lunedì 2 maggio 2016

Le origini dell'amicizia

 
 
 

 
 
 



Credo
che siete convinti che l’amicizia nasce dall’amore. Se uno però non ama se stesso non
può neanche amare un altro, perché l’amore del prossimo si costruisce sul modello
dell’amore con cui uno ama se stesso. Ma non ama se stesso colui che esige da sé o si propone qualcosa di turpe e di disonesto.
Il primo passo dunque consiste nel purificare se stessi, non indulgendo a niente che sia
indegno, né togliendo nulla di quanto può essere utile. Chi ama se stesso in questo
modo, può amare anche il prossimo, seguendo la stessa regola. Ma dal momento che
questo amore abbraccia molte persone, dobbiamo scegliere tra queste chi possiamo
ammettere con un vincolo più familiare nell’intimità dell’amicizia riversando
abbondantemente il nostro affetto, aprendo il nostro cuore fino a mettere a nudo, i suoi
pensieri e i suoi desideri più profondi.
La scelta va fatta però non dietro l’impulso instabile del sentimento ma con l’acutezza
della ragione, in base alla somiglianza dei temperamenti e tenendo conto delle virtù.
Offriamoci generosamente per l’amico quindi, evitando ogni superficialità. Tutto deve
portare alla gioia, né devono mancare l’aiuto, il rispetto e la cortesia che nascono da una
benevolenza e da una carità ben ordinate.



16 commenti:

  1. Già Gus...belle parole, spesso mancano le ultime però. Ciao.

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  2. Il post può sembrare strano perché uno pensa che l'amare se stesso altro non sia che un egoismo. Riflettiamo. Gesù ha detto: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Se mi detesto che tipo di amore posso dare al prossimo?". Uno si ama solo quando sente accanto la Presenza.

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  3. Sì, donarsi non è facile senza l'aiuto del Signore.

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  4. Un modo di vivere l’amore di Dio per un cristiano è sicuramente l’amicizia spirituale. Basta pensare che nella Parola di Dio l’amicizia ci viene presentata come un dono divino (un chàrisma); Dio premia il giusto dandogli un amico: “Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore” (Sir 6, 14-16).

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  5. Concordo appieno. Non si può donare ciò che non si possiede.
    Ciao
    sinforosa

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  6. Gesù ci chiama amici.
    Amico è uno che ama la mia vita, il mio compimento, la mia pienezza e la mia libertà.L'amico condivide le mie sofferenze i miei errori, ma non mi impone le sue scelte. Mi lascia libera di sbagliare.
    E poi dolcemente mi spiega il perchè dei miei errori, e non mi lascia per nessun motivo. Forse esigo troppo, ma so di dare, di donare tanto
    senza preconcetti. Ne risulta che io scelgo il meglio: scelgo Gesù, la Sua amicizia. E nel mio cuore leggo la domanda Chi sei tu, Cristo, chi sei tu che non posso fare a meno di Te, una volta che Ti ho incontrato? È questa pienezza che voglio, che attendo segretamente da quando il
    desiderio della felicità del non sentirmi più sola, ha cominciato a respirare dentro di me.
    “Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5)
    Eh s', Signore Gesù: “Senza di Te non posso fare nulla”. La vita non ha più quel gusto di vita nuova che Tu mi dai.
    È il Tuo abbraccio che mi salva
    Ciao Gus vado un po' a passeggio con Ada. Ritorno questa sera. Buon pomeriggio.Bacio

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    1. Conosci bene il significato di amicizia e non poteva essere diversamente.
      Bacio Lucia.

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  7. "l’amore del prossimo si costruisce sul modello
    dell’amore con cui uno ama se stesso."

    Mi sembra un'affermazione puerilmente egocentrica. Posso criticare me stesso e ammirare e voler bene a qualcuno più buono/giusto/comprensivo/generoso...di me.
    Cristiana

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  8. L’amicizia vera è anche tra A e B se A desidera il destino di B e B desidera il destino di A. Questa è amicizia, perché è corrispondenza.
    L’amicizia è la verità di un rapporto perché stabilisce un desiderio e una corrispondenza, un’affermazione carica di domanda e una corrispondenza che aiuta la domanda nel suo farsi.
    L’amicizia è là dove uno ama un altro veramente, cioè lo ama nel suo destino, e l’altro corrisponde al primo, altrimenti c’è solo un amore, non amicizia. Se uno solo desidera il destino tuo e tu non lo guardassi nemmeno in faccia, quello lì è uno che ti ama, ma non c’è amicizia tra te e lui. Ma l’amicizia tra e B non può che implicare C, D, E, F, G… …………... Tutto l’alfabeto! Fino agli estremi confini del mondo.
    Ti capisco Cristiana. Non conosci o non riconosci il concetto di destino. In teologia il destino è il ritorno al Padre. L'amico è quello che si preoccupa e occupa della tua vita fino a farti comprendere che in questo mondo dobbiamo scegliere e rispondere alla chiamata del Signore.

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    1. Bello Gus, adesso sì che ti riconosco come amico. Grazie.

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    2. Grazie Pia.
      Abbraccio.

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  9. Descrivimi con una scrittura che il destino è venire al signore.

    Perché il destino realmente non esiste. Io non predestinazione delle cose. Va troppo oltre il carattere che il creatore ha.

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  10. Disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
    Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».
    Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

    La fine della nostra vita terrena giunge al suo compimento con la morte che è il preludio del ritorno al Padre. Questo nostro futuro in teologia viene chiamato Destino.

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  11. Il cattolico non crede nel destino nel senso di fatalità, ma nel senso di vocazione all'amore, a cui Dio lo chiama e lo conduce con la sua Provvidenza.

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  12. Secondo S. Tommaso d'Aquino, la predestinazione è la maniera con cui Dio conduce la creatura ragionevole al suo fine che è la vita eterna (1.a, 1.ae q. XXIII. art. 1). S. Agostino nel libro del Dono della perseveranza, cap. VII, definisce la predestinazione: la prescienza e la preparazione di tutti i benefizi di Dio, per mezzo dei quali vanno certamente salvi tutti quelli che si salvano. Nel medesimo capo il santo Dottore insegna che tutto ciò che Dio dà, ha stabilito di darlo da tutta l'eternità; tutto quello che eseguisce nella dispensazione della sua grazia nel tempo, l'ha preveduto e predestinato prima di tutti i tempi. In questa dispensazione e distribuzione della sua grazia nel tempo, vi è una preferenza gratuita per tutti i Santi, cioè per tutti quelli che vivono e operano santamente. Questa preferenza è dunque preveduta, voluta, ordinata da tutta l'eternità; ed in ciò appunto sta la predestinazione. Nel capitolo XVII scrive: Dio dispone quel che farà egli medesimo secondo la sua infallibile prescienza; questo, e nient'altro che questo, significa predestinare. Nel libro poi della predestinazione al cap. X, nota che tutta la differenza tra la grazia e la predestinazione è, che la predestinazione è la preparazione della grazia, mentre la grazia è il dono stesso che Dio ci fa; quindi conclude: «La predestinazione è una prescienza per la quale Dio ha preveduto quel che farà (De Praedest. c. X)».

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