mercoledì 24 giugno 2015

Quando l'affettività diventa prepotenza



Parlando della consuetudine, Michel Eyquem de Montaigne, racconta l'aneddoto di una contadina che, avendo incominciato ad accarezzare e prendere in braccio un vitellino fin dalla nascita, e continuando a farlo, giunse per l'abitudine a portarlo anche quando divenne un toro. Ma il racconto serve a M. per introdurre il discorso sulla consuetudine che è come "una maestra di scuola prepotente e traditrice" che ci impone il giogo della sua autorità e, dopo un dolce e mite inizio, a mano a mano che il tempo lo rafforza, rivelerebbe "un volto furioso e tirannico", di fronte al quale non abbiamo più la libertà di alzare gli occhi e ci fa - insieme alla convenienza - persino scegliere la tirannide al posto della libertà (come dimostrava il suo grande amico La Boétie nel Discours di qualche anno prima). Ma, si potrebbe dire: dove finisce la consuetudine e inizia la "cultura" (quando M. scrive i saggi, dalle Indie Occidentali appena scoperte arrivano notizie di popoli nuovi, dove il potere non ha le caratteristiche del dominio, rivelando un’antropologia culturale diversa da quella europea e asiatica...)? E poi, l'abitudine intorpidisce davvero i sensi o è anche una necessità? Non andremmo tutti alla malora se agissimo come ci pare e tentassimo la via della libertà? Come si fa a stare nudi e liberi, senza "abiti" o tradizioni? E se si tratta di cambiarli, quali sono quelli inadatti alla valorizzazione personale?



18 commenti:

  1. Non conosco questo autore: su Google ho trovato questo suo aforisma:
    È necessario riservare dentro di noi un retrobottega tutto nostro, assolutamente autonomo, dove conservare la nostra vera libertà, avere il nostro più importante rifugio, godere della nostra solitudine.
    Mi calza a pennello.

    L'abitudine?
    Sono io: mi sveglio, apro un occhio, uno solo per accertarmi se sarà una bella giornata oppure. Oppure.
    La preghiera e lo sguardo corre alle immagini sul comodino. Devozione? Abitudine. Yougurt, cereali, e pillole ogni pillola un bicchiere d'acqua.
    Gatti e cane e pescetto aspettano la pappa. Sono affamati, mi sembra d'essere il domatore di un circo!
    La loro non è abitudine è fame: Se mi alzo in un'ora qualsiasi della notte, come accendo la luce in cucina....eccoli che reclamano strofinandosi alle mie gambe, Pippo il pesce rosso non fa rumore, ehgià è muto, allora non guardo la sua boccia d'acqua e con gli occhi chiusi ritorno nella mia di cuccia.
    Abitudini. Riti.
    Alla parola "consuetudine", preferisco "riti".
    Nel "Piccolo Principe" si parla di Riti con parole che possono essere abiti per rivestire
    valorizzando la nostra......la nostra? Persona, vita, anima. Scegli tu cosa si può valorizzare. A me piace "anima" .E se fosse una consuetudine ad usare sempre solo parole del mio scarno vocabolario?
    Dovrei imparare da quel bimbo che non sapendo pregare recitava a Dio l'alfabeto, perchè mettesse insieme Lui le parole come preferiva.
    A volte penso che Colui che pronuncia eternamente l'unica Parola non ha bisogno delle mie!
    Ecco ha vinto ancora la mia "consuetudine" non tirannica, ma dolce e amabile di chiudere un discorso parlando di Lui. E sono io. Lucia.
    In falsetto: buonanotte Gus!

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    1. Buona notte Lucia.
      Ce la fai a portare il toro nelle braccia :)

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  2. La cultura forma le tradizioni, ma la cultura non ha parametri universali. Resta il Buon Senso. Sappiamo ancora riconoscerlo?

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    1. Moz ha la Mikiedia, io la guspedia. Sul buon senso ho scritto parole di fuoco. Leggi:

      Ho sempre sognato di vivere in un mondo del buon senso comune salvo che il buon senso comune momentaneamente in Iraq ti mette un cappio al collo , il buon senso comune in Cina mette il progresso sopra ogni cosa , il buon senso comune in Francia legifera sul velo ,il buon senso comune in Olanda permette ai padri di ammazzare i figli , il buon senso comune in Italia ripudia la violenza degli altri dimenticandosi della propria e così via e così via il buon senso è sempre un fiume in piena del non senso.
      Per me esiste e dovrebbe essere osservata l'idea di comunanza, di non violenza, di distribuzione equa dei redditi, di uno sviluppo sostenibile ecc. Con questa idea, ben lontana dal liberismo sfrenato, ci si dovrebbe un po', dico solo un po', allontanare dalle aberrazioni sottolineate. Se accade quel che accade non è per natura umana malvagia. Ci sono precisissime ragioni politiche ed economiche. Seguendo quelle ragioni di profitto sragionato l'animo umano, l'etica e la morale diventano optional.
      E' molto imbarazzante che il laicismo militante si appoggi all'etica ebraico-cristiana, alla quale molto spesso si limita a togliere l'etichetta. Quando Kant scrivendo la religione entro i limiti della semplice ragione fornisce un breviario al pensiero laico, le virtù evangeliche, i principi del decalogo, gli inviti testamentari beneficiano di una nuova presentazione. Cambia la forma, resta la sostanza. La laicizzazione della morale Ebraico-Cristiana spesso corrisponde alla riscrittura immanente di un discorso trascendente. Cioè che viene dal cielo non è abolito ma riacclimatato in terra.

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  3. Alcune volte diventa la prepotenza diventa anche violenza specie nei rapporti tra donna e uomo o sbaglio? Buon pomeriggio a te Gus

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    1. Sì, certe consuetudini dell'uomo verso la donna sono atti di violenza.
      Ciao Annamaria.

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    2. Ecco la guspedia sull'argomento:

      Non è un caso che un signore, di cui non faccio il nome, qualche settimana fa




      abbia detto: "Le botte alle donne?". Una tradizione sicula pachistana.




      Le tradizioni sono generate dalle religioni assolutiste e dogmatiche sempre,




      e sempre saranno fondate sul diritto del maschio padrone,




      intollerante e prepotente.




      Le botte alle donne, peggio ancora il massacro razionale




      contro la donna che trasgredisce è generalmente




      ignorato nei paesi dove vige una tradizione religiosa




      non dogmatica ma di pensiero.




      Pensiamo ai paesi del nord Europa e all'Inghilterra.




      Il professor Zichichi non è d'accordo:




      "Le donne da noi sono regine in casa".




      Mi viene da rispondere: "Certo che sì, regine e schiave".




      Le regine che assicurano casa pulita,




      camicie stirate, pasti elaborati, rispetto per il signore e padrone.




      Sono così le vere regine di casa nostra.




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    3. di Marialuisa Allocca e Orsola Montanile

      Non si smentisce oggi il fenomeno della violenza sulle donne, anzi il numero di casi di violenza si presenta del tutto allarmante; i dati diffusi dal Telefono Rosa segnalano 124 femminicidi nel 2012 e 128 nel 2013 e indicano come autori il marito nel 48% dei casi, l’ex partner nel 23% o il convivente nel 12%. Queste cifre non sembrano appartenere ad una società moderna ed evoluta, infatti nella nostra società la relazione tra uomo e donna appare bloccata soprattutto a causa di una inadeguata evoluzione culturale del genere maschile.
      Gli esseri umani sono stati protagonisti di notevoli cambiamenti, alcuni anche incisivi sul piano dei comportamenti e dell’educazione in generale. Questi cambiamenti, però, oltre che influire sul grado di civiltà e andare a costruire un determinato sistema di valori, si sono arrestati dinnanzi ad alcuni pregiudizi e stereotipi, relativi in particolare ai ruoli di donne e uomini, all’immagine del femminile e del maschile, alla visione del potere da parte dell’umanità maschile, peraltro ancora largamente condivisa da una società connivente con il peggiore maschilismo. Il permanere di questo immaginario ha reso complesso il problema della violenza contro il genere femminile. Il maschio, ancora oggi, si sente autorizzato ad affermare la propria superiorità con atti di dominio che recano il segno di una vera e propria revanche maschile contro la libertà delle donne.
      Su queste tematiche e sulla complessità della problematica, l’OGEPO – Osservatorio interdipartimentale per la diffusione degli Studi di Genere e la cultura delle Pari Opportunità dell’Università degli studi di Salerno – ha promosso un ciclo di lezioni seminariali in un arco di tempo piuttosto lungo, dal 13 novembre 2013 al 18 dicembre 2013, a ridosso del 25 Novembre (data che l’ONU ha dichiarato Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne). Il seminario, denominato La violenza spiegata ha coinvolto esperte/i, studiose/i e soprattutto studenti e studentesse uniti nel comune interesse all’argomento. Si sono svolte lezioni con una chiave di lettura interdisciplinare: dall’arte alla musica, alla storia, all’antropologia, alla sociologia, alla filosofia, alla psicologia. Ciò ha consentito di declinare il tema della violenza sulle donne all’interno dei vari percorsi disciplinari e di integrarlo nei programmi curricolari.

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  4. Il discorso cambia per ogni situazione, almeno per me. Spiego.
    Ora che vivo qua la consuetudine è apprezzata, ma solo per ora e solo in questo posto. Nella mia vita passata dove ho cambiato Stati le tradizione sono andate via via scemando. Mi son svestita di dogmi, abitudini e tradizioni e non l'ho fatto sforzandomi, ma capendo che ci si aggrappa per mantenerci quello che eravamo e riconoscevamo.
    Col tempo ho capito che le tradizioni sono solo un peso... che non ha senso mantenerle la dove si è gli unici a farlo. E quando si torna si è perso tutto... o meglio, si è perso quello ma guadagnato in altro!
    Aggiungo anche che liberasti di tutto: tradizioni, modi di fare, oggetti e tutto ciò che ci ha legato ad una consuetudine rende davvero liberi! Io non ho quasi più nulla di mio, quello che ho sta in due valigie. Non ho tradizioni da tenere in vita e le abitudini le cambio molto in fretta e.. ti giuro che mai in vita mia son stata meglio!
    Grazie della riflessione Gus!
    ^_^

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    1. Ricorda Luigi Giussani che può sembrare un paradosso, ma occorre per costruire davvero la società nuova, innanzitutto prendere sul serio la vecchia, cioè la propria tradizione, ma prendere sul serio la tradizione significa impegnarsi nella ricerca dei valori e abbandonare quello che valore non è, per poterne scoprire la corrispondenza con ciò che si è e potersi liberare da ciò che poteva corrispondere alla situazione solo di altri tempi, e non quella dei nostri.
      Fedeltà e libertà sono le due condizioni senza le quali non c'è il il senso della storia, perché la storia è una permanenza che si mobilita in versioni sempre nuove.
      Ciao Sara.

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    2. Chiedo scusa ma forse sono io che non ho ben capito. Qui nel tuo post si parla di consuetudini o tradizioni? Perchè io trovo che le due cose siano un pò tanto diverse....
      O sbaglio ancora?
      Buona giornata Gus

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    3. Io ho parlato delle consuetudine che degenerano in violenza, Sara ha raccontato la sua esperienza con le tradizioni.
      In un certo senso la tradizione ha un significato più complesso e racchiude anche le consuetudini.


      Sapere dà una buona spiegazione sul significato di tradizione:


      n.f. [pl. -i] 1 la trasmissione del patrimonio culturale delle generazioni passate (leggi, consuetudini, memorie, notizie storiche ecc.), attraverso la documentazione scritta o la comunicazione orale, l’esempio: un fatto noto per antica tradizione 2 qualsiasi contenuto culturale trasmesso dalle generazioni passate: tradizione religiosa, filosofica, letteraria; lo studio delle tradizioni popolari 3 ( fam.) regola, abitudine: nella nostra famiglia c’è la tradizione di trascorrere il Natale tutti insieme 4 ( teol.) nell’ebraismo e nel cristianesimo, il patrimonio di verità e di norme rivelate da Dio, trasmesso non dalla Bibbia ma dall’insegnamento unanime dei maestri (nell’ebraismo) o degli apostoli e dei padri (nel cristianesimo) 5 ( filol.) la trasmissione di un testo dall’autore fino a noi; anche, l’insieme dei manoscritti e delle stampe che lo trasmettono: la tradizione della «Divina Commedia», delle opere di Shakespeare 6 ( dir.) la consegna di un bene da parte di un soggetto ad altri.


      Ciao Annamaria

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    4. Innanzittutto preciso che il mio commento non è riferito a Sara che non conosco, il perchè il mio commento sia finito come soncùseguente al suo probabilmente è dovuto ad un mio errore di cliccamento del rispondi. Lo preciso per non innescare le solite polemiche sterili ed inutili.
      Io non leggo più i commenti altrui proprio per questo motivo, interagisco esclusivamente con il proprietario del blog, tu in questo caso.
      Ho fatto la domanda per capire se io avevo compreso il significato del tuo post e concludo con mia grande soddisfazione che ciò è avvenuto e quindi i miei commenti sono attinenti a quanto tu hai trattato. Rinnovo gli auguri di buona giornata

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    5. Buona giornata.
      Ciao Annamaria.

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  5. Mi farebbe piacere che tu leggessi questo:
    http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2013/femminismo-oggi-confronto-madre-scrittrice-figlia-401307093591.shtml.
    Buona giornata!
    Dani

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    1. Grazie Dani.
      Vado a leggere.
      Buona giornata.

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    2. Il sistema mi dà l'errore 404: pagina non trovata.
      Ci sarà qualche errore sul link.
      Ciao.

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    3. http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2013/femminismo-oggi-confronto-madre-scrittrice-figlia-401307093591.shtml


      Ho letto. Era inevitabile. Il femminismo non c'è più.

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