giovedì, giugno 07, 2018

Per lui era un cialtrone











Di Schopenhauer trovo eccezionalmente vera
 la teoria del desiderio: l'uomo desidera, si sbatte
 per esaudire il desiderio e una volta fatto, non si accontenta, 
ma ha un desiderio più grosso. 
La felicità è dunque qualcosa di breve ed effimero 
(quando si esaudisce il desiderio) e destinata 
a lasciar spazio all'infelicità.

21 commenti:

  1. Immagine:

    Migliore ipotesi per questa immagine: Arthur Schopenhauer.

    Come vedete Georg Wilhelm Friedrich Hegel sarà antipatico anche a Google immagini che cita solo Arthur Schopenhauer.

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  2. Questi battibecchi li conosco anch'io.
    Ti dirò "Aforismi sulla saggezza del vivere" è stato un mio vedemecum da "giovinotto"

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    1. Sono spassosi quando bisticciano.
      Ciao Ferruccio.

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  3. Beh, lui ha scritto l'arte di insultare, quindi... ci sta^^

    Moz-

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  4. Far finta di niente è una meraviglia. L'indifferenza è sempre l'arma più efficace. Non sempre praticabile, ma certamente la migliore.
    Buona giornata Gus.

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    1. Concordo Sara. Parlare con un idiota è inutile. Il silenzio è la risposta più velenosa che possa esistere.

      Ciao.

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  5. Miki, non ha dimenticato nessuno. Per nostra fortuna ai suoi tempi non c'erano i blog e ci siamo salvati.
    Hegel era contro le idee di Kant. Non si può contrastare il più grande di tutti.

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  6. Schopenhauer era uno dei miei filosofi preferiti, ai tempi del liceo.
    Hegel e Kant non li ho mai sopportati, ma per il semplice fatto che ciascuno di loro fu diviso in almeno otto lezioni. Non so se per scelta personale del mio professore, o perché davvero il loro pensiero era troppo vasto e da non tralasciare.

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    1. Claudia, io scherzo con i paragoni. Sono grandissimi.

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    2. Schopenhauer è una buona scelta. Kierkegaard pretende diverse letture.

      Kierkegaard prende atto che la filosofia moderna parla del Dio in noi, del Dio in me. Così, i teologi ed esegeti parlano oggi volentieri del Dio in noi, traducendo il Vangelo esclusivamente in questi termini. Perché “Dio in noi”, “Dio in me”, può significare l’esaltazione del soggetto, l’affermazione dell’io. Ma poiché socialmente l’io è inconsistente, debole, la riduzione della presenza di Dio, alla interiorità dell’io coincide, più realisticamente, con la celebrazione dell’affermazione del potere. L’assoluto, dice ancora Kierkegaard, non è puramente dileguato ma è diventato per gli uomini una ridicolaggine, una esagerazione comica, qualcosa di donchisciottesco di cui ridirebbe se lo si riuscisse a vedere, ma non lo riesce a vedere perché è sparito dalla vita. L’Assoluto e la ragione si rapportano tra loro in senso inverso: dove c’è l’uno non c’è l’altro. Quando la ragione ha penetrato completamente tutto e tutti, allora l’in-sé-e-per-sé è completamente sparito. A questo punto invece di fede, sapere per ragioni. Invece di fiducia, garanzie. Invece di rischio, probabilità, calcolo prudente. Invece di azione, semplici cose che avvengono. Invece di Singolo, una combriccola. Invece di personalità, una oggettività impersonale.

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  7. Buon pomeriggio Gus,
    mi ha divertito il tuo post e ... in effetti, soprattutto l'ultimo "insulto" lo ritengo attualmente più fattibile di altri ... Schopenhauer aveva tanta lungimiranza in sè!
    Ps. ho apprezzato molto il tuo commento sotto al mio dipinto. Grazie di cuore.

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    1. Parlare di certi filosofi è solo un gioco. Non possono rispondere e io li faccio girare come le trottole.
      Adoro Kant.
      Mi trovo molto bene con te.

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  8. Mah in verità ci litigo spesso anche io con Schopenhauer.
    Mah sì, dopo un po' ti istiga alla violenza verbale.
    E lui che lo vuole. Se te le tira. Io resisto ma dopo un po' gli rispondo.
    A casa, così Alta voce.😤 Per foruna mia figlia sa già 😂

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    1. Schopy è uno che la sa lunga. Ma non può risponderci e perde sempre.

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  9. Hegel rappresenta il caso più lampante di Romanticismo non pessimista: egli è convinto che l’uomo possa, avvalendosi della ragione, raggiungere l’infinito. E' uno dei filosofi più ottimisti della storia per questo esorcizza anche il negativo, che è solo un momento, un passaggio obbligato verso la certezza del Mistero. Poiché l'uomo non è in grado di valutare anche in chiave prospettica il positivo e il negativo, ogni accadimento della sua vita necessita di una lettura diversa.
    “Preso dal vortice del lavoro e degli impegni, ciascuno consuma la propria vita sempre in ansia per quello che accadrà e annoiato di ciò che ha. Chi invece dedica ogni attimo del suo tempo alla propria crescita, chi dispone ogni giornata come se fosse la vita intera, non aspetta con speranza il domani, né lo teme(Seneca)".
    Il tempo si pone come qualcosa che è distinguibile in parti e quindi divisibile: presente, passato e futuro. Ma queste parti del tempo, che costituiscono l’orizzonte della nostra vita, quando vengono analizzate, diventano prima inafferrabili per poi quasi dissolversi: passato e futuro infatti sembrano appartenere piuttosto al nulla che all’essere, sono varianti per così dire del nulla: giacché l’uno non è più, l’altro non è ancora. E tuttavia l’uno costituisce il distendersi e l’accumularsi nella nostra memoria dell’esperienza del nostro trascorrere cioè vivere, l’altro si pone come l’apertura dell’orizzonte del nostro agire, cioè del nostra rapportarci al mondo secondo i nostri bisogni, paure e speranze. Lo stesso presente, nella sua riduzione al puro punto senza estensione, mostra di non poter avere nessun carattere di permanenza e di stabilità come pure sembra richiedere la nostra ingenua concezione del presente.

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  10. Ciascuno ha il proprio temperamento e quello è un po' più difficile da gestire, soprattutto quando ci si crede nella ragione.
    A proposito di Kierkegaard, ho letto solo Timore e tremore e Aut aut e concordo con Riccardo: due mattoni, tuttavia si deve tener conto anche della vita che ha avuto, povero Soren. Ciao a tutti.
    sinforosa

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    1. Sul commento di Riky trovi qualcosa su Kierkegaard.
      Ciao Annamaria.

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  11. Io adoro Voltaire..e qua Gus avrà da ridire.. ;)

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    1. No.


      Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te, Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
      se è lecito che delle deboli creature, perse nell’immensità e impercettibili al resto dell’universo, osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
      a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
      Fa’ sì che questi errori non generino la nostra sventura.
      Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda;

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    2. Splendido.
      E la Chiesa lo ha considerato ateo per una vita... ;)

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    3. Né Voltaire né Rousseau furono atei e materialisti. Diderot, Hélvetius e, in maniera certamente più conseguente e militante, Holbach, lo furono.

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