martedì, novembre 30, 2021

Modalità del pensiero

 


                                                        

Tutto il dolore passa attraverso la percezione che si ha di esso e quindi passa attraverso la "mente". Ci sono persone ammalate terminali che vivevano come se "nulla fosse", sempre colme di vita, di speranza, di accettazione, nonostante tutto; altre persone sanissime fisicamente ma turbate nella mente da angosce, panico, ansie, che vivevano ingabbiate in queste loro paure che toglievano persino la voglia di vivere. Il dolore più grande, secondo me, è non trovare più un senso da dare alla vita, finché rimane quello sebbene ammalati si è vivi, al contrario sebbene vivi si è morti. Il dolore, per la cultura greca, ma diciamo pure per le culture politeistiche, sta là; come le montagne, i fiori, il mare, la pianura. Il dolore sta là e capita di incontrarlo. La tragedia esistenziale greca non consiste nella ricerca di senso del dolore: i greci, ben noti cultori del limite, non si chiedevano che senso avesse il Peloponneso non meno che il meltemi agostano (tipico vento di agosto): si “limitavano” a prenderne atto. Il dolore si limitavano a incontrarlo (ed a superarlo, magari). La tragedia greca non sta nella mancanza di senso, sta nel rapporto potenzialità dell’uomo e limite alle stesse, limite, per altro, ignoto, la cui scoperta spesso ne indica pure il suo oltre passamento (con conseguenze che sappiamo). Dunque, i Greci non avevano necessità di dare senso al dolore: il loro problema esistenziale consisteva nel tenere in equilibrio Gaia e Nemesi. Gaia, rappresenta la madre terra, e Nemesi la potenza divina. Il dolore, per la cultura greca, ma diciamo pure per le culture politeistiche, sta là; come le montagne, i fiori, il mare, la pianura. Il dolore sta là e capita di incontrarlo. Esistano tante di tipologie di dolore. Bisogna stare all'erta, per non farsi trovare impreparati "perché quel ramo morente, tornerà un giorno, conficcato nel tuo petto, chiedendo se ora lo riconosci" C'è sempre un conto da pagare, alla fine. I dolori dell'animo soggettivi sono da rispettare come quelli oggettivi perché ogni persona ha una propria sensibilità. E ognuno di noi ha la propria storia e le proprie ferite dell'animo. C'è un subdolo dolore esistenziale che rinchiude un uomo dentro una gabbia e riguarda il distacco da quello che offre la vita. Una rottura insanabile con l'ordine delle cose, con il mondo che non riesce a dare quello che inconsciamente l'uomo cerca. Alcuni dolori li portiamo con noi per sempre, nascosti dentro delle piaghe che non mostreremo più a nessuno. È normale, si impara a convincerci e ad azzittirli...come quando perdiamo una persona che amiamo e però bisogna andare avanti. Poi ci sono dolori vari ed eventuali, che ci colpiscono come un ago appuntito ,poi la ferita si rimargina piano, piano. Io credo che il dolore, sia fisico che psicologico, non sia né qualcosa da sottovalutare né qualcosa a cui dare eccessiva importanza. Fa parte di noi, certamente, a volte per cause naturali a volte per cause esterne: imparare a gestirlo, accettarlo e anche superarlo è uno dei nostri doveri perché se non facciamo così non possiamo imparare ad apprezzare la vita. Infatti, se ci fai caso, senza dolore non c'è gioia.

42 commenti:

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  2. Il dolore è compagno fedele, ma spesso è solo, e cerca solo amicizia. Concedergliela allevia la sofferenza e ci rende forti. Poi c'è la depressione, il male del secolo, colpisce chi si stanca, chi non ha passioni, curiosità, voglia di sorridere. Si affronta tutto, questa l'unica soluzione, non con la superbia o la sfida, ma con la consapevolezza e la pacatezza d'animo.

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    1. La tragedia greca non sta nella mancanza di senso, sta nel rapporto potenzialità dell’uomo e limite alle stesse, limite, per altro, ignoto, la cui scoperta spesso ne indica pure il suo oltre passamento (con conseguenze che sappiamo). Dunque, i Greci non avevano necessità di dare senso al dolore: il loro problema esistenziale consisteva nel tenere in equilibrio Gaia e Nemesi. Gaia, rappresenta la madre terra, e Nemesi la potenza divina.

      E' il pensiero della mitologa greca.

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    2. “Si alza il vento…bisogna tentare di vivere” è una citazione della poesia Cimetière Marine di Paul Valery. Il poeta, in precedenza, si era lasciato andare a riflessioni rassegnate sulla vita, poi ha uno scatto d'orgoglio e comprende che quell'uragano bisogna cavalcarlo e tentare di vivere, sconfiggendo la sofferenza causata da dolore.

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  3. Sai Gus, le riflessioni che fai mi aiutano spesso a pensare ad aspetti delle cose che normalmente non considero. Quasi sempre rimango con un vortice di pensieri che non si esauriscono in una risposta o in un commento rapido. Per esempio questa cosa che il dolore è lì e capita di incontrarlo è una cosa su cui voglio riflettere, perchè forse è davvero così. Grazie per gli spunti! Ciao!

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    1. Dalla Mitologia greca c'è molto da imparare.
      E' importante comprendere quello che accade durante la nostra vita per poi fronteggiarlo quando c'è l'impatto con il dolore.
      Ti ringrazio per il tuo apprezzamento al mio lavoro di ricerca.
      Ciao.

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    2. Il dolore che coinvolge il nostro mondo affettivo è terrificante.
      L'amore è una carezza che allieva il dolore, ma non riesce a eliminarlo. Quel dolore viene da qualcosa che ti manca, oppure vorresti diversa. Solo ottenendo quello che cerchi quel dolore potrebbe diventare una gioia.

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  4. Un post che definisco saggio. Il dolore fa parte della nostra vita, esiste e non possiamo evitarlo. Tutte le persone della Terra, anche le più ricche e le più potenti, nella loro vita incontrano il dolore. C’è poco da fare, dobbiamo imparare a convivere con il dolore. Certi dolori hanno una fine, altri durano per tutta la nostra vita, se non lo si accetta finisce la vita. Bene e male, piacere e dolore sono “vicini di casa”.

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    1. A volte il dolore ha un senso e può cambiare la nostra vita.
      E' importante arrivare a percepire che la sofferenza deve evolversi in sacrificio e accettarlo nel nome di Cristo e seguitare a vivere con una ritrovata serenità.

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    2. Senza dolore non c'è gioia, ma quando ti arriva fa male, ed anche tanto ti colpisce , ti ferisce e a volte sanguina ancora. La tragedia è quando perdi il senso del vivere, quando ti senti ingabbiato in qualcosa che non ti permette alcun desiderio o l'indifferenza e il poco rispetto delle emozioni. Il dolore costa, spesso lo paghi duramente , spesso riesci piano piano a superarlo ma non dimenticarlo.

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    3. Perché dimenticarlo? Sarebbe come dimenticare la Storia. Le brutte cose devono rimanere, per esaltare ancor di più i bei ricordi.

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    4. Sì, la memoria del superamento di un dolore diventa una presenza positiva nel cammino della nostra vita.

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  5. Una di notte, paralizzato, coma e in mattina e non capivo e dove non sapevo. Il mio dolore è presente, ronzio, cerco e ducare la mente per scrivere. Ma la mia malattia c'è e non penso il mio dolore sempre la gioia! Buona notte Gus. Scusa Gus cerco per capire, il tuo post, e tanti e belli, ti leggo.......

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    1. Francesco, tu sai che il tuo sacrificio ha un senso.

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  6. Ciao caro amico.Dolore e gioia: mancanza e pienezza. Pace profonda e vero piacere vivificati da piccoli morsi di inquietudine.Mi piacciono anche i tuoi lettori, è una porta aperta e tu ci accogli quasi sempre con affetto. Bacio.

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  7. Il peggior dolore è quando i tuoi cari muoiono.

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  8. Si tratta di perdite dolorose.
    Ciao Irina.

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  9. Sai Gus, sono anni che lotto contro un qualcosa che nessuno ha mai notato, solo i miei famigliari lo sanno per i farmaci che prendo. Non ho mai nascosto un sorriso anzi ne ho regalati ancora di più perchè questo mi faceva stare bene dentro e fuori. Ora ho un problema un po' più grande, la gente se ne accorta per quel ambulanza in piena notte, maio continuo a andare ad aprire il Circolo con il sorriso, a lavorare con gentilezza con tutti i miei clienti. Non mi piango addosso, anche se subito ho pianto, perchè la mia vita dovrà subire dei cambiamenti. Ma non importa io ieri ho fatto recapitare da un operatrice le caramelle al ricovero e lo stesso ho fatto per il centro diurno. La macchina è quella che mi rendeva indipendente è forse la cosa che più mi ha fatto male. Cambierò le mie abitudini mi adetterò, mi sprono di continuo al pomeriggio a fare i lavori di casa, i farmaci che prendo a pranzo mi indeboliscono molto, i miei figli mi spronano. Nessuno dei miei famigliare a parte i miei soci e i miei genitori non sa nulla, i miei poi sanno pochissimo. Il 6 sarò di nuovo in ospedale ma voglio tornare per Natale per stare con i miei figli e farò di tutto come dicono i medici per riuscirci. Fino al 5 io sarò la Valeria di sempre, con il sorriso. un po' greca sono Una buona giornata

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    1. La tua bontà è molto più forte della malattia. Ascolta i medici nella speranza che siano onesti e preparati.
      Ciao Valeria.

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  10. Non esiste dolore senza gioia, io molto umilmente e non volendomi attrarre gli strali tuoi e dei filosofi di nome e prestigio ;.))), direi che però, in tanti altri casi, esiste il dolore ed esiste la gioia, ed il passaggio diretto da uno stato d'animo spento a quello di felicità piena ed immensa accade è come un flash immediato, davvero rarissimo ma posso essere triste e sconsolato e la gioia che giunge ad illuminare il mio volto potrebbe essere avulsa e per nulla legata all'avvenimento che continua a destare in me ansia e tristezza. Ciononostante la cosa stessa pure non essendo il risultato di un'equazione perfetta tra evento scatenante la tristezza e l'avvenimento in se per se può quindi non essere un'equazione perfetta e pertanto noi possiamo provare gioia a prescindere dal fatto che sia tutto o bianco o nero ossia possiamo gioire per una ragione diversa da quella per cui soffriamo o ancora stiamo più soffrendo e ancora possiamo provare una gioia anche se non si è per essa o In generale provato il dolore, anzi la gioia che provi a seguito di un dolore collegato ad essa o scollegato è molto diversa: la gioia dopo il dolore o la gioia staccata dal dolore provato in passato ma che risente ancora di quella sofferenza è meno piena è più malinconica e forse meno sguaiata e più consapevole ma non è la gioia del bambino quella scevra da ogni dolore della vita, quella quando la provi è indimenticabile proprio perchè non rispetta la legge "Senza dolore non esiste gioia"

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  11. Anche i bambini soffrono per malformazioni e malattie.
    "Senza dolore non esiste gioia" non è una legge, ma una realtà della nostra vita. Il dolore c'è e incattivirsi per la sua esistenza lo rende insopportabile.
    Basta leggere il commento di Valeria per comprendere l'accettazione del dolore con immensa serenità. Valeria sente e vede il bello e la gioia.

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    1. io non nego che esista dico solo che può esistere magari anche provandola due sole volte in tutta la tua vita quella felicità, quella gioia piena ancora non contaminata dal dolore. Io da piccolo queste gioie scevre dal dolore le ho provate ad esempio. Poi si cresce ed allora i dolori si vivono si affrontano si accettano, per quanto ne siamo capaci e quindi la gioia che e se arriva è una gioia più consapevole meno festosa ma cmq importante.

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    2. Ma veramente il dolore è una contaminazione?

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    3. contaminazione nel senso musicale del termine: gioia e dolore possono essere anche due facce della stessa medaglia ma sono separate. Se provi una gioia senza aver provato prima un dolore la gioia è pura nel senso che non contiene altri elementi mentre se si è già provato un dolore la gioia non è più solo spensieratezza ma è una gioia che avrà sempre una punta di malinconia o se preferisci di malinconica consapevolezza è la gioia di quando si cresce è più complessa più ampia ma in cambio perde quella freschezza che ha un bimbo. Quindi contaminazione non nel senso nefasto di una malattia ma nel senso usato in musica quando si parla di "contaminazione di generi"

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    4. Vabbé, tu sei un poeta e certe cose non posso capirle.

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  12. Il dolore fa parte della vita. Ha proposito di malati terminali è molto doloroso perdere un proprio caro o un amico/a ma è sorprendente come queste persone riescono ad affrontare con forza e serenità gli ultimi giorni

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    1. In fondo è una liberazione che cessa quando la morte è già arrivata e non può nemmeno farti paura.

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  13. Ci sono dolori e dolori, quelli per i quali possiamo e dobbiamo fare qualcosa, pensiamo ai bambini costretti a lavori o sfruttati sessualmente, venduti o massacrati, pensiamo alle guerre, alle ingiustizie che l'egoismo umano crea; questi sono dolori che infliggiamo noi agli altri chiudendo gli occhi e a volte facendo finta di non vedere.
    Poi ci sono i dolori nel corpo, nella mente e nello spirito; alcuni di questi potrebbero essere evitati se solo ci comportassimo meglio e facessimo più attenzione ai nostri stili di vita: se mi drogo, abuso di alcol, non mi alimento o mi alimento troppo è probabile che mi procuri e procuri agli altri sofferenze, così quando penso, credo che la vita sia come i social me la rifilano e voglio a ogni costo essere o diventare come quella o quel influencer, è ovvio che vivrò di delusioni e sofferenze mai risolte che a loro volta creano dolori.
    Ma qui parliamo di "quel" dolore che fa parte della vita di tutti e ciascuno, nessuno escluso, e allora da persona di fede mi domando perché il dolore?
    E mi accorgo che il primo a salire sulla croce è stato proprio Lui, il Signore e allora il Signore non ci ha promesso di salvarci dal dolore, ma nel dolore.
    La croce o è una pietra di inciampo o una pietra su cui innalzarci, chiediamo al Signore di darci la forza di sentirlo accanto nell'ora del dolore.
    sinforosa

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    1. Dal vangelo secondo Matteo
      In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
      Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

      Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
      Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
      Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

      E' difficile capirlo e ancora più complicato farlo.

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  14. Spesso il dolore può segnarti una vita intera.

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  15. Quella del dolore è una questione molto delicata e importante che ciascuno vive a suo modo, come giustamente dici tu. Di certo, prima o poi, ci dobbiamo fare i conti.

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    1. Generalmente tutti siamo destinati ad incontrarlo.

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  16. Direi che si può vivere nonostante il dolore e questa è una bella scoperta che ho fatto, un'altra bella scoperta è che dentro al dolore c'è anche un seme di gioia, così come dentro alla gioia c'è un seme di dolore.

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  17. Il dolore, al di là del tipo, è una situazione che si vive in maniera soggettiva. Certo è che, come dici, senza dolore non si potrebbero apprezzare in pieno le gioie.

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    1. Mia moglie per 10 anni è stata trattata con l'emodialisi a causa dei reni, ormai inutili. Per un rene c'è una lista d'attesa pazzesca.
      Io l'ho sempre accompagnata nel reparto dialisi. Ha perso la vista, e mi accarezzava il viso per capire se ero sempre un bel ragazzo, e insieme tante risate. Ha sopportato tutto. Angioplastica, by pass, cuore al minimo. L'amore ingabbiava il dolore. La notte che precedeva il giorno dell'amputazione di una gamba è morta per arresto cardiaco. In un certo senso ho vissuto quella morte pensando che finalmente non avrebbe più sofferto. Come una grazia dal Cielo. La memoria di Bruna è per me una presenza viva. A volte, nel dormiveglia, sto per accendere la luce e penso che potrei svegliarla. La mattina sento rumori nella cucina e assonnato dico: "Bru' il caffè fallo bollente".

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  18. Io..non so. Soffro troppo per la perdita della mia famiglia. Posso dire che per noi non c'è mai stata pace. Ora dovrei credere che loro sono felici? La fede... o la nostra mente a volte crede nell'impossibile. Eppure un caro Parroco che conosco bene aveva previsto, il giorno prima,la morte di mio fratello... Gli ho creduto perché purtroppo è successo davvero.
    Pochi giorni fa ho portato una amica da lui. Dopo aver parlato con il parroco è uscita felicissima, mi ha ringraziato anche troppo perché in quel momento lei era serena sapendo che suo padre era in pace con Dio (perché prima noo?).
    Io ero perplessa, eppure la mia amica è una donna colta, ma se, nel caso contrario, suo padre ora fosse all'inferno il Don l'avrebbe saputo? e se fosse stato davvero così l'avrebbe detto proprio a lei?

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  19. Quello che succede dopo la morte è sconosciuto a tutti.
    I vangeli parlano di vita eterna e noi non sappiamo cosa sia.
    La fede è credere, non inventarsi quello che non ci è stato detto.

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  20. Oltre il dolore mi sono ritrovata libera.

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