venerdì 26 agosto 2016

Confusione nei concetti

 
 
 
 
 
 
I giovani di oggi hanno un'esigenza di autenticità che è sottilmente più acuta rispetto a un tempo.
Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma per contrasto con l'ipocrisia viene subito travolto da un nuovo conformismo.
Allora l'agitarsi di questi giovani è molto più rabbia che un impegno.
La conclamazione di valori ideologici strumentalizzati dal Potere finisce per stordire i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza del loro cammino e l'impaccio nell'identificare una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati all'interno di un bisogno dominante che sembra quello immediatistico che si consuma giorno dopo giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.
Con l'instaurarsi del capitalismo ,che ipotizza una società in cui l'uomo deve essere in competizione contro l'uomo, la fratellanza è sparita.
Pensate che i capitalisti siano tutti atei, oppure ci sono capitalisti credenti che applicano la stessa logica dei non credenti?
Forse negli anni che sono passati si è fatta un po' di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un gran pasticcio sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
Ed il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un identità, una risposta alla vita.


martedì 23 agosto 2016

A qualcuno piace brutto

 
 
 
 
 

Il quartiere inizia poco dopo con le costruzioni palazzinare degli enti, Inps, Inpdap, Ina che negli anni sessanta regalavano abitazioni civili ma rigorosamente in zone periferiche e che liberavano il peso popolare del sovraffollamento di  impiegati, operai, commesse, precari, anziani, pensionati e tutta quella gente grigia da poco più o poco meno di mille euro al mese circola in quella zona della città. C'è consumismo e forse felicità a basso prezzo, anche qui si compra forsennatamente nei negozi dei cinesi che hanno scarpe piene di lustrini e di magliette di un azzurro acceso. Ci sono bancarellari che vendono magliette striminzite che indossano giovani e vecchie senza alcuna distinzione o lunghi abiti fiorati di seta finta di pessima qualità e di punti dati in fretta. Eppure questo luogo ferito dalle case tutte uguali ,dai colori tutti spenti, dalle piazze tutte finte disegnate a tavolino come se fossero uno spazio assolutamente da inventare per imporre una città che non esiste è un luogo modesto ma assennato , ha un suo dignitoso destino benevolmente accettato. Nulla interrompe il gioco del consumismo povero. La sfilza dei negozi che seguono la strada presentano il volto ammiccante dei negozi del centro e trovi le stesse cose solo un po' più condite , un po' più ricche, un po' più sgargianti ma a prezzi accessibili. tutte quelle persone che brulicavano sul marciapiede stretto in mezzo al traffico tra le ali protettive di alti palazzoni brutti che siamo soliti chiamare case. Tutte quelle persone erano assolutamente addomesticate al luogo, perfettamente integrate in un destino, completamente assegnate alla loro vita e a tutto quello che vi hanno costruito intorno. Quegli impiegati, quelle casalinghe, quelle pensionate che hanno figli o i nipoti precari o disoccupati, tutte quelle fasce sociali che sono i poveri. Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati.



giovedì 18 agosto 2016

Domani sarà realtà

 
 
 
 
 
 
Ogni volta che qualcuno cerca di rimettere l'Uomo al centro del discorso (filosofico, politico, sociale, ecc.) viene sistematicamente tacciato di idealista, e naturalmente poi di utopista. Mi sembra che proprio Onfray abbia rilevato che "utopia" non è qualcosa di impossibile - e quindi un vagheggiamento insulso della mente, ossia, ma semplicemente la prossima cosa da fare, quella che ancora non è stata compiuta. La spersonalizzazione dell'essere umano è puramente strumentale alla mercificazione della persona in quanto solo e soltanto potenziale compratore di beni, dalla vacanza al barattolo di pomodori. In questo modo si esiste solo in quanto target di un mercato. E quello che è straordinario è che anche la comunicazione politica è un'immensa televendita, con i suoi target da promuovere o sostentare, qualora siano clienti acquisiti.
Insomma, questa vicenda più che inquadrarla nel pensiero corto - che le darebbe comunque uno status filosofico - è ascrivibile al non-pensiero mercantile.
A me pare una paradossale estensione del concetto dividi et impera, dove si tenta di dividere anche il modo di pensare per asservirlo a bisogni indotti e ad un controllo (manipolazione) più agevole.
In qualche modo è impossibile estraniarsi, perché siamo comunque figli del nostro tempo e volenti o nolenti immersi in questo modus vivendi.
L'unico modo per sottrarsi un po', tenersi ai margini con il solo scopo di conservare una sorta di autonomia di pensiero, è secondo me proprio perseguire l'utopia, nel senso che Moore ma anche i grandi movimenti anarchici hanno voluto darle.

 



sabato 13 agosto 2016

Non farsi mercificare

 
 
 
 
Il capitalismo è maschio e fa del mercato il suo dirigibile e sistemizza l'induzione al consumo tramite i media (tutti diretti da maschi). Risultato: una merce materiale ed immateriale vendibile ai maschi in cui le donne trovano azione da attrici: quindi vanno bene vallette, veline, ecc. Il potenziale di acquisto è sempre maschile, cioè quello che prevalentemente ha reddito e che caccia i soldi per l'acquisto del frigo. E dato che il sistema ha un congegno anestetizzante così ben fatto che nessuno si accorge di essere funzionale al mero denaro. Mi chiedo: le donne quando inizieremo seriamente a protestare?
Non mi stancherò mai di dire che ormai viviamo in una società dove conta solo l'apparire, non la sostanza, e il corpo nudo è il simbolo stesso della mercificazione che ormai si fa anche dell'essere umano.
Le donne non fanno nulla per invertire questa tendenza: anzi si preoccupano sempre più del loro aspetto e si mettono in competizione tra di loro, anziché rivendicare il diritto ad essere considerate persone e non oggetti.



 


lunedì 8 agosto 2016

Lo stupore dà la vita

 
 
 
 
 

Quando il cristianesimo non accade più come avvenimento

di una Presenza che invade tutto e la fa ribollire, allora
 
si finisce per teorizzare l'avvenimento accaduto. Si tramanda

un discorso corretto e pulito, alcune regole su come essere

cristiani e uomini. Ma senza amore, senza il riconoscimento

del Mistero vivificante, il singolo si spegne e muore.

La nostra speranza, la salvezza di Cristo non può essere

qualcosa che abbiamo letto e sappiamo ripetere bene.

Un discorso più o meno edificante o moralistico, ecco, a questo

viene ridotto spesso l'annuncio.

Questa riduzione, priva dello stupore dell'avvenimento, quindi priva

di Gesù causa il fossilizzarsi dell'esperienza originale, la cristallizzazione.

Sono subentrati il formalismo e la stasi.

Qualsiasi nostro tentativo non può colmare l'apatia.

Accade così precisamente l'insoddisfazione del credente,

come ha detto il Papa ,da questa mancanza di stupore

deriva l'insoddisfazione di alcuni che finiscono per

essere tristi, trasformati in una sorta di collezionisti di antichità.

 

 

 

 

 


martedì 2 agosto 2016

Non ci indurre in tentazione

 
 

 
 
 

"Non giudicate per non essere giudicati". E' ricorso alle parole di Cristo il 75enne vescovo di Chioggia Angelo Daniel, per giustificare il sacerdote sorpreso in intimità con la moglie di uno dei fedeli. E nel paese è caccia all'identità del prete fedifrago. L'episodio. La dinamica è da "pochade": "lui" rientra a casa prima del previsto e trova "lei" a letto con un altro. L'altro è un prete, elemento anche questo né nuovo né originale. Anzi, un intellettuale, perché il sacerdote colto in "flagranza amorosa" è docente di Sacre Scritture a Padova, alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale. Il marito è sconvolto - e fin qui tutto normale" - si sfoga con il cognato e insieme vanno dal vescovo a chiedere giustizia.
E' qui che cominciano le curiosità. Innanzitutto, la Curia impedisce all'uomo di vedere il vescovo e chiama la polizia, perché "l'uomo era parso troppo agitato". Eccesso di precauzione, forse, ma vista l'età del prelato ci può stare. "Curiosa", invece, la valutazione del vescovo sull'accaduto.
Ammonisce "l'autorità morale" intervenendo sul giornale diocesano, 'La Nuova Scintilla': "non giudicare per non essere giudicati". E non dimentichiamo che "D'altra parte, pur essendo grande la responsabilità di un sacerdote che dovrebbe essere sempre per gli altri esempio e guida - rileva tra l'altro il Vescovo - non dobbiamo dimenticare che, a fronte di molti che per fortuna sostengono il prete, non mancano persone che direttamente o indirettamente, lo spingono a mancare." Insomma, lei l'ha provocato. Ma rassicura: "Se la debolezza ci accomuna - conclude - siamo certi però che c'è per tutti anche la misericordia e quindi il perdono di Dio".
Piena assoluzione per la scappatella, dunque, o un segnale di "modernità"? L'aut-aut spacca i chioggesi, che sono scatenati. Perché da lunedì è caccia al prete. C'è chi dice che "queste cose sono sempre successe e continueranno a succedere", chi si indigna perché non "lo avrebbe mai creduto", chi indulge di fronte alle debolezze umane perché e chi va al bar a giocarsi al lotto le età dei tre protagonisti. Ma lui non si è più visto: "è fuori Chioggia", fanno sapere dalle segreterie della Curia.



venerdì 29 luglio 2016

La Madre di Dio

 
 
 

 
Nelle nozze di Cana, quando il vino è finito e avrebbe guastato la festa, Maria chiede al Figlio il miracolo. Gesù risponde che non è ancora il tempo,  ma la Madonna dice "Fate quello che vi ordina". Ecco, noi non possiamo immaginare lo sguardo  del Figlio che si incrocia con quello della Madre che legge il sì. Capite, ora, di che sguardo parlo?  Tanto per comprendere quello che sto scrivendo: tra i cinque sensi che permettono all'uomo  l'accesso alla realtà, il senso della vista è  quello più oggettivo e  più personale. Lo sguardo si rivela al mondo delle cose e degli uomini e, nello sguardo questo mondo viene accolto. E' antichissima, la si ritrova già in Platone ed è sepolta nella coscienza collettiva, l'osservazione che la pupilla ( l'intimo del nostro occhio) ha questo nome ( piccola fanciulla) in quasi tutte le lingue perché chi ci guarda vede riflessa in questa nostra intimità la sua propria immagine. L'essere umano è dunque per l'altro uomo lo specchio più naturale, più rivelatorio, più intimo e vivo. Abbracciare con lo sguardo è un vero atto dell'uomo-Dio, appartiene alla reciprocità dello sguardo, a  guardarsi a vicenda come avviene nelle scene di chiamate al Giordano: "Egli vide che lo seguivano...Venite e vedete, ed essi andarono insieme e videro, "Gesù fissò lo sguardo su di lui e disse: "Tu sei Simone".
Quando Gesù vide venire Natanaele disse: "Guarda,  ti ho visto sotto il fico....vedrai qualcosa di ancora più grande".
L'espressione " Vedere Dio", dunque mantiene tutto il suo valore nel Vecchio Testamento,  ma acquista certamente maggior rilevanza  nel Nuovo Testamento.



lunedì 25 luglio 2016

Non inciampare sul preconcetto

 
 
 

 
 
Tu, cos'è il tu umano che entra in azione? E' la libertà. Perché abbiamo visto in quella pagina terribile che, quando Gesù ha fatto il suo più grande miracolo tanti hanno detto: «E vero!» e alcuni sono andati ad accusarlo.
Per aderire basta essere sinceri, affermare la corrispondenza e, perciò, essere ragionevoli: la ragionevolezza è affermare la corrispondenza tra quello in cui ci si è imbattuti e se stessi e il proprio cuore. Per negare occorre un preconcetto: occorre essere attaccati a qualcosa che si vuoi difendere; se si ha da difendere qualcosa di fronte all'evidenza e alla verità, non si vede più l'evidenza, non si vede più la verità, si è accanitamente tesi a salvare quello che si vuoi salvare. Per esempio, uno degli scienziati che hanno capovolto il corso della storia umana, Pasteur, che ha scoperto i microbi (la scoperta più rivoluzionaria della storia della medicina), è stato osteggiato fino a volerlo fare mettere in manicomio - adesso l'avrebbero ucciso! - da chi? Dagli scienziati dell'Accademia delle Scienze di Parigi, quelli che per sé avrebbero dovuto capire più facilmente degli altri l'evidenza delle sue scoperte. Invece, cari miei, se le sue scoperte erano vere, la mia cattedra, il mio emolumento al 27 del mese, la mia fama... addio tutto! L'indomani sarei dovuto salire in cattedra e dire: «Ragazzi, vi ho contato balle fino ad ora!», sarebbe umiliante. Ecco, per fuggire da questa umiliazione, quegli scienziati sono stati gli ultimi a cedere, perché erano attaccati a qualcosa di precedente, a un preconcetto. Ma io ho usato una parola che serve per tutto, la parola «scandalo», che viene dalla parola greca scandalon che vuoi dire "inciampo". Come un sasso che in montagna cada sulla strada: devi correre in paese a prendere la gru, se ci riesci. Scandalo è l'obiezione che deriva da un interesse affermato non in nome della verità, non come ricerca della verità.



giovedì 21 luglio 2016

Un giudizio che nasce dall'osservazione

 
 

 
 
Il vedere non vuol dire entrare in profondità alle cose, ma coinvolgere direttamente la nostra affettività (cuore) senza il filtro della ragione. Per esempio il sole che nasce dal mare con i suoi colori ci emoziona immediatamente superando la barriera della ragione. Guardare è un accurato lavoro dell'anima (Io), che comprende cosa c'è nel fondo di tutto quello che attira la nostra attenzione e se corrisponde a quello che stiamo cercando.
L'osservazione è sicuramente un metodo. Dall'osservazioni scaturiscono giudizi di valore, ragionamenti, e conclusioni.
Disse una volta il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel: "Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità". Osservo le vie, le persone, le chiese, i bar, le osterie, le ormai fatiscenti sezioni di partito... Ma dopo l'osservazione, appunto, viene il ragionamento, il giudizio, la sintesi. Carrel (in Riflessioni sulla condotta della vita): "Nello snervante comodo della vita moderna la massima delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata...La maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità.



lunedì 18 luglio 2016

Comprendere e accogliere

 
 
 
 
 

Il non giudicare nessuno vuol dire accogliere tutti.
Senza identificare il non giudicare con la parola accogliere,
ci sarebbe un equivoco perché, quanto a giudicare, dobbiamo giudicare.
Ma non possiamo giudicare la persona, la persona viene accolta,
giudichiamo un atto: "un atto così è sbagliato".
Dicendo "tu hai compiuto un atto sbagliato",
perché per giudicare la persona entrano infiniti fattori a noi sconosciuti.
Certo, il mondo giudica la persona perché fissa la perfezione
in valori che costituiscono il tornaconto per sé,
e ha interesse, quindi, a eliminare le persone che cadono
sotto i segmenti di giudizio in cui fissa la perfezione.
Giudicando esclusivamente un atto, e non la matrice che l'ha determinato, crea la scissione tra essenza ed azione.
Ma siamo esseri in evoluzione, spesso contraddittoria, quindi è giusto contemplare, ed isolarne il giudizio, anche azioni determinate non in linea retta, quindi non coerenti.
D'altra parte nessuno può contenere in sé un qualsiasi valore conquistato se prima non l'ha accolto, sperimentato, compreso e poi messo in azione. Altrimenti è un valore solo acquisito per indotto e non per “esperienza” o percorso. E l'esperienza è somma dei nostri errori.