domenica 7 marzo 2021

Lameggia la chiarìa


 

C'è un punto di fuga, c'è qualcosa che sfonda l'oggetto che afferriamo, per cui non lo prendiamo mai a sufficienza e per cui c'è sempre come un'intollerabile ingiustizia, che cerchiamo di celare a noi stessi, distraendoci.

Il buttarsi nell'istinto è il modo più bieco di chiudersi a questa apertura che tutte le cose reclamano, cui tutte le cose spingono.

La tristezza che si prova nel rapporto non compiuto con la persona che si ama di più, perché io non sono capace, perché lei non è capace, questa coscienza della propria incompiutezza è la caratteristica più umana della vita.

E il sospiro d'infinito si presenta sempre quando insorge il bisogno di qualcosa di finito.


Maestrale


S'è rifatta la calma

nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta.

Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma

a pena svetta.

Una carezza disfiora

la linea del mare e la scompiglia

un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora

il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiarìa

la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata

e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia

vita turbata.

O mio tronco che additi,

in questa ebrietudine tarda,

ogni rinato aspetto co' tuoi raccolti diti

protesi in alto, guarda:

sotto l'azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: ché tutte le cose pare sia scritto:

«più in là»

La curiosità di una domanda allarga la ragione perché dilata l'orizzonte del conoscibile.
Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio di quanto il mondo oggi affermi.
La nostra capacità di indagare le cose con la ragione è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande.

Punto di fuga

Questo era appena appena adombrato e trattenuto dentro - appunto - nell’inconsapevole brivido che ho provato. Ma quando, l’anno dopo, il mio bravissimo professore di filosofia ci lesse Leopardi, avvenne un passaggio di conferma improvvisa che dilatava (oltre che confermare) l’impressione che avevo ricevuto da La Favorita di Donizetti. Mi ricordo la lettura della poesia Ad Aspasia, dove il poeta - rivolgendosi a una delle tante donne di cui si era innamorato - dice (cito parafrasando): «Non è la tua faccia che io desidero, è qualcosa che sta dentro la tua faccia. Non è il tuo corpo che io desidero, ma qualcosa di cui il tuo corpo è segno, che sta dietro di te, e io non so come arrivarvi». È come se - e qui l’idea mi fu chiara - ciò che afferriamo con la mano bramosa non lo potessimo stringere, perché il confine di ciò che afferriamo ci sfugge. C’è come - direi adesso - un punto di fuga, c’è qualcosa che sfonda l’oggetto che afferriamo, per cui non lo prendiamo mai a sufficienza e per cui c’è sempre come un’intollerabile ingiustizia, che cerchiamo di celare a noi stessi, distraendoci. Il buttarsi nell’istinto è il modo più bieco di chiudersi a questa apertura che tutte le cose reclamano, cui tutte le cose spingono.


Luigi Giussani









47 commenti:

  1. Immagine:

    Possible ricerca correlata: tristezza

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  2. Noi siamo gli uccelli e a noi è data la possibilità di scegliere di stare appollaiati sul ramo di un albero ad ammirare le montagne e la linea dell'orizzonte, oppure di aprire le ali e svoltare dietro la montagna e varcare l'orizzonte per scoprire ciò che prima non immaginavamo.

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  3. Bom dia Gus, liberdade total como a dos pássaros.

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  4. É uma metáfora para o crescimento da consciência em nossa vida.

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  5. What a wonderful poem!
    Wondering about the image :) Beautiful!

    Have a good weekend

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    1. Eugenio Montale represents an extraordinary poet in our twentieth century.
      Thank you dear friend.

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  6. Che ricordi..
    È come se - e qui l’idea mi fu chiara - ciò che afferriamo con la mano bramosa non lo potessimo stringere, perché il confine di ciò che afferriamo ci sfugge...

    Quando l'abbracciavo mi scivolava tra le braccia, lei con i suoi orizzonti, lei così assente, ma esiste il tuo domani?
    No, lei non è mai stata di questo mondo.. Non è mai stata mia.

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    1. Il finito ti muore nelle mani e allora è forte i desiderio che il Mistero si manifesti.

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    2. E una frase scritta da un mio ex fidanzato

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    3. E' un pensiero di Luigi Giussani.

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    4. Quando l'abbracciavo mi scivolava tra le braccia, lei con i suoi orizzonti, lei così assente, ma esiste il tuo domani?
      No, lei non è mai stata di questo mondo.. Non è mai stata mia.

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    5. Questa frase gus. I pensieri di Giussani mi hanno ricordato il mio passato.

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    6. Leggere Luigi Giussani aiuta molto a capire la nostra vita, i nostri errori.

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    7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    8. Speriamo che il colloquio convinca il medico a ricoverarti.
      Ciao.

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  7. Questo costante senso di irraggiungibilità che esprime sul finire dei suoi versi Montale è o può essere anche un modo per porsi sempre il desiderio di scoprire la vita senza fermarsi a quello che potevamo credere erroneamente un punto di arrivo. Cmq tu posti Montale ed il mio sangue non può non provare un'emozione unica: stesse terre e quel suo dipingere in modo essenziale e senza fronzoli la vita che lo ha sempre contraddistinto e che io sento particolarmente.

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    1. Il *Più il là* è straordinario, specialmente se siamo disposti a imitare gli uccelli.

      Laico per tutta la vita, assicura Carlo Bo dando una notizia fino a oggi ignorata dai più, Montale è morto recitando il rosario. La religione, insegnatagli dalla madre, aveva lasciato in lui un segno incancellabile. Ungaretti, uomo dell'amore, ha lasciato questa vita in casa di un'amica, forse (ma nessuno lo sa con certezza) nel letto di lei. «La consuetudine giovanile con il mondo arabo gli faceva capire che non c'era contraddizione tra l'amore carnale e la fede nel giudizio "divìno", sottolinea Piccioni, riferendo che poche ore prima della morte Ungaretti aveva detto di sé "io sono un soldato della speranza!"
      Nè Montale, né Ungaretti erano laureati. Montale era ragioniere.
      I due non amavano certamente il mondo accademico.

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    2. non trovo nulla di strano in queste due notizie (rosario per Montale impunto di morte e casa di un'amica per Ungaretti) perchè essere laici non significa non avere spiritualità dentro il proprio animo e quindi in un momento poi così spirituale anche se drammatico come la morte, credo che questi vagiti emozionali di spiritualità possano riaffiorare importanti.

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    3. I primi approcci di Montale sfiorano il nichilismo. Una profonda amarezza per il mondo.
      Volevo solo informarti della valutazione di Bo relativa Montale e Ungaretti.
      Ciao.

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    4. Sì Sì avevo letto il link prima di risponderti

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    5. Io non conoscevo l'esperienza fascista di Ungaretti.

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  8. Io sono dell'idea che nell'altro si cerchi sempre qualcosa di noi, perciò il miglior rapporto da consolidare è quello con noi stessi.
    Come dice Buddha, solo conoscendo a fondo chi siamo allora possiamo conoscere gli altri.
    Ti abbraccio.

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    1. Conoscersi è difficilissimo. Solo l'esperienza reale ti dice chi sei. Ti conosci a fine vita. Quello che ero da bambino, da ragazzo, da uomo, da marito, da padre, nel lavoro e la parte più impegnativa l'essere anziano.
      Un abbraccio Francesca.

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  9. Riprendo il discorso che ti ho fatto, a margine, dell'ultimo post.
    L'incompiutezza dell'uomo, cioé i suoi limiti, che sono invalicabili, anche se - soprattutto se pensiamo alla conoscenza - è fondamentale porsi in una posizione attiva, nella vita, e cercare comunque quei limiti di superarli.
    L'amore è il mezzo più nobile con cui cerchiamo di superare la nostra incompiutezza.
    Se ci pensi, figurativamente, l'amore di coppia è un 1+1 che non dà 2, ma qualcosa di più.
    Ma essendo l'uomo imperfetto, anche l'atteggiamento di un individuo nell'amore può essere imperfetto.
    Tuttavia l'amore è una forza metafisica che va oltre i limiti dell'uomo. E ciò che è metafisico riconduce all'idea di Dio.

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    1. Scavare su terreni, soprattutto rocciosi ,è molto faticoso;
      lo è anche scavare in noi stessi, sotto tante incrostazioni
      fatte d'abitudini e forse di vizi ormai consolidati.
      Credo sia un esercizio necessario a tutte le latitudini,
      ma sicuramente indispensabile oggi, così spesso protesi
      verso l'esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze.
      I Padri della Chiesa dicevano: scava dentro di te.
      E' lì la fonte del bene, ed essa può sempre
      continuare a zampillare, se tu scavi sempre.
      Ci sono due tranelli che al fondo ci trattengono dal chiederci:
      "Cosa sto cercando?" o ci impediscono anche solo
      di avvicinarci alla risposta, seppure ci siamo fatti la domanda:

      1) il mondo moderno ha ridotto la religione a sentimento e a etica.

      2) Il mondo moderno ha rinunciato alla possibilità di conoscere la verità.

      La curiosità di una domanda allarga la ragione
      perché dilata l'orizzonte del conoscibile.
      Il cuore intuisce già che l'orizzonte è più ampio
      di quanto il mondo oggi affermi.
      La nostra capacità di indagare le cose con la ragione
      è ispirata dal presentimento del cuore che esiste qualcosa di più grande.




      Si chiama esigenza di infinito o brama di verità.






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  10. L'ampia distesa del mare, gli uccelli che si ricollegano al suo movimento è come il desiderio di evadere..quasi tutti gli uomini hanno questo desiderio, questo bisogno..la poesia oggi mi porta a profonde riflessioni eppure non è stata troppo amata a scuola..come si cambia nel lungo percorso della nostra crescita..leggerla mi ha creato un vuoto intorno di riflessione, le tue parole prima di essa sull'amore una profonda incertezza nel cuore..montale propone una realtà tranquilla, l'uomo cerca invece la libertà..tutta questa quiete non riflette i grandi turbamenti della vita..cerchiamo felicità, i sogni spesso sono così lontani..solo chi sa ascoltare la vocina interna che sussurra "piu in la" riesce a vedere oltre superando la negatività..forse

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  11. Nella poesia di Montale è evidente la spasmodica ricerca della verità,
    del senso dell'esistenza, e di ogni cosa nascosta sotto il velo delle apparenze. E' un urlo più che una vocina.
    A me la poesia è sempre piaciuta e Montale m'incanta.
    Ciao Gesualda.

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  12. Anche nei primi anni del liceo avevi lo stesso incanto per Montale?

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  13. Io a 18 anni lavoravo e per frequentare l'università di Pesaro-Urbino mi svegliavo la mattina alle 5:00 e studiavo. Era faticoso e volevo smettere, ma leggendo ^più in là^ sono arrivato alla Laurea in Economia e Commercio.
    Mi sarebbe piaciuto frequentare, ma mio padre mi disse che non c'erano soldi per me. Quindi lavoro e studio. Oltre Montale leggevo anche Leopardi.
    Ciao Ges.

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  14. Leopardi l'ho amato tantissimo💛

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  15. La poesia di Montale mi piace troppo...ah i poeti di una volta! Ciao Gus. Un abbraccio e un sorriso.

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    1. Ora i poeti scrivono il testo delle canzoni.
      Ciao Vivì.

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  16. E il Pascoli? Il mio preferito...ariciao Gus!

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  17. Pascoli è stato per me il primo amore.
    Insieme a D'Annunzio è il migliore della corrente del decadentismo.

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  18. Immagino che una poesia di Montale che ti incanti sia "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale". E comunque è il Montale che preferisco, l'ultimo, più immediato e diretto.

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    1. Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
      e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
      Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
      Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
      le coincidenze, le prenotazioni,
      le trappole, gli scorni di chi crede
      che la realtà sia quella che si vede.
      Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
      non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
      Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
      le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
      erano le tue.

      Parafrasi
      Ho sceso, tenendoti sottobraccio, almeno un milione di scale, e adesso che non ci sei più mi pare di sentire il vuoto scendendo ogni gradino. Anche se in realtà il nostro tempo insieme è stato lungo anni, a me pare breve. La mia vita continua senza di te e io adesso non ho più bisogno delle piccole cose quotidiane: le coincidenze, le prenotazioni, le trappole di tutti i giorni, e le delusioni di chi è convinto che la realtà sia solo quella che vediamo con gli occhi.


      Bellissima.

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  19. Grande Montale... da sempre uno dei miei preferiti.

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  20. Meriggiare pallido e assorto

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d’orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

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  21. Questa utilma frase è incantevole. Ricorda la bellezza di altre sofferenze.

    Questa è ancora più bella:

    Non recidere, forbice, quel volto,
    solo nella memoria che si sfolla,
    non far del grande suo viso in ascolto
    la mia nebbia di sempre.

    Un freddo cala… Duro il colpo svetta.
    E l’acacia ferita da sé scrolla
    il guscio di cicala
    nella prima belletta di Novembre.

    Anche questa poesia è bellissima. 🙂

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