lunedì 10 aprile 2017

Il valore del Sacrificio





La parola sacrificio è incominciata, storicamente, a diventare una grande parola, da quando Dio è diventato un uomo. E' nato da una giovane donna, era stato bambino, camminava con passetti piccoli, poi ha cominciato a parlare, e poi ad aiutare suo papà che faceva il carpentiere, poi è diventato più grande ed è andato  via di casa senza che sua madre capisse perché.
Da quando Dio si è fatto uomo, e poi, dopo, ha incominciato a parlare al popolo, e il popolo sembrava che gli andasse dietro quando compiva dei gesti strani ( o miracoli), ma il giorno dopo aveva dimenticato.
Lui era là da solo, e perciò si ingrossava il numero di quelli che erano contro di Lui, finché, insomma, lo hanno preso e ammazzato, inchiodato a una croce, e ha gridato: " Padre, perché mi hai abbandonato?". E' il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell'aria della terra, e poi ha detto: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno", e poi ha gridato: " Nelle tua mani raccomando la mia vita". Da quel momento lì, da quando quell'uomo è stato messo stirato sulla croce e inchiodato, il sacrificio è diventato il centro della vita di ogni uomo, e il destino di ogni uomo dipende da quella morte. Nella vita terrena di ognuno di noi quello che si chiama sacrificio credo sia l'obbedienza alla propria coscienza.
A volte la propria coscienza detta percorsi duri da seguire, ai quali certamente si ovvierebbe, potendo (e con potendo intendo dire se si fosse singoli, individui non legati ad altri). Ma laddove si comprende l'utilità del sacrificio, la propria responsabile risposta al richiamo, ecco che il sacrificio assume un valore grandissimo.
Perché va oltre la fatica del gesto chiamato sacrificio. Il sacrificio diventa amore per Cristo.


16 commenti:

  1. L'immagine è di Caravaggio.

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    1. Il dipinto ... E' stupendo, enozionante. sembra una foto. Avrei voluto vedere Modigliani a dipingere questo ritratto. Non ne sarebbe capace.

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  2. Il Sacrificio d'Isacco era conservato presso la collezione privata Piasecka-Johnson di Princeton, nel New Jersey, anteriormente alla vendita del 2015 presso la casa d'asta Sotheby's a Londra. Secondo Giulio Mancini, un contemporaneo di Caravaggio ed uno dei suoi primi biografi, l'artista, mentre era convalescente nell'Ospedale della Consolazione, realizzò una serie di dipinti per il priore che li portò a casa con lui a Siviglia. Poiché l'ospedale curò i pazienti colpiti dell'influenza spagnola nel 1593 e nel 1595, verrebbe da pensare che l'opera venne realizzata in quel periodo. Peter Robb, nella sua biografia di Caravaggio scritta nel 1998 posticipa la data di realizzazione del dipinto al 1598. Il dipinto venne presentato alla vendita presso Sotheby's con l'attribuzione a Bartolomeo Cavarozzi, seguace caraveggesco operante in Spagna, giustificando l'origine iberica del dipinto.
    Il modello adolescente che posò in veste di Isacco potrebbe essere lo stesso modello che posò per il Giovanni Battista ora conservato nel museo della cattedrale di Toledo.

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  3. San Francesco ha chiesto a Cristo le stimmate per provare dolore santo che lo avvicinava a Cristo. Molti non hanno la forza di mutare la sofferenza in Sacrificio e si lamentano, imprecano, e il dolore diventa una cosa bestiale, come diceva Pavese, e senza senso.

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    1. Te l' ha detto lui che voleva provare il dolore santo? Francesco intendo.
      Sapessi quanti dolori e molto più dolorosi avvicinano a Dio. Dolori santi o meno.
      Ps perché sui piedi e costato no? Sarebbe stato il massimo del dolore santo. L' apoteosi ...
      Si, non hanno la forza, hai ragione. Dio ci vuole felici. Non sofferenti e nemmeno simili a lui. Lui è unico. Porta la tua croce e vieni con me ha tanti significati.

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  4. È vero, Gus, la croce se non diventa piedistallo per innalzare e portare a Dio ti schiaccia. Tuttavia, non è facile offrire la propria croce, piccola o grande che sia, bisogna saper chiedere l'aiuto al Signore.
    Grazie Gus e buona serata.
    sinforosa

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  5. Ognuno di noi ha sulle spalle la Croce che può portare.
    Ciao sinforosa.

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  6. Grazie Gus.
    Sacrificio ed è già Natale che Dio si fa uomo in un progetto di sacrificio.Pensiamo: l’Infinito di Dio si è racchiuso in un minuscolo corpo di bambino. Egli, che ha creato tutto ciò che esiste, si è umiliato a nascere come un meschino figlio di uomo. Egli, l’Eterno, Bellissimo, Incorruttibile ha rivestito questa nostra carne, che ci pesa con tutte le sue esigenze, le sue infermità, la sua condanna a morire e a dissolversi. Egli, ai cui cenni tutte quante le creature si muovono come un canto immenso in Suo onore, ha vissuto in mezzo ai piccoli uomini, trattato con la stessa indifferenza, diffidenza con cui, a volte, guardiamo chi non conosciamo..... Egli, che costruì meravigliosamente la bellezza del mondo e che conosce anche il più piccolo pensiero che s’alza dal nostro cuore nell’oscurità silenziosa della notte, fu trattato da pazzo. Egli, la giustizia vera, fu condannato ingiustamente. Egli, la vita stessa, in cui ogni vita affonda le radici di sua esistenza, morto sul patibolo degli schiavi. Egli, l’Amore, il cui sguardo trasformava una vita intera, la cui parola consolava una vita intera e di cui il tocco solo delle vesti risanava, giustiziato come un assassino.
    Egli l'amato. L'agnello sacrificale.
    "Se mi ami guardami con occhi sinceri" Mi pare dica quando a braccia aperte Gli chiedo aiuto. Gli chiedo perdono perchè so di aver contribuito ad innalzarlo
    su quel legno.
    Attesa e Sacrifico due parole che determinano la voce "Madre"
    Attendi un figlio, lo cresci al seno mentre riempi la sua vita della tua stessa vita che da Dio ti viene donata.
    Attesa, Sacrificio: Maria. Sì ne hai già parlato Gus. Ma il nostro pensiero non si ferma mai abbastanza su queste due Vite che hanno riempito noi di ciò che è stato e si rinnova in ogni figlio dell'uomo che muore.
    Buonanotte mio caro. Buonanotte domani cammineremo ancora verso il Golgota per poi abbracciare la Gloria.

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  7. Gus, non hai nulla da dire?

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  8. Mi arrivano proposte bislacche di pubblicazione. I nomi conosciuti a FB riguardano quella piattaforma e non Blogger. Io, per esempio, che non frequento quella piattaforma non ero informato sui cognomi dei parenti dei un'utente.
    Un'altra vuol sapere perché pur non ritenendomi responsabile dei commenti degli utenti ho cancellato a piene mani. Semplice. Il mio blog funziona così. Io propongo un argomento e accetto che si sviluppi serenamente. Invece 2/3 utenti vengono a scrivere fatti che riguardano i loro rapporti burrascosi. Lo facessero nei loro blog, si sfidassero a duello la mattina all'alba. E poi, mi è capitato di essere scortese con qualche utente. Ho ammesso l'errore scusandomi. Ora, qualche intelligentone, usa quelle espressioni definendoli "marchio di fabbrica". E' comico.

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  9. Noi chiamiamo “croce” ogni nostra esperienza negativa, dal raffreddore ai problemi di salute più gravi, all’incompatibilità di convivenza con i propri famigliari a….
    La sua banalizzazione ci ha portato giustamente a rifiutarla. Dio non si diverte dall’alto a mandarci problemi.
    La croce di Cristo, è quella vera, è qualcosa di infinitamente più grande, importante, è il segno della trasformazione del dolore in amore, dell’odio in perdono, dalla sconfitta in vittoria.
    Sollevare la croce non significa rassegnarsi alla sventura, ma aprirsi alla consapevolezza della fragilità dell’uomo a quel limite particolare e personalissimo che il Creatore ha imposto alle mie capacità, oltre il quale può operare solo la Sua grazia onnipotente.
    Ciao August, grazie del post!
    Dani

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    1. La Croce è una sofferenza enorme che l'Amore il Cristo trasforma in Sacrificio. E' una prerogativa dei santi.
      Ma nel piccolo anche noi cerchiamo di dare un significato positivo alla sofferenza nella speranza che possa diventare Sacrificio e diventare un Valore.
      Che significa diventare un Valore:

      -Quando è un atto di amore.
      -Quando è un atto libero.
      -Quando è per uno scopo.
      -Quando è fatto per un altro.

      Vale la pena quando il sacrificio è fatto per qualcosa d'altro che non appassisca come le foglie d'autunno, che non marcisca come un uomo che muore; qualcosa d'altro che sfidi il tempo, qualcosa d'altro che diventi più bello col tempo, che resista.


      Grazie per il tuo commento, grazie per quello che hai scritto del post, grazie per la tua forza che ti permette di non mischiarti nelle beghe meschine che affliggo il mio blog.

      Ciao Dani.

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  10. Se con un sacrificio fai felice un'altra persona. Hai già risolto il quesito sull'utilità del sacrificio. E da sacrificio si trasforma in splendida utilità.

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  11. Il sacrificio non è fine a se stesso.

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    1. ..nel senso non devi per forza far felice te. Tu raggiungi la felicità attraverso quella di un altro/a. Il top dell'amore.

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