domenica 12 marzo 2017

Di nuovo la radiosità




Ieri sera, tornando a casa dalla parrocchia, dove era stata celebrata la santa messa, ero in compagnia di una ragazza bellissima e di una persona anziana e esteriormente non bella. La ragazza parlando e commentando il brano del Vangelo mi è apparsa inadeguata, goffa, quasi brutta. L'altra ha detto delle cose a me sconosciute e mentre parlava i suoi occhi diventavano luminosi, i movimenti del corpo armoniosi, la voce calda e penetrante. Era diventata bella, anzi bellissima.
Viste esteriormente determinate pratiche penitenziali che erano comuni in epoche più antiche, appaiono impensabili ad una cultura inquinata dal pensiero psicanalitico ateo come è divenuta la nostra. Il diavolo è il miglior psicologo, peccato che non abbia alcuna intenzione di amare.
In realtà, se leggi Teresa di Gesù bambino vedrai che le massime penitenze che si "imponeva" consistevano nello star dritta a tavola senza poggiare la schiena. E le pesava la recita del rosario come preghiera personale (il rosario sarebbe eminentemente comunitaria). Questo per dire che la diversità di esigenze (e i lumi si possono avere solo pregando, e con fede) può fare apparire una penitenza "assurda" agli occhi dell'uomo moderno.
L'obiettivo della penitenza è una mera mortificazione, non l'affliggimento di un danno corporale. La mortificazione ha come unica utilità di regolare l’eccessivo attaccamento alle cose, ed accrescere la carità e le altre virtù, non quella di ricercare un dolore fine a se stesso.
Papa Wojtyla non era un “intellettuale”: era una persona più vicina al linguaggio poetico che a quello analitico, ed evidentemente trovava utile determinate penitenze, come può esserlo starsene un po’ al freddo, o in una corsia di ospedale, per sentire cosa soffre chi è senza tetto o chi vive una malattia terminale. L’importante è la carità, il resto sono mezzi.


29 commenti:

  1. Riconoscere la presenza di Cristo è un lavoro.

    Esso consiste nel prendere continuamente iniziativa per riprendere il valore di questo avvenimento per la nostra esistenza.

    Normalmente noi, invece di riconoscere la presenza di Cristo, ci facciamo delle immagini di come dovrebbe essere, che finiscono per essere superate e distrutte.

    Così chi si stanca, perché non capisce come vorrebbe, se ne va.

    Chi invece segue, cambia, e tutto per lui si trasfigura.

    Alla radice del nostro errore c'è un'idea sbagliata del trascendente che ci porta a diventare fondamentalisti. Persone che vedono il cristianesimo come una verità che si impone alla ragione dall'esterno.

    Invece occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto.

    La bellezza è il fascino del vero . L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa di più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre immagini.

    Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare.

    La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.

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    1. Per i cattolici Dio è il nostro Padre e dobbiamo tornare a Lui.
      Per i cattolici Dio è la Verità che ci indica come dobbiamo vivere.
      La nostra coscienza è già scritta. E'unica. Tutte le altre coscienze sono individuali e diverse. La Verità è nei Comandamenti, nelle Scritture e soprattutto nella vita di Cristo. In ogni nostra azione chiediamo al Padre se stiamo operando nella Verità, oppure se stiamo sbagliando. Lo sbaglio è un errore e teologicamente si chiama peccato.
      Il peccato è fare male a se stesso o agli altri. Il prossimo non è una cosa vaga. Il prossimo non è solo la persona amica. Il prossimo è la persona che hai accanto in ogni occasione della tua vita.

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  2. S. Tommaso D'Aquino indicava tre requisiti della bellezza: integrità, simmetria e, così traduce Croce, chiarezza. Joyce invece, più intelligentemente, traduce la terza parola con radiosità, indicando la capacità che la bellezza ha di comunicare qualcosa che non si vede, il potere cioè di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Finalmente ho capito Tommaso quando parla del potere di emanare qualcosa che nell'oggetto si annuncia, ma non si identifica con i suoi aspetti sensibili. Tommaso parla del bello dentro, del bello interiore quando diventa speciale. Il bello fuori diventa inutile, ininfluente. Il bello fuori se non è illuminato dalla bellezza interiore diventa monotono, ripetitivo fino ad annoiare. Bellissima la parola radiosità che esprime infatti una continua speranza di luce nuova e di maggiore bellezza, di una bellezza che non muore mai, ma che si rinnova nel tempo. Infatti, quando vedi che una persona è radiosa, è bella e non ha età.

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  3. PaoloVI rivolgendosi agli artisti dichiarava:
    " Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non affondare nella disperazione.
    La bellezza come la Verità unisce le generazioni e le congiunge nell’ ammirazione.
    Noi abbiamo perso ormai la capacità di stupirci,
    abbiamo perso la capacità di meravigliarci, avvolti come siamo all’interno dei meccanismi di una vita frenetica intensa e chiusa nei suoi piccoli orizzonti.
    Gli uomini non saranno più capaci di stupirsi di nulla e di fermarsi sulla realtà e i suoi segreti".

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  4. A questa ricerca sincera, Dio ha risposto, rendendosi visibile e accessibile in un uomo, l'uomo chiamato Gesù. "Chi ha visto me, ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me". Lui è l'immagine vera di Dio, lui è la VERITA', come usa dire san Giovanni, cioè la manifestazione reale e concreta di Dio all'uomo: "Se conoscete me, conoscete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto". Tutto quello che Dio voleva dire all'uomo, lo ha detto tramite Cristo: "Le parole che io vi dico, non le dico da me". Tutto quello che Dio vuol fare per l'uomo, lo fa tramite Cristo: "Il Padre che è in me compie le sue opere". In sostanza, alla fine Gesù dirà: "Io e il Padre siamo una cosa sola" (Gv 10,30).

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  5. ANDREA OPPO
    DOSTOEVSKIJ: LA BELLEZZA, IL MALE, LA LIBERTÀ.
    Un percorso filosofico in tre tappe



    "Dostoevskij: la Bellezza, il Male, la Libertà" è un percorso filosofico-teoretico diviso in tre parti all'interno del pensiero di F. M. Dostoevskij, seguendo altrettante tematiche-chiave del grande scrittore russo: la Bellezza, il Male e la Libertà. Attraverso la lettura dei tre grandi romanzi della maturità (L'Idiota, I Demoni e I Fratelli Karamazov) e le analisi che i suoi più grandi interpreti, specialmente in Russia, hanno dato di lui, questo percorso si propone di rintracciare, dentro alcune idee e analogie ricorrenti, le più autentiche sorgenti filosofiche di un autore al quale, secondo Nikolaj Berdjaev, "forse la filosofia ha insegnato poco, ma la filosofia ha molto da imparare da lui".


    1. Quale Bellezza salverà il mondo? L'Idiota di Dostoevskij e un difficile enigma

    2. L'idea di male assoluto nei "Demoni" di Dostoevskij

    3. La vera anima del genio crudele. Scavando al fondo dei Karamazov





    1. "Quale Bellezza salverà il mondo? L'Idiota di Dostoevskij e un difficile enigma"

    "È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?"
    F. M. Dostoevski, L'Idiota

    Raramente una frase sola ha avuto tanta fortuna di per se stessa. "La bellezza salverà il mondo" afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij [1]. Eppure quella stessa frase, ancor oggi citata infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti fino a farne quasi scordare il suo proprio, nel testo originale ha una rilevanza ambigua: è quasi un'evocazione lontana, ricordo di qualcosa di non ben definito. Apparentemente di poca importanza.
    L'enorme letterarietà di quelle parole - che le fa scontate, popolari, immediate ad una semplice analisi e allo stesso tempo indizio del peggior rompicapo - è solo uno dei segni della genialità del suo autore. Il "genio crudele" Dostoevskij (definizione resa famosa in Russia dal critico Michajlovskij [2]) mostra qui, nella sola concezione di quella frase, il primo dei suoi due attributi. "La bellezza salverà il mondo". Cosa intendeva far dire Fëdor Michajlovic al suo principe idiota? Di quale bellezza si sta parlando? E in che senso "salverà" il mondo?
    Non è certo un terreno vergine quello che si sta affrontando. Tutti i commentatori di Dostoevskij o quasi non hanno rinunciato a dire la loro, facilitati in tanti sensi dal mistero di quelle parole e dalla generale reticenza dello scrittore russo che apriva il campo a molte interpretazioni. C'è poi da aggiungere che il tema della bellezza, nella tradizione russa, assume valori sofianici e iconografici capaci di incanalare la questione su binari ben tracciati. Lo stesso termine krasotà (bellezza), in russo, così come l'aggettivo krasìvyj (bello) hanno un significato molto più specifico di quello che percepiamo nella traduzione italiana.
    Allo stesso tempo, quasi un enigma nell'enigma, tutta la vicenda dello scrittore Dostoevskij non si può mai riferire a dei sicuri schemi interpretativi: lui, il più russo di tutti e il più estraneo a quella tradizione al contempo [3]; il più analitico in certi passaggi come pure profondamente allusivo e ambiguo in altri [4].
    In tal senso la fortuna occidentale della frase "La bellezza salverà il mondo" non è riconducibile soltanto all'Idiota né alla tradizione russa tout court. Per sé sola vive e si tramanda. E una sua interpretazione deve per forza tentare vie diverse, così come diversa e profondamente instabile - Bachtin docet - è la visione dostevskiana delle cose, espressa di volta in volta da un unico o da più personaggi nei suoi racconti [5].

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    1. Si parla quindi della Bellezza, ma è invece il "mondo" che appare da subito come un elemento tutt'altro che banale in quelle parole. Nella costruzione russa della frase, "Mir spasët krasotà", l'autore con una anastrofe inverte oggetto e soggetto, "Il mondo salverà la bellezza", quasi a voler sottolineare che il punto centrale in tutto ciò di cui si sta parlando non è esattamente la bellezza.
      Prima ancora d'aver cominciato, il primo passo dentro il rompicapo già ci ribalta tutto.
      E poi c'è la parola stessa "mir", che in russo - fatto curioso - ha due significati: mondo e pace. L'universalismo della cultura russa sembra discendere o incarnarsi nella lingua stessa, laddove l'aspirazione all'armonia concorde dell'umanità coincide con l'umanità stessa, il mondo. Il punto centrale è dunque che il mondo sarà salvato dalla bellezza: una profezia "linguistica" in questo caso si avvererà e il semplice mondo/mir diventerà la pace/mir. Questa - come andiamo a spiegare - è la prima vera questione in gioco.
      "L'idea centrale del romanzo - scrive Dostoevskij in una lettera alla nipote Sonija Ivanova - è di descrivere un uomo assolutamente buono. Nulla ci può essere di più difficile al mondo, specialmente ai nostri giorni (...) Tutti gli scrittori che hanno cercato di rappresentare il bello assoluto, hanno sempre fallito, perché è un compito impossibile. Il bello è l'ideale, e l'ideale, sia da noi che nell'Europa civilizzata, è ancora lontano dall'essersi cristallizzato" [6].
      La prima strada che si apre davanti a noi è quella della bellezza come ideale. Tra il bello e il bene esiste un legame misterioso, inafferrabile e indistruttibile. La "Bellezza", intesa in senso "schilleriano", è un concetto universale. Ad essa è affidato il potere di ricomporre in un'unità armonica il disordine fondamentale della realtà, rendendola capace, così, di rivelare un senso ultimo al di sopra del suo stesso caos. In tal senso l'idea della bellezza per Dostoevskij coinciderebbe con quella che da Platone ("Il bello è lo splendore del vero"), passando per lo Pseudo Dionigi Aeropagita ("Dio ci concede di partecipare alla sua propria Bellezza") si innesta poi saldamente nella tradizione russa con la nota raccolta ascetica conosciuta come "Filocalia" e nella tradizione di Alessandria costruisce una vera e propria "iconosofia": una grandiosa Teologia della Bellezza per la quale penetrare l'essenza delle cose vuol dire essenzialmente contemplarne la bellezza perfetta.
      In questa direzione, seppure da diversi punti di vista, interpretano le parole di Dostoevskij Vladimir Solov'ëv [7] e Pavel Evdokimov [8]. Anche se proprio quest'ultimo non aveva lasciato cadere nel vuoto l'obiezione fondamentale posta dallo stesso Dostoevskij per bocca di Ippòlit: "Il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza! (...) Quale Bellezza salverà il mondo? Siete un cristiano fervente voi? Kolja dice che voi stesso vi attribuite il titolo di cristiano" [9].
      Così commenta Evdokimov: "La Bellezza è un enigma, e se è vero che la bellezza salverà il mondo, Ippòlit chiede di precisare 'quale bellezza'. La bellezza, nel mondo, ha il suo doppio. Anche i nichilisti amano la bellezza... come pure l'assassino Pëtr Verchovenskij" [10]. E lo stesso Dostoevskij nei successivi Karamazov avrebbe addirittura fatto dire a Mitja:

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    1. L'argomento è interessante. Anche quello che ho imparato su Dostoevskij. Andava riscritto perché la ferocia di qualche utente venga sconfitta.

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    2. Inoltre la ferocia pensa che io debba vergognarmi.
      La prepotenza di due belve che vengono a sbranarsi sul mio blog.
      Non hanno una loro casa?

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    3. Ciao Gus, perché vergogarti? Tu scrivi ciò che fermamente credi, e le belve, ricordati, vanno a "stanare" le loro prede nei loro rifugi...
      Mentre hanno le loro "tane" ben sicure, sono a prova di un normale e non offensivo confronto...
      E si lamentano pure...
      La bellezza, e'a nel essere a posto con la coscienza e non con le ignomie che infliggono a chi ancora crede in loro, a chi da a loro non una ma cento possibilità di rapportarsi civilmente.
      Bacio Gus.

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    4. Ah. Non illuderti, penso, che non verra' sconfitta, il "buio" e' sempre in agguato...ti danno una carezza, tenendosi dietro la schiena un coltello pronto a colpirti, nel profondo del tuo cuore, della tua sensibilità e della tua vita personale.

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    5. Non sono credibili. Solite e assurde malignità.
      A Google-Blogger piace che un utente onesto debba scrivere dall'interno di una gabbia che chiamano moderazione. Ipocriti!

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    6. Fiorella, il vergognarsi è l'accusa di una belva che ha ricevuto a suo tempo il mio indirizzo mail, mi ha tormentato incredibilmente e poi a suo dire l'ha eliminato. Ora lo rivuole per seguitare il suo sporchissimo gioco.
      L'altra persana si vanta di averne due e lo dice per imbestialire l'amica di merende offensive. E vengono a farlo nel mio blog. Questo piace a Google-Blogger.

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    7. Giusto, solite e assurde malignità.
      Gus, io me ne frego altamente, il mio blog non e' moderato, e per quanto possano venire a scrivere, sanno che io cancello.
      E delle loro cattiverie, sai che me ne faccio?, come mi disse una tipa della mia amicizia? "carta igenica" almeno serve a qualcosa.
      Io non mi faccio ingabbiare da nessuno, io volo dove voglio, in perfetta liberta'...
      Stai sereno, Gus, anche se so, che certe volte, ti tirano per i capelli fino all'esasperazione, ma fregatene, tu sai come sei, noi lo sappiamo

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    8. A me non sta bene il modo di gestire un blog da parte di Google. Quello che scrivono non è presentabile agli altri utenti che frequentano il blog e non sono un cane da guardia cancellante.

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  7. Fiorella, quello che scrive e non pubblico viene eliminato dal blog, ma resta nella mia mail. Lì non cancello. La moderazione non significa che una belva possa scrivere impunemente quello che vuole.

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    1. Giusto Gus, tu fai bene cosi.
      Dai Gus, stanotte e luna piena, ho scattato alcune foto, non pensare alla luna, dei "lupi mannari" ma alla luna, cosi splendente e radiosa densa di significati e anche un po' di malinconia...di quello che era e non e' piu' ma che e' sempre splendente per chi ha il cuore puro e sincero, la luna non e' cosi fredda, ma può essere un avvicinarsi ogni notte ai nostri amori, ai nostri cari.

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  8. Non hai ricevuto o hai cancellato il mio commento su Papa Wojtyla?
    Io lo ribadisco : era un Papa politico ed espresse al massimo il suo pensiero quando si fece fotografare sul balcone con Pinochet.
    E lo hanno pure fatto santo!
    Cri

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    1. Ricordo bene il tuo commento e ho risposto. Tu avrai notato che sono stato costretto a eliminare 2 post a causa di liti furibonde tra due persone e continue offese alla mia persona. L'atteggiamento del Papa è controverso ma quell'episodio è sgradevole. Un cattolico è tenuto all'obbedienza verso la Chiesa e sono tranquillo perché Dio sa chi ha peccato.
      Ciao Cri.

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    2. Non ho visto i commenti : ce l'avevano con me?
      Ciao.

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    3. No. Parlavano ( si fa per dire ) fra di loro e il post è diventato impresentabile.
      Andassero a scannarsi da un'altra parte.
      Ciao Cri.

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  9. Molto giusto ..., l'importante è la carità che non si riconosce più..gli altri sono mezzi..
    Mortificarsi a volte serve, ma non ne conosciamo neppure più il significato...
    Le apparenze , le apparenze sul tutto e il resto è..noia...
    Un abbraccio enorme e grazie!

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    1. La carità è una conseguenza dell'amore verso il prossimo, cosa rara a praticarsi.
      Bacio Nella.

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  10. San Paolo canta: l'Inno alla Carità. L'Inno all'amore. A volte lo ricordiamo come fosse una cosa scontata da recitarsi a memoria. Ma la carità(da non confondersi con l'elemosina) è un gesto che è anche sacrificio. Esempio vero. Una delle mie nipotine, aveva allora 8 anni, venne con me a trovare il nonno Guido. Già anziano e stanco. Il quale per far festa alla bambina la invitò a mangiare una fetta di panettone. Antonella mi guardò con sguardo implorante e io, sempre con lo sguardo, le feci capire che non si poteva dire di no al nonno. Non l'avrebbe capito. Antonella, sorrise al nonno e mangiò la fetta di panettone. Penso sia stato anche l'ultima della sua vita. Ecco per l'Anto è stato un gesto di Carità, un gesto d'amore verso un nonno che ormai si avviava al traguardo della vita.
    Sono rimasta colpita dal tuo racconto, Gus, sulle sofferenze di Bruna alle quali hai assistito e averlo condiviso con noi,in tutti questi anni lo avevi fatto qualche volta con brevi accenni. Anche questo è carità condivisa. La carità non è donare i vestiti che non ci vanno più bene anche se magnifici, ma è una carezza, una frase dolce accompagnata con un sorriso a chi ti tende la mano nella sofferenza.
    Se nel nostro cuore canta la bellezza di Dio dell'universo, la vita diventa dono, diventa stupore, la vita non è comunque mai inutile, ma un dono prezioso che possiamo trasfigurare come cantava ieri il Vangelo di Matteo. E nel sacrificio anche se piccolo ognuno di noi sentirà il Padre compiacersi riconoscendoci Suoi Figli. Buonanotte Gus caro. Bacio.

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    1. San Paolo ha fatto tanto per la Chiesa.
      Bacio Lucia.

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  11. Ciao Gus, penso che la carita' e benevolenza, viene troppo spesso presa come debolezza e alcune persone riescono fare si che che carità e benevolenza vengano ritorte contro, con cattiveria e malignità, non pensando a chi e cosa a loro viene donato...
    In questo mondo che chi e' sempre pronto ad aprire le sue "porte" alla fine viene preso per persona, senza "nervo", paurosa e pusillanime.
    Ma non sanno, di quello che perdono, e quando l'hanno perso, almeno da parte mia, e' perso.
    Bacio Gus.

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    1. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
      ma non avessi la carità,
      sarei un bronzo risonante o un cembalo squillante.
      Se avessi il dono della profezia
      e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
      e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
      ma non avessi la carità,
      non sarei nulla.
      Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
      se dessi il mio corpo per essere arso,
      e non avessi la carità,
      non mi gioverebbe a nulla.
      La carità è paziente,
      è benigna la carità;
      la carità non invidia, non si vanta,
      non si gonfia, non manca di rispetto,
      non cerca il proprio interesse, non si adira,
      non tiene conto del male ricevuto,
      ma si compiace della verità;
      tutto tollera, tutto crede,
      tutto spera, tutto sopporta.
      La carità non verrà mai meno.
      Le profezie scompariranno;
      il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
      conosciamo infatti imperfettamente,
      e imperfettamente profetizziamo;
      ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.
      Quando ero bambino, parlavo da bambino,
      pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
      Da quando sono diventato uomo,
      ho smesso le cose da bambino.
      Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
      ma allora vedremo faccia a faccia.
      Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
      come perfettamente sono conosciuto.
      Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
      ma la più grande di esse è la carità.
      S. Paolo – Prima lettera ai Corinzi 13,1

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    2. Ciao Fiorella.
      Non c'è migliore risposta.
      Bacio Fiorella.

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