venerdì 29 aprile 2016

L'argomento è interessante

 
 
 

 
 
 

In generale noi abbiamo una coscienza che a volte è già scritta (fede), oppure si forma con le esperienze della vita e dal giudizio che diamo alla realtà. Questa coscienza si porta dietro incrostazioni educative, dubbi esistenziali, domande irrisolte. La vita ci costringe quotidianamente a scegliere, ma le nostre decisioni si trascinano dietro le perplessità della coscienza. Per questo ogni nostra azione è frutto di compromessi e manca di chiarezza. Si prova il senso di colpa perché quello che facciamo va in contrasto con una coscienza non ancora matura e consciamente o inconsciamente carica di dubbi.

Mi pongo spesso questa domanda: "Ma io sto vivendo bene, quello che faccio piacerà al Signore?" Se qualcosa non mi convince in me non nasce il senso di colpa ma la consapevolezza dell'errore che in teologia viene chiamato "peccato". Il mio punto di arrivo è raggiungere la libertà perfetta, quella che ti evita di scegliere e quindi di sbagliare perché già sai quello che devi fare. Un po' come il samaritano che quando sul ciglio della strada che da Gerusalemme scende a Gerico vede un uomo ferito, corre subito ad aiutarlo senza porsi domande. Il sacerdote e il levita, invece, si pongono la stessa domanda: "E se quell'uomo per terra sta fingendo di star male e io mi avvicino per soccorrerlo e lui mi deruba e poi mi ammazza?". Questa è la libertà imperfetta.



mercoledì 27 aprile 2016

E' così, anche se spiacevole









Metafisico, surreale, inquietante, onirico, fantastico, magico. Sono le tessere di un puzzle suggestivo che, una volta composto, rivela la poetica di Max Ernst, in mostra al Metropolitan Museum di New York fino al 10 Luglio. Fugge dalla Germania e sfugge alle convenzioni e alle regole, troppo restrittive, troppo razionali, troppo lucide, per una creatività’ esplosiva ed una genialità’ senza limiti.

martedì 26 aprile 2016

Lo smarrimento morale dei giovani




Non c'è bisogno di scervellarsi per trovare un modo di trasmettere dei valori ai nostri figli, perché o ci sono oppure se non ci sono ti arrampichi sui muri, questa è una testimonianza?
E' ora che si prendano delle responsabilità, trasmettere vuol dire fare qualcosa che tu fai per primo, e lo "insegni" a chi vuoi che faccia come te. Perché tu pensi sia importante trasmettere una realtà che ti pare sia la migliore, ma ciò in cui tu credi! 

venerdì 22 aprile 2016

La Bellezza che è anche una storia

 
 

 
 
 

La cupola centrale della basilica di S Marco è abbellita al suo interno da mosaici con immagini che parlano della fede cristiana

A partire dall'immagine centrale del Cristo si susseguono tre serie di figure disposte ad anelli concentrici :angeli discepoli e virtù.

Ogni anello è diviso in quadranti, malgrado la cupola presenti una struttura a simmetria radiale.

Ogni quadrante incontra uno dei quattro pennacchi fra gli archi al disotto della cupola.

I pennacchi, che sono gli spazi triangolari formati dall'intersezione dei due archi a tutto sesto contigui e disposti ad angolo retto, sono necessari sottoprodotti architettonici dell'edificazione di una cupola su archi a tutto sesto. Ogni pennacchio contiene splendide illustrazioni.

In uno si vede un evangelista seduto nella parte più alta, accanto la città celeste.

In basso un uomo che rappresenta uno dei quattro fiumi biblici (Tigri, Eufrate, Indo e Nilo) versa l'acqua da una brocca nello spazio, molto stretto in verità, sotto i suoi piedi.

Il risultato è così elaborato e armonioso e pieno di significati che si è portati a vederlo come punto di partenza di ogni possibile interpretazione, cioè come la causa in qualche modo di tutta l'architettura circostante.

In realtà tutto ha origine da un vincolo architettonico: la necessità dei quattro pennacchi e la loro forma triangolare rastremata. Certo sono spazi utilizzati dai mosaicisti, ma ciò non toglie che siano semplicemente il risultato della struttura quadripartita della cupola.

 

 



domenica 17 aprile 2016

Adoro i colori che raccontano una vita





Non è un post, sono aulenti fragranze di bosco per azzerare i fetori nauseabondi che sono arrivati al mio blog da gnomi inutili.




venerdì 15 aprile 2016

Il luogo dei rapporti umani






L'ambiente è il luogo delle esperienze, delle contaminazioni. Quando tante esperienze generano smarrimento due sono le spiegazioni possibili: o la qualità delle contaminazioni è scadente e negativa, oppure noi abbiamo smarrito la capacità critica della coscienza.
Esempio politico. Il berlusconismo è un agente inquinante fortemente tossico. Diciamo, per tenersi leggeri, che ha causato danni ambientali sulle coscienze assimilando per introiezione modelli disinvolti.
E quando la coscienza è inquinata occorre disinquinarla. Come si disinquina? con un esempio opposto e contrario? Con metodi alternativi credo.
Ma l'alternativa è essa stessa contaminata poiché un fiume inquinato lo è sistematicamente. Occorrerebbe che la coscienza si facesse razionale e si opponesse come alternativa e antagonista.
La realtà in quanto campo, ambito, luogo delle circostanze che ci toccano si chiama ambiente. Ogni ambiente per sua natura richiama in sé i luoghi più lontani, tutto il mondo vi si riflette: l'ambiente è il mondo in quanto si concreta in circostanze. Perciò, il rischio nei valori è nell'ambiente, come l'università o la fabbrica o la famiglia che per loro natura diventano sorgente determinante del modo di concepire e di rapportarsi a tutte le cose, che modificano pertanto anche il significato degli altri ambiti in cui l'uomo vive.




martedì 12 aprile 2016

Uno che la sapeva lunga



Un pensiero su cui riflettere.  "Uno che la sapeva davvero lunga!" Niente è più potente dell'ignorare chi non ha l'intelligenza di capire che ha torto




lunedì 11 aprile 2016

Alla ricerca dell'Io perduto






Il potere è subdolo ti porta là, dove tu credi di voler andare, soprattutto se dentro hai il vuoto, s’insinua, e occupa la tua anima, la tua mente e le tue azioni.

sabato 9 aprile 2016

Basta uno sguardo per afferrarti

 
 











Con lo sguardo di quell’uomo, di Cristo, dentro la faccia e il cuore,
Zaccheo cosa ha fatto?
Si è ritrovato in mezzo alle circostanze solite, si è scontrato
con le su ruberie, ha continuato il suo rapporto con la moglie
e con i figli, ha affrontato le incombenze del suo mestiere.
In tutto questo che cosa succedeva? Egli reagiva all’impatto
delle circostanze su di lui, ma la sua reazione, dopo il giorno
di quell’incontro, non era più lo stesso di prima.
Quando Zaccheo rispondeva alla moglie o si metteva a
sbrigare gli affari quotidiani, non reagiva più come prima,
era determinato da quell’uomo che aveva incontrato, era
continuamente in compagnia di quello sguardo, e l’attenzione,
la delicatezza, la generosità, nascevano da lì.
L’impatto con le circostanze, il rapporto con la realtà
propria dell’uomo che è stato toccato da Cristo
non è nient’altro che l’avvenimento della vita come vocazione,
in cui il soggetto è appartenenza a ciò che gli è accaduto.
La creatività è perciò strettamente legata all’idea di vocazione:
la parola vocazione definisce in modo totale e sistematico
il rapporto con la realtà, e quindi il seguito
di circostanze attraverso cui la vita è provocata e si realizza.
















giovedì 7 aprile 2016

Quello che dobbiamo essere

 
 
 


 
Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé.
" Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro.
La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro.
La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero ( l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento. Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente.
La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è, puoi solo dar spazio all'immaginazione.
"Domani vinco al lotto è divento ricchissimo".
Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino. Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.
 
 
 
 



martedì 5 aprile 2016

E' pericoloso negare la realtà

 
 
 

 
 
 

Chi è afferrato dalla mano forte del Signore della storia diventato uomo, chi è chiamato a conoscere ed amare Cristo, ad avere gusto del vivere e passione per gli uomini, ad essere una presenza nelle circostanze della vita di tutti, a diventare generatore del vero, anche se dovesse rimanere da solo in contesto di estranei, questo è l'uomo che ha ricevuto la grazia del cambiamento.
Il padrone è via, e i servi si sentono padroni. Non è così quel che capita oggi? Mai con tanta sfacciataggine e supponenza oggi ciascuno ripete: la vita è mia, la storia è mia e la gestisco io! Ma la festa finisce. Il padrone ritorna. La storia ha termine. La morte dice "basta!" all'uso della nostra libertà, e un rendiconto è da fare. "State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso, quando il padrone di casa tornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati". Chi sa l'ora del proprio doversi presentare a Dio? Ed è inutile difenderci, emanciparci, col negare la realtà.