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venerdì, aprile 05, 2024

Il narcisista patologico

 


Sì, comunque sia, penso che il Sommo Creatore (sia Egli Dio, Allah o Cullù) ogni tanto si distragga e butti sulla Terra qualche individuo a caso, dimenticandosi poi il motivo. Un po' come quando entrate in una stanza e vi mettete a fissare il tappeto pakistano della prozia Pina nel tentativo di ricordare perché siete lì. Ecco.
Queste persone si insinuano nella vostra vita come se nulla fosse, trasformandosi poi, col tempo, in noiose tritasassi.
Tra tutte, c’è una categoria in particolare cui il rogo dovrebbe esser d’obbligo: i narcisisti. Dietro questo termine apparentemente innocuo e infantile, si nasconde un vero e proprio disturbo patologico che porta l’individuo a sviluppare una percezione distorta del proprio sé attribuendogli un’importanza e un’idealizzazione totalmente esagerate. E, nella stragrande maggioranza dei casi, infondate.
Ma noi non siamo psicologi, per cui non ce ne frega una mazza.
Il narcisista è l’amico o l’amica che reputa la Treccani un libretto per bambini e si sente quindi obbligato, dall’alto della sua sconfinata intelligenza, ad apportare correzioni e precisazioni ad ogni vostra singola parola. Nel 97% dei casi è ignorante come un lichene e disinformato quanto "Il Giornale".
Il narcisista è anche colui o colei che cerca sempre il vostro appoggio per qualsiasi cavolata; pretende conforto, ascolto e comprensione. Vi riversa addosso tutti gli avvenimenti della sua inutile giornata, magari mentre siete imbottigliati nel traffico da venti minuti, in ritardo per il prossimo appuntamento e sotto un sole degno di Dubai. Ma il “visualizzato” senza risposta della tamarra o dell'imbroglione di turno è molto, molto più importante. E lo vede spesso chi ignora.
Il narcisista è quell’organismo che si colloca a metà tra il pus e la muffa nera.
Il narcisista ama parlare di sé stesso, mostra disprezzo aperto verso gli altri,
mira ad essere oggetto di ammirazione, mostra un interesse effimero verso le persone, ricerca attenzione attraverso le emozioni negative, si percepisce come una personalità grandiosa, tende a manipolare gli altri.
I narcisisti “storici”, Oscar Wilde, Gabriele D'Annunzio, Curzio Malaparte, Lord Byron in realtà sono prima di tutto dei dandy, gran lavoratori travestiti da nullafacenti.

Il narcisista:


Mostra disprezzo aperto verso gli altri.

Mira ad essere oggetto di ammirazione.

Mostra un interesse effimero verso le persone.

Ricerca attenzione attraverso le emozioni negative.

Si percepisce come una personalità grandiosa.

Tende a manipolare gli altri.

Il narcisismo è una gran brutta bestia non solo perché ama solo se stesso ma per come non sappia provare empatia per nessuno.


Il narcisismo ha molte facce, ma non sempre è di tipo patologico: stima, considerazione di sé stessi e capacità di autoaffermazione sono cose sane in generale. Altro sono le forme patologiche che comportano sopravvalutazione di sé ed incapacità di empatia verso gli altri. Il narcisista patologico tipicamente è una persona che non vede al di là del proprio naso ed infatti riesce a vedere solo sé stesso.




sabato, marzo 23, 2024

Chi semina vento raccoglie tempesta

 




Vladimir Putin era ancora un semisconosciuto ex agente del Kgb quando, da poco nominato premier, nel settembre del 1999 promise ai russi che avrebbe «perseguitato i terroristi (ceceni) dappertutto, pure nel cesso». È grazie a quella minaccia che, pochi mesi dopo, fu trionfalmente eletto presidente per la prima volta. Da allora è sempre rimasto a capo del Paese. I russi allora puntarono sull’“uomo forte” e, ventiquattro anni dopo, hanno riconfermato la loro scelta consegnandogli altri sei anni al Cremlino con percentuali mai viste.
Putin sembrava aver mantenuto fede alla sua promessa. I russi avevano smesso di aver paura di prendere un mezzo di trasporto o di andare a scuola, a dispetto degli onnipresenti metal detector e delle ubique videocamere di sorveglianza, eredità di un passato buio. L’ultimo attentato risaliva all’aprile 2017 quando un kamikaze kirghiso si era fatto saltare in aria nel metrò di San Pietroburgo. Il quarto mandato di Putin, iniziato nel 2018, si stava concludendo immune dall’incubo terrorismo. Si chiude invece nel sangue. Con oltre 60 morti e più di 140 feriti nella sala concerti Crocus City Hall nei pressi della capitale Mosca.
Una tragedia che risveglia in Russia la paura del terrorismo che sembrava oramai passata in secondo piano rispetto alle ripercussioni della cosiddetta Operazione militare speciale contro Kiev: gli attacchi dei droni e i raid nelle regioni al confine con l’Ucraina. Precipita il Paese nell’incubo degli anni più bui delle stragi terroristiche. Quel 1999 degli attentati nei condomini. E gli anni Duemila degli attentati dei commando ceceni e delle “vedove nere”: gli attacchi suicidi nei treni, sui vagoni della metropolitana, in aereo e sui bus o le prese di ostaggi nel teatro Dubrovka di Mosca nel 2002 e della scuola di Beslan, nell’Ossezia del Nord, nel 2004.
Tutti quegli attentati avevano una sola matrice: il Caucaso musulmano. Stavolta la rivendicazione arriva dallo Stato Islamico e mette a tacere le accuse incrociate e il moltiplicarsi di ipotesi di una “vendetta ucraina” o di un’operazione russa sotto falsa bandiera. È avvalorata pure dall’allerta lanciata lo scorso 7 marzo dagli Stati Uniti che stavano «monitorando notizie secondo cui estremisti hanno piani imminenti per attaccare grandi eventi a Mosca, compresi concerti» e mettevano in guardia dal rischio attentati nelle successive 48 ore. Secondo la Cnn, Washington aveva avvertito la Russia del rischio di attacchi proprio da parte dell’Isis.
Putin risponderà come ha sempre fatto: perseguitando i colpevoli «fino al cesso» mantenendo fede alla promessa di venticinque anni fa. Senza curarsi di eventuali vittime collaterali. «Con i terroristi non si tratta», ha sempre detto. Lo dimostrò alla fine del 1994 ordinando il bombardamento a tappeto del capoluogo ceceno Groznyj e lo riaffermò ordinando i blitz delle forze speciali nel teatro Dubrovka e nella scuola di Beslan che provocarono più vittime tra gli ostaggi degli attentatori ceceni. E, senza andare troppo lontano nel tempo, lo ha dimostrato anche l’aereo misteriosamente precipitato un anno fa del capo mercenario Evgenij Prigozhin.

da Repubblica.it





domenica, febbraio 18, 2024

Il corpo umano

 


Io mi chiedo e chiediamocelo tutti, dove sono finiti centinaia e centinaia di bambini che sono arrivati con i barconi? Che non sono registrati, che non sanno neanche il loro nome? Cosa ne pensate: la donazione degli organi a fine vita dovrebbe essere obbligatoria, e lo credo anch’io. A che serve, lasciare imputridire la carne, quando qualcuno anela a vivere, come è giusto che sia? Il gesto più bello del mondo, un atto di generosità estrema tra un essere umano che perde la vita e un altro, ammalato, che la riacquista grazie alla donazione di organo. Quando si salva un bambino con una malformazione cardiaca o una ragazza con un’epatite fulminante grazie alla donazione accade qualcosa di meraviglioso. E i progressi medici sono ormai così consolidati da rendere il trapianto un intervento salvavita ma soprattutto duraturo nel tempo. In Messico sparisce un numero impressionante di uomini, donne e bambini anche proprio per il traffico di organi così come in Brasile. Ed i governi non se ne curano, in Messico per esempio le autorità locali accade spesso sono pure alleate di questi esseri spregevoli per prendersi anche loro una fetta del guadagno.  Nel Brasile quello che succede nelle favelas è da paura. A sfruttare la miniera umana ci pensa la mafia internazionale, assistita da agenzie di viaggio, società di trasporto ed enti sanitari. Pur di lucrare sulla disgraziata necessità di malati ricchi, professionisti in camice bianco (chirurghi, anestesisti e urologi) non esitano a causare la diminuzione permanente nella condizione fisica del donatore – inevitabilmente povero e spesso involontario. I guadagni ammontano a 15-20 volte il capitale investito. All’espianto un organo vale 5-10 mila dollari. Il suo prezzo al trapianto raggiunge i 70-100 mila dollari, fino a 250 mila, a seconda dell’organo e soprattutto della lunghezza della lista di attesa. Il prelievo di organi del corpo umano si sviluppa attraverso una catena commerciale complessa e ben strutturata che ha trovato terreno fertile in diverse zone del mondo.  Le stime indicano che il numero globale di trapianti commerciali – trapianti che comportano un pagamento per l’organo e quindi illegali – è di circa 10.000 all’anno, pari al 10% di tutti i trapianti. Nella maggior parte dei casi, l’organo venduto è un rene.
Il giro di affari è rilevante, stimato tra 600 milioni e 1,2 miliardi di dollari fino allo scoppio della pandemia.
Il mercato degli organi del corpo umano si pratica in diversi Paesi del Medio Oriente e in Nord Africa piuttosto che su altre zone del mondo interessate da questo sfruttamento – come la Cina o l’America Latina – Bisogna far luce innanzitutto su un mix drammatico di povertà, abusi, guerra, che caratterizza da troppo tempo queste aree.  Oltre 5 milioni di rifugiati sono le prede più facili da adescare per promettere denaro in cambio di organi. Dalla Turchia alla Siria, fino allo Yemen, alla Libia, all’Iraq e all’Egitto, la rete di disperati donatori e di broker senza scrupoli racconta storie di disumanità e di crimini che ormai vanno avanti da anni, con pochissimi progressi a livello giuridico. Nel mirino c’è soprattutto l’Egitto, considerato il vero centro del “mercato rosso” dell’intera regione. Nel 2010 il Paese ha adottato il Transplantation of Human Organs and Tissues Act proprio per arginare il vergognoso fenomeno della vendita di reni e fegati che stava preoccupando il Governo, soprattutto per la reputazione nei confronti dei turisti stranieri.

venerdì, novembre 10, 2023

La patologia della modernità

 


Un velo che maschera la sostanza del reale o addirittura una patologia della modernità, l’alienazione implicita nella società dello spettacolo in cui la manipolazione e la menzogna oscurano la realtà autentica dei soggetti. Ecco il nodo da cui prende le mosse l’indagine di Barbara Carnevali, storica della filosofia, ricercatrice invitata all’ "Institut d’Etudes Avancées" di Parigi, in un saggio pubblicato da Il Mulino, intitolato *Le apparenze sociali*. Una filosofia del prestigio.
Un progetto di filosofia dell’apparire sociale a partire proprio dall’analisi delle vanità, di quel mondo effimero in cui rientrano le mode, la fama, il successo, il prestigio, le buone maniere, lo snobismo, i pettegolezzi, e che non è una forma minore di realtà ma l’assetto sensibile della società dove si giocano come uno spettacolo le immagini che le persone hanno reciprocamente di sé stesse.
Bauman ha dedicato la vita a questi problemi.
Non puoi liquidare il suo pensiero come un'opinione. "Lui ha la sua e io la mia" Intanto non è giusto che la donna venga vista come un'immensa vagina a disposizione dei maschi.
Perché il Potere non si limita a questo. Non sono tanti anni che la donna può recarsi alle urne per eleggere il Parlamento del suo paese.
Quando una ragazza vuol fare l'indossatrice deve essere in carne come uno stuzzicadenti e qualche squallido personaggio obbliga l'impiego delle anfetamine che tolgono l'appetito.
Il fatto che l'uomo percepisce che l'apparenza conta più della sostanza porta a una caduta della cultura, dei valori e dell'etica.
La conseguenza è la fine del desiderio in senso esistenziale.
Per te donna con gli attributi ben fatti ti chiedono di allungarti sopra un'automobile, oppure di fare l'ombrellina.
Questa è la maschera e il ruolo che la società (il Potere) ti dà, e se la togli appare un volto terrificante.
C'è una canzone di Springsteen*Brilliant disguise*, dove l'io viene soffocato dalle soventi maschere che si indossano per apparire ciò che agli altri piace, per essere poi accettati per quello che in realtà non si è.
Paura di mostrare la vera natura, paura di essere considerati e giudicati da altri e quindi non piacere?
Con il tempo, con determinati avvenimenti, tutto viene scoperto e la maschera si sgretola.


lunedì, ottobre 02, 2023

Poche idee e confuse

 


Il pensiero di Guy-Ernest Debord sviluppa essenzialmente i concetti di alienazione e reificazione, già centrali nelle riflessioni di Karl Marx, ma reinterpretati alla luce delle trasformazioni della società europea nel secondo dopoguerra.
Lo sviluppo dell'economia nell'età contemporanea, con l'emergere dei nuovi fenomeni sociali del consumismo e della centralità dei mass media, avrebbe segnato infatti una nuova fase nella storia dell'oppressione della società capitalista: la prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un'evidente degradazione dell'essere in avere.
La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni avere effettivo deve trarre il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima.
Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini. Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri e assiste nella più totale passività allo svilupparsi di un discorso ininterrotto che l'ordine presente tiene su sé stesso, cioè, il suo monologo elogiativo.
Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione caratterizzano l'attuale condizione umana.
Il termine "politica" viene dal greco "polis", un'entità politica, sociale ed economica, ma anche e soprattutto etico-morale. Fu Platone il primo a teorizzarla come un organismo educativo collettivo nei confronti del singolo, finalizzato al bene comune. Da tempo l'entità politica è scomparsa e il bene pubblico è stato sostituito dal bene personale, dal tornaconto di chi fa politica per aumentare il suo potere.
La corsa al bene personale ha ormai inquinato i rapporti interpersonali. Non c’è apertura verso gli altri, inoltre quel che è peggio è che l’altro viene percepito come un nemico, come qualcuno che voglia sottrarci il nostro bene.
Ecco perché viviamo in una società dove tutti sono in guerra con tutti.
Ormai siamo già nel baratro, non so se abbiamo qualche possibilità di tornare a un mondo fatto di valori veri.


venerdì, giugno 02, 2023

Sesso in vendita

 


Il pericolo più grave della nostra società, dal punto di vista della formazione dell'uomo, è il prevalere dell'ideologia sull'osservazione.
Invece di essere abituati a sviluppare l'attenzione alla modalità concreta delle proprie esigenze umane si è abituati ad ovviare al grido che portano tali esigenze ripetendo definizioni e discorsi già fatti.
È come se si staccasse l'uomo da sé stesso.
Questa separazione dal proprio io originale rende operante un clima di menzogna.
La menzogna è la connotazione più diseducativa della nostra società.
Ed è divenuta, proprio perché la nostra società è ideologizzata e determinata quindi da elementi di propaganda, sempre più normale, addirittura normativa.
I giovani sono sempre più disorientati perché tutto intorno a loro è usa e getta, dagli oggetti, ai sentimenti, ai valori, alle finte ideologie, e ci vogliono far credere che questa sia modernità.
La menzogna annulla la coscienza e gli esempi di depravazione sono eclatanti.
Le chiamano «ragazze doccia» e sono adolescenti, in genere di famiglie benestanti, che si prostituiscono nei bagni delle scuole in cambio di oggetti. Il fenomeno è stato scoperto dall’equipe del prof. Luca Bernardo, direttore del reparto di pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano.
Secondo il dossier le ragazzine hanno tra i 14 e i 16 anni, vengono perlopiù da scuole private. «Abbiamo individuato per ora otto ragazze ma ci risulta che il fenomeno sia molto più esteso – spiega – Le chiamano ragazze-doccia perché così come ci si fa la doccia tutti i giorni, loro quotidianamente fanno sesso. I maschietti–clienti vengono scelti in base a ciò che possono dare in cambio alle ragazze. Durante le lezioni delle prime ore sui telefonini gira il menù con prestazioni, richieste e orari per gli appuntamenti nei bagni, dove avvengono i rapporti sessuali. Le ragazze offrono le loro prestazioni anche a più persone. Per loro è una specie di gioco, un gioco molto pericoloso nel quale pensano di dominare e irretire i loro clienti. Finora abbiamo accertato i otto casi, sette di ragazze di “famiglia bene” del centro di Milano e una invece proveniente dalla periferia. Le scuole coinvolte nel “giro” sono prevalentemente istituti privati.
C'è un disegno evidente di distruggere la morale fino a rendere istituzionale il comportamento amorale e ottenere il piacere pagando il tutto con il corpo che non ha più un valore da amare, ma un mezzo per barattarlo con oggetti inutili. Il tutto avviene senza avere neanche un minimo senso di disagio.
La ragazza doccia è solo un esempio di una mentalità vergognosa.
In tutti i settori la bellezza viene usata per ritagliarsi uno spazio di celebrità.

giovedì, maggio 04, 2023

Cos'è la democrazia

 



 


Dice la Hannah Arendt: "L'autorità e il Potere sono opposti: dove l'una governa per il bene comune l'altro è assente. La violenza compare dove l'Autorità è scossa e lasciata a sé stessa finisce per scomparire. Questo implica che non è corretto pensare all'opposto della violenza in termini di non violenza, parlare di potere non violento è di fatto una ridondanza. Il Potere può distruggere l'Autorità; è assolutamente incapace di ricrearla." L'Autorità si esprime attraverso la politica che è stata sconfitta proprio per l'abbandono dei giovani delusi dalla corruzione e dal luogo comune: i partiti sono tutti uguali. Anche se così fosse i partiti si possono cambiare solo partecipando alla loro vita. Tutti sono succubi del Potere ed è questo il problema principale, perché se fossero solo i deboli a cedere non ci sarebbe problema. Aggiunge Hannah: “L'aspetto probabilmente più sorprendente e sconcertante della fuga dalla realtà è l'abitudine a trattare i fatti come se fossero mere opinioni. Tutti i fatti possono essere cambiati e tutte le menzogne rese vere... ciò in cui ci si imbatte non è tanto l'indottrinamento, quanto l'incapacità o l'indisponibilità a distinguere tra fatti e opinioni.” La politica un mercato di persone, (ma chiamarle poi persone o individui mi sembra generoso) che sceglie la roba migliore, il cittadino che arranca, si lamenta, attende cosa sperando in qualcosa di cambiato che lui stesso non cambia.




mercoledì, febbraio 15, 2023

Così va il mondo



 

Dei circa 7,6 milioni di decessi infantili (0-5 anni) che avvengono ogni anno nel mondo, la maggior parte è dovuta a infezioni respiratorie acute, dissenteria, morbillo e malaria.
Tutte malattie che possono essere prevenute tramite vaccini, zanzariere, misure igieniche e altre semplici forme di profilassi, che però spesso rimangono ignote o troppo costose per larghi strati della popolazione, nei paesi economicamente arretrati. Lo stesso può dirsi per le medicine che possono curare queste malattie, comodamente accessibili per qualsiasi cittadino occidentale ma inarrivabili per quei tre miliardi di abitanti del pianeta che vivono con meno di due dollari al giorno.
Dove regna la povertà, lo Stato non è in grado di assicurare neppure le vaccinazioni di base. Due milioni di bambini ogni anno muoiono a causa di malattie come il morbillo o la tubercolosi, per le quali esistono vaccini dal costo irrisorio.
La carenza di servizi sanitari di base è rafforzata dalla mancanza di informazioni. Spesso le comunità e le famiglie ignorano l'importanza vitale delle vaccinazioni, non sanno riconoscere i sintomi delle malattie e neppure quando è giunto il momento di cercare un medico per un bambino che sta male. Per combattere queste forme di ignoranza sanitaria, si rivela fondamentale l'istruzione delle donne e delle future madri.
Una ragazza che ha frequentato qualche anno di scuola è in grado di assistere e nutrire meglio il suo bambino, sa leggere le istruzioni di un operatore sanitario e dosare un farmaco come una donna analfabeta non può fare (basti pensare alle decine di migliaia di bambini che ogni anno muoiono perché le madri diluiscono troppo le medicine o il latte in polvere).
Fra le minacce alla salute dei bambini, occupa una posizione sempre rilevante l'Aids.
Oltre ai 2,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni che convivono con il virus, in massima parte a causa del contagio da parte materna alla prima o durante la nascita, vanno considerati i moltissimi altri la cui vita è stata indirettamente segnata dall'Aids.
Per coloro che accudiscono familiari malati, e soprattutto per i 16,6 milioni di orfani dell'Aids, la capacità di tutelare il proprio stato di salute dipende esclusivamente dalla benevolenza di parenti, per lo più anziani e in difficoltà economiche, o dai rarissimi programmi assistenziali dello Stato.
La mancanza di accesso all'acqua potabile - una condizione in cui si trova a vivere il 13% della popolazione mondiale - è strettamente connessa a una serie di malattie infettive che fanno ogni anno tre milioni e mezzo di vittime, in gran parte bambini sotto i 5 anni.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno circa 450 milioni di persone, soprattutto bambini in età scolare, siano infettati da parassiti intestinali veicolati dall'acqua impura.


lunedì, novembre 28, 2022

La villa sullo strapiombo

 


La geologa Micla Pennetta, docente di Geomorfologia all’Università Federico II. «La colpa — dice — è del cemento». Chiarisce il suo pensiero: «Lì c’è un terreno di natura vulcanica, ovvero poco compatto. In caso di piogge abbondanti l’acqua lo gonfia e tende a portarlo a valle. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per prevenire questi fenomeni, ma ne sono stati eliminati molti per le attività antropiche. La cementificazione dei suoli ha ridotto la capacità di assorbimento delle acque, che scivolano a valle con una violenza devastante, trascinano fango ed altri materiali e creano disastri. Si è verificata una colata detritica». Non è la prima volta che accade, ricorda Pennetta: «È un fenomeno molto simile a quello del 2009, quando una colata rapida invase Piazza Bagni e morì una ragazza». Terrazzamenti con rimboschimento, vasche di laminazione, canali di drenaggio, secondo la geologa, sono gli interventi che vanno realizzati subito per evitare che si verifichino a Casamicciola nuove tragedie. Gli ambientalisti puntano il dito contro il condono-Ischia inserito nel decreto sul ponte Morandi di Genova crollato nel 2018: una sanatoria che bollano come «incostituzionale» e «con tanto di contributi concessi dallo Stato a chi ha edificato abusivamente e collegandoli alla ricostruzione post sisma del 2017». Secondo Legambiente a Ischia erano ben 28 mila le richieste ufficiali di sanatoria edilizia. Per questo, dice Gaetano Sammartino, presidente della sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale, «va posto definitivamente un freno al consumo di suolo e va adeguato il sistema drenante». Riflette: «Quella è un’area a rischio idrogeologico molto elevato perché la stratigrafia del versante è precaria. Se l’abbandoniamo, non facciamo manutenzione e magari cementifichiamo i canali di impluvio la catastrofe è garantita. Il cemento non assorbe l’acqua, che scorre rapidamente e si precipita nelle zone di fondovalle». A Ischia si è costruito troppo, insomma, e per lo più senza regole. Lo sa bene Aldo De Chiara, ex procuratore aggiunto a Napoli, che quando era magistrato si impegnò per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio sull’isola. «La storia si ripete — commenta —. Un terreno fragile non può subire edificazione senza criterio e fuori da ogni idonea programmazione. È il contesto fertile perché poi eventi atmosferici come quello della notte tra venerdì e sabato provochino danni irreversibili a cose e persone». Eppure, ricorda De Chiara, che tra il 2010 ed il 2011 subì minacce di morte quando provò a far demolire alcune case abusive nei Comuni di Forio d’Ischia e di Barano, il contrasto al consumo di suolo ed all’abusivismo edilizio non sono tra le priorità nell’agenda politica. «Basti pensare — dice — che quando nel 2018 hanno stanziato fondi per la ricostruzione per le case danneggiate dal sisma del 2017 a Casamicciola sono state previste risorse anche per quelle abusive. Un atteggiamento irresponsabile». Incalza: «Sull’isola c’è stato un forte abusivismo edilizio del quale la classe politica non ha mai voluto prendere atto o verso il quale è stata connivente per motivi di consenso. Non è un problema solo di Ischia, peraltro. Ho ascoltato in occasione della campagna elettorale per le politiche candidati che invocavano un nuovo condono edilizio con il pretesto, in verità poco condivisibile, dell’abuso edilizio di necessità».


martedì, novembre 15, 2022

Le sopracciglia delle donne iraniane



 

Le donne sposate possono essere violentate a Singapore e nelle Bahamas. In India la legge riconosce che gli atti sessuali compiuti da un uomo sulla propria moglie (con più di 15 anni) non possono essere considerati "Stupro". In Libano e Malta un uomo può rapire una donna e sposarla. In Israele una donna sposata non può divorziare senza Il permesso del Marito. In Nigeria è legale picchiare una donna. In Iran la testimonianza in Tribunale di una donna non ha valore giuridico. Ci sono secoli di storia a remare contro questa splendida creatura.  Ci vorrà ancora tempo perché la donna sia ritenuta pari all'uomo, e che essa stessa, in tanti, troppi casi, non si reputi inferiore. Si è parlato, si parla e si continuerà a parlare ancora per secoli della parità. Il mio modesto parere, senza tanto disquisire, è quello che l'uomo pur mettendoci tanta buona volontà, non ammetterà mai che la donna ha le sue stesse capacità, ed aggiungo essa ha una marcia in più "La Procreazione". Non sono solo i paesi da me citati ad avere leggi assurde contro le donne, purtroppo c'è un comportamento/atteggiamento generale che va contro le donne sia a livello legislativo che sociale in tutto il mondo. Io volevo solo sapere se il fatto che un uomo prova paura verso una donna lo faccia sentire "in dovere" di farle del male. Non può essere il fatto che la donna possa dire no a dare il via alle violenze, non è assurdo? Allora si torna al mio discorso dove dico che se da una parte le donne devono lottare per sé stesse, anche gli uomini devono cambiare in meglio e lasciarsi alle spalle secoli di credenze e atteggiamenti sbagliati. L'uomo con la clava, il padre padrone devono restare nel passato. L'uomo contemporaneo deve trovare altri modi per esprimere sé stesso senza essere violento e senza prevaricare sulle donne. L'uomo e la donna si completano solo se insieme. Sono uguali e differenti. Complementari. Questa società e la storia in generale hanno sfalsato i ruoli primari e originali.


martedì, novembre 08, 2022

Consigli per gli acquisti

 


La pubblicità, se ne avessi il potere, la proibirei. È una quasi scienza che usa la suggestione psicologica per finalità condizionanti e manipolatorie. Credo che, da un punto di vista etico, sia assolutamente illecita, perché più che informare l'utente, il cittadino sui prodotti e sulle loro proprietà e caratteristiche, tende a condizionarne i comportamenti favorendo i produttori/venditori. Se poi riflettiamo che oltre alla funzione sostanzialmente induttivo-manipolatoria essa ha effetti più che concreti sulle vendite di un prodotto e sul suo costo (una vera tassa privata) pagata da chi acquista: pagare per farsi convincere ad acquistare oggetti di cui si potrebbe benissimo fare a meno, illudendosi di essere un po' più felici, è il colmo della manipolazione psicologica, ma questo è il tipo di "libertà" che non pochi intendono difendere: è una libertà di alcuni (pochi) contro altri (molti). La pubblicità spadroneggia anche nei farmaci con effetti catastrofici. Dopo la messa al bando del Vioxx e di tutti i farmaci a base dello stesso tipo di molecole, i cosiddetti Cox2, gli studiosi hanno messo sotto accusa altre due famiglie di medicinali: quelli a base di ibuprofene, come il Moment e il Buscofen, e quelli che contengono il diclofenac, come il Voltaren. Le due sostanze, infatti, aumentano le percentuali di rischio per l’infarto. La notizia è stata diffusa dal quotidiano britannico The Guardian, dopo che sull’autorevole rivista British Medical Journal è stata pubblicata una ricerca dell’Università di Nottingham sui rischi legati agli antidolorifici. Le autrici dello studio epidemiologico, Julia Hippisley-Cox e Carol Coupland, hanno identificato 9.218 pazienti in Inghilterra, Galles e Scozia, tra i 25 e i 100 anni, che hanno già sofferto di un primo infarto e li hanno tenuti sotto osservazione. Nelle valutazioni finali, naturalmente, sono stati considerati i fattori come l’età, le malattie cardiovascolari diagnosticate, il fumo e il consumo di altri farmaci, come l’Aspirina che riduce il rischio di un attacco di cuore. Il risultato è stato che con il consumo di ibuprofene il rischio infarto cresce del 24 per cento, mentre con l’assunzione di diclofenac aumenta addirittura del 55 per cento. Per quanti hanno curato il dolore con il rofecoxib, il principio attivo del Vioxx, il rischio infarto è salito del 32 per cento, contro il 21 per cento in più di un altro Cox2, il celecobix contenuto nel Celebrex. In Gran Bretagna l’attenzione si è tutta concentrata sull’ibuprofen, da sempre considerato uno dei farmaci più sicuri del mercato e usatissimo come sostituto del Vioxx. Secondo le ricercatrici, ogni 1.005 persone ultrasessantacinquenni che assumono ibuprofen, uno subirà un infarto. E per capire l’impatto dei numeri, è bene considerare che solo oltremanica i pazienti che soffrono di artrite e sono quindi potenziali consumatori di antidolorifici, sono circa 9 milioni. L’astratto pubblicitario è la condanna della nostra dignità umana. La pubblicità è ciò che elude il tuo nesso con l'infinito e tende a identificare il concreto con un formaggino che si compra, con lo shampoo per i capelli, con la pancia che fa male, col gelato che ti piace, e tutto questo è così ironicamente concreto da finire nel marcio del cestino. L’evoluzione dell'uomo è misurata dal pantalone con la vita bassa, dallo stivaletto appropriato, dall'orologio reclamizzato e perfino dall'assorbente giusto. Tutto rigorosamente alla moda. Tutto parecchio assurdo.
Assecondiamo la realizzazione imposta del bisogno artificioso.


sabato, ottobre 29, 2022

Premio all'evasore fiscale

 


In Russia con l'URSS è stato sperimentato il socialismo reale. Una sciagura. Attualmente comanda Putin, dittatore feroce e lontanissimo dalla dottrina di Marx.

I cinesi si fanno chiamare comunisti.

Nella realtà I cinesi hanno le loro abitudini, mangiano con le bacchette, bevono acqua calda, appendono i vestiti per strada perché vivono in case piccole. Camminando per strada puoi notare grandi pezzi di pesce o di carne appesi a scopo scaramantico e altre antiche tradizioni che vengono sempre onorate. C'è un partito comunista che non ha nulla di Marx e Lenin.

Gli immigrati sono la risorsa economica della Germania dove certi lavori i tedeschi non fanno più. In parte succede anche in Italia. Colf e badanti sono donne ucraine.

I pazzi e i criminali sono anche italiani. I terroristi islamici entrano buggerando i controlli italiani.

venerdì, luglio 22, 2022

Politico.eu

 





Politico.eu


"Il pranzo da Berlusconi per spodestare Draghi"

"Il grande pranzo di Berlusconi: come la destra italiana ha spodestato Mario Draghi". 

Con questo titolo Politico.eu apre il proprio sito con la crisi politica italiana e le dimissioni del presidente Draghi. "In un pomeriggio torrido, alcuni dei più potenti politici italiani si sono riuniti all'ombra di una lussuosa villa in uno dei quartieri più esclusivi di Roma, si sono seduti a un pranzo a base di pesce spada e insalata e hanno complottato per rovesciare il governo di Mario Draghi. Martedì 19 luglio, il padrone di casa a Villa Grande era Silvio Berlusconi, il miliardario ex primo ministro italiano che guida il partito di centro-destra Forza Italia. Al suo fianco c'era Matteo Salvini della Lega, di estrema destra, con i rappresentanti di altri gruppi e i loro aiutanti. A spronare i complottisti per telefono, mentre i colloqui si protraevano fino al giorno successivo, c'era Giorgia Meloni, leader dell'opposizione che ora è in pole position per diventare il prossimo primo ministro italiano in un'elezione lampo in autunno", è il racconto fatto da Politico.

"Nel giro di 24 ore, il destino di Draghi era segnato. I complottisti avevano ritirato il loro appoggio alla sua grande coalizione e al primo ministro non restava altro che andare al Quirinale, dove giovedì mattina ha rassegnato le dimissioni", si legge nell'articolo firmato dal corrispondente a Roma. E gli effetti, per Politico.eu, sono chiari: "L'Italia si trova ora ad affrontare mesi di agitazione. Probabilmente ci vorranno diverse settimane dopo le elezioni del 25 settembre prima che si possa mettere insieme una nuova coalizione. La crisi politica italiana è un problema anche per l'Unione europea. La Banca centrale sta cercando di evitare una recessione incombente, bilanciando al contempo la necessità di contenere l'inflazione con i rischi di una nuova crisi del debito", si legge.

lunedì, giugno 27, 2022

Scrive Sabino Cassese

 


La maggioranza dei giudici della Corte suprema americana ha «ridato il potere di regolare o proibire l’interruzione volontaria della gravidanza al popolo e ai suoi rappresentanti eletti», come ha scritto nella sua sentenza del 24 giugno scorso. Invece, la minoranza dissenziente ha osservato con amarezza che ora «uno Stato può forzare una donna a portare a termine la gravidanza anche se deve affrontare i più grandi costi personali e familiari, anche se il feto ha le più gravi anomalie o è il frutto di uno stupro o della violenza commessa da un padre su una giovane figlia».
Il presidente della Corte si è dissociato osservando che la maggioranza ha fatto un passo che non era necessario, mentre avrebbe dovuto autolimitarsi.  La Corte suprema, contestando sé stessa, ha scritto una delle più brutte pagine della storia della giustizia costituzionale e ha messo in crisi il modello che essa ha rappresentato nel mondo.
La sentenza che aveva permesso l’aborto, riconosciuto come diritto della donna, era di cinquant’anni fa. Era stata confermata da un’altra sentenza del 1992. I 28 casi citati dalla maggioranza a sostegno della propria tesi, in cui la Corte ha radicalmente modificato il proprio orientamento, si fondavano su precedenti decisioni della Corte stessa.



mercoledì, marzo 30, 2022

Una lettura del conflitto

 








Niall Ferguson 






Considerazioni sull'aggressione dell'Ucraina da parte della Russia.

venerdì, marzo 11, 2022

L'Italia al buio

 





Il governo Rumor, classica coalizione di un centrosinistra declinante, varò i provvedimenti contro la crisi petrolifera il 22 novembre 1973, un mese e mezzo dopo lo scoppio della guerra arabo-israeliana. Era come se un' immane saracinesca dovesse scendere sul paese del sole: un oscuramento, anzi, un autentico "effetto notte" come nel film di Truffaut uscito quell' anno. Con l' illuminazione pubblica ridotta del 40 per cento, ai colori di un autunno desolato si sarebbe aggiunto il buio precoce determinato dalla chiusura dei cinema e dei teatri alle 23, così come prescritto per bar e ristoranti, mentre l' orario limite per i negozi fu fissato alle 19, con l' obbligo di spegnere le insegne e di oscurare le vetrine. Il tg del primo canale, che era sempre andato in onda alle 20.30, un tipico orario mediterraneo, fu anticipato di mezz' ora. La crisi petrolifera era precipitata su un' Italia vagamente attonita, sospesa, impreparata: sono gli anni Settanta, «gli anni della maturità che non sapemmo avere», secondo Giuliano Amato. Il paese aveva accusato la crisi sorda del centrosinistra "storico", e la sua incapacità di fare le riforme che la società e l' establishment attendevano. Il Sessantotto e l' autunno caldo avevano spazzato via le ultime illusioni. In numerose frange della sinistra, non soltanto quella extraparlamentare, si era formata la convinzione che il modello di sviluppo capitalistico fosse arrivato al capolinea. Anziché perseguire la crescita e la formazione della ricchezza, il paradigma più in voga predicava di distribuire equamente la povertà. Sotto questo aspetto il petrolio era qualcosa di oscuramente simbolico: era l' oro nero, il sangue minerale sottratto ai paesi derelitti, ai «dannati della terra» dell' ideologo terzomondista Franz Fanon, il prodotto della grande rapina dei ricchi ai danni poveri. O perlomeno un agente malefico del degrado ambientale. E se dunque la guerra del Ramadan, o del Kippur, secondo i punti di vista, minacciava di lasciare a secco il capitalismo avanzato, tanto peggio per il capitalismo: e per la società dei consumi. Al posto del progresso, totem tradizionale della sinistra, aveva preso forma la concezione di un mondo tristemente stazionario, con il salario "variabile indipendente", e il pensiero messianico del "nuovo modo di fare l' automobile". Metà moderno e metà drammaticamente arretrato, il paese era effettivamente in bilico. E non soltanto perché alcune fazioni della sinistra avevano sottoscritto l' idea che esistesse una condizione rivoluzionaria, e che dunque alle avanguardie operaie fosse consentito far partire l' esperimento sovversivo. Ma era l' intero paese a trovarsi in una condizione irreale, nel guado fra la modernità e la disperazione civile: tanto per dire, nell' estate del 1973 c' era stata la devastazione morale dell' epidemia di colera a Napoli, il segno di un tragico fallimento sanitario e di governo, un caso di folklore noir come piaga infamante su un' Italia inguaribile. Lo shock petrolifero sembrò rappresentare un colpo mortale all' Italia dell' industrializzazione precaria, afflitta da un' inflazione "non europea", superiore al 10 per cento e dalla prospettiva di una situazione politica paralizzata. L' embargo dell' Opec diede la sensazione che la catastrofe ventura fosse l' unica realtà con cui fare i conti. Certo, il pessimismo aveva le sue ragioni. La tragedia cilena di Salvador Allende, avvenuta l' 11 settembre, aveva lasciato uno strascico emotivo fortissimo, inutilmente ribaltato nel paradosso dal canto sentimental-politico degli Inti Illimani: «El pueblo unido jamas sera vencido». Non c' era in fondo da stupirsi se l' Italia era considerata "l' homme malade" del continente: ne fa fede una copertina di Time, con l' immagine di Enrico Berlinguer su uno sfondo rosso e lo strillo "The Red Threat", la minaccia rossa. Ma in quel ' 73 la minaccia era economica prima che politica. Con il prezzo del barile alle stelle, e con la benzina che avrebbe toccato un prezzo vicino agli attuali due euro al litro, e non c' è dubbio che la crisi era autentica, di portata mondiale, ineludibile. Eppure la terapia fu davvero italiana, basata sulla certezza che a una malattia reale si potesse rispondere con una cura figurativa. Certo, anche gli altri paesi occidentali reagirono alla crisi con misure che toccavano lo stile di vita collettivo: ma qui da noi ci si mise un sovrappiù di paternalismo, come se si trattasse di una giusta punizione per gli sprechi del passato, per le irresponsabilità di chi si era fatto travolgere dalla motorizzazione e irretire dal consumismo. Il bianco e nero della televisione di Stato appariva perfetto per restituire il colore dell' epoca, una sfumatura di grigi, un clima psicologico moralistico, quasi punitivo. Si trattava del trionfo inaspettato dell' "austerity", un termine che era stato ripescato da Aldo Moro ai tempi della "congiuntura" di dieci anni prima, allorché il duo Carli-Colombo aveva imposto una dura stretta finanziaria a un paese troppo allegro, e che adesso ridiventava parola corrente. Pronunciata all' inglese, l' austerità aveva un che di churchilliano e di inevitabile, con tracce doverose di sangue, sudore, lacrime e patriottismo. L' austerity era l' ineluttabile. Non una scelta governativa, bensì un obbligo imposto dalla durezza delle circostanze. Tuttavia era anche in sintonia con il clima generale del paese: se gli anni Sessanta sono testimoniati dall' euforia artificiale de La dolce vita o del Sorpasso, i Settanta, anni di piombo e al momento anni di (scarso) petrolio producono un capolavoro come Amarcord, in cui Federico Fellini guarda a ritroso, a una Rimini trasognata e nebbiosa, provinciale ed eterna, oppure l' epopea funebre realizzata da Luchino Visconti con Ludwig, che fissa la trilogia decadente, anzi mortuaria, composta da La caduta degli dei e Morte a Venezia. 

di EDMONDO BERSELLI

Repubblica.it


domenica, febbraio 27, 2022

Il nemico in casa

 



  

Beppe Severgnini | 26 febbraio 2022

Per comprendere le conseguenze del mancato sostegno alla democrazia in Russia, occorre tempo. Ma qualcosa si muove. Degli applausi a Putin qualcuno, in Italia e in Europa, comincia a vergognarsi.
Un dramma può essere istruttivo? Certo, e per fortuna. Nessuno vorrebbe imparare così, ma non c’è dubbio che il dolore ci insegni qualcosa. Ci spinge a interrogarci, a compatire, a condividere, a rimpiangere. Talvolta a pentirci. L’Ucraina non fa eccezione.
Una nazione in pace viene invasa, attaccata, bombardata. Come se la storia, impazzita, si fosse messa a correre all’indietro, e Kiev 2022 inseguisse Praga 1968, Budapest 1956, Vienna 1938. Una Anschluss fuori tempo massimo che sarebbe grottesca, se non fosse tragica. «Liberare l’Ucraina da nazisti e drogati» è il proposito di Vladimir Putin. Sembra una battuta in una sceneggiatura di Mel Brooks, non la dichiarazione del presidente di una grande potenza del XXI secolo.
Qual è la differenza tra le lezioni di oggi e quelle di ieri? Ora vediamo di più, lo vediamo in fretta, volendo lo rivediamo. Questo facilita la compassione, non sempre la comprensione. Per quella, occorrono i dettagli. Leggete i servizi di Francesco Battistini da Kiev, di Andrea Nicastro da Mariupol’, di Lorenzo Cremonesi dal confine occidentale: nei loro racconti c’è tutta la follia di una guerra assurda e vicina. Aprite Google Maps. Trieste è a metà strada fra Palermo e Kiev.
Capiremo i nostri errori? Le azioni e le omissioni che non hanno impedito il dramma? Per comprendere le conseguenze del mancato sostegno alla democrazia in Russia, occorre tempo; per valutare i motivi della nostra eccessiva dipendenza energetica, serve onestà. Ma qualcosa si muove. Degli applausi e degli inchini a Putin qualcuno, in Italia e in Europa, comincia a vergognarsi.
Come si spiega quel sostegno acritico? In molti modi: simpatia personale, nata quando Putin sembrava diverso; calcolo politico; interessi economici. Vocazione al servilismo, in qualche caso. È accaduto a politici, diplomatici, governanti in servizio e in pensione, architetti e cantanti, gente d’affari e persone di cultura. «A Mosca, a Mosca!», ripetevano, come le sorelle di Cechov. Molti sperano, in queste giorni drammatici, che non sbuchino certe immagini, certi abbracci, certi post. Se il loro silenzio imbarazzato fosse l’inizio di un esame di coscienza, sarebbe una buona notizia. Ma è così?



Beppe Severgnini

Corriere della Sera.

martedì, febbraio 22, 2022

Il femminicidio politico

 




Crisi Ucraina-Russia, intervista a Francis Fukuyama: "Putin non si accontenterà di Kiev. La sua è una sfida alle democrazie"

L'autore di "Fine della storia" fa autocritica ("Trent'anni fa sottovalutai la debolezze dei Paesi occidentali") e sui venti di guerra nell'Est Europa dice: "Il Cremlino vuole rimettere insieme quanto può dell’Urss e dimostrare che il sistema della Russia è il più adatto ai popoli slavi" Francis Fukuyama avverte: "Non c'è ragione per credere che Putin si accontenti dell'Ucraina. Quindi una cosa deve essere molto chiara: se dopo passerà a minacciare i Paesi della Nato, dobbiamo essere pronti, determinati ed uniti ad applicare l'articolo 5 dell'Alleanza per fermarlo, ossia l'uso della forza militare per la difesa reciproca. Tutto è in gioco".


Paolo Mastrolilli di Repubblica.it


Anticipare il futuro dello scontro in atto tra Russia e Ucraina, le risposte dell'aggressione al Donbass da parte dell'Europa e degli USA, non è un mio compito.

Putin ha parlato e fatto un qualcosa che somiglia politicamente alla catena di femminicidi che sta avvelenando il mondo.

Praticamente l'Ucraina è la donna che ha tradito l'amato uomo, cioè la Russia.

La conseguenza è l'assassinio, il femminicidio che diventa l'Ucrainicidio.

Putin offeso definisce l'Ucraina serva dell'Europa, una creatura creata dalla Russia, uno stato storicamente inesistente. L'amante tradito direbbe che la compagna è una *puttana*.

L'acrobata russo dimostra la sua ignoranza della Storia.


La presenza della specie homo sapiens in Ucraina risale al 32.000 a.C. come emerge dai ritrovamenti del Paleolitico superiore Gravettiano nei Monti della Crimea.


A partire dal 4.500 a.C. fiorì nelle steppe dell'Europa meridionale la cultura di Cucuteni in particolare a Trypillia e nella regione Dniepr-Dniestr.


A partire dall'XI secolo a.C. il territorio fu abitato dai Cimmeri. Nel VII secolo a.C. questo popolo fu cacciato dai nomadi Sciti di ceppo iranico, che vissero nella regione per molti secoli, organizzandosi nel Regno di Scizia e lasciando importanti testimonianze archeologiche. Ad essi si devono, infatti, i cosiddetti kurgan, tumuli funebri, ed i loro celebri corredi di gioielli d'oro.


A partire dal II secolo a.C. gli Sciti subirono la pressione di altre stirpi di nomadi iranici, chiamate collettivamente Sarmati, in particolare degli Jazigi e dei Rossolani.


Contemporaneamente, a partire dal VI secolo a.C. sulle coste del Mar Nero furono fondate alcune colonie di Mileto, fra cui Olbia, Tyras (odierna Bilhorod-Dnistrovs'kyj) e Borysthenes. Dal I secolo d.C. Tyras godette della protezione dell'Impero Romano.


Sino notizie prese da Wikipedia, che consiglio di consultare:


https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27Ucraina



sabato, febbraio 19, 2022

L'amico di Putin

 


I governi sono la causa dell'effetto serra e cambiamenti climatici. Lo sviluppo sostenibile si riassume in uno slogan: "Produrre meglio, produrre di meno". E' necessario che la politica si riprenda il primato sull'economia che si muove nel solco di una logica priva di contenuti morali ed etici. Si producono tante cose inutili all'uomo, che fanno del male all'uomo. E la gente non ha un'abitazione, e la gente muore di fame. Servirebbe un accordo su scala mondiale e una programmazione per la conversione industriale per evitare la perdita del lavoro ai dipendenti delle imprese. Sono certo che quello che ora si dovrebbe cominciare a fare un giorno saremo costretti a farlo per non far sparire il pianeta terra. La temperatura del pianeta è aumentata di 0,6 gradi in un secolo. Mentre il livello dei mari sale di un centimetro ogni dieci anni. Nel 2025, tre miliardi e mezzo di persone subiranno mancanze d’acqua potabile. Attualmente due miliardi e mezzo di persone non hanno accesso ad acqua pulita. La prima conseguenza è la morte di un milione e 700mila bambini l’anno a causa di malattie diarroiche. L’inquinamento atmosferico è la causa del decesso di tre milioni di persone ogni anno. Non dobbiamo dimenticare che negli anni novanta sono andati perduti 90 mila chilometri quadrati di foreste. Intanto un miliardo e 300 milioni di poveri aspettano. Il 23 per cento della popolazione dei paesi in via di sviluppo vive con un reddito annuo di 365€.

Per ora si vede il dittatore russo, Putin, che aggredisce continuamente l'Ucraina. Lo scorso anno, l’Ucraina ha approvato una legge che proibisce a 13 oligarchi di possedere dei media per influenzare la politica, colpendo direttamente l’amico di Putin Viktor Medvedchuck, uno degli uomini più ricchi del mondo. Oltre alla sua attività di petroliere, infatti, Medvechuck — che è ancora ai domiciliari, accusato di altro tradimento — è il leader del principale partito filorusso d’Ucraina. Piattaforma dell’Opposizione, ed è proprietario di un impero televisivo attraverso il quale diffondeva la propaganda di Mosca e influenzava la politica ucraina. Poco dopo il suo arresto, Putin ha cominciato ad ammassare truppe al confine.


venerdì, gennaio 28, 2022

Una evidente apatia

 


Conosco ragazzi che hanno fatto l'alberghiero e poi non lavorano i festivi...conosco ragazzi che si sono laureati lavorando la domenica e pagandosi le spese universitarie. Si vede subito se un ragazzo ha voglia di lavorare o è molle. Le ditte assumono gente attiva.