venerdì 23 settembre 2016

Il Mistero è in ogni cosa

 
 
 
 
 
 
Non credo esista solo l'alternativa Dio o Potere. Credo che il bisogno di mistero sia una necessità per l'uomo per sopravvivere alle vicissitudini negative della vita ma anche per elevarsi verso la propria spiritualità.
L'idea del mistero è la percezione di un esistente ignoto cui tutto il movimento dell'uomo è destinato perché anche ne dipende. Se si spacca il rapporto uomo-mistero si precipita nell'alienazione.
La realtà è proprio lo stupore dell'uomo che si domanda perché vive, perché è nato, perché tutto quello che vede è più grande di lui.
Il mistero è anche un'ape che costruisce il suo nido con la saliva che è un collante che resiste all'acqua, al freddo e al caldo.
In un discorso tenuto a Berlino Einstein diede di se stesso questa immagine: «Sebbene io sia un tipico solitario nella vita quotidiana la mia consapevolezza di appartenere alla comunità invisibile di coloro che lottano per la verità, la bellezza e la giustizia, mi ha impedito di sentirmi isolato. L'esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è il principio sottostante alla religiosità così come a tutti i tentativi seri nell'arte e nella scienza. Chi non ha mai avuto questa esperienza mi sembra che sia, se non morto, allora almeno cieco. L'emozione è sentire che dietro qualsiasi cosa che può essere sperimentata c'è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso. Questa è la religiosità, in questo senso sono religioso. A me basta la meraviglia di questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente»

 


martedì 20 settembre 2016

L'economia non ha un'etica

 
 
 
 
 
Lo sviluppo sostenibile si riassume in uno slogan: "Produrre meglio, produrre di meno".
E' necessario che la politica si riprenda il primato sull'economia che si muove nel solco di una logica priva di contenuti morali ed etici.
Si producono tante cose inutili all'uomo, che fanno del male all'uomo. E la gente non ha un'abitazione, e la gente muore di fame.
Servirebbe un accordo su scala mondiale e una programmazione per la conversione industriale per evitare la perdita del lavoro ai dipendenti delle imprese.
Sono certo che quello che ora si dovrebbe cominciare a fare un giorno saremo costretti a farlo per non far sparire il pianeta terra.
La temperatura del pianeta è aumentata di 0,6 gradi in un secolo. Mentre il livello dei mari sale di un centimetro ogni dieci anni.
Nel 2025, tre miliardi e mezzo di persone subiranno mancanze d’acqua potabile. Attualmente due miliardi e mezzo di persone non hanno accesso ad acqua pulita. La prima conseguenza è la morte di un milione e 700mila bambini l’anno a causa di malattie diarroiche.
L’inquinamento atmosferico è la causa del decesso di tre milioni di persone ogni anno. Non dobbiamo dimenticare che negli anni novanta sono andati perduti 90 mila chilometri quadrati di foreste.
Intanto un miliardo e 300 milioni di poveri aspettano. Il 23 per cento della popolazione dei paesi in via di sviluppo vive con un reddito annuo di 365€


 


sabato 17 settembre 2016

Contro la violenza











Lei è una ragazzina di appena quindici anni e come tutte le ragazzine di quell'età andava a scuola e forse sognava l'amore.
Otto cittadini italiani l'hanno stuprata ripetutamente con tutta la violenza che un simile atto comporta.
Ora sono liberi, girano tranquillamente per il paese o la città, non ricordo quale, mentre la vittima non gode di nessuna protezione.
Marinella è stata stuprata a quindici anni e l'intero paese si è schierato in difesa degli stupratori, lasciandola sola.
Non ha più messo piede a scuola, vive probabilmente nella vergogna e nel terrore che questo possa accaderle di nuovo.
I suoi stupratori se la sono sfangata con un servizio civile : se sei italiano e ti penti il tuo pentimento basta a salvarti dalla galera.
Gli stupratori italiani sono degni di un occhio di riguardo sia da parte di molta della pubblica opinione sia per quel che riguarda concessioni di sconti di pena, attenuanti ed eventuale criminalizzazione della vittima. Poi, pacificatore, scende l'oblio.
Se lo stupratore è un immigrato non si parla d'altro per mesi e le condanne sono molto più severe.
Lo stupratore di Capodanno se ne sta tranquillo a casa e la ragazza violentata è stata accusata di essersela andata a cercare perché si era ubriacata.
Poi c'è lo stupro di gruppo di Ferragosto, stesso destino.
Quello del San Valentino, invece, è finito con 11 anni di galera: gli stupratori erano rumeni.
Il Viminale ha pubblicato gli esiti di un'indagine da cui risulta che gli autori delle violenze sessuali sono italiani in più di sei casi su dieci.
Secondo i dati del ministero dell'Interno risulta di nazionalità italiana il 60,9% degli autori di stupro. Solo il 7,8% dei violentatori, invece, è di nazionalità romena, mentre il 6,3% risulta marocchina. Le vittime, precisa il ministero dell'Interno, sono donne nella gran parte dei casi (85,3%) e di nazionalità italiana (68,9%).










mercoledì 14 settembre 2016

Contro il lavoro minorile

 
 
 
 
 
 
 

Stiamo perdendo di vista una generazione di bambini. Li stiamo derubando della loro vita. Se vogliamo offrire loro una nuova opportunità, dobbiamo far fronte comune e impegnarci per porre fine alla schiavitù infantile, la piaga del nostro tempo. Insieme possiamo farcela. Apriamo gli occhi.
Se useremo i mercati come leva virtuosa, dunque, otterremo un cambiamento in tempi assai più rapidi. I governi possono impiegare anni per approvare le leggi, e addirittura di più per farle rispettare, mentre le multinazionali sono in grado di garantire con molta più celerità che i fornitori non commettano violazioni dei diritti umani, con effetti tangibili a livello globale e risvolti positivi sulla vita di milioni di persone.
E’ indispensabile  non comprare prodotti di Paesi che praticano il lavoro minorile.

Mentre leggete questo articolo, 5,5 milioni di bambini in tutto il mondo perdono la loro infanzia nella schiavitù. Vengono picchiati, sottoposti ad abusi, spesso a violenze sessuali. Costretti a lavorare in bordelli, miniere, fabbriche di mattoni, pescherecci, alberghi. O in abitazioni private come domestici. In molti casi diventano soldati, spose-bambine o spacciatori di droga
La schiavitù infantile è all’apice della sua diffusione. Ogni giorno si vendono sul mercato nero bambini di appena cinque anni a prezzi più bassi dei capi di bestiame. Una volta caduti nelle mani dei nuovi padroni, sono costretti a lavorare anche 20 ore al giorno. Le bambine sono particolarmente a rischio, perché più vulnerabili allo sfruttamento sessuale, una delle forme di schiavitù più redditizie.






lunedì 12 settembre 2016

La certezza di un avvenimento

 
 
 
 
 
Un conto è il giorno prima di innamorarsi e un conto è il giorno dopo di essersi innamorato: tutti e due i giorni possono essere uguali apparentemente nella quotidianità, ma cosa fa la differenza? Che uno è carico di una memoria  che nell'altro non c'era, perché non era accaduto.
Quando si incontra una persona importante per la propria vita, c'è sempre un primo momento che ci fa percepire un presentimento che qualcosa in noi è messo alle strette dall'evidenza di un riconoscimento ineludibile: "Ecco, è lui, ecco, è lei". Ma solo lo spazio dato dal ripetersi di questo avvenimento carica l'impressione di peso esistenziale.
Cioè, solo la convivenza lo fa entrare sempre più radicalmente e profondamente in noi, fino a che, ad un certo punto è assoluto.
Ma non basta.
La conoscenza sarà una persuasione che avverrà lentamente e nessun passo successivo smentirà i precedenti.
Dalla convivenza, nel senso di conoscenza spirituale, deriverà una conferma di quella eccezionalità dell'evento accaduto.
Si sperimenta ciò non come una vaga eventualità, ma nella sua evidenza stringente.
Abbiamo bisogno subito di capire che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti, cui occorre dare uno spazio e un tempo perché avvengano.
L'uomo di oggi ha fretta o inganna se stesso.
Per questo l'amore diventa solo un gioco che prima o poi finisce per annoiarci.


mercoledì 7 settembre 2016

Qualcuno cerca di schiacciarci

 
 
 

 
 
 
Il desiderio della conoscenza della realtà è un'esigenza primaria dell'io. Il nostro nemico è il Potere che mira solo al suo scopo che è quello di governare i desideri dell'uomo.  Il desiderio, infatti, è l'emblema della libertà che apre all'orizzonte della categoria della possibilità.  Il problema del potere è quello di assicurare il massimo di consenso da una massa sempre più determinata nelle sue esigenze. Così i desideri dell'uomo, e quindi i valori, sono essenzialmente ridotti. I mass media e la secolarizzazione diventano strumenti per l'induzione accanita di determinati desideri o per l'estromissione di altri. Questa è la tragedia del nostro tempo: la perdita della libertà di coscienza da parte di interi popoli ottenuta con l'uso cinico dei mezzi di comunicazione sociale da parte di chi detiene il Potere. Per questo Dio si è incarnato, per dare valore alla nostra realtà. Credo che la sofferenza -fisica- sperimentata oltre una soglia normale, sia un grande dono, ci offre la possibilità di entrare in un mondo 'parallelo' in cui la comprensione di certa realtà è tangibile, è come avere un accesso privilegiato al Mistero.  La prima cosa da capire è che cos’è la religiosità, perché se la religiosità è essere spirituali, sentimentali e pietistici, allora non c'entra niente con il reale. Ma se la religiosità è l'esigenza di totalità dell'io, se è la coscienza delle proprie domande costitutive, possiamo cominciare a sorprendere nell'esperienza che cosa risveglia quella domanda, quell'esigenza di totalità che noi abbiamo addosso. Allora si inizia a capire che ciò che ridesta la religiosità è proprio il reale. Il reale può essere bello o brutto. Non è che quando uno ha una malattia svaniscano quelle domande. Una malattia, mia o della persona più cara, le fa emergere drammaticamente. E' il reale che fa venire a galla tutta l'esigenza di significato che abbiamo nel rapporto con tutto




lunedì 5 settembre 2016

Pasticcio tra vero e falso

 
 
 


Nell'inserto domenicale del Sole 24 Ore, lo scrittore G. Carofiglio dedica un articolo alla difficile arte, secondo lui creativa, di porre le domande giuste, e solo essenziali, durante gli interrogatori. Tra l'altro esamina il problema del rapporto tra comunicazione e realtà. Non sotto aspetti filosofici o metafisici, scientifici o fantascientifici, spesso oziosi, ma più significativamente comunicativi.
La traduzione in parole condiziona la struttura stessa dei fatti, della conoscenza, di quella che per tradizione convenzionale – e illudendoci – chiamiamo realtà. Ci s'inganna specialmente sulla fiducia che ne esista una sola, quando ne possiamo mettere a confronto molte versioni, di cui alcune contradditorie. Tutte risultano dalla comunicazione, spesso distorcente , e non da impossibili riflessi di verità oggettive ed eterne.
Il film Rashomon è un classico sempre citato quale esempio. La trama è nota: un samurai viene assassinato e le tre testimonianze appaiono al tempo stesso vere e false. Perché ognuna è dominata dagli interessi di chi le racconta. Gli angoli visuali incidono in modo decisivo sulla rappresentazione, sulle derivate narrazioni e conseguente stessa costruzione, o creazione della realtà. Vista come appare a soggetti diversi. Ciò che si riporta con le parole, pure da conoscenze approfondite e da testimonianze davanti a realtà in apparenza non ambigue, è solo interpretazione.
 
 
 
 
 
 




venerdì 2 settembre 2016

La notte porta i ricordi

 
 

 
 
 
C'è una grande luna stasera, un po' offuscata da vapori di umidità.
E un grande silenzio.
IL palazzo dove abito è pressoché deserto, tutti scappati via, e non so dove.
Nessuna finestra accesa, nessuna presenza che si indovina dietro le tende degli appartamenti di fronte.
Le ragazze del primo piano dopo una giornata di studio sono uscite anch’esse.
Un po' mi manca la loro musica suonata a tutto volume, De Gregori, Dalla, Mina, persino Edith Piaf e Charles Trenet e le canzoni stupende di Jacques Brel.
E le telefonate chilometriche che la ragazza del pianterreno puntualmente inizia verso mezzanotte, sedendosi sul davanzale della finestra e intrattenendo l'intero condominio sui fatti suoi.
Voci, presenze, vite di cui non so niente scomparse in un giorno e solo qualche traccia, una bottiglia di detersivo sul davanzale del bagno, uno strofinaccio dimenticato ad asciugare sul filo di ferro attaccato al balcone ne testimonia l'esistenza.
Serata di malinconie, forse, dove "l'inferno degli altri" piano piano si trasforma in presenza rassicurante, nel tranquillo farsi della quotidianità, che scandisce ogni giorno e dà l'illusione di essere al riparo.
Però è bello questo silenzio dimenticato ,anche se si mescola ad una certa inquietudine uguale a quella che può prendere quando ci si ritrova senza esserci preparati davanti ad uno specchio. E non ci si riconosce.
Ma sono io quello?




lunedì 29 agosto 2016

Ridare dignità alla sessualità

 
 
 


 
 
Si diffonde sempre di più fra i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 16 anni l’abitudine di fare sesso, di filmarlo con i cellulari e poi passarselo fra amici o mandarlo in rete. L’iniziativa viene dai maschi più vecchi di qualche anno, che convincono i più piccoli e le ragazzine. Quasi sempre queste in seguito si pentono, restano traumatizzate, intervengono i genitori, ma poi tutto ricomincia come prima. Cosa sta succedendo? Per rispondere dobbiamo partire da un dato biologico. A questa età i giovani maschi hanno due soli impulsi molto sviluppati: l’aggressività e il sesso. E la loro sessualità, a differenza di quella delle femmine, è totalmente separata dagli affetti amorosi. Quando possono fare ciò che gli pare, essi costituiscono delle bande aggressive, violente, con cui dominano gli altri. Alcune ragazze vanno con loro perché innamorate del capo, altre perché pensano che si tratta di un gioco, altre perché terrorizzate. Nella scuola italiana si sono messi in moto gli stessi processi che sono sempre esistiti nei ghetti degradati delle metropoli, nelle favelas, dove comandano bande di giovani violenti e le giovani donne vengono schiavizzate e avviate alla prostituzione. E come mai succede? Perché è scomparso il controllo che, nel passato, veniva esercitato dalle famiglie e dalla comunità. Negli ultimi decenni si è diffuso il convincimento erroneo che il mondo dell’amore, dei sentimenti delicati, delle buone maniere, della lealtà e della legalità sia qualcosa di naturale, di spontaneo. No: è il prodotto di millenni di civilizzazione e si conserva solo grazie alla continua vigilanza della comunità, alla sua costante azione educativa, alla sua continua crescita culturale. Quando questo ordine si rompe, per esempio in una guerra, vediamo esplodere i comportamenti primordiali più brutali: gli uomini torturano, stuprano, uccidono. Basta lasciare giovani maschi e giovani femmine insieme senza leggi, e ben presto si forma un gruppo dominante di maschi violenti ed armati che schiavizza gli altri e monopolizza tutte le femmine. Cosa fanno i signori della guerra in Africa, cosa fanno gli arabi nel Darfur? No, la pura spontaneità non produce vivere civile, ma solo paura, oppressione ed arbitrio. La civiltà è il prodotto dell’educazione degli impulsi attraverso la cultura, la morale, la legge. Soprattutto attraverso l’esempio.



venerdì 26 agosto 2016

Confusione nei concetti

 
 
 
 
 
 
I giovani di oggi hanno un'esigenza di autenticità che è sottilmente più acuta rispetto a un tempo.
Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma per contrasto con l'ipocrisia viene subito travolto da un nuovo conformismo.
Allora l'agitarsi di questi giovani è molto più rabbia che un impegno.
La conclamazione di valori ideologici strumentalizzati dal Potere finisce per stordire i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza del loro cammino e l'impaccio nell'identificare una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati all'interno di un bisogno dominante che sembra quello immediatistico che si consuma giorno dopo giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.
Con l'instaurarsi del capitalismo ,che ipotizza una società in cui l'uomo deve essere in competizione contro l'uomo, la fratellanza è sparita.
Pensate che i capitalisti siano tutti atei, oppure ci sono capitalisti credenti che applicano la stessa logica dei non credenti?
Forse negli anni che sono passati si è fatta un po' di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un gran pasticcio sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
Ed il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un identità, una risposta alla vita.