giovedì 1 febbraio 2018

Non riesco a piangere







Quando ero piccolo non mi piacevano le favole solite; mi annoiavo e me ne andavo via, lasciando il narratore, chiunque fosse, con un palmo di naso. Mi piacevano, invece, le favole paurose, quelle che mi spaventavano. I racconti gotici, per intenderci. Una, in particolare, sicuramente inventata, se non ricordo male, raccontava in mille maniere diverse sempre lo stesso accadimento: una bambina povera, moriva, ma poiché era bellissima, diventava una stella. Di solito me la indicavano pure nel cielo, se era possibile farlo. Quando, dopo le mie petulanti insistenze nel sentirlo, il racconto, che pure conoscevo, si avvicinava all’epilogo, mi mettevo a piangere e mi scagliavo, con tutta la mia rabbiosa debolezza contro chi raccontava, dimentico delle mie insistenti richieste, imputandogli la colpa del mio pianto. Ricordo che piangevo con le lacrime copiose.
Crescendo smisi di piangere. E, da allora, non ho pianto più. Mi manca il pianto, i singhiozzi, ma ormai è tardi per i rimpianti.
Che grande debolezza non piangere! Piange Achille, piange Ettore, piange Ulisse.
Forse farete fatica a crederci ma finché cadranno lacrime di commozione o compassione il mondo continuerà a girare. Sembra strano ma al pianto non si può comandare e la cosa peggiore è che i miei occhi lacrimano per il freddo o altro, ma non per un pianto, magari copioso, di commozione o di compassione.
Ma sono sicuro che da qualche parte c'è chi piange amaramente.
Ora che mi ricordo non ho mai pianto per rimorso.
Anche Gesù pianse nel vedere Lazzaro "sepolto" e vedendo Gerusalemme "tradita".
Anche Pietro pianse dopo aver rinnegato per tre volte Cristo.


36 commenti:

  1. Migliore ipotesi per questa immagine: coeur brisé d une maman.

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  2. Non riuscire a piangere è come trattenere un'emozione dentro di sé, quasi cementificarla rendendola priva di sfogo.
    Il pianto talvolta è necessario. Io spero davvero che tu riesca a farlo di nuovo, non perché non facendolo ti dimostri deboli, ma perché forse verrebbero fuori cose che ancora tieni all'interno.

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    1. Io so cosa tengo dentro ma il pianto lo renderebbe più doloroso.
      Grazie Dama.

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    2. Sei proprio sicuro che lo renderebbe più doloroso?
      E se invece riuscissi a liberartene?

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    3. Non posso, non devo liberarmene.
      Ora ti copio un post che mi ha scritto una persona molto amica.

      Allarmato da un tuo recentissimo post con il quale rispondevi ad un’amica comune, ho saputo da poco tempo del terribile dolore che stai soffrendo; ti prego, credimi, non si è trattato di pettegolezzo da forum, ma di un mio presentimento.
      Sembrava che il forum fosse un “mondo” speciale dove il dolore non avesse spazio né presenza se non come argomento di chiacchierate.
      Invece quella notizia, anzi il dolore che quella notizia incorporava, hanno riportato il mondo virtuale nella sua realtà.
      Questa notte, mentre leggevo un libro che riporta poesie e meditazioni di Roberta de Monticelli, mi sei venuto in mente tu, il tuo dolore e l’impossibilità, tutta umana, di consolarlo.
      La poesia è una specie di Requiem, sulla falsariga dell’Eterno riposo che, forse, da bambini recitavamo prima di addormentarci.


      L’eterno riposo
      dona loro, Signore
      e dona un po’ di vita
      un poco di dolore
      a noi, perché nessuno
      se ne vada così, senza un saluto.
      Donaci tu la luce
      di una ferita.


      La felicità non può essere una felicità perduta, Gus. E ci resta, anche se dentro una ferita. Il tuo dolore, quel tuo dolore, è il terribile modo di averla ancora vicino a te, di averla ancora con te.

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    4. Dimentica le cose belle e il dolore cessarà.
      (Questa è la chiave)
      È nel tuo cuore e nessuno te la porterà via anche se dimenichi le cose belle.

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    5. Tutto scorre senza nessuna forzatura.

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    6. Quella tua amica ti ha scritto qualcosa di molto bello. Deve essere certamente una persona sensibile, che questo tuo dolore l'ha capito e sentito. Come solo le persone molto empatiche sanno fare.

      Io non credo, come dice Anna, che le cose belle vadano dimenticate per smettere di soffrire. Le cose belle vanno trattenute il più possibile, semmai cercando il modo di scovarne di nuove, anche se in modo differente. Un abbraccio.

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    7. Anna avrà sofferto molto perché solo chi ha percorso questa strada sa riconoscere il dolore di un altro. Io penso spesso a Bruna e mi riempio di gioia. Come l'ho conosciuta, la sua purezza interiore e spirituale, la semplicità di una bambina e una forza morale straordinaria.

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  3. Molto bello il tuo ricordo.
    Piangere, io ho sempre fatto fatica, oggi ci riesco di più.
    Crescendo ci si rammollisce, direbbero. Secondo me si migliora :)

    Moz-

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    1. Forse si impara a piangere senza lacrime.

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  4. Sono preoccupato quando cose che ci sono nella mia testa le ritrovo scritte su un blog altrui.

    Pensavo alle favole e fiabe, proprio ieri: ho ritrovato su Youtube una fiaba della tradizione italiana che è la mia FIABA è stato un bellissimo emozionante momento amarcord che ho condiviso anche con mia madre. Io amavo tantissimo favole e fiabe, me le leggevano e raccontavano mia mamma e mia sorella.

    L'altro tema era proprio quello delle lacrime, pensando all'abuso di retorica per il bel prestante calciatore pieno di trofei che piange per il flop sportivo dell'anno.

    Ho pensato: "Lasciate le lacrime a noi deboli, voi che siete come degli Dei".

    Io ho sempre pianto tanto, da grande piango per me, perché i grandi non possono piangere, altroché. Da piccolo e ragazzino piangevo, era un modo per lasciare le armi e cercare la pietà di chi mi aveva sconfitto e devo dire, funzionava. Da grande piango, quando ho bisogno di espellere della negatività dal corpo.

    Poi c'è il discorso della commozione, fino a 30 anni per commuovermi mi si dovevano mettere le cipolle, adesso mi commuovo molto facilmente.

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    1. Dopo i 30 anni si diventa piagnoni, confermo. E ci si commuove molto più facilmente. Sarà che conosciamo le emozioni meglio di quando eravamo più giovani.

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    2. "Sono preoccupato quando cose che ci sono nella mia testa le ritrovo scritte su un blog altrui".

      Di fronte a un'esperienza, un momento della nostra vita e altro ci sono reazioni somiglianti. E' normale, non ci sono motivi per preoccuparsi.
      Sono i fatti della vita che cambiano i nostri comportamenti.
      Quando è morta mia moglie, dal malore all'altra vita erano le quattro del mattino. Massaggio al cuore, respirazione bocca a bocca, ambulanza, telefonate ai nostri figli, la sua morte, l'arrivo dei ragazzi spauriti e stanchi, le pompe funebri, la burocrazia, la tomba, carte su carte, senza un attimo di tregua, essì, il pianto diventa un lusso.
      E dopo, ora, domani il pianto resta un lusso.

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    3. Dama, io non riesco più ad emozionarmi, e va bene così.

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    4. Comunque adesso ho capito perché Gus non piangi più...vero, il pianto è stato un lusso, in quei momenti non si ha neanche la forza per piangere.

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    5. La felicità è come vivere dentro una campana di vetro. Non posso concentrarmi sul negativo perché rompendosi la campana scappa subito la felicità.
      Tu stai tranquillo. Sei una bella persona e sarai premiato.
      Ciao.

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    6. Grazie Gus. Ma forse sono stato già premiato e non posso certo lamentarmi :)

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    7. E' ancora presto per sentirsi premiato.
      Non spegnere il desiderio.

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  5. È vero. Anche io piango più facilmente e quando inizio non smetto facilmente. Perché dentro ci sono le lacrime arretrate.

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    1. Con le lacrime arretrate si può fare un lago.
      Qualche anno fa, durante la Messa, dopo l'Eucarestia, carezzavo la fede di Bruna e spuntava una lacrima, subito accompagnata da un terribile dolore alla fronte e alle tempie, da cadere per terra.
      Ora, i ladri hanno rubato le nostre fedi, embé? Io accarezzo il dito.

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  6. Qualcuno un giorno mi disse che le lacrime son fatte della stessa sostanza di cui il corpo ha bisogno in quel momento.

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    1. Meccanismo fisiologico del pianto:
      E' una conseguenza diretta dell'aumentata produzione di adrenalina che accompagna i forti stress e che determina anche aumento della frequenza e forza di contrazione cardiaca, sudorazione, midriasi (allargamento della pupilla), aumento della frequenza respiratoria.
      Nel caso mio sono certo che non aumenta l'adrenalina.
      Io non blocco il processo fisiologico perché non si sviluppa. Non so niente degli altri che non piangono e non
      conosco i motivi. Poi non tutti affrontano le situazioni nello stesso modo, cioè piangendo, ci sono anche coloro che di piangere proprio non sono capaci, trovano però altri modi per liberare le proprie emozioni.

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    2. Anna, stessa sostanza, e che vuol dire?
      Leggenda metropolitana.

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    3. Quando piangi o vuoi piangere c'è uno squilibrio chimico che con le lacrime viene ripristinato. Poi se è fantasia non lo so ma io ci credo in qualche modo.

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    4. Non è un problema. E' risaputo che se hai una congiuntivite il medico prescrive il collirio migliore, quello che stimola la lacrimazione.

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  7. Piangere è un atto naturale di cui non dovremmo vergognarci, mai, proprio come i bambini che attraverso il pianto esprimono le loro emozioni di paura, tristezza, spavento, sofferenza, rabbia e chi più ne ha... e poi, una volta passato il pianto, riprendono a sorridere alla vita. Ciao Gus, bel post.
    sinforosa

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    1. Grazie Sinforosa.
      Non siamo più bambini e se c'è il pianto è difficile tornare a sorridere, anche per il fatto che prima del pianto non c'era il sorriso.
      Ciao Sinforosa.

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  8. Comunque ti ho covato. È roba vecchia ma aspettando quella nuova che ti ho promesso...

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  9. Io paingo spesso senza vergognarmene ma detesto veder piangere gli altri. Non lo sopporto, mi stringe il cuore.
    A te dedico questa poesia di Rimbaud, visto che mi hai scritto che è il tuo preferito:
    "Nelle azzurre sere d'estate
    andrò per i sentieri
    punzecchiato dal grano,
    a pestar l'erba tenera.

    Trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
    e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

    Io non parlerò,
    non penserò più a nulla
    ma l'Amore infinito mi salirà nell'anima
    e me ne andrò lontano,
    molto lontano come uno zingaro,
    nella natura, lieto come una donna".


    Spero di averti fatto sorridere. Un abbraccio

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  10. Chissà, a volte la propria emotività è semplicemente sepolta sotto la cenere fatta di troppi dolori o di uno troppo forte che può averci prosciugato. Vero, le lacrime di commozione ed emozione sono importanti: non so se fanno girare il mondo, sicuramente potrebbero renderlo un posto migliore. Peraltro chi non piange per le tue ragioni e non per assenza di umanità nel profondo della sua anima, ha cmq delle lacrime, solo diverse, invisibili, quelle di un'apatia necessaria per proteggersi forse. In questo caso, non è detto che le lacrime "tradizionali", magari anche di felicità, non possano un giorno tornare a scorrere.

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    1. Quando vado a dormire inizialmente assumo la posizione supina e comincio a pensare. A volte anche un'ora. C'è un momento in cui il pensiero perde di lucidità perché insidiato dal sogno. A questo punto assumo la posizione di fianco, sulla sinistra, e mi ritrovo con gli occhi bagnati dal pianto. Asciugo tutto e dopo questa operazione, massimo due/tre minuti mi addormento.
      Quindi, io piango in un modo diverso.
      Generalmente il pianto è la risposta fisiologica a un'emozione forte, ma cosa dovrebbe emozionarmi? Non ci riesce nemmeno la Juve perché vincendo sempre mi lascia indifferente.

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