lunedì 29 agosto 2016

Ridare dignità alla sessualità

 
 
 


 
 
Si diffonde sempre di più fra i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 16 anni l’abitudine di fare sesso, di filmarlo con i cellulari e poi passarselo fra amici o mandarlo in rete. L’iniziativa viene dai maschi più vecchi di qualche anno, che convincono i più piccoli e le ragazzine. Quasi sempre queste in seguito si pentono, restano traumatizzate, intervengono i genitori, ma poi tutto ricomincia come prima. Cosa sta succedendo? Per rispondere dobbiamo partire da un dato biologico. A questa età i giovani maschi hanno due soli impulsi molto sviluppati: l’aggressività e il sesso. E la loro sessualità, a differenza di quella delle femmine, è totalmente separata dagli affetti amorosi. Quando possono fare ciò che gli pare, essi costituiscono delle bande aggressive, violente, con cui dominano gli altri. Alcune ragazze vanno con loro perché innamorate del capo, altre perché pensano che si tratta di un gioco, altre perché terrorizzate. Nella scuola italiana si sono messi in moto gli stessi processi che sono sempre esistiti nei ghetti degradati delle metropoli, nelle favelas, dove comandano bande di giovani violenti e le giovani donne vengono schiavizzate e avviate alla prostituzione. E come mai succede? Perché è scomparso il controllo che, nel passato, veniva esercitato dalle famiglie e dalla comunità. Negli ultimi decenni si è diffuso il convincimento erroneo che il mondo dell’amore, dei sentimenti delicati, delle buone maniere, della lealtà e della legalità sia qualcosa di naturale, di spontaneo. No: è il prodotto di millenni di civilizzazione e si conserva solo grazie alla continua vigilanza della comunità, alla sua costante azione educativa, alla sua continua crescita culturale. Quando questo ordine si rompe, per esempio in una guerra, vediamo esplodere i comportamenti primordiali più brutali: gli uomini torturano, stuprano, uccidono. Basta lasciare giovani maschi e giovani femmine insieme senza leggi, e ben presto si forma un gruppo dominante di maschi violenti ed armati che schiavizza gli altri e monopolizza tutte le femmine. Cosa fanno i signori della guerra in Africa, cosa fanno gli arabi nel Darfur? No, la pura spontaneità non produce vivere civile, ma solo paura, oppressione ed arbitrio. La civiltà è il prodotto dell’educazione degli impulsi attraverso la cultura, la morale, la legge. Soprattutto attraverso l’esempio.



venerdì 26 agosto 2016

Confusione nei concetti

 
 
 
 
 
 
I giovani di oggi hanno un'esigenza di autenticità che è sottilmente più acuta rispetto a un tempo.
Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma per contrasto con l'ipocrisia viene subito travolto da un nuovo conformismo.
Allora l'agitarsi di questi giovani è molto più rabbia che un impegno.
La conclamazione di valori ideologici strumentalizzati dal Potere finisce per stordire i giovani sempre più smarriti per l'insicurezza del loro cammino e l'impaccio nell'identificare una propria esigenza prevalente.
Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo alla fine vengono ingabbiati all'interno di un bisogno dominante che sembra quello immediatistico che si consuma giorno dopo giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.
Con l'instaurarsi del capitalismo ,che ipotizza una società in cui l'uomo deve essere in competizione contro l'uomo, la fratellanza è sparita.
Pensate che i capitalisti siano tutti atei, oppure ci sono capitalisti credenti che applicano la stessa logica dei non credenti?
Forse negli anni che sono passati si è fatta un po' di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un gran pasticcio sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo.
Ed il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un identità, una risposta alla vita.


martedì 23 agosto 2016

A qualcuno piace brutto




Il quartiere inizia poco dopo con le costruzioni palazzinare degli enti, Inps, Inpdap, Ina che negli anni sessanta regalavano abitazioni civili ma rigorosamente in zone periferiche e che liberavano il peso popolare del sovraffollamento di  impiegati, operai, commesse, precari, anziani, pensionati e tutta quella gente grigia da poco più o poco meno di mille euro al mese circola in quella zona della città. C'è consumismo e forse felicità a basso prezzo, anche qui si compra forsennatamente nei negozi dei cinesi che hanno scarpe piene di lustrini e di magliette di un azzurro acceso. Ci sono bancarellari che vendono magliette striminzite che indossano giovani e vecchie senza alcuna distinzione o lunghi abiti fiorati di seta finta di pessima qualità e di punti dati in fretta. Eppure questo luogo ferito dalle case tutte uguali ,dai colori tutti spenti, dalle piazze tutte finte disegnate a tavolino come se fossero uno spazio assolutamente da inventare per imporre una città che non esiste è un luogo modesto ma assennato , ha un suo dignitoso destino benevolmente accettato. Nulla interrompe il gioco del consumismo povero. La sfilza dei negozi che seguono la strada presentano il volto ammiccante dei negozi del centro e trovi le stesse cose solo un po' più condite , un po' più ricche, un po' più sgargianti ma a prezzi accessibili. tutte quelle persone che brulicavano sul marciapiede stretto in mezzo al traffico tra le ali protettive di alti palazzoni brutti che siamo soliti chiamare case. Tutte quelle persone erano assolutamente addomesticate al luogo, perfettamente integrate in un destino, completamente assegnate alla loro vita e a tutto quello che vi hanno costruito intorno. Quegli impiegati, quelle casalinghe, quelle pensionate che hanno figli o i nipoti precari o disoccupati, tutte quelle fasce sociali che sono i poveri. Vivono beatamente contenti e si reputano fortunati.



giovedì 18 agosto 2016

Domani sarà realtà




"Ama il prossimo tuo come te stesso" viene a sostituire "L'occhio per occhio e dente per dente" del vecchio testamento e non si tratta di un invito alla vendetta, ma data la durezza dei cuori dell'uomo, un suggerimento ad non aprire una spirale di orrori. Cristo che ha preso sulle sue spalle i peccati del mondo ci chiede e ci svela cosa serve per una convivenza pacifica.

sabato 13 agosto 2016

Non farsi mercificare



Il capitalismo è maschio e fa del mercato il suo dirigibile e sistemizza l'induzione al consumo tramite i media (tutti diretti da maschi). Risultato: una merce materiale ed immateriale vendibile ai maschi in cui le donne trovano azione da attrici: quindi vanno bene vallette, veline, ecc. Il potenziale di acquisto è sempre maschile, cioè quello che prevalentemente ha reddito e che caccia i soldi per l'acquisto del frigo. E dato che il sistema ha un congegno anestetizzante così ben fatto che nessuno si accorge di essere funzionale al mero denaro. Mi chiedo: le donne quando inizieremo seriamente a protestare?
Non mi stancherò mai di dire che ormai viviamo in una società dove conta solo l'apparire, non la sostanza, e il corpo nudo è il simbolo stesso della mercificazione che ormai si fa anche dell'essere umano.
Le donne non fanno nulla per invertire questa tendenza: anzi si preoccupano sempre più del loro aspetto e si mettono in competizione tra di loro, anziché rivendicare il diritto ad essere considerate persone e non oggetti.





lunedì 8 agosto 2016

Lo stupore dà la vita

 
 

 
 
 

Quando il cristianesimo non accade più come avvenimento

di una Presenza che invade tutto e la fa ribollire, allora
 
si finisce per teorizzare l'avvenimento accaduto. Si tramanda

un discorso corretto e pulito, alcune regole su come essere

cristiani e uomini. Ma senza amore, senza il riconoscimento

del Mistero vivificante, il singolo si spegne e muore.

La nostra speranza, la salvezza di Cristo non può essere

qualcosa che abbiamo letto e sappiamo ripetere bene.

Un discorso più o meno edificante o moralistico, ecco, a questo

viene ridotto spesso l'annuncio.

Questa riduzione, priva dello stupore dell'avvenimento, quindi priva

di Gesù causa il fossilizzarsi dell'esperienza originale, la cristallizzazione.

Sono subentrati il formalismo e la stasi.

Qualsiasi nostro tentativo non può colmare l'apatia.

Accade così precisamente l'insoddisfazione del credente,

come ha detto il Papa ,da questa mancanza di stupore

deriva l'insoddisfazione di alcuni che finiscono per

essere tristi, trasformati in una sorta di collezionisti di antichità.

 

 

 

 

 


martedì 2 agosto 2016

Non ci indurre in tentazione







"Non giudicate per non essere giudicati". E' ricorso alle parole di Cristo il 75enne vescovo di Chioggia Angelo Daniel, per giustificare il sacerdote sorpreso in intimità con la moglie di uno dei fedeli. E nel paese è caccia all'identità del prete fedifrago. L'episodio. La dinamica è da "pochade": "lui" rientra a casa prima del previsto e trova "lei" a letto con un altro. L'altro è un prete, elemento anche questo né nuovo né originale. Anzi, un intellettuale, perché il sacerdote colto in "flagranza amorosa" è docente di Sacre Scritture a Padova, alla Facoltà teologica dell'Italia Settentrionale. Il marito è sconvolto - e fin qui tutto normale" - si sfoga con il cognato e insieme vanno dal vescovo a chiedere giustizia.
E' qui che cominciano le curiosità. Innanzitutto, la Curia impedisce all'uomo di vedere il vescovo e chiama la polizia, perché "l'uomo era parso troppo agitato". Eccesso di precauzione, forse, ma vista l'età del prelato ci può stare. "Curiosa", invece, la valutazione del vescovo sull'accaduto.
Ammonisce "l'autorità morale" intervenendo sul giornale diocesano, 'La Nuova Scintilla': "non giudicare per non essere giudicati". E non dimentichiamo che "D'altra parte, pur essendo grande la responsabilità di un sacerdote che dovrebbe essere sempre per gli altri esempio e guida - rileva tra l'altro il Vescovo - non dobbiamo dimenticare che, a fronte di molti che per fortuna sostengono il prete, non mancano persone che direttamente o indirettamente, lo spingono a mancare." Insomma, lei l'ha provocato. Ma rassicura: "Se la debolezza ci accomuna - conclude - siamo certi però che c'è per tutti anche la misericordia e quindi il perdono di Dio".
Piena assoluzione per la scappatella, dunque, o un segnale di "modernità"? L'aut-aut spacca i chioggesi, che sono scatenati. Perché da lunedì è caccia al prete. C'è chi dice che "queste cose sono sempre successe e continueranno a succedere", chi si indigna perché non "lo avrebbe mai creduto", chi indulge di fronte alle debolezze umane perché e chi va al bar a giocarsi al lotto le età dei tre protagonisti. Ma lui non si è più visto: "è fuori Chioggia", fanno sapere dalle segreterie della Curia.