lunedì 27 aprile 2015

Il nostro rapporto con Dio

 
 
 

 
 
 
Kierkegaard prende atto che la filosofia moderna parla del Dio in noi, del Dio in me. Così, i teologi ed esegeti parlano oggi volentieri del Dio in noi, traducendo il Vangelo esclusivamente in questi termini. Perché “Dio in noi”, “Dio in me”, può significare l’esaltazione del soggetto, l’affermazione dell’io. Ma poiché socialmente l’io è inconsistente, debole, la riduzione della presenza di Dio, alla interiorità dell’io coincide, più realisticamente, con la celebrazione dell’affermazione del potere. L’assoluto, dice ancora Kierkegaard, non è puramente dileguato ma è diventato per gli uomini una ridicolaggine, una esagerazione comica, qualcosa di donchisciottesco di cui ridirebbe se lo si riuscisse a vedere, ma non lo riesce a vedere perché è sparito dalla vita. L’Assoluto e la ragione si rapportano tra loro in senso inverso: dove c’è l’uno non c’è l’altro. Quando la ragione ha penetrato completamente tutto e tutti, allora l’in-sé-e-per-sé è completamente sparito. A questo punto invece di fede, sapere per ragioni. Invece di fiducia, garanzie. Invece di rischio, probabilità, calcolo prudente. Invece di azione, semplici cose che avvengono. Invece di Singolo, una combriccola. Invece di personalità, una oggettività impersonale.


13 commenti:

  1. La Fede associata col rischio?!... hmm.. non ci siamo .. che manchi l'azione ok.. Francesco ha detto ai nuovi sacerdoti appena ordinati: "poche parole più azione".. e un paio d'ore dopo, riferito al terremoto in Nepal: "Fate qualcosa"..
    'na combriccola 'sta chiesa..

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  2. L’assoluto, dice ancora Kierkegaard, non è puramente dileguato ma è diventato per gli uomini una ridicolaggine, una esagerazione comica, qualcosa di donchisciottesco di cui ridirebbe se lo si riuscisse a vedere, ma non lo riesce a vedere perché è sparito dalla vita.

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    1. Quindi ridiamo per sciocchezzuole e non riusciamo a discernere la qualità?
      Po esse. Tutto po esse.

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  3. Ciao Gus, io leggo eh, ma vedo che, per quello che capisco, forse, sicuramente, e' una mia limitazione, ma come dice Franco, mi sembra un po' il motto dell'armiamoci e partite.
    Non so, se mi son fatta capire.

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    1. Ciao Fiorella.
      Il primo compito della Chiesa è l'evangelizzazione.
      Se manca non si parte e l'uomo dimentica anche Cristo.

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  4. Dio, il respiro, la brezza, il silenzio. Non sono Kierkegaard, l'hai capito da tempo, e di Dio parlo per come lo vivo . Domenica, prima della Messa, c'è l'esposizione del Santissimo.E tacere guardando l'Ostia per me è adorazione vera. E' abbandono cieco all'Amore. E quando camminando sola, non Lo sento accanto, ho paura. La paura della solitudine in cui Lui vive. Non è necessario cercare Dio: Egli è nella nostra sofferenza, nelle nostre contraddizioni. Nelle nostre inutili parole. Silenzio. Vuotiamo la mente e come il profeta Elia Lo troveremo nella brezza gentile della sera. Ciao Gus.

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    1. Un brano molto bello che conviene postarlo.

      Dal primo libro dei Re
      In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
      Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.


      Ciao Lucia.

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    2. Fossi anch'io in Nepal, farei fatica a scorgere brezze divine...

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  5. Ma Kierkegaard non era quel filosofo che diceva che la fede comporta sacrificio, solitudine e silenzio? Forse mi confondo con qualcun altro...Scusami ma gli anni passano e la memoria diminuisce... dovrei riprendere a leggere libri di filo
    Ciao Gus

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    1. « Ci sono uomini il cui destino deve essere sacrificato per gli altri, in un modo o nell'altro, per esprimere un'idea, ed io con la mia croce particolare fui uno di questi. »
      (Søren Kierkegaard)

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