mercoledì 7 settembre 2016

Qualcuno cerca di schiacciarci

 
 
 


 
 
 
Il desiderio della conoscenza della realtà è un'esigenza primaria dell'io. Il nostro nemico è il Potere che mira solo al suo scopo che è quello di governare i desideri dell'uomo.  Il desiderio, infatti, è l'emblema della libertà che apre all'orizzonte della categoria della possibilità.  Il problema del potere è quello di assicurare il massimo di consenso da una massa sempre più determinata nelle sue esigenze. Così i desideri dell'uomo, e quindi i valori, sono essenzialmente ridotti. I mass media e la secolarizzazione diventano strumenti per l'induzione accanita di determinati desideri o per l'estromissione di altri. Questa è la tragedia del nostro tempo: la perdita della libertà di coscienza da parte di interi popoli ottenuta con l'uso cinico dei mezzi di comunicazione sociale da parte di chi detiene il Potere. Per questo Dio si è incarnato, per dare valore alla nostra realtà. Credo che la sofferenza -fisica- sperimentata oltre una soglia normale, sia un grande dono, ci offre la possibilità di entrare in un mondo 'parallelo' in cui la comprensione di certa realtà è tangibile, è come avere un accesso privilegiato al Mistero.  La prima cosa da capire è che cos’è la religiosità, perché se la religiosità è essere spirituali, sentimentali e pietistici, allora non c'entra niente con il reale. Ma se la religiosità è l'esigenza di totalità dell'io, se è la coscienza delle proprie domande costitutive, possiamo cominciare a sorprendere nell'esperienza che cosa risveglia quella domanda, quell'esigenza di totalità che noi abbiamo addosso. Allora si inizia a capire che ciò che ridesta la religiosità è proprio il reale. Il reale può essere bello o brutto. Non è che quando uno ha una malattia svaniscano quelle domande. Una malattia, mia o della persona più cara, le fa emergere drammaticamente. E' il reale che fa venire a galla tutta l'esigenza di significato che abbiamo nel rapporto con tutto




15 commenti:

  1. Noi siamo costantemente definiti dal disegno di un Altro se nel rispondere al bisogno del cuore, noi obbediamo al Mistero. Affermare noi stessi o affermare un Altro: questa è la scelta che dobbiamo fare: una scelta per la vita. E per arrivare a questo è necessario un cammino in cui lo stupore del miracolo di ciò che ci accade diventa nostro come modo di usare la ragione, come modo di vivere la libertà.

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  2. Uno guarda il Cosmo e afferma se stesso. Non prova stupore. Eppure, anche osservare una laboriosa formichina è un'emozione.
    Succede perché non si conosce la realtà che mostra lo scopo ultimo di ogni cosa.
    Quello che blocca la dimensione religiosa autentica, il fatto religioso autentico, è una mancanza di serietà con il reale, di cui il preconcetto è l'esempio più acuto.

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  3. Da tempo mi avventuro sul tuo blog per salutarti, per commentare ciò che scrivi, per avere un contatto storico con una persona generata, come me, da un incontro storico. E' stato uno Sguardo che mi ha portato qui, in un blog che ha un nome, forse non vero, ma non importa. Perchè il nome, una volta conosciuto non può essere dimenticato, non può essere non recitato, non può essere gettato nel burrone del nulla!
    Dio, ogni giorno, sta tessendo la trama della mia storia che è la mia vita che mi accade e che mi stupisce. Ma non mi spaventa!
    Buonanotte mio caro amico. Bacio Gus.

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  4. Brava. Non spaventarti.
    Bacio Lucia.

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  5. So che il tuo battere costantemente è la condanna del potere. E hai ragione, ma poi il tuo discorso va oltre…approfondisce, a me ha colpito questa tua osservazione:
    “ Allora si inizia a capire che ciò che ridesta la religiosità è proprio il reale. Il reale può essere bello o brutto. Non è che quando uno ha una malattia svaniscano quelle domande. Una malattia, mia o della persona più cara, le fa emergere drammaticamente. “.
    Dolore si dice di qualsiasi sofferenza fisica, morale, spirituale.
    Il mio maestro Tommaso d’Aquino mi fa scuola e dice:
    Il dolore, nella sua natura, è una passione dell’anima, anche se il soggetto immediato è il corpo. Però il corpo avverte il dolore a causa dell’anima che lo fa vivere. In questo senso il dolore diventa una delle caratteristiche fondamentali della vita emotiva., precisamente nel suo aspetto negativo, e l’uomo affronta la lotta per liberarsi del dolore stesso. Ogni dolore danneggia l’anima perché la ostacola nelle proprie operazioni, sia il corpo, come accade per le alterazioni fisiologiche. La lotta diventa risposta istintiva della natura “messa alla prova”. La lotta non vinta crea o la disperazione e la rinuncia sofferta o un altrettanto sofferto riconoscimento del bisogno di un principio superiore.
    Quindi la domanda sul senso del dolore manifesta in sé un desiderio inappagato di Dio.
    Può facilitare la fede, se in essa trova una risposta, ma la può ostacolare se si contrappone all’idea di Dio.
    A me fa paura il dolore, anche se ho sofferto abbondantemente nella mia vita, ma non ci si abitua mai al dolore, io ho scelto molte volte di abbracciare la croce, e ho trovato un abbraccio , non mi sono mai sentita sola.
    Ciao August buon pomeriggio in serenità
    Dani

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  6. Il dolore, per coloro che hanno avuto l’impudenza di volerne un senso, non può essere altro che misterioso. A costoro tocca convivere con il Mistero e con tutte le contraddizioni che esso comporta e, dunque, il mistero del dolore può esistere soltanto per coloro che al dolore chiedono un senso. La montagna diventa misteriosa se ad essa chiedo di essere sensata, altrimenti resta quello che è: una montagna.
    La necessità di un senso al dolore è dettata dal desiderio di renderlo sopportabile. Se ad Atene il dolore si supera, faticosamente, s’intende, a Gerusalemme si sopporta altrettanto faticosamente, suppongo. La richiesta di senso al dolore sembra renderlo sopportabile, attenuandolo. Ma non è così, purtroppo, poiché si è attuata una mutazione genetica del dolore: la domanda ontologica (cosa è l’oggetto-dolore) si è trasformata in domanda ermeneutica (quale senso ha il dolore). Il dolore si è trasformato da ontologia in ermeneutica. Dalla Natura è stato proiettato nel Mistero. Ed ecco, quindi, che al dolore-oggetto si aggiunge il dolore ermeneutico di trovarne un senso, la cui mancanza smarrisce ancor di più, fa soffrire ancor di più, inducendo persino a mettere Dio sul banco degli imputati. Giobbe chiede conto a Dio delle sue disgrazie, lo incolpa del suo dolore, chiede conto del perché e del per come deve subirlo, si smarrisce di fronte alla montagna, non per la sua ripida altezza da scalare, ma per la sua mancanza di senso; Ulisse non incolpa nessuno, scala la montagna del dolore perché sta là, pensa soltanto a come dannazione scalarla. Al dolore oggetto, si aggiunge, così, il dolore del pensiero del dolore.
    Ciao Dani.

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  7. Caro August io ho cercato attraverso le parole di san Tommaso,(relativamente comprensibili) di rispondere alle tue (abbastanza intricate). Tu con la risposta datami nel commento, ti sei già risposto da solo,ma ciò che pensi tu, non ciò che penso io.Lascia perdere Ulisse, per favore!
    Ciao serena notte
    Dani

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  8. Va bene Dani. Non pensiamo al dolore perché il significato lo sappiamo: è la croce.
    Passa una buona nottata.

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  9. Ciao Gus.
    È vero, il Potere vuole imporci le sue idee e molti che intelligentemente si pongono domande a volte si arrendono alle proposte che vengono maggiormente pubblicizzate.
    Ma la fede se è tale, anche se indecisa, ci aiuta.
    Lui ci fa conoscere con semplicità dove erriamo e ci da la possibilità di riconoscerli (i nostri errori) e di cambiare rotta.
    Con la sofferenza è tutto più veloce, credo, si cambia nel modo di guardare il mondo è le cose che abbagliano divengono inesistenti.
    I valori si accentuano e forse per questo il Signore ci fa questo dono...sì, perché è questo che fa facendoci soffrire...
    Ed anche se in qualche modo miglioriamo è difficile che si ritorni alla concezione di vita precedente.
    Questo è il mio pensiero.
    Abbraccio e buon fine settimana! Smack!

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  10. Il Potere vuole un uomo che ubbidisca ai suoi voleri che hanno un'unica direzione, il consumo imposto. Per fare questo cerca di annullare il desiderio di vivere della persona. L'Io viene frantumato in tanti brandelli che reagiscono positivamente solo verso gli oggetti che deve comprare. Assistiamo, quindi, all'invasione dei prodotti portatori di intelligenza artificiale.
    Abbraccio Pia.

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  11. Stephen Hawking, il più famoso teorico fisico del mondo, che ha dichiarato senza mezzi termini: “lo sviluppo di una completa intelligenza artificiale potrebbe segnare la fine della razza umana”.
    Hawking evidentemente sa di cosa parla, dal momento che le sue possibilità di comunicare con il mondo dipendono da un generatore artificiale di parole progettato da Intel. La nuova versione che adotterà a breve sarà in grado di imparare progressivamente il modo di pensare del proprietario e di suggerire via via le parole da pronunciare. Si tratta chiaramente di una forma – seppur primitiva – di intelligenza artificiale.
    “Una macchina più evoluta comincerebbe a gestirsi da sola e si riprogrammerebbe a una velocità sempre maggiore. Gli umani, che sono limitati dalla lenta evoluzione biologica, non potrebbero competere e sarebbero sopraffatti.

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    1. Gus perdona la domanda ma...i programmatori dell'intelligenza artificiale non è comunque umana?

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  12. Semplificando molto, il cervello nasce come organo di regolazione e controllo del corpo. Nel corso dell’evoluzione, sviluppandosi e diventando sempre più complesso, acquisisce funzioni e competenze che esulano dalla pura e semplice coordinazione di percezioni e movimenti e dalle strategie di nutrimento, attacco e fuga. La comparsa della mano e del linguaggio verbale innesca una forte interazione col cervello e porta allo sviluppo parallelo di queste tre componenti essenziali, che si sostengono a vicenda. Nascono e si sviluppano l’attività comunicativa, la tecnica strumentale e il pensiero astratto e simbolico.
    Queste funzioni estendono, ma non annullano, quelle basilari precedenti, sicché le attività cerebrali superiori, di tipo cognitivo, sono inestricabilmente intessute di funzioni più arcaiche, come le emozioni, le quali cominciano a specchiarsi nella coscienza di sé. Le emozioni, radicate nel complesso mente-corpo, provvedono all’instaurarsi rapidissimo di strategie di attacco o di fuga e sono essenziali per la sopravvivenza. Ne risulta che, nell’uomo, cervello e corpo sono inseparabili e soltanto con un’operazione mentale possiamo distinguere l’intelligenza razionale e computante dall’intelligenza affettiva e corporea.
    Pia, sai benissimo che l'uomo può costruire un mostro per poi venirne ammazzato.
    Vai a leggere qualcosa nella rete.
    Abbraccio.

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  13. Buona domenica nel Signore. Bacio Gus.

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la paranoia è un disturbo della personalità