martedì 6 marzo 2018

Far riposare il cervello








Se non dimenticassimo finiremmo tutti come Seresevskji ,  il mnemonista di Aleksandr Romanovic  Lurija ,in preda ad una memoria talmente affollata di ricordi, da creare un duplicato caleidoscopico e labirintico della realtà, impossibile da governare. Un doppione così intricato, folto, ridondante e linkato, da non permettere più di ricordare, con ordine e pertinenza, i fatti, le persone e gli oggetti della vita reale.
Dobbiamo capire se l’oblio della mente è un vuoto che non è più colmabile nonostante i nostri sforzi di recuperare il tempo perduto  o se questi vuoti della memoria sono essenziali all’equilibrio psico-fisiologico della nostra vita cognitiva perché impediscono quella pienezza troppo patologica, strabordante e straripante, di Seresevskij e di altri mnemonisti, che aumenterebbe talmente il potere della nostra memoria da renderlo nemico della memoria stessa, fino a impedirci di parlare della nostra vita con ordine e precisione e addirittura di agire nel mondo da persone normali.
E’ forse possibile che questi vuoti così importanti e fisiologici siano al contempo inaccessibili, ma colmabili attraverso strategie mirate del ricordo, attraverso itinerari particolari segnati dentro il fitto bosco della memoria.
Del resto se, come abbiamo detto, l’oblio è, insieme alla memoria, una funzione fondamentale della nostra conoscenza è anche vero che il nostro cervello immagazzina ed elabora un messe straordinaria di ricordi e di informazioni e che tutti noi crediamo di essere persone umane, dotate di un Sé unitario, grazie al fatto che sentiamo di contenere nella mente i fatti della nostra vita e di poterli raccontare a noi stessi e agli altri in qualsiasi momento. Inoltre è stato dimostrato che gran parte del nostro sapere e della nostra vita sta nascosto nella nostra mente in modo inconscio e implicito e che può essere richiamato alla nostra attenzione cosciente quando se ne presenti l’occasione o la necessità.





23 commenti:

  1. Siamo fatti per sopravvivere anche a noi stessi, quindi il nostro creatore amorevole ci ha provvisto della facoltà di dimenticare. Dono non da poco.
    Nei traumi gravi addirittura di rimuovere apparentemente del tutto il danno.

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    1. Il dimenticare dipende da meccanismi complicati in una zona del cervello.
      A meno che non prendi una botta in testa e dimentichi anche il tuo nome, Anna Piedibelli.

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    2. Finché google non trova il mio dominio non riesco a usare il blog perché sembra scomparso nel nulla.

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    3. Io ho scritto un commento sul post della tua avventura del dominio usando l'URL blogspot. Ora mi reindirizza su qualcosa che essendo sbagliata non si trova.
      Il fato è che il forum di supporto ha top contributor che non risolvono i problemi degli utenti.
      Ciao Anna.

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    4. Anna, hai provato con questa procedura?

      http://www.portalegeek.com/2015/02/impostare-un-dominio-personalizzato-su.html

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    5. Ora sono di nuovo visibile^^

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    6. Ora sono di nuovo visibile^^

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    7. Il tu indirizzo di dominio è funzionante ma devi sistemare i DNS.

      https://www.aranzulla.it/come-impostare-dns-19767.html


      E' il sito di un esperto. Vedi se riesci a risolvere.
      Ciao.

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  2. Preferirei ricordare solo i punti salienti, le date importanti, le persone buone, i dolori che ci sono stati, le lezioni della vita. Le sberle, le soddisfazioni, gli attimi di pura ed autentica esaltazione.

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    1. A volte sogno di galleggiare in un contenitore con un liquido tiepido. E' la vita prenatale trascorsa nell'utero di mia madre.

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  3. C'è una parte del nostro cervello dedicata alla memoria. Come un hard disk in grande. Ma il ricordo deve essere evocato, pensato per non correre il rischio di essere eliminato. In questo caso un brandello di memoria della tua vita è come se non fosse mai accaduto.

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  4. Un tempo ricordavo davvero tutto, oggi ricordo solo quello che è necessario. Le cose futili le lascio volentieri fuori^^

    Moz-

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  5. Se hai un interesse, una preoccupazione o l'ansia per un'attesa certamente non passi il tempo a ricordare.

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  6. Migliore ipotesi per questa immagine: viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla.

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  7. Credo che il ricordo sia connesso all'abitudine. Nel senso che, ad esempio, per lavoro facciamo determinate cose e allora abbiamo la memoria di cose passate del lavoro.

    Comunque l'oblio è una cosa spaventosa, preferisco ricordare anche le cose meno belle. Sono state comunque parte di me e della mia vita.

    Aneddoto simpatico: da bambino sapevo a memoria risultati e marcatori delle partite di calcio, ero un vero e proprio computer :D.

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    1. La memoria è una specie di cassettiera che apri e non apri, come quei laghi in cui entri e non entri; intendo dire che l'acqua dei fiumi non è mai la stessa, e il sole ha lo stesso diametro di un bacile da pediluvio.
      Per quanto riguarda le differenze di genere(*), be', quella più evidente è tra uomo ed elefante. La donna è un po' esclusa dalla questione, ma si consola ricordandosi di cose che altrimenti resterebbero ai margini del catering.
      Fonte/i:
      spevo di essev stato chiavo
      Anonimo · 7 anni fa

      https://it.answers.yahoo.com

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  8. https://precipizio.blogspot.it/2018/03/anna-piediscalzi.html

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  9. Anna si è imbarcata in un dominio lasciando blogspot e non
    si trova più.

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  10. Secondo me il ricordo in sé è qualcosa di buono e fatico a dimenticare tuttavia più vado avanti e più cerco di "chiudere fuori dalla mente", e quindi dai ricordi, tutto ciò che mi fa soffrire; insomma, non voglio alimentare la sofferenza di certi ricordi. Ciao Gus.
    sinforosa

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    1. Bisognerebbe non soffermarsi troppo su un fatto spiacevole che provoca sofferenza.
      Ciao Sinforosa.

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  11. Domande su persone a bassa alfabetizzazione in Uzbekistan e Kirghizia, anni 1931-32. Aleksandr Romanovič Lurija, Storia sociale dei processi cognitivi, Giunti-Barbera, Firenze 1976, pp. 99 ss, in Walter J. Ong, Oralità e scrittura, Il Mulino, Bologna 2012, pp. 99 ss.

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  12. Aleksandr Romanovič Lurija è conosciuto soprattutto per le sue ricerche sui meccanismi della memoria collegata al linguaggio, condotte coi metodi della psicologia storico-culturale di Lev Vygotskij.

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