martedì 12 febbraio 2019

Può anche succedere









Proprio in questi giorni, pensavo a situazioni reali vissute: ho visto persone che cambiando radicalmente la loro vita si sono riscattate dal male commesso in passato.  Pensavo a tutte le lamentele di essere umani calpestati dal cinismo di questa società, pensavo al bisogno di rispetto e verità nelle storie personali. E pensavo ai bollini che la gente ti lascia addosso, e nonostante il bene compiuto continua a vedere quello che ha nella propria testa, pensavo a quanti incontrano finalmente persone giuste e buone, ma accorgendosi che forse sono migliori di loro, iniziano competizioni senza fine per sminuire il ‘buono’, e se proprio non ci riescono, partono con le calunnie e la divulgazione di cose false difficilmente recuperabili, pensavo che il primo rispetto che si deve a sé e agli altri è la verità, quella verità che solo il silenzio nel cuore del Mistero può svelarti impedendoti di arrenderti alla logica della menzogna. E che pochissimi, in realtà, lo desiderano, perché è comodo non togliersi maschere e infingimenti che pochi vogliono riconoscere anche di fronte ai fratelli.
Pensavo al bene fatto anche da Madre Teresa per anni e spesso, a causa del male altrui, quante volte abbia dovuto ricominciare da capo, senza mai arrendersi alla logica del male.
E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso o il valore delle cose che sono dentro di me; mentre chi ascolta, inevitabilmente, non le comprende a causa di una visione distorta della vita?
E' più facile trovare il male nell'altro, così noi ci sentiamo sicuramente più buoni e ciò è gratificante. Lo sforzo che dobbiamo fare è guardarci dentro con onestà e umiltà, forse troveremo l'altro migliore. Siamo capaci di farlo?


35 commenti:

  1. Possible ricerca correlata: mektoub my love canto uno painting.
    Si tratta di un film che ho visto a Sky qualche sera fa.
    A me piace moltissimo. Forse più che una storia è una serie di flash sulle ragazze di oggi. Diverse ma anche più genuine da quella della generazione che le precede.

    Il titolo del film: Mectoub My Love.

    RispondiElimina
  2. Le persone che commettono gravi errori, ma fanno tesoro di essi e cambiano in meglio, sono da applaudire.
    Alcuni miei concittadini sono stati indagati per un giro di spaccio, hanno fatto giorni di carcere, ora sono ai domiciliari e hanno l'obbligo di firma.
    Commercianti e persone conosciute.
    Mi piacerebbe che si riscattassero, facendo qualcosa di importante per gli altri.
    Detto questo andiamo al "cuore" del post.
    Per me è colpa di questa società basata sulla competizione e sull'esaltazione del successo.
    Per questo si genera l'invidia.
    Per questo guardiamo alle mancanze altrui, perché tiriamo un sospiro di sollievo sulle mancanze nostre.
    La società invece dovrebbe incoraggiare il rispetto delle regole della convivenza e incoraggiare le persone a trovare il proprio appagamento e il proprio equilibrio.
    Se io non posso raggiungere il 100 come gli altri, devo essere contento del 70 che ottengo.
    Invece la società competitiva e aggressiva mi costringe a dire: "Per fortuna che c'è quello che prende 50".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La società diventerà sempre più competitiva. Ognuno di noi deve fare in modo di non essere coinvolto in questa lotta tra fratelli.
      Il carcere dovrebbe diventare un luogo dove meditare sul male fatto, capirlo grazie all'aiuto di personale specializzato.
      Invece il carcere viene visto solo come luogo punitivo e mi sembra sbagliato.

      Elimina
  3. Ci sono errori per i quali non esiste redenzione. Penso all'assassinio, ovviamente.
    Ma gli altri...beh, io mi auguro che il mondo e le persone offrano la possibilità di scontarli. Chi si pente e cambia vita ma apprezzato, non si può pensare solo al male commesso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bisogna intervenire prima che l'errore possa diventare un sistema di vita. C'è chi cambia ma resta sempre la diffidenza degli altri, cioè il bollino di persona sbagliata.

      Elimina
  4. Si guardano i difetti degli altri perché si è perso il senso di appartenenza alla comunità. Non piú tanti singoli che operano insieme, ma una molteplicità di egoismi. E comunque è bene che ognuno di noi comunichi cose belle e parli di cose belle, se si persevera nelle scemenze e cattiverie non ne usciamo 😀. Positività, insomma!

    RispondiElimina
  5. Il senso di appartenenza viene impedito, come ha scritto Riky, dal tipo di vita che costringe l'uomo a lottare contro l'altro per ritagliarsi uno spazio. E' la logica del capitalismo esasperato.
    Ciao Giulia.

    RispondiElimina
  6. Gesù disse loro anche questa parabola:
    “Un cieco può forse pretendere di fare da guida a un altro cieco? Se lo facesse, cadrebbero tutti e due in una buca! Nessun discepolo è più grande del suo maestro; tutt'al più, se si lascia istruire bene, sarà come il suo maestro.
    E tu perché stai a guardare la pagliuzza che è nell'occhio di un tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come osi dirgli: fratello, lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio, allora vedrai chiaramente e potrai togliere la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”.
    Direi che possiamo cominciare da qui!
    Abbraccio.

    RispondiElimina
  7. Tutto l'insegnamento di Cristo si basa nel non giudicare.
    Abbraccio Elettra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrei anche sbagliarmi, ma nel Giudizio Universale mi sembra che Dio giudichi eccome. A mio parere se vogliamo essere trattati bene e con rispetto, dobbiamo essere i primi a trattare gli altri nello stesso modo.
      Abbraccio.

      Elimina
    2. Chi non deve giudicare è l'uomo perché facendolo s'innalzerebbe al livello di Dio.
      Infatti Cristo impedisce con poche parole che l'adultera venga lapidata.
      Il giudizio è una conseguenza del nostro comportamento terreno. Con il no diciamo che I Comandamenti di Dio non li accettiamo e qui determiniamo una scelta diversa dal Regno dei Cieli.
      Questa è dottrina, cioè quello che ci è dato di sapere.
      Abbraccio Elettra.

      Elimina
  8. Non è facile riconoscere i nostri peccati ma è indispensabile per una buona coscienza e mai riusciamo a farlo mai saremo in grado di cambiare.
    Cambiando, cambiamo anche il modo di percepire il male nell'altro, saremo più disposti al perdono in quando avremo toccato con mano la nostra personale fragilità. Buona serata.
    sinforosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In generale sono i peccati minori che possono sfuggire, come un'intemperanza, un pensiero non buono, ma quelli che pesano si capiscono sicuramente. Io dico di avere molta indulgenza per gli altri e poi valutare le azioni perché i pensieri non si possono vedere.
      Ciao Sinforosa.

      Elimina
  9. Io mi riferivo a situazioni come questa:

    Ricordo di aver ascoltato la storia di una maestra su un programma televisivo, forse la “5 storia” ed è, ad ogni modo, documentato. L'insegnante si chiamava Italia Donati.
    Arrivata in un paesino del meridione, iniziò a insegnare e affittò una stanza nella casa del sindaco, non essendoci molta scelta. Il problema nacque dal fatto che lei era molto bella ed il sindaco, benché sposato, noto come “sciupafemmine”.
    Inutile dire che a quei tempi un’insegnante doveva essere al di sopra di ogni sospetto, dare il buon esempio, ed essere di comprovata moralità.
    Insomma, passare per amante di un uomo sposato, cosa terribile, diventava una tragedia.
    Per evitare le continue maldicenze e la fuga degli alunni, si sottopose a visita ginecologica che la confermò vergine. Già questa era, a quei tempi, un’esperienza traumatica.
    Chiese ed ottenne il trasferimento in un altro paese ma non le fu permesso neppure l’accesso con la scusante che non volevano i rifiuti dell’altro paese.
    Obbligata quindi a ritornare nel primo, angariata ulteriormente dalle tue amate “chiacchiere”, si tolse la vita.
    Pensavo a tutte le lamentele di essere umani calpestati dal cinismo di questa società, pensavo al bisogno di rispetto e verità nelle storie personali. E pensavo ai bollini che la gente ti lascia addosso, e nonostante il bene compiuto continua a vedere quello che ha nella propria testa, pensavo a quanti incontrano finalmente persone giuste e buone, ma accorgendosi che forse sono migliori di loro, iniziano competizioni senza fine per sminuire il ‘buono’, e se proprio non ci riescono, partono con le calunnie e la divulgazione di cose false difficilmente recuperabili, pensavo che il primo rispetto che si deve a sé e agli altri è la verità, quella verità che solo il silenzio nel cuore del Mistero può svelarti impedendoti di arrenderti alla logica della menzogna.

    RispondiElimina
  10. Da rimarcare che Italia Donati non era una donna pentita, ma una bella persona e la maldicenza l'ha ammazzata. Pensate se la gente può credere a chi è cambiato.

    RispondiElimina
  11. Non dovrebbe risultare difficile seguire certi insegnamenti che ci sono stati dati: ad esempio, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te... tutto cambierebbe se pensassimo all'altro come pensiamo egoisticamente a noi stessi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nessun uomo odiò mai la propria carne - disse il Signore. Nessuno farebbe del male a se stesso, e nessuno, di conseguenza, vorrebbe essere trattato male dagli altri.


      Purtroppo restano sole parole.
      Ciao Roberta.

      Elimina
  12. "Il claustrofobico dramma del belga Van Leeuw sceglie di non mostrare alcuna violenza, ma restituisce tutto il terrore attraverso il sonoro. Per 85 minuti lo spettatore è intrappolato nello stesso spazio dei protagonisti, mentre un meccanismo a orologeria innesca situazioni sempre più tese e insostenibili, soprattutto quando la casa viene violata. Una risposta a chi si chiede da cosa fuggano i migranti che lasciano il proprio paese a costo della vita stessa." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 23 marzo

    "(...) il titolo 'Insyriated' è un gioco di parole, potremmo tradurlo 'bloccati in Siria' ed è effettivamente un raro film che porta sugli schermi la tragedia di chi vive in quel disgraziato paese, barricato in casa per proteggersi da entrambi i lati della guerra civile. Il regista, Philippe Van Leeuw, è belga; il cast è multietnico e di lingua araba, capeggiato da due attrici superbe, la giovane libanese Diamand Abou Abboud e la veterana palestinese (di passaporto israeliano) Hiam Abbass (...). Il film è stato girato a Beirut, ma per quello che si vede si sarebbe potuto realizzarlo anche in teatro a Cinecittà: la trama copre l'arco di una giornata e si svolge interamente nell'appartamento di un palazzo che si intuisce diroccato, dove si sono asserragliate due famiglie che si aiutano a superare la drammatica quotidianità della guerra. (...) La colonna sonora è fatta di dialoghi, spari, bombe e un ripetuto, furioso bussare alla porta da parte di miliziani ignoti decisi a penetrare nella casa. La giornata inizia con una tragedia, ha un crescendo di violenza quasi insostenibile e riesce, nel finale, a tirare paradossalmente il flato. Un grande film (...)." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 14 febbraio 2017)

    RispondiElimina
  13. Così passano due ore conoscendo quello che accade realmente oggi nel mondo.

    RispondiElimina

  14. Recensioni
    Philippe Van Leeuw
    Insyriated

    19 March 2018 RECENSIONI


    Francesco Ruzzier


    Un uomo corre furtivamente attraverso il cortile interno di un condominio; un colpo di fucile esplode da un tetto e l'uomo cade a terra, privo di vita. Una domestica raggiunge immediatamente la propria padrona di casa per raccontarle la scena a cui ha assistito e per capire come agire: la moglie dell'uomo assassinato è la loro vicina di casa, che da qualche giorno si è rifugiata con il figlio nel loro appartamento, in attesa del momento opportuno per fuggire. In quella casa, tra anziani, ragazzini e donne, sono in nove; fuori c'è una guerra terribile e onnipresente. Fuori c'è la morte certa. Il loro è l'ultimo appartamento abitato di tutto il quartiere: una sorta di fortezza che Oum Yazan, la tenace protagonista del sorprendente Insyriated di Philippe Van Leeuw, non vuole abbandonare per nessun motivo.

    RispondiElimina
  15. Nessuno deve sapere della morte dell'uomo: nessun elemento esterno deve poter entrare nella casa poiché anche la più piccola delle crepe, visto l'orrore di cui il mondo al di là delle mura è colmo, rischierebbe di trasformarsi in una voragine irreparabile. Per Oum Yazan l'appartamento rappresenta tutto ciò che le è rimasto; i suoi familiari e gli oggetti di una vita riempiono ogni spazio di quel microcosmo e nulla può farla sentire più al sicuro; attendere che suo marito torni per salvarla è davvero l'unica cosa da fare.
    La macchina da presa segue la donna lungo i corridoi labirintici della casa, mentre gira tra le stanze per assicurarsi che tutti stiano bene, fungendo in questo modo da collante per gli inquilini, unendoli per renderli inattaccabili. Ma il frastuono delle bombe continua a fare breccia nella fortezza, trasformandola ogni volta in una prigione da cui voler scappare, in una sorta di trappola mortale. A ogni attacco sonoro proveniente dall'esterno, la donna risponde controllando ossessivamente ogni serratura, ogni sbarramento e ogni tenda coprente.
    La forza dei legami familiari, delle mura domestiche e degli oggetti è davvero sufficiente per contrastare l'orrore dal di fuori? Alle convinzioni della protagonista, Philippe Van Leeuwcontrappone non solo l'imprevedibilità della guerra, ma anche la voglia di reagire dei ragazzi, che tra incoscienza e necessità di vivere insistono continuamente per uscire, scappare e trovare un posto migliore. Ed è interessante vedere come lo spazio della casa sia trasformato a seconda del punto di vista dei personaggi coinvolti: prima come labirinto infinito e mai uguale a se stesso, poi come cella minuscola e claustrofobica, dopo ancora come luogo familiare e infine come territorio nemico.
    Un cambio di registro che in alcuni momenti sembra ricondurre a una certa tipologia dafilm horror, in cui l'ambiente domestico diventa uno spazio pericoloso a causa di una minacciaesterna. E sotto questo punto di vista l'orrore, lasciato quasi sempre fuori dal campo visivo per scelta della protagonista, riesce a fare paura solo ai personaggi più anziani, che conoscono il volto del nemico, mentre i ragazzi più giovani ne sono spaventati solo quando vi entrano in contatto diretto. Ma la soluzione per tornare a vivere forse è proprio questa: provare a non avere più paura, aprire la porta e lasciare entrare la speranza.

    RispondiElimina
  16. Io non scrivo da te perché non cerchi la verità ma solo di aver ragione.
    E lo fai offendendo ripetutamente, tipico di chi non sostenere una discussione.

    RispondiElimina
  17. Antonypoe è avanti. Quando è lui che commenta. 😏

    RispondiElimina
  18. Il segui ha un significato, cioè un utente esprime la sua volontà di relazionarsi con me. Io generalmente scrivo con quelli che mettono il segui. Poi li inserisco nel blogroll.
    Il segui è riguarda l'utente che può inserirlo e anche toglierlo. Da parte mia se non voglio essere seguito posso bloccare il segui. Tu hai un vecchio follower inattivo che è bloccato per tua volontà. Io tra i lettori fissi ho dei segui con blog inesistenti e restano lì. non posso eliminarli.
    Questo è il funzionamento del sistema. Lo sanno tutti e tu documentati. E' una storia vecchia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vuoi dire quello dell'Aquilone precedente. Eliminando definitivamente il blog non lo trovo nel mio elenco dei lettori fissi. Anche quello che ho bloccato non dovrebbe esserci. Qualche errore di sistema di Blogger. Comunque non è un segui perché non è collegato a un URL. Si tratta solo di una inutile immagine e non puoi nemmeno dimostrare che riguarda te.
      Ora la sblocco e vedi se riesci a eliminarla. Se è la tua non dovrebbero esserci problemi.

      Elimina
  19. Ogni idiozia verrà cancellata e quando mi sarò stancato modero il blog.

    RispondiElimina
  20. Ma scusa Gus, dai sai che ti voglio bene, però mi hai detto che se chiudi un blog il follewer dovrebbe sparire. Questo sopra è da anni che l'ho chiuso non dovrebbe essere più in circolazione. Negli altri non c'è più. E l'altro hai visto anche tu che l'ho inserito (anche la numerazione del follewer era cambiata, ma ne io e, nemmeno tu, l'abbiamo visto.😑 Poi, quando ho inserito il nuovo follewer mi è arrivata una sessantina di persone provenienti dal tuo blog a curiosare senza commentare. E poi tu ti... scazzi perché commenti solo tu? Ora c'è anche Antonypoe. E non permetterti di dare ordini nel mio blog. Nella mia confusione io mi ritrovo.

    RispondiElimina
  21. Quel follower io non so di chi è. Non si può eliminare ma solo bloccare. Il sistema ha le sue regole ma può sbagliare.
    Nessuno ti obbliga a mettere il follower di Aquilone2 e nessuno obbliga me di scrivere nel tuo blog.
    Quando hai chiuso Aquilone 1 non c'era nessun segui nel mio elenco di lettura e chiaramente chiuso per sempre il blog il follower ha fatto la stessa fine. Devi sapere che nell'elenco di lettura del mio blog ci sono follower recenti che non so da dove siano spuntati. Secondo te io devo scervellarmi per trovare i proprietari? Stanno nel mio elenco e la storia è chiusa.
    Quel follower con il viso di una donna chi lo ha messo lo deve togliere. Se non vuol farlo non sono problemi miei.

    RispondiElimina
  22. Certo che c'era con l'aquilone1 e hai commentato più volte in quel blog. Il mio follewer era qui. C'era anche il segui....con lo stesso aquilone ricordi? Il blog è stato chiuso anche per questo MOTIVO.PERCHE ERA SPARITO IL MIO FOLLOWER.
    Anche quel follewer in alto é mio con il mio volto e lo sai benissimo. Quel blog è stato chiuso da anni, come mai a te è rimasto e negli altri no? Avevo pochi blog con il mio follewer vecchio , ho controllato. Non c'è più. Tu solo l'hai bloccato.... Forse come l'altro. Se non sei stato tu so chi è stato 😏

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io posso anche non bloccarlo. Perché è rimasto lì dopo la chiusura del blog non è un problema mio ma di Blogger. Mica devo fare una tesi sulla vita di un follower? Il sistema non sono io a manovrarlo ma i boss della piattaforma.
      Allora passiamo la vita a parlare del follower "Sara".
      Fai ricerche di informatica, vai a casa di B.Gates e fatti risolvere il problema.
      Ti vuoi esercitare? Ora di mando un segui. Vediamo se riesci a eliminarlo. Domani lo tolgo. Non allarmarti. Oppure bloccalo e buonanotte ai suonatori.
      Ossequi.

      Elimina
  23. Non voglio parlare di follower, ovvero non parlarmi più di follower. Se pensi che io abbia commesso illeciti vai ai Carabinieri, alla Polizia Postale, al Capo di Blogger o dal tuo avvocato, ma non scrivere qui da me perché è inutile e intasi il blog che contiene un post da commentare e non ingolfato di OT.
    Chiaro!

    RispondiElimina
  24. "Ho visto persone che cambiando radicalmente la loro vita si sono riscattate dal male commesso in passato.".
    Io non credo esista una redenzione, penso anzi che l'idea in sé di redenzione sia il frutto di una società sbagliata che promulga l'errore.
    Perché non si insegna alle persone che devono sapersi fermare, prima di fare il male?
    Perché se rompi un bicchiere puoi chiedere scusa ma se calunni, tradisci, offendi, commetti violenza, uccidi allora quelli non sono errori e non meritano redenzione o perdono.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La calunnia è una cosa orribile. Per il perdono ognuno agisce come crede. Cristo ha perdonato l'adultera.
      Un abbraccio Francesca.

      Elimina