giovedì 25 aprile 2019

Chi conosce i fatti









Piazzale Loreto fra corso Buenos Aires e viale Monza a Milano dovrebbe chiamarsi piazza Guerra civile, luogo della Milano popolare prescelto per mostrarne la ferocia e il dolore, prima usata per le fucilazioni in massa di partigiani, con i passanti obbligati dai fascisti a fermarsi davanti ai cadaveri. Poi il 29 aprile del ‘45 per la famosa esposizione dei cadaveri dei capi fascisti, Mussolini e la Petacci fucilati dal comunista Audisio a Giulino di Mezzegra, un villaggio vicino al lago Maggiore portati a Milano con gli altri fucilati a Dongo, Pavolini, Zerbino, Mezzasoma, Romano, Liverani, Porta, Coppola, Darquanno, Stefani, Nudi, Casalinuovo Calistri, Untimperghe e un fratello della Petacci. Le cronache delle giornate della Liberazione di Milano sono caotiche e rese più contraddittorie dalle speculazioni di parte e dalle leggende successive. Cerchiamo di fare un minuto di chiarezza. La fucilazione di Mussolini e dei gerarchi era una conclusione inevitabile dei venti mesi di una guerra senza prigionieri? No, ancora il 24 aprile si pensava a un arresto e a un processo di Mussolini. Riccardo Lombardi, designato prefetto di Milano dal comitato di liberazione lo conferma: "Avevo preparato una prigione a San Vittore e una guardia di partigiani fidati capaci di tenere i nervi a posto. Gli alleati angloamericani erano d’accordo che fossimo noi a occuparcene". Sono ore concitate in cui tutti i comandi decidono senza informarsi a vicenda. Al comando dell’esercito partigiano la decisione è un’altra. Ricorda Fermo Solari, l’uomo del Partito d’azione che condivide il comando con il comunista Luigi Longo: "Telefonarono da Musso che il Duce era prigioniero. Longo uscì per dare ordini e poi mi disse: ho trovato solo Audisio, ho mandato su lui perché ce lo porti a Milano. Quando si seppe che Mussolini e i gerarchi erano stati fucilati noi ci adattammo al fatto compiuto che del resto approvavamo in pieno". Lo approvavano in pieno anche perché da uomini politici sapevano che la fucilazione di Mussolini sarebbe stata una responsabilità destinata a pesare negli anni. Altro punto da chiarire: l’esposizione dei cadaveri a piazzale Loreto, appesi a testa in giù a un distributore di benzina, non fu la "bassa macelleria" che i fascisti superstiti ma anche parte della pubblica opinione considerò incivile. No, l’esposizione dei cadaveri non fu un atto di sadismo e di vendetta impietosa, fu una necessità. Si è saputo da chi comandava la guardia partigiana che la folla accorsa a vedere il fascismo morto continuava a crescere e a premere contro l’esile cordone partigiano talché fu necessario alzare i cadaveri perché li potessero vedere anche da lontano. Il caso e le protezioni di classe decidono la sorte degli altri gerarchi. Il maresciallo Graziani viene salvato dal generale Cadorna, comandante militare dell’esercito partigiano e consegnato agli alleati a cui chiede "l’onore di conservare l’arma individuale". Muoiono casualmente Arpinati e Starace. Il primo da anni in rotta con il Partito fascista ucciso da una squadra di partigiani che passano per la sua campagna sulla collina di Bologna. Achille Starace, il segretario del partito, quello che nelle cerimonie del regime ordinava il "saluto al Duce fondatore dell’impero" è arrestato a Porta Genova. Si è salvato fin lì in un appartamentino in affitto, se ci stesse chiuso scamperebbe ma gli vien voglia di prendere un caffè in un bar vicino, ci va in tuta sportiva e pantofole. Lo portano a piazzale Loreto dove è esposto il cadavere del Duce. Lui mormora "fate presto". L’uomo più odiato del regime, Roberto Farinacci, è bloccato e giustiziato a Vimercate mentre fugge la sera del 25 in auto con l’amica Claudia Medici del Vascello. Si è ucciso gettandosi da una finestra con la moglie l’ideologo del razzismo Giovanni Preziosi. Piazzale Loreto e la sua tragica esposizione non sono casuali e non sono solo vendetta. Sono un macabro segnale per abbreviare la guerra. L’Hitler assediato nella cancelleria a Berlino si decide al suicidio quando viene informato di come è morto Mussolini. Lo sentono mormorare: "Non mi avranno vivo, non andrò a fare il mostro in qualche circo sovietico". Il Terzo Reich si chiude con un macabro ballo della corte nazista che brinda a Champagne e si ubriaca mentre il capo e la sua amante, sposata nel bunker, si tolgono la vita. La caduta del fascismo è meno nibelungica. Prima di fuggire da Milano i principali gerarchi hanno intascato grosse somme, il comandante della Guardia nazionale Ricci ha fatto in tempo a incassare in banca un assegno di quattro miliardi e il ministero degli Esteri ha spartito con i ministri le divise pregiate, ma a piazzale Loreto e al Comitato di liberazione di quel denaro non arriverà una lira, in parte finito a un partito come il famoso "oro di Dongo" in parte nelle tasche degli ignoti che in quelle ore drammatiche riuscirono a unire l’utile al patriottico.
Giorgio Bocca


24 commenti:

  1. Possible ricerca correlata: retro style.

    Claretta Petacci.

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  2. Pagine tristi. Cerchiamo di non riviverle.
    E ho detto tutto...

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    1. La Petacci è stata stuprata prima di essere uccisa.
      A questo si aggiunge un ulteriore fatto sconcertante: perché il partigiano “Guido”,(nientemeno che Aldo Lampredi, guarda caso uno dei tre protagonisti di quelle famigerate ore…..) impedì fermamente che il 30 aprile si procedesse all’autopsia di Claretta? Cosa c’era da nascondere?

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  3. Giorgio Bocca era metà fascista e metà partigiano, anche se a me è sempre sembrato più fascista che partigiano:
    "Giorgio Bocca nacque a Cuneo nel 1920 da genitori entrambi insegnanti. Studiò alla facoltà di giurisprudenza a Torino e si iscrisse al Gruppo Universitario Fascista (Guf), nel cui ambito divenne piuttosto noto a livello provinciale anche per i suoi risultati nelle competizioni sciistiche, tant'è che ricevette la medaglia d'oro nel 1940 a Roma da Benito Mussolini[4]. In quegli anni, nel campionato 1938-1939, disputa anche una stagione tra le file del Cuneo[5]. Allo scoppio della guerra, ormai ventenne, venne chiamato alle armi come allievo ufficiale nel Regio Esercito nel corpo degli Alpini. Nel giugno del 1940 partecipò alla Battaglia delle Alpi Occidentali insieme allo scrittore Mario Rigoni Stern, all'alpinista e maestro di sci Gigi Panei e alla guida alpina Renato Chabod[6]. Il 4 agosto 1942 firmò un articolo sul settimanale La Provincia Grande (foglio di ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo) nel quale imputava il disastro della guerra alla «congiura ebraica» a cui «l'Europa ariana» dovrebbe opporsi»[7]. Bocca cita una sua recensione dei "Protocolli dei savi anziani di Sion" in cui «denuncia dell'imperialismo sionista» apparsa nel La sentinella delle Alpi, un «giornaletto cuneese del 1939» nel suo libro Il provinciale[8].

    Sotto le armi strinse amicizia con Benedetto Dalmastro, in contatto con Duccio Galimberti; insieme a queste due figure, fonderà dopo l'armistizio le formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Dopo l'8 settembre 1943 Giorgio Bocca aderì infatti alla lotta partigiana, operando nella zona della Val Grana come comandante della Decima Divisione Giustizia e Libertà e, successivamente, in Val Maira in qualità di Commissario politico della Seconda Divisione Giustizia e Libertà. Si è ipotizzato che fosse proprio il Bocca quel «partigiano Giorgio» che nei primi mesi del 1945, responsabile dei tribunali del popolo (o partigiani), in qualità di giudice nel processo a carico del Tenente Adriano Adami (Pavan) della Divisione Alpina Monterosa ne firmò la condanna a morte unitamente a quella di altri quattro prigionieri dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana[9]." (da Wikipedia)

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    1. Bocca era solo obiettivo. Quella ricostruzione della barbarie di Piazza Loreto non è stata contestata dai partigiani.
      Generalmente i criminali di guerra vengono processati dalla Magistratura.

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  4. Il tuo post che cita questa bellissima analisi di Bocca giunge a proposito,
    nessuno vuole negare che anche tra i partigiani ci fossero individui violenti e che siano stati compiuti crimini,
    ma queste cose vengono sbandierate da taluni per togliere valore alla Liberazione e secondo me questo è grave.
    La Liberazione è la festa di tutti gli italiani, tranne appunto per qualche nostalgico...

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    1. Il movimento partigiano è sacro.
      Senza questi coraggiosi l'Italia avrebbe fatto la fine della Germania. Metà agli States e metà alla Russia.
      Grazie ai partigiani noi abbiamo vinto la guerra.
      Penso che quello che è accaduto vada detto e non insabbiato. Appunto come ha fatto Bocca.

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  5. La liberazione di Pescara: storia e ricordi
    Un documento inedito sul famoso quadro La figlia di Iorio
    di Sonia Irimiea
    10 giugno 2010


    PESCARA. Era il 10 giugno del 1944 quando gli Alleati e le forze del Comitato di liberazione nazionale, assistite dalla divisione paracadutisti Nembo del battaglione San Marco e dalla quarta divisione indiana, entrano in una Pescara distrutta e saccheggiata per liberarla dall'occupazione tedesca. Nella ricorrenza del 66º anniversario, il presidente del Consiglio comunale, Licio Di Biase, insieme al giovane ricercatore pescarese, Stefano Fratini, hanno ricordato ieri questo importante momento nella storia della città. «Fino al '43, Pescara ha solo un impatto indiretto con la guerra, creandosi l'illusione, soprattutto dopo l'armistizio del 8 settembre, di essere uscita dal conflitto senza traumi, ma non fu così», ricorda Di Biase. Gli incessanti bombardamenti, iniziati il 31 agosto del 1943, riducono la città in rovine, causando migliaia di vittime. Pescara viene abbandonata poi dagli abitanti, che trovano rifugio nei colli e nelle campagne. «L'8 dicembre il capoluogo adriatico fu anche campo di un bombardamento di ripiego: gli aerei tedeschi al ritorno di una missione al Nord, con ancora a bordo le bombe», aggiunge Fratini, «non potendo riportare il carico alla base decidono di sganciare gli ordigni sopra Pescara». L'agonia finale avviene nella primavera del '44, quando gli invasori in ritirata fanno terra bruciata: spiagge minate, ponti e strutture portuali distrutte, palazzi alti sul lungomare rasi a suolo. «Sono 1.265 gli edifici completamente distrutti e 1.335 quelli gravemente danneggiati», precisa Di Biase. «I bombardamenti hanno annientato il 69% dei fabbricati esistenti». «Nel raid che colpì il ponte Littorio sono andate perse le quattro statue femminili in bronzo realizzate da Nicola D'Antino», racconta Fratini, «le quattro pietre miliari dell'economia cittadina: l'agricoltura, la pastorizia, l'industria e la pesca». Portato alla luce un documento inedito, un telegramma del 9 ottobre 1943. Il prefetto dell'epoca scrive al soprintendente dei monumenti artistici dell'Aquila, per avvisare che nel Palazzo del governo, semidistrutto, è stato ritrovato il famoso quadro di Michetti "La figlia di Iorio", miracolosamente intatto.

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  6. Durante la rivoluzione cubana, il Che ha condannato a morte molte persone che non erano mai state imputate e che non hanno avuto la possibilità di difendersi con un avvocato. Il New York Times ha stimato che nei primi due mesi della Rivoluzione cubana, ci sono state circa 528 esecuzioni capitali affidate al plotone d'esecuzione. Il libro nero sul comunismo menziona un totale di 14.000 esecuzioni entro la fine del 1960. Le parole di Che Guevara sono state citate nel 1962 dal direttore di “Revolucion”, Carlos Franqui: "Abbiamo eseguito molte fucilazioni senza sapere se queste persone erano completamente colpevoli. A volte, la rivoluzione non può fermarsi per condurre le indagini". I dissidenti al nuovo regime comunista, non sono stati tollerati.
    Che Guevara ha spiegato il suo approccio alla giustizia così: "Non abbiamo bisogno di una prova per l'esecuzione di un uomo. Abbiamo solo bisogno della prova che è necessario giustiziarlo". Che Guevara non ha nascosto il suo disprezzo per le norme giuridiche tradizionali.
    Che Guevara ha definito la prova e l'onere della prova come un "arcaico dettaglio borghese" (scimmiottando così le affermazioni dei “giuristi” bolscevichi NDR).
    In un discorso davanti alle Nazioni Unite nel dicembre del 1964, Che Guevara ha confermato la reputazione sua reputazione di spietatezza dichiarando: "Sì, abbiamo eseguito, stiamo eseguendo, e continueremo ad eseguire fucilazioni".

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  7. Il racconto di Piazzale Loreto è uno dei racconti ascoltati in casa. Papà e mamma, allora giovanissimi, lo avevano vissuto da “vicino”. Ogni volta che mi sono trovata in quel piazzale il ricordo va ai loro racconti. Momenti bui, momenti passati, ma mai dare nulla per scontato. La libertà è un bene prezioso che va custodito con saggezza e intelligenza, qualità che vanno sempre più scemando.
    sinforosa

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    1. Bisogna dire che i partigiani sapevano benissimo che con i processi Mussolini e tutti gli altri fascisti sarebbero morti di vecchiaia.
      Bisogna capire che un partigiano non era un parolaio ma una persona che rischiava la vita giorno dopo giorno.

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  8. Questo è il motivo che mi spinge a parlare del Che.
    Togliatti conosceva quello che accadeva nei Paesi del socialismo reale, ma ha taciuto. L'Italia è stato l'ultimo Paese a conoscere la verità e bisogna arrivare a Berlinguer, alla fine della spinta propulsiva del comunismo e alla necessità della terza via. Probabilmente è stato ammazzato. Con De Gasperi e Moro è l'unico statista dell'Italietta post fascismo.

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  9. Di errori ce ne sono stati , dettati dalla tragicità di quei momenti, ma finchè si può, è doveroso festeggiare questa data del 25 Aprile.
    Cristiana

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    1. Cara Cristiana sto cercando di ricostruire la credibilità dei partigiani ripetutamente attaccati da Salvini e dai suoi servi.

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  10. Salvini e i suoi ministri cercano in tutti i modi di boicottare il 25 aprile. Mattarella non lancerà anatemi, ma il suo «no a riscritture della storia» pronunciato ieri, è la premessa per ricordare che in questa data fondante della nostra democrazia tutto si tiene, dalla Resistenza alla nascita della Repubblica alla Costituzione. I partigiani non erano molto di più dei 500 mila che questo governo razzista e fascistoide vuol far credere alla gente. Si tratta di un movimento allargato, nel quale furono coinvolti anche migliaia di nostri militari (per esempio a Cefalonia, nell’Egeo, in Corsica, nei Balcani) e i 600 mila deportati nei lager tedeschie e infine, moltissime donne. E proprio il ruolo femminile il presidente ha voluto che fosse sottolineato a Vittorio Veneto, dove la cerimonia sarà «in rosa».

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  11. La libertà è un bene ineguagliabile!
    Buona giornata August!
    Dani

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  12. Buona festa della Liberazione.
    Ti abbraccio Dani.

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  13. Mai dimenticare anche se cercare di capire sarebbe altrettanto importante.

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  14. Il marxismo è un'ideologia che si basa sull'antagonismo padroni-classe operaia.
    I padroni di oggi sono oggetti misteriosi quotati in borsa, mentre la classe operaia è ormai integrata nella piccola borghesia.
    Mancando i due elementi base il comunismo muore e trionfa i capitalismo cinico.

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  15. Spesso per far capire meglio le vicende ci vogliono degli atti che io reputo incivili anche se spesso vengono chiamati doverosi.
    Determinati spettacoli potevano essere evitati o dovevano essere così cruenti per essere ricordati? Non sono politica , non ho una grande dimestichezza con la storia, ma lo spettacolo della morte mi attanaglia il cuore, sia giusto o sbagliato.
    Un abbraccio Gus

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    1. Il nemico non è più una persona ma un oggetto qualsiasi.
      Abbraccio Nella.

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  16. Ci sono capitoli di storia che fanno davvero inorridire e piangere.
    Questo è certamente uno di quelli.

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