mercoledì 22 giugno 2016

La Violenza sostituisce l'Autorità

 
 
 
 
 
 

 
La morte dell'autorità può anche piacere alla cosiddetta generazione del sessantotto, la quale ha cercato di divorare i padri, le leggi, prescrizioni e precetti.
Vivere in questa condizione dà una specie di ebbrezza, che agli inizi è molto piacevole.
Ma l'euforia non dura mai a lungo. Chi divora padri e tradizioni finisce per generale dei padri più mostruosi che pretendono obbedienza fino alla morte.
In Italia non esiste più autorità, esiste, invece, uno sterminato potere. Tutti ne hanno. Il ministro, l'industriale, l'impiegato della posta, il ladro, il giudice e il banchiere. L'immagine televisiva, il libro che finge di non avere scopo,  la musica ripetuta fino all'ossessione, il disco o il vestito amato dai ragazzi di quindici anni.
Il Potere non ha un volto riconoscibile: è anonimo, vuoto, gelatinoso, vischioso, e aderisce a coloro che lo desiderano e anche a coloro che non lo amano.
Se tutti hanno potere, nessuno lo afferra. Così è lui che ci possiede, senza che noi lo sappiamo.
Poche epoche come la nostra sono state così schiave della soggezione e del fascino del potere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


7 commenti:

  1. Migliore ipotesi per questa immagine: make up occhi marroni

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  2. Le tue immagini e quindi, le tue preferenze sono rivolte a donne brune, molto truccate. E' il tuo ideale femminile?
    Autorità-Potere:
    Pasolini in un suo brano dice che i giovani uno li educa col suo essere, non coi suoi discorsi. Più semplicemente vale più l'esempio che centomila parole. C'è stato in Italia, e non ai tempi del sessant'otto un Potere autoritario...se ne parla ancora oggi, ma io desidero esprimermi su ciò che conosco e vivo. Riconosco l'autorevolezza in persone che stimo e queste hanno anche un certo potere su di me.E'lo stesso potere che il cuore riconosce come sua esigenza.
    Il potere del gruppo, della moda, dell'innamoramento tutto questo lo riconosco in mia nipote (16 anni)
    C'è un detto che dice "Il potere logora chi ce l'ha"


    La cena è pronta, magari continuo dopo, se non guardo la partita, ma sarà difficile. Leggerò il tuo commento e poi deciderò...
    Bacio

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    1. Niente partita sono andata a sentire Caron. Mi sono acciaccata perchè lui non è presente ma è un video.Quindi testa in alternativa al mr. che hai davanti, destra, sinistra e sempre gli occhi attenti al video e anche le orecchie.Ha ripreso il tema degli enercizi a Rimini.
      Riprendo parlando dell'autorità: noi ne siamo figli.
      C'è un profondo bisogno che noi distruggiamo fino all'ultima pietra l'immagine di autorità quasi che si trattasse di individui chiusi dentro una torre da cui lanciano segnali, da cui guidano l'andamento delle cose. L'autorità, la guida, è il contrario del potere, non esiste in essa neanche una virgola della parola potere. Per questo, di fronte al concetto di autorità, nel popolo di Dio è assente completamente, a qualsiasi livello, ogni riflesso di timore. Al potere corrisponde il timore e uno per liberarsi dal timore deve infischiarsi del potere: Frasi del Giuss: bravo!)

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  3. Cerco lo sguardo. Non ho ideali particolari. E' giusto, si educa con il comportamento, le parole si dimenticano o si odiano quando vengono contraddette da una diversa realtà di vita. Aspetto trepidante la tua decisione.
    Bacio.

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  4. Ciao Gus.
    Sai che non ho capito esattamente cosa vuoi raccontarci con questo post?
    Il potere è qualcosa che ancora non comprendo bene...forse è questo il motivo.
    Abbraccio carissimo, buon Giovedì.

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    1. Prova a leggere i libri di Hannah Arendt. Mi interessa molto la discussione su violenza e potere, due termini quasi sempre associati tanto che è diventato un luogo comune affermarne la intrinseca connessione.
      Non so se ho capito bene quello che la Arendt sostiene, ma mi sembra che operi un rovesciamento di questo postulato sostenendo appunto che la violenza è solo uno strumento.
      La Arendt nota come ci sia sempre stata una generale riluttanza ad occuparsi della violenza in sé, difatti esiste un consenso generalizzato fra i politologi sulla affermazione che la violenza è "la più flagrante manifestazione del potere" e Max Weber ha definito lo stato come "il dominio degli uomini sugli uomini basato sui mezzi di una violenza legittima o quanto meno ritenuta legittima".
      E considera strano questo consenso a meno di non rifarsi alla valutazione data da Marx dello Stato come strumento di oppressione nella mani della classe dominante.
      E' opportuno a questo punto definire cosa intendiamo per potere altrimenti non ci si capisce più una mazza.
      La Arendt dice che noi non distinguiamo fra parole chiave come "potere", " potenza" ," forza", " autorità", e "violenza".
      Le quali invece rispondono a proprietà diverse ed usarle come sinonimi ( a proposito) falsa la prospettiva storica e determina una sorta di cecità rispetto alla realtà a cui fanno riferimento.
      In sostanza tutti i termini enumerati sopra finiscono per identificare un'unica cosa e cioè "i mezzi attraverso i quali l'uomo domina sull'uomo".
      La Arendt fa una distinzione sostanziale tra tutti quei termini:

      potere = alla capacità umana di agire di concerto.
      Non è mai una proprietà individuale, ma di un gruppo e continua ad esistere finché il gruppo resta unito;

      potenza: indica invece una proprietà al singolare, che può essere relativa ad un oggetto o ad una persona e appartiene alle sue caratteristiche individuali. Si può realizzare in rapporto ad altre cose o persone, ma non dipende da loro;

      forza: che viene usato spesso come sinonimo di violenza deve essere riservata solo alle "forze della natura" o " la forza delle circostanze", cioè per indicare forze sprigionate da fenomeni naturali o sociali;

      autorità: è un termine secondo la Arendt che viene più spesso usato a sproposito e la sua specificità è "il riconoscimento indiscusso da parte di coloro cui si chiede di obbedire" in assenza di qualsiasi coercizione o persuasione;

      violenza: si distingue per il suo carattere strumentale ed è quella che più si avvicina alla forza individuale poiché " gli strumenti di violenza sono creati allo scopo di moltiplicare la forza naturale finché, nell'ultimo stadio del loro sviluppo, possano prenderne il suo posto.
      Il potere dunque è caratterizzato dall'agire insieme ed ha quindi a che fare con la politica.
      Si può legittimamente parlare di politica e di potere soltanto in presenza di una pluralità di individui che agiscono insieme.
      Dove non esiste la pluralità e l'agire comune in uno spazio pubblico e libero ( in assenza di questi due presupposti si riduce alla pura naturalità) si configurano regimi autoritari in cui impera la violenza e non si può parlare né di potere né di politica.


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  5. Grazie Gus.
    Ho letto (dopo il tuo suggerimento) la sua vita, è una gran donna, originale e profonda.
    Ma mi piace anche ciò che hai scritto tu e ti ringrazio. Ciao.

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