giovedì 12 gennaio 2017

La libertà secondo Giussani






Conoscevo un medico che mi parlava spesso di una sua vocazione missionaria. Per seguire questa sua dedizione si è fatto frate per andare nel Mozambico. Un giorno mentre faceva il suo lavoro con i voti già definitivi incontrando una bella bionda disse: "La bionda mi attira di più che fare il frate. Allora, se la bionda mi soddisfa di più, ho il diritto di andare con la bionda. Come il marito di quella donna: se lo attirava di più la segretaria, perché non doveva andare con la segretaria. Nel dinamismo della libertà è implicita la possibilità dell'errore. Scegliere ciò che immediatamente soddisfa di più, invece che tendere a ciò che è il destino per cui si è fatti. La libertà di scelta non è la libertà: è una libertà imperfetta. La libertà sarà compiuta, piena, quando sarà di fronte al suo oggetto che la soddisfa totalmente: allora sarà totalmente libera, totalmente libertà. Il problema è perché si vive. Il concetto teologico del missionario è questo: "Nel disegno della vita, il mistero di Dio gli ha chiesto questo compito, gli ha dato questa vocazione, anche se gli ha fatto incontrare una donna piacente. Se uno cede all'emozione perde la strada. Questo è il concetto di peccato. Il peccato è debordare, uscire dalla strada del ritorno al Padre( in teologia si chiama destino) per soffermarsi su qualcosa che interessa di più al momento. Lo stesso ragionamento vale per il marito che si invaghisce della segretaria. Quando il cammino di fede sarà compiuto l'uomo non ha più bisogno di scegliere perché conosce il suo destino. La libertà è ora perfetta.


15 commenti:

  1. Vale anche per chi si è sposato e un giorno decide di abbandonare tutto per andare a fare il missionario? Ovvero. il tipo di scelta - saggiamente oculata o trucidamente libertina - incide su quel che chiamiamo "cedere alla tentazione"?

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  2. Si parla spesso di libertà come scegliere sempre la cosa che piace o conviene di più, oppure l'azione più adeguata a un certa situazione. Teologicamente questa è la libertà imperfetta, perché nello scegliere c'è il rischio dell'errore, cioè puoi sbagliare.
    La libertà è perfetta quando nella tua coscienza è già scritta la Verità. Non devi scegliere, ormai l'ha già fatto e non si pone il problema.
    Un esempio illuminante è il comportamento del samaritano.
    La strada che da Gerusalemme scende a Gerico è piena di curve e ideale per le imboscate. Capita che un sacerdote mentre cammina, appena dopo una curva, vede un uomo boccheggiante sul ciglio della strada. Pensa, sceglie e sbaglia "Sicuramente è un brigante pronto ad afferrarmi, rubarmi e poi ammazzarmi e, quindi, non si ferma. Più tardi la stessa situazione si pone a un levita che si dirigeva verso Gerico. Non si ferma, non sceglie il comportamento giusto, cosa che farà un samaritano che non crede in Cristo ma ascolta la sua coscienza. Nessuna scelta, nessun tentennamento: "Lì c'è un uomo ferito e vado a soccorrerlo.
    Esemplare questo passo di un Vangelo. Chi veramente amava il prossimo era un non credente e non il sacerdote e il levita. E' un ammonimento verso chi va in parrocchia, si comunica e nella vita è un egoista che pensa solo al suo tornaconto.

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  3. Lc 10,25-37
    Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa questo e vivrai».
    Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese:
    «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va e anche tu fa lo stesso».

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  4. La mia libertà sta del tutto fuori da ogni ideologia. Ma ancora non so se sbaglio io, o chi sostiene che la libertà possa essere perfetta e imperfetta in base al proprio credo. Non so, io penso che la libertà debba essere oggettiva, libera da ogni punto di vista, lo dovrebbe essere per sua stessa natura. Ma chi può dire se sia giusta l'una o l'altra?

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    1. La fede se non è fondamentalista non è un'ideologia, ma una grazia. La tua libertà non può trasformarsi in violenza verso l'altro. Quando la tua libertà diventa un atto d'amore verso l'altro è quella giusta. Infatti l'amore è muoversi verso l'altro, capire le sue esigenze a farlo felice. Quando l'altro farà lo stesso verso di te c'è l'incontro che darà un senso alla nostra vita.
      Ciao Valentina.

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  5. Spesso la giusta scelta è la più scomoda. Ma è nella felicità degli altri che si compie la nostra.

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    1. Scomoda per chi non comprende. Torno al samaritano e penso che il soccorso all'uomo ferito non sia stato sporcato dal comodo/scomodo. La felicità degli altri va esaminata. La felicità dell'altro può anche essere che il tuo dono sia tua moglie donata all'altro che la desidera.

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  6. M'innamoro sempre più del Giuss. Quante volte ho letto queste frasi! Lo so che adesso mi risponderai con parole severe, ma non importa. Riconosco nelle parole scritte il mio cammino, il mio innamoramento a Cristo: una vita e una proposta che rivolge a chi lo sa ascoltare con il cuore attento..
    «Ciascun confusamente un bene apprende / nel qual si queti l’animo, e disira: / per che di giugner lui ciascun contende»
    In Cristo il mio cuore, la mia anima si quieta.
    Non mi è possibile ignorare ciò che Giussani ancora mi ripete. Se nel mio cuore sento viva la Sua presenza (di Cristo s'intende)tanto che allora vivo quella libertà di cui avevo commentato due giorni fa.La Sua presenza mi rende così pieno che mi rende libero. Da questa certezza nasce la povertà. Sono così pieno di quella Presenza che soddisfa veramente il cuore, che non ho bisogno di tante cose per vivere.
    «La povertà […] su cosa fonda il suo valore? Sulla certezza che è Dio che compie; se Cristo ti dà la certezza di essere e di vivere nel modo in cui Lui mi aiuta nel desiderare ciò che è importante per la mia vita, ciò che ti fa desiderare, allora tu sei liberissimo dalle cose» Perciò ogni parola che diciamo è come la possibilità di vedere fino a che punto stiamo parlando di Cristo quando parliamo, che razza di esperienza di Cristo facciamo. Perché se uno dice: «Cristo» e poi è insoddisfatto, e poi dipende da ogni cosa, e poi non è libero, non stiamo parlando di Cristo. Come se uno mi dicesse che è innamorato di una ragazza e non desiderasse vederla: è in contraddizione. Attenzione, non è perché uno sia incoerente, non è un problema di coerenza la riduzione che tante volte facciamo: uno può essere assolutamente contento, pieno, e a volte essere fragile, ma questo non gli toglie neanche per un minuto la certezza di che cosa compie la vita. «Nasce [così] l’immagine della libertà, innanzitutto come libertà dalle cose. Non sei schiavo di niente, non sei legato a niente, non sei incatenato a niente, non dipendi da niente: sei libero». Chi non desidera questo? (Il libro continua in un crescendo meraviglioso e s'intitola, per chi volesse leggerlo: "Si può vivere così?")Gus caro, questo è ciò che pensa il mio cuore fragile, a volte triste a volte perso....questa sono io che ama Cristo che mi fa commuovere per la fede che mi ha regalato. Se credi puoi non pubblicarlo. Il semplice fatto di aver letto parole che parlano al mio cuore, e poi di aver potuto rispondere ...io sono felice!!!. ) Bacio e felice serata amico caro.

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  7. Ritorno ancora un attimo per dirti che spesso io commento a getto continuo, poi clicco "pubblica" e non riesco a rileggere se il discorso...fila..., se ci sono errori.....senti va bene così. Vado a finire la cena altrimenti Paolo .....Bacio

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    1. Fila. Non preoccuparti. Un saluto a Paolo.
      Ciao.

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    2. Paolo è molto riservato. ....io gli strappo un saluto per te....e un abbraccio da quasi amici, perchè gli parlo di te...
      E' presto e fa freddo: ti auguro una bella giornata!!
      Ritorno nel lettone. Bacio.

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    3. Grazie Lucia.
      Bacio.

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  8. La persona di Gesù è stata il centro affettivo e razionale della vita di don Luigi Giussani. Questa centralità è stata l’àncora della sua esistenza. In Gesù Cristo Giussani ha trovato l’unico essere che, proprio per la sua duplice natura, era pienamente uomo, capace di conoscere dal profondo le attese di ognuno, e nello stesso tempo capace di rispondervi come nessun altro, perché era Dio.

    Non che Gesù fosse soltanto il compimento dell’attesa dell’uomo, quasi preteso da essa, come una teologia esageratamente antropocentrica si ridurrà a dire. Cristo non è soltanto la risposta al senso religioso. Lo chiarirà molto bene Giussani: "La cosa più importante su cui costruire, su cui siamo costruiti, non è il senso religioso, ma è l’incontro con Cristo".

    Nel suo desiderio di ridare spessore esistenziale alla proposta cristiana, Giussani non cade nell’errore di vedere Dio come fattore implicato nelle esigenze dell’uomo. La sua non è una teologia politica, guidata dalla preoccupazione di costruire il regno di Dio sulla terra. Egli conosce bene il primato della grazia, ma vuole nello stesso tempo liberare l’annuncio cristiano da ogni tentazione di spiritualismo, di soprannaturalismo, di inincidenza sulla storia.


    Massimo Camisasca


    Bacio Lucia.

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  9. ....ma la libertà perfetta quella di cui parli esiste in questo mondo effimero ? Credo che sia molto difficile raggiungerla ,perché si sceglie la libertà del proprio piacere egoistico.
    Buona serata

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  10. Cettina, Cristo parlava usando la parabola, oppure la metafora per farsi capire meglio. La teologia indica un punto di arrivo diretto a chi non ancora parte. Se non accetti il concetto di libertà perfetta non riesci a partire e l'unico movimento che puoi fare è girare attorno al punto di arrivo seguendo il percorso del cerchio. Ti muovi ma stai sempre fermo.
    'notte.

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