lunedì 11 gennaio 2021

Una stanza vuota

 


Nell’attuale società i desideri sono eterodiretti e i sentimenti effimeri rapidamente consumati.
Le emozioni pur irrinunciabili a una vita piena e alla conoscenza sono svalutate dalla supremazia tecnologica; l’insoddisfazione e la solitudine si placano con beni materiali da cui poi siamo posseduti.
Certi stati emozionali sono negativamente percepiti come associati alla vulnerabilità della psiche e all’indecifrabilità dei processi psichici. Si vorrebbero curare con gli psicofarmaci le forme dell’infelicità esistenziale, esperienza che andrebbe vissuta e interpretata per un cambiamento, né so quando possano giovare le meditazioni orientate all’apatia del vuoto mentale o l’adeguarsi a ruoli, ideologie e false coscienze prestabilite al fine di non essere considerati devianti de-omologati.
Non s’intraprende un processo autoconoscitivo alla ricerca di un’autentica identità in divenire e l’egocentrismo postmoderno indica solo valori da leadership.
Si vivono insoddisfacenti rapporti con gli altri.
Gli scambi conversazionali sono limitati a futilità e la comunicazione familiare può scadere in patologici circoli improduttivi. Spesso si disconosce o fraintende la vitalità creativa di elementi verbali come l’humour e l’ironia.
I bisogni affettivi sono spesso spenti da uno stato di conflitto tra la chiusura individualistica e l’apertura alla condivisione sociale. Ma imparare ad amare è un’arte che si apprende sul campo.
I sistemi di comunicazione sono sempre più raffinati ma c’è il rischio che si decomponga la capacità di comunicare dal vivo o in modo strutturato. Importa l’uso che ne facciamo: da gioco fine a se stesso a confronto delle idee e disvelamento di identità pur virtuali ma dove possono emergere anche aspetti inconsci della nostra personalità.
L’uomo ha invano tentato di sottomettere la vita emozionale a quella razionale –realistica. Ma che vale la ragione senza il cuore? Intelligenza, sensibilità, immaginario, devono interagire. Solo le passioni sono il sale della vita che ci fa cogliere qualcosa di noi e degli altri.
Oggi, come notò Pascal, “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”. Per momenti meditativi che rielaborino fantasie, percezioni, impressioni ecc. Per riesaminare la propria visione del mondo da cui discende il nostro gioire e soffrire che ci rendono vitali, per conoscere i propri modi conoscitivo-emozionali, per ridefinire e affinare quelli comunicativo-relazionali strumento essenziale della vita. Domina un parlare automatico e prevedibile e le questioni serie sono tabù. Non svendiamoci con tediosi affabulatori privi di humour e lievità e ci siano care le persone con cui è possibile sintonizzarci anche per un fugace incontro. Si teme il giudizio o di ammettere la nostra fragilità e il bisogno dell’altro. Una condivisione di emozioni e sentimenti pur avventurosi sarebbe vincente per una consapevolezza non elusa con evasioni e disimpegno.


49 commenti:

  1. Ho paura di essere solo. Ho paura di essere lasciato solo in una stanza vuota. È bello quando c'è una famiglia e molti amici che aiuteranno nei momenti difficili, sosterranno e daranno consigli.

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    1. Irina, la stanza vuota è una metafora della mancanza d'amore dell'umanità intera.

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    2. Come puoi amare tutta l'umanità? Amare l'umanità significa non amare nessuno!

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    3. Tutto significa non escludere nessuno.
      Chi è il tuo prossimo? La persona che ti sta vicino.

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  2. Io credo che questa paura di redtsre soli a pensare sia figlia da u lato dalla frenesia del nostro tempo, frenesia accentuata anche dalla velocità comunicativa dei dispositivi elettronici di oggi, ma anche dall'altro lato da una solitudine profonda dell'uomo tale da creare ansia al solo pensiero di essere solo con se stesso perché soli con noi stessi si riesce s farlo se non si è soli sempre nella vita. tornare a rivalutare i sentimenti ed una solidarietà non solo economica credo sia la soluzione

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  3. I sistemi di comunicazione sono sempre più raffinati ma c’è il rischio che si decomponga la capacità di comunicare dal vivo o in modo strutturato.

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  4. La comunicazione verbale, ormai soppiantata dai mezzi tecnologici e dai social, si fa sempre più problematica. Vai in un qualsiasi ristorante e osserva quello che c'è intorno: la gente non si guarda più negli occhi, non ride più fino ad avere male sulla pancia, si stufa subito di chi gli sta davanti. In compenso, hanno sempre le dita sui tasti del telefono, ormai diventati un prolungamento delle loro stesse braccia.
    Dobbiamo stare tutti attenti a non farci fagocitare e prediligere ancora il rapporto umano a quello puramente virtuale.

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  5. Amare la vita e desiderare la felicità: sembra ovvio, e tuttavia è proprio quello che accade alla maggioranza di noi? Finché si è bambini è forse più facile, ma poi le cose si complicano e capita di cadere in situazioni che ci portano a odiare la vita e a una profonda infelicità. Le ragioni di questo sono tante e spesso svolgono un ruolo determinante le circostanze esterne, ma molto dipende da noi e dalle nostre scelte. In realtà ogni uomo è naturalmente orientato alla ricerca della felicità, ma, nell’urgenza di trovarla, finisce per soddisfare bisogni effimeri imposti dall’esterno, come il denaro e il successo, o per seguire insegnamenti e perseguire obiettivi che non sono fatti per lui.
    Sul filo della Regola di san Benedetto, Dom Guillaume ci guida in un percorso attraverso i meccanismi che giorno dopo giorno ci chiudono in una gabbia sempre più soffocante. Perché oggi l’uomo è tutt’altro che libero. La strada per la vera libertà, e dunque per una felicità piena e feconda, passa per una profonda conoscenza di sé: la consapevolezza dei doni ricevuti, dell’importanza del proprio ruolo nella comunità dei viventi, ma anche di questo desiderio di vita e felicità che ci abita e rappresenta il potente motore che, correttamente indirizzato, ci spinge a crescere e a vivere davvero.

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  6. Ho l'impressione che l'umanità stia correndo verso qualcosa di sconosciuto e forse la causa è la paura di vivere.
    Sta scomparendo la cultura della sostanza a favore dell'apparenza, sia in campo professionale che umano.
    Non conta più quello che si sa fare davvero o come ci si comporta,ma solo come e quanto si appare, a qualsiasi costo, con qualunque mezzo lecito o illecito.
    Si è prodotta una cultura dell'Io a danno di quella del collettivo.
    E' chiaro che nell'io tutto annega nella solitudine esistenziale, compresi i valori effimeri che ne derivano.
    I ragazzi seguono la strada che noi percorriamo davanti a loro:
    deserte autostrade e cattedrali tra le dune.
    Si sta diffondendo una distorsione per cui sembra più interessante fingere ciò che non si è piuttosto che vivere ciò che si è.
    C'è una disaffezione nei confronti di noi stessi che credo sia una conseguenza del fatto che oggi vengono offerte milioni di sollecitazioni sulla realtà, ma è molto difficile imbattersi nella proposta di un significato della stessa. E senza significato la realtà diventa arida, povera, non provoca più alcuna attrattiva.
    La ricerca dell'effimero avviene perché ai giovani abbiamo dato tutto e non conoscono il sacrificio della conquista, ma ciò è il risultato del boom economico periodo in cui sono cresciuti genitori ed insegnanti che hanno anticipato i loro desideri senza alcuna richiesta.
    Così facendo si spegne il desiderio. Sì, anche della vita.

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  7. Il sarcasmo e l'ironia quando non riflessi nell'autoironia, cioè percepibili dall'interlocutore come tali, possono produrre effetti disastrosi. La permalosità, la cecità, l'ipocrisia, l'ignoranza, l'arroganza, la semplice stupidità, possono rovinare molti rapporti. Ma, del resto, perché dovrei continuare ad aver rapporti con permalosi, ciechi, ipocriti, ignoranti o semplicemente stupidi? ;)

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    1. Si incazzano subito e non spiegano nemmeno il motivo. Permalosi e scorretti. Giusto, perché relazionarsi con questi superbi stupidi?

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  8. Dunque, anche io troppo spesso inseguo beni materiali, inseguendo una felicità che è non è la vera felicità.
    Perchè la felicità sembra l'obiettivo, il fine, invece è un mezzo. Bisogna vivere con felicità. E' un pensiero che ho letto in un libro e ho apprezzato molto.
    Questo rende anche soddisfacenti i rapporti personali.
    Se si è di animo gioioso e se si è felici, il sorriso può contagiare facilmente.

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    1. Abbiamo sperimentato come la noia pre-Covid fosse una cosa bella, tanto che la desideriamo, non possiamo più vivere con la mascherina anche quando si va al bagno.

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  9. Una disanima perfetta la tua, sulla società di oggi. "Spesso si disconosce o fraintende la vitalità creativa di elementi verbali come l’humour e l’ironia." quanto è vero Gus, l'ironia è spesso scambiata per maleducazione o insensibilità, le persone hanno perso il senso dell'umorismo, forse perchè oberate da pensieri truci come non mai.
    Cri

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    1. Non hanno il senso dell'umorismo perché si tratta di gente cinica e pragmatica.

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  10. Ha ragione Pascal quando dice che “nessuno sa più restare solo chiuso nella propria stanza”.E' quello che ora sta succedendo causa lockdown.Buon pomeriggio Gus!

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  11. Buongiorno Gus..una parte, gran parte, dell'umanità si è persa..viviamo una vita non nostra..inseguiamo sogni non realmente desiderati..ci lasciamo abbracciare da una felicità neanche percepita..semplicemente non siamo piu noi..nasciamo ormai gia "programmati", neanche i bambini sono piu bambini..i nuovi nati sono già adattati a questa nuova realtà..poi ci siamo noi..non tutti..con grandi difficoltà di adattamento, e spesso un vuoto dentro quando ti guardi intorno e non puoi stringere nulla

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    1. Il nichilismo non è una teoria astratta. E' mancanza di senso del vivere che prende tutti. Dobbiamo strapparci dal nulla. Viviamo uno strano malessere, una debolezza endemica per cui nulla sembra più avere la forza di attirarci davvero.
      Mai come oggi, occorre che accada qualcosa perché si riaccenda il desiderio di vivere.

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    2. Bisognerebbe dare una spinta affinché accada..

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    3. Io leggo questo post ogni giorno:

      QUI

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    4. Ho capito cosa volevi spiegare quando abbiamo iniziato a parlare di sogni...uno scritto profondo trasuda amore ad ogni parola..

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  12. Forse è sempre stato così Gus. Gli esseri umani che hanno vissuto prima di noi il pianeta non credo fosse più altruisti e più disposti a condividere tempo, emozioni e benessere. Forse adesso sentiamo più il peso della solitudine e dell'indifferenza altrui perché siamo costretti tra quattro mura o in libertà limitata, allora avvertiamo di più il peso del silenzio e, molte volte, dell'inutilità del nostro tempo. Io spero che passi presto questo periodo infame, che ci pressa e ci mette alle strette costringendoci a un'analisi spietata di noi stessi e del prossimo. Personalmente mi sono imposta un mantra: stringere i denti e guardare oltre. Ti lascio un saluto e un abbraccio di cuore Gus.

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    1. No. Non L'uomo è peggiorato notevolmente con il capitalismo globalizzato e la tecnologia. Il nichilismo ha occupato tutti gli spazi esistenziali.

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    2. L'intellettuale è colui che, in un corpo a corpo tra esistenza e idealità, rischia un giudizio storico calato nella vita del proprio Paese.
      Un giudizio che quando è autentico confina l'intellettuale in una scomoda solitudine.
      Intellettuali sono stati Gobetti, Gramsci, Testori e Pasolini.
      Pasolini è il grande diagnostico della rivoluzione antropologica in Italia, quella rivoluzione per cui dalla metà degli anni 50 alla metà degli anni 60 avviene un passaggio velocissimo da un mondo tradizionale fondato su una concezione umanistica e solidale a un altro in cui trionfano egoismo, apparenza, vuoto morale.
      E' il mondo del Nuovo Potere che nella sua ingannevole tolleranza persegue un'omologazione generalizzata.

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    3. Libertà

      Fatemi tutto
      ma permettetemi di pensare
      Lasciatemi almeno la possibilità
      di credere nelle mie convinzioni
      e non imbrigliate il mustang
      che mi conduce nella prateria sconfinata
      Levatemi la patente
      ma concedetemi di poter viaggiare con la mente
      Anche senza carburante
      mi sposterò ugualmente
      La sorte mi ha tarpato le ali
      ma chiudo gli occhi
      e scendo ad ogni stazione
      Ogni luogo non ha segreti
      in un niente sono a levante come a ponente
      All'unisono scruto New York, Londra e Pechino
      Non ho bisogno della crociera
      per vedere il blu del mare
      o del volo last minute
      per ammirare il verde dell'Irlanda
      Come un'aquila che, sfrontata,
      lancia la sua sfida dall'alto del cielo
      pronta a carpire la preda
      Così io, reso arido dal fato,
      urlo, in silenzio, il mio esserci
      E la mia voce, benché incruenta,
      arriva all'osso prima che alla carne
      E fa pensare...

      bigbruno - tratto da Pensieri

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  13. non conosco il termine "invano" :)
    buon giorno

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    1. in vano= dentro il vano
      off-vano= fuori del vano.
      buongiorno.

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    2. allora avevo frainteso :)
      a volte non faccio tanto caso al titolo del post :)
      in questo caso però sarebbe più "corretto" fuori dal vano.
      per me comunque fuori o dentro è indifferente: sto bene con me stesso e il luogo è un complemento.
      buona sera

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    3. In fondo al post trovi una risposta a Guido.

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    4. sì, pascal era troppo preso dall'umano. buon giorno

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    5. Pascal parla dell'incapacità dell'uomo di meditare chiuso in una stanza. Il Covid ha confermato questo limite.

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  14. Volevo sapere se anche a te quando posti un commento esce l'anteprima!Grazie

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    1. Ciao OLga.
      Io non uso l'anteprima. Preferisco rileggere.

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  15. Ora ho visto che da te non c'è.Buon pomeriggio.

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    1. L'anteprima è su tutti i blog. E' alla sinistra di "pubblica"

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  16. Scusami.
    E' alla destra di pubblica.

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  17. La nostra è una società che nega l'aspetto spirituale, lo confonde con l'aspetto confessionale. Se non aderisci ad una religione, non val la pena essere spirituale...invece, il nostro interiore, il nostro profondo, è spirituale e chi lo nega non ha pace. Anche chi ricerca se stesso non ha pace in verità, ma nella ricerca tutto diventa utile, tutto serve. Nell'apatia o nel tacere la nostra vita interiore sta l'insoddisfazione e la frustrazione di una realizzazione che crediamo possa avvenire solo in termini materiali. Tutto acquista senso, se noi abbiamo senso o se noi ricerchiamo il senso di noi stessi. Insomma, spesso sbagliamo il bersaglio , perchè lo confondiamo. Ciao!

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    1. Nel nichilismo è verità solo quello che si può toccare, quindi l'aspetto spirituale non esiste. Da questa visione della vita scaturiscono effetti distruttivi che sono sotto gli occhi di tutti.

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  18. Se si riesce a riempirla come si deve, quella stanza, ci si può vivere molto bene... con buona pace di Pascal ;)

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  19. Non è la stanza che bisogna riempire, ma il vuoto che è dentro di noi.

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  20. Le emozioni quando non vengono espresse portano a quel ch vediamo al giorno d'oggi.

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  21. Buongiorno Gus. Leggo più volte ma non riesco, penso: la vita é: Ogni uomo il tuo il mio..... pensiero per essere pieno. Ti leggo di sera e per capire delle cose giuste!

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    1. Capisci perché parliamo usando la spiritualità.
      Ciao Francesco.

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  22. FUORI TEMA
    Gus O.12 gennaio 2021 09:32
    Io permetto il commento solo a quelli che hanno l'account Google, quindi nel mio spazio non entrano.

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    Franco Battaglia12 gennaio 2021 16:42
    Strano perché le Olivie e i millenomi hanno le stesse credenziali dei MAX, dei Cesare e delle Lory di cui parliamo. Non sono Anonimi. ;)

    Ma perché non hai risposto a Francone? L'ho fatto io.

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  23. Condivido interamente le tue riflessioni. Mi ha fatto sorridere la tua citazione di Pascal perchè mi ha fatto venire in mente che in realtà c'è qualcuno che sta bene nella propria stanza fino al punto di non volerne mai uscire. Sono gli adolescenti che hanno paura di quel mondo che è popolato da coloro che hanno paura di stare chiusi in una stanza a pensare e ad ascoltarsi profondamente. Sono quegli adolescenti che vengono abitualmente visti come patologici (e certo lo sono per il loro comportamento socialmente fobico) ma dei quali viene spesso sottaciuto il motivo principale che li spinge a stare chiusi in una stanza, e cioè la loro insicurezza in sè dovuta anche alla loro esperienza di relazioni con adulti mancanti di empatia e di rispetto profondo delle loro difficoltà. Adulti che non sono riusciti a sviluppare con loro un rapporto di dialogo, di conoscenza e complicità e che non riescono a fare altro che pensare che i loro figli hanno dei problemi senza mettersi seriamente in gioco.

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    1. L'uomo è un essere strutturalmente aperto, definito dal compito inesauribile di "divenire ciò che è", come diceva Nietzsche. Rispetto a tutti gli altri essere viventi ha una caratteristica del tutto particolare: ha bisogno per la propria formazione di una "educazione" eccezionalmente lunga. Mentre gli animali, in tempo breve, sono in grado di attuare autonomamente
      tutti i comportamenti di cui geneticamente dispongono, per l'uomo vi è la necessità di una lunga traiettoria educativa. La stabilità della relazione generativo-educativa è richiesta dalle caratteristiche stesse dell'itinerario di sviluppo della vita umana personale.
      Tale processo non implica solo la diade madre-bambino, bensì anche la figura maschile-paterna.
      L'emergenza dell'identità del soggetto umano ha un essenziale bisogno di avvalersi di differenza, complementarietà e chiarezza delle figure e dei ruoli rappresentati dall'uomo e dalla donna.
      

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