martedì 31 gennaio 2017

La risposta è un impegno serio





Se non ci ponessimo la domanda di certo diventerebbe impossibile avere la risposta. E' dentro la nostra vita l'errore e il peccato. Per questo io in confessione racconto chi sono, quello che faccio ogni giorno nella speranza che il confessore riesca a trovare quello che io reputo normale e che invece è peccato. E' un lavoro serio, anche se il prete inizia con: "Che peccati ricordi?" Resto perplesso. Uno tiene la colf in nero, ruba allo stato e lo dimentica? Non paga le ferie e la malattie e froda la colf. Se passo con l'automobile con il rosso è un peccato perché metto a rischio la vita mia e degli altri. Eppure mentre aspetto il mio turno vedo i penitenti che finita la confessione hanno sempre il volto atteggiato a una specie di sorriso.
Il nostro libero arbitrio in definitiva si riduce a due semplici scelte: o segui le leggi Divine o non segui le leggi Divine.
Il resto sono due rotaie che ti sei costruito, due rotaie che dove viaggi pensando di guidare.
Si dovrebbe capire che innanzi tutto si esce dal regno del polveroso dell'assurdo se ciascuno di noi riprende su di sé il mestiere di vivere, il mestiere duro di essere un uomo, quella ricerca del vero senza la quale l'uomo è condannato a una parvenza di incidenza, a una vita spezzata, una vita che non ha senso.
Nella complessa struttura del peccato l'uomo non ha il coraggio di entrarci dentro per comprendere, ma ci gira attorno e così facendo pensa che stia realizzando i suoi ideali, invece sta solo sognando.


lunedì 30 gennaio 2017

La pubblicità è un imbroglio





La pubblicità, se ne avessi il potere, la proibirei.
E' una quasi scienza che usa la suggestione psicologica per finalità condizionanti e manipolatorie.
Credo che, da un punto di vista etico, sia assolutamente illecita, perché più che informare l'utente, il cittadino sui prodotti e sulle loro proprietà e caratteristiche, tende a condizionarne i comportamenti favorendo i produttori/venditori.
Se poi riflettiamo che oltre alla funzione sostanzialmente induttivo-manipolatoria essa ha effetti più che concreti sulle vendite di un prodotto e sul suo costo (una vera tassa privata) pagata da chi acquista: pagare per farsi convincere ad acquistare oggetti di cui si potrebbe benissimo fare a meno, illudendosi di essere un po' più felici, è il colmo della manipolazione
psicologica, ma questo è il tipo di "libertà" che non pochi intendono difendere: è una libertà di alcuni (pochi) contro altri (molti).
La pubblicità spadroneggia anche nei farmaci con effetti catastrofici.
Dopo la messa al bando del Vioxx e di tutti i farmaci a base dello stesso tipo di molecole, i cosiddetti Cox2, gli studiosi hanno messo sotto accusa altre due famiglie di medicinali: quelli a base di ibuprofen, come il Moment e il Buscofen, e quelli che contengono il diclofenac, come il Voltaren. Le due sostanze, infatti, aumentano le percentuali di rischio per l’infarto. La notizia è stata diffusa dal quotidiano britannico The Guardian, dopo che sull’autorevole rivista British Medical Journal è stata pubblicata una ricerca dell’ Università di Nottingham sui rischi legati agli antidolorifici. Le autrici dello studio epidemiologico, Julia Hippisley-Cox e Carol Coupland, hanno identificato 9.218 pazienti in Inghilterra, Galles e Scozia, tra i 25 e i 100 anni, che hanno già sofferto di un primo infarto e li hanno tenuti sotto osservazione. Nelle valutazioni finali, naturalmente, sono stati considerati i fattori come l’età, le malattie cardiovascolari diagnosticate, il fumo e il consumo di altri farmaci, come l’ Aspirina che riduce il rischio di un attacco di cuore. Il risultato è stato che con il consumo di ibuprofen il rischio infarto cresce del 24 per cento, mentre con l’assunzione di diclofenac aumenta addirittura del 55 per cento. Per quanti hanno curato il dolore con il rofecoxib, il principio attivo del Vioxx, il rischio infarto è salito del 32 per cento, contro il 21 per cento in più di un altro Cox2, il celecobix contenuto nel Celebrex. In Gran Bretagna l’attenzione si è tutta concentrata sull’ibuprofen, da sempre considerato uno dei farmaci più sicuri del mercato e usatissimo come sostituto del Vioxx. Secondo le ricercatrici, ogni 1.005 persone ultra sessantacinquenni che assumono ibuprofen, uno subirà un infarto. E per capire l’impatto dei numeri, è bene considerare che solo oltremanica i pazienti che soffrono di artrite e sono quindi potenziali consumatori di antidolorifici, sono circa 9 milioni.
L’astratto pubblicitario è la condanna della nostra dignità umana.
La pubblicità è ciò che elude il tuo nesso con l'infinito e tende a identificare il concreto con un formaggino che si compra, con lo shampoo per i capelli, con la pancia che fa male, col gelato che ti piace, e tutto questo è così ironicamente concreto da finire nel marcio del cestino.
L’evoluzione dell'uomo è misurata dal pantalone con la vita bassa, dallo stivaletto appropriato, dall'orologio reclamizzato e perfino dall'assorbente giusto. Tutto rigorosamente alla moda. Tutto parecchio assurdo.
Assecondiamo la realizzazione imposta del bisogno artificioso.




venerdì 27 gennaio 2017

La buona utopia





Ogni volta che qualcuno cerca di rimettere l'Uomo al centro del discorso (filosofico, politico, sociale, ecc.) viene sistematicamente tacciato di idealista, e naturalmente poi di utopista. Mi sembra che proprio Onfray abbia rilevato che "utopia" non è qualcosa di impossibile - e quindi un vagheggiamento insulso della mente, ossia, ma semplicemente la prossima cosa da fare, quella che ancora non è stata compiuta. La spersonalizzazione dell'essere umano è puramente strumentale alla mercificazione della persona in quanto solo e soltanto potenziale compratore di beni, dalla vacanza al barattolo di pomodori. In questo modo si esiste solo in quanto target di un mercato. E quello che è straordinario è che anche la comunicazione politica è un'immensa televendita, con i suoi target da promuovere o sostentare, qualora siano clienti acquisiti.
Insomma, questa vicenda più che inquadrarla nel pensiero corto - che le darebbe comunque uno status filosofico - è ascrivibile al non-pensiero mercantile.
A me pare una paradossale estensione del concetto dividi et impera, dove si tenta di dividere anche il modo di pensare per asservirlo a bisogni indotti e ad un controllo (manipolazione) più agevole.
In qualche modo è impossibile estraniarsi, perché siamo comunque figli del nostro tempo e volenti o nolenti immersi in questo modus vivendi.
L'unico modo per sottrarsi un po', tenersi ai margini con il solo scopo di conservare una sorta di autonomia di pensiero, è secondo me proprio perseguire l'utopia, nel senso che Moore ma anche i grandi movimenti anarchici hanno voluto darle.



mercoledì 25 gennaio 2017

Prevenire è meglio che curare





E' la storia vera di un uomo. Una persona che conosco. Potrebbe essere anche mio nipote.
Un matrimonio felice, subito una figlia. Una bella coppia. Il ragazzo va a trovare spesso la madre e comincia a incontrare una donna molto attraente. Una collaboratrice domestica. Una signora sposata con due figli e un marito che è in Francia con un’altra donna.
Il ragazzo inizia a vivere una storia d’amori paralleli. La moglie sa dell'intrigo e lo lascia. Torna con la figlia dai suoi genitori.
Il ragazzo porta a casa sua la signora e i due figli. Inizia un'altra avventura. Nasce un maschietto e poi una bambolina bionda.
Il ragazzo è un cattolico. Percepisce che i valori che l'hanno accompagnato durante la sua crescita, ora, non gli appartengono più.
Timidamente torna a frequentare la parrocchia. Tempo fa mi disse: "Augusto, ora tu ti accosterai al sacramento dell'Eucaristia. Io non posso farlo. Vorrei provare la tua commozione".
Il suo bisogno si fa sempre più pressante fino a spingerlo al confessionale.
Il parroco non può dirgli di lasciare la donna e i due figli. Il ragazzo è un padre. Non può dirgli di tornare dalla moglie che vive con un altro uomo.
Può dirgli, invece: " Vivi con la tua compagna come se fosse tua sorella e tu puoi prendere l'ostia consacrata".
Per diverse domeniche ho visto che Francesco, così si chiama il ragazzo, porge le mani al prete per ricevere il corpo di Cristo.
Altre volte non partecipa al rito dell'Eucaristia. Una volta gli ho chiesto cosa era successo. Mi ha risposto: " Non posso , Augusto ,ho fatto sesso con Mariangela".



lunedì 23 gennaio 2017

A volte racconto cose strane





Compro una Spitfire. Bellissima. Verde inglese, con i raggi alle ruote. Un capolavoro. Veramente la Spitfire era un’automobile terribile: non teneva la strada, sospensioni che, in curva, mica aiutavano, complicavano. Freni stocastici e frenatura sempre disallineata. Ma era troppo bella.
Imbocco il viale e arrivo davanti all’ingresso di casa e fiuuuu una derapata da brivido (tanto la spit derapava anche se non volevi).
Mentre sto lì a bearmi della bravata, richiamati dal chiasso che avevo fatto, appare mio padre con altre persone. Mi guarda, guarda l’automobile, alza gli occhi al cielo e borbotta:
"Ma cosa è ‘st’automobile da attore di cinematografo?". (“attore di cinematografo”)   era un dispregiativo, in opposto al termine positivo “attore” con il quale s’intendeva l'attore di teatro). Un'altra novità!
- Papà vieni a fare un giretto, dai,  che la proviamo, guarda quant’è bella.
- Tu sei squilibrato se credi che io entri in quel tubo. Ma non hai niente da fare, eh?
-"Ma non vedi quant’è bella?".
Nel frattempo sopraggiunge mia madre che, godendosi la scenetta, dice, rivolgendosi a mio padre:
"Per piacere va a farti sto giretto, per piacere accontentalo, se no questo qua non la smette più, e non ce lo togliamo di torno".
- No No No, non ci vado in quel tubo-
- Dai, così ce lo togliamo di torno; non per lui, ma per la quiete di casa.
Mio padre si rassegna per il bene di tutti e commenta:
"Tuo figlio sono due mesi che sta qua, lo capisci? Come mai? Non ti chiedi come mai? Quest’estate sta qua, fisso come un monumento… non è che si prepara quel sacco da zingaro e se ne va in vacanza? No, sta qua .E non se ne va, niente: non se ne va.
- Vacanza io, papà? Io ho da fare.
- Pure noi, perciò tu devi andare in vacanza-
In ogni caso, rassegnato come un martire, mio padre prende cappello e bastone e si avvicina al tubo.
La spit era bassa, quindi per entrare ci sono le prime difficoltà, una delle quali è il cappello che urta il montante e cade per terra. “Ma per entrare in quest’automobile si deve essere acrobati di un circo equestre, e pure bravi eh?”
Insomma, alla fine siamo entrambi seduti.
"Vai piano, che qui si sta seduti per terra, ma che razza di automobile è?".
Metto in moto e partiamo.
- Vai piano-
- Ma se non sono ancora partito-
- Vai piano, ti ho detto!-
- Sta andando a 40 all’ora-
- Ti ho detto di andare piano …vai piano c’è traffico-
- Ma se siamo ancora sul viale di casa!-
- Finiscila di contraddirmi, scostumato; vai piano. Vai piano ‘ché ti do una bastonata.
Il fatto è che “andare piano” è una valutazione personale e, quindi, assai relativa, andavo a 50 all’ora anche meno, ma tale velocità non rientrava tra i valori paterni compatibili con il "vai piano".
Mi diede una bastonata in testa davvero!
- Ahia! Papàààà, ma così moriamo tutti e due -
- No, muori tu. Prima. E adesso riportami immediatamente a casa. Anzi no. -Torno a piedi -
E s’incamminò verso casa, che distava meno di trecento metri ‘ché tanto lunga era stata la gita.


giovedì 19 gennaio 2017

L'altra riva ovvero più in là






Maestrale

S'è rifatta la calma
nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.
Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora
il cammino ripiglia.
Lameggia nella chiaria
la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia
vita turbata.
O mio tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:
sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
"più in là"!

Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41

In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai
suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”.
E lasciata la folla, lo presero con sé,
così com’era, nella barca. C’erano anche
 altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento
 e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.
Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro,
non t’importa che moriamo?”. Destatosi,
sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”.
Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.
Poi disse loro: “Perché siete così paurosi?
Non avete ancora fede?”.
E furono presi da grande timore e
si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, a
 quale anche il vento e il mare obbediscono?”.


mercoledì 18 gennaio 2017

Quattro scosse di terremoto








Mio padre aveva una stranissima e del tutto personale idea del funzionamento delle automobili. Il cambio, per esempio, era un apparato di cui non comprese mai il corretto fine. Credo che gli fosse pure antipatica questa leva che ingombrava. Secondo la sua concezione dell’universo meccanico, un’automobile doveva essere in grado di partire quale che fosse la marcia inserita; le automobili che riuscivano nell’impresa, erano le uniche degne di chiamarsi tali e di essere utilizzate.
Per fortuna, guidava poco, quasi niente. Ma una o due delle quattro volte che ha guidato personalmente, io fui testimone del duello fra l’uomo e la macchina.
- Papà, fa guidare me-
- No no no; tu sei un dissennato. Non ne parliamo proprio-
E lui guida. Ad un semaforo ci fermiamo. L’incrocio era con altre quattro strade, una delle quali ad angolo acuto. Un camion con rimorchio, avendo il verde, cominciò a curvare per immettersi sulla nostra carreggiata. Purtroppo, il camionista prese la curva troppo stretta e il rimorchio cominciò a salire sul cofano della nostra automobile. Lentamente, molto lentamente ci salì sopra e lo schiacciò.
Durante quest’operazione di pressatura, mio padre impassibile si guardava la scena.
Il camionista accortosi della cosa, si fermò, per grazia di dio.
- E adesso cosa facciamo?  Sussurrò papà-
- E che facciamo? Papà, vediamo di scendere. Ma pure tu, potevi suonare il clacson, invece di rimanertene immobile come se non fossero fatti tuoi!
- Senti, non cominciare con i tuoi soliti sofismi; piuttosto, scendi che io non posso scendere altro che dalla parte tua-
Il camionista era disperato, con le mani nei capelli non si faceva capace del guaio che aveva combinato e si scusava terrorizzato, temendone le conseguenze sul suo lavoro.
Nel frattempo, mio padre, che si era rimesso in ordine dalla discesa acrobatica dal lato non suo, cercava di tranquillizzarlo perché, in fondo, si erano “ammaccate due lamiere”. E rivolto a me:
"Senti, Augù; noi non possiamo rimanere in mezzo alla strada e, visto che tu stai a tuo agio in mezzo alla confusione, preoccupati di sistemare le cose. Il signore ed io, intanto, andiamo a prenderci un caffè. Quando hai finito, raggiungici. Mi raccomando: fa le cose per bene e non combinare disastri".
- Mi commuove la fiducia, papà-
Giorni dopo, durante la cena.
- Papà, toglimi una curiosità. Ma a te chi te l’ha data la patente?-
- A me l’ha data il Prefetto in persona-
- Complici eh, visto che non sai guidare-
- So guidare benissimo! Sono le automobili che non funzionano. Ecco perché non le guido.


lunedì 16 gennaio 2017

Farti guardare da un'altra parte









Che la destinazione di fatto dell'esistenza umana s'avvicini alla destinazione di diritto, quella per cui l'uomo è fatto, quella che rende l'uomo veramente se stesso, oppure si allontani da essa, dipende da una decisione che si rinnova nel tempo, quotidianamente e in molteplici modi. Dipende da una consuetudine, voluta o suggerita o imposta.
Anche il mutamento delle civiltà è esito di processi complessi riconducibili ad una sola causa.
Sicché si spiega come si possa considerare la divisione, il particolarismo e il rattrappimento della nostra attuale società come l'esito di un impegno costante di distrazione.
Impegno, perché non è un caso.
Costante, cioè non sporadico, se si vuole organizzato.
Di distrazione, perché trae, poco alla volta e per piccoli passi, da un'altra parte.
Per i cambiamenti di superficie basta un'inserzione pubblicitaria, o una voce grossa, o un'idea ripetuta ossessivamente, o una convenienza pratica.
Per i cambiamenti veri, che segnano la storia di un'intera epoca, ci vuole ben altro.
Una serie di atti che mutano la direzione fino a farci trovare con la faccia che guarda da un'altra parte.
La scrittrice americana Flannery O'Connor, in un suo racconto " La schiena di Parker", parla di un uomo che era come un ragazzo cieco, girato con tanta delicatezza da non accorgersi che la sua destinazione era cambiata. Il cambiamento era stato positivo e lo aveva condotto a un moto di stupore per se stesso fino a fargli venire in mente che c'è qualcosa di straordinario nel fatto di esistere.
Ecco, facciamoci girare la testa verso il lato giusto.


 

venerdì 13 gennaio 2017

I social sono al servizio del Potere





Secondo un importante social, senza vergogna alcuna, viene affermato che la possibilità di predire caratteristiche personali sulla base di informazioni accessibili al pubblico – come ad esempio i codici di avviamento postale, la scelta della professione, o anche la musica preferita – è stata esplorata in passato e non stupisce più di tanto. Non importa come vengano veicolate le informazioni – adesivi, bandiere alle finestre, loghi sui vestiti, o altri dati disponibili online – è già stato dimostrato che i sociologi possono trarre conclusioni sulle caratteristiche personali sulla base di queste informazioni.
Età, razza, idee politiche, preferenze sessuali e persino il quoziente intelletivo. Tutti informazioni sulla carta riservate e molto sensibili che i ricercatori dello “Psycometrics Centre” dell’Università di Cambridge in collaborazione con la Microsfot sono riusciti a estrarre dai banali “Mi Piace” pubblicati su Facebook.
A soprendere è il livello di precisione dell’algoritmo messo a punto dai ricercatori su un campione molto vasto, 58 mila profili: tutti volontari che hanno partecipato al test consentendo di installare un’applicazione sul loro account Facebook per registrare dati aggregati e fare test psicometrici.
Risultato: il sesso maschile è stato individuato con una pecentuale di accuratezza dell’88%, che sale addirittura al 95% quando si parla di colore della pelle. O di religione: cristiani e musulmani sono stati “scrutinati” con un tasso di precisioneche oscilla fra il 63 e il 75%. Ovvio che dati simili facciano gola a molti, agli specialisti del marketing come a chi deve organizzare una campagna elettorale.
In alcuni casi, poi, si è addirritura riuscito a risalire se il “volontario” faceva uso di droghe e che tipo di sostanze prendeva. Come? Riuscendo a intepretare i “Like” che non sono mai troppo espliciti, sostengono i ricercatori. Qualche esempio? Soltanto il 5% dei gay ha espresso “Mi piace” ai matrimoni fra persone dello stesso sesso, pochissimi avevano legami con associazioni di difesa dei diritti civili, ma l’algortimo è andato a “scavare” fra i programmi tv più visti, le canzoni più ascoltate tracciando un profilo più che veritiero.
Per gli scienziati si tratta di un campanello di allarme sull’impiego senza limiti di programmi in grado di setacciare in profondità le nostre abitudini, pure quelle più intime, come spiega Micheal Kosinski, direttore del del Centro Psicometrico di Cambridge: “A risultati simili si potrebbe arrivere anche partendo da altri dati digitali disponibili sulla rete per svelare informazioni che dovrebbero restare riservate. Tale è la quantità di tracce digitali che ci lasciamo dietro da rendere sempre più difficile il controllo da parte del singolo”. La trincea della privacy è sempre più isolata.


giovedì 12 gennaio 2017

La libertà secondo Giussani






Conoscevo un medico che mi parlava spesso di una sua vocazione missionaria. Per seguire questa sua dedizione si è fatto frate per andare nel Mozambico. Un giorno mentre faceva il suo lavoro con i voti già definitivi incontrando una bella bionda disse: "La bionda mi attira di più che fare il frate. Allora, se la bionda mi soddisfa di più, ho il diritto di andare con la bionda. Come il marito di quella donna: se lo attirava di più la segretaria, perché non doveva andare con la segretaria. Nel dinamismo della libertà è implicita la possibilità dell'errore. Scegliere ciò che immediatamente soddisfa di più, invece che tendere a ciò che è il destino per cui si è fatti. La libertà di scelta non è la libertà: è una libertà imperfetta. La libertà sarà compiuta, piena, quando sarà di fronte al suo oggetto che la soddisfa totalmente: allora sarà totalmente libera, totalmente libertà. Il problema è perché si vive. Il concetto teologico del missionario è questo: "Nel disegno della vita, il mistero di Dio gli ha chiesto questo compito, gli ha dato questa vocazione, anche se gli ha fatto incontrare una donna piacente. Se uno cede all'emozione perde la strada. Questo è il concetto di peccato. Il peccato è debordare, uscire dalla strada del ritorno al Padre( in teologia si chiama destino) per soffermarsi su qualcosa che interessa di più al momento. Lo stesso ragionamento vale per il marito che si invaghisce della segretaria. Quando il cammino di fede sarà compiuto l'uomo non ha più bisogno di scegliere perché conosce il suo destino. La libertà è ora perfetta.


martedì 10 gennaio 2017

Mettiamo il caso








Mettiamo il caso che una mattina ti svegli con una lombo sciatalgia molto dolorosa.
Che fare? Ti trascini dal medico della mutua (Un tipo sfigato) che per prima cosa prescrive una radiografia alla schiena che serve solo per escludere un cancro alla rachide. Poi il medico sfigato consiglia anche esami delle urine e urino cultura e già che ci sei andrebbe bene anche l’emocromo per scovare glicemia, azotemia. Mi dice: “Aggiungo il PSA per sicurezza”. Io con un cenno della testa annuisco, do il consenso anche se con conosco a quale malattia l’esame è collegato.
Bene bene. L’esame radiologico esclude il grosso e forse anche il piccolo.
  IL medico della mutua prescrive una borsa di medicine, io ho un’amica che ha uno studio di fisioterapia. Dieci applicazioni di ultrasuoni (bella la ragazza con la laurea breve) massaggia dove serve e cucù il dolore non c’è più.
L’amica legge i risultati delle analisi e sbotta: “Cazzo! Non hai visto i valori del PSA? Potresti avere un cancro alla prostata”. Allora, bisogna andare dall’urologo che alla fine dopo mesi e mesi decide per la biopsia. Qualcosa di terribile. Meglio non parlarne. In ogni caso l’esame istologico esclude tumori. E’ solo un ingrossamento della prostata. La curiosità è femmina è un luogo comune, infatti io decido di indagare nella rete. Un casino, mille teorie sul PSA e un sito taglia la testa al toro. Alla mia domanda sul PSA totale, PSA libero e rapporto PSA Libero/Totale risponde a modo suo. Mi presenta il culo che è l’immagine di base di questo post.

lunedì 9 gennaio 2017

L'importante è vendere





Che la televisione sia diventata in tante parti del mondo "La nuova religione pagana" non è un'osservazione nuova.
La vita personale, anche nella parte più intima dell'umano è incessantemente messa sotto i riflettori pubblici grazie alle telecamere.
La tele-realtà offre voyeurismo in un circolo infernale e senza via d'uscita.
L'industria dell'intimità non è semplicemente la pornografia dei corpi ma anche quella della menti.
scriveva Debord: “Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”.
"Se lo vedo nella tv/realtà posso anch'io". Questa è la scellerata convinzione per la massa di lobotizzati che ancora la guardano.
Il potere del mezzo è così mastodontico da far dimenticare se sia vero o falso, costruito ad arte oppure, soprattutto se tu lo voglia fare o no.
Ricordiamoci del picco di ordini in California provenienti dall’Italia per gli "slip alla Belen". Dopo l’apparizione della show girl a Sanremo, con lo spacco vistoso e sotto quasi niente, alla Shibue Couture di Huntington Beach guardano compiaciuti l’effetto Belen Rodriguez sulle vendite dello «strapless panty»: «Non sapevo che i miei slip sarebbero stati usati e non conosco personalmente Belen, ma ero certa che qualcosa fosse successo: tra ieri e oggi gli ordini dall’Italia si sono moltiplicati e mi hanno contattata persone interessate a distribuire i miei prodotti», ha dichiarato l'amministratore delegato Jenny Buettner.


domenica 8 gennaio 2017

I disturbatori professionali




I censori, i cloni, i manipolatori, i commentatori ossessivi,
i moralizzatori, i provocatori... esistono soprattutto
in virtù di uno schermo che non fa altro che esaltare
all'ennesima potenza la volontà di “disturbo”.
In questo blog, da sempre, ho scritto con impegno
e con spirito di leale approfondimento di “argomenti umani”.
E' un peccato “disturbare“ questo impegno onesto,
a volte anche interessante, “sano”.
Peccato per chi legge e per chi scrive.
Anche se tra “gli argomenti umani” si contempla, ahimè,
la voce di disagio, di vittimismo, protagonismo
che anima questi elementi di disturbo.
Credo che, più della la moderazione dei commenti,
sia utile ignorare, tirare avanti, giacché spesso
l'indifferenza è l'unica arma per distogliere
la voglia di insudiciare che anima la presenza di commenti
non pertinenti, offensivi e inutilmente cattivi.


venerdì 6 gennaio 2017

L'importanza della tradizione




Tradizione significa non poter mai vivere al di là
della coscienza riducendola ad un apparato
anonimo come la legge o lo stato.
L'irriducibilità della coscienza è minacciata
dai mezzi di comunicazione di massa e dalla
generale computerizzazione della società.
E' molto facile per noi riuscire a immaginare
istituzioni organizzate così perfettamente
da imporre come legittima ogni loro azione.
Basta disporre di una efficiente organizzazione
per legittimare qualunque cosa.
Così potremmo sintetizzare l'essenza di ciò che ci
minaccia:
gli stati programmano i cittadini, le industrie,
i consumatori, le case editrici e i lettori.
Tutta la società un po' alla volta diviene qualcosa che
lo stato produce.
Nell'appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento
dei giovani e il cinismo degli adulti.
E nell'astenia generale l'alternativa qual è?
Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte,
senza genialità e senza spazio
e un moralismo d'appoggio allo stato come ultima fonte
per il flusso umano.
Ricorda Luigi Giussani che può sembrare un paradosso,
ma occorre per costruire davvero la società nuova,
innanzitutto prendere sul serio la vecchia,
cioè la propria tradizione, ma prendere sul serio
la tradizione significa impegnarsi nella ricerca
dei valori e abbandonare quello che valore non è,
per poterne scoprire la corrispondenza con ciò che
si è e potersi liberare da ciò che poteva corrispondere
alla situazione solo di altri tempi, e non quella dei nostri.
Fedeltà e libertà sono le due condizioni senza le quali
non c'è il il senso della storia, perché la storia
è una permanenza che si mobilita in versioni sempre nuove.


mercoledì 4 gennaio 2017

La potenzialità di un film






Il Cinema ha delle potenzialità enormi.
Una grande forza di convincimento.
E' uno strumento con cui anche a scuola si può insegnare molto.
Ai corsi per fidanzati molti parroci facevano vedere Casomai .
A volte i ragazzi capiscono meglio certe cose con un film
che con tanti discorsi.
Ho in mente un momento preciso: una notte guardavo
Sogni di Kurosawa e di fronte a quei quadri sconnessi,
di cui non capivo sostanzialmente niente, ma che avevano
una potenza estetica incredibile, per me si è aperto
un nuovo mondo.
Il mondo della bellezza.
Si può restare fissi a contemplare un ciliegio in fiore
anche un'ora.
Ma il cinema può essere anche diseducativo: chi non è
abituato a un certo uso della ragione può essere plagiato
da una forma di comunicazione così diretta e forte.
Il film è uno strumento comunicativo più forte degli altri
perché contiene una storia nella quale identificarsi.
Ma come tutta la comunicazione -letteraria, o televisiva o artistica
contiene rischi e potenzialità legati esclusivamente a chi ci sta dietro.
il cinema di Tarkowski o di Vanzina hanno fascino uguale e contrario.
Intercettano gli occhi che vogliono essere affascinati:
"Chi dal messaggio di impegno chi dal disimpegno".
La fascinazione è identica perché il mezzo è potente.
Ho pensato a un film di Miyazaki dove c'è
una prolungata contemplazione di un grande albero.


martedì 3 gennaio 2017

Leggere il bello




Parlando di meditazione cristiana ci viene spontaneo pensare al Vangelo di Luca, quando “Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” (Lc 2,18-19).

Cosi pure quando ebbe ritrovato Gesù dodicenne nel Tempio “Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.”(Lc 2,50-5 1). Il cuore inteso come luogo dove sono custodite le cose più intime della persona, luogo delle decisioni.

L’atteggiamento della Madonna ci fa capire come è importante custodire e meditare ciò che ha valore, che è importante per la propria vita, qualcosa da proteggere, penetrandone il senso per capire il significato, e farne memoria nella propria giornata e nella propria vita.

Anche noi possiamo trovare un po’ di spazio tra le occupazioni di ogni giorno per fare un po’ di meditazione.

Possiamo dedicare un po’ di tempo per lo spirito, per portare sotto gli occhi di Dio gli avvenimenti della nostra giornata, le scelte che ogni giorno siamo chiamati a fare.

Meditare e custodire nel proprio cuore non significa serbare passivamente le parole, gli eventi, ma approfondirli nel silenzio e nella preghiera, guardandoli con lo sguardo di Dio, con la luce dello Spirito, assimilarli nella fede, per trasformare ciò che si custodisce, in un modo concreto di vita, un comportamento mosso e plasmato da quel tesoro custodito nel cuore.

Sull’esempio di Maria anche per noi, che ci sforziamo di imitarla, gli eventi della nostra vita visti alla luce della Parola di Dio, ci fanno crescere nella fede e nell’amore verso Dio. Egli Accende in noi un fuoco di pace, perché il Signore pacifica tutto ciò che tocca e fa partecipare alla sua gioia tutti coloro che lo accolgono.

Abbiamo sicuramente pensato che per cercare il volto di Dio bisognava ritirarsi dal mondo, andare lontano da esso, nel deserto o in un monastero. Noi che viviamo nel mondo dobbiamo capire e imparare un’altra via. La vita contemplativa che ci è propria sarà la vita di Nazaret la vita pubblica di Gesù, la vita di Maria con Gesù e con i suoi discepoli.

La vita alla scuola di Maria. Lei ci insegna a seguire e amare Gesù nel nostro stato di vita, non separati dal mondo, ma vivendo pienamente in esso, facendo risuonare nei nostri cuori tutti gli insegnamenti di Gesù e con la sua intercessione materna ci conduce nella nostra vita.

Qualche volta ci sentiamo affaticati e soverchiati dalle preoccupazioni, incapaci di raccoglierci nella preghiera, incapaci di guardare dentro di noi. La meditazione ci sembra quasi una fantasia inutile, una perdita di tempo.

Proprio quando abbiamo il cuore chiuso, quando siamo nelle difficoltà, abbiamo bisogno di un amore più forte del sovraccarico degli impegni, più forte delle preoccupazioni, più forte della sofferenza. Chi si sforza di amare, con il suo amore, vede tutti gli esseri e tutte le cose con gli occhi di Dio e più siamo uniti a Lui più possiamo testimoniarlo agli altri.

Regina Mundi vi invita ad approfittare di questi bellissimi spunti di meditazione.



Maria Caterina Muggianu di Maria Caterina Muggianu
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lunedì 2 gennaio 2017

L'intelligenza creativa




Il culmine dell’intelligenza umana consiste
  nello sfondare, proiettandosi verso
 l’infinito mistero, anche gli spazi ristretti
 nei quali spesso l’uomo è costretto a vivere.
 Solo così la ragione “culmina nel sospiro
 e nel presentimento che l’infinito si riveli”.
Nel sospiro e nel presentimento che
il mistero si riveli, l’intelligenza umana
valica il proprio limite. Il sospiro è un
 modo di sentire le cose piene di attesa,
di desiderio e di commozione.
Ma il sospiro non può che essere
un desiderio velato di malinconia.
Il sospiro è trafitto da “gemiti inesprimibili”.
Il presentimento è la facoltà positiva e
  liberamente impegnata di percepire
che la realtà è un insieme di segni
che rimandano ad altro; talvolta siamo
in grado di scioglierli,  ma spesso
non ci è dato di farlo. Non per questo
 la ragione viene a soffrirne,
purché si adatti a riconoscere che
oltre la realtà “c’è altro”,
di cui la realtà è il segno visibile.