domenica 27 marzo 2016

Il ritorno al Padre

 
 
 

 
 
 
 
Senza la dimensione del rapporto col destino  l'uomo perde tutta la sua dignità. 

E l'alternativa in cui cade è molto semplice e terribile:  da una parte, la

meschinizzazione di sé, il nichilismo (il fare quel che pare e piace): tutto è

uguale,  perché nulla vale; dall'altra, apparentemente in contraddizione  con la

prima, una presunzione senza limite: il tentativo  di distruzione o di

sostituzione del rapporto con il Mistero.  E' come se l'uomo fosse

continuamente  fuori di sé, nel senso propriamente paranoico o psicotico del

termine: non riesce a unificare,  a incollare una dopo l'altra le cose che fa.
 
 


22 commenti:

  1. Il peccato è un errore che commette l'uomo e l'allontana dal suo Destino, che teologicamente significa il ritorno al Padre.
    L'errore, in teologia si chiama peccato, viene dalla mancanza di fede dell'uomo che non comprende il suo rapporto con il Mistero e sceglie le miserie della Terra.

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  2. Grazie per questa riflessione. Auguri.
    Paola

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  3. Noi sappiamo da dove siamo venuti, ma dobbiamo sapere dove stiamo andando, prendere coscienza della nostra fragilità, delle nostre cadute, e affidarci a chi ha dato la sua vita affinché noi potessimo riconoscere il cammino da percorrere per andare incontro all'Amore.
    Grazie August.
    Serena Notte.
    Dani

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  4. Vorrei usare parole che possano esprimere tanta saggezza, ma non sarei io. So di essere peccatore, so di amarLo. Io amo Mio Padre che è nei Cieli e Lui mi riconpensa facendomi conoscere persone che nulla hanno a che fare con me, ma aspettano da me parole d'amore, di comprensione.
    Qual'è il momento migliore per un Padre se non quello in cui i figli gli riconoscono la Paternità e l'amore che lui ha per loro e viceversa?
    Un mio momento di vita: sabato. La famiglia si riunisce. Spadellamento fin dalle prime ore del mattino: accontentare tutti, grandi e piccoli non è sempre facile.....Solo verso sera (18) riesco ad andare a fare un po' di adorazione alla Croce: cammino adagio, per carità, e intanto riesco a dire ben quattro Misteri del Rosario. Sul piazzale della Chiesa incontro uno dei sacerdoti che se ne sta andando. Lo guardo e gli dico "Chè chi va e c'è chi viene" (quanto ho studiato per questa difficile frase!!!!) e lui: "non si affatichi troppo, pochi minuti e poi a casa èh!" Io rido e entro in Chiesa. Lui è lì. Sì è di gesso, ma non importa. Mi avvicino alla Croce e Lo accarezzo. La Chiesa è silenziosa e deserta. Sussurro parole d'amore. Una voce alle spalle: "Scusi" Mi volto è una bella signora che mi chiede delle informazioni sulla cerimonia della Veglia e piano piano tra noi, Paola e Lucia, si stabilisce un rapporto di confidenza tale che solo Cristo sa ispirare.
    Lei vedova, malata di tumore, si confida con un volto che conosce perchè, dice, "la sento leggere tutte le domeniche, so chi è, so che con lei posso confidare la mia pena" La Croce tra noi: una da una parte, una dall'altra. Lui testimone delle nostre vite. Come sempre, come ogni giorno. Era lì, Vivo, e ci ascoltava. Con Paola ci rivedremo
    Ho pianto lì in Chiesa e poi a casa quando lo raccontavo a Paolo. Sto peccando di vanità? Io sento che il mio è amore per i miei simili. E sento che in quei momenti cono amata così, semplicemente così perchè dallo sguardo si capisce se sono sincera o no. E' sera, la sera di Pasqua.
    Vorrei donarvi una briciola di quella commozione che mi prende quando penso a quante persone soffrono, alle parole del Papa vere e giuste.
    Alle porte della Chiesa c'era il mio amico spagnolo, ve lo ricordate? ve ne avevo parlato, due soldini, gli ho accarezzato le mani guantate e malconce, per ripararsi dal freddo,mi ha donato la ventesima medaglietta della Madonnina. Non c'è verso o è sordo oppure proprio non comprende ciò che gli dico. Mi riconosce e mi sorride e gli sorrido. Peccato, un peccato di vanità. Atto di dolore. E sarò più serena. Tanti anni fa, oggi, proprio oggi Valeria aveva iniziato un lungo viaggio senza di me. Cristo è risorto per tutti.
    Bacio Gus. Buona notte e buona pasquetta. Qui una pioggia leggera bagna i miei pensieri. E da te? Buonanotte mio caro amico.

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    1. Riesci a comunicare con Valeria?
      Bacio.

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    2. Aì e non sto farneticando! Non oggi ma un giorno ti racconterò di fatti accadutimi in cui la firma di Valeria era proprio chiara. L'incontro di sabato non era un caso io ci vedo la mano di Qualcuno.....Ciao Gus Bacio.

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    3. Ne ero certo.
      Bacio.

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  5. Credo che si parli troppo...la vita come la fede è un dono misterioso...silenzioso, ma quel "viviamo" ci è stato dato.
    Il modo in cui si vive è il dono più coraggioso dell' impegno che si puo donare a Dio. E non è poco.
    Notte.

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    1. Hai intuito ...inutile dire... ai molti quello che è stato dato l'hanno pagato caro. Ad altri no. Si, abbiamo la gioia della vita eterna...Lo sappiamo e speriamo, tutti i giorni

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    2. Cristo ha vinto la morte. Scegliere la vita dipende da noi.
      Ciao.

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    3. Certo, Dio ha scelto la vita ma passando oltre il crocifisso...eppure c'e chi ha sofferto molto...soffre tutti i giorni.

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    4. Il brano del Vangelo di Marco


      In quel tempo Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”. Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
      E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.
      Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà”.

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    5. 14/10/2009

      «Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Meditazione su Mc 8, 27-35


      Enzo Bianchi, Priore di Bose


      Si ringrazia l’Autore per la gentile concessione




      Guida alla lettura


      Enzo Bianchi ci presenta un brano del Vangelo di Marco che ben giustamente definisce di “importanza capitale per la comprensione dell’intero vangelo”. Si tratta infatti del momento in cui Cristo enuncia senza mezzi termini le esigenze che si pongono a tutti coloro che intendano seguirlo: rinnegare se stessi e prendere la propria croce. Lo proponiamo in questa sede perché forse nessuna altra affermazione di Gesù ha generato tanti equivoci nel corso dei secoli, finendo per alimentare una spiritualità doloristica e rassegnata che nulla ha a che vedere con la chiamata cristiana all’amore sopra ogni altra cosa, e che giustamente viene respinta dai laici come cinica e disumana. “Prendere la propria croce”, nell’autentica prospettiva di Cristo, ha tutto un altro significato: vuol dire, come sottolinea Bianchi, smettere di considerare se stessi come misura di ogni cosa, rinunciare a difendersi anche a rischio della morte (simbolica o reale che sia), e abbandonarsi con piena fiducia al Signore della vita.
      Scrive a questo proposito il teologo Henry Bruston: «Un cristianesimo che ha perso di vista il suo compito ha subito attribuito a questo gesto un significato a propria misura: portare la croce significa allora accettare le prove e le sofferenze della nostra vita quotidiana, rassegnarci ad esse pensando che è quello il destino del cristiano e fors’anche la garanzia di una ricompensa celeste... Ma la parola di Cristo non ha nulla a che fare con queste prospettive: la sofferenza e la prova sono la condizione di tutti gli uomini e non esigono affatto da parte nostra una decisione personale; ci sono imposte dall’esterno. Certo, accettarle con coraggio, viverle nella fede, non lasciare che invadano il campo della nostra coscienza in un confidente abbandono a Dio, fa parte integrante della vita spirituale. Ma portare la propria croce è tutt’altra cosa» (H. Bruston, Prendre sa croix, in L’invincible espérance, Lumière des hommes, Ales 1984, p. 17-19. In: Comunità Monastica di Bose, Letture dei giorni, Piemme, Casale Monferrato 1994, pag. 97-99).
      E gli stessi monaci della comunità di Bose, in un altro contesto, spiegano: «Le parole di Gesù urtano l’attuale vague spirituale psicologizzante che riduce il cristianesimo a dilatazione di sé e a ricerca del benessere interiore. Ma sono anche parole che, assolutizzate, distorcono gravemente la visione della vita cristiana divenendo la base di un annuncio che genera nevrosi e dimentica che il centro della vita di Gesù e del credente è l’amore, una vita spesa liberamente nell’amore fino alla morte. Gesù ha amato Dio e gli uomini con una scelta senza ritorno. La rinuncia e la perdita di Gesù, come del cristiano, trovano senso all’interno di questo amore» (cfr. Comunità di Bose, Eucaristia e Parola, Testi per le celebrazioni eucaristiche – Anno B, Vita e Pensiero, Milano 2008, pag. 235).

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  6. Dio, il destino e il mistero è diventato un tutt'uno che io chiamerei fede. Ma permettimi di dire che anche senza la fede in un Dio, qualsiasi uomo possiede una sua dignità se agisce con una coscxienza dettata da un' etica universale.
    Cristiana

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    1. Non può esistere un'etica universale perché ognuno ha la sua che è diversa da quella degli altri. La morale cattolica è,invece, unica. E' Cristo.
      Ciao Cri.

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    2. Anche senza i dogmi misteriosi di una religione esiste una morale comune.
      Affermare che La verità esiste solo da una parte equivale al fanatismo islamico.Cristiana

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    3. Permettimi di intervenire Gus. Anche se sono una credente praticante devo dire che Cristiana non abbia tutti i torti affermando "che La verità esiste solo da una parte equivale al fanatismo islamico". Ogni religione ha la sua verità e ogni credente crede in quella verità. Anche se noi cattolici vogliamo a tutti i costi essere migliori delle altre.
      Spero di non scatenare la solita polemica. In tal caso ti chiedo scusa già a priori
      Ciao Gus

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    4. Nessuno a priori è migliore. Io credo nell'Incarnazione, Morte e Risurrezione. Dio è il creatore di tutte le cose visibili e invisibili.
      Qualsiasi etica universale umana non può reggere il confronto. Nessun fanatismo. Nessuna imposizione. Ognuno di noi può credere o non credere. Il paragone con il fondamentalismo islamico è ridicolo e irriverente.

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    5. Cristiana, io non mi sento migliore di nessuno. Il mio è un ragionamento logico. Ho dato risposte sul cristianesimo, islamismo e etica umana. Le differenze sono palpabili evidenze.

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  7. Perché si sta a stigmatizzare con parole, parole e parole, quando sappiamo benissimo che è il Cristo Risorto, la nostra etica, la nostra dignità, il nostro valore assoluto, la nostra morale, insomma il nostro TUTTO. Dobbiamo solo Aprirci a Lui, e non fare i cavoli nostri.
    Ciao August.
    Dani

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    1. Purtroppo la realtà ci mostra un mondo violento pieno di morti ammazzati.
      Ciao Dani.

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