venerdì 29 aprile 2016

L'argomento è interessante

 
 
 

 
 
 

In generale noi abbiamo una coscienza che a volte è già scritta (fede), oppure si forma con le esperienze della vita e dal giudizio che diamo alla realtà. Questa coscienza si porta dietro incrostazioni educative, dubbi esistenziali, domande irrisolte. La vita ci costringe quotidianamente a scegliere, ma le nostre decisioni si trascinano dietro le perplessità della coscienza. Per questo ogni nostra azione è frutto di compromessi e manca di chiarezza. Si prova il senso di colpa perché quello che facciamo va in contrasto con una coscienza non ancora matura e consciamente o inconsciamente carica di dubbi.

Mi pongo spesso questa domanda: "Ma io sto vivendo bene, quello che faccio piacerà al Signore?" Se qualcosa non mi convince in me non nasce il senso di colpa ma la consapevolezza dell'errore che in teologia viene chiamato "peccato". Il mio punto di arrivo è raggiungere la libertà perfetta, quella che ti evita di scegliere e quindi di sbagliare perché già sai quello che devi fare. Un po' come il samaritano che quando sul ciglio della strada che da Gerusalemme scende a Gerico vede un uomo ferito, corre subito ad aiutarlo senza porsi domande. Il sacerdote e il levita, invece, si pongono la stessa domanda: "E se quell'uomo per terra sta fingendo di star male e io mi avvicino per soccorrerlo e lui mi deruba e poi mi ammazza?". Questa è la libertà imperfetta.



mercoledì 27 aprile 2016

E' così, anche se spiacevole

 
 

 
 

Si tratta del fallimento educativo della scuola italiana.

A volte ho parlato con ragazzi che frequentano le scuole secondarie.

Noto scetticismo, più o meno larvato o clamoroso. Alcuni sono infastiditi, altri,

forse i più sensibili, mi sembra di vederli nel pieno di una bufera dispersiva.

Svuotati di ogni capacità di slancio.

Forse si fanno studiare un'infinità di cose senza sforzarsi di far comprendere il

senso di quelle cose.

La predominante analiticità dei programmi non aiuta il raggiungimento di

un'effettiva presa di coscienza che possa condurre lo studente ad un'ipotesi

esplicativa unitaria.

E' come prendere un orologio e smontarlo in tanti piccoli ingranaggi.

La sveglia non c'è più e manca una guida che aiuti lo studente a dargli l'idea

sintetica per ricostruirla.

Si studia la storia senza far comprendere le varie manifestazioni degli uomini.

Una successione di date e di guerre. Nemmeno un accenno al modo di vivere

dell'uomo che è cambiato percorrendo millenni di civiltà.

Forse la scuola sarà chiamata in causa perché incapace di formare buoni tecnici,

bravi specialisti e gente competente.

Temo che non la si chiamerà in causa perché non è riuscita a formare veri

uomini. La vita impone giudizi e scelte.

Il giovane le farà. Ma a causa della diserzione educativa della scuola le scelte

non saranno frutto di un’adesione a criteri oggettivi, ma figlie dell’ illogicità

derivante da valutazioni fatte in base a stupidi pregiudizi, visioni anguste e

idiosincrasie o simpatie istintive.

 

 

 



martedì 26 aprile 2016

Lo smarrimento morale dei giovani

 
 
 

 
 
 

Negli anni che sono passati si è fatta un po’ di confusione su tante cose.
Alla ricerca di un modo nuovo di vivere c’è stato un pasticcio enorme sul concetto di libertà, sul concetto di educazione, sul concetto di vita.
Il modo vecchio non era più buono, ma non era pronto un modo nuovo. E il nostro mondo è sempre più complesso, tende sempre di più a trasformare gli esseri umani, i cittadini in numeri, in soggetti senza identità da definire tramite regolamenti, indagini di mercato, circolari.
Diventa per tutti più difficile sviluppare un identità, una risposta alla vita.
Un essere Veri e profondamente se stessi.
E come si può quindi trasferire con decisione quello che si è appreso a dei giovani adulti?
Non è giusto che i genitori non trasmettano quello che percepiscono ai loro figli.
Non è giusto che i genitori non sempre sentano, che non sappiano come regolarsi.
Allora, credo, che la necessità di tutti genitori sia quella di crescere, cambiare, mettersi a confronto con il mondo con "sincerità" ed esprimere sulla realtà che ci circonda un giudizio di valore.
E donarlo ai figli come quello che si ha di più prezioso, sapendo, credendo profondamente che starà poi a loro trovare la loro verità.
Questo si fa e questo no. Ecco le piccole regole e i grandi valori snocciolati a parole.
I valori dovrebbero valere in primis per gli adulti per essere trasmissibili in maniera adeguata e proficua.
I figli si accorgono delle contraddizioni.
Per questo sono smarriti e trasgressivi perché non c'è trasgressione più grande della doppiezza, pure se inconsapevole.
Se una generazione non è in grado di educare e fornire dei valori a quella successiva, la società non può che degradare.



venerdì 22 aprile 2016

La Bellezza che è anche una storia

 
 

 
 
 

La cupola centrale della basilica di S Marco è abbellita al suo interno da mosaici con immagini che parlano della fede cristiana

A partire dall'immagine centrale del Cristo si susseguono tre serie di figure disposte ad anelli concentrici :angeli discepoli e virtù.

Ogni anello è diviso in quadranti, malgrado la cupola presenti una struttura a simmetria radiale.

Ogni quadrante incontra uno dei quattro pennacchi fra gli archi al disotto della cupola.

I pennacchi, che sono gli spazi triangolari formati dall'intersezione dei due archi a tutto sesto contigui e disposti ad angolo retto, sono necessari sottoprodotti architettonici dell'edificazione di una cupola su archi a tutto sesto. Ogni pennacchio contiene splendide illustrazioni.

In uno si vede un evangelista seduto nella parte più alta, accanto la città celeste.

In basso un uomo che rappresenta uno dei quattro fiumi biblici (Tigri, Eufrate, Indo e Nilo) versa l'acqua da una brocca nello spazio, molto stretto in verità, sotto i suoi piedi.

Il risultato è così elaborato e armonioso e pieno di significati che si è portati a vederlo come punto di partenza di ogni possibile interpretazione, cioè come la causa in qualche modo di tutta l'architettura circostante.

In realtà tutto ha origine da un vincolo architettonico: la necessità dei quattro pennacchi e la loro forma triangolare rastremata. Certo sono spazi utilizzati dai mosaicisti, ma ciò non toglie che siano semplicemente il risultato della struttura quadripartita della cupola.

 

 



martedì 19 aprile 2016

Accade qualcosa di meraviglioso

 
 
 
 

 
 
 
 
 

Come dice Adrienne Von Speyr, la grazia ci inonda.

Cioè costituisce la sua essenza.

Essa non chiarisce punto per punto, ma irradia la sua luce come il sole.

L'uomo su cui Dio prodiga se stesso dovrebbe essere preso da

vertigine così da vedere solo la luce di Dio

e non più i suoi limiti, la propria debolezza.

Dovrebbe rinunciare a un dialogo tra sé e Dio come due partner,

essere un semplice ricevitore con le braccia spalancate

che non riescono ad afferrare,

poiché la luce scorre su tutto e rimane inafferrabile

e rappresenta molto di più di quanto noi possiamo accogliere.
 

domenica 17 aprile 2016

Adoro i colori che raccontano una vita

 
 
 

 
 
 

Ridondanza color porpora. Drappeggio di damasco desolato. Questo lembo di stoffa che copre ma non scalda. L'amore partorito da un'idea sciocca ingravidata da una speranza disperata. L'amore figlio, livido d'assenza, cerchio d'occhi doppi, marginalmente segnati, profondamente violati. L'amore in fasce, urlante e dissennato, sporadicamente assegnato in premio di passione al primo della lista, eletto senza inganno, soltanto accompagnato al banco dei presenti, la sedia vuota, fredda di negligente temperanza. E guarda, adesso, come quel rosso piega verso il viola, come le labbra gonfie di non detto diventano una maschera di gesso. E rosso e viola. E tiepide le guance grigio orgoglio, scavate dall'interno piano piano. Fantasma dal lenzuolo dissestato, macchie di fumo e buchi di malinconia. Orfano di domani se non per l'illusione, ma è già domani, e la platea è già stanca. Facciamo i funerali più preziosi al sentimento dalle ginocchia blande.  E' nero. Nero di sordità sprezzante, il cielo al quale stendo i lembi nuova-vita. Sfrangiati, sfilacciati, pastello fino per segni che fatico a decifrare. Lembi novelli, non sanno svolazzare, non possono ancorare ad una corda la garanzia di quello che è migliore. Non hanno una madre silenziosa, ingravidata da un padre-ligio-totem. Sono respiri corti, strattonati, veli di profusione cadenti e spiegazzati. E rosso e viola e nero e pastellato. E' d'oro il dente di chi m'ha morso il cuore, d'argento il luccichio d'un pianto muto. E' rosso e viola e nero, l'oro e l'argento e la stella di natale. Non ha finestre, questo presepe di statuine molli. Non ha un coro di voci.  Finestre chiuse e porte già blindate. Giallo d'autore, per galli che sovrastano i palazzi, che cantano per primi ma sono sordi all'eco. E un bianco devastante, che ricompone le tracce del vissuto in una coltre innevata di distanza. E rosso e viola e nero ; l'oro e l'argento e il giallo battibecco. Il bianconulla e la parola fine, laddove niente è mai iniziato per davvero.

 

 

 

 

 



venerdì 15 aprile 2016

Il luogo dei rapporti umani

 
 
 

 
 
 

L'ambiente è il luogo delle esperienze, delle contaminazioni. Quando tante esperienze generano smarrimento due sono le spiegazioni possibili: o la qualità delle contaminazioni è scadente e negativa, oppure noi abbiamo smarrito la capacità critica della coscienza.
Esempio politico. Il berlusconismo è un agente inquinante fortemente tossico. Diciamo, per tenersi leggeri, che ha causato danni ambientali sulle coscienze assimilando per introiezione modelli disinvolti.
E quando la coscienza è inquinata occorre disinquinarla. Come si disinquina? con un esempio opposto e contrario? Con metodi alternativi credo.
Ma l'alternativa è essa stessa contaminata poiché un fiume inquinato lo è sistematicamente. Occorrerebbe che la coscienza si facesse razionale e si opponesse come alternativa e antagonista.
La realtà in quanto campo, ambito, luogo delle circostanze che ci toccano si chiama ambiente. Ogni ambiente per sua natura richiama in sé i luoghi più lontani, tutto il mondo vi si riflette: l'ambiente è il mondo in quanto si concreta in circostanze. Perciò, il rischio nei valori è nell'ambiente, come l'università o la fabbrica o la famiglia che per loro natura diventano sorgente determinante del modo di concepire e di rapportarsi a tutte le cose, che modificano pertanto anche il significato degli altri ambiti in cui l'uomo vive.




giovedì 14 aprile 2016

Il Male è sempre più presente

 
 

 
 
 

Per demonio, "dià-ballo" (separo, divido) e "diabolos" (accusatore, calunniatore ) intendo lo spirito di divisione, la sistematica negazione di una verità assoluta e per contro la tendenza a relativizzare tutto, e così facendo a svuotare tutto di significato. Filosoficamente è l'indifferentismo e il nominalismo ( nichilismo) della nostra epoca. Emblema tipico è nell'epigrafe che chiude il noto best-seller di Umberto Eco "Il nome della rosa". Ricordate? "Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus". Io mi oppongo, filsoficamente, s'intende, con tutte le forze ad una simile Weltanschaaung.
Ma "demonio" è anche lo spirito del male che purtroppo affligge in diversa misura tutti i viventi sia con un'attività ordinaria ,sia ,raramente, con un'attività straordinaria. E' evidente ai nostri giorni considerando anche certa musica, di cui Marylin Manson è solo l'ultimo esponente di una nutrita serie. Del resto non lo scopro certo io che oggi si può bellamente negare l'esistenza di Dio, ma credere nel diavolo. Molti sono i modi . Sia con formali atti di culto che talvolta possono culminare, come si è tragicamente visto, anche in pratiche sanguinose e omicide ( basti pensare al caso di Chiavenna); sia cedendo ad una sorta di visione esteriormente filantropica ed esoterica che Vladimir Solovev, il filosofo russo grande amico di Dostoevskij, vaticinò un secolo fa nel suo celebre Racconto dell'Anticristo (Ne suggerisco la lettura. Ha il "difetto" che si legge d'un fiato, ma andrebbe ben meditato, credo...); sia ancora con forme di culto sincretistico  come il vudù e di neo-paganesimo non mai senza pratiche magiche che anche in epoca moderna in diversi contesti ritornano tra noi: dal Maresciallo Von Ludendorff e dalla di lui consorte signora Mathilda (Mistici del Terzo Reich) (l'albero fiammeggiante nella notte dl solstizio d'inverno...), a Julius Evola , fino alla grande diffusione dei movimenti New Age, l'importante è ignorare ed escludere la dimensione religiosa ,beninteso cristiana, sostituendola con la magia non senza maschere accattivanti e apparentemente innocue, leggere, piacevoli e divertenti : da Mary Poppins, a Harry Potter, ai telefilm sulle sorelle "Streghe"



martedì 12 aprile 2016

Uno che la sapeva lunga

 
 
 


 
 

Schopenhauer a me è simpatico assai, soprattutto per come tratta Hegel. Egli scrive:
"Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per aver torto, si diventa offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passa dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacca in qualche modo la sua persona.”
Il Nostro aggiunge due maniere per evitare questa deriva:
a) Far finta di niente;
b) Evitare di mettersi a discutere con chiunque capiti.
(Alla prescrizione b, aggiungerei una postilla personalissima: non c’è alcun motivo di discutere con chi ha torto.)
Eppure il Nostro, avvertendo la possibilità che si possa, nonostante ogni buona volontà, finire nel gorgo delle offese e della trivialità, suggerisce alcuni insulti che potrebbero essere utili all’abbisogna.
Per esempio:
" Vi sono certi individui sul cui viso è impressa una tale ingenua volgarità ed una tale bassezza del modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci si stupisce come mai siffatti individui abbiano il coraggio di uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera."




lunedì 11 aprile 2016

Alla ricerca dell'Io perduto

 
 
 

 
 
 

L'Io di una persona ha meccanismi antagonisti alle necessità disposte dall'esercizio del potere. Il desiderio intimo di ogni essere umano è vivere di cuore, di animo, di calore, di scambio. Ma dato che il potere è esercitato da esseri umani la dissociazione conseguente innesca un meccanismo che vuole spersonalizzati  (anche se in maniera opposta) sia i detentori del potere sia i poveri fruitori. E così tutti ci ritroviamo privati della nostra intima libertà.
Nel tentativo di aggrapparsi ad un sistema ideologico che funzioni come ancora di sicurezza l'uomo delega inerme il proprio stanco consenso a chi ha più salvagenti da offrire.
Accade anche un'altra cosa. L'accesso al potere sembra vicino, tangibile (B. passa come uno che si è magicamente e semplicemente fatto da sé) così da indurre una visione piramidale distorta in cui l'esercizio del potere avviene esercitando pressione su quello più debole, sul basso.  E così l'italiano lo esercita sullo straniero, il maschio sulla femmina,  l'adulto sul minore e così via degradando.
Insomma, esercito, dunque sono.
Il Potere che ci circonda, come un leone ruggente alla ricerca di chi divorare, tenta di ridurre la persona. Questo è oggi il programma del potere.  Per raggiungere l’obiettivo prefissato il potere cerca  il consenso della persona. Per ottenerlo è però necessario che la persona non conosca se stessa. Tutto lo sforzo del potere si concentra nel ridurre e soffocare i desideri costitutivi dell'io attraverso una opportuna atrofizzazione, che provoca realmente un eunuchismo. Il potere cerca di tagliare alla radice la possibilità dei desideri, atrofizzarne la sorgente, ridurli, dando all'uomo l'osso su cui farlo rodere.



sabato 9 aprile 2016

Basta uno sguardo per afferrarti

 
 











Con lo sguardo di quell’uomo, di Cristo, dentro la faccia e il cuore,
Zaccheo cosa ha fatto?
Si è ritrovato in mezzo alle circostanze solite, si è scontrato
con le su ruberie, ha continuato il suo rapporto con la moglie
e con i figli, ha affrontato le incombenze del suo mestiere.
In tutto questo che cosa succedeva? Egli reagiva all’impatto
delle circostanze su di lui, ma la sua reazione, dopo il giorno
di quell’incontro, non era più lo stesso di prima.
Quando Zaccheo rispondeva alla moglie o si metteva a
sbrigare gli affari quotidiani, non reagiva più come prima,
era determinato da quell’uomo che aveva incontrato, era
continuamente in compagnia di quello sguardo, e l’attenzione,
la delicatezza, la generosità, nascevano da lì.
L’impatto con le circostanze, il rapporto con la realtà
propria dell’uomo che è stato toccato da Cristo
non è nient’altro che l’avvenimento della vita come vocazione,
in cui il soggetto è appartenenza a ciò che gli è accaduto.
La creatività è perciò strettamente legata all’idea di vocazione:
la parola vocazione definisce in modo totale e sistematico
il rapporto con la realtà, e quindi il seguito
di circostanze attraverso cui la vita è provocata e si realizza.
















giovedì 7 aprile 2016

Quello che dobbiamo essere

 
 
 


 
Bisogna che diventiamo poveri, ossia certi di alcune grandi cose.
Il povero è chi è certo di alcune grandi cose, per cui costruisce una cattedrale anche se vive in una catapecchia, essendo così cento volte più uomo di chi ha come orizzonte ultimo un appartamento confortevole.
Perché essere poveri è essere certi?
Perché la certezza implica l'abbandono e il superamento di sé.
" Sono piccolo, sono niente, la cosa vera e grande è un'Altra".
Secondo l'economia la povertà è la mancanza di un reddito, di una proprietà, di un bene.
Non c'è un automatismo che ti fa passare dalla povertà economica alla Fede, anzi la povertà può incattivirti, spingerti a rubare, oppure prostituirti.
La teologia dà un concetto diverso alla povertà, cioè l'abbandono e il superamento di sé e la certezza di un Altro.
La povertà è un amore non verso se stesso ma diretto a raggiungere un altro.
La povertà è un corollario della Speranza. Se non diventi povero ( l'abbandono e il superamento di sé) non puoi sperare. La Speranza di un uomo è che la sua Fede giunga a compimento. Ma per sperare devi avere la certezza su una cosa presente.
La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è, puoi solo dar spazio all'immaginazione.
"Domani vinco al lotto è divento ricchissimo".
Le esigenze del cuore pretendono di essere esaudite. Siccome l'uomo non ha la forza di realizzarle, di raggiungere cioè il traguardo che esse fanno prevedere, l'uomo dà forma a questa pretesa secondo il volto, secondo la consistenza fragile e ultimamente illusoria che si chiama sogno. Il cuore dell'uomo sogna, dà una forma positiva al suo cammino. Ma il sogno del cuore dell'uomo non può sostenere le ragioni di una certezza, della certezza che le esigenze siano esaudite.
 
 
 
 



martedì 5 aprile 2016

E' pericoloso negare la realtà

 
 
 

 
 
 

Chi è afferrato dalla mano forte del Signore della storia diventato uomo, chi è chiamato a conoscere ed amare Cristo, ad avere gusto del vivere e passione per gli uomini, ad essere una presenza nelle circostanze della vita di tutti, a diventare generatore del vero, anche se dovesse rimanere da solo in contesto di estranei, questo è l'uomo che ha ricevuto la grazia del cambiamento.
Il padrone è via, e i servi si sentono padroni. Non è così quel che capita oggi? Mai con tanta sfacciataggine e supponenza oggi ciascuno ripete: la vita è mia, la storia è mia e la gestisco io! Ma la festa finisce. Il padrone ritorna. La storia ha termine. La morte dice "basta!" all'uso della nostra libertà, e un rendiconto è da fare. "State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso, quando il padrone di casa tornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati". Chi sa l'ora del proprio doversi presentare a Dio? Ed è inutile difenderci, emanciparci, col negare la realtà.