni che possano liberarci da questo tipo di Potere. Ormai la politica è stata sostituita dall'economia e l'economia è subordinata alla tecnologia. Siamo nel tempo del desiderio indotto. Un surrogato senza emozioni.


sabato, gennaio 21, 2023

Amore cerca amore

 



Se uno non è appassionatamente alla ricerca dello scopo del suo vivere non capisce che gli altri sono vivi, alla ricerca di uno scopo del loro vivere, non capisce che gli altri vivono e che non sono manichini, ma compagni in cammino.
Teresa di Calcutta quando vedeva la gente in India abbandonata lungo le strade, che erano cloache a cielo aperto, non aveva timori perché la stima verso quell'uomo che stava morendo, era identica alla stima che portava a sua madre.
Teresa di Calcutta è stata un esempio di grande amore verso l'umanità.
Un esempio che si ripeterà poche altre volte nella storia o forse mai più.
Se solo tutti noi riuscissimo a sentire anche il più piccolo pezzettino del suo cuore dentro di noi, tutto sarebbe più facile.
Riusciamo a vedere nell'altro ciò che siamo. E allora l'altro susciterà in noi amore, se ne siamo pieni noi, fastidio se ci sentiremo intimamente attaccati ai nostri privilegi.
Se sono sereno guardo nell'altro e desidero per l'altro tutto ciò che desidero per me.
La peggiore malattia oggi è il non sentirsi desiderati né amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo che muoiono di fame, ma un numero ancora maggiore muore per mancanza d’amore.
Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato. 


domenica, novembre 27, 2022

L'amore senza scadenza

 


L'amore è qualcosa di misterioso. È il più profondo dei desideri umani.
È ciò che ci caratterizza in quanto uomini.
Si può fare a meno dell'amore?
Rinunciare a porsi la domanda "qualcuno mi ama?"
Rinunciare soprattutto alla possibilità di una risposta positiva, vuol dire rinunciare all'umano in sé.
Un conto è il giorno prima di innamorarsi e un conto è il giorno dopo di essersi innamorato: tutti e due i giorni possono essere uguali apparentemente nella quotidianità, ma cosa fa la differenza? Che uno è carico di una memoria che nell'altro non c'era, perché non era accaduto.
La conoscenza sarà una persuasione che avverrà lentamente e nessun passo successivo smentirà i precedenti.
Abbiamo bisogno subito di capire che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti, cui occorre dare uno spazio e un tempo perché avvengano.
Può sembrare difficile, persino impossibile, legarsi per tutta la vita ad un essere umano. Bisogna superare lo scetticismo della società. Un'esperienza che la mentalità comune disistima e talvolta censura. Si ritiene che l'amore debba cessare e quindi la separazione tra gli sposi finisca per diventare inevitabile. È un modo per sfuggire ad una realtà che può essere fatta anche di sacrifici e rinunce. L'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona. Richiamo del corpo e dell'istinto, forza dell'affettività. Aspirazione dello spirito e della volontà. L'amore coniugale è un'esperienza ragionevole e piena di fascino. Dà un senso compiuto alla tua vita. Più che di eletti potrei affermare che è una vocazione.
Sì, è difficile abbandonare i propri egoismi e imparare a donarsi, muoversi verso l'altro, capire le sue esigenze e soddisfarle. È necessario un cambiamento radicale nel proprio modo di vivere.
L'amore coniugale è una forza che ti prende e ti fa stare al di sopra di tutto, ti dà il piacere della condivisione, la speranza del futuro e la sicurezza nell'affrontare giorno per giorno le difficoltà o godere delle gioie, perché tutto ciò viene condiviso 

lunedì, aprile 18, 2022

Cruz e Banderas

 



Il buio e il miele è un romanzo di Giovanni Arpino del 1969. Protagonista del romanzo è un militare divenuto invalido a causa di un incidente durante un'esercitazione. Da questo romanzo furono tratti due film: Profumo di donna del 1974, di Dino Risi con Vittorio Gassman nella parte del protagonista, e Scent of a Woman del 1992, di Martin Brest interpretato da Al Pacino.
Il libro, nonostante il finale improntato all'ottimismo, è attraversato da «un tono desolato, che lascia un senso di profonda amarezza - e di turbamento - nel lettore». Il protagonista è stato visto come uno degli emblemi della solitudine moderna.
Film: "Profumo di donna"

Il colonnello Frank Slade (Al Pacino):

Le donne... sai cosa ti dico? Chi le ha create... dio deve essere proprio un genio. I capelli, i capelli sono tutto, lo sai: hai mai affondato il naso in una montagna di capelli sognanti? Di addormentartici sopra? O le labbra, quando toccano le tue come il primo sorso di vino dopo che hai attraversato il deserto... le tette, belle tettone, tettine, capezzoli, capezzoli che ti puntano addosso come baionette innestate.
Il Colonnello è cieco, ma balla splendidamente un tango con una ragazza bruna. La descrive nei minimi particolari senza vederla, conosce il nome del suo profumo.

Io vivo solo, quasi eremita, ma i pensieri che si rincorrono lo fanno con una certa armonia e gioiosità divertita. Del resto sono i miei pensieri: tutto ciò è soltanto ovvio, consequenzialmente logico.
Sono un appassionato di cinema. Ho visto praticamente tutto quello che era disponibile. 

Ah! il posto delle fragole.

Scorre come una cantilena in bianconero dentro le mie tenere, fragili vene...ogni tanto cerca uno sbocco, trovandolo in una piccola, silenziosa immagine che si presenta improvvisamente allo sguardo, e mi perdo, senza aver mai smarrito alcuna sensazione e piena consapevolezza. 


domenica, febbraio 06, 2022

La Bellezza salverà il mondo





Ci riescono a diventare più belli, ma poi gli anni passano, la rigenerazione cellulare diventa lenta e la bellezza fisica non c'è più. Al festival di Sanremo ho visto molti esemplari di anziani che trotterellano per apparire più giovani e si rendono ridicoli.

domenica, ottobre 24, 2021

La Luna

 





Ho camminato lungo la spiaggia per quasi un'ora.
C'era una grande luna ieri sera, un po' offuscata da vapori di umidità.
E un grande silenzio.
Sono tornato a casa sul tardi.
IL palazzo dove abito è pressoché deserto, tutti scappati via, e non so dove.
Nessuna finestra accesa, nessuna presenza che si indovina dietro le tende degli appartamenti di fronte.
Le ragazze del primo piano dopo una giornata di studio sono uscite anch’esse.
Un po' mi manca la loro musica, che io ascoltavo da ragazzo, suonata a tutto volume, De Gregori, Dalla, Edith Piaf e Charles Trenet e le canzoni stupende di Jacques Brel.
E le telefonate chilometriche che la ragazza del pianterreno puntualmente inizia verso mezzanotte, sedendosi sul davanzale della finestra e intrattenendo l'intero condominio sui fatti suoi.
Voci, presenze, vite di cui non so niente scomparse in un giorno e solo qualche traccia, una bottiglia di detersivo sul davanzale del bagno, uno strofinaccio dimenticato ad asciugare sul filo di ferro attaccato al balcone ne testimonia l'esistenza.
Serata di malinconie, forse, dove "l'inferno degli altri" piano piano si trasforma in presenza rassicurante, nel tranquillo farsi della quotidianità, che scandisce ogni giorno e dà l'illusione di essere al riparo.
Però è bello questo silenzio dimenticato ,anche se si mescola ad una certa inquietudine uguale a quella che può prendere quando ci si ritrova senza esserci preparati davanti ad uno specchio.
E non ci si riconosce.


mercoledì, aprile 28, 2021

Colloquio tra Brunella e Gus

 


Cara Brunella, 


io ho visto la donna che sarebbe diventata mia moglie in uno stabilimento balneare di Pescara che si chiama "Le quattro vele". A nord c'è un altro stabilimento che ha un nome cinese. Qualche anno fa mio figlio che non conosceva la mia storia, rientrando a casa, mentre stavamo guardando la TV, mi fece una confidenza: "Augusto, oggi ho visto una ragazza con i capelli biondi. I nostri sguardi si sono incrociati e lei mi ha sorriso. Poi il vento ha scompigliato i suoi capelli coprendole il viso. E' stato un attimo. Sono certo che non dimenticherò quel volto né oggi, né domani e nemmeno tra centomila anni".
Quella ragazza è diventata la moglie di mio figlio.
Chissà se Danielino, suo figlio e mio nipote, nello stabilimento che viene dopo "Le quattro Vele" e " Hai Bin " incontrerà la ragazza bionda con i capelli che coprono il suo volto”


Gus, ti rispondo,


il primo nitido ricordo di te, attraverso il blog, coincide con il post delle caprette. E, attraverso le parole di quel post, mi è giunta la fragranza buona di Emanuela Bruna.
Perché un uomo, una  persona, quando ha accanto una persona che odora di pane caldo, emana tra le righe la sua influenza.
Ho imparato pian piano a conoscere questo amore “dedicato”, questa consapevole riconoscenza verso chi sa trarre da noi il lato fragrante delle cose buone.
Ho imparato a riconoscere in te anche il pensiero della paura della inevitabile perdita.
Ho sempre immaginato questa coppia unita soprattutto nei momenti duri. Questa dedizione naturale, questo spirito leggero del sacrificio, naturale come l'amore, necessario come l'aria.
In molte frasi che hai scritto ho letto l'ammirazione verso questa donna. E questo non è solo frutto dell'amore. Ma della consapevolezza di avere al fianco una donna delicata e cristallina. Unica per tanti versi. Anche migliore di noi.
Una donna capace di lasciare una scia di buono ovunque passi, ovunque guardi.
Credo che persone così, anche ora che non ci sono più, siano presenti nell'aria, al primo sbocciare delle violette, nello sguardo delle caprette, nella brezza del vento che scompiglia i capelli perché hanno la capacità di abitare gli animi. Per sempre. E restarvi impresse con il loro profumo.
Un dolore sordo e intraducibile segna il passo alla perdita fisica.
Ma mi piace pensare che i mille fiori che presto sbocceranno siano mischiati col suo profumo, del suo, ora a noi invisibile, continuo gesto di cura, di soffio, di sorriso verso gli altri.


Con grande affetto


Brunella.



venerdì, febbraio 26, 2021

Lolita a Teheran

 



                                     Prefazione dell'Editore

Nel 1995, abbandonato l'incarico all'università dove insegnava letteratura angloamericana, Azar Nafisi propone a sette delle sue migliori studentesse di trovarsi a casa sua, nel primo giorno del weekend, per discutere di letteratura. Un seminario privato: per due anni Nafisi vede le ragazze entrare nel suo salotto, "togliersi il velo e la veste e diventare di botto a colori". Il fatto è che insieme al velo "si levavano di dosso molto di più. Lentamente, ognuna di loro acquistava una forma, un profilo, diventava il suo proprio inimitabile sé". In quelle mattine le otto donne leggono Nabokov, Henry James, Jane Austen. Discutono con passione di Lolita e di Daisy. "Il seminario diventò il nostro rifugio, il nostro universo autonomo, una sorta di sberleffo alla realtà di volti impauriti e nascosti nei veli della città sotto di noi". Nel loro rifugio Nafisi e le sue ragazze guardano il mondo attraverso l'occhio magico della letteratura". Ma sono pur sempre a Teheran, e fuori da quel salotto restano grigiore e proibizioni: così, avverte Nafisi, "è di Lolita che voglio scrivere, ma ormai mi riesce impossibile farlo senza raccontare anche di Teheran".

                                                  Recensione


È questo Leggere Lolita a Teheran: il racconto di come una donna (l'autrice) attraversa la rivoluzione islamica iraniana con un bagaglio di romanzi e una gran fiducia nella letteratura, "arte della complicazione umana". Solo che non sono ammesse sottigliezze né "complicazione umana" nel mondo in cui vivono lei e le sue studentesse. È un mondo di romanzi sconsigliati, di ragazze punite se hanno le unghie dipinte, persone che hanno dovuto imparare a non esprimersi apertamente. Nafisi cita il Nabokov di Invito a una decapitazione: insopportabile "non è il vero dolore fisico o la tortura che si infligge in un regime totalitario, bensì l'incubo di una vita trascorsa in un'atmosfera di continuo terrore". Per prima cosa dunque Nafisi vuole trasmettere l'esasperazione di una vita regolata da "norme ottuse", dove un bambino si sveglia terrorizzato perché "ha fatto un sogno illegale": il senso di oppressione di un regime che "negava valore all'opera letteraria, a meno che sostenesse l'ideologia", un regime, del resto, dove il capo del comitato di censura cinematografica è un cieco... Il seminario diventa per loro "un corso di autodifesa" da tutto questo. Ancora Nabokov: "La curiosità è insubordinazione allo stato puro".
Perché Lolita? Nella storia della ragazza di dodici anni tenuta "di fatto prigioniera" dall'uomo che ne fa la sua amante, Nafisi e le sue studentesse vedono "una denuncia dell'essenza stessa di ogni totalitarismo". Ne discutono a lungo, fanno paralleli: a Lolita, dicono, "è stata sottratta non solo la vita ma anche la possibilità di raccontarla". Anche loro sentono di aver perduto qualcosa: la generazione dell'insegnante ha perduto una libertà passata, le più giovani hanno "ricordi fatti di desideri irrealizzati". Tutte hanno imparato a "mettere una strana distanza tra noi e l'esperienza quotidiana della brutalità e dell'umiliazione". Ecco l'accusa: "Il peggior crimine di un regime totalitario è costringere i cittadini, incluse le vittime, a diventare suoi complici".
Traspare un'urgenza, da queste pagine. Non solo trasmettere quel senso di soffocamento, o forse di spiegare perché l'autrice, come molte delle sue giovani amiche, cercheranno di sottrarvisi andando via. Più ancora, è la necessità di riflettere su "come siamo arrivati a questo?". Qui l'autrice torna indietro nel tempo, e offre un raro racconto "dall'interno", soggettivo e intriso di partecipazione umana, di eventi che abbiamo visto da lontano, per lo più nei loro risvolti politici. Siamo nel 1979, quando Nafisi, terminati gli studi negli Stati uniti, torna a Teheran: la rivoluzione - per cui anche lei si era battuta, come tanti studenti iraniani all'estero che avevano lottato contro lo Shah - era vittoriosa. Nafisi comincia a insegnare letteratura angloamericana all'Università statale di Teheran. L'università era allora il principale teatro di scontri ideologici tra le correnti rivoluzionarie di sinistra e quelle islamiche; Nafisi parla di Fitzgerald e di Twain tra assemblee sull'imperialismo e di denuncia della società borghese, discute di Hucklberry Finn e di Gatsby mentre gli studenti islamici occupano l'ambasciata americana. In queste pagine - forse le più appassionanti - vediamo lo scontro riassunto nello strepitoso "processo" a Gatsby istituito dalla professoressa Nafisi, con tanto di giudice, giuria, accusa e difesa. Gatsby esprime il materialismo decadente del mondo occidentale, accusano studenti che citano Khomeini e vorrebbero letture "rivoluzionarie" e moralizzatrici. Ma un romanzo è bello se riesce a mostrare la complessità degli individui, ribatte la difesa. Intanto, "sulla scena politica si assisteva a una specie di replica del nostro processo": i romanzi "decadenti" scompaiono poco a poco dalle librerie - finché scompaiono anche le librerie.
Dopo mesi di scontri, arresti, morti, le correnti islamiche prendono il controllo delle università, le correnti di sinistra sono sconfitte, le voci laiche zittite. La "normalizzazione" arriva sotto forma di "comitato per la rivoluzione culturale". Le donne sono obbligate ad abbigliarsi in modo islamico, quelle come Nafisi lasceranno l'insegnamento (ma l'ipocrisia che colpisce chi visita l'Iran oggi era già presente allora, nelle parole del giovane islamico che chiede alla prof di adeguarsi: "In fondo è solo un pezzo di stoffa").
Con la guerra poi, trionfa la retorica della morte e del martirio. Ormai ogni critica è disfattista ("Per tutta la durata del conflitto il regime islamico non perse mai di vista la sua guerra santa, quella contro i nemici interni"). Il chador diventa una cosa "fredda e minacciosa": non sarà mai più quello che portavano le nonne, "è macchiato per sempre dalla connotazione politica che ha assunto". Imperversano gli slogan. L'unico rifugio è la lettura, nelle notti insonni per gli allarmi aerei ("tra le pagine resta la sirena dell'allarme").
Non c'è una semplice risposta al "come siamo arrivati a questo". La riflessione è accennata: quando l'autrice parla dell'università "che, come l'Iran, avevamo tutti contribuito a distruggere". Dove ricorda con sgomento la violenza verbale di quelle assemblee infuocate, da parte di studenti che spesso finiranno loro stessi vittima delle purghe. O dove, avverte: "Siamo tutti perfettamente in grado di trasformarci nel censore cieco, di imporre agli altri la nostra visione".
Era necessario ripercorrere tutto questo per tornare al seminario privato della professoressa e le sue studentesse: ora conosciamo i loro percorsi, quella sopravvissuta ad anni di carcere, quella che va al seminario di nascosto, quella che vuole emigrare... Ormai in Iran sono emersi "degli islamici di tipo nuovo", meno attenti agli slogan e più alla carriera, "liberali", pragmatici. Di fronte al dilemma "stiamo al gioco e lo chiamiamo dialogo costruttivo oppure ci ritiriamo dalla vita pubblica in nome della lotta al regime", alla fine della guerra lei era tornata a insegnare, prima di ritirarsi di nuovo, scettica verso le promesse dei "liberali" ("che ora chiamano riformisti"). Nel seminario ora discutono di James e di Jane Austen e delle incertezze personali di ciascuna, di fidanzamenti, di libertà individuale e di "diritto alla felicità". Le sue ragazze, osserva, condividono il "disagio che nasceva dalla confisca da parte del regime dei loro momenti più intimi e dei loro desideri". Vista da Teheran, l'affermazione "il privato è politico" non regge: "Non è vero naturalmente. Anzi, al centro della lotta per i diritti politici c'è proprio il desiderio (...) di impedire al politico di intromettersi nella vita privata", scrive Nafisi.
Il desiderio di evadere è condiviso. Alla fine evade Nafisi: parte per gli Stati Uniti. Porta l'avvertimento delle ragazze e di un vecchio amico-consigliere: "Non potrai scrivere di Austen senza scrivere anche di noi", le dicono: "La Austen è irrimediabilmente legata a questo posto". Proprio come Lolita, o Gatsby, in un paese dove il censore è cieco"

                                             Le sette studentesse

*Manna. "Riusciva a trovare briciole di poesia anche in cose che la maggior parte della gente considera insignificanti". 
*Mashid. " Avevamo deciso di chiamarla "Milady". ... a guadagnare significato nell'accostamento, era stato il soprannome, non il nome".
*Yassi. "E 'quella vestita di giallo... riusciva a prendere garbatamente in giro non solo gli altri, ma anche se stessa."
*Azin. " La piu' alta, con i capelli biondi e una maglietta rosa... sfacciata senza peli sulla lingua...la chiamavamo "la selvaggia".
*Mitra. "Simile al colore pastello dei suoi quadri... due deliziose fossette ne rendevano meno scontata la bellezza e Mitra se ne serviva per abbindolare vittime inconsapevoli."
*Sanaz. "Oppressa dalla famiglia e dalla società, era sempre in bilico tra desiderio di indipendenza e bisogno di approvazione."
*Nassrin. "... Non ce la fece a restare fino alla fine."


domenica, dicembre 06, 2020

Modigliani per sempre

 


In una pittura non si può né aggiungere, né togliere. Un quadro è un mondo completo, perfetto, armonico. Ogni soggetto ed oggetto rappresentato è collegato da infiniti rimandi e precisi rinvii, necessità di luce, contrapposizione di colori, sfumature di chiaro-scuro, armonie della composizione, linee verticali ed orizzontali e diagonali che si intrecciano. Spesso gli oggetti e i soggetti svolgono la funzione di allegorie. Non ha alcun senso nella descrizione pittorica togliere o mettere. Dall'Eneide possiamo togliere Eurialo e Niso senza che il poema ne risenta, ma dall'Odissea non possiamo togliere né Circe né Polifemo né Calipso. In un quadro ogni dettaglio è importante, il piede storto di Caravaggio che distorce l'intera figura, il cesto di frutta sul limitar del tavolo nella cena di Emmaus, cesto quasi in bilico sul bordo che si regge sul nero cupo della mancanza di spazio non sono inutili dettagli, sono parte importante di una narrazione. Un quadro non ha il tempo narrativo che permette di sgomitolare racconti inessenziali. deve rappresentare nella narrazione o nella descrizione (c'è differenza tra le due cose) un mondo fermo dove ogni cosa ha un posto, un significato, una necessità precisa. Se voglio la luce posso aver bisogno di una parete descritta da una carta geografica come nella donna in blu di Vermeer e chi immagina che quella carta scura sia inessenziale o possa essere inessenziale ha capito poco di quel che gli sta davanti. Potremmo parlare per tre ore delle stringhe delle scarpe di van Gogh o della curva di un suo cipresso o delle mele di Cézanne o della pipa sulla sedia di Van Gogh e nessuno di noi perderebbe il suo tempo. Perché pipe, ceste di frutta, sedie, carte geografiche, spinette, lettere, scarpe, piedi storti, sederi inclinati, vesti e merletti, finestre e porte, specchi e drappi sono il mondo rappresentato e accompagnano i nostri occhi dentro una visione perfetta, difficile, conclusa, dove si avverte sempre la difficoltà di entrare e di essere ospitati anche solo per un momento. A me piace Modigliani. Riesce a cogliere la bellezza rendendola immortale. Mi insospettisce Vermeer. In pratica lui aveva escogitato un modo per fare una qualcosa molto somigliante a un negativo di una fotografia della modella e dipingeva basandosi sul supporto tecnologico.  Vermeer ha adottato per i suoi dipinti l’uso della camera oscura, strumento che gli permetteva di ritrarre con precisione anche soggetti piccolissimi, in secondo piano e lontani dal pittore. Vermeer sapeva bene che il pregio maggiore di una camera oscura consistesse nel fatto che tutti gli oggetti fossero messi “a fuoco” a prescindere dalla loro distanza dal foro stenopeico. Il nostro pittore, quindi, non aveva la necessità di disegni preparatori in quanto la camera oscura gli permetteva di disegnare come su una carta copiativa le immagini, dando loro vita e colore. Sembra quasi che il suo studio fosse quello di un fotografo, ove luce, soggetti e camera fossero a disposizione del fotografo/pittore Vermeer e all’interno del quale i personaggi si muovessero come su un set. Modigliani vivendo a Parigi, aveva subito molto l’influenza dei movimenti francesi (sopratutto quella di Brancusi e Picasso) e il loro interesse per il primitivismo. In Nudo sdraiato a braccia aperte del 1917 è evidente la straordinaria sintesi plastica delle forme e l’entusiasmo per la purezza delle linee astratte che gli deriva dall’arte egizia, negra e da Cezanne, mentre il colore è di chiara influenza Fauve. Nei ritratti di Modigliani ogni soggetto viene sottoposto ad un processo di spersonalizzazione e stilizzazione: il modello "vero" perde in dettaglio, si spoglia delle sue peculiarità. Si trasforma, allora, in un'entità astratta, lontana dal tempo. Una sorta di icona della bellezza assoluta. Definire la bellezza in tutte le sue innumerevoli sfaccettature è quasi impossibile. In linea di principio si può affermare che la bellezza è armonia tra le parti, è proporzione e ordine, è un ideale di rappresentazione attraverso il quale l’artista mira a tradurre in una forma visiva un concetto astratto: la bellezza. Forse nessuna civiltà ha saputo esprimere meglio la bellezza come quella tramandataci dai Greci. Il fatto stesso che la Venere di Milo, risalente al II secolo a.c., sia universalmente riconosciuta, a distanza di oltre due millenni, quale ideale perfetto di bellezza femminile, dimostra quanta perfezione e quanta grazia sapevano infondere nelle loro opere quegli antichi maestri.


 


sabato, marzo 02, 2019

Milena e Franz





Ti ho già detto che so il motivo per cui Kafka non ti piace. 
Non è un difetto ma solo il tuo modo di approcciarti alla vita.
 A volte l'uomo è baciato dalla Grazia, altre resta solo con
 le sue domande che non hanno risposta. 
Ecco, Kafka fa parte del mondo negativo e io 
apprezzo la sua arte straordinaria che dimostra nel descriverlo. 
Non ho nemmeno paura di essere contagiato.
Che cosa faremo in queste giornate di inizio 
primavera, che ora vengono così presto? 
Stamane il cielo era grigio, ma se si va alla finestra ora, 
si è sorpresi e si appoggia la guancia 
alla maniglia della finestra.
Sotto si vede la luce del sole, che in verità è
 sulla faccia della fanciulla ingenua, che cammina
 così e si volta indietro, e nel medesimo istante
 si vede l'ombra dell'uomo che le viene appresso
 rapidamente. Poi l'uomo è già passato e 
l'ombra della bambina è tutta chiara.




lunedì, settembre 17, 2018

Cosa è la poesia









Quello che noi spesso dimentichiamo è che la poesia nacque come epica, per semplificare possiamo chiamarla la poesia delle gesta ed aveva una particolare funzione ,doveva svolgere una funzione educativa, doveva comunicare ed esprimere. Era inammissibile una poesia non utile, non direttamente produttiva di qualcosa e per produzione intendo proprio la produzione di senso. Questo problema nasce già con i lirici greci che però pur sovvertendo in parte i canoni tradizionali e dando luogo alla poesia dei sentimenti continuano a percorrere la strada dell’utilità. Sono i lirici latini che presentano la seconda cesura, la poesia lirica si distacca definitivamente da quella epica non solo per i temi ma anche perché abbandona ogni scopo comunicativo o finalistico. Da quel momento in poi irrompe tutto e si perde il patto (che era stato sotteso nella poesia epica) e rimane un nuovo modo di fare poesia . Il poeta non deve indagare né verità , né deve darci una interpretazione di verità , non deve essere sottomesso all'oggetto, non deve più parlare della morte (oggetto) per renderla fatto universale. Deve accovacciarsi come meglio crede sull'oggetto, il poeta copre l'oggetto non lo scopre qui che la soggettività diventa prevalente, aperta la poesia al lirismo e liberato il poeta da ogni condizione di finalismo comunicativo è ovvio che il soggetto diventa oggetto della poesia.  Non è più la morte che viene raccontata ma è il poeta che è e sente morte ad essere oggetto della poesia. Ecco perché non riuscirà con molta difficoltà a trovare qualcosa che risponda al suo canone.
In questa assenza di patto però non possiamo vedere solo una perdita, a mio parere c'è anche una conquista appare sul palcoscenico umano la possibilità di infinite verità soggettive tessere non più quadri, pezzi isolati non più affreschi unitari, ma il loro valore rimane comunque straordinario perché ci permette di vedere e di rintracciare l’umanità attraverso dei frammenti infinitesimali spesso diversi per canone e per scelta linguistica che non ci raccontano più la morte ma le mille morti. Da una poesia non si può scorgere il mondo se non per frammenti rattoppati da gli occhi degli altri, il lettore di poesia deve essere umile ,non si deve aspettare niente, non deve cercare né verità né insegnamento, né illuminazione, né spiegazione del mondo, deve solo farsi prestare per un istante gli occhi di un altro stupendosi per la coincidenza identica del vedere insieme, nel vedere stupendosi ancora di più nel vedere il mai visto.

sabato, agosto 25, 2018

Premessa e svolgimento







Sono diversi i profumi che cantano nel mio cuore: profumi di ragazzina, di gonnelline a pieghe, di calzettoni blu, di dolci biscotti preparati per il Natale. Profumo di frasi al ritorno dalla scuola. profumo di baci. di risate complici. di mani accarezzate, scaldate per il freddo di giorni invernali. Profumo di una vita donata e ripresa troppo in fretta.

domenica, febbraio 18, 2018

Il danzare dei ricordi





Bisogna vedere i film. Io questa sera sono venuto a conoscenza che l'ultimo Scia di Persia ordinava il pranzo a Parigi e arrivava con un Concorde a casa sua, e la gente moriva di fame.
Mohammed Reza Pahlavi, Shah di Persia, 1941 - 1979. Nel 1971 il "Re dei Re" spese 100 milioni di dollari per festeggiare l'anniversario dei 2.500 anni dalla nascita della monarchia persiana. Nel menù petto di pavone, servito su porcellane di Limoges, che gli invitati hanno degustato in una tendopoli di 160 acri a Persepoli. La sua superba collezione di auto sportive può essere vista al National Car Museum, assieme ai modelli personalizzati di Mercedes e Porsche del figlio.

sabato, maggio 23, 2015

L'incanto della pioggia










Se piove, mi chiami accanto e mi indichi attraverso i vetri quel che succede fuori, distorto dai goccioloni sulla finestra, da quell'idea di mosso che ha la pioggia quando bagna come di virtualità tutto quello che scopre, toccandolo, appoggiandovisi sopra. – Guarda, piove, mi dici e mi convinci ci sia qualcosa da guardare, rannicchiati spalla contro spalla sul davanzale, e io ti dico – Tutte le volte la stessa storia, ma è una finestra, un po’ di pioggia! Dici – Zitto, e guarda; apri la finestra con l’acqua che rimbalza sul marmo e ci colpisce di riflesso. – Dai, che dopo ci tocca asciugare; ma dici che ti piace l’odore fertile dell’acqua, ti piacciono le persone in pantaloncini che camminano svelte, indecise tra il fastidio e il sollievo, guardi i palazzi di fronte, ti piace il nome dell’inverno pronunciato dalla bocca dell’estate, il brivido sulla pelle fuori stagione, il fatto che non si possa uscire, gli amici che chiamano per disdire la serata alla discoteca all'aperto, la televisione spenta.  E io insisto – È pioggia, è solo pioggia: non può piacerti, è una cosa stupida. Tu dici che non c’è niente di male a essere stupida. E’ che la pioggia ti piace proprio, le gocce sul naso, o su una ciglia. Io vorrei prenderti e tu non vuoi.  Il rumore delle auto sul fondo bagnato, le onde che alzano piano, ti piace quell'odore e colore di cenere che non è un fuoco spento, non è rovina, ma è una proprietà dell’acqua, è la cromatura d’una città sottomarina, ma senza i fronzoli dei coralli, è calma e bellezza, il segreto in un’ostrica. – Sei scema; ti dico all'orecchio, scrolli e ridi per togliermi la parola, il mento sulle mani, una freschezza sulla pelle. Resteresti a guardare la pioggia per ore, ne sei capace, poi fai una doccia, metti l’accappatoio, l’asciugamano attorno alla testa, e se piove ancora ti rimetti a guardala, incantata, che donna particolare che sei! – Chiudiamo?  E’ un lago qua per terra, attenta ai piedi. La chiudiamo per metà, la tua parte rimane aperta, allora io mi sposto dietro di te, ti abbraccio e poggio il mento sulla spalla, e sei contenta se me ne sto zitto e guardiamo la pioggia, le persone che corrono nelle portiere in macchina, gli ombrelli infelici, pensavano se ne riparlasse tra mesi.  Ma è possibile che non hai niente da fare, da startene a guardare la pioggia?  - È un acquazzone, una cosa passeggera; mi piace starti avvolto contro, mi piace accarezzarti le braccia, il corpo, mi piace amarti senza fare l’amore, mentre guardi la pioggia e dici che ti piace guardarla, che non ti stancheresti mai, che è una cosa stupida e che non c’è niente di male, nelle cose stupide. Mi viene male alla schiena, mi formicolano le gambe. Chiudo la finestra, prendo uno straccio dalla cucina e asciugo il pavimento, rimango a guardare mentre piove, ma se non ci sei tu a guardare la pioggia mi diventa oltre che stupida, mi diventa inutile e insulsa, e non la guardo più.