martedì 20 febbraio 2018

Sentirsi solo e la solitudine







Tra l'essere solo e percepire la solitudine c'è una grande differenza. Quando sei solo ti manca una presenza, che può essere la moglie o il marito, una fidanzata o il fidanzato. Ne senti la mancanza e la sofferenza ti può schiacciare, ma passa con il cessare della causa che l'ha provocata.
Sentirsi isolati, invece,  non dipende dell'assenza dell'altro, perché i tuoi affetti li hai accanto a te.
Il sentirsi isolato è una sensazione tremenda. Hai tante persone attorno, anche la moglie e i figli, eppure senti una grande solitudine. Significa che il tuo egoismo è incapace di percepire l'amore degli altri.
Questo sentirsi isolato, secondo Cesare Pavese, si cura in un solo modo, andando verso la persone e “donando” invece di “ricevere”. Si tratta di un problema morale prima che sociale e bisogna imparare a lavorare, a esistere, non solo per sé ma anche per qualche altro, per gli altri, per le persone che credi di amare. Finché uno dice “sono solo”, sono “estraneo e sconosciuto”, “sento il gelo”, starà sempre peggio. E’ solo chi vuole esserlo. Per vivere una vita piena e ricca bisogna andare verso gli altri, ascoltare le loro esigenze, i loro desideri e aiutarli a ottenere quello che cercano. 


26 commenti:

  1. http://pensieriequilibrio.altervista.org/vita-piena-ricca-cesare-pavese/

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  2. L'immagine è di Lucrezia de Domizio Durini.

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  3. Da giovane ho provato spesso la sensazione dell'essere isolato, ma era appunto una sensazione circoscritta a dati momenti; fermo restando la valenza della famiglia come porto sicuro. Comunque non è facile donarsi agli altri. Spesso gli altri non vogliono ricevere.

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    1. Sono momenti difficili che si superano crescendo.
      Come dare è complicatissimo.
      Ciao.

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    2. Concordo con Riccardo, spesso sono gli altri che non vogliono ricevere. Anche una parola, una discussione un po' più seria.. é difficile da scrivere qui, ma decisamente penso sia così in molti casi

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    3. A volte sbagliamo senza capirlo, ma può anche accadere che uno venga rifiutato perché è diverso dagli altri e non vuol fare certe cose, o cambiare le sue idee. Si cambia gruppo di amicizia cercando affinità comportamentali.
      Ciao Giulia.

      P.S.

      Mi state facendo fare il medico della mutua.
      Non è facile relazionarsi.

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    4. Purtroppo esiste anche il rovescio della medaglia.Anche donarsi richiede un certo equilibrio tolleranza e pazienza. Non è facile.

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    5. Il donarsi è un atto di amore e non può avere scopi diversi. La modalità è soggettiva.
      Ciao Carolina.

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  4. Che pel post, Gus, bello e vero. Grazie per avercelo offerto.
    sinforosa

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    1. Da bambino, a volte, mi sentivo solo tra i grandi.
      Dopo ho capito che si tratta di un cattivo pensiero da scacciare.
      Grazie.
      Ciao.

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  5. Io per un lungo tempo mi sono sentita sola e sbagliata. E per un altro tempo a lamentarmi di questo. Solo ora sto effettivamente facendo qualcosa.

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    1. Bisogna partire sempre da noi per comprende cosa sta accadendo. A volte si sbaglia anche per troppo amore che ti blocca e non viene compreso dall'altro.
      Ciao Anna.

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  6. Vero, ma vero anche il contrario: a volte si VIENE isolati...

    Moz-

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    1. Il branco tenta di isolare chi non rispetta le loro regole, ma tu lo sai e non senti solitudine perché sei nel giusto.

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  7. Infatti Pavese andò verso gli altri ma non fu capito e morì in un mese in cui Torino era deserta, praticamente solo. Chissà quanti hanno provato, provano e proveranno questo male di vivere.
    Abbraccio siempre Gus

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    1. In un diario "Il mestiere di vivere" Pavese si accorge che il suo modo di approcciarsi non viene accettato e considerandolo un proprio limite si uccide.
      Abbraccio Farfalla.

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    2. Letto! Portai Pavese e Pasolini alla maturità, nel 1972 tantissimi anni fa...
      Buona serata a te.

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    3. Pasolini è un intellettuale di spicco, forse l'unico che aveva compreso lo sfascio dell'Italia.
      Ciao.

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  8. Mara Zambon

    L'ho conosciuta la solitudine,quella brutta terribile in un momento di grave malattia.Ora mi guardo indietro e ringrazio la vita perché dopo la sofferenza è arrivata la guarigione del corpo e soprattutto ,io credo, dell'anima.Io penso che noi saremo giudicati per quanto abbiamo imparato ad amare.

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    8 h


    Gus O.

    +Mara Zambon Il corpo malato finisce per intaccare la sensibilità cognitiva dell'anima. Hai superato il momento difficile e amare è diventato qualcosa che riesci a dare e ricevere.
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.

    +Anna Piediscalzi
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.
    +1
    +Lessia Soroka
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.

    +Vinay Kumar Singh
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.

    +Patty
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.

    +gisella rovere
    Ciao.

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    3 h


    Gus O.
    +1
    +Francesco Grieco
    Ciao.

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    3 h


    gisella rovere

    +Gus O.
    ciao bella sera ✌



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  9. E' che alla fine egoista ti ci fanno diventare.
    Quando aiuti, ti mostri generoso, aperto, sincero...e poi indietro ricevi solo bastonate e delusioni.
    A meno che tu non sia un santo che sa dare senza ricevere, finisce che ti chiudi a riccio. E la prossima volta, prima di donarti, ci pensi 300 volte.
    E' un pensiero che detesto io stessa, ma tant'è.

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    1. Chi si sente aiutato percepisce la sua posizione scomoda e reagisce malamente per orgoglio.
      Il rapporto aiuto-aiutato è molto complesso.

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    2. E' verissimo.
      Proprio domenica sera rispondevo ad una ragazza che dopo essersi fatta in quattro per alcune persone, era stata lasciata da sola.
      Le ho detto esattamente questo, che la gente detesta sentirsi in debito, dover mostrare gratitudine. L'hanno allontanata per questo, per non doversi mostrare riconoscenti.

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  10. Io non mi sono mai sentita sola, almeno per ora, perché ho sempre percepito la presenza delle persone a cui voglio bene intorno a me. D'altro canto, al contrario, soprattutto tra le mie amiche, mi è capitato di percepire il loro sentirsi sole.
    In questo caso si, penso che sia necessario chiedere ed ascoltare la risposta e far comprendere che, nonostante tutto, una presenza su cui contare c'è.
    Tuttavia penso che il più delle volte il sentirsi soli ha a che fare con se stessi e che la soluzione, quindi, possiamo essere proprio noi.

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    1. Concordo. Siamo noi che dobbiamo fare di più.

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  11. Il problema e il mio quesito è solo uno: che fare, che succede quando non hai più nulla da dare perché totalmente prosciugato?

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    1. I fatti negativi della vita spengono la capacità di amare. Qualche errore lo facciamo noi e cattiverie arrivano dagli altri.
      Riflettere e aspettare che l'affettività si riprenda un po' alla volta. Il problema si risolve con un incontro, quello che il tuo cuore andava cercando. A me è successo così.
      Lo ripeto. Sono mie valutazioni personali. Posso anche sbagliare e soprattutto non sono lo psicologo della mutua.
      Ciao Federica.

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